Seduttore dell’ordine (Non è il mio tipo vol. 1)

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Titolo: Seduttore dell’ordine

Autori: Pamela Boiocchi e Michela Piazza

Editore: Self

Anno: 2017

Pagine: 115

Genere: Romance / Chick lit

Prezzo: 0,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Priscilla non ha più certezze: il brillante fidanzato l’ha tradita e la professione di fotografa la fa sentire poco apprezzata.
L’unica cosa di cui è sicura è di non voler avere niente a che fare con Bjorn: un uomo troppo attraente per potersene fidare, con l’aspetto di un vichingo, la spavalderia di un pirata e – per di più – tutore dell’ordine. 

Ma nella magica e selvaggia natura di Lanzarote, ogni regola perde di significato…
E se l’isola le sussurra di seguire il proprio cuore, Priscilla avrà il coraggio di ascoltare?

LA RECE DELLA KATE:

Lanzarote accoglie il cuore in frantumi della povera Priscilla, giovane fotografa vittima di tradimento da parte del suo convivente. Ma non sarà solo la bellissima isola ad accogliere la ragazza, ma anche Bjorn, meraviglioso e scultoreo tutore dell’ordine (ed ecco il gioco di parole del titolo che, nonostante tutto, non mi piace) che si occuperà in molti modi (!!!) della sua anima ferita.

Priscilla ha un ego piccolo come la capocchia di uno spillo e il morale a terra; come è stato possibile? Perché il suo fidanzato non le ha parlato? E’ vero, lei lavora molto e forse mette l’apparecchiatura fotografica al primo posto ma… davvero l’unica soluzione è trovarsi un’altra donna?

Il passo successivo è presto fatto: tentare di darsi la colpa per ciò che è successo.

Ma le amiche storiche di Priscilla (le zingare) non glielo permetteranno di certo, ed ecco infatti che la caricano sopra a un aereo e la trascinano nella casa di famiglia di una di loro. Natura, relax, tanto buon cibo e un po’ di drink riusciranno a sciogliere le sue resistenze e rigidità, trasformandola in breve tempo in un’isolana sensuale e perfetta!

Perché gli ho dato 7?

Che le due amiche Michela e Pamela abbiano una sana passione per i romance piccantini non è una novità; le loro menti brillanti e le loro penne hanno dato vita a cose molto carine e godibili che io ho letto e già recensito per voi. In particolare mi piace ricordare uno dei primi esperimenti, se non proprio il primo: Napoli-New York un amore al peperoncino un romanzo breve che mi ha conquistata, come spesso accade quando il cibo viene inserito tra le righe e funge da sexy-accompagnamento alla lettura. Datemi del cibo e io sarò felice, insomma. Al di là dei miei gusti personali e provando a guardare la cosa con un occhio esterno e distaccato, quello è REALMENTE un buon chick lit. Io credo, infatti, che ogni romanzo debba essere valutato sulla base del suo progetto di appartenenza. Un romance breve è un romance breve. Non sarà mai un classico della letteratura moderna e nemmeno un saggio a sfondo storico. E’ intrattenimento e divertimento. E Michela e Pamela questo fanno: divertono e intrattengono.

Questo ultimo lavoro non fa eccezione: Seduttore dell’ordine combina alcuni elementi sempre vincenti (tradimento-fuga-gran bel figo) con un ambiente da favola (Lanzarote) che rimanda alla mente della lettrice (o del lettore, why not?) posti incantevoli, pelle abbronzata, odore di olio al cocco e sapore di drink un po’ troppo carichi. Se poi, come ciliegina finale, ci piazziamo sopra una divisa da poliziotto, io credo che il gioco sia presto fatto, soprattutto per un certo target di lettrici (che, diciamolo, sono anche le uniche che leggono ancora qualcosa, in Italia).

Le due autrici sono state quindi sicuramente abili nel ricercare ancora una volta (dopo il cibo e Napoli) altri stereotipi (o, se vogliamo, archetipi) che fanno centro nel lettore.

IN CONCLUSIONE:

Se volete passare due o tre ore in buona compagnia, divertirvi, rilassarvi e leggere qualcosa che stuzzichi la vostra fantasia, scaricate immediatamente questo ebook. Non attendete nemmeno un secondo.

E’ scritto con cura, presenta pochissimi refusi (si contano sulle dite di una mano… capita) ed è scritto con divertimento e amore. Di questo sono più che certa.

