Vampiro tossico

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Titolo: Vampiro tossico

Autore: Stefano Tevini

Editore: La Ponga

Anno: 2013

Pagine: 114

Prezzo: 9,00 euro per il formato cartaceo – 2,49 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7/8

SINOSSI:

Qual è il prezzo per una bruciante sete di vita? Chi sei quando non esisti più per nessuno? Chiedetelo a Nico, a Celeste, a Bindi e a Cesarino, che hanno pagato la sciocchezza di una sera con il bisogno di nutrirsi di sangue per vivere, una dipendenza stringente che li porterà lontano da tutto e da tutti, vomitati in un cesso di quella sbornia allucinata che è stata l’Italia degli anni ’80.

LA RECE DELLA KATE:

Sono quattro ragazzi troppo giovani e vagamente esaltati da un’estate magica, dalla libertà e da quella voglia di provare emozioni nuove che, prima o poi, colpisce tutti. E poi c’è Mario, che se lo paghi bene ti fa provare l’ebbrezza della trasgressione, quella vera, quella che ti fa sballare. Dai, lo fanno tutti, ormai non c’è quasi più niente di male! Dai figli di papà agli ultimi tra gli ultimi, ormai in tanti pagano per farsi mordere da quelli-che-bevono-sangue. La sensazione è quella di una sniffata di coca o di una pera di ero, ma (se tutto andasse bene) è un filo meno pericolosa. Basta trovare uno di loro e farsi mordere. Piano piano, con delicatezza. Pare che sia la loro saliva la vera responsabile di quello sballo fuori dal comune, di quell’ottenebramento dei sensi, di quella sensazione di benessere diffusa che ti fa rilassare e poi ridere e poi ballare e poi sorridere come se non si avesse un problema al mondo.

Ma quella notte qualcosa va storto: Mario, il loro contatto, non smette di succhiare. E di succhiare. E di succhiare. Quel morso che doveva essere il morso dello sballo diventa il morso della morte e la vita dei quattro ragazzi cambierà drasticamente, tragicamente e per sempre.

Non possono esporsi alla luce del sole e hanno tanta, tanta sete. Le sacche di sangue rubate agli ospedali sono la soluzione migliore, ma le forze dell’ordine stanno loro con il fiato sul collo. La vita, per un emodipendente, è durissima. Furti e furtarelli, lavori in nero per procurarsi una bottiglia di sangue umano mischiato a sangue di vacca, e la città che sempre di più lascia loro il vuoto attorno. Sono emarginati, sono sporchi, sono un abominio. Drogati ma non solo: drogati di sangue. Sangue che sempre più spesso viene tagliato e allungato con le cose più schifose e pericolose, le strade della città che sempre più spesso, di notte, si popolano di ombre caracollanti e smunte, timide ombre di ciò che erano un tempo, prima del morso.

L’unico modo per sopravvivere, quando la famiglia ti abbandona e la società ti volta le spalle, è restare uniti.

Nico, Celeste, Bindi e Cesarino ce la metteranno tutta, ma proprio tutta, per resistere. Insieme.

Perché gli ho dato 7/8:

Non è che io abbia letto la sinossi molto bene, prima di cominciare il romanzo; pensavo, a dirla tutta, che fosse una cosina un ciccinin più scanzonata, una sorta di presa in giro del vampiro moderno, ecco. Oppure ho voluto leggere nella sinossi qualcosa che non c’era. Oppure il titolo mi ha tratta in inganno. Non saprei, amici. Fatto è che ho preso una cantonata epocale.

Vampiro tossico è un romanzo che sfrutta il tema del vampirismo per parlare di una cosa affatto fantasy e affatto romanzata. Vampiro tossico e i suoi emodipendenti sono estremamente realistici, grotteschi, dolorosi. Una piaga moderna dai tratti ancor più terribili perché lascia tracce di sangue, quello vero. Lascia un odore inconfondibile, una solitudine infinita. E tra sangue e cocaina ormai non c’è più differenza. Vai a rota, vieni spedito al Ser.T., vieni disintossicato, vieni seguito da un team di medici e psicologi, ci ricadi, vai di nuovo a rota, di nuovo rubi, di nuovo ti prostituisci per una sacca di sangue marcio e puzzolente. Se torni a casa, trovi le porte chiuse. Se cerchi lavoro, non lo trovi. L’asticella della decenza crolla verso il basso e tu rimani solo un mucchietto di stracci che rifugge la luce del sole, che è vita e crescita. Ma a te non importa più vivere, per quello è troppo tardi.

Il romanzo risente purtroppo di un editing impreciso (come mi piacerebbe metterci le mani!) ma è e rimane un romanzo molto interessante, un esperimento ben riuscito con un’idea di base davvero centrata e, purtroppo, sempre moderna. Le atmosfere che si fanno via via più cupe rimandano a un’Italia devastata e impreparata, a una gioventù abbandonata completamente a se stessa e un problema troppo grande da gestire per tutti. Qualcuno tende una mano con i mezzi che ha. A tutti gli altri non resta che voltarsi e fingere di non vedere.

