Cercami

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Titolo: Cercami

Autore: André Aciman

Editore: Guanda

Anno: 2019

Pagine: 278

Genere: Narrativa contemporanea

Il voto della Kate: 8/9

SINOSSI: 

Sono passati parecchi anni da quell’estate in Riviera: Elio, in piena confusione adolescenziale, aveva scoperto la forza travolgente del primo amore grazie a Oliver, lo studente americano ospite del padre nella casa di famiglia. Erano stati giorni unici, in grado di segnare le loro vite con la forza di un desiderio incancellabile, nonostante ciascuno abbia poi proseguito per una strada diversa. Questo romanzo di André Aciman si apre con l’incontro casuale su un treno tra un professore di mezza età e una giovane donna: lui è Samuel, il padre di Elio, sta andando a Roma per tenere una conferenza ed è ansioso di cogliere l’occasione per rivedere suo figlio, pianista affermato ma molto inquieto nelle questioni sentimentali; lei è una fotografa, carattere ribelle e refrattaria alle relazioni stabili, e in quell’uomo più maturo scopre la persona che avrebbe voluto conoscere da sempre. Tra i due nasce un’attrazione fortissima, che li porterà a mettere in discussione tutte le loro certezze. Anche per Elio il destino ha in serbo un incontro inaspettato a Parigi, che potrebbe assumere i contorni di un legame importante. Ma nulla può far sbiadire in lui il ricordo di Oliver, che vive a New York una vita apparentemente serena, è sposato e ha due figli adolescenti, eppure… Una parola, solo una parola, potrebbe bastare a riaprire una porta che in fondo non si è mai chiusa.

LA RECE DELLA KATE: 

Scrivo e cancello.

Scrivo e cancello.

Questa cosa va avanti da almeno venti minuti.

Vorrei terminare questa agonia, ma non è che ci stia riuscendo molto. Non so se è la stanchezza o se, come sempre, quando devo parlarvi di un romanzo che ho molto amato, mi viene una specie di blocco creativo e psicologico.

Respirone.

Ci provo.

E comincio dalla parte più brutta e sgradevole: i difetti.

Ne ha almeno tre. Ho detto almeno.

  1. Cercami è una forzatura. Noi saremmo stati bene anche senza. Oliver ed Elio ci hanno cambiato la vita, tornare da loro è come tornare da un ex dopo che vi siete lasciati. O andare in una città dopo che non tornavi da un sacco di tempo e scoprire che… non è che ti piaccia poi così tanto. Forse l’avevi sopravvalutata. Forse la vedevi bella perché eri un bambino. Forse la vedevi bella perché mamma e papà ti amavano molto. Insomma… capito, no?
  2. Le storie raccontate sono credibili quanto Babbo Natale che fa la dieta Dukan e perde 82 chili. Bello eh, per carità. Nulla da dire. Un figurino. Ma poco credibile.
  3. Le storie, sì. Perché sono tre. E l’ultima non è all’altezza.

Cercami è Chiamami col tuo nome vent’anni dopo.

E’ la storia di Elio, di suo padre, di Oliver.

Sono invecchiati, le loro vite sono drasticamente cambiate. Evolute, involute, trascinate sui gomiti. Sono stanchi e vissuti. Sono saggi eppure immaturi. Hanno visto l’amore ma ancora vi si fanno abbindolare. Romantici e intrappolati in relazioni e vite passate e vite future e sogni e desideri e non verità e relazioni familiari e silenzi e cose non dette. Vent’anni di una serenità calma e placida senza scossoni, vent’anni passati a fare il gioco di “Facciamo finta che io ero”, avete presente? Ecco. Un incubo.

Poi succede.

Incontri qualcuno sul treno.

In strada.

La tua vita e la sua cambieranno per sempre.

Tu cambierai per sempre.

E non è colpa di nessuno.

C’è gente che non ci cambia di una virgola e c’è gente che ci cambia la vita anche solo quando ci dice “Ciao” la prima volta. E tu sai che quella persona lì è una persona cardine. Tu sai che sta per accadere.

E così è per i nostri protagonisti.

Tutti uomini, perché di uomini si parla. Sì, certo, c’è anche una donna, la donna sul treno. Non vi dirò come si chiama e chi è e chi sarà, non ha importanza adesso. Quello che ha importanza è che per quanto sia descritta e descritta e ancora descritta, non riesce a togliere luce al protagonista maschile.

Tutto è uomo.

L’amore stesso, che di solito viene associato al sinuoso corpo femminile, qui si fa totalmente uomo. L’uomo padre, l’uomo figlio, l’uomo anziano, l’uomo in cerca, l’uomo che sa amare tanto una donna quanto un uomo, l’uomo che apre il petto e scopre il cuore, che si rende vulnerabile, totalmente umano, fallibile.

Si parla di amore e, pure con i difetti detti sopra, Cercami è un romanzo che ho amato completamente e senza remore. Ne ho visti i difetti e le piccinerie ma ho comunque saputo vedere il bello che c’era. Anche se i dialoghi erano poco credibili, talvolta, come costruiti, troppo melensi, troppo a effetto. Li ho amati anche così, anche se la realtà forse sarebbe andata in un altro modo, anche se nella realtà forse una trentenne non avrebbe invitato a casa sua un uomo del doppio della sua età dopo averlo conosciuto sul treno. Anche se Oliver forse sarebbe scomparso senza lasciare traccia. Anche se Elio ce lo saremmo immaginati diverso. Più… non saprei. Ma Elio è il personaggio che più di tutti ha compiuto una evoluzione. Che più di tutti stupisce. E che forse meno di tutti si riconosce.

In definitiva?

E’ un romanzo che parla dell’amore e lo fa in maniera pregevole.

Ma se avete la pretesa di ritrovare la magia di Chiamami col tuo nome, allora no.

Allora no.

Iniziò tutto a Natale

Titolo: Iniziò tutto a Natale

Autore: Jenny Hale

Editore: Newton Compton

Anno: 2019

Pagine: 317

Genere: Romance

IL VOTO DELLA KATE: 5

SINOSSI:
Holly McAdams adora trascorrere le vacanze di Natale nel piccolo chalet della sua famiglia tra le colline innevate, con la sua deliziosa porticina rossa e le luci colorate. E quest’anno è pronta per lei una sorpresa molto speciale… Dopo aver affrontato una tempesta di neve per raggiungere il rifugio, Holly e sua nonna trovano ad aspettarle un affascinante sconosciuto. Joseph Barnes aveva affittato la casa la settimana precedente, ma è rimasto intrappolato lassù a causa del maltempo. Determinata a fare del suo meglio per rendere le vacanze speciali per tutti, Holly comincia a decorare le stanze e a preparare deliziosi dolcetti. E così comincia ad affezionarsi al bellissimo sconosciuto, con il quale sente di avere sempre più cose in comune nonostante la diffidenza della sua adorata nonnina. Ma l’arrivo di Rhett Burton in paese, la stella della musica country che un tempo era il miglior amico di Holly o forse qualcosa di più, rischia di rendere la situazione molto complicata… Per fortuna è quasi Natale!

LA RECE DELLA KATE:

1. Non leggetelo

2. Vuole essere romantico invece è solo noioso

3. Il romanticismo c’è ma messo giù così male che fa venire voglia di non leggere mai più

4. Nemmeno l’atmosfera natalizia è resa bene

5. Ho pianto. No, non di disperazione. Leggendo l’amore tra la nonna e il nonno. Oh. Io mi commuovo. Cosa volete?

6. L’ho già detto non leggetelo?

7. Non leggetelo

Quella mattina prima di morire

Titolo: Quella mattina prima di morire

Autore: Jo Jakeman

Editore: Newton Compton

Anno: 2019

Pagine: 382

Genere: Thriller

IL VOTO DELLA KATE: 6

SINOSSI:

Un divorzio non è mai una cosa semplice, e quello di Imogen non fa eccezione. Suo marito Phillip è un maniaco del controllo, un violento, ed è determinato a renderle la vita un inferno. Quando Phillip piomba in casa sua senza preavviso, intimandole di andarsene entro un mese, Imogen sente il mondo crollarle sotto i piedi. Se non acconsentirà alla richiesta, rimanendo senza un tetto sopra la testa, Phillip farà di tutto per toglierle l’affido di Alistair, il figlio di sei anni. In un momento di follia, Imogen reagisce d’impulso. Per la prima volta nella sua vita prende il controllo della situazione e compie un’azione che cambierà per sempre il suo destino. Quello che non avrebbe mai immaginato, però, è che sia la prima moglie che l’attuale fidanzata di Phillip sarebbero rimaste coinvolte nel suo piano. Tre donne molto diverse si ritroveranno improvvisamente alleate nel tentativo di vendicarsi dell’uomo che le ha fatte soffrire.

LA RECE DELLA KATE:

Qui il pazzo è il marito.

Poi c’è una prima moglie.

Una seconda.

Una fidanzata.

Un pazzo con la mania di collezionismo.

Colleziona donne da menare, sì.

E quando le tre donne si conoscono e i loro lividi coincidono e le loro storie fanno amicizia per il povero uomo non ci sarà molto scampo.

Beh amici, io non è che abbia molto da dire.

L’argomento è pruriginoso.

La storia non verosimile.

Ma l’argomento assolutamente sì.

All’inizio della quarantena mi sono chiesta in quante famiglie si potesse davvero stare sicuri in casa.

Chiudete gli occhi.

Pensate a tutte le donne vittime di violenza domestica costrette a stare chiuse in casa col loro aguzzino.

Fatto?

Non so a voi, ma a me fa quasi più paura del covid.

Una paura del diavolo.

Le case diventano minuscole.

Le forze si fanno meno.

La mente già provata si chiude in un luogo scuro e impenetrabile.

Nessuno che possa vedere i tuoi lividi.

Nessuno che possa chiederti se va tutto bene.

Una tragedia nella tragedia che questo romanzo mi ha riportato alla mente.

Questo è lo spunto al quale ho pensato.

Questa è l’unica cosa che mi è venuta in mente.

Di per sé il libro è lento.

Telefonato.

Intrattiene ma senza grossi colpi di teatro.

La fine la conosciamo perché l’inizio della storia è proprio la sua fine.

Un funerale.

Un trucco letterario che mi ha sempre lasciata freddina.

Pro: un paio di buoni personaggi (forse solo uno: la madre della protagonista)

Contro: lunghissimo, personaggi femminili piatti come la mia attività neuronale e un finale banale come la pubblicità di Poltrone e sofà.

In definitiva: io se fossi in voi lascerei perdere. Passate ad altro.

Era una famiglia tranquilla

Titolo: Era una famiglia tranquilla

Autore: Jenny Blackhurst

Editore: Newton Compton

Anno: 2017

Pagine: 335

Genere: Thriller

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:
Il mio nome è Emma Cartwright. Tre anni fa ero Susan Webster, e ho ucciso mio figlio di dodici settimane, Dylan. Non ho alcun ricordo di ciò che è accaduto, ma devo credere a quello che mi dicono il mio medico e la polizia, no? Ma se uno non riesce a ricordarsi quello che è successo, come può fidarsi ciecamente del fatto che gli altri gli stiano dicendo la verità? E se esiste anche una minima possibilità che mio figlio sia ancora vivo, non credete che dovrei fare di tutto per riaverlo indietro?

LA RECE DELLA KATE:

Ci ho messo una vita a finirlo.

Reclusa in casa le cose sono difficili.

Vago senza meta.

Non mi concentro su nulla.

Prego e poco altro.

Niente cattura la mia attenzione.

Niente.

Il libro comunque vale il mio 8, anche se ancora una volta ci troviamo di fronte a una genitrice omicida.

O no?

Ha cambiato nome e paese ma il passato torna a farle visita e la illude che suo figlio possa essere ancora vivo. Accanto a lei la sua migliore amica (omicida pure lei) e un giornalista affascinante (ma toh, mai un cesso eh!).

Solo che il giornalista forse non è un giornalista, il suo avvocato forse le ha tenuto nascosto qualcosa, il suo ex marito ha un passato universitario da brividi e tutti sembrano avere una vita che lei ignorava.

Era una famiglia tranquilla decolla senza problemi, ci fa fare un buon volo ma in fase di atterraggio si lascia andare a una specie di psicopatia aerea.

Ma ripeto, tutto sommato lo consiglio.

Niente di nuovo sotto il sole, ma molto migliore di altri letti.

Pro: nessun refuso e una buona traduzione.

Un protagonista maschile interessante.

I flash back che intervallano i capitoli dedicati al “now” partono da lontano ma contribuiscono a creare atmosfera.

Contro: la chiusa, come sempre. Uffa.

La figlia adottiva

Titolo: La figlia adottiva

Autore: Jenny Blackhurst

Editore: Newton Compton

Anno: 2019

Pagine: 380

Genere: Thriller

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:
Imogen Reid ha deciso di diventare una psicologa dell’infanzia per aiutare i bambini in difficoltà. Ecco perché, quando le viene assegnata in cura Ellie Atkinson, una ragazzina di undici anni, si rifiuta di ascoltare chi le dice che è pericolosa. Ellie è l’unica sopravvissuta a un terribile incendio che ha sterminato la sua famiglia. E Imogen sa bene che in questi casi i problemi del paziente sono la rabbia e la tristezza inespresse di chi non è ancora riuscito a elaborare il lutto. Ma i genitori adottivi di Ellie hanno un’altra storia da raccontare. Così come i suoi insegnanti. Quando si arrabbia, cominciano ad accadere cose brutte. Cose in grado di generare strane leggende su quella ragazzina silenziosa. E stare così vicina a Ellie per Imogen potrebbe diventare presto molto pericoloso…

LA RECE DELLA KATE:

Come dicevo nella recensione precedente, va di gran moda prendere di mira le famiglie. Se non è la moglie che perde la testa, è il marito. Se non è il marito, è la moglie. Se i coniugi stanno una meraviglia, stai pur sicuro che un moccioso è squilibrato di brutto.

Già il titolo suggerisce che non andrà a finire benissimo. Lo avessero chiamato “La figlia col machete” avrebbe sortito lo stesso effetto.

La cover perplime come tutte le cover di questa CE. L’altalena ha un potere attrattivo sui grafici che fa paura. Ma che problemi hanno?

Comunque.

Pro: personaggio femminile adulto (Imogen) molto ben costruito, quasi cinematografico.