Buona lettura piccantina  😉

Uhm… la cover non mi piace affatto. Ma questi sono affari miei e solo miei. Mi piace invece Bjorn… si potrebbe avere?

Il gioco della bottiglia

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Titolo: Il gioco della bottiglia

Autore: Pietro Gandolfi

Editore: Vincent Books

Collana: Miskatonic

Anno: 2016

Pagine: 33

Prezzo: 4,90 euro per il formato cartaceo acquistabile a questo link o direttamente presso la sede della Miskatonic University di Reggio Emilia

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Ogni cittadina, anche la più insignificante, ha la propria, piccola leggenda. Molte volte, questa leggenda fa paura. Ma a Serenity la paura non è sufficiente per tenere lontani dei ragazzi annoiati dalla casa di Alice Hill, conosciuta anche come “la strega”. E non è solo la noia a guidare le loro azioni, ma anche un futuro privo di prospettive e le pulsioni dei loro giovani corpi. Il sesso. Quella è sempre una buona ragione. Ma quali segreti nasconde la casa sulla collina? Abbastanza per dare un senso a una vuota notte d’estate? O forse un’intera esistenza? Delle giovani vite verranno messe di fronte a tremende realtà, talvolta inspiegabili, tutto per partecipare a uno stupido gioco. Fate girare la bottiglia, ragazzi. A chi tocca?

LA RECE DELLA KATE:

Io lo so com’è la vita di provincia.

Io so cosa succede in certi paesini.

Io, in uno di quei paesini, ci vivo.

Uno di quei paesini che voi superate in auto per andare in qualche città più famosa, magari Bologna, magari Ferrara o Ravenna. Uscite dall’autostrada perché c’è troppo traffico, fate le strade basse, passate attraverso questi paesini e storcete la bocca. Chi mai, buon Dio, potrebbe vivere qui?

Io. Io ci vivo. Nonostante anche questi micropaesi ai margini delle città si stiano ingrandendo (i ricchi ci vengono a fare le case di campagna, qui) il senso di soffocamento generico non accenna a svanire. Pensare che quindici chilometri più in là c’è la città con le strade, le auto, i bus grandi, una stazione dei treni, una piazza Unesco e la vera vita un po’ fa incazzare. Ma tant’è.

Il senso era che io so che vita si fa a Serenity. Una non-vita per la quale l’unico rimedio sono alcool e droga. Rimedi effimeri per una vita effimera che genera nemmeno ribelli, che la ribellione almeno sarebbe inventiva e voglia di vivere,

ma solo il nauseato prodotto di una società stanca, anch’essa priva di prospettive.

Serenity è un altro buco di culo, l’ennesimo luogo non-luogo nel quale i ragazzi finiscono per affogare e nel quale, irrimediabilmente, ogni sogno svanisce per sempre lasciando spazio a noia, abbandono e rabbia.

E questa sera, che si fa?

Questa sera Eric e la sua banda di scalcagnati giovanotti vanno a visitare la casa di Alice Hill. La casa infestata. La casa della strega. Alice Hill la strega, Alice Hill cacciata dal paese perché diventata troppo strana, Alice Hill forse uccisa dagli stessi abitanti di Serenity. Sì, andranno a visitarla, e ci andranno pure dentro, a giocare.

A cosa?

Alzi la mano chi, negli anni novanta, non ha mai giocato al gioco della bottiglia.

Nah, non guardate me, per carità. Io ero brutta e grassa, io ero come Matt, la sfigata, quella che se la bottiglia si ferma e indica lei, proprio lei, gli occhi di tutti si volgono verso l’alto. Ci siamo capiti. Quindi no, non guardate me, che pure ci ho giocato ma senza divertirmi molto. Guardate invece Christina, la bella del gruppo. Un seno da perderci la testa, una pelle morbida come velluto, curve da calendario. Lei è la donna del boss, la donna del capo. Quella, insomma, che ci va a letto.

E così sono nella casa, una casa da ricchi, da persone agiate. Un bel pianoforte, un bell’orologio. Una casa grande che mai, nonostante l’abbandono, è stata depredata. Strano, no?

E il gioco comincia, nel buio della casa. Gli occhi si chiudono. I respiri si mozzano “Con lui no… con tutti tranne che con lui… tipregotipregotiprego!“. Invece è proprio lui, Matt. Quello senza fisico, quello che nessuno vuole, quello che alla sera si guarderebbe anche un bel film seduto sul divano di casa, ecco.

Invece no.

Invece è lì.

Ha scelto, Matt, di essere lì.

Perché non ha detto “No”? Perché non si rifiuta di mettere in scena ogni sera quella commedia? Perché, anche se trova tutto abbastanza squallido? Matt non è una vittima, guardate me. Concentratevi su di me. Matt ha compiuto la sua scelta.

E così ora si trova lì, con la sventola del gruppo. Dovrebbero… be’, sì, in teoria dovrebbero fare sesso, in quella stanza. La bottiglia si è fermata prima su di lui e poi su di lei. Si sono alzati e sono usciti per appartarsi. Ma chiaro, lei mica vuole davvero fare sesso con lui. Non scherziamo. Ma Matt, adesso, qualcosa pretende. Almeno nuda. Almeno una sega. Qualcosa vuole, se non tutto. Tutto non può avere, è troppo brutto e sfigato, ma almeno il minimo sindacale, caspita, quello sì. Glielo deve. Il corpo di Christine è una meraviglia.

Finché è ancora tutto intero.

Perché gli ho dato 8?

Gandolfi, signori, è un f o l l e.

Gandolfi prende l’horror e ne fa polpette.

Lo trita, lo strizza, lo macera, lo plasma.

Gli piacciono certe ambientazioni americane classiche, certi paesini sperduti e piccini con questi giovani annoiati e depressi, con la coscienza ridotta a un flebile lumicino e le palle rotte dal non far nulla.

Gli basta la base, le prime pennellate, il primo colpo d’occhio.

Da lì in poi è tutta in discesa. Tanto sesso, un pizzico di splatter, il sangue che non è quello che si vede ma quello che si annusa, la cattiveria e l’avidità umana, che quella è ancor più temibile di ogni mostro e quel vedo-non-vedo tanto caro a noi amanti dell’horror.

Dov’è il mostro, Gandolfi?

Dove ce lo stai nascondendo?

C’è… c’è.

È lì, nell’ombra, proprio dietro di voi. Grande grande, immobilizza gli arti, ghiaccia il cuore, fa tremare tutto.

È lì, nell’ombra, splendido alleato, incredibile divoratore di gioia e di speranza e di futuro.

Il gioco della bottiglia è un omaggio a tutti i fedelissimi di Gandolfi che troveranno, in questo piccolo e breve gioiello, ancora una volta il mondo, il loro mondo, quello che amano, fatto di durezza e crudeltà, di un horror senza compromesso e senza parafrasi.

Buona lettura, bimbi.

E ricordatevi di non bullizzare mai nessuno.

Non è saggio.

Il mio lato proibito

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Titolo: Il mio lato proibito

Autore: Pamela Boiocchi e Michela Piazza

Editore: Delos Digital

Anno: 2016

Pagine: 65

Prezzo: 2,99 euro in formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Elisa è gentile e affidabile, ma si sente oppressa dai doveri; Juan è scanzonato e seducente, ma nasconde un segreto. Coinvolti in un’avventura che li condurrà attraverso le meraviglie del Costarica – calde pozze termali sperdute nella foresta, vulcani attivi e nidi di tartarughe – Elisa e Juan impareranno a lasciar cadere ogni difesa e ad ammettere che gli opposti si attraggono.  Una storia romantica e sensuale che invita a riscoprire e ad assaporare la parte selvaggia che si cela in ognuno di noi.  

LA RECE DELLA KATE:

Dopo aver letto e recensito con gioia e divertimento i loro due precedenti lavori da self (qui la recensione al primo e qui la recensione al secondo) entrambi molto romantici e volutamente… piccanti, non potevo resistere al fascino di un racconto breve scritto ancora a quattro mani dalle mie autrici a tinte rosa preferite, cercando con tutta me stessa di andare oltre quella cover che davvero (ma davvero!) non si può vedere. E qui ci sarebbe da aprire una parentesi lunga e noiosa, critica e aspra, piena di borbottamenti e considerazioni tra lo snob e il bigotto. Ma, poiché vi amo, passerò oltre e lascerò a voi e alla vostra immaginazione le riflessioni che seguirebbero tornando a bomba sull’argomento che davvero ci interessa: il racconto, perbacco!

La nostra protagonista è Elisa, un’impiegata seria e molto precisa, ligia al dovere e amante delle cose fatte per bene, alla vecchia maniera. Le piace essere organizzata e programmata, ordinata e affidabile. Le piace essere così sul lavoro ma anche nella sua vita privata, che programma e scandisce con precisione chirurgica. Elisa è una di quelle persone che, per stare bene, ha bisogno di sapere esattamente cosa accadrà, come e quando. Io la capisco perfettamente perché, pur essendo disordinata dentro, ho però bisogno che almeno alcune cose della mia vita siano ferme e stabili. Gli orari, ad esempio. Amo essere puntale e amo che gli altri siano puntuali con me. Amo pranzare e cenare alla stessa ora. Mi adatto con fatica a ritmi diversi dai miei.

Quindi ho capito molto bene lo stato d’animo di Elisa nello scoprire che la vacanza che aveva programmato con la sua amica in Costa Rica (che per quanto mi riguarda è scritto staccato e non attaccato!) sta per saltare a causa di… un uomo! L’amica infatti non se la sente più di partire e lascia Elisa sola e con una domanda atroce: rinunciare al viaggio o partire lo stesso ma da sola?

Elisa alza il mento e decide di partire. Attende da troppo tempo quel momento di relax e non ha nessuna intenzione di rinunciarvi.

Quella terra calda ed esotica la accoglie sfoggiando per lei i migliori colori, suoni, odori. Possiamo vedere il rigoglio delle piante, possiamo udire il canto degli uccelli, possiamo sentire l’odore del mare, pungente e avvolgente. Elisa è felice, finalmente libera, quasi ebbra di una felicità che le sembra di non aver mai sperimentato. Ma quando i suoi occhi incrociano quelli del suo autista, Juan, capisce che quella vacanza sarà molto, molto speciale e decisamente indimenticabile.

La pelle ambrata del ragazzo e i suoi occhi, così profondi e belli, catturano l’attenzione di Elisa che, almeno per una volta, decide di mandare all’aria tutto e dimenticarsi ogni cosa, anche di essere quella che è: una tranquilla impiegata italiana, precisa e affidabile. Si lascia trasportare dalla musicalità della voce di Juan, dal colore inedito dei suoi occhi, dalle sue mani gentili ma decise. Vuole solo vivere il momento, lasciarsi andare e vivere la vita così come andrebbe vissuta. Tra vulcani e tartarughe, tra cibi speziati e incanti del mare Elisa riuscirà a far emergere la parte più vera di sé scoprendo anche molte cose di Juan, quel ragazzo allegro e vivace ma dal passato doloroso.

GLI HO DATO 7 PERCHÉ…

Il mio lato proibito ha una cover e un titolo un po’ troppo ammiccanti (ma non è colpa delle autrici) che mal riflettono lo spirito invece di un racconto che ha sicuramente delle sfumature erotiche senza però trascendere mai nel volgare. E io, questo, l’ho molto apprezzato (ma non avevo dubbi, conoscendo le due autrici!).

Elisa, la protagonista femminile, è in gamba, moderna, non ha paura di dire la sua e di risultare aggressiva o scontrosa. Ci tiene, invece, a conservare la sua dignità. Una donna, insomma, come piace a noi!!!

Juan, il protagonista maschile, rischia a volte di inciampare nel caricaturale, ma sono brevi scivolate che accettiamo con un sorriso, ammaliate a nostra volta dalla sua latinità e dal suo fascino innegabile. L’idea di infilare le mani in mezzo a quei riccioli un po’ selvaggi, diciamolo, ci fa leccare i baffi. Ne esistessero davvero, di autisti così, ci sarebbe da prenotare un viaggio in Costa Rica proprio a d e s s o!

Per quello che mi riguarda il racconto risulta un filino troppo corto, e la sua brevità incide a mio parere sul ritmo generale, tutto sbilanciato verso l’inizio e orfano invece di un finale appena più argomentato e complesso che rimane però molto dolce e che regala più di un sorriso.

Ma – lo ammetto – probabilmente a parlare non è la Kate beta reader ed editor ma la Kate che vorrebbe che le belle letture non finissero mai  😉

Nel complesso Il mio lato proibito conferma lo spirito birichino e divertente delle due autrici che, per quanto mi riguarda, continuerò a seguire, leggere e commentare insieme a voi perché mi sembra possano fare cose molto molto belle e insieme e singolarmente.