Una buona prosa arricchita da una buonissima capacità descrittiva e la voglia di dire qualcosa fanno di Vampiro tossico un nuovo e inedito Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino.

Buona lettura a tutti!

K.

La coppia perfetta

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Titolo: La coppia perfetta

Autore: B.A. Paris

Editore: Nord

Anno: 2016 (Dal 1 settembre 2016)

Pagine: 406

Prezzo: 16,90 euro per il formato cartaceo – 9,99 per il formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Chiunque avesse l’occasione di conoscere Jack e Grace Angel penserebbe che sono la coppia perfetta. Lui un avvocato di successo, affascinante, spiritoso. Lei una donna elegante e una padrona di casa impeccabile. Chiunque allora vorrebbe conoscere meglio Grace, diventare sua amica, scoprendo però che è quasi impossibile anche solo prendere un caffè con lei: non ha un cellulare né un indirizzo email, e comunque non esce mai senza Jack al proprio fianco. Chiunque penserebbe che in fondo è il classico comportamento degli sposi novelli, che non vogliono passare nemmeno un minuto separati. Eppure, alla fine, qualcuno potrebbe sospettare che ci sia qualcosa di strano nel rapporto fra Grace e Jack. E chiedersi per esempio perché, subito dopo il matrimonio, Grace ha lasciato un ottimo lavoro sebbene ancora non abbia figli, perché non risponde mai nemmeno al telefono di casa, perché ci sono delle sbarre alle finestre della camera da letto. E a quel qualcuno potrebbe venire il dubbio che, forse, la coppia perfetta in realtà è la bugia perfetta…

LA RECE DELLA KATE:

 

Grace ha trentacinque anni, Jack ha superato da poco la quarantina.

Grace è la donna della porta accanto; non bella, non ricca, non particolarmente dotata.

Jack, invece, è il classico uomo-copertina; bello e affascinante, è un avvocato di successo il cui nome compare da sempre a fianco dei casi di cronaca più famosi e più conosciuti. Jack non ha mai perso una causa, mai. È solido, affidabile, sicuro di quello che fa e di come lo fa. Si occupa, per dovere morale (così parrebbe) dei più crudeli ed efferati casi di violenza domestica. I suoi occhi e la sua mente sono pieni di immagini terrificanti; lividi, tagli, occhi pesti, lacrime silenziose. Ma Jack è un uomo che non perde smalto, savoire faire, eleganza. Si muove per il mondo come se il mondo fosse la sua personale passerella, sa farsi ascoltare da una giuria e dall’ultimo dei garzoni, il suo sorriso farebbe sciogliere come neve al sole anche la donna più algida. Ma, soprattutto, Jack ama Grace. La ama da quando, un paio di anni prima, l’ha notata in un parco con Millie, la sua sorella minore, purtroppo affetta dalla sindrome di Down. Millie e Grace sono legatissime e Jack ha presto compreso che per arrivare al cuore di Grace doveva prima arrivare al cuore di Millie, allegra, vivace e piena di vita.

E così ha fatto. Jack si è prostrato ai piedi delle due sorelle offrendo tempo, denaro, attenzioni e tanto, tanto amore.

Piombiamo nelle vite di Jack e Grace in medias res, e li troviamo nel pieno di una cena tra amici. Respiriamo aria di ricchezza ovunque. Grace è ben vestita, i suoi movimenti sono eleganti e misurati, il dialogo è vagamente affettato, di quell’educazione che si confà a una certa categoria di persone. Niente barbecue e birra, insomma, ma solo le carni migliori e i migliori vini, in casa Angel. I vini migliori, le carni migliori, la moglie migliore, il marito migliore. Fanno vacanze da sogno in luoghi costosi, dalla casa al giardino tutto rispecchia buongusto e finezza, nulla è ostentato, tutto è naturale e sciolto. Tutto, ma proprio tutto è perfetto in casa Angel. Santo cielo, anche il cognome pare essergli cucito addosso! Jack Angel: chi non darebbe la sua libertà e la sua vita in mano a quest’uomo stupendo, innamorato, ricco e gentile? Solo un pazzo, no?

Ma che qualcosa non vada lo si capisce fin dall’inizio. Qualcosa suona sinistra, in casa Angel. Nelle orecchie dei lettori suona, insistente, un campanello di allarme. Va tutto troppo, troppo bene. E Grace è troppo, troppo strana. E perché Jack continua a seguirla, perché pare pilotare i discorsi a tavola? Perché pare proprio metterle le parole in bocca?

Cosa c’è che non va in casa Angel?

Chi sono, davvero, Jack e Grace?

PERCHÉ GLI HO DATO 8:

Quando la CE Nord mi ha mandato il comunicato stampa relativo a questo romanzo che uscirà il 1 settembre ho risposto di impulso, dicendomi interessata a recensirlo. Dalla sinossi alla cover, sino ad arrivare al titolo, tutto urlava “LEGGIMI!”.

Grazie alla CE Nord (che quindi ringrazio di tutto cuore) ho potuto leggere e quindi recensire per voi, amici lettori del mio cuore, questo incredibile (e direi stranissimo) thriller.

