Le ho mai raccontato del vento del Nord

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Titolo: Le ho mai raccontato del vento del Nord

Autore: Daniel Glattauer

Editore: Feltrinelli

Anno: 2010

Pagine: 192

Genere: Narrativa contemporanea

Prezzo: 9,00 euro per il formato cartaceo – 5,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 9

SINOSSI:

Un’email all’indirizzo sbagliato e tra due perfetti sconosciuti scatta la scintilla. Come in una favola moderna, dopo aver superato l’impaccio iniziale, tra Emmi Rothner – 34 anni, sposa e madre irreprensibile dei due figli del marito – e Leo Leike – psicolinguista reduce dall’ennesimo fallimento sentimentale – si instaura un’amicizia giocosa, segnata dalla complicità e da stoccate di ironia reciproca, e destinata ben presto a evolvere in un sentimento ben più potente, che rischia di travolgere entrambi. Romanzo d’amore epistolare dell’era Internet, il romanzo descrive la nascita di un legame intenso, di una relazione che coppia non è, ma lo diventa virtualmente. Un rapporto di questo tipo potrà mai sopravvivere a un vero incontro?

LA RECE DELLA KATE:

Emmi ha 34 anni, due figli non suoi e un marito molto più vecchio di lei. La fitta corrispondenza che inizia con Leo dopo un suo errore (ha mandato a lui una mail che era in realtà per una rivista) riempie non solo le sue giornate ma anche la sua testa e il suo cuore. Non è più una ragazzina, è vero. Probabilmente Emmi dovrebbe tenere la testa sulle spalle e smetterla di fantasticare. Probabilmente avrebbe dovuto chiedere scusa e farla finita. Invece Emmi scrive e ancora scrive e le risposta argute, simpatiche e mai banali di Leo – un uomo pieno di cultura e quindi agli occhi di una donna assai affascinante – non fanno altro che gettare benzina su un fuoco che rischia di divampare e radere tutto al suolo. Rischia di divampare su Emmi, su Leo, sulle loro vite e sulle loro famiglie. Ma a volte la vita va così: ti innamori e poi… poi è semplicemente troppo tardi. Ti dici che tutto si sistemerà, che le cose andranno bene, che hai il controllo della situazione. Ma non è vero; non hai controllo su un bel NIENTE. Il virtuale diventa quindi rifugio e purgatorio, una terra di nessuno nella quale si può essere chi si è davvero perché dall’altra parte non ci si aspetta granché, perché l’altro non ci ha inquadrato ed etichettato (ancora). Possiamo essere chi vogliamo, quando vogliamo, con chi vogliamo. Un nuovo “noi”, nuovo di zecca. Ripulito da quello che gli altri credono che noi siamo, dai preconcetti, dagli stereotipi. Emmi smette di essere la brava moglie devota e la madre affettuosa di due figli che nemmeno sono suoi e si veste di abiti che, invece, suoi sono davvero. Ironica e pungente, intelligente e sensibile. Non è più la Emmi “di qualcuno”.

Torna Emmi. E basta.

Perché gli ho dato 9?

Perché l’ho letto in due ore, come in apnea.

Perché mi sono ritrovata in ogni pagina, in ogni emozione.

Perché mi sono innamorata di una mail molte volte.

Il romanzo, giusto per capirci, altro non è che la raccolta della fitta corrispondenza che si scambiano Emmi e Leo nel corso di alcuni mesi. Mail su mail che si susseguono una via l’altra. Data, mittente, destinatario. Data, mittente, destinatario. Gli occhi saltano da una lettera all’altra senza sosta, il respiro si mozza nei polmoni. Incontratevi, incontratevi! Vi prego, incontratevi! Poi… poi potete anche non stare insieme, non innamorarvi, non amarvi. Ma incontratevi! Queste mail vi sfiniranno! Questi giochini vi svuoteranno l’anima!

Gli si vuol bene, a questi due personaggi.

Si amano le bizze di Emmi e i silenzi di Leo. I giorni che trascorrono senza ricevere mail sembrano non passare mai e ci si chiede cos’abbia fatto Emmi nel frattempo. Avrà aggiornato la sua casella ogni cinque minuti o avrà resistito all’impulso? Lo avrà pensato? Certamente sì, ma in che termini? In che modo l’amore si è fatto strada? In che modo questo amore è diverso rispetto a un altro?

Non riesco – me ne rammarico – a rendere merito a questo romanzo che ha dello straordinario. Io credo che la difficoltà maggiore (a parte scrivere sia come una donna che come un uomo) stia nel rendere un sentimento platonico qualcosa di molto molto molto reale, quasi tangibile. E questa cosa potrà apprezzarla soprattutto chi, come me, nella vita ha sperimentato quei sentimenti.

Innamorarsi non di uno sguardo, non di una camminata, non di un sorriso, non di una fila perfetta di denti, non di un ciuffo ribelle ma di una virgola, di un verbo, di un saluto, di una frase.  L’amore che smette di essere tatto e diviene solo e soltanto udito.

Le ho mai raccontato del vento del Nord mette sul tavolo un argomento che, da sempre, viene ritenuto ostico e misterioso: l’amore ai tempi del virtuale.

Che siate uomini o donne, giovani o meno giovani, leggete questo romanzo senza remore. Non ve ne pentirete mai.

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10 libri per avere sempre l’estate dentro

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Questo post avrei dovuto farlo a luglio, ma a luglio non ho avuto tempo, altrimenti l’avrei fatto e voi sareste andati in vacanza con i consigli della Kate, che sarei io. Ma insomma, davvero non ho avuto modo, perché queste son sempre cose delicate, non è che ti puoi improvvisare e io in estate per la maggior parte del tempo faccio la mamma e quando faccio la mamma non riesco proprio a mettermi al piccì a scrivