Nightcrawlers

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Titolo: Nightcrawlers

Autore: Tim Curran

Editore: Dunwich

Anno: 2017

Pagine: 211

Prezzo: 12,90 euro per il formato cartaceo acquistabile qui – 3,99 euro per il formato digitale acquistabile qui

Il voto della Kate: 8½

SINOSSI:

Duecento anni fa, il villaggio di Clavitt Fields fu raso al suolo. Si sperò che i suoi abitanti fossero periti nel fuoco. Ma non morirono. Andarono sottoterra…

Per generazioni, hanno vissuto e si sono riprodotti nell’oscurità, adattandosi a un’esistenza sotterranea. Ora stanno tornando in superficie e ciò che sono diventati è un orrore al di là di ogni comprensione, un incubo strisciante di malvagità e violenza votato alla distruzione.

La notte è viva… e appartiene a loro.

LA RECE DELLA KATE:

Elena Blasden ha novantaquattro anni, una sola figlia in vita, nessun amico sopravvissuto con cui poter chiacchierare, spettegolare o ridere, una casa abbastanza confortevole, una gradevole vista sulla tipica campagna del Wisconsin e una marea di ricordi, non tutti belli. Ogni famiglia ha le sue tradizioni e anche Elena ha le sue, così come le aveva sua madre e, prima di lei, la madre di sua madre. Ogni sera, da tutta la vita, Elena raccoglie un sacco pieno di avanzi, se lo carica addosso e lo lascia fuori di casa, abbastanza lontano – si suppone – da non correre pericoli. Elena, che sua figlia (e prima di lei suo figlio) lo voglia oppure no, li nutre. Nutre quelle cose che, di notte, vagolano su quelle terre desolate e sconsolate. Nutre quelle cose che escono dal terreno come larve rivoltanti. Elena si assicura, da anni, che il loro vomitevole stomaco flaccido sia pieno. Se hanno lo stomaco pieno – ha sempre pensato – non le procureranno noie. Lo ha sempre fatto e lo farà fino al suo ultimo respiro, perché le cose devono andare così, perché quello è l’ordine prestabilito, l’equilibrio sopra a una follia senza pari che, da sempre, aleggia sopra alla cittadina di Haymarket.

Un equilibrio che ora è stato irrimediabilmente spezzato. Per sempre.

Il terreno degli Ezren non doveva essere toccato.

Qualcuno doveva fare qualcosa.

E ora è decisamente troppo tardi, ora ci sono degli agenti di polizia scomparsi, ora bisogna ritrovarli, ora bisogna fare qualcosa perché due agenti di polizia non spariscono nel nulla, come inghiottiti dalla notte e dalla nebbia. Una nebbia pazzesca, viscida come muschio, potente come un faro; un fango melmoso e vischioso che ti si appiccica ovunque, che rallenta il passo, che fa battere più forte il cuore. Le ricerche continuano: bisogna salvarli. Ma in quel posto, in mezzo alle ceneri di una città dimenticata che sorge dentro la foresta, gli agenti non sono soli. Rumori, squittii, sciaguattii e figure molto veloci che si muovono, pallide come spettri, nell’oscurità. VOOOOWM, un soffio e un altro agente sparisce. VOOOWM, un altro soffio ed ecco che ancora un altro sparisce. Al loro posto, solo lo spazio occupato dalla paura, dal terrore, dall’incredulità. Ciò che compare come dal nulla e che sembra prendersi di gioco di loro non sembra essere un animale ma nemmeno… diavolo, nemmeno un uomo. Ciò che sembra di captare è qualcosa di terribile, aberrante, spaventoso. Qualcosa che fa rizzare i peli di tutto il corpo e ghiacciare il sangue nelle vene. Qualcosa che spaventa a morte.

Chi sopravvive a quella notte del terrore ha come unica opzione quella di parlare con Elena, proprio quella vecchia un po’ stramba che sembra sapere molte cose sulla cittadina e sui suoi immondi segreti.

Ma bisogna tornare indietro di due secoli, conoscere un predicatore folle di nome Corben, assistere allo schianto di un meteorite. E poi, solo poi, le tessere di questo puzzle allucinogeno andranno al loro posto.

Come può andare al suo posto il terrore, se non altro.

Perché gli ho dato 8½

Chi mi segue su Instagram sa che ho paragonato questo romanzo al famosissimo I vermi conquistatori (se non lo avete letto, per l’amor del cielo, leggetelo). Certamente non per la trama (qui non si parla affatto di vermi), quanto per le atmosfere vagamente putride e vischiose, per quell’atmosfera che, anche presa da sola, sa mettere addosso al lettore una paura del diavolo.

La verità che la pelle d’oca non se ne va via dal primo strato di pelle.

Questa è la verità.

Nightcrawlers è la corsa a perdifiato di chi è braccato, il respiro accelerato di chi annusa l’odore greve della morte, il sudore ghiacciato del terrore più puro, gli occhi sbarrati nel buio.

Nulla in questo romanzo è stilisticamente sbagliato. Forse i dialoghi non sono indimenticabili ma nessuno ha pensato che i dialoghi dovessero essere indimenticabili. Sarebbe come pretendere una trama impegnata da un film porno, immagino, no?

Il ritmo è serratissimo, quasi claustrofobico. Le fila sono tirate in modo molto abile, pagina dopo pagina, al solo scopo di non perdere nemmeno un lettore per strada; quindi se non capite subito tutto, calma: ogni cosa verrà spiegata. Ed ecco che arriviamo al punto focale della questione: io (da lettrice e da recensore) credo che la chiarezza di un plot sia fondamentale. Nessuno deve rimanere indietro. Certo, l’operazione deve avvenire con un certo stile. Deve avvenire, quindi, ciò che in gergo tecnico si chiama “Show don’t tell“, tanto per capirci. Ciò che non amo moltissimo (nonostante metta in moto la fantasia del lettore) sono quei finali vagamente aperti, spiegati e non spiegati. Mi sembra, a dirla tutta, una paraculata. La chiusa di un romanzo, insieme al suo incipit (qui l’incipit non è fortissimo a mio avviso) costituiscono la colonna vertebrale del lavoro. Una chiusa frettolosa o lasciata al caso, per quanto mi riguarda, toglie al libro molta della sua credibilità. Alcuni romanzi, chiudendoli, mi fanno mormorare: “Ah…”, altri mi fanno esclamare: “Ahhhhhh…”. C’è una bella differenza, no? Il lettore deve essere soddisfatto. Appagato. Si merita una conclusione.