La coppia perfetta è un thriller decisamente anomalo e fuori dagli schemi, probabilmente il primo thriller del genere che io abbia mai letto nella mia vita… anche se, a causa della mia memoria da pesce rosso non posso esserne certa al cento percento. Rimane il fatto che credo sia un caso più unico che raro.

Il punto focale dei thriller classici è che la trama, il plot, si sviluppa molto piano, fino ad arrivare al suo culmine, al punto massimo della parabola, verso la fine. Solo allora tutti i nodi cominciano a venire al pettine, riusciamo a capire perché al capitolo dodici la protagonista ha fatto quelle determinata cosa, perché al capitolo due il tizio ne ha fatta un’altra, eccetera eccetera. No? Non è così?

Mi viene in mente un’altra coppia celebre, quella di L’amore bugiardo, acclamatissimo libro e ancor più acclamato film (lasciate perdere il film e leggetevi il libro, ve lo ordino!) nel quale lo scioglimento della trama è anch’esso anomalo ma comunque appena più classico di questo caso di cui stiamo parlando.

Dove voglio arrivare?

Voglio arrivare a dire che qui tutti sappiamo che Jack e Grace NON sono AFFATTO perfetti. Lo so io, lo sapete voi. Altrimenti il libro NON si chiamerebbe La coppia perfetta.

Fino a qui ci siamo?

Molto bene.

Ma cosa li rende particolari? Cosa fa di questo libro un thriller? Questa domanda, in un libro “normale” troverebbe risposta a tre quarti della sua lunghezza. Facendoci mormorare: “Vabbè, lo sapevo…”.

Ma a B.A. Paris non importa nulla del pathos iniziale tanto caro ai giallisti e ai thrilleristi. A B.A. Paris importa tenere alta la tensione SEMPRE. Dalla prima pagina (proprio dalla prima) fino all’ultima riga (proprio l’ultima, l’ultima battuta). Questo importa. Importa farmi leggere 400 pagine in boh… tre ore? Tre ore e mezzo? Click, click, click. Il mio dito continuava a pigiare sul bordo del Kindle senza sosta, fino alle due di notte, fino a non poterne più, fino a che non si chiudevano gli occhi, fino ad arrivare al 97% di lettura e pensare: “No. No, la fine domattina”.

Continuavo a pensare che fosse strano aver saputo tutto subito, continuavo a pensare che non so se poi, alla fin fine, questa cosa mi piacesse o meno, ma continuavo a leggere, leggere, leggere. E non riuscivo a smettere in nessun modo, perché DOVEVO SAPERE. A tutti i costi.

Era sete di giustizia, di vendetta, di verità.

Dovevo spegnere il Kindle e cancellare il libro con un sospiro di sollievo. Dovevo avere ciò che volevo.

L’ho avuto?

In parte amici, solo in parte.

Fosse per me Jack sarebbe prima stato torturato a sangue per giorni e giorni e poi, solo poi, messo in galera con millanta ergastoli addosso.

Ad ogni buon conto, se anche altre blogger hanno parlato di questo romanzo in termini ben più chiari e precisi, dando ai loro followers tutte le informazioni del caso, io scelgo invece di tenervi in sospeso e di non raccontarvi proprio tutto-tutto-tutto. Non mi pare, sinceramente, il caso. Tanto non vi preoccupate, tutto vi verrà svelato poche pagine dopo aver iniziato a leggere, giuro! E la scoperta vi farà rabbrividire.

Credo che La coppia perfetta ci possa far riflettere molto su ciò che i nostri occhi vedono, possono vedere o vogliono vedere. Guardiamo davvero chi ci sta vicino? Riusciamo a scorgere, nel nostro prossimo, il segno del dolore interiore? Riusciamo e vogliamo vedere la sofferenza altrui? E qualora la vedessimo, saremmo capaci di fare davvero qualcosa?

Ma ancora: cosa vogliamo far vedere, di noi stessi, agli altri? Davvero vogliamo far credere a tutti di non avere nessun problema al mondo? Mi capita di conoscere gente che non fa che lamentarsi tutto il santo giorno, anche del, come si dice a Modena, brodo grasso. Lamentarsi quindi di situazioni che viste dal di fuori sono affatto terribili. Ma mi è capitato anche la situazione opposta: gente che nasconde agli altri ogni dolore, ogni problema. Per riservatezza, timidezza oppure, cosa più grave, per rimandare al mondo un’immagine perfetta. Il mio matrimonio è perfetto. La mia famiglia è perfetta. I miei amici sono perfetti. La mia intera vita è perfetta. Guardatemi.

Ma noi, sappiamo vedere al di là del muro?

Gli avevo già dato 7. Ho cambiato poco fa, ho messo un 8.

Mi sono resa conto che, nonostante il plot sia anomalo, questo romanzo mi è piaciuto molto. E che sì, mi mancherà. Mi sono resa conto che ha una buona chiusa, non telefonata. Mi sono resa conto che se anche tutto viene chiarito fin dall’inizio i restanti fatti (suddivisi in capitoli alternati tra presente e passato) vengono concessi al lettore con maestria. Mi sono resa conto che se pure la prosa è elementare, il romanzo non perde di ritmo. Mi sono resa conto, insomma, che tutto sommato lo consiglierei.

Buona lettura, amici miei, e bentornati!

Ci rivediamo a settembre!

 

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Cari amici lettori,

come avrete capito il blog si è preso una piccola pausa estiva per dare modo alla sua blogger (che sarei io) di prendere fiato, leggere un po’ di libri leggeri da ombrellone o semplicemente prendersi il lusso (concesso) di non leggere assolutamente niente (serie tv… questa droga!).

Ci rivediamo (rileggiamo) naturalmente molto presto con tante nuovissime recensioni (ho già il Kindle pieno… glom!), chiacchierate sui libri e molto altro, d’accordo?

In questo periodo di stop continuerò a dire la mia su ciò che leggo, ma solo sul mio profilo Facebook, in forma ridotta, giusto per non perdere l’abitudine e per segnalarvi libri che proprio non potete perdervi!

Quindi, se volete, potete chiedermi l’amicizia (Caterina Bovoli) o cliccare su “segui” per rimanere in contatto con me anche sotto l’ombrellone  😉

Rimango ovviamente a disposizione in privato per consigli, richieste e due parole in libertà!

Buona lettura, buona estate, buon divertimento, bimbi!

Kate

I LIBRI PER L’ESTATE!!!

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Amici del blog, ciao!

Finalmente è scoppiato il caldo e, con lui, la voglia di mare, di vacanza, di sole e di tanto, tantissimo relax! Avete presente la meravigliosa accoppiata ombrellone&dopopranzo? Oh, sì… un bel telo profumato di salsedine sotto la schiena, la spiaggia meno affollata e noi, lì, proprio lì, con un romanzo irresistibile, sensuale, avventuroso o terrorizzante.

Vi piace l’idea, eh?

Ma le librerie sono stracolme di titoli, voi avete poco tempo e poca voglia di scartabellare e il piacere di un nuovo libro rischia di trasformarsi in uno stress epocale, non è così?

E allora cerco di darvi una mano, sono qui apposta!  ;-)

Ho selezionato alcuni titoli dall’ultimo anno di blog (circa), e ho cercato di segnalarvi quelli che, secondo me, sono davvero IMPERDIBILI (e adatti a un periodo di vacanza)!!!

Armatevi di carta e penna e cominciamo. Avanti marsch!

  1. La ragazza del treno
  2. Raccontami di un giorno perfetto
  3. L’ultima settimana di settembre
  4. Florence Gordon
  5. Reykjavik Cafè
  6. Lovecraft’s Innosmouth
  7. Nyctophobia
  8. La corrispondenza
  9. Chirù
  10. Ricordami così
  11. La tristezza ha il sonno leggero
  12. La casa sulle sabbie mobili
  13. La torre delle ombre
  14. Una segretaria per milord
  15. Il club delle cattive ragazze
  16. L’amore è eterno finché non risponde
  17. Profumo d’amore a New York
  18. New York – Napoli (Amori al peperoncino vol. 1)
  19. Sposami a Sugar Land (Amori al peperoncino vol. 2)
  20. Mostri di Londra
  21. Chi perde paga
  22. Straziami ma di tofu saziami
  23. Brew

Allora, avete preso nota?

Questi sono quelli che più mi sono rimasti impressi (sì. 23. Non 25, non 20… 23. Problemi? Ahahahaha!), che rileggerei volentieri anche ora e che consiglierei a occhi chiusi a chiunque.

C’è un po’ di tutto ma, se ancora non foste soddisfatti, potete sempre frugare nel blog, cercare per categoria e trovare quello che più fa al caso vostro, del resto io recensisco sempre e solo cose belle  :-)

Buone vacanze, amici, siate felici e divertitevi!

La Kate

Il club delle cattive ragazze

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Titolo: Il club delle cattive ragazze

Autore: Sophie Hurt

Editore: Feltrinelli

Anno: 2015

Pagine: 348

Prezzo: 9,00 euro per il formato cartaceo – 5,99 per il formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Torte di mele, brownies al cioccolato, muffin e tisane profumate… È questo il regno di Estelle, l’intraprendente proprietaria del Café Crumb. Ma gestire una piccola pasticceria non è facile. Rattristata dalla chiusura della libreria accanto al suo locale, Estelle, fervida lettrice, ha un’idea: perché non provare a risollevare le sorti del Café con un book club, affiancando ai dolci qualche buona lettura? La partenza non è delle migliori. Gli iscritti al club, oltre a Estelle, sono solo quattro: Gracie, giovane bibliotecaria femminista; Rebecca, un’insegnante trentenne sposata da poco più di un anno; la neopensionata Sue, e il timidissimo Reggie, presente solo per fare ricerche per la propria tesi. Il primo libro preso in esame non scatena alcun dibattito. Estelle decide allora di giocare il tutto per tutto aggiungendo un pizzico di pepe agli incontri. La lettura successiva verterà sul bestseller del momento: una piccante storia d’amore e sesso, condita da sculacciate e frustini. Il successo è sfrenato, tanto che il book club decide di focalizzarsi solo sulla letteratura erotica. Libro dopo libro, spaziando dai classici ai casi editoriali più recenti e peccaminosi, Gracie, Rebecca, Sue, Reggie ed Estelle lasceranno da parte inibizioni e paure, dando un salutare scossone alle loro vite. Perché, come direbbe Mae West, che senso ha resistere a una tentazione, se tanto poi ce n’è subito un’altra?