Contro e pro: Ellie, la bambina in questione, tratteggiata con buona dose di paraculaggine. Ma funziona.

Contro: tutti gli altri personaggi sono inutili come un biglietto del cinema ai tempi del Covid.

Pro: di plot simili se ne sono visti a svalangate. Una strizzata d’occhio la dà anche a Carrie di Stephen King, tanto per dirne una.

MA.

Non urta i nervi.

Funziona. Funziona davvero.

Contro: Ma questa chiusa da colpo di teatro??? No. Mi rifiuto.

Pro: il romanzo tiene sempre la tensione alta. Non altissima ma alta. Non è scontato.

Contro: 380 pagine? Ma siete seri?

Pro: però 380 pagine godute. Skippato pochissimo.

In sintesi!

Ok, leggetelo.

Il matrimonio dei segreti

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Titolo: Il matrimonio dei segreti

Autore: Samantha Downing

Editore: Newton Compton

Pagine: 380

Genere: Thriller

Il voto della Kate: 6

SINOSSI: 

La nostra è una storia d’a­more piuttosto ordinaria. Ho conosciuto una bellis­sima donna, mi sono inna­morato perdutamente di lei. Abbiamo avuto due figli.
E, come molte coppie, abbiamo fini­to per trasferirci in una bella villetta in un quartiere residenziale.
La vita ci ha regalato l’opportuni­tà di avere qualcuno con cui con­dividere ogni cosa. E così, quando ci siamo annoiati della monotonia quotidiana, abbiamo potuto contare l’uno sull’altra.
Da fuori sembriamo una coppia normale. Potremmo essere i tuoi vicini; i genitori degli amici dei tuoi figli; i conoscenti con cui fai quattro chiacchiere al supermercato o gli amici degli amici con cui ogni tanto vai a cena.
Ma tutti i matrimoni nascondono un segreto che li mantiene vivi. Un trucco grazie al quale l’unione tra due persone rimane salda e arden­te come il primo giorno.
Il nostro segreto è che ci piace uc­cidere.

LA RECE DELLA KATE:

Negli ultimi anni il mondo thriller si è letteralmente riempito di famiglie sconsiderate. La moglie bugiarda, il figlio pazzoide, il figlio silenzioso, la figlia di nessuno, la zia psicolabile, la mamma cretina e potrei continuare a lungo. Anche i vicini di casa pazzi vanno alla grande, ma mai come le famiglie disfunzionali. Disfunzionali poi per modo di dire. Qui tutti ammazzano tutti. Sei sposato da ventidue anni con una tipa qualsiasi e scopri che quella di notte si diverte a sgozzare la gente. Oppure boh, all’improvviso tuo figlio fa i disegnini con te che cadi da un burrone. Oppppplà. Ma che carino, figlio mio, grazie del disegno, ora lo appendo in cameretta matrimoniale con lo slogan “RICORDATI CHE DEVI MORIRE”.

Insomma, questo thriller non è altro che il normale proseguimento di una follia editoriale che continua a piacere. Probabilmente (troppa psicologia spicciola?) perché è vero che in realtà nessuno conosce nessuno. Non fa niente da quanto tempo ci si ami, se ci si ama. Non importa da quanto tempo si è sposati. Non importa quanto si creda di conoscere l’altro e quante frasi stucchevoli e banali si possono dire. La verità (e qui ci credo) è che nessuno conosce nessuno.

Da questo presupposto parte questo romanzo nel quale la sinossi dice già tutto: io, te, i nostri due figlioletti e qualche ragazza da sgozzare.

Perché?

Perché il matrimonio dopo un po’ viene a noia.

C’è chi compra un gatto, chi compra un cane, chi decide di fare il centesimo figlio, chi si dà allo scambio di coppia, chi si separa e chi pensa: “Ehi, per dare pepe al nostro matrimonio facciamo una bella cosa! Cominciamo a uccidere donne!”

Questione di scelte.

Loro hanno scelto di sgozzare giovani donne.

Una, due, tre… il tempo passa e il fatto di rimanere impuniti li galvanizza, li eccita, consolida la coppia. Lei bella e algida, lui bello e sottomesso. Eh sì… lui è il classico uomo sottomesso a una donna forte e volitiva. Ogni tanto, se lo dice da solo e fa un po’ pena, anche lui ha qualche idea. Ma raramente. E quando le ha lo sottolinea con forza, poveretto.

Comunque, naturalmente, arriva il colpo di teatro. Intanto la figliolina comincia a girare con un coltello da cucina di quelli seri perché crede che in giro ci sia un serial killer e non può nemmeno sospettare che i cretini qui siano mamma e papà. Poi si rasa i capelli, così magari il serial killer non la riconosce come essere umano femminile e non la ammazza. Poi insomma si fa prendere un pochino la mano, perché si sa, da un melo non nascono le pere.