Adatto a chi ha bisogno di staccare, a chi non sogna che l’estate e a chi, almeno per un’oretta, desidera sognare tra le braccia del bel Juan, sulle spiagge bianche del Costa Rica.

LA CITAZIONE:

“- Riso, fagioli neri, cipolla… il tutto insaporito con coriandolo e, naturalmente, una buona salsa piccante a base di peperoncino! – spiegò, aprendo la pentola da cui si diffuse immediatamente un profumo delizioso. – Assaggia…

Intinse un cucchiaio nella pentola tendendolo verso la bocca di Elisa. Lei si lasciò imboccare, gustando un po’ della pietanza che trovò davvero saporita.

Juan ripeté il gesto di portarle il cibo alle labbra, e questa volta la ragazza esitò, stranita dall’intimità di quella situazione. Da quando si lasciava imboccare da uno sconosciuto, mezza nuda e su un letto?”

Profumo di te

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Titolo: Profumo di te

Autore: Gabriella Giacometti – Elisabetta Flumeri

Editore: Sperling&Kupfer

Anno: 2015

Pagine: 98

Prezzo: 1,99 euro in formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Valentina è solare, intelligente e… avventata. Agisce sempre di impulso seguendo solo il suo istinto. Nella vita come nel lavoro. Anche se questo vuol dire lasciare l’unico posto sicuro che ha per le mani e ritrovarsi con una manciata di pensieri e una stanza da pagare nel piccolo appartamento che condivide a Roma con un chitarrista errante e una studentessa fuori corso. A volte, però, non tutto è come sembra. E se questa invece fosse l’occasione giusta per lasciare tutto, ripartire da zero e provare davvero a dare una chance alla sua storia con Mattia? Lei a Roma, lui a Matera. Il loro amore dura già da un anno ma vivere a cinquecento chilometri di distanza non è facile. Nell’incantevole cornice di Matera, tra i vicoli stretti e le piccole case di pietra bianca scavate nel tufo, ci sarà più di una sorpresa ad attendere Valentina. E quando la sua strada incrocerà di nuovo quella di Bruno Larocca – lo sconosciuto incontrato su internet con il quale ha condiviso l’auto e le spese di viaggio per raggiungere Matera – niente sarà come prima. Perché quell’uomo dalla giacca e cravatta impeccabili, rasatura perfetta, tratti spigolosi, sguardo intenso, profondi occhi scuri e bocca sensuale, sotto una maschera impenetrabile nasconde più di un segreto. Coinvolgente e sensuale, Profumo di te racconta di un viaggio, di una città magica, di travolgenti passioni e nuovi inizi.

LA RECE DELLA KATE:

Ma sì, ma sì… hai il reader pieno, il comodino stracolmo, hai horror, hai thriller, hai gialli, hai distopici… ma niente, niente ti rende felice. Hai pure delle scadenze da rispettare, hai dato la tua parola, i titoli sembrano pulsare sullo schermo, tanto i tempi stanno diventando stretti. Ma non c’è niente da fare. Niente. Non hai voglia di horror, non hai voglia di thriller, non hai voglia di quel bel giallo umoristico, non hai voglia di ragazzini che combattono alieni. Le spalle si curvano sotto la consapevolezza che ti toccherà cliccare sopra un titolo a caso nella speranza che il libro scelto dal fato catturi la tua attenzione dopo poche (pochissime per piacere) pagine.

Poi però accade che un contatto Facebook parla di un libro; pare che si legga in fretta, che sia ambientato nella città di Matera, che ci sia un fustacchione e che sia un romanzo… erotico. Oh, via, Kate. Non prendiamoci in giro: è quello che stavi aspettando, vero? Un romanzo breve abbastanza leggero e frivolo da tenere occupati pochissimi neuroni e, magari, bontà sua, un po’ di sano sesso. Il gioco era, in pratica, già fatto. La marachella compiuta sotto gli occhi di tutti quei libri che stanno aspettando di essere letti e recensiti. Per l’amor del cielo, datemi tregua… solo una sera.

Ed è così che mi sono trovata in auto con Valentina e Bruno, direzione Matera. I due sono in auto insieme grazie al programma “Bla bla car”, sistema che permette a chi deve muoversi di trovare un passaggio in auto dividendo così le spese. E se a me sarebbe capitato un vecchio camionista bolso, pelato e bestemmiatore, a lei capita Bruno, affascinante trentaquattrenne materano, abbigliato come un vero gentleman e cortese come il maggiordomo di casa Seseman, anche se un tantinello rigido. Ma insomma, sottilizzare è inutile e Bruno rimane comunque un gran manzo dalla guida sicura e dai muscoli ben percepibili sotto il leggero strato di cotone della camicia, ora arrotolata sulle braccia. Ascolta rock, parla poco, sorride solo a lei, solo a Valentina. Parla come se in auto fossero soli, la voce morbida e roca supera ogni barriera e pare giungere a metà strada tra orecchio e centro di stoccaggio del piacere femminile. Ma il viaggio, come tutti i viaggi (mentali e fisici) si conclude sul più bello. Bruno e Valentina dividono le loro strade e Valentina (un filo riluttante) si appresta a correre incontro al suo Mattia.

Peccato che Mattia la pensi diversamente e che – lo sanno davvero tutti, cribbio! – le sorprese non vadano mai fatte. Valentina subirà un bruschissimo risveglio e si ritroverà più sola che mai in una Matera piena di odori, colori e storie. Gli odori del pane dalla crosta spessa, dell’olio giallo carico, del vino rosso intenso faranno ricordare a Valentina che lei non è sola: c’è la sua passione per la cucina, per il cibo, per la ristorazione. Quando siamo insieme alle nostre passioni non siamo mai soli. E sulla strada verso il ritrovamento di se stessa ritroverà anche lui, Bruno. Le sensazioni che aveva provato nell’abitacolo della costosa auto dell’uomo tornano prepotenti e negarle è adesso impossibile. Tra farina, pioggia, vento, pane croccante e cibi prelibati, Valentina cederà alle lusinghe dell’amore e si perderà, per mai più ritrovarsi, tra le braccia di quell’uomo volitivo e appassionato, che ha fatto dell’amore per la sua terra un vero stile di vita.

Profumo di te ha un titolo scontato e una cover ancora più scontata, e sapete bene quanto mi secchino queste cose (anche se ammetto che certi romanzi poco si prestino a titoli come “Omicidio sull’Orient Express”), ma si fa leggere in un amen e ha una location che tutto fa perdonare. Una parte di me è rimasta intrappolata lungo quei sassi, quelle vie, quelle discese ripidissime, intrappolata nei raggi di un sole spietato e caldissimo. Una parte di me sta ancora mangiando una delle pizze più buone che io abbia mai avuto modo di mangiare, altissima e piccina, profumata di basilico freschissimo e decorata da ciuffi di una mozzarella così bianca e soffice che pareva appena fatta. Una parte di me – una parte bella – è ancora lì. Ci sono stata molte volte e ogni volta ho scoperto qualcosa di nuovo, ogni volta ho rinunciato a una fotografia per guardare, guardare davvero. E non dimenticare mai più.

Credo quindi che la location sia un punto vincente, e volendo essere ancora più vincente si sarebbe potuto dare ancora più spazio a qualche descrizione del paesaggio che, vi assicuro, è da mozzare il fiato.

I personaggi sono abbastanza stereotipati, così come una certa categoria di letteratura vuole. L’uomo bello, muscoloso, silenzioso e volitivo. La donna ferita, addolorata, che cerca consolazione. Il punto è che io ho trentacinque anni e so benissimo che i Bruno NON ESISTONO. Lo so io, lo sanno le autrici, lo saprete anche voi che leggerete questo romanzo breve. Gli uomini così non esistono. I trentenni così non esistono. Sono frutto di una mente che ha bisogno di certe immagini per lasciare le redini in mano alla signorina Fantasia. Niente da dire, quindi. Fa parte del gioco. È una sospensione dell’incredulità che si rende necessaria per godere (in tutti i sensi!) delle atmosfere e lasciarsi alle spalle qualche preoccupazione di troppo, qualche libro impegnato di troppo e, semplicemente, rilassarsi al costo di un caffè. Senza nulla avere a pretendere.

Nel complesso, quindi, un lavoro ben svolto, un editing corretto e un plot a suo modo originale perché se è vero che c’è sesso (ma non tanto come si potrebbe supporre), è anche vero che si parla di una città e di un territorio, di passione e di amore per una terra che, in effetti, avrebbe un immenso bisogno di posti di lavoro, di possibilità, di concretezza. Se passate da quelle parti, se andate al mare in Puglia, date una possibilità anche alla regione Basilicata. Scoprirete una terra ricchissima e molto affascinante.

Buona lettura e buoni brividi!