Curran non solo dona al lettore la sensazione di essere sempre sul pezzo, ma gli regala anche un finale degno del migliore degli Urania. A meno che voi non siate disperatamente appassionati di happy end. Ecco. In quel caso potreste rimanere delusi. Ma… ehi… è un horror, baby.

Questo libro è horror dalla prima parola all’ultima. Horror puro condito da un pizzico di fantascienza vecchia maniera che a sua volta è condita da varie contaminazioni letterarie e cinematografiche.

Questo è un libro da tenere in bella vista nella libreria, da regalare agli amici, da conservare per i figli quando saranno abbastanza grandi da poter aver una paura così sconvolgente.

Buona lettura, amici.

I misteri di Chalk Hill

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Titolo: I misteri di Chalk Hill

Autore: Susanne Goga

Editore: Giunti

Anno: 2015

Pagine: 416

Prezzo: 6,90 euro in formato cartaceo – 4,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 9

SINOSSI:

La prima volta che Charlotte si trova davanti alla splendida tenuta di Chalk Hill, sulle verdi colline del Surrey, rimane senza fiato: l’imponente villa, sormontata da una torretta e circondata da alberi secolari, è il luogo più affascinante che abbia mai visto. Qui potrà finalmente iniziare una nuova vita, dopo aver lasciato Berlino a causa di uno scandalo che ha compromesso la sua reputazione di istitutrice. Chiamata a occuparsi della piccola Emily, Charlotte si rende subito conto che una strana atmosfera aleggia sulla casa: la quiete è quasi irreale, il papà di Emily è gelido e altezzoso, la bambina è tormentata ogni notte da terribili incubi e dice di vedere la madre, scomparsa un anno prima in circostanze misteriose. L’affetto per Emily spinge Charlotte a voler capire cosa stia succedendo a Chalk Hill, ma nessuno dei domestici osa rompere il silenzio imposto dal vedovo sulla morte di Lady Ellen. Solo con l’aiuto dell’affascinante giornalista Thomas Ashdown, Charlotte si avvicina alla verità, una verità sconvolgente, sepolta tra quelle antiche mura. Un romanzo pieno di mistero e romanticismo. Una storia che alle atmosfere di Jane Eyre unisce una suspense unica ed elettrizzante.

LA RECE DELLA KATE:

Charlotte sa che la sua vita sta per cambiare per sempre. Abbandonata la Germania, ora il suo futuro e il suo destino sono tutti da scrivere. E Charlotte è assolutamente consapevole di dover essere lei a farlo. Certo, ha paura, come è normale che sia. Non solo è una donna in terra straniera, ma la casa nella quale è stata assunta come istitutrice, Chalk Hill, è… inquietante.

Tutti, a Chalk Hill, hanno dei segreti. Tutti, a Chalk Hill, nascondono qualcosa.

Qualunque cosa sia, Charlotte è determinata a scoprirlo, e in fretta, perché la sua protetta, Emily, continua a peggiorare.

I suoi incubi si fanno ogni notte più terribili, le sue urla più agghiaccianti, i suoi occhi sempre più vacui. Emily ha solo otto anni, e nessun fanciullo di otto anni può soffrire così. E perché il personale della tenuta sembra così restio a parlare di Lady Ellen, la signora di Chalk Hill? Certo, è morta, e i morti vanno rispettati. Ma perché il suo nome, in paese, fa subito abbassare gli occhi e la voce? Chi era, davvero, Lady Ellen? Quali segreti custodiva lei stessa?

Quando gli incubi e le visioni della piccola Emily diventano non più sostenibili, viene mandato a chiamare Tom Ashdown, londinese, giornalista e indagatore dell’occulto. Tom è un giovane dalla mente pronta, dalla fantasia pressoché sconfinata e già piuttosto famoso per le sue irriverenti recensioni sugli spettacoli teatrali più in vista della City. La sua penna è più agile ancora della sua mente e il suo umorismo delizia la buona società londinese.

Personaggio eccentrico e delizioso, Tom farà il possibile e l’impossibile per liberare la piccola Emily dai suoi tormenti e per fare luce sul più grande mistero che la sua breve carriera di indagatore dell’occulto abbia mai incontrato.

Perché gli ho dato 9?

Ho letto in camera. Di giorno e di notte. Ho letto davanti a fornelli. Ho letto davanti alla tv. Ho dimenticato di avere una figlia e dei doveri. Ho dimenticato di essere viva e di avere dei bisogni.

Ho letto e ancora letto.

E sapete che ci tengo sempre a dire questa cosa. Quando non si riesce a mollare un libro, per quanto sciocco sia , per quanto poco impegnativo sia, per quanto poco famoso sia… è comunque un segnale. Per me, un grosso, enorme segnale. Quel libro è il NOSTRO libro.

E questo è stato il MIO libro.

Non potevo iniziare meglio il 2017, decisamente.

I misteri di Chalk Hill è semplicemente A D O R A B I L E.

Per quanto io legga molto e cerchi di informarmi sempre al meglio, a volte le dritte migliori mi vengono date proprio da voi lettori! E io vi sono tanto, tanto debitrice per ogni consiglio che mi date, per ogni titolo che sottoponete alla mia attenzione. Non posso essere ovunque, non posso leggere tutto, ma quando siete voi a consigliarmi qualcosa, io smetto di fare quello che sto facendo e vi do ascolto.

Non sbaglio mai.

E non ho sbagliato nemmeno questa volta!  🙂

Questa è, prima di tutto, una ghost story. Una delle mie amate e adorate ghost story. Diviso tra The others, Jane Eyre, il famoso indagatore dell’occulto Carnacky e certe atmosfere alla Matheson, questo romanzo mi ha fatta prigioniera senza pietà.

Le atmosfere, gotiche e nebbiose.

I personaggi, sfaccettati, tridimensionali e credibilissimi.

Il linguaggio, azzeccato, mai affettato, mai costruito.

Il plot, classico ma sempiterno.

Ogni. singolo. elemento. è. meraviglioso.

Eppure Giunti non deve averlo tenuto in gran conto, per metterlo fuori a nemmeno 7 euro. Oh, certo, la gente legge i pornazzi e i chick lit da due soldi e poi magari non legge queste cosine così carine, tutto normale. E così roba assurda come quello che ho letto venerdì (Mai mettere il cuore nel ripostiglio o qualche baggianata del genere) viene letta e osannata e una ghost story con belle ambientazioni e bei personaggi non viene presa in considerazioni. Tsk tsk. Qualcosa non va.

Che dire, ancora, di questo libro?

A me sembra di aver già detto tutto quello che c’era da dire, dicendovi che l’ho letto in pochissime ore, che la mia vita si è completamente fermata per poter leggere, che ieri sera, al buio, mi è venuta la pelle d’oca. Che io adoro le storie di fantasmi e questa, pur non essendo una ghost story “firmata” da una grande penna, vale comunque la pena essere letta.

Ok, ok.

Un paio di aspetti vengono lasciati aperti. Volutamente? Non credo. Credo piuttosto sia stata una “svista” dell’autrice  😉 ma io spero spero spero che il signor Ashdown torni. Non credo succederà, a dire l’onesta verità, ma sperare non ha mai ucciso nessuno.

Tom Ashdown è un personaggio molto, molto interessante. Umano, poliedrico, ironico, intelligente. Impossibile, per me, non innamorarmene un pochino. Un eroe con macchia e con paura, Tom è un uomo che, pur non credendo, ammette che possa essere vero. Si apre al mondo, si apre alla parola FORSE, si apre alla possibilità. Non amo le persone come me. Non amo le persone rigide, focalizzate su un solo aspetto della vita. Amo chi si pone delle domande, amo chi vuole molte risposte, amo chi mette in conto l’errore. E Tom è esattamente così.

Charlotte è il personaggio principale ma forse anche quello verso il quale ho provato meno empatia in assoluto. Troppo rigida, troppo seriosa, troppo altezzosa (anche se per necessità). L’avrei preferita decisamente più femminile, più morbida e sì, anche più stereotipata. Più Jane Eyre e meno Lara Croft, insomma. Del resto in quella casa serviva qualcuno con le palle, e Charlotte era la candidata ideale.

Che dire, amici lettori?

Leggetelo se siete amanti dei romanzi storici, se amate le ghost story, se amate l’Inghilterra, se amate certe atmosfere da brivido, se adorate gli scones, se avete amato Jane Eyre, se avete apprezzato le atmosfere del film The Others, se avete scoperto Carnacky e non l’avete più mollato.

Leggetelo, e basta.

Il libro dei Baltimore

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Titolo: Il libro dei Baltimore

Autore: Joël Dicker

Editore: La nave di Teseo

Anno: 2016

Pagine: 592

Prezzo: 22 euro per il formato cartaceo – 9,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 9

SINOSSI:

Sino al giorno della Tragedia, c’erano due famiglie Goldman. I Goldman di Baltimore e i Goldman di Montclair. Di quest’ultimo ramo fa parte Marcus Goldman, il protagonista di La verità sul caso Harry Quebert. I Goldman di Montclair, New Jersey, sono una famiglia della classe media e abitano in un piccolo appartamento. I Goldman di Baltimore, invece, sono una famiglia ricca e vivono in una bellissima casa nel quartiere residenziale di Oak Park. A loro, alla loro prosperità, alla loro felicità, Marcus ha guardato con ammirazione sin da piccolo, quando lui e i suoi cugini, Hillel e Woody, amavano di uno stesso e intenso amore Alexandra. Otto anni dopo una misteriosa tragedia, Marcus decide di raccontare la storia della sua famiglia: torna con la memoria alla vita e al destino dei Goldman di Baltimore, alle vacanze in Florida e negli Hamptons, ai gloriosi anni di scuola.
Ma c’è qualcosa, nella sua ricostruzione, che gli sfugge. Vede scorrere gli anni, scolorire la patina scintillante dei Baltimore, incrinarsi l’amicizia che sembrava eterna con Woody, Hillel e Alexandra. Fino al giorno della Tragedia. E da quel giorno Marcus è ossessionato da una domanda: cosa è veramente accaduto ai Goldman di Baltimore? Qual è il loro inconfessabile segreto?

LA RECE DELLA KATE:

Ciao, miei cari amici.

Prima o poi doveva arrivare.

Arrivare cosa?

Il libro non recensibile, bimbi.

Lo giuro, non so da dove iniziare, ma devo farlo, devo recensirlo, ci ho messo troppo per leggerlo e mi è piaciuto troppo per abbandonare la partita ancor prima di averla giocata. Ma non so, onestamente, cosa ne verrà fuori. La mia speranza è che voi che mi conoscete saprete leggere oltre le parole, capire oltre le frasi, emozionarvi come mi sono emozionata io anche senza troppi spiegoni (come si fa a riassumere un libro lungo 600 pagine… un libro… cos?) e che poi, sfiniti, corriate a comprarlo.

Il libro dei Baltimore è una saga familiare ampia ma non complessa che viene raccontata da Marcus, uno dei tre cugini Goldman. Uno è Hillel, alto, magro, dinoccolato, ben vestito, troppo intelligente per essere compreso e assolutamente inadatto a ogni attività sportiva e ogni amicizia normale, di gruppo, infantile e giovanile. Lo potremmo definire, usando un linguaggio moderno, un nerd? Forse, sì. Il secondo è Woody, che pur non essendo un Goldman di sangue lo è diventato guadagnandosi la medaglia sul campo diventano uno di loro a tutti gli effetti, praticamente adottato da una delle famiglie più ricche, generose e ambiziose della città. Il terzo è proprio la nostra voce narrante, Marcus, il cugino lontano, quello di famiglia non ricca, quello che abita in una casa normale e non in una villa fantastica, quello che per sognare e diventare ricco almeno per un fine settimana deve spostarsi in treno e raggiungere i cugini lasciando a casa una mamma e un papà attenti e affettuosi ma… ma non Goldman di Baltimore. Marcus è solo un Goldman di Montclaire, quelli che i nonni considerano un po’ meno degni di considerazione, con la casa meno adatta ad ospitare tutti, quelli meno luccicanti, quelli che non brilleranno mai, ma che, al limite, potranno forse godere di qualche timido barlume di luce riflessa.

Sono loro gli unici e soli protagonisti della nostra storia. Tutti i riflettori sono puntati su tre bambini che diventano ragazzi e poi adulti. Tutti i riflettori splendono per loro. Tutta la vostra attenzione sarà per loro, per i delicati e profondi equilibri che tengono insieme tre personaggi meravigliosi e indimenticabili.

Per loro e per la Tragedia, con T maiuscola.

Un giorno specifico, un solo giorno, in cui la vita di tutti è cambiata, e per sempre. Cosa sia successo lo verrete scoprire presto ma, come sempre accade per i libri di Dicker, sono le ultimissime pagine che chiuderanno definitivamente e decisamente un cerchio molto ampio cominciato a pagina 1.

Perché gli ho dato 9?

Intendiamoci, 600 pagine sono tante, tantissime.

Io di solito rifuggo da libri così lunghi; ho sempre l’impressione che ci stia girando troppo attorno, che qualcuno, insomma, mi voglia infinocchiare. Se hai una cosa da dire dilla, no? Quanto dobbiamo continuare con questo giochetto sfiancante?

Non giungere mai alla fine, personalmente, mi stanca.

Sarà perché ho davvero tantissimi libri da leggere, sarà perché ho sempre una certa bramosia di arrivare alla soluzione dell’arcano e tirare le fila (sono così anche nella vita di tutti i giorni), sarà perché appunto mi sembra che chi scrive non trovi le parole giuste per spiegarsi ma sì… l’ho preso in mano varie volte senza mai comprarlo. Con varie volte intendo varissime volte. Non so quante, ma molte. Perché – ebbene sì – io faccio parte di quella schiera di lettori che ha amato Harry Quebert. Certo, lungo e lambiccoso e con una chiusa abbastanza bruttina… ma continuo ad averne un ricordo sereno e consolatorio. I libri lunghi di bello hanno quello: alla fine ti ci affezioni.

Ci si affeziona alla voce narrante, ai personaggi, alla storia. E un po’ si sbuffa perché non si conclude mai, un po’ si vorrebbe non arrivare mai all’ultima pagina.

Ma torniamo – santa pace – al nostro libro.

Gli ho dato 9. Mi è piaciuto, questo è chiaro no? Mi è piaciuto nonostante le lungaggini, mi è piaciuto nonostante il finale sia un filo telefonato, mi è piaciuto anche se non ho amato tutti i personaggi allo stesso modo. Marcus sembra (credo volutamente) scomparire davanti a figure ben più possenti come quelle di Hiller e Woody. Alexandra (la ragazza che minaccerà di dividere il fantastico trio) è insopportabile, spocchiosa, egocentrica ed egoriferita; al suo personaggio non mi sono minimamente affezionata. Hillel e Woody sono due figure magnifiche, di una poesia e di una tridimensionalità tali che stenterete a capire se li avete conosciuti davvero oppure no. Esistono? Non esistono? Alzi la mano chi non vorrà, poi, due amici come loro. Alzi la mano chi potrà dire di aver avuto, almeno una volta nella vita, degli amici come loro. Non vedrò nessuna mano alzata. Woody e Hillel, con i loro difetti e le loro idiosincrasie, sono tutto quello che vorrete e vi accorgerete di non aver mai avuto.

Marcus, che si trova nel tempo presente, è uno scrittore di successo. I suoi ricordi, i ricordi della sua infanzia e della sua adolescenza ci permettono di rivivere tutto quello che lui ha già vissuto, Tragedia compresa. Nonostante ben si sappia in cosa consiste questa tragedia, l’impulso a leggere e ancora leggere e ancora leggere è irresistibile. Avanti, avanti, avanti. Fino a che gli occhi non si chiudono, fino a che non entrano anche nei sogni, fino a che tutto, un poco, si confonde.

Ma di cosa parla, insomma?

Non parla di niente, parla di tutto. Parla di una famiglia uguale a tante altre, più fortunata per alcuni versi, più sfortunata per altri. Parla dell’amicizia speciale e irripetibile di tre ragazzi, parla della smania di successo, parla della voglia di riscatto, parla di amore, parla di vendetta e di odio.

Detta così, sembra un libro come tanti altri, me ne rendo conto. Ve lo avevo detto che non sarei stata in grado. Non sono in grado.

Ma credetemi, credetemi! Hillel, Woody e Marcus vi terranno incollati dalla prima all’ultima pagina. Se i salti temporali a volte vi lasceranno perplessi subito vi renderete conto che tutto fila come l’olio. Se qualcosa non vi è chiaro, vi sarà spiegato. Se qualcosa vi puzzerà, probabilmente avrete ragione.

È un romanzo triste?

Sì, un pochino sì. Ma nel complesso non lo è. Lo è e non lo è. Lo è come triste può e sa essere la vita. Succedono delle cose belle, succedono delle cose brutte. Dice bene Zio Saul (anche lui un personaggio meraviglioso):

Ci sono state delle tragedia, e ce ne saranno altre – e bisognerà continuare a vivere, nonostante tutto. Le tragedie sono inevitabili. In fondo, non hanno molta importanza. Ciò che conta è riuscire a superarle.

Ed è così che Saul ha dato una grossa lezione anche a me: le cose brutte succedono. Non può andare diversamente. Bisogna andare avanti. Abbiamo il dovere, anzi, di andare avanti e viverla davvero, questa vita, senza restare continuamente ancorati al passato. Senza continuare a voltare il viso indietro. Indietro non c’è niente. Ci sono i ricordi, che però sono come le sirene: ci richiamano con il loro canto magico e ci impediscono di proseguire il nostro cammino.

Insomma, che dire?

Leggetelo.

Ma solo se le lungaggini non vi danno noia, solo se non siete di fretta, solo se amate le saghe familiari.

Ciao, bimbi!

Dimmi tre segreti

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Titolo: Dimmi tre segreti

Autore: Julie Buxbaum

Editore: De Agostini

Anno: 2016

Pagine: 261

Prezzo: 14,90 per il formato cartaceo – 6,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

E se la persona che ti conosce meglio al mondo fosse l’unica che non hai mai incontrato?

