Un imprevisto chiamato amore

 

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Titolo: Un imprevisto chiamato amore

Autore: Anna Premoli

Editore: Newton Compton

Anno: 2017

Pagine: 287

Prezzo: 9,90 euro per il formato cartaceo acquistabile qui – 5,99 euro per il formato digitale acquistabile qui

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Jordan ha collezionato una serie di esperienze disastrose con gli uomini. Consapevole di avere una sola caratteristica positiva dalla sua parte, ovvero una bellezza appariscente e indiscutibile, è arrivata a New York intenzionata a darsi da fare per realizzare il suo geniale piano. Il primo vero progetto della sua vita, finora disorganizzata: sposare un medico di successo. Jordan ha studiato la questione in tutte le sue possibili sfaccettature e, preoccupata per le spese da sostenere per la madre malata, si è convinta di poter essere la perfetta terza moglie di un primario benestante piuttosto avanti con gli anni. Ma nel suo piano perfetto non era previsto di svenire, il primo giorno di lavoro nella caffetteria di fronte all’ospedale, ai piedi del dottor Rory Pittman. Ancora specializzando, per niente ricco, molto esigente e tutt’altro che adatto per raggiungere il suo obiettivo…

La rece della Kate:

Non è necessario io sprechi molte parole, perché la sinossi dice (secondo me in maniera scorretta) già tutto quello che c’è da dire. Faccio solo una doverosa premessa, che avrete comunque visto anche dal tag categoria: questo è un romance. Un romance spudorato. Gli elementi ci sono tutti: la Grande Mela, una ragazza bellissima, un ragazzo bellissimo. Un po’ Pretty woman, un po’ favola, Un imprevisto chiamato amore (un titolo più banale di così era quasi impossibile) è il classico lavoro di Anna Premoli, una italiana che da sempre ha saputo andare oltre oceano e ambientare i suoi riuscitissimi romanzi non nella nostra poco pittoresca (per i romance) Italia ma qui e là in giro per il mondo, riuscendo a confondersi e a confondere il lettore nel mare magnum di pubblicazioni romance soprattutto inglesi e americane che negli ultimi anni hanno spopolato (iniziando dalla famosa Kinsella) anche qui in Italia conquistandosi una grossa fetta del mercato letterario e vari scaffali delle librerie fisiche e virtuali.

Insomma, dicevo (mammina quanto sono prolissa quando voglio!) che in questo romance non manca niente di fondamentale. Jordan ha ventisei anni ed è molto più che bella, caratteristica che lei ha sempre sfruttato alla grandissima e in maniera sapiente per rendere la sua vita non proprio lieve un po’ più semplice da gestire. Ma adesso, a quasi trent’anni, è giunta l’ora di tirare i remi in barca e cominciare a fare due calcoli: servono soldi. Soldi sicuri e soldi per sempre. Si trasferisce a New York e trova lavoro davanti all’ospedale dove, se tutto andrà bene, conoscerà un medico pluridivorziato, molto impegnato e abbastanza vecchio da non darle noia ma darle abbastanza soldi da sopravvivere serenamente.

Peccato che sul suo cammino, anzi, sulla sua appendice, capiti Rory, un giovane specializzando bello come Derek (non sapete chi è Derek-il-medico??? Aggiornatevi, bimbe) che, con le buone e con le cattive, probabilmente cambierà il corso delle cose.

Probabilmente, ho detto?

Eddai… è un romance.

Ci siamo capite.

Perché gli ho dato 7?

Gli ho dato 7 perché è piacevole. Non bello, non bellissimo, non una roba da premio bancarella, ma piacevole. Si legge, si sogna, si parla d’amore, c’è un bell’uomo (troppo giovane e dunque non molto appetibile per me)… insomma, c’è tutto quello che volevo e che ho trovato. Capita spesso con la Premoli. Poco da fare, è brava. Certo questo è il suo campo, lei è la campionessa dei romance, gioca a mani basse. Ma è brava, e bisogna riconoscerglielo. Perché parlo così? Perché il romance viene bistrattato. Anche da me, sia chiaro.

Se dici che leggi romance lo sguardo della gente sarà misto compatimento misto schifo misto ribrezzo misto “Ho visto un cadavere”. Non si fa proprio bella figura, ecco.

Ma io lo dico e lo ridico: leggo tanto horror, tanto thriller, tanto noir. Io ho BISOGNO di leggere altro. Ho bisogno di sognare, di sorridere, di spegnere il cervello. E questo tipo di libro spegne il cervello in via quasi definitiva. Davvero un attimo dimenticarsi il proprio nome, di avere una famiglia, una figlia, delle esigenze fisiche. I romance fagocitano l’anima. O almeno… la mia.

E se non mi sento di parlarne come di un genere altissimo, altrettanto non mi sento di ghettizzarlo. Il romance è il romance e, nel suo ambito, questo è un buon romance dalle buone atmosfere. Gli ambienti interni sono molto meglio descritti di quelli esterni e non tutti i personaggi sono efficaci allo stesso modo, ma è un buon romance dal titolo osceno e banale, stucchevole e sciocchino. Se solo cominciassero a dare a questa tipologia di libro dei titoli più decenti io credo che le cose cambierebbero. Sarebbe un mondo migliore.

In definitiva: se amate i romance, avete voglia di evasione e non avete mai letto la Premoli… provate, scaricatelo, compratelo. ma se non avete mai letto la Premoli forse vale più la pena leggere Un giorno perfetto per innamorarsi o Come inciampare nel principe azzurro. 

Vi ho confuso le idee?

Ops… scusate.

🙂

Voglio solo te

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Titolo: Voglio solo te

Autore: Susy Tomasiello

Editore: La sirena edizioni

Anno: 2017

Pagine: 250

Prezzo: 2,99 euro per il formato digitale acquistabile qui

Il voto della Kate: 6½

SINOSSI:

Samantha è bella, ricca e appartiene a una famiglia potente. Dylan è un ragazzo solare, ha un cuore d’oro e una gran forza d’animo. Il loro sembra un amore da favola, ma nella loro favola sembra non essere previsto un lieto fine. E lei lo abbandona. Dopo quattro anni però Samantha bussa alla sua porta e tutte le convinzioni di Dylan svaniscono perché lei torna con una bambina che giura essere anche sua figlia. Anche per lei non è facile. Nasconde un grande segreto dietro la sua scelta di lasciare Dylan ed è convinta di meritare tutto il suo risentimento, ma non può fare a meno di sperare che la presenza della piccola Mary addolcisca l’uomo e lo renda più disponibile nei loro confronti. Perché lui è l’unico che possa salvarle.