LA RECE DELLA KATE:

I problemi di Estelle continuano ad accumularsi, o così parrebbe. Il suo matrimonio è finito e, anche se i rapporti con il suo ex sono ottimi, lei rimane pur sempre una donna single mentre lui, invece, ha già trovato una degna sostituta. Una bella e giovane sostituta, tra l’altro. Di certo più giovane di lei che, anagrafe a parte, si sente già da buttare, inutile e stanchissima. Ha un bar che non va avanti nemmeno spinto e un ragazzino in piena fase adolescenziale da crescere cosa che, avendo lei il suddetto bar da mandare avanti, non le riesce granché bene o così facilmente. Il ragazzino rimane troppo spesso solo, i suoi sensi di colpa si accumulano come la polvere sui mobili e lei si sente un totale fallimento. Ma è una donna vivace e dall’intelligenza costruttiva così, quando la libreria davanti al suo locale chiude a causa della crisi, Estelle ha l’idea che le cambierà totalmente la vita: per portare vigore al suo bar, metterà in piedi un club del libro: proprio così, detto e fatto. Certo, a rispondere e a presentarsi non sono in tanti, ma è un gruppo eterogeneo e per questo assai interessante. O così pensa Estelle, agitatissima. C’è Gracie, una bibliotecaria estrosa; Rebecca, una giovane donna da poco sposata ma dal matrimonio noioso come pochi altri; Sue, una donna non più giovane in cerca di nuovi interessi post-pensionamento e poi c’è Reggie, uno studente universitario in cerca di spunti per la sua tesi.

Il primo incontro non va benissimo, e questo è ben chiaro a tutti. Il libro è desueto e noiosissimo, la conversazione stenta a decollare, l’imbarazzo minaccia di seppellirli senza pietà alcuna. C’è solo una cosa da fare: cambiare registro e voltare (letteralmente) pagina. Oh, andiamo! Sono donne, e alle donne, adesso, piace leggere erotico. Perché loro non possono farlo, allora? Solo perché si supppone che un club del libro debba considerare solo libroni seri e noiosi? Non loro, non loro! Ed ecco quindi che Ten sweet lessons, il best seller del momento (immaginiamo sia qualcosa di molto simile alle famose cinquanta sfumature) diviene il primo e vero libro del club del libro di Estelle.

Bando alla vergogna! Bando ai femminismi vari di Gracie! Bando all’imbarazzo di Reggie! Nessun pregiudizio, solo la voglia di leggere, stare insieme e magari, in mezzo a tutto questo, conoscersi, ri-conoscersi e scoprire qualcosa in più su se stessi.

È proprio quello che accadrà ai nostri cinque amici del club che, guidati dalle nuove ed eccitanti letture, dal soft porno a Lady Chatterley fino ad arrivare (con sommo disgusto delle signore) a De Sade, cominceranno, impercettibilmente ma inesorabilmente, a cambiare.

Il matrimonio di Rebecca diventerà molto più interessante e frizzante, Gracie smusserà qualche lato del suo carattere troppo femminista, Reggie getterà ogni imbarazzo, Sue capirà che si può scoprire cose nuove anche a sessant’anni ed Estelle, persa nelle pieghe colorate della soddisfazione di aver creato qualcosa di bello e conosciuto persone meravigliose, si troverà anche a dover fare i conti con un nuovo amore.

PERCHÉ GLI HO DATO 8:

Il club delle cattive ragazze è divertimento allo stato puro, pura evasione; un po’ chick lit, un po’ romance, un po’ narrativa, non gli manca niente, nemmeno cinque personaggi meravigliosi, sfaccettati, imprevedibili e molto, molto birichini  ;-)

Le piccole trasformazioni che subiscono tutti loro sono benissimo calibrate, così come i ritmi e i dialoghi, sempre divertenti e, talvolta, commoventi. Io mi sono affezionata a Sue, naturalmente. Non aveva idea di essersi persa così tanto dell’amore e del sesso e se certamente immaginava che avere un marito seduto sul divano tutto il giorno non fosse la normalità, mai si sarebbe immaginata che la vita sessuale e matrimoniale e personale avrebbe potuto prendere (se solo loro lo avessero saputo e voluto) una piega così… così fantasiosa.

Imbarazzi e risatine, nuove esperienze e amori impetuosi rendono questo romanzo un vero e proprio spettacolo pirotecnico fatto di sorrisini scemi, risate a scena aperta e il desiderio (improvviso) di cambiare qualcosa della propria vita. Il desiderio, insomma, di non dire mai e poi mai “Sono arrivata, mi fermo qui.”, il desiderio di scoprirsi sempre diversi e di scoprire sempre diverso anche l’altro, che sia il nostro partner o semplicemente un nuovo amico. Il desiderio, insomma, di non dare mai niente per scontato, che di scontato non c’è proprio niente e la sorpresa, lo stupore, la commozione e la gratitudine sono sempre lì, dietro l’angolo, ad aspettare proprio noi!