Jessie ha sedici anni e una vita da schifo. O almeno così le sembra il giorno in cui lascia Chicago per frequentare il liceo più snob di Los Angeles. Ma proprio quando le cose si mettono male, riceve una mail misteriosa. Una mail in cui Un Perfetto Sconosciuto si offre di aiutarla a orientarsi nella giungla della nuova scuola, mantenendo però l’anonimato. Jessie è perplessa: si tratta di uno scherzo di cattivo gusto o qualcuno vuole davvero darle una mano? Il punto è che lei non è nelle condizioni di rifiutare un aiuto tanto generoso: sua madre è morta ormai da un paio di anni, e suo padre si è risposato, costringendola a trasferirsi dall’altra parte del Paese, in un posto che odia con un fratellastro che odia ancora di più. Ecco perché Jessie non può fare altro che fidarsi: presto, Un Perfetto Sconosciuto diventa il suo migliore amico, e lei decide che è arrivato il momento di incontrarlo. Ma, si sa, ci sono segreti che è meglio non svelare mai…

LA RECE DELLA KATE:

Se l’unica persona al mondo che senti di amare davvero, tua madre, muore e tuo padre non trova di meglio da fare che farti spostare armi e bagagli a casa di una donna scandalosamente ricca che ti tratta come l’ospite di un albergo… allora sei davvero fregata.

Questa è Jessie.

Sedici anni, tutti i vecchi amici lasciati a Chicago e una nuova schifosa vita nella patinatissima, calda e assolata Los Angeles, dove nessuno è sfigato e nessuno ha una macchina poco meno che lussuosa.

Vero, parte con molti pregiudizi. Ma lei, in quella città e in quella scuola non ci vuole stare. Nuova arrivata e non abbastanza glam, Jessie diventa subito bersaglio per alcune ragazze della scuola che trovano il modo, senza fare molto sforzo, di rovinarle la vita.

Le cose cambiano sensibilmente quando arriva una mail firmata Perfetto Sconosciuto. Perfetto sconosciuto è, in effetti, sconosciuto. E tale vuole rimanere. Un amico dall’identità segreta che veglia su di lei come un novello e moderno angelo custode che ha, come missione, quella di renderla il più felice possibile dandole alcune dritte fondamentali per sopravvivere in quella giungla chiamata L.A.

Ma chi sarà Perfetto Sconosciuto? Il bellissimo e contesissimo Liam? Ethan? Caleb?

La resa dei conti è vicina e a Jessie non resta altro che cercare di scoprire in fretta chi sta cominciando a farla innamorare come mai prima.

Perché gli ho dato 8?

Perché è straromanticoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!

Ragazze… ragazze… questo è un young adult davvero moooooooooooooooooooolto molto love.

Aspettate: niente paura. Molto love ma niente miele.

Niente frasi stucchevoli che fanno venir voglia di schiantare il reader a terra.

Niente considerazioni sull’amore che fanno venir voglia di darsi fuoco.

Niente scene di finto-sesso che fanno venir voglia di chiudersi in convento e gettare la chiave lontanissima.

Niente di tutto questo.

Dimmi tre segreti è pulito, divertente, sexy senza essere mai piccante. Sexy perché, allora, direte voi? Perché ciò che non viene palesato è sempre sensuale. Perfetto Sconosciuto è sensualità. Anche quando scherza, anche quando dimostra l’età che ha. Vorrete sapere immediatamente chi è, ma allo stesso vorrete continuare il gioco per sempre. Vorrete che Jessie lo incontri, ma vorrete anche continuare a leggere i suoi sms misteriosi. Vorrete il bacio ma allo stesso tempo non lo vorrete, per seguitare ancora nella magia di quel rapporto tutto speciale che si è venuto a creare fra i due.

Vorrete i tre segreti che ogni mattina PS lascia a Jessie, perché sono segreti bellissimi.

Vorrete sentire il suono della sua voce, vorrete immaginare i suoi lineamenti.

Vorrete un Perfetto Sconosciuto nella vostra vita.

Ah, sì. Anche se tecnicamente potrebbe essere vostro figlio, se avete la mia età ahahaha!

Oh, dai. Quasi mai sono entusiasta degli YA, che ormai si somigliano tutti (anche questo ha delle caratteristiche comuni, ad esempio il trasferimento di lei in una città nuova e con usi e costumi molto diversi dalla sua di origine), ma quando incappo in qualcosa di davvero carino e che tiene davvero compagnia, non resisto alla tentazione di farvelo conoscere, lo sapete.

Questo è uno YA validissimo.

Certo, vi sono molte ingenuità e la chiusa è davvero frettolosa (eccheccaspita), ma le virtù compensano i difetti, credo.

Dimenticate, lo sapete, i Nobel per la letteratura, gli Strega e i Bancarella, eh? Ormai lo sapete che per me ogni libro va contestualizzato e inserito in un genere. Gli ho dato 8, certo, ma inserendolo nel suo contesto di letteratura per giovani adulti.

Ma poi… che importa?

Ciò che importa è che io mi sia divertita, che io lo abbia letto nel tempo di uno starnuto e che, alla fin fine, io abbia avuto la possibilità di sognare un pochettino insieme a Jessie e al suo amico virtuale.

Buona lettura, amiche romantiche.

 

Tutto inizia da O

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Titolo: Tutto inizia da O

Autore: AA.VV.

Editore: Wild Boar – Collana Mondi Incantati

Anno: 2016

Pagine: 196

Prezzo: 10 euro per il formato cartaceo

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

“TUTTO INIZIA DA O e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni” è la quattordicesima uscita della collana Mondi Incantati, curata da sempre dall’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare. Il volume raccoglie quindici racconti di genere fantastico, premiati nei concorsi letterari di sei paesi: il Trofeo RiLL e SFIDA, per l’Italia, e poi il James White Award (Gran Bretagna), l’Aeon Award Contest (Irlanda), il premio Visiones (Spagna), il Nova Short-Story Competition (Sud Africa), la Short-Story Competition dell’Australian Horror Writers Association (Australia). Quindici storie: fantasy, horror, di fantascienza e, in generale, “al di là del reale”. Quindici racconti per esplorare la letteratura fantastica, scritti da autori italiani e stranieri. Illustrazione di copertina: Valeria De Caterini. Per ulteriori informazioni si rimanda al sito dell’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare, che ha curato il libro: http://www.rill.it

LA RECE DELLA KATE: 

Ciao amici, bentornati!