LA RECE DELLA KATE:

Tutto Dylan si sarebbe aspettato dalla vita tranne che rivedere Samantha. Tutto si sarebbe aspettato fuorché gli dicesse che ha una figlia, che si chiama Mary e che ha urgente bisogno di un rene. Un battito di ciglia e la vita di Dylan viene gettata a gambe dall’aria proprio dall’unica donna che lui abbia mai amato in vita sua, la stessa donna che, quattro anni prima, lo ha lasciato di punto in bianco con una cattiveria e una freddezza che gli hanno ghiacciato il sangue nelle vene e che hanno fatto di lui un uomo molto diverso. Perdonarla non è facile; gli ha rovinato la vita, lo ha abbandonato, lo ha ferito, lo ha distrutto. Ma adesso non è tempo di recriminazioni puerili, adesso è tempo di pensare alla piccola Mary e di fare tutto ciò che è necessario per farla stare meglio e per farla tornare a essere una normale bambina di quattro anni.

Ma mentre l’uomo s’innamora ogni giorno di più della piccola, non può sfuggirgli il fatto che della vecchia Sam poco sia rimasto; magra, scavata, stanca, senza un soldo. Che ne è stata della reginetta della scuola? Che ne è stato della ricca figlia di papà, il magnate dal cuore di ghiaccio? Cosa sta succedendo alla sua bellissima Samantha?

Perché gli ho dato 6½?

Cominciamo col dire, per brevità e chiarezza d’intenzioni, che Voglio solo te è un romance nudo e crudo. Quindi, se non amate le svenevolezze e le frasi un pochino mielose, chiudete qui e dedicatevi ad altro (a casa mia ci sarebbe da stirare, se qualcuno ha tempo).

Se invece siete delle vere romanticone e tutto quello che volete dalla vita è una bella storia d’amore piena di zucchero… mettetevi comode e leggete.

Sapete cosa mi ha ricordato? Certi giornali che leggevo da ragazzotta. Tipo Intimità o Love story. Sì, esistono anche ora. Sì… a volte li leggo. Sì… sono vecchissima. Sì, li leggo solo io e l’anziana ottantenne che va a farsi i capelli turchini dalla parrucchiera il sabato mattina. Insomma, in questi giornali vengono riportati dei racconti d’amore spacciati per storie vere e firmati con il nome di chi racconta. “Vera F.” o “Stefania R.”… presente il genere, no? Ecco, questo romanzo mi ha ricordato la mia fanciullezza da ragazzina antica come l’arca di Noè. Perché questo è un romance così romance da perderci la vista.

Ma andiamo con calma.

Cominciamo dai contro. Ci state? Ok, ci state. Non potete fare altro.

I contro sono, certamente, alcune frasi che risultano stucchevoli come una manciata di marshmallow e un editing che definire fantasioso è insultare il concetto stesso di fantasia.

La sirena edizioni, se leggete, VI SUPPLICO, investite soldi nei vostri editor, vi supplico.!!! Diventa un imperativo, a un certo punto della vita!!!

I pro sono un personaggio maschile molto interessante (seppur un poco stereotipato e “principesco” – ma siamo in un romance e ci sta) e la volontà dell’autrice (piuttosto giovine) di dare un twist alla storia inserendo un elemento thriller che regala al romanzo un effetto sorpresa di cui, a dirla tutta, si sentiva proprio il bisogno e che, sempre per dirla tutta, è abbastanza inedito in un romanzo rosa.

Apprezziamo (ma apprezziamo chi? Apprezzo!) quindi davvero di cuore lo sforzo della Tomasiello di uscire almeno per un attimo dai normali canoni del genere e di dirci qualcosina in più, forzare un pochino il gioco e fare una breve (brevissima eh) scivolata in un altro tipo di scrittura, dando prova di sapersi destreggiare anche in cose diverse e meno scontate. Un guizzo di fantasia che non è passato inosservato.

Consigliato se siete a corto d’ammmmmore e volete scoprire un’autrice italianissima.

Buona lettura, bimbi!

 

Dieci e lode

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Titolo: Dieci e lode

Autore: Sveva Casati Modignani

Editore: Sperling&Kupfer

Anno: 2016

Pagine: 510

Prezzo: 19,90 euro per il formato cartaceo – 9,99 euro per il formato digitale acquistabile qui

Il voto della Kate: 7

SINOSSI: 

Passiamo tanto tempo a inseguire sogni che ci sfuggono di mano, una felicità che non si lascia catturare. E poi capita che il meglio della vita si sveli in un attimo, magari nella magia di un incontro inatteso. Come quello tra Lorenzo e Fiamma, sorpresi da un amore che nemmeno loro, forse, credevano più possibile. Lorenzo Perego, uomo di grande fascino e cultura, insegna geografia economica in una scuola professionale di Milano. Avrebbe potuto scegliere un istituto più prestigioso, ma l’insegnamento è la sua passione e aiutare i ragazzi di talento in una realtà difficile e spesso desolante è una sfida che lo entusiasma e lo arricchisce. Non ha una famiglia tutta sua, ma, come ama ripetere, i suoi studenti sono come figli. Fiamma Morino ha poco più di quarant’anni, è madre di due bambine che adora, frutto di un matrimonio sbagliato, e direttore editoriale di una piccola e florida casa editrice che lei stessa ha fondato insieme al suo più grande amico, purtroppo venuto a mancare. Ora che la casa editrice sta per subire un drastico cambiamento di gestione, che Fiamma non condivide, è disposta a tutto pur di difenderla e di continuare a garantire la cura e l’amore con cui da sempre si dedica ai suoi autori. Lorenzo e Fiamma: il professore e la donna dei libri. Attraverso la loro esperienza, vediamo uno spaccato dell’Italia di oggi, quella della crisi della scuola e dell’economia, ma anche quella fatta di persone intraprendenti, pronte a rimboccarsi le maniche e decise a non arrendersi.

LA RECE DELLA KATE:

Quarantadue anni, quella classe innata che solo poche donne hanno, il mento alto, il sorriso dolce e intelligente e quei suoi capelli rosso fuoco, Fiamma trova pace solo in mezzo ai libri, nella sua casa editrice. La vita, Fiamma, se l’è dovuta guadagnare passettino dopo passettino, aiutata da nessuno se non da sé stessa e dall’amore di quel papà affettuoso che l’ha dovuta difendere sin dall’inizio dalla ruvidezza di una madre che mai le ha dimostrato un briciolo di affetto e che l’ha sempre e solo giudicata, l’ha sempre e solo guardata con dispetto e riprovazione come se fosse tutta sbagliata, come se fosse sbagliato anche il solo fatto che lei ci fosse.

Lorenzo invece è un professore. Ma non uno normale, no. Uno dei quegli insegnanti che crede ancora nel suo lavoro e crede con tutta la sua forza nel potere dei giovani. Studioso appassionato, uomo affascinante, compagno superlativo della sua Fiamma, Lorenzo è l’emblema di una classe insegnante che può e che deve cambiare, che può fare la differenza, che può non solo insegnare, ma anche formare gli adulti di domani.

Ma quando Bianca annuncia a Fiamma che Il meleto verrà ceduto a un grosso gruppo editoriale Fiamma sente il suo bellissimo mondo crollarle addosso. Perché Bianca non ha cercato un’altra soluzione? Perché Bianca non gliene ha parlato prima? Perché la sua meravigliosa e florida casa editrice deve finire tra le mani di gente che i libri non sa nemmeno cosa siano? Il meleto verrà stravolto, le scelte editoriale ribaltate e Fiamma…. Fiamma è distrutta, perché Il meleto fa parte di lei, del suo passato, di tutto ciò in cui ha sempre creduto. Il meleto è lei. Il meleto è il caro amico Alberto.

E mentre Fiamma, lancia in resta, si prepara ad affrontare i nuovi capi, Lorenzo si trova a dover sostenere una prova umanamente molto difficile quando una delle sue alunne, una ragazza musulmana, rimane incinta di un ragazzo italiano rischiando così di essere letteralmente linciata dalla sua famiglia di origine.

Come accade in moltissimi romanzi firmati dalla Casati Modignani, presente e passato si intrecciano e, grazie ai numerosi flash back sparsi qui e lì in mezzo al libro, al lettore viene permesso di conoscere in modo abbastanza preciso la vita di Fiamma, di Lorenzo, di Bianca e di Alberto arrivando quindi a poter delineare con sufficiente precisione non solo le loro vite ma anche i loro caratteri e le loro scelte.

Protagonisti assoluti e indiscussi, ovviamente, Fiamma e Lorenzo, attorno ai quali, come satelliti, orbitano adolescenti in difficoltà, autori con manie di protagonismo, scomodi amori passati e meravigliosi amori romantici.

Dagli anni Ottanta sino a un oggi l’affresco di un’epoca e un grande caleidoscopio umano.

Perché gli ho dato 7?

Sveva Casati Modignani è la mia coperta di Linus. Uno dei pochi scrittori che so di poter prendere in mano quando sono in crisi. Non esiste, per me, crisi di lettura che non possa essere superata grazie alla Svevona nazionale. Sveva Casati Modignani è la regina indiscussa di quel romance all’italiana che non si vergogna di esserlo (ma che a volte ci si vergogna di leggere). Anche perché – diggggggiamolo – la Svevona con i suoi librini romance ci ha fatto i milioni quindi, libri leggeri per libri leggeri, mi pare ovvio che qualcosina, questa donna, sappia effettivamente produrre.

Poi, come dicevo nel mio breve video su Instagram (se non mi seguite ancora, seguitemi!) da lei avrai una cosa ben precisa. Niente di più. Ma nemmeno (e non è mica poco di questi tempi) niente di meno. E sapete cosa vi dico? È proprio QUELLO che fa di Sveva Casati Modignani ciò che è.

Il filo conduttore di tutti i suoi libri è formato da una decina di semplicissimi elementi che si ripetono, stabili, da molti anni:

  1. Almeno una donna tanto bella da sembrare finta
  2. Almeno una donna ricca da far schifo
  3. Almeno una (ma meglio due) case enormi di quelle che quando le vedi inchiodi la macchina e sbavi un po’ sul volante
  4. Una manciata di uomini bellissimi. Di solito uno è bello e scemo mentre gli altri sono belli e intelligenti
  5. Gli uomini sono tutti dolcissimi e chiamano le loro compagni/mogli/amanti “Tesoro mio” “Amore caro” “Piccola principessa”. Roba che ti chiedi da dove cazzo sia venuto fuori tuo marito, porco cane.
  6. Miele che cola da ogni pagina. Tanto miele. Un sacco di miele. La stucchevolezza più assoluta e sfacciata. Tipo lei che rientra e lui che la accoglie con i due calici di vino e un bacio tra collo e clavicola (roba che se lo fai a me butto il bicchiere per terra e ti picchio fino a cambiarti i connotati)
  7. Almeno uno stronzo che gira, se sono di più è anche meglio
  8. Flash back come se piovessero
  9. Dialoghi improbabilissimi
  10. Un lieto fine da spaccare tutto pim pum pam (spoiler: molto spesso lei, a sorpresa, scopre di essere incinta e se non c’è traccia del padre chissenefrega, le donne della Modignani hanno due palle così)

Ma è una cosa poi così strana, quella di ripetere ossessivamente alcuni elementi?

Assolutamente no.

Scordatevi che sia una cosa strana e/o riprovevole.

Tutti i generi hanno i loro capisaldi, tutti i generi hanno bisogno di alcune “colonne” a reggere la storia. Il romance non fa differenza. E sapete un’altra cosa? I lettori, quelle cose lì, LE VOGLIONO. Provate a comprare un libro della Modignani e a trovarci dentro armi da fuoco, prostitute e… che ne so, i sobborghi di Bari. Vedete come sbattete il libro dentro al camino acceso. Se compro un libro della Modignani io voglio quelle dieci cose che ho elencato poco sopra. Non ci sono cavoli, le discussioni stanno a zero.

E queste storie che si ripetono all’infinito e nelle quali, alla fine dei conti, cambiano solo i nomi e a volte (ma non sempre) le location, piacciono. Piacciono le storie (quindi i plot), ma piace anche la stessa autrice che non smette mai (nonostante siano passati secoli) di usare quel tono vagamente snob, decisamente vintage, sempre autorevole e distaccato da vecchia signora. Cosa che è, tra l’altro.

Ricordo che la vidi in una puntata di uno dei tanti programmi di Benedetta Parodi, in cucina, con twinset di cachemire e filo di perle addosso. Era a suo agio come una lontra davanti alla televisione, più o meno. Fuori contesto, fuori target, fuori completamente, non fece un sorriso che fosse uno e si muoveva tra i fornelli come se, potenzialmente, potessero esploderle addosso riducendola a un ammasso di carne.

La Svevona è così, rigida e impostata.

E noi la amiamo così, rigida e impostata.

Gli ho dato 7 perché siamo ben lontani dai primi libri che scriveva col marito. Perché tutto sommato una botta di vita ogni tanto potrebbe darla. Perché il finale non mi è piaciuto.

Ma ho letto – scopro adesso – 500 pagine in cinque ore.

Poco da fare: la magia si è compiuta ancora.

Brava Svevona.

I misteri di Chalk Hill

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Titolo: I misteri di Chalk Hill

Autore: Susanne Goga

Editore: Giunti

Anno: 2015

Pagine: 416

Prezzo: 6,90 euro in formato cartaceo – 4,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 9

SINOSSI:

La prima volta che Charlotte si trova davanti alla splendida tenuta di Chalk Hill, sulle verdi colline del Surrey, rimane senza fiato: l’imponente villa, sormontata da una torretta e circondata da alberi secolari, è il luogo più affascinante che abbia mai visto. Qui potrà finalmente iniziare una nuova vita, dopo aver lasciato Berlino a causa di uno scandalo che ha compromesso la sua reputazione di istitutrice. Chiamata a occuparsi della piccola Emily, Charlotte si rende subito conto che una strana atmosfera aleggia sulla casa: la quiete è quasi irreale, il papà di Emily è gelido e altezzoso, la bambina è tormentata ogni notte da terribili incubi e dice di vedere la madre, scomparsa un anno prima in circostanze misteriose. L’affetto per Emily spinge Charlotte a voler capire cosa stia succedendo a Chalk Hill, ma nessuno dei domestici osa rompere il silenzio imposto dal vedovo sulla morte di Lady Ellen. Solo con l’aiuto dell’affascinante giornalista Thomas Ashdown, Charlotte si avvicina alla verità, una verità sconvolgente, sepolta tra quelle antiche mura. Un romanzo pieno di mistero e romanticismo. Una storia che alle atmosfere di Jane Eyre unisce una suspense unica ed elettrizzante.

LA RECE DELLA KATE:

Charlotte sa che la sua vita sta per cambiare per sempre. Abbandonata la Germania, ora il suo futuro e il suo destino sono tutti da scrivere. E Charlotte è assolutamente consapevole di dover essere lei a farlo. Certo, ha paura, come è normale che sia. Non solo è una donna in terra straniera, ma la casa nella quale è stata assunta come istitutrice, Chalk Hill, è… inquietante.

Tutti, a Chalk Hill, hanno dei segreti. Tutti, a Chalk Hill, nascondono qualcosa.

Qualunque cosa sia, Charlotte è determinata a scoprirlo, e in fretta, perché la sua protetta, Emily, continua a peggiorare.

I suoi incubi si fanno ogni notte più terribili, le sue urla più agghiaccianti, i suoi occhi sempre più vacui. Emily ha solo otto anni, e nessun fanciullo di otto anni può soffrire così. E perché il personale della tenuta sembra così restio a parlare di Lady Ellen, la signora di Chalk Hill? Certo, è morta, e i morti vanno rispettati. Ma perché il suo nome, in paese, fa subito abbassare gli occhi e la voce? Chi era, davvero, Lady Ellen? Quali segreti custodiva lei stessa?

Quando gli incubi e le visioni della piccola Emily diventano non più sostenibili, viene mandato a chiamare Tom Ashdown, londinese, giornalista e indagatore dell’occulto. Tom è un giovane dalla mente pronta, dalla fantasia pressoché sconfinata e già piuttosto famoso per le sue irriverenti recensioni sugli spettacoli teatrali più in vista della City. La sua penna è più agile ancora della sua mente e il suo umorismo delizia la buona società londinese.

Personaggio eccentrico e delizioso, Tom farà il possibile e l’impossibile per liberare la piccola Emily dai suoi tormenti e per fare luce sul più grande mistero che la sua breve carriera di indagatore dell’occulto abbia mai incontrato.

Perché gli ho dato 9?

Ho letto in camera. Di giorno e di notte. Ho letto davanti a fornelli. Ho letto davanti alla tv. Ho dimenticato di avere una figlia e dei doveri. Ho dimenticato di essere viva e di avere dei bisogni.

Ho letto e ancora letto.

E sapete che ci tengo sempre a dire questa cosa. Quando non si riesce a mollare un libro, per quanto sciocco sia , per quanto poco impegnativo sia, per quanto poco famoso sia… è comunque un segnale. Per me, un grosso, enorme segnale. Quel libro è il NOSTRO libro.

E questo è stato il MIO libro.

Non potevo iniziare meglio il 2017, decisamente.

I misteri di Chalk Hill è semplicemente A D O R A B I L E.

Per quanto io legga molto e cerchi di informarmi sempre al meglio, a volte le dritte migliori mi vengono date proprio da voi lettori! E io vi sono tanto, tanto debitrice per ogni consiglio che mi date, per ogni titolo che sottoponete alla mia attenzione. Non posso essere ovunque, non posso leggere tutto, ma quando siete voi a consigliarmi qualcosa, io smetto di fare quello che sto facendo e vi do ascolto.

Non sbaglio mai.