Questo è un altro romanzo da mettere in valigia e da leggere durante questa estate, magari sotto l’ombrellone, o di sera, mentre tutti dormono, per svegliarsi la mattina dopo con un sorriso malandrino sulle labbra. Il sorriso di chi sa di avere un bel segreto.

L’amore è eterno finché non risponde

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Titolo: L’amore è eterno finché non risponde

Autore: Ester Viola

Editore: Einaudi

Anno: 2016

Pagine: 218

Prezzo: 17,00 euro per la versione cartacea – 8,99 euro per la versione digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Olivia ha trentadue anni e di mestiere fa divorziare le persone. La sciagura sentimentale è il suo pane quotidiano, tanto che divide i clienti in due categorie: i Lascianti e i Lasciati. Accomodanti e solitamente muniti di un amore nuovo di zecca i primi, agguerriti i secondi (hanno già perso nel matrimonio, non hanno nessuna intenzione di perdere nel divorzio). Anche Olivia è stata lasciata, ma siccome Dario continua a mandarle messaggi su WhatsApp è sicura che tornerà da lei, manca pochissimo. Del resto, «lasciarsi non è mai quando ci si lascia: è una cosa che succede quando non puoi piú negare che il tuo ex si è innamorato di un’altra». E oggi per scoprire che all’improvviso lui non è piú «disponibile», basta sbirciare su Facebook – comodamente da casa, in pigiama, versando lacrime sul sushi ordinato a domicilio. Ester Viola ha il talento raro della battuta fulminante, quell’acutezza un po’ spietata che ci mette a nudo davanti a noi stessi. Racconta l’universo dei sentimenti in modo vivo e contemporaneo, perché da Jane Austen al Nick Hornby di Alta fedeltà l’amore è sempre la stessa cosa, ma adesso una notifica può cambiarti la giornata.

LA RECE DELLA KATE:

Olivia è giovane, è bella, è un avvocato di successo ed è stata lasciata da Luca, suo marito, che però, come tradizione vuole, adesso (e troppo tardi) la cerca continuamente. Whatsapp e telefonate non si contano; la confusione è totale: perché cercarla dopo averla lasciata? E cosa dovrebbe fare, a questo punto, lei?

Chiaro, non rispondere alle sue chiamate. Lei lo sa cosa dovrebbe fare; ha trentadue anni, è un avvocato divorzista stimatissimo nonché una professionista cinica e lucida fino al parossismo, ma non rispondere a Luca proprio non le riesce. Quindi gli risponde, ogni volta. E ogni volta accetta di diventare un passatempo, la telefonata da fare con la sigaretta in bocca per ammazzare la noia e la solitudine.

È che le cose ci mettono un sacco a decollare ma un attimo per precipitare, funziona sempre così, poco da fare. Quando Luca smette di chiamare il click su Facebook è assicurato. Il pericolo-stalking diviene tragica realtà. Foto-click-foto-click-foto-click. Luca sta con un’altra. Giovane e bella, la tipa è la versione al top della forma di Kate Moss quando era giovane e meno tossica. Di Olivia, invece, non vi è nessuna traccia. Completamente persa nel mondo virtuale e fallace di Facebook, passa da profilo a profilo per memorizzare ogni particolare di lei e di lui. Come la guarda lui, i selfie di lei, i baci di loro due insieme. Noi donne siamo troppo brave a farci del male. E lo facciamo benissimo!

E mentre sotto alle mani e sotto gli occhi di una disperata Olivia continuano a passare richieste di divorzio che altro non sono che richieste di vendetta e sangue travestiti da assegni a cinque zeri, la vita le mette davanti lui, un avvocato molto conosciuto, uno di quelli col sorriso assassino, l’aspetto finto-trasandato, la barba volutamente incolta e, naturalmente, una fidanzata sotto il braccio.

Ah… ma da questo starà lontana, promesso!

Promesse da marinaio, certo, in una Napoli calda che più calda non si può, con un mare blu e atmosfere così romantiche e chic da far accapponare la pelle e fare incazzare ancora di più una come lei, l’avvocato Olivia Marni, professione Sfigata in Amore.

PERCHÉ GLI HO DATO 8:

Questo romanzo è scritto per noi, quelle cresciute con le cabine telefoniche ma che stanno invecchiando con i social; quelle che prima di accettare un invito a cena vanno su Facebook a scandagliare ogni piccola piega del web alla ricerca di foto compromettenti/venute male/da sfigato/da puttaniere; quelle che se devi parlare male di qualcuno è meglio farlo davanti a un suo twitter o a un suo post.

Siamo proprio noi: le sfigate in amore. Senza uno straccio di uomo (uno vero) ma bellissime, stanchissime ma sempre pronte e dall’intelligenza vivace, sfigate ma con una autoironia pazzesca.