Oggi vi voglio parlare dell’ennesima antologia. Dico ennesima perché me ne stanno capitando sotto mano davvero tante, tantissime! E, lo sapete, stavo anche cercando di smettere  🙂  Ma il destino ha voluto che proprio quando ho pensato “Adesso le antologie non le prendo più, almeno per un po’.” io abbia ricevuto richieste di recensione per ottomilioni di antologie BELLISSIME. Oh, santa polpetta, al diavolo i buoni propositi e datemi questa benedetta antologia, su, su , su!

Tutto inizia da O non è un’antologia. Ma sembra essere L’antologia. Il punto zero di ogni antologia italiana del fantastico. Mi ero eccitata così solo per le due raccolte di racconti (sempre Rill, tra l’altro) di Luigi Musolino, Oscure regioni. Poco da fare: Rill c’è. Sul pezzo, moderna, oculata, precisa. Non mi sono mai e dico mai pentita di aver accettato uno dei loro libri. Mai. La scelta dei racconti è pregevole, l’armonia tra gli stessi incredibile, la qualità degli scritti stupefacente. Chiaro, qui c’è anche qualcosa che viene da fuori ma… molti dei miei preferiti sono tutti nostrani, tutti italianissimi e tutti – penso – geniali.

Si vede che mi è piaciuta? Sì, eh?

Ok, torniamo a bomba e andiamo a parlare con un pochino più di precisione di questo bel progetto.

L’antologia è divisa in tre parti. Nella prima parte (che va da pagina 13 a pagina 63) troverete i primi quattro classificati al XXII Trofeo RiLL; nella seconda parte (che va da pagina 64 a pagina 133) troverete i racconti del RiLL World Tour, racconti premiati nei concorsi letterari di sei Paesi; nella terza parte (che va da pagina 134 a pagina 185) troverete invece alcuni dei racconti che hanno partecipato a SFIDA, il concorso gratuito che RiLL riserva dal 2006 a chi è giunto, una o più volte, in finale al Trofeo RiLL.

Se vi sentite confusi niente paura: è molto più facile leggere l’antologia che cercare di comprendere i miei spiegoni ahahahaha!

I racconti, lo dice la sinossi, sono quindici. I miei preferiti in assoluto, quattro. Due italiani e due provenienti dall’estero.

Mi sono innamorata di Prova di recupero. In un mondo distopico cinico e terrifico, i ragazzi che non superano le prove di recupero scolastico vengono, semplicemente, uccisi.  Il terrore del nostro protagonista stilla dalle pagine di carta come resina velenosa e appiccicosa che afferra la gola e il cuore.

Ho perso la testa per L’arca di Pandora, una nave che viaggia nello spazio con a bordo quella che pare essere l’ultima donna vivente. Struggente fino al midollo, bello come un film, visionario come un sogno. L’ho adorato in ogni sua riga, mi sono commossa sul finale, ho la pelle d’oca anche adesso che ne scrivo. Una di quelle cose per cui penso “Quand’è che mia figlia cresce, così può leggere questo splendore???”.

Con Carta, sasso e incisivi mi sono indignata, ho esultato, ho gridato nell’arena, ho fatto il tifo per questi esseri umani mutanti obbligati a combattere per risolvere le controversie dei loro popoli. Sacrifici umani in pasto alla violenza altrui. Ho immaginato il chiasso, la polvere, le grida l’odore del sangue e della paura. Ho visto i due eroi, le loro mutazioni, la loro vita, i loro dolori. Sulla chiusa ho sorriso, beata.

Il tocco di Roscia, che arriva poco prima del finale, è la ciliegina su una torta che era già meravigliosa, buonissima e appagante di suo. Un critico enogastronico famoso in tutto il mondo, un vino cassato e un vino che sembra essere il nettare degli dei, qualcosa in grado di surclassare qualunque altro sapore, qualunque altra cosa. La rovina di un uomo.

Perché gli ho dato 8?

Non credo che servano altre spiegazioni, ve ne ho già date tante e sono stata sin troppo prolissa.

Sapete cosa sto per dirvi, vero?

Chi mi segue, lo sa.

Ditelo insieme a me.

LEGGETELO.

Lei che ama solo me

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Titolo: Lei che ama solo me

Autore: Mark Edwards

Editore: Amazon Crossing

Anno: 2015

Pagine: 382

Prezzo: 9,99 per il formato cartaceo – 4,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Quando Andrew Sumner incontra la bella e indomita Charlie, pensa che finalmente le cose stiano cominciando a girare per il verso giusto per lui.

La loro è una relazione intensa e passionale, ma presto Andrew inizia a chiedersi se per caso non stia perdendo la lucidità. Alcune cose spariscono dal suo appartamento. Ha la sensazione che qualcuno lo stia seguendo. E quando la sfortuna e la tragedia colpiscono i suoi amici e i suoi cari, Andrew è costretto ad affrontare un’inquietante verità…

Charlie è la ragazza dei suoi sogni o il suo peggiore incubo?

LA RECE DELLA KATE: 

Andrew incontra Charlie dopo un lungo periodo di degenza dovuto a un distacco della retina, e subito gli sembra straordinaria sotto moltissimi punti di vista: è molto bella, con quei lunghi capelli rossi, ma è anche forte e dolce allo stesso tempo. Charlie – che in realtà si chiama Charlotte – si abbandona a lui come un cucciolo di gatto e come una mamma tigre lo tiene legato a sé fin da subito. Arrendevole, sensuale, divertente, affettuosa, protettiva; Charlie sembra davvero essere la risposta in carne e ossa al sogno di ogni uomo dotato di un cervello e di un organo riproduttivo. I due si conoscono da pochi giorni, ma già la vita dell’uomo sembra essere cambiata da cima a fondo: la ragazza ha preso possesso della sua casa e la cosa sembra stupirlo e rassicurarlo al medesimo tempo. Non importa se ha già trovato dei suoi effetti personali dentro l’armadietto del bagno; certo, forse è un po’ presto… ma è Charlie, no? Charlie che si arrabbia ma che poi si sdraia sopra di lui tutta nuda, Charlie che si fa fare ogni cosa, Charlie che vuole fare sesso dentro il laghetto ghiacciato, di notte, in inverno. In qualche raro momento di lucidità Andrew si rende conto che di lei non sa niente, che non ha mai visto casa sua, che non ha mai parlato del suo passato, che non conosce nessuna amica, che sfugge alle domande come un animale in fuga. Ma sono rari momenti di lucidità presto ottenebrati e resi molto meno lucidi da litri di vino rosso e dal corpo caldo e morbido della sua Charlie che, giorno dopo giorno, comincia a scoprire le sue carte: un carattere iroso, una tendenza all’aggressività sopra le righe, una gelosia patologica nei confronti di qualunque donna entri nel raggio d’azione del suo uomo. Charlie è quasi totalmente fuori controllo senza che Andrew abbia il coraggio di fare davvero qualcosa.

E mentre la gelosia e gli scatti d’ira di Charlie peggiorano, peggiora sensibilmente anche la situazione: la donna delle pulizie viene aggredita e sfregiata con dell’acido; Andrew viene spinto dalle scale da uno sconosciuto; una sua ex amante viene trovata morta. Andrew comincia ad aprire gli occhi.

Chi è davvero la sua Charlotte? Chi è Charlie? Potrebbe aver ucciso una persona? Quali possono essere gli effetti straordinari della gelosia? E lui, è al sicuro? Ed è al sicuro sua sorella Tilly?

Si può amare una persona e, al contempo, averne paura?

Perché gli ho dato 8?

Intanto è bene dire che questo ebook mi è stato regalato da Amazon in quanto cliente delle Offerte Lampo Kindle. Avevo la possibilità di scegliere tra tre titoli e ho deciso di scegliere proprio questo attirata dalla cover che trovo a dir poco spettacolare e d’effetto, ma non certissima, però, di leggerlo. Invece l’ho aperto quasi immediatamente e, quasi immediatamente, l’ho terminato.

Vengo da un periodo di blocco del lettore nel quale sono stata più impegnata a guardare video poco impegnativi su Youtube che a leggere; ci sono periodi così, e tendo a non tirare la corda, a non forzare le cose. Sono periodi e, come tutti i periodi, passano così come sono arrivati.

Grazie a questo romanzo ho dimenticato Youtube.

Ho letto senza sosta per due sere di fila, dimenticando tutto e tutti. Non ho guardato il display del cellulare, non ho acceso la televisione, avevo sonno ma non avrei mai spento il Kindle senza sapere.

Lei che ama solo me mi ha catturata e non mi ha dato scampo.

Capiamoci: è un thriller come tanti altri, niente di più e niente di meno. Tra l’altro sembra tutto abbastanza chiaro e telefonato, grosse sorprese paiono non esserci e il lettore si sente piuttosto sicuro di quello che sta leggendo, non c’è un colpo di scena dietro l’altro, ecco. Eppure la stile di scrittura pulito e scorrevole, personaggi molto interessanti e dialoghi brillanti hanno trasformato un banale thriller in qualcosa di molto, molto godibile.

Certo, molto ha a che vedere con quelle testa vuota di Andrew. Una rabbia, una rabbia. Andrew, porca miseria, ma non ti rendi conto che è una pazza? Perché stai con lei? Per il sesso? Ma ci rendiamo conto? Svegliati, bello! Non lo vedi che ti sta facendo terra bruciata attorno? Eh? Eh? Eh???? Insomma, sì. Io tendo a immedesimarmi moltissimo e questo libro permette al lettore di entrare alla grande dentro la storia. Vediamo se riesco a spiegarmi… è come se il protagonista avesse una telecamerina montata sopra la testa e noi potessimo vedere tutto ciò che gli accade in tempo reale. La vediamo, questa Charlotte. Accidenti, possiamo vedere quanto è bella e strana e sexy. Vediamo le sue mani sopra di lui, il suo sorriso innocente, possiamo sentire il suo miagolio insistente. Come una gatta gli si insinua in mezzo alle gambe, gli cammina sopra al cuore, si prende centimetro dopo centimetro della sua vita fino al primo e ultimo e spettacolare colpo di scena che, seppur forse un pochino tirato per i capelli, fa il suo sporco dovere.

Lei che ama solo me è un thriller psicologico secondo me molto buono e concordo con tutti i lettori che, su Amazon, gli hanno donato quattro stelle.

Ve l’ho detto: siamo lontani dal Nobel ma siamo vicini a qualcosa che intrattiene alla perfezione dosando personaggi (sempre coerenti), dialoghi (sempre credibili) e atmosfere (davvero claustrofobiche, anche quando le scene si svolgono all’aria aperta).

Se tu riesci a farmi sembrare un normale appartamento di città la peggiore delle prigioni e a farmi sembrare un grande spazio aperto londinese il peggior buco, credo che tu abbia fatto centro.

Il finale? Non all’altezza, purtroppo.

O forse è colpa mia: mi aspetto sempre troppo dal prossimo. Anche dai personaggi di un libro.

Dopo di te

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Titolo: Dopo di te

Autore: Jojo Moyes

Editore: Mondadori

Anno: 2016

Pagine: 296

Prezzo: 18 euro in formato cartaceo – 9,99 euro in formato digitale

Il voto della Kate: 6

SINOSSI:

Quando finisce una storia, ne inizia un’altra.

Come si fa ad andare avanti dopo aver perso chi si ama? Come si può ricostruire la propria vita, voltare pagina?

Per Louisa Clark, detta Lou, come per tutti, ricominciare è molto difficile. Dopo la morte di Will Traynor, di cui si è perdutamente innamorata, si sente persa, svuotata.

È passato un anno e mezzo ormai, e Lou non è più quella di prima. I sei mesi intensi trascorsi con Will l’hanno completamente trasformata, ma ora è come se fosse tornata al punto di partenza e lei sente di dover dare una nuova svolta alla sua vita.

A ventinove anni si ritrova quasi per caso a lavorare nello squallido bar di un aeroporto di Londra in cui guarda sconsolata il viavai della gente. Vive in un appartamento anonimo dove non le piace stare e recupera il rapporto con la sua famiglia senza avere delle reali prospettive. Soprattutto si domanda ogni giorno se mai riuscirà a superare il dolore che la soffoca. Ma tutto sta per cambiare.

Quando una sera una persona sconosciuta si presenta sulla soglia di casa, Lou deve prendere in fretta una decisione. Se chiude la porta, la sua vita continuerà così com’è: semplice, ordinaria, rassegnata. Se la apre, rischierà tutto. Ma lei ha promesso a se stessa e a Will di vivere, e se vuole mantenere la promessa deve lasciar entrare ciò che è nuovo.

LA RECE DELLA KATE:

Will è morto, e la sua morte ha portato ben più di qualche lutto; ha portato dolore e vergogna a tanti. Ai genitori di Lou, che hanno dovuto smettere di andare al circolo. Ai genitori di Will, che si sono separati. A Lou, che ha mollato le redini della sua vita e le ha permesso di vagare senza freni. Ha abitato per un po’ a Parigi, ma anche Parigi, a un certo punto, le è sembrata non così adatta. Allora è tornata a casa e a casa si è abbandonata al sesso occasionale e a molti bicchieri di vino. La verità è che è allo sbando più completo. Perdendo Will, Lou ha perso ogni punto di riferimento. E forse è anche il modo, in cui l’ha perso. Sono i ricordi, sono le ultime frasi, sono i sorrisi che lui le regalava. Della vecchia Lou, nessuna traccia. Nessuna traccia dei suoi abiti buffi e colorati, nessuna traccia di quella gioia contagiosa che faceva di Lou… semplicemente Lou.

Cadere da un tetto pare essere una buona idea per cambiare qualcosa nella propria vita e in effetti, da quel punto in avanti, tutto cambierà. Convalescente e acciaccata, Lou corre il rischio di crogiolarsi ancora di più nella sua solitudine e nel suo dolore, ma la vita ha in serbo per lei almeno due sorprese: uno è Sam, il paramedico che l’ha soccorsa quella notte, dopo la caduta. E l’altra sorpresa è… oh, non posso dirvelo. Non posso proprio. Sarebbe uno spoiler gigante.

Vi basti sapere che Lou sarà costretta dagli eventi a tornare a vivere, giorno dopo giorno e passo dopo passo. E si renderà conto, cosa ancora più importante, che tornare a vivere non significa dimenticare Will, non significa ballare sulla sua tomba, non significa fingere che nulla sia accaduto. Tornare a vivere è proprio quello che lui voleva per lei, per la sua Clark.

E Clark vivrà.

Perché gli ho dato 6?

La Moyes non aveva nessuna intenzione di scrivere un seguito a Io prima di te ma, visto che i lettori e i fans le hanno tartassato le palle a ripetizione e che probabilmente il suo agente si stava fregando le mani fino a consumarle, ha deciso che ok, poteva anche scriverlo, quel seguito, nessun problema.

Ma le cose fatte controvoglia, come dico sempre a mia figlia Rachele, vengono sgamate immediatamente da chiunque abbia due occhi per vedere.

Il plot ha la stessa consistenza del budino della Cameo: molle e fiappo.

Chi ha fatto la differenza in Io prima di te a mio parere era proprio Will, che poi è morto, ovviamente, quindi non è che adesso, in questo libro, possa dare il suo apporto. E rimane lei, Louisa. Senza il suo carattere scoppiettante e senza i suoi vestiti da isterica rimane solo una ragazza piuttosto scialba e poco interessante. Ora: io capisco che lei abbia assistito alla morte del suo ragazzo (un gran figo, tra l’altro), io capisco tutto, lo giuro. Ma Lou… ascolta la zia Kate: non hai nemmeno trent’anni e già stai ridotta così? Lui ti lascia un patrimonio e tu cosa fai? Ti compri un appartamentino che manco arredi? Io mi sarei aperta subito un negozio, subito! Falli fruttare, quei soldini lì, no? Vabbè, insomma, ognuno con i propri soldi ci fa quello che gli pare, ci mancherebbe altro, avete ragione. Ma la verità è che questa Louisa mi ha dato terribilmente ai nervi. Ma tanto, tanto, tanto. Sam è un uomo meraviglioso e lei cosa fa? Lo allontana! Ma come sei messa?

Allucinante la sorella di lei, Treena. Ha fatto un figlio che tra un po’ non era manco alle medie, si è rimessa a studiare vivendo sulle spalle dei suoi genitori e ha il coraggio di fare la ramanzina a Lou? Ma levati da davanti, vai! Ma chi sei? Ma cosa vuoi? Ma ti metterai nei panni di tua sorella, o no? Ma riuscirai a stare zitta ogni tanto, o no? No. Parla, parla, parla. Giudica, giudica, giudica. Ho appena giudicato anche io, ma io posso. Io sono una lettrice. Tu, come sorella, devi offrire supporto. E basta. E guardare anche un pochino alla trave che sta piazzata nel tuo occhio, cara Treena.

I genitori di Will… si commentano poco anche loro. Il padre (che nel film è affascinante da paura) si è completamente rincoglionito e la madre vive in stato catatonico. Ma loro, insomma, loro si possono forse capire. Certo, lui mi ha delusa ma…

Le gioie dei miei occhi? I genitori di Lou, come sempre. Fuori dalle righe, spontanei, divertenti, veri, reali, umani. Io voglio un libro su di loro, se si può, cara Jojo. Basta con ‘sta lagna di Will, voglio un prequel tutto su di loro. Subito, se possibile. Grazie.

In conclusione?

In conclusione questo romanzo è scorrevole, distrae e in alcuni punti diverte ma:

  • non è assolutamente all’altezza di quello che lo ha preceduto e che tanto ha avuto successo
  • mette troppa carne al fuoco, affronta troppi temi diversi, vi sono troppi problemi diversi tra di loro
  • i personaggi che abbiamo amato sono troppo diversi rispetto al passato
  • si sorride troppo poco, è troppo serioso
  • ovviamente è da latte alle ginocchia, ma questo glielo si perdona, perché se non si vuole il latte a fiotti dalle ginocchia non si acquista un romance.

Ma gli ho dato 6 e non 5 perché mi ha distratta da impazzire dalle mie preoccupazioni e perché Sam è da urlo e perché i genitori di Lou sono fantastici. Ma davvero, non più di 6. Leggetelo solo se è in offerta e solo se non potete fare a meno di sapere cosa è accaduto a Lou dopo la morte di Will.