E non ho sbagliato nemmeno questa volta!  🙂

Questa è, prima di tutto, una ghost story. Una delle mie amate e adorate ghost story. Diviso tra The others, Jane Eyre, il famoso indagatore dell’occulto Carnacky e certe atmosfere alla Matheson, questo romanzo mi ha fatta prigioniera senza pietà.

Le atmosfere, gotiche e nebbiose.

I personaggi, sfaccettati, tridimensionali e credibilissimi.

Il linguaggio, azzeccato, mai affettato, mai costruito.

Il plot, classico ma sempiterno.

Ogni. singolo. elemento. è. meraviglioso.

Eppure Giunti non deve averlo tenuto in gran conto, per metterlo fuori a nemmeno 7 euro. Oh, certo, la gente legge i pornazzi e i chick lit da due soldi e poi magari non legge queste cosine così carine, tutto normale. E così roba assurda come quello che ho letto venerdì (Mai mettere il cuore nel ripostiglio o qualche baggianata del genere) viene letta e osannata e una ghost story con belle ambientazioni e bei personaggi non viene presa in considerazioni. Tsk tsk. Qualcosa non va.

Che dire, ancora, di questo libro?

A me sembra di aver già detto tutto quello che c’era da dire, dicendovi che l’ho letto in pochissime ore, che la mia vita si è completamente fermata per poter leggere, che ieri sera, al buio, mi è venuta la pelle d’oca. Che io adoro le storie di fantasmi e questa, pur non essendo una ghost story “firmata” da una grande penna, vale comunque la pena essere letta.

Ok, ok.

Un paio di aspetti vengono lasciati aperti. Volutamente? Non credo. Credo piuttosto sia stata una “svista” dell’autrice  😉 ma io spero spero spero che il signor Ashdown torni. Non credo succederà, a dire l’onesta verità, ma sperare non ha mai ucciso nessuno.

Tom Ashdown è un personaggio molto, molto interessante. Umano, poliedrico, ironico, intelligente. Impossibile, per me, non innamorarmene un pochino. Un eroe con macchia e con paura, Tom è un uomo che, pur non credendo, ammette che possa essere vero. Si apre al mondo, si apre alla parola FORSE, si apre alla possibilità. Non amo le persone come me. Non amo le persone rigide, focalizzate su un solo aspetto della vita. Amo chi si pone delle domande, amo chi vuole molte risposte, amo chi mette in conto l’errore. E Tom è esattamente così.

Charlotte è il personaggio principale ma forse anche quello verso il quale ho provato meno empatia in assoluto. Troppo rigida, troppo seriosa, troppo altezzosa (anche se per necessità). L’avrei preferita decisamente più femminile, più morbida e sì, anche più stereotipata. Più Jane Eyre e meno Lara Croft, insomma. Del resto in quella casa serviva qualcuno con le palle, e Charlotte era la candidata ideale.

Che dire, amici lettori?

Leggetelo se siete amanti dei romanzi storici, se amate le ghost story, se amate l’Inghilterra, se amate certe atmosfere da brivido, se adorate gli scones, se avete amato Jane Eyre, se avete apprezzato le atmosfere del film The Others, se avete scoperto Carnacky e non l’avete più mollato.

Leggetelo, e basta.

Tutta la pioggia del cielo

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Titolo: Tutta la pioggia del cielo

Autore: Angela Contini

Editore: Newton Compton

Anno: 2016

Pagine: 231

Prezzo: 6,90 euro per il formato cartaceo – 3,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7½

SINOSSI:

Lui odia le scemenze, è vegano e innamorato della natura. Lei odia le rane, ha paura degli animali e quando si mette in testa una cosa non c’è verso di farle cambiare idea. Victoria è una scrittrice di successo in crisi creativa. Il suo agente, per aiutarla a superare l’impasse, la spedisce da Chicago in una tranquilla fattoria nel Vermont, dove il silenzio è l’unica cosa che non manca. Nath è di una bellezza selvaggia, ma burbero e scostante fino alla maleducazione. Ha deciso di rinunciare a un lavoro prestigioso per dedicarsi alla vecchia fattoria del padre, anche se è sempre più schiacciato dai debiti. Perciò la sorella Susan gli propone di affittare una stanza a una ragazza di città con il blocco dello scrittore che, assicura, non gli darà alcun fastidio. E invece i guai, sotto forma di un viso pieno di lentiggini e inappropriati tacchi alti, stanno per arrivare…

LA RECE DELLA KATE:

Nath è tutto quello che voglio. Bello, fisicato, ama la natura, ama gli animali, ha sempre la battuta pronta, è un vero stronzo, odia le donne e i bambini vanno bene ma a casa degli altri. Ha un solo difetto: è vegano. Massantoddio, ma basta con ‘sta mania. Ma basta! Nath, almeno tu! Non si può leggere un uomo così vigoroso e macho che beve latte di soia, dai. Non fatemi cadere le… braccia, vi prego! Probabilmente l’autrice è vegana. Probabilmente. Magari no, magari pasteggia a costine pranzo e cena, che ne so io. Ma qualcosa mi dice che abbia contaminato il mio Nath con le sue manie alimentari. Sono polemica? Sono polemica.

Ad ogni modo. Torniamo a noi.

Nath, dicevamo, è tutto quello che io sogno. Anche se è un filo troppo giovane, credo di essermi innamorata di Nath. Vedo i suoi muscoli guizzare davanti ai miei occhi ogni volta che li sbatto. Insomma, mi sono presa una cotta letteraria!!!

Victoria è una specie di diva della carta stampata, la regina delle vendite di libri, la dea delle classifiche, una specie di Sveva Casati Modignani ma giovane e gnocca, credo. Una tipa da romance scala-vendite un po’ ruvida e molto sicura di sé stessa, almeno fino a quando l’ispirazione va a farsi una vacanza e a lei non viene messo un po’ di pepe al culo. Ha pochissimo tempo per scrivere l’ennesimo best seller e, tanto per non farsi mancare niente, deve pure esserci del sesso. Il sesso vende, si sa. E così la ragazza si trova in un bel pasticcio. Se non scrive, perde il posto in scuderia, e se perde il posto perde i soldi, e se perde i soldi e perde la fama… addio successo e addio bella vita.