Il padre comincia a tentennare. La madre acquisisce forza e volontà perché, si sa, noi donne andiamo sempre fino in fondo. Che si tratti di farci cambiare una lampadina o di uccidere qualcuno. Uomo, lavoro e zitto che altrimenti la rivedi col binocolo.

C’è un solo contro: la lungaggine. Si sarebbe risolto tutto con cento pagine in meno. Ma questo è un difetto della CE da sempre e per sempre. Pensano che aggiungendo carta le cose migliorino. E’ strana, questa cosa.

IN CONCLUSIONE:

Skippando qualche pagina, è riuscito a tenermi buonissima compagnia. Anzi… buonissima compagnia in una sola serata… ehm…

Ma skippando pagine, ecco il perché del voto non alto.

 

Le ho mai raccontato del vento del Nord

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Titolo: Le ho mai raccontato del vento del Nord

Autore: Daniel Glattauer

Editore: Feltrinelli

Anno: 2010

Pagine: 192

Genere: Narrativa contemporanea

Prezzo: 9,00 euro per il formato cartaceo – 5,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 9

SINOSSI:

Un’email all’indirizzo sbagliato e tra due perfetti sconosciuti scatta la scintilla. Come in una favola moderna, dopo aver superato l’impaccio iniziale, tra Emmi Rothner – 34 anni, sposa e madre irreprensibile dei due figli del marito – e Leo Leike – psicolinguista reduce dall’ennesimo fallimento sentimentale – si instaura un’amicizia giocosa, segnata dalla complicità e da stoccate di ironia reciproca, e destinata ben presto a evolvere in un sentimento ben più potente, che rischia di travolgere entrambi. Romanzo d’amore epistolare dell’era Internet, il romanzo descrive la nascita di un legame intenso, di una relazione che coppia non è, ma lo diventa virtualmente. Un rapporto di questo tipo potrà mai sopravvivere a un vero incontro?

LA RECE DELLA KATE:

Emmi ha 34 anni, due figli non suoi e un marito molto più vecchio di lei. La fitta corrispondenza che inizia con Leo dopo un suo errore (ha mandato a lui una mail che era in realtà per una rivista) riempie non solo le sue giornate ma anche la sua testa e il suo cuore. Non è più una ragazzina, è vero. Probabilmente Emmi dovrebbe tenere la testa sulle spalle e smetterla di fantasticare. Probabilmente avrebbe dovuto chiedere scusa e farla finita. Invece Emmi scrive e ancora scrive e le risposta argute, simpatiche e mai banali di Leo – un uomo pieno di cultura e quindi agli occhi di una donna assai affascinante – non fanno altro che gettare benzina su un fuoco che rischia di divampare e radere tutto al suolo. Rischia di divampare su Emmi, su Leo, sulle loro vite e sulle loro famiglie. Ma a volte la vita va così: ti innamori e poi… poi è semplicemente troppo tardi. Ti dici che tutto si sistemerà, che le cose andranno bene, che hai il controllo della situazione. Ma non è vero; non hai controllo su un bel NIENTE. Il virtuale diventa quindi rifugio e purgatorio, una terra di nessuno nella quale si può essere chi si è davvero perché dall’altra parte non ci si aspetta granché, perché l’altro non ci ha inquadrato ed etichettato (ancora). Possiamo essere chi vogliamo, quando vogliamo, con chi vogliamo. Un nuovo “noi”, nuovo di zecca. Ripulito da quello che gli altri credono che noi siamo, dai preconcetti, dagli stereotipi. Emmi smette di essere la brava moglie devota e la madre affettuosa di due figli che nemmeno sono suoi e si veste di abiti che, invece, suoi sono davvero. Ironica e pungente, intelligente e sensibile. Non è più la Emmi “di qualcuno”.

Torna Emmi. E basta.

Perché gli ho dato 9?

Perché l’ho letto in due ore, come in apnea.

Perché mi sono ritrovata in ogni pagina, in ogni emozione.

Perché mi sono innamorata di una mail molte volte.

Il romanzo, giusto per capirci, altro non è che la raccolta della fitta corrispondenza che si scambiano Emmi e Leo nel corso di alcuni mesi. Mail su mail che si susseguono una via l’altra. Data, mittente, destinatario. Data, mittente, destinatario. Gli occhi saltano da una lettera all’altra senza sosta, il respiro si mozza nei polmoni. Incontratevi, incontratevi! Vi prego, incontratevi! Poi… poi potete anche non stare insieme, non innamorarvi, non amarvi. Ma incontratevi! Queste mail vi sfiniranno! Questi giochini vi svuoteranno l’anima!

Gli si vuol bene, a questi due personaggi.

Si amano le bizze di Emmi e i silenzi di Leo. I giorni che trascorrono senza ricevere mail sembrano non passare mai e ci si chiede cos’abbia fatto Emmi nel frattempo. Avrà aggiornato la sua casella ogni cinque minuti o avrà resistito all’impulso? Lo avrà pensato? Certamente sì, ma in che termini? In che modo l’amore si è fatto strada? In che modo questo amore è diverso rispetto a un altro?

Non riesco – me ne rammarico – a rendere merito a questo romanzo che ha dello straordinario. Io credo che la difficoltà maggiore (a parte scrivere sia come una donna che come un uomo) stia nel rendere un sentimento platonico qualcosa di molto molto molto reale, quasi tangibile. E questa cosa potrà apprezzarla soprattutto chi, come me, nella vita ha sperimentato quei sentimenti.

Innamorarsi non di uno sguardo, non di una camminata, non di un sorriso, non di una fila perfetta di denti, non di un ciuffo ribelle ma di una virgola, di un verbo, di un saluto, di una frase.  L’amore che smette di essere tatto e diviene solo e soltanto udito.

Le ho mai raccontato del vento del Nord mette sul tavolo un argomento che, da sempre, viene ritenuto ostico e misterioso: l’amore ai tempi del virtuale.

Che siate uomini o donne, giovani o meno giovani, leggete questo romanzo senza remore. Non ve ne pentirete mai.

10 libri per avere sempre l’estate dentro

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Questo post avrei dovuto farlo a luglio, ma a luglio non ho avuto tempo, altrimenti l’avrei fatto e voi sareste andati in vacanza con i consigli della Kate, che sarei io. Ma insomma, davvero non ho avuto modo, perché queste son sempre cose delicate, non è che ti puoi improvvisare e io in estate per la maggior parte del tempo faccio la mamma e quando faccio la mamma non riesco proprio a mettermi al piccì a scrivere cose che debbono sembrare intelligenti.

 

(Avevo scritto un cacchio di papiro, ma mi rendo conto che è meglio farla finita e arrivare al sodo.)

Allora cosa si fa quando si è in ritardo col blog di quei due mesetti?

Be’, si consigliano dieci libri dieci (i migliori letti nell’ultimo anno) che vi aiuteranno a lasciarvi alle spalle la bellissima estate che avete passato e vi accompagneranno verso l’autunno grigio che sta per arrivare avendo il sole dentro!

Perché l’estate non è una stagione, ma un modo di essere!

Seguitemi!

(Cliccando sopra al titolo sarete indirizzati alla recensione sul mio blog)

La sposa scomparsa

Un giallo tutto italiano che coniuga atmosfere avvincenti e personaggi indimenticabili.

Vincerò – l’ultima partita con Luciano Pavarotti

A dieci anni dalla morte, un libro inchiesta dai tratti irriverenti per raccontare la vita privata del più grande tenore di tutti i tempi.

Lei che ama solo me

Un thriller psicologico mozzafiato, un romanzo che ha fatto infiammare Amazon.

Il libro dei Baltimore

Il prequel di La verità sul caso Harry Quebert. Una saga familiare e il racconto di una vita che rileggerei ogni mese. Un altro thriller indimenticabile.

I misteri di Chalk Hill

Un po’ Jane Eire, un po’ Il giro di vite di Henry James, I misteri di Chalk Hill è un irrinunciabile per tutti coloro che vogliono atmosfere e mistero. Da pelle d’oca.

A volte si muore

In un’Italia distopica che fa paura, i due eroi Vergy e Claudio (già famosi per la trilogia vampirica de Il 18° vampiro, Il 36° giusto e L’ora più buia) devono loro malgrado combattere contro un nemico invisibile: il bisbiglio. Action, ma anche humor e qualche spietata considerazione sulla vita in un romanzo indispensabile.

Contaminati

Un po’ fantasy, un po’ thriller, Contaminati è stata la rivelazione dell’anno. Due giovani scrittrici italiane hanno dato vita a una cosa che, oltreoceano, avrebbe sbancato.

Nightcrawlers

Horror ad altissimi livelli. Creature del buio che ghermiscono e terrorizzano. Incredibilmente bello.

A disabilandia si tromba

Per parlare di disabilità in maniera scanzonata, senza prendersi troppo sul serio ma senza nemmeno buttare tutto in vacca. Una lettura intelligente e divertentissima per sensibilizzare e far conoscere.

La piccola casa dei ricordi perduti

Un romance classico che vi farà sognare trasportandovi nel sud della Francia, in una piccola locanda caratteristica e molto, molto dolce, tra i profumi della terra e quelli di cibi sapientemente preparati. Un amore lieve ma una passione incontrollabile per una terra che non lascia scampo.

Bonus track:

Il bambino bugiardo

Un altro thriller psicologico. Lo metto alla fine di tutto perché il finale è molto deludente ma tutto il resto del libro è BELLISSIMO. Leggetelo lo stesso, dai.

 

Il bambino bugiardo

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Titolo: Il bambino bugiardo

Autore: S. K. Tremayne

Editore: Garzanti

Anno: 2017

Pagine: 294

Genere: Thriller

Prezzo: 16,90 euro per il formato cartaceo – 9,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7/8

SINOSSI:

La vetrata del grande salone si affaccia sul mare della Cornovaglia. Mentre osserva le onde infrangersi sulla scogliera, Rachel si guarda intorno. Stenta ancora a credere che quella sala e l’intera tenuta di Carnhallow siano sue. Si è finalmente gettata alle spalle la sua vita tormentata grazie al matrimonio con David, un ricco avvocato, e al rapporto speciale che ha con il figlio di lui, Jamie, un bambino timido e silenzioso, segnato dalla tragedia della morte della madre, due anni prima. La donna è rimasta vittima di un terribile incidente nelle miniere sotterranee su cui si erge Carnhallow e il suo corpo non è mai stato ritrovato. Rachel si affeziona al piccolo come se fosse suo. Ma improvvisamente il comportamento del bambino diventa molto strano. Comincia a fare sogni premonitori e dice di sentire la voce della madre che lo chiama dal labirinto di cunicoli sotterranei. Finché un freddo pomeriggio d’autunno, mentre lui e Rachel sono soli sulle scogliere, le rivela: «Tu morirai il giorno di Natale». Un tarlo comincia a scavare nella mente di Rachel. Cosa è successo due anni prima? La madre di Jamie è davvero morta? Perché David si rifiuta di parlarne con lei? È possibile che il marito di cui è tanto innamorata le nasconda qualcosa? Dicembre si avvicina e Rachel sa che deve scoprire la verità, e in fretta, perché ogni angolo della sua nuova casa nasconde un pericolo mortale. 

LA RECE DELLA KATE:

Lei, proprio lei, la signora di Carnhallow.

Lei, proprio lei, moglie di uno dei più famosi e apprezzati avvocati di Londra.

Lei, proprio lei, immersa nel cuore più meraviglioso e tenebroso della Cornovaglia.

La sua vecchia e cupa vita? Solo un ricordo. Doloroso, certo, ma solo un ricordo. Adesso Rachel è qui, insieme a David e Jamie, il suo nuovo figlio. Figliastro. Figliastro rimasto orfano di madre dopo che lei – bellissima, dolcissima, perfettissima Nina – è morta cadendo nel pozzo di una delle tantissime miniere della Cornovaglia. Ma niente paura, Rachel sarà all’altezza; saprà essere una matrigna inserita nel suo ruolo, una padrona di casa efficiente e una moglie premurosa. Ce la farà.

E ce la mette tutta, la nostra Rachel; giorno dopo giorno dopo giorno, su quelle strade strette e tortuose, tra le curve e le rocce, tra il freddo e la pioggia, tra la nebbia e quella grande casa che sembra scacciarla più che accoglierla, ce la mette davvero tutta per non sentire quelle voci, per non dare peso a Jamie e ai suoi farneticamenti, per non vedere Nina ovunque. Nina è morta, Rachel. Nina è morta. Se lo ripete, Rachel. Eppure qualcosa non quadra, Jamie è sempre più preda delle sue ossessioni e lei rischia di scivolare in qualcosa di oscuro e pericoloso che si perde tra le pieghe del passato e tra le pieghe di un matrimonio forse solo apparentemente felice.

Perché gli ho dato 7/8?

Il libro, ragazzi, è bellissimo.

Fino alla fine.

Poi la fine rovina tutto.

Amen.

E allora perché gli ho dato 7/8?

Vabbè, perché tutto il resto era molto molto figo, no?

Non posso fare finta di niente, non io. 300 pagine in due sere non posso lasciarle andare con un’alzata di spalle. Questo thriller è quello che io cerco per una calda serata estiva. Voglio questo, e l’ho trovato. Vedo adesso che costa un botto, spero di non averlo pagato così ma non credo. Credo fosse in offerta da qualche parte. No, dieci euro non li vale, probabilmente. La prossima volta scrive poi un finale diverso.

Ma l’ambientazione!

L’ambientazione!

Questa Cornovaglia è cupa, terrificante, piena di vento, di rumori. C’è odore di mare, di polvere, di metallo. E la villa, la villa! Grande, silenziosa, scura, immersa nel bosco, matrigna. Una casa scura e priva di luce, troppo grande per i suoi pochi occupanti. Si sentono i passi rimbombare, le voci perdersi dietro l’angolo, le luci si spengono all’improvviso, il vento ulula.

Rachel e Jamie sono INSUPERABILI, la tensione a tratti è quasi insopportabile.

Io ho trovato questo romanzo – escluse le ultime boh… cinquanta pagine – davvero una genialata pazzesca. Era da tempo che non leggevo così furiosamente e che non sentivo quel friccicorio al cuore. Era da tempo che non sentivo quel senso di completezza e di vero contatto con il libro.

Oh.