Olivia è una protagonista meravigliosa, verissima e tanto simile a noi che potrebbe essere un nostro prolungamento, un nostro ologramma narrativo. Certo, lei è un avvocato di successo e noi solo impiegate, solo commesse, solo mamme, ma nulla toglie che quando si tratta di amore e tradimento diventiamo tutte uguali. Tragicamente e comicamente uguali. Rese ancor più simili dall’avvento dei social, di Facebook, di Instagram, dei selfie. La nuova frontiera del divorzio all’italiana, insomma.

La narrazione – uno prosa semplicissima e scorrevolissima – è “spezzata” dai messaggi whatsapp e dalle e-mail che vengono resi sulla pagina come fossero screenshot, coinvolgendo il lettore a livelli altissimi e divertendo fino al sorriso estatico.

Certo, Olivia a volte può sembrare un po’ troppo sopra le righe, l’amica Viola troppo secca, l’amica Anna troppo romantica, ma i piccoli difetti dei personaggi vengono superati grazie ad abili gimkane tra le parole e alle splendide atmosfere partenopee.

Cinico, disilluso e divertentissimo, questo primo romanzo della Viola, ragazze mie, non può mancare nella vostra calda estate. Che restiate in città o siate dirette verso altri lidi, L’amore è eterno finché non risponde dovrà venire con voi.

Credetemi.

Brew

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Titolo: Brew

Autore: Bill Braddock

Editore: Dunwich

Anno: 2016

Pagine: 296

Prezzo: 3,99 euro in formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Siete mai stati in una cittadina universitaria di sabato sera quando c’è la partita di football? Ubriachi affollano le strade, facendo gli spacconi in gruppi rumorosi e festanti, come marinai in licenza. Quelle notti pulsano di un’energia oscura perché sotto tutti i cori e le risate si cela un sostrato di malizia.
Da questo suolo spoglio nasce Brew, una vicenda che si svolge in una sola notte apocalittica in cui gli abitanti di College Heights si trovano a sostituire birra e karaoke con incendi, omicidi e cannibalismo. Un attimo prima, tutti si stanno divertendo, facendo festa come dopo ogni vittoria della squadra di casa, quello successivo, l’intera città sembra una distesa infernale.
Un cast di improbabili eroi – tra cui un carismatico spacciatore, un veterano dell’esercito e una ragazza dura come il cuoio – lotta per sopravvivere, mentre Herbert Weston, il brillante sociopatico che ha progettato l’intera catastrofe, si gode il caos, realizzando le sue sadiche fantasie.

LA RECE DELLA KATE:

Provate a seguirmi… ci siete?

Eccoci.

Ci troviamo in una delle tante città italiane, una a caso, scegliete voi. Scegliete la vostra città, sceglietene una diversa che vi piaccia… fate come volete. Siamo in estate, fa caldo, i vestiti si appiccicano anche un pochino addosso, nonostante il sole sia calato da un pezzo. Ovunque, sotto i portici e lungo le strade, dalle finestre aperte e dai finestrini abbassati, si sentono arrivare grida di gioia e di giubilo, a volte anche un pochino esagerati. Trombe da stadio, clacson, pentole… qualunque cosa. Cosa sta succedendo, secondo voi? Lo riuscite a fare, questo sforzo di fantasia?

Ma certo, l’Italia ha vinto gli Europei!

Io di calcio non ne so nulla, non sto guardando nemmeno una partita, né mai ne ho guardata una. Ma so quello che succede quando si vince: caroselli, urla, musica, piazze colme di giovani e meno giovani, donne e bambini, alcolici e via che si festeggia sino al mattino. Fa parte del gioco, della festa, dell’allegria. Poi ci sono quelli che si chiudono in casa, come me. E ci sono quelli che brontolano, dicendo che gli italioti scendono in piazza solo per il calcio.

Ma torniamo dai nostri amici eccitati e allegri, d’accordo? Mettiamoci in un angolino e osserviamo. Tutto a un tratto, in mezzo alla musica, si alza un grido. Quasi non si sente, in molti nemmeno ci fanno caso. Poi, però, eccone un altro. Un altro. Un altro ancora. No, non è gioia. Non è adrenalina. Sono grida di paura, anzi no… di terrore. Di dolore. Molto prima di poter pronunciare anche solo un’intera frase, nell’aria si diffonde un odore acre, di ferro, che prende la gola. Gli occhi saettano sulla folla ma faticano a mettere a fuoco e ad accettare ciò che sta succedendo: centinaia, migliaia di persone si stanno letteralmente massacrando le une con le altre; picchiano, mordono, strappano, calpestano. Le vittime non si contano, i sanpietrini sotto le nostre scarpe si fanno scivolosi, lordati dal sangue. La città è nel caos. Salvarsi è impossibile.

La sentite la paura?

Tutto questo (e molto di più) è Brew.

È una sera come tante altre, o almeno così sembrerebbe, quando all’improvviso il caos prende piede. Succede così, come succedono sempre le cose, all’improvviso. Ci sono Steve – uno spacciatore perbene – e Cat -una giovane e cazzuta signorina. Ci sono Lizzie e Gabbie in vena di divertimenti serali. C’è Joel, che gestisce un sito porno. Ci sono Charles – un professore ritirato dall’insegnamento – e sua moglie, malata di cancro allo stadio terminale. C’è Demetrius, un ex militare.