Ma una soluzione c’è, seppur non comodissima: un tizio nel Vermont ha bisogno di soldi, soldi che gli può dare lei affittando una camera nella sua deliziosa fattoria, un luogo ameno nel quale lei potrà riprendere contatto con la natura e con la parte più intima di sé. Riacciuffare l’ispirazione, insomma!

La convivenza tra i due è disastrosa. Burbero e scontroso lui, acida e viziata lei, non mancheranno litigi epocali e porte sbattute in faccia. Sullo sfondo ma nemmeno tanto, un Vermont affascinante, verde e lussureggiante (uh, la rima) colmo di colori, suoni e profumi. Victoria, ma anche il lettore, si farà catturare senza rimedio da tanta bellezza e se  l’ispirazione tornerà a far capolino nella testa della bella scrittrice, non mancherà, ovviamente, un amore appassionato e struggente che non potrete non seguire riga dopo riga con il fiato sospeso, tifando per quell’uomo insopportabile e maleducato ma bello e dolcissimo.

Perché gli ho dato 7½?

Gli ho dato sette e mezzo perché è un romance molto carino, scorrevolissimo e con due personaggi vivaci e frizzanti. Niente frasi smelense, niente banalità da romance, niente scene di sesso da far accapponare la pelle.

Unica nota negativa, tra i capitoli del vero romanzo, anche il romanzo che Victoria scrive una volta tornata l’ispirazione. Ne avrei fatto volentieri a meno di un libro dentro al libro, anche perché è difficile pensare che Victoria sia una da classifica con un romanzetto come quello spiaccicato tra le pagine del “nostro” libro. Ma tant’è, e comunque il sacrificio è necessario per una chiusa del romanzo molto carina (anche se vagamente da latte alle ginocchia).

Ma le si perdona tutto, alla nostra autrice, perché mi ha fatta sognare per alcune ore, mi ha fatto spuntare molti sorrisi, mi ha tenuto tanta compagnia e alla sera, infilandomi il mio pigiama super peloso, già pregustavo la lettura di Tutta la pioggia del cielo. Credo che infilarsi il pigiama e non vedere l’ora di prendere in mano un libro sia una cosa bellissima e un incredibile e tangibile attestato di apprezzamento per l’autore.

La narrazione è affidata a entrambi a capitoli alterni, tecnica che non sempre mi aggrada ma che, almeno questa volta, ha reso il tutto vagamente più fluido e meno statico.

Insomma, ovviamente si parla di un romance da leggere in due-tre ore, una cosa leggera e piacevole per il fine settimana, un amore classico ma senza tempo e una location davvero molto, molto affascinante.

Ricettario amoroso di una pasticciera in fuga

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Titolo: Ricettario amoroso di una pasticciera in fuga

Autore: Louise Miller

Editore: Sonzogno

Anno: 2016

Pagine: 320

Prezzo: 17,50 euro per il formato cartaceo – 9,99 euro per la versione digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI: 

Gli chef, si sa, hanno un brutto carattere. E non tutte le ciambelle riescono col buco. Eppure Olivia Rawlings, rinomata pasticciera del più esclusivo club di Boston, sembra fare eccezione: con le sue forme abbondanti e i capelli tinti di viola, colleziona un successo dietro l’altro, concedendosi a servizi giornalistici e apparizioni televisive, nonché a una relazione clandestina col suo datore di lavoro, padre di famiglia. Una vita dolce e piena di sapore, almeno fino al giorno della festa per i 150 anni del club, quando Olivia, sotto gli occhi di tutti, incendia non solo la torta flambé ma l’intero locale. La sua carriera è letteralmente in fumo, e le tocca abbandonare il glamour della metropoli per rifugiarsi a Guthrie, uno sperduto paesino del Vermont, patria di musiche e balli folkloristici. Immersa nella vita di provincia in compagnia del cane Salty, Olivia crede di ritrovare la tranquillità necessaria per riordinare le idee. Tanto più che la burbera Margaret la assume come pasticciera nella propria locanda. Per una cittadina come lei, la casetta con veranda, il frutteto, la fragranza dei cibi genuini e le serate danzanti con la band del luogo sono un vero idillio. E l’incontro con Martin, tornato da Seattle per accudire il padre malato, la persuade di non essere più così sola al mondo. Ben presto, però, qualcosa si incrina: nel piccolo paese i pettegolezzi cominciano a girare e la nuova arrivata, dipinta come una rovinafamiglie, ne è l’oggetto preferito.

LA RECE DELLA KATE: 

Che il mondo della cucina abbia ormai preso il controllo di molti aspetti della nostra vita non è più mistero. Dal cinema alla televisione, dai reality alla letteratura, abbiamo più cuochi che peli sulle gambe (il che, per quanto mi riguarda, è straordinario). Belli, molto belli, sfrontati, sempre con la parolaccia in bocca, sensuali come ballerini di tango, focosi come un peperoncino habanero ficcato direttamente in gola, i cuochi hanno messo una poltrona bella comoda nei sogni più proibiti di molte donne (nei miei c’è Barbieri, il piccoletto di Masterchef, tanto per essere chiari) rischiando di scalzare calciatori e compagnia bella.

In letteratura vanno forte anche gli chef di sesso femminile: di solito molto belle, molto impegnate, senza una vita privata; l’ultima che mi è capitata si innamorava di un critico gastronomico che aveva bocciato senza pietà il suo locale, mettendola nei casini (non chiedetemi il nome del romanzo, abbiate pietà). Profumi e ricette, salse e salsine rendono questo filone letterario succoso sotto molti punti di vista, rendendoli il vero must del momento.

Qui abbiamo Olivia, che io mi sono immaginata essere una specie di Sookie della famosa serie televisiva Una mamma per amica (escano dalla sala tutti coloro che non hanno mai visto una puntata di questo telefilm, grazie). Olivia è una trentaduenne taglia 46 (ci tengono a dirlo e io lo dico a voi) che ha tre passioni: i dolci, i capelli e il suo titolare, un uomo molto più vecchio di lei e molto sposato. Per i dolci nessun problema: nessuno batte Olivia, nessuno. Per i capelli… poco da fare, quintali di tinta per i capelli, sempre di colore diverso e sempre improponibile. Per il titolare… le cose stanno così. Olivia non sa che farci.