Io ve lo dico: talvolta con i thriller psicologici io sono un po’ “grezza”; so che a volte mi piace della roba che per gli altri è spazzatura. Quindi leggete bene la sinossi, scaricate – se potete – l’anteprima e via che si va.

Ma davvero… io mi sono divertita da matti.

IN CONCLUSIONE:

Ambientazione molto furba e molto studiata, adattissima a un thriller psicologico di questo stampo e personaggi principali molto ben strutturati, particolarmente la protagonista femminile (Rachel) e il figliastro (Jamie).

Finale molto banale e molto deludente che fa lo stesso effetto di qualcuno che ti stacca la spina della televisione mentre stai guardando l’ultima puntata della tua serie preferita. Una specie di coito interrotto dell’hype, per intenderci.

Del resto (ve lo devo dire?) è un thriller psicologico e non un horror, quindi… insomma, vi sto già dicendo tanto.

Se vi ho un pochino incuriosito e amate un certo genere di ambientazioni, andate a dargli un occhio. Io credo che sia davvero il top per queste serate!

La piccola casa dei ricordi perduti

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Titolo: La piccola casa dei ricordi perduti

Autore: Helen Pollard

Editore: Newton Compton

Anno: 2017

Pagine: 338

Prezzo: 7,90 euro per il formato cartaceo – 2,99 per il formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI: 

Emmy Jamieson arriva a La Cour des Roses, una bella pensione nella campagna francese, con l’intenzione di trascorrere due settimane di relax in compagnia di Nathan, il suo fidanzato. Tra loro c’è qualche problema, ma Emmy è certa che questa vacanza risolverà tutto. Si sbaglia… Neanche il tempo di disfare le valigie e Nathan se l’è già svignata con Gloria, la moglie di Rupert, il proprietario della pensione. L’uomo è scioccato ed Emmy, sentendosi in parte responsabile dell’accaduto, si offre di aiutarlo a gestire la pensione. Emmy ha il cuore a pezzi, ma si trova all’improvviso in una dimensione nuova, circondata da tanti amici. E anche da qualche uomo interessante: Ryan, il provocante giardiniere, e Alain, il ragazzo che si occupa dell’amministrazione, irritante ma bellissimo. Mentre Emmy si riappropria del proprio tempo e del contatto con la natura comincia a sentirsi a casa. Ma sarebbe una follia lasciare amici, famiglia e tutto ciò per cui ha sempre lavorato… O no?

Perché gli ho dato 7?

Sì, lo so. Sto correndo. Il punto è che ci troviamo davanti a un romance molto leggero, molto frivolo e molto estivo che non ha bisogno poi di MOLTISSIME parole. La sinossi dice già tutto quello che c’è da sapere e voi non avete bisogno di sapere altro se non che questo romanzo è sì frivolo, viene sì da una casa editrice che non cura molto il prodotto finale, ma viene anche da una scrittrice che in qualche modo il fatto suo lo sa, perché descrive in maniera così dolce e perfetta il paesaggio francese che sembra di essere lì, accanto a lei, a osservare i prati molto verdi, bere te fresco. Sembra di sentire le cicale e quel calore sulla pelle che non fa sudare ma che profuma di estate e di libertà e di crema solare. Sarà perché amo la Francia – me ne sono innamorata molto tempo fa e l’ho anche scelta come meta (on the road) per il mio viaggio di nozze – ma questo romanzo mi ci ha fatto tornare. Profumi, accenti, sorrisi, tutto. La corte delle rose, la pensione nella campagna francese nella quale arrivano Emmy e il suo fedifrago fidanzato, è così ben dipinta che sognerete di poterla prenotare su Airbnb; ve lo giuro, croce sul cuore. Ho sentito il profumo del caffè, la croccantezza del pane caldo, ho sentito l’acquolina in bocca per i piatti di Rupert. Ho sorriso, anche. Molto.

E’ vero ciò che viene detto in copertina; è vero che leggere questo libro è come fare un viaggio in un posto nel quale si è sempre voluti andare. E’ esattamente così. Ne esistono di posti così? Se sì, voglio andarci. Adesso. Ora.

Voglio il mio Rupert, voglio incontrare Emmy. Voglio essere loro amica. Voglio cenare con loro e litigare con Rupert. Voglio svegliarmi alla mattina e sentirmi a casa. Voglio essere felice come Emmy.

Certo, ci scappa un po’ di sesso qui e lì ma sempre descritto con grazia e senza risultare scabroso.

Il tutto risulta invece brioso, allegro, molto estivo, molto romantico.

Ve lo dico?

Io ho già prenotato su Kindle il seguito, che uscirà a fine mese. Lo dico un po’ vergognosa ma… devo vergognarmi? Ma no, no. Leggetelo anche voi, se avete voglia di Francia, di odori, di buona cucina, di amicizie vere e di riscatto. Io ve lo consiglio di cuore, è davvero ideale per questo momento dell’anno.

Provate, mi saprete dire!