Ogni capitolo, un modo diverso di vedere e di affrontare ciò che sta accadendo, di gestire le tante informazioni che arrivano al cervello, di controllare la paura, di difendere la propria vita da tutte quelle persone che, là fuori, sembrano aver perso completamente il senno.Si uccidono, là fuori. Si fanno fuori come bestie al macello. Non c’è limite allo schifo, al disgusto, alle aberrazioni. Non c’è un perché, non c’è una ratio, non c’è un solo diavolo di motivo per cui tutto questo debba accadere proprio lì, proprio in quella piccola cittadina universitaria, proprio a loro. Eppure sta accadendo e l’unica cosa da fare è tenersi lontani dai guai, da tutti quelli che sono impazziti e che schiumano roba verde dalla bocca e che vanno in giro martoriando chiunque passi loro accanto.

Poi c’è lui: Herbert. Nemmeno trent’anni ma ne dimostra quaranta, dita ingiallite dalla nicotina, denti sporchi, occhiali enormi e quintali di forfora. Una specie di nerd molto sporco, molto brutto e molto, molto cattivo. Il classico sfigato che nessuno vuole, uno di quei geni che non sa stare al mondo e che, da sempre, è preso di mira. L’ultimo a essere invitato, quello che nessuno vede, nessuno sente. Lo sguardo acquoso e bovino, i movimenti viscidi della preda che sta per trasformarsi in terribile predatore. Un’intelligenza fuori dalla norma e una voglia matta di vendetta. Sta lì, in un angolo, a godersi lo spettacolo.

Salvarsi, ve l’ho detto, è impossibile.

PERCHÉ GLI HO DATO 8:

Dalle atmosfere molto simili (leggendo le altre recensioni su Amazon vedo che non sono l’unica a pensarlo) a quelle del celebre film horror La notte del giudizio che tanto ho amato, questo romanzo sale di diritto nel mio personale Olimpo horror-splatter.

Brew, signori miei, è tutto quello che avete sempre desiderato leggere e che nessuno ha mai scritto.

Ha un ritmo invidiabile, personaggi sorprendentemente azzeccati, atmosfere da paura che prendono vita attraverso le pagine del libro per dispiegarsi davanti ai vostri occhi come se fosse davvero un film. Sarete voi stessi a camminare lungo le vie della città, sarete voi stessi a essere braccati, sarete voi stessi a pregare di non essere uccisi da quei… mostri che camminano lungo la strada. E quei mostri non sono zombie, non sono cani rabbiosi, non sono alieni; sono i vostri vicini di casa, i vostri compagni di università, la segretaria, o i vostri stessi genitori. Perché loro sì e voi no? Correrete, spinti da Braddock, ma intanto proverete a risolvere l’arcano: cosa sta succedendo? Che strana notte del giudizio è mai quella?

Brew è un concentrato di sangue, orrore, violenza e roba così splatter da far vomitare. Ma ragazzi, vi giuro che è… fenomenale. Ed è fenomenale perché io (lo sapete), che non guardo sempre con occhio benevolo questo genere di letteratura proprio perché tante volte mi pare che la vita sia già abbastanza angosciante, paurosa, violenta e che proprio non ci voglia anche un libro a rendere tutto ancor più difficile, non l’ho trovato per niente disturbante. E se vi parlo di me e di come io l’ho vissuto è perché voglio mostrarvi la conclusione alla quale sono giunta: Brew è vincente perché l’autore ha dosato ogni ingrediente del suo romanzo con una precisissima bilancia e questa precisione, questa cura maniacale, questa attenzione hanno fatto in modo che non ci sia mai un effetto “ridondanza”, che non ci si trovi mai di fronte a quel senso di fasullo e di esagerato che tante volte invece di dare potenza a una storia ne piuttosto toglie veridicità.

Avrei forse voluto meno personaggi in giro per la città e quindi meno storie da seguire (anche perché alcune non sono poi interessantissime) ma rimane il fatto inconfutabile che si tratta di un romanzo molto buono che diverte e che intrattiene, che sconvolge e che talvolta colpisce per certe immagini davvero bellissime, un po’ da film e un po’ da videogioco.

Consigliatissimo.

LA CITAZIONE:

“«Scappa», gli disse, la voce affaticata e ruvida. «Burt è impazzito.»

Di sopra, Burt si appoggiò alla finestra dalla quale aveva lanciato la moglie e ululò di nuovo. Charles battè gli occhi. Cosa si faceva quando il vicino aveva un episodio psicotico? Gli si parlava fino a farlo tornare in sé? Charles lo osservò mentre si affacciava alla finestre rotta, con i frammenti di vetro che gli spuntavano dalle mani come denti. Aveva gli occhi spalancati che roteavano nelle orbite.[…] Quindi si lanciò in aria, a braccia aperte come una pantera che balzasse sulla roccia. Charles si tirò indietro e Burt atterrò al suolo e lì rimase accasciato, respirando ma senza muoversi.”