Fino a quando le cose non precipitano e si trova con una torta in mano che fa prendere fuoco a qualcosa che dà fuoco a qualcosa d’altro, che dà fuoco a qualcosa d’altro fino a quando tutto il locale – il locale del suo capo che è anche il suo amante -non prende fuoco. E lei prende la porta e se ne va. Via dalla vita di lui, via da quella puzza di fumo, via dalle prese in giro della sua brigata di cucina, via da lì e dalla direzione che di sicuro le consiglierebbe di prendersi qualche tempo di riposo, senza sapere che lei deve pagare un affitto e vivere dignitosamente.

E allora si parte, si lascia la città e si corre da una vecchia amica che vive nel posto meno cittadino e meno glamour del pianeta: Guthrie, Vermont.

A Guthrie ci sono molti boschi, pochi negozi, tanta gente che si conosce da sempre. Poco altro. Niente traffico, niente negozi chic, niente ristorantini etnici, niente di niente. Zero possibilità di essere cercata e riconosciuta… soprattutto se spegne il cellulare e finge di essere morta. E per continuare a stare lì e tentare di farsi dimenticare da chi è rimasto a Boston, l’unica è rifarsi una vita. E per rifarsi una vita bisogna lavorare. Olivia comincia a produrre dolci per Margaret, una settantenne burbera, orgogliosa e con una carattere spigoloso come un tavolino Ikea.

La morbida e colorata cuoca è ben decisa a non lasciarsi abbindolare: dopo l’esperienza di Boston non ha intenzione di affezionarsi a nessuno. Lei è lì per lavorare e per guadagnarsi da vivere e tutto sommato la vita in quel piccolo paese nel mezzo del nulla fa bene al suo cuore. Le serate placide e i cieli stellati guariscono, con dolcezza, le sue ferite.

Ma il ritorno di Martin (uno dei figli della migliore amica di Margaret) in città complica – come sempre accade – le cose, e Olivia si troverà a fare i conti con l’amore, la responsabilità e la sua idea di futuro in mezzo a quintali di farina e dozzine di uova.

Perché gli ho dato 7?

Ricettario amoroso di una pasticciera in fuga è un romance tipicissimo che mi ha sbalordito.

No, aspettate.

Non mi ha sbalordito per il plot, ho appena detto che è tipicissimo!

Mi ha sbalordito trovarlo edito da Sonzogno, semmai.

Un romanzo così leggero e spensierato, così poco impegnativo e così spiccatamente “femminile” me lo aspetto da altre case editrici. Dalla Newton, dalla Giunti… ma non dalla Sonzogno. Eppure. Così è. Non che sia un male, sia chiaro. Solo curioso.

Ma perché, allora, gli ho dato 7?

Gli ho dato 7 perché avrei voluto dargli 6, ma poi non me la sono sentita. 6, pur essendo una sufficienza, suona come un “mmmhhh…”. Una specie di pacca sulla spalla, no? Una specie di contentino. 8, invece, sarebbe stato esagerato, assolutamente non proporzionato. 7 è il voto giusto per questo romanzo che, pur essendo letto e riletto in mille salse (per restare in tema) riesce a intrattenere per un numero di pagine considerevole (320 ma scritte piiiiccole piiiiccole) senza annoiare quasi mai. Certo, fossi stata io la editor avrei proposto molti tagli, ma non essendolo, ho comunque goduto di alcuni personaggi molto riusciti (Margaret in primis seguita a ruota da Martin) e di una location affascinante come poche.

La trovata “scappo dalla città e vado a rifugiarmi lontano da tutti” non è nuova. Ma funziona sempre, accidenti. Funziona se si tratta di una fashion blogger tutta pelle e tacco 12, funziona se si tratta di una ricca ereditiera abituata agli agi della villa a quindicimila piani in città, funziona anche con questa chef burrosa e senza più speranze nell’amore. Ma soprattutto: funziona per chi legge. La dicotomia penso da cittadina/vado a vivere in campagna esercita da sempre un fascino particolare. Qui, poi, abbiamo case in legno, fienili, banjo, musica folk, stivaloni e boschi illuminati solo dalla luce della luna. Ehi, amiche… tutte ci caschiamo, poche storie  🙂

Non troverete niente di più e niente di meno di ciò che viene promesso sin dalla copertina: tanto colore, tanto cibo, tanto zucchero, tanto sentimento, qualche colpo di scena. Perché la vita sa essere tanto dolce quanto amara, tanto prevedibile quanto ricca di sorprese. Ed è meravigliosa così. Olivia se ne accorgerà presto, molto presto.

Assolutamente consigliato alle amanti dei dolci e della cucina e dei romance più classici  🙂

Buona lettura, amici!

Dopo di te

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Titolo: Dopo di te

Autore: Jojo Moyes

Editore: Mondadori

Anno: 2016

Pagine: 296

Prezzo: 18 euro in formato cartaceo – 9,99 euro in formato digitale

Il voto della Kate: 6

SINOSSI:

Quando finisce una storia, ne inizia un’altra.

Come si fa ad andare avanti dopo aver perso chi si ama? Come si può ricostruire la propria vita, voltare pagina?

Per Louisa Clark, detta Lou, come per tutti, ricominciare è molto difficile. Dopo la morte di Will Traynor, di cui si è perdutamente innamorata, si sente persa, svuotata.

È passato un anno e mezzo ormai, e Lou non è più quella di prima. I sei mesi intensi trascorsi con Will l’hanno completamente trasformata, ma ora è come se fosse tornata al punto di partenza e lei sente di dover dare una nuova svolta alla sua vita.

A ventinove anni si ritrova quasi per caso a lavorare nello squallido bar di un aeroporto di Londra in cui guarda sconsolata il viavai della gente. Vive in un appartamento anonimo dove non le piace stare e recupera il rapporto con la sua famiglia senza avere delle reali prospettive. Soprattutto si domanda ogni giorno se mai riuscirà a superare il dolore che la soffoca. Ma tutto sta per cambiare.

Quando una sera una persona sconosciuta si presenta sulla soglia di casa, Lou deve prendere in fretta una decisione. Se chiude la porta, la sua vita continuerà così com’è: semplice, ordinaria, rassegnata. Se la apre, rischierà tutto. Ma lei ha promesso a se stessa e a Will di vivere, e se vuole mantenere la promessa deve lasciar entrare ciò che è nuovo.

LA RECE DELLA KATE:

Will è morto, e la sua morte ha portato ben più di qualche lutto; ha portato dolore e vergogna a tanti. Ai genitori di Lou, che hanno dovuto smettere di andare al circolo. Ai genitori di Will, che si sono separati. A Lou, che ha mollato le redini della sua vita e le ha permesso di vagare senza freni. Ha abitato per un po’ a Parigi, ma anche Parigi, a un certo punto, le è sembrata non così adatta. Allora è tornata a casa e a casa si è abbandonata al sesso occasionale e a molti bicchieri di vino. La verità è che è allo sbando più completo. Perdendo Will, Lou ha perso ogni punto di riferimento. E forse è anche il modo, in cui l’ha perso. Sono i ricordi, sono le ultime frasi, sono i sorrisi che lui le regalava. Della vecchia Lou, nessuna traccia. Nessuna traccia dei suoi abiti buffi e colorati, nessuna traccia di quella gioia contagiosa che faceva di Lou… semplicemente Lou.

Cadere da un tetto pare essere una buona idea per cambiare qualcosa nella propria vita e in effetti, da quel punto in avanti, tutto cambierà. Convalescente e acciaccata, Lou corre il rischio di crogiolarsi ancora di più nella sua solitudine e nel suo dolore, ma la vita ha in serbo per lei almeno due sorprese: uno è Sam, il paramedico che l’ha soccorsa quella notte, dopo la caduta. E l’altra sorpresa è… oh, non posso dirvelo. Non posso proprio. Sarebbe uno spoiler gigante.

Vi basti sapere che Lou sarà costretta dagli eventi a tornare a vivere, giorno dopo giorno e passo dopo passo. E si renderà conto, cosa ancora più importante, che tornare a vivere non significa dimenticare Will, non significa ballare sulla sua tomba, non significa fingere che nulla sia accaduto. Tornare a vivere è proprio quello che lui voleva per lei, per la sua Clark.

E Clark vivrà.

Perché gli ho dato 6?

La Moyes non aveva nessuna intenzione di scrivere un seguito a Io prima di te ma, visto che i lettori e i fans le hanno tartassato le palle a ripetizione e che probabilmente il suo agente si stava fregando le mani fino a consumarle, ha deciso che ok, poteva anche scriverlo, quel seguito, nessun problema.

Ma le cose fatte controvoglia, come dico sempre a mia figlia Rachele, vengono sgamate immediatamente da chiunque abbia due occhi per vedere.

Il plot ha la stessa consistenza del budino della Cameo: molle e fiappo.

Chi ha fatto la differenza in Io prima di te a mio parere era proprio Will, che poi è morto, ovviamente, quindi non è che adesso, in questo libro, possa dare il suo apporto. E rimane lei, Louisa. Senza il suo carattere scoppiettante e senza i suoi vestiti da isterica rimane solo una ragazza piuttosto scialba e poco interessante. Ora: io capisco che lei abbia assistito alla morte del suo ragazzo (un gran figo, tra l’altro), io capisco tutto, lo giuro. Ma Lou… ascolta la zia Kate: non hai nemmeno trent’anni e già stai ridotta così? Lui ti lascia un patrimonio e tu cosa fai? Ti compri un appartamentino che manco arredi? Io mi sarei aperta subito un negozio, subito! Falli fruttare, quei soldini lì, no? Vabbè, insomma, ognuno con i propri soldi ci fa quello che gli pare, ci mancherebbe altro, avete ragione. Ma la verità è che questa Louisa mi ha dato terribilmente ai nervi. Ma tanto, tanto, tanto. Sam è un uomo meraviglioso e lei cosa fa? Lo allontana! Ma come sei messa?

Allucinante la sorella di lei, Treena. Ha fatto un figlio che tra un po’ non era manco alle medie, si è rimessa a studiare vivendo sulle spalle dei suoi genitori e ha il coraggio di fare la ramanzina a Lou? Ma levati da davanti, vai! Ma chi sei? Ma cosa vuoi? Ma ti metterai nei panni di tua sorella, o no? Ma riuscirai a stare zitta ogni tanto, o no? No. Parla, parla, parla. Giudica, giudica, giudica. Ho appena giudicato anche io, ma io posso. Io sono una lettrice. Tu, come sorella, devi offrire supporto. E basta. E guardare anche un pochino alla trave che sta piazzata nel tuo occhio, cara Treena.

I genitori di Will… si commentano poco anche loro. Il padre (che nel film è affascinante da paura) si è completamente rincoglionito e la madre vive in stato catatonico. Ma loro, insomma, loro si possono forse capire. Certo, lui mi ha delusa ma…

Le gioie dei miei occhi? I genitori di Lou, come sempre. Fuori dalle righe, spontanei, divertenti, veri, reali, umani. Io voglio un libro su di loro, se si può, cara Jojo. Basta con ‘sta lagna di Will, voglio un prequel tutto su di loro. Subito, se possibile. Grazie.

In conclusione?

In conclusione questo romanzo è scorrevole, distrae e in alcuni punti diverte ma:

  • non è assolutamente all’altezza di quello che lo ha preceduto e che tanto ha avuto successo
  • mette troppa carne al fuoco, affronta troppi temi diversi, vi sono troppi problemi diversi tra di loro
  • i personaggi che abbiamo amato sono troppo diversi rispetto al passato
  • si sorride troppo poco, è troppo serioso
  • ovviamente è da latte alle ginocchia, ma questo glielo si perdona, perché se non si vuole il latte a fiotti dalle ginocchia non si acquista un romance.

Ma gli ho dato 6 e non 5 perché mi ha distratta da impazzire dalle mie preoccupazioni e perché Sam è da urlo e perché i genitori di Lou sono fantastici. Ma davvero, non più di 6. Leggetelo solo se è in offerta e solo se non potete fare a meno di sapere cosa è accaduto a Lou dopo la morte di Will.