Ucciso il 4 luglio

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Titolo: Ucciso il 4 luglio

Autore: Marco Ischia

Editore: Delos Digital

Anno: 2017

Pagine: 48

Genere: Thriller

Prezzo: 1,99 euro – disponibile solo in formato digitale

Il voto della Kate: 6 ½

SINOSSI:

Doveva essere una spensierata vacanza, per Mario. Una straordinaria opportunità per festeggiare il compleanno dell’amico fraterno, Steve, che lo ha invitato a godersi lo Sunshine State. La Florida!

Purtroppo, mentre a Fort Lauderdale locali e turisti si gustano l’Air & Sea Show e i festeggiamenti dell’Independence Day, in un’area industriale abbandonata, un uomo viene ucciso a sangue freddo. E una fotografa free lance, amica di Steve, coglie sul fatto l’omicida.

È l’inizio di una spirale di eventi in cui il povero Mario, professore precario di motoria ma non per questo uomo di azione, si ritroverà coinvolto. Nel cercare di venirne fuori vivo, salvando le chiappe pure a Steve e alla sua amica, scoprirà che l’America non è sempre quella di Hollywood e dei serial che tanto ama. O amava…

LA RECE DELLA KATE:

Ce la si aspetta così, l’America: grande, festosa, sorridente, soleggiata, chiassosa, maestosa. Il mito americano non conosce fine e, chiunque tu sia, almeno una volta nella vita ti troverai a mormorare: “Un giorno andrà in America”. E magari, se sarai fortunato, ci andrai. Se sarai ricco ci andrai anche più di una volta, per dire. Se, come me, hai il terrore del volo, non ci andrai mai e non potrai fare altro che rincoglionirti di film, documentari, servizi fotografici, serie tv, racconti e fotografie altrui bevendo ogni singolo dettaglio, non potendo scegliere cosa ti piaccia di più e cosa – più di ogni altra – vorresti vedere. New York? Scontata ma… che voglia di vedere Central Park!!! Il Sud? Forse un po’ caldo ma… quanti colori!!! La costa? Oh, la costa sì! Non metterei piede in acqua, ma l’Oceano dev’essere da sballo!!! Eccomi qui, anche io vittima del sogno americano, di quel miraggio a stelle e strisce che ha fatto viaggiare (a volte anche per intere settimane) persone di tutto il mondo alla ricerca di una felicità e di una realizzazione che oltreoceano sembra essere alla portata di tutti; del ricco come del povero, del bianco come del nero, del giovane come dell’anziano.

Mario, invece, sarebbe restato volentieri a casa sua.

Ma non ha avuto scelta: un biglietto già pagato lo ha trascinato in Florida, dall’amico di sempre Steve (si chiama Stefano, è italianissimo, ma un nome anglofono non si nega a nessuno di questi tempi) che, adesso, fa il gradasso alle trazioni sfidando un marine grande e grosso come un tir. Sorride, Mario. Lui che è solo un professore di educazione fisica spalanca gli occhi davanti a tutta questa magnificenza, allegria contagiosa, esagerazione tutta americana. Provo a pensare se in Italia i Carabinieri si mettessero a fare le trazioni alla sbarra sfidando i passanti. No… niente, Non riesco nemmeno ad immaginarlo. Follia. Qui, nessuno lo farebbe mai. Per senso del decoro, per quell’ingessamento tutto italiano che ci fa pensare che se ridi poco allora la gente ti prende più sul serio (che odio).

In mezzo alla musica e al caos le cose improvvisamente precipitano e lo scivolo che conduce verso i guai (guai grossi come una casa) prende una curvatura sempre più ripida. Steve viene sequestrato e Mario si trova in tasca una scheda SD con alcune foto a dir poco scomode.

Bisogna tenere il salvo la schedina, recuperare Stefano e chiedere chiarimenti a chi ha scattato quelle strane e pericolose foto. Ma Mario è solo un professore e l’azione, lui, l’ha vista solo nei film.

Perché gli ho dato 6 ½?

Ho dovuto fare una media tra un plot e una scrittura avvincente e un editing che fa pietà. Refusi su refusi, parole inglesi scritte male, virgole messe giù alla… ci siamo capiti, no? Il modo in cui questo racconto è stato editato è a dir poco pessimo e- debbo dire – sono rimasta parecchio stupita, visto che è la prima volta che mi capita con la Delos.

Avrei potuto scegliere di non recensirlo, ma lo faccio perché Ischia se lo merita.

La storia è piacevole, la narrazione scorrevole e divertente, le atmosfere di festa sono rese benissimo e – per quanto mi riguarda – avrebbero potuto essere infinite tanto erano evocative.

Se le descrizioni sono così ben fatte è perché l’autore descrive semplicemente (ma efficacemente) cose che i suoi occhi hanno realmente visto e che – possiamo immaginare – ha amato. La descrizione di ciò che conosciamo è sempre molto più chiara della descrizione di ciò che abbiamo studiato o delle cose sulle quali ci siamo informati a lungo. Ischia ci ha mostrato ciò che ha visto creando per noi un’atmosfera che sembra essere molto molto vicina a quella che lui stesso ha trovato in America.

Davanti a questo tripudio di musica, risate, colori, lingue diverse che s’intrecciano, i personaggi scolorano un pochino e si perdono in mezzo alla storia. Sono cose che succedono nei racconti brevi: il poco spazio a disposizione porta l’autore a dare risalto a una cosa tralasciando le altre. Il che, per una lettura che occupa 30-40 minuti va tutto sommato bene e non è poi così deprecabile.

Marco Ischia presenta quindi un thriller in pieno american style che non potrà non essere apprezzato da tutti coloro i quali, di sera, fanno canale canale canale alla ricerca delle nuove puntate NCIS e compagnia danzante.

Più da maschietti che da femminucce, forse, ma mi ha comunque convinta.

 

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10 libri per avere sempre l’estate dentro

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Questo post avrei dovuto farlo a luglio, ma a luglio non ho avuto tempo, altrimenti l’avrei fatto e voi sareste andati in vacanza con i consigli della Kate, che sarei io. Ma insomma, davvero non ho avuto modo, perché queste son sempre cose delicate, non è che ti puoi improvvisare e io in estate per la maggior parte del tempo faccio la mamma e quando faccio la mamma non riesco proprio a mettermi al piccì a scrivere cose che debbono sembrare intelligenti.

 

(Avevo scritto un cacchio di papiro, ma mi rendo conto che è meglio farla finita e arrivare al sodo.)

Allora cosa si fa quando si è in ritardo col blog di quei due mesetti?

Be’, si consigliano dieci libri dieci (i migliori letti nell’ultimo anno) che vi aiuteranno a lasciarvi alle spalle la bellissima estate che avete passato e vi accompagneranno verso l’autunno grigio che sta per arrivare avendo il sole dentro!

Perché l’estate non è una stagione, ma un modo di essere!

Seguitemi!

(Cliccando sopra al titolo sarete indirizzati alla recensione sul mio blog)

La sposa scomparsa

Un giallo tutto italiano che coniuga atmosfere avvincenti e personaggi indimenticabili.

Vincerò – l’ultima partita con Luciano Pavarotti

A dieci anni dalla morte, un libro inchiesta dai tratti irriverenti per raccontare la vita privata del più grande tenore di tutti i tempi.

Lei che ama solo me

Un thriller psicologico mozzafiato, un romanzo che ha fatto infiammare Amazon.

Il libro dei Baltimore

Il prequel di La verità sul caso Harry Quebert. Una saga familiare e il racconto di una vita che rileggerei ogni mese. Un altro thriller indimenticabile.

I misteri di Chalk Hill

Un po’ Jane Eire, un po’ Il giro di vite di Henry James, I misteri di Chalk Hill è un irrinunciabile per tutti coloro che vogliono atmosfere e mistero. Da pelle d’oca.

A volte si muore

In un’Italia distopica che fa paura, i due eroi Vergy e Claudio (già famosi per la trilogia vampirica de Il 18° vampiro, Il 36° giusto e L’ora più buia) devono loro malgrado combattere contro un nemico invisibile: il bisbiglio. Action, ma anche humor e qualche spietata considerazione sulla vita in un romanzo indispensabile.

Contaminati

Un po’ fantasy, un po’ thriller, Contaminati è stata la rivelazione dell’anno. Due giovani scrittrici italiane hanno dato vita a una cosa che, oltreoceano, avrebbe sbancato.

Nightcrawlers

Horror ad altissimi livelli. Creature del buio che ghermiscono e terrorizzano. Incredibilmente bello.

A disabilandia si tromba

Per parlare di disabilità in maniera scanzonata, senza prendersi troppo sul serio ma senza nemmeno buttare tutto in vacca. Una lettura intelligente e divertentissima per sensibilizzare e far conoscere.

La piccola casa dei ricordi perduti

Un romance classico che vi farà sognare trasportandovi nel sud della Francia, in una piccola locanda caratteristica e molto, molto dolce, tra i profumi della terra e quelli di cibi sapientemente preparati. Un amore lieve ma una passione incontrollabile per una terra che non lascia scampo.

Bonus track:

Il bambino bugiardo

Un altro thriller psicologico. Lo metto alla fine di tutto perché il finale è molto deludente ma tutto il resto del libro è BELLISSIMO. Leggetelo lo stesso, dai.

 

A ogni costo

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Titolo: A ogni costo

Autore: Davide Schito

Editore: Nero Press

Anno: 2017

Pagine: 37

Genere: Thriller

Prezzo: 0,99 euro solo in formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

«Cosa saresti disposto a fare per poter stare con me per sempre?» 
È questa la domanda che darà inizio a tutto.
L’amore, si sa, è la forza più potente dell’universo, ma fin dove può spingersi un uomo innamorato?
Simone è sempre stato un duro, un lupo solitario. Solo avventure, zero sentimenti. Poi è arrivata Laura, e tutto è cambiato. Laura che dice di amarlo, che però è sposata con un uomo violento, ossessionato da lei, dal quale non riesce a liberarsi. E allora nella mente di Simone si fa largo un piano. Un piano folle, pericoloso, ma che potrebbe anche funzionare… perché per lei non c’è nulla che non farebbe. 

LA RECE DELLA KATE:

Su un palcoscenico molto piccolo si danno il cambio tre personaggi complessi e problematici. Il risultato è che, alla fine dei giochi, non si sa più a chi dare la colpa.

A Laura, ossessiva e opprimente?

A Simone, accecato dall’amore e succube di qualcuno che, tutto sommato, è solo una donna come tante altre?

Al marito di Laura, che sembra si diverta a riempire di lividi la giovane e bellissima moglie?

Chi è che, prima di tutti gli altri, va accusato?

Il marito, dite?

Probabilmente sì. È l’uomo-risposta all’eterno quesito “Prima l’uovo o prima la gallina?” che, tra parentesi, mi ha sempre fatto impazzire dall’ansia e dalla rabbia. Non lo so chi viene prima, ok? Ok? Ok? Non lo so. Lasciatemi stare. Per me è l’uovo. Credo.

Il nostro uomo-uovo è quindi lui, lui che scatena le domande di Laura, che scatena la sua voglia di riscatto, che scatena in particolare quella domanda fatidica, quella domanda che pare provocare nel cervello di Simone un cortocircuito: Cosa saresti disposto a fare per poter stare con me per sempre?

Basta un click e Simone diventa vittima e carnefice. Carnefice certamente, ma anche vittima di sé stesso e di una donna che, subdolamente, pare aver dato la stura a una coraggiosa e sconsiderata prova d’amore.

Perché gli ho dato 7?

Intanto vorrei partire da una considerazione che forse rischia di essere un pippone ma che cercherò di racchiudere in pochissime righe.

Basta racconti.

Sai scrivere, scrivi.

Non tu, DavideSchito.

Tu in generale.

Sai scrivere?

Se no, sarebbe meglio salutarci qui (e invece in quanti continuano a riempire pagine su pagine, poveri noi!!!).

Se sì, scrivilo un benedetto romanzo. Non dico mica un tomo infartuale da 400 pagine, per la carità, ma scrivilo un libro.

Vedo gente pure bravina che tira innanzi a racconti da 0,99 euro. E scrivi, perdinci!

I racconti – se non sono d’autore pluripremiato – mi danno sempre l’idea di un coito interrotto. Di qualcuno che, preso da paura, rallenta invece di accelerare. Spingi su quel pedale, spingi, che se spingi la curva ti viene pure meglio!

Oh. Sia chiaro. Il mio blog è fatto di racconti. Ho vinto un concorso di scrittura con un racconto. Non è che io sono qui a scrivere saggi su saggi, eh? Predico e razzolo male. Però, ecco… io sono io. Vorrei che gli altri si buttassero un pochino di più.

Che poi molto meglio scrivere racconti carini piuttosto che incaponirsi e scrivere romanzi merdosi. Questo è lampante.

Coooooooooooooooomunque.

Mi ricompongo e vi parlo del racconto (!!!) in questione che sì, un po’ coito interrotto lo è. Il plot è quello di un thriller psicologico classico, ma lo stile è quello del Bignami di un Bignami. Veloce, veloce, velocissimo. Non c’è tempo, non c’è tempo, non c’è tempo nemmeno per leggere. Via che si va. Si legge in pochissimi minuti, accendete il Kindle e già lo spegnete, manco la doccia riesce a farsi vostra moglie che voi avete già finito di leggere. Sorrido, sia chiaro. Ma anche qui… è un peccato! L’idea c’è, il plot è classico ma buono, i personaggi sono interessanti! E allora perché mi congedi in un pugno di pagine? Parliamone!

Il racconto, comunque, nonostante la prosa non sia sempre all’altezza (certe frasi mi hanno fatto storcere il naso – “Fa meno paura del latrato di un cucciolo di labrador” solo per fare un esempio – e, a parer mio, se sistemate, avrebbero reso il tutto vagamente più fluido) è buono.

In conclusione:

Le atmosfere, le suggestioni e i personaggi sono tutti in linea con il genere thriller e contribuiscono attivamente per rendere il racconto di Davide Schito un buon racconto sotto moltissimi punti di vista. Il racconto non deluderà quindi gli amanti del genere!

 

 

Il bambino bugiardo

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Titolo: Il bambino bugiardo

Autore: S. K. Tremayne

Editore: Garzanti

Anno: 2017

Pagine: 294

Genere: Thriller

Prezzo: 16,90 euro per il formato cartaceo – 9,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7/8

SINOSSI:

La vetrata del grande salone si affaccia sul mare della Cornovaglia. Mentre osserva le onde infrangersi sulla scogliera, Rachel si guarda intorno. Stenta ancora a credere che quella sala e l’intera tenuta di Carnhallow siano sue. Si è finalmente gettata alle spalle la sua vita tormentata grazie al matrimonio con David, un ricco avvocato, e al rapporto speciale che ha con il figlio di lui, Jamie, un bambino timido e silenzioso, segnato dalla tragedia della morte della madre, due anni prima. La donna è rimasta vittima di un terribile incidente nelle miniere sotterranee su cui si erge Carnhallow e il suo corpo non è mai stato ritrovato. Rachel si affeziona al piccolo come se fosse suo. Ma improvvisamente il comportamento del bambino diventa molto strano. Comincia a fare sogni premonitori e dice di sentire la voce della madre che lo chiama dal labirinto di cunicoli sotterranei. Finché un freddo pomeriggio d’autunno, mentre lui e Rachel sono soli sulle scogliere, le rivela: «Tu morirai il giorno di Natale». Un tarlo comincia a scavare nella mente di Rachel. Cosa è successo due anni prima? La madre di Jamie è davvero morta? Perché David si rifiuta di parlarne con lei? È possibile che il marito di cui è tanto innamorata le nasconda qualcosa? Dicembre si avvicina e Rachel sa che deve scoprire la verità, e in fretta, perché ogni angolo della sua nuova casa nasconde un pericolo mortale. 

LA RECE DELLA KATE:

Lei, proprio lei, la signora di Carnhallow.

Lei, proprio lei, moglie di uno dei più famosi e apprezzati avvocati di Londra.

Lei, proprio lei, immersa nel cuore più meraviglioso e tenebroso della Cornovaglia.

La sua vecchia e cupa vita? Solo un ricordo. Doloroso, certo, ma solo un ricordo. Adesso Rachel è qui, insieme a David e Jamie, il suo nuovo figlio. Figliastro. Figliastro rimasto orfano di madre dopo che lei – bellissima, dolcissima, perfettissima Nina – è morta cadendo nel pozzo di una delle tantissime miniere della Cornovaglia. Ma niente paura, Rachel sarà all’altezza; saprà essere una matrigna inserita nel suo ruolo, una padrona di casa efficiente e una moglie premurosa. Ce la farà.

E ce la mette tutta, la nostra Rachel; giorno dopo giorno dopo giorno, su quelle strade strette e tortuose, tra le curve e le rocce, tra il freddo e la pioggia, tra la nebbia e quella grande casa che sembra scacciarla più che accoglierla, ce la mette davvero tutta per non sentire quelle voci, per non dare peso a Jamie e ai suoi farneticamenti, per non vedere Nina ovunque. Nina è morta, Rachel. Nina è morta. Se lo ripete, Rachel. Eppure qualcosa non quadra, Jamie è sempre più preda delle sue ossessioni e lei rischia di scivolare in qualcosa di oscuro e pericoloso che si perde tra le pieghe del passato e tra le pieghe di un matrimonio forse solo apparentemente felice.

Perché gli ho dato 7/8?

Il libro, ragazzi, è bellissimo.

Fino alla fine.

Poi la fine rovina tutto.

Amen.

E allora perché gli ho dato 7/8?

Vabbè, perché tutto il resto era molto molto figo, no?

Non posso fare finta di niente, non io. 300 pagine in due sere non posso lasciarle andare con un’alzata di spalle. Questo thriller è quello che io cerco per una calda serata estiva. Voglio questo, e l’ho trovato. Vedo adesso che costa un botto, spero di non averlo pagato così ma non credo. Credo fosse in offerta da qualche parte. No, dieci euro non li vale, probabilmente. La prossima volta scrive poi un finale diverso.

Ma l’ambientazione!

L’ambientazione!

Questa Cornovaglia è cupa, terrificante, piena di vento, di rumori. C’è odore di mare, di polvere, di metallo. E la villa, la villa! Grande, silenziosa, scura, immersa nel bosco, matrigna. Una casa scura e priva di luce, troppo grande per i suoi pochi occupanti. Si sentono i passi rimbombare, le voci perdersi dietro l’angolo, le luci si spengono all’improvviso, il vento ulula.

Rachel e Jamie sono INSUPERABILI, la tensione a tratti è quasi insopportabile.

Io ho trovato questo romanzo – escluse le ultime boh… cinquanta pagine – davvero una genialata pazzesca. Era da tempo che non leggevo così furiosamente e che non sentivo quel friccicorio al cuore. Era da tempo che non sentivo quel senso di completezza e di vero contatto con il libro.

Oh.

Io ve lo dico: talvolta con i thriller psicologici io sono un po’ “grezza”; so che a volte mi piace della roba che per gli altri è spazzatura. Quindi leggete bene la sinossi, scaricate – se potete – l’anteprima e via che si va.

Ma davvero… io mi sono divertita da matti.

IN CONCLUSIONE:

Ambientazione molto furba e molto studiata, adattissima a un thriller psicologico di questo stampo e personaggi principali molto ben strutturati, particolarmente la protagonista femminile (Rachel) e il figliastro (Jamie).

Finale molto banale e molto deludente che fa lo stesso effetto di qualcuno che ti stacca la spina della televisione mentre stai guardando l’ultima puntata della tua serie preferita. Una specie di coito interrotto dell’hype, per intenderci.

Del resto (ve lo devo dire?) è un thriller psicologico e non un horror, quindi… insomma, vi sto già dicendo tanto.

Se vi ho un pochino incuriosito e amate un certo genere di ambientazioni, andate a dargli un occhio. Io credo che sia davvero il top per queste serate!

L’inconsistenza del diavolo

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Titolo: L’inconsistenza del diavolo

Autore: Daniele Picciuti

Editore: Golem

Anno: 2017

Pagine: 248

Genere: Thriller

Prezzo: 9,90 euro per il formato cartaceo – 2,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Maura Allegri è una giornalista “ribelle”, vorrebbe trattare articoli importanti e di rilevanza sociale e non sottostare alle direttive del suo capo, che invece le chiede solo articoli di sicuro impatto sul pubblico. Quando, in metropolitana, Maura si imbatte in un uomo inquietante con la bocca storta e un atteggiamento che lo fa apparire come un pedofilo, decide di seguirlo fino a una fabbrica abbandonata della periferia romana. Inizia cosi una sorta di discesa agli inferi, un incubo che sembra non avere fine, dove i fantasmi del passato si intrecciano con l’orrore del presente ed emerge la consapevolezza che il “diavolo” che “una misteriosa setta” cerca di evocare non esiste, perché il diavolo è in ognuno di noi, la sua “materializzazione” non è che una scusa per poter fare del male al prossimo.

LA RECE DELLA KATE:

La Allegri non si arrende facilmente; troverà lo scoop per quel rompiscatole del suo capo. Ma forse dopo. Dopo che avrà seguito quell’uomo orribile incontrato sulla metro. Perché Maura segue uno sconosciuto? Perché ha visto il male nel suo sguardo, ecco perché. Ha visto dolore, morte, corruzione. Ha visto un porco che si eccita se si parla di bambini.

Dove vai, porco? Dove stai andando? Dov’è il tuo porcile?

Non sta a guardare, Maura, perché è una professionista, certo, ma è anche e soprattutto una donna. Qualcosa di più grande la spinge a seguirlo.

La fabbrica abbandonata alla quale arriva le dà i brividi, ma è ciò a cui assiste a toglierle definitivamente il fiato dalla gola: non è sola. C’è una giovane donna che viene violentata sotto i suoi occhi e c’è una bambina molto piccola.

Così non va bene, dove è finita? Chi è quella gente?

La notte di Maura è infinita. Il tempo diviene un concetto astratto, la luce del cielo un sogno lontano, la carezza del vento un desiderio inesprimibile. Per lei solo orrore, segreti e verità che vengono a galla da un passato torbido e lontano, doloroso come una stilettata al cuore.

In questa lunga notte la storia di semplici malviventi alla ricerca di piacere e di soldi facili si intreccia con la storia di ben altro genere di uomini; adoratori di Satana, distillati del Male, ricercatori di dolore e sofferenza.

Al centro di questo girone infernale fatto della stessa materia di cui è fatto il male, una delle reliquie più famose della storia del mondo: la Lancia del Destino.

Perché gli ho dato 8?

Doveva essere un 7. Poi niente… poi gli ho dato 8.

Il fatto è che sono abbastanza stanca di parlare di sette e di diavoli. Sarà che da credente e praticante è un argomento che mi mette sempre abbastanza di cattivo umore, sarà che davvero ne abbiamo lette di cotte e di crude in questi anni. Comunque, poi, ho deciso di tenere per me le mie valutazioni intime e personali e “premiare” comunque un lavoro che, di per sé, è molto ben fatto e che presenta secondo me solo alcune debolezze di linguaggio (alcuni termini qui e lì stonano molto inseriti nel loro contesto) e stilistiche (ho odiato la voce che lei sente nella sua testa, la classica “coscienza” che per me ha sempre poca credibilità e toglie ritmo).

L’inconsistenza del diavolo ha invece molti punti di forza, tra i quali un personaggio femminile molto ben tratteggiato (già in un’altra recensione avevo parlato dell’abilità di Picciuti nel parlare di donne, mi sembra) e un paio di colpi di teatro ben riusciti. Io, se non altro, non ci ero arrivata. E dire che di cose ne leggo. Ultimi capitoli quindi molto ben fatti che riescono a “svegliare” il lettore e a fornirgli l’ultima botta di adrenalina che serve per arrivare alla fine col giusto fiatone e per chiudere il romanzo con la giusta dose di soddisfazione. Un po’ meno incisive le ultimissime pagine (l’epilogo, insomma) che, se pure non mi hanno fatto impazzire, mi fanno sperare – se non altro – in un seguito. Io e Maura abbiamo un conticino in sospeso, spero bene non finisca qui.

IN CONCLUSIONE:

In conclusione, se pure ormai io sia stanca della troppa violenza e il tema Satana non sia più propriamente nelle mie corde, l’ultimo romanzo dell’amico Daniele offre vari spunti di riflessione sull’essenza del Male nelle nostre vite moderne e si offre al lettore come un thriller ben fatto, adrenalinico e avvincente così come dovrebbe essere.

Molto carino il formato del cartaceo, piccolo e compatto, copertina solida e pagine che non si staccano anche se il libro viene un po’ maltrattato. Immagine di copertina così così e foto dell’autore decisamente da rivedere. Diamo importanza anche alle piccole cose, suvvia!

 

Il buio dentro

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Titolo: Il buio dentro

Autore: Antonio Lanzetta

Editore: La corte

Genere: Thriller

Anno: 2016

Pagine: 285

Prezzo: 16,90 euro in formato cartaceo – 7,99 in formato digitale

Il voto della Kate: 8+

SINOSSI:

Il corpo di una ragazza viene ritrovato appeso ai rami di un albero. Il filo spinato scava nei polsi e nella corteccia di un vecchio salice bianco. Le hanno tagliato la testa e l’hanno lasciata sul terreno solcato dalle radici, gli occhi vuoti ora fissano quelli di Damiano Valente. Lui è lo Sciacallo, un famoso scrittore specializzato nel ricostruire i casi di cronaca nera nelle pagine dei suoi libri. Nessuno conosce il suo aspetto, e per Damiano questa è una fortuna: il volto deturpato da cicatrici e quella gamba spezzata che si trascina dietro come un fardello non sono trofei che gli piace mettere in mostra. Lo Sciacallo è un cacciatore che insegue nella morte le tracce lasciate dall’assassino della sua amica Claudia. Un omicidio avvenuto nell’estate del 1985, quando lui era solo un ragazzino con la passione per la corsa e amici in cui credere. Un omicidio che gli ha cambiato la vita. Trentuno anni dopo, Damiano ritorna ai piedi di quel maledetto salice bianco, per dare una risposta a quella sua ossessione che come una ferita pulsante gli impedisce di andare avanti. Con lui ci sono gli amici di un tempo, le cui esistenze si intrecciano inesorabilmente nella dura e cruda scoperta della verità, portandoli a rivivere le emozioni di una folle estate che ha segnato le loro vite per sempre.

LA RECE DELLA KATE:

Questa storia comincia nel 1985, prima che Claudia venisse uccisa, prima che Damiano avesse l’incidente, prima che tutto andasse in malora. E se si dovesse per forza dire cosa di preciso ha fatto andare tutto in malora, forse non si riuscirebbe. Evento dopo evento dopo evento dopo evento. Anche tornando indietro, anche facendo piccoli passi indietro, non si riuscirebbe a scovare il bandolo della matassa.

Ma prima della fine c’è una vita, seppur breve.

Un pezzo di vita durante il quale Claudia, Damiano, Flavio e Stefano sono stati felici. Insieme. Un pezzo di vita durante il quale Damiano era felice di correre sulla sua bicicletta. Brevi pezzi di vita durante i quali Flavio si dimenticava di essere un orfano.

La caldissima campagna salernitana, secca e appiccicosa, guardava con benevolenza queste quattro giovani e impetuose vite. Accoglieva i loro passi, i loro scherzi, le loro grida, i loro pensieri. I loro segreti. E attendeva la fine.

Poi solo morte.

Stacco.

Avanti veloce.

Damiano non corre più in bicicletta. La vita ha fatto di lui un uomo molto diverso da quello che era un tempo. Ora, di lui, è rimasto solo un involucro malconcio e una mente sin troppo brillante. Scrive, Damiano, perché combattere il crimine non può, il suo corpo glielo impedisce. L’occhio lacrima continuamente, il dolore alla gamba è fortissimo e continuo, è completamente schiavo della morfina. Allora Damiano scrive, scrive e scrive.

Stacco.

Damiano alza gli occhi. Si chiama Elina.

Si chiamava Elina.

Adesso di lei è rimasto ben poco. Il corpo appeso a un ramo per i polsi, la testa staccata posata a terra. Tagli e morsi e segni. Giovanissima, denutrita. Così simile a Claudia da far girare la testa.

Il passato ritorna, la bile risale lungo la gola, bruciando tutto. Non si può dimenticare. Chi volta la testa per non vedere verrà decapitato.

Perché gli ho dato 8+?

Ho atteso di capire cosa ne fosse di questo romanzo.

Ho atteso, atteso e ancora atteso.

Poi, non ho potuto attendere di più. Le recensioni positive aumentavano, i commenti entusiasti crescevano, i fans di Lanzetta spuntavano come funghi. E io? Cosa ne sarebbe stato di me? Avrei continuato ancora a lungo a essere scettica? Ok, scettica sì, ma pazza no. Leggere è tutto ciò che fa di me quella che sono. Il mio senso critico è il mio perimetro. Dovevo leggerlo.

Faccio una premessa: non amo moltissimo i romanzi che alternano presente e passato. Ma perché? Perché bisogna farlo bene, e in pochi sanno farlo bene. Non si può confondere il lettore ma non si può nemmeno scivolare sulla banalità, altrimenti il lettore non sarà confuso, d’accordo, ma sarà annoiato; che è peggio.

Lanzetta utilizza questo espediente narrativo, passando dal 1985 al 2016 con estrema abilità avendo cura, tra l’altro, di cambiare POV (punto di vista) permettendo così al lettore di acquisire, pagina dopo pagina, tutte le nozioni che gli sono necessarie. Il narratore è sempre esterno e onniscente, ma ponendosi a fianco di due personaggi diversi a seconda del periodo storico, ci permette di avere un quadro generale della situazione piuttosto chiaro e sfaccettato.

Sono una lettrice (quasi)onnivora, vorace e piena di pretese. Ma sono anche una blogger curiosa. Io le domande me le faccio di default, leggere e basta non mi interessa. Ho concluso questo romanzo, ho socchiuso gli occhi e ho pensato: “Perché questo libro sta avendo tanto successo? Cosa fa di un libro un libro di successo? Perché verrà tradotto questo e non un altro?”

Sapete cosa? Lanzetta ha giocato in casa, ambientando il suo Il buio dentro nel sud Italia, e ha fatto bene. La profonda conoscenza del territorio e del suo popolo ha reso il romanzo e i personaggi assolutamente credibili, allontanando il rischio di creare macchiette su macchiette. Pur caratterizzando così tanto il romanzo, però, è riuscito a dargli un respiro molto ampio, molto internazionale. E’ riuscito a non tagliare fuori tutti quelli che quel territorio lo conoscono solo dai tiggì che vomitano tragedie e brutture. Mi ha ricordato un vecchio Ammanniti, talvolta. Quello che piaceva a me. E’ riuscito a fare di un thriller non solo un thriller ma un incontro di vite e di storie e di dolori e di vissuti. E’ un thriller che nella vita vorrebbe anche fare altro. Così sembra.

La GRANDE conoscenza della materia thriller, dei suoi tempi, dei suoi ritmi e delle sue regole rendono quindi questo romanzo consigliabile anche a chi pensa che un grande thriller debba per forza essere ambientato in una grande città americana. Scettici, a me.

Anzi.

A Lanzetta.

Forza.

La corte editore fa sempre delle cover carine. Questa, però, a me fa passare la voglia di leggere.

The gift

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Titolo: The gift

Autore: Rebecca Daniels

Editore: Dunwich

Anno: 2017

Pagine: 226

Prezzo: 12,90 euro per il formato cartaceo – 3,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Katie Corfield ha un dono: riesce a entrare nella mente delle persone in coma, a guidarle in sogno e infine a riportarle in vita. Con l’aiuto di Matt O’Brien, suo amico e assistente, è riuscita a salvare molte persone. La fama è però un’arma a doppio taglio e Katie lo scopre sulla sua pelle quando viene rapita dal boss Alexander Mancini. L’uomo, incurante delle guerre tra clan che stanno dividendo Boston, ha il solo obiettivo di salvare il figlio Daniel, caduto in coma dopo un tentato omicidio. Mentre Katie è costretta a intervenire da sola in una situazione in cui fallire equivale a morire, Matt cercherà in tutti i modi di raggiungerla nel disperato tentativo di salvarle la vita. Rischiando di perdere se stessa nei violenti ricordi di Daniel Mancini, Katie scoprirà che l’aggressore del giovane è molto più vicino di quanto creda.

LA RECE DELLA KATE:

Dal giorno dell’incidente niente per Katie più è stato come prima. Probabilmente il suo carattere è cambiato drasticamente, trasformandola in una donna rigida e poco incline al contatto fisico, seriosa e timida. Ma Katie, proprio grazie a quell’incidente stradale, ha sviluppato un dono a dir poco incredibile: riesce a risvegliare le persone dal coma. Come ci riesca non lo sa nemmeno lei, ma ci riesce. Si mette a fianco della persona addormentata, chiude gli occhi e… si addormenta di botto. Entra nei sogni del malato e tenta di riportarlo in superficie, tenta di riportarlo indietro. La percentuale di successi è del 100%. Katie è conosciuta da molte persone e tollerata dai medici che, pur non capendoci proprio niente (da bravi scienziati) non possono però che alzare le mani davanti a quella serie di risvegli inspiegabili ma molto più che reali.

E il romanzo comincia proprio in medias res, con Katie e l’amico Matt (un tostissimo e credo bellissimo irlandese) dentro ai sogni di una ragazza molto giovane vittima di un incidente stradale. Un altro successo. Ma se Katie non chiede tributi, la sua mente ne chiede molti, moltissimi. Katie è stanca, spenta, i suoi sogni sono sempre più brutti, le sue notti sempre più agitate. Salvare il prossimo è sempre un dispendio di energie al di sopra delle sue possibilità. Ma per fortuna c’è Matt, amico fedele e collaboratore instancabile che ha come compito quello di accompagnare Katie nei sogni e tenerla “legata” al mondo esterno, al mondo vero, per impedire che la ragazza venga fagocitata dai sogni e dai mondi altrui.

Un dono del genere fa gola a molti. Sicuramente fa gola a Mancini, boss mafioso potente e senza scrupoli che rapisce Katie e la porta in un rifugio segreto ai margini della città. Suo figlio è in coma. Katie deve a tutti i costi riportarlo in vita. Se non lo farà, morirà.

Una corsa contro il tempo, una lotta contro il suo fisico e la sua mente. Un viaggio incredibile dentro la psiche umana.

Perché gli ho dato 8?

Gli ho dato 8 perché, nonostante alcuni difetti (io l’ho trovato eccessivamente verboso) The gift è un romanzo in bilico tra thriller e paranormal che mi ha inchiodato alle sue pagine.

Come dicevo sulla pagina Facebook del blog (l’avete piacizzata? No??? Vi muovete???) molto prima di rendermene conto ero già arrivata al 40%. Poi, in un altro boccone, ero all’80%. Poi, a malincuore, ho dovuto leggere le ultime pagine.

Katie non è certo di una simpatia travolgente, ammettiamolo. Ombrosa e tristanzuola, non molto ricettiva verso il bel Matt, non è proprio una fucina di battute scoppiettanti e dialoghi brillanti. A fare il possibile ci prova Matt, ma soprattutto il pericoloso boss Mancini che, non si sa bene come, alla fine riesce a risultare più simpatico degli stessi protagonisti. Proprio lui, il villain di turno. Ma forse non c’è molto di cui stupirsi. Spesso i cattivi si trovano ad avere più fascino dei buoni, a essere più tridimensionali.

Probabilmente avrei fatto a meno di qualche passaggio e di qualche personaggio, ma sono piccole cose che non vanno assolutamente a inficiare una storia che è comunque molto coinvolgente. The gift si legge in un fiato, pagina dopo pagina, anche quando si è ormai stanchi, anche quando l’ora della sveglia si avvicina, anche quando gli occhi minacciano di chiudersi. E’ un viaggio dentro la mente umana, un curioso trattato di parapsicologia, una storia di amicizia, un thriller piuttosto serrato. Se la descrizione degli ambienti e alcuni dialoghi non risultano proprio indimenticabili, i personaggi (anche quelli molto secondari come la mamma di Matt) sono però sempre a loro modo azzeccati e funzionali (anche se gli amici di Matt… insomma… anche di loro avremmo forse fatto a meno pur comprendendo la loro funzione nel contesto).

Se amate il thriller e non disdegnate il paranormal… leggetelo.

In ogni caso, però, leggetelo.

Anche se non vi piace il paranormal. Il thriller vi piace, ne sono sicura. Magari pensate che sia una cosa troppo astrusa per voi. Ripensateci. Scaricate l’anteprima e dategli una possibilità.

E poi… ehi… non vi fidate di me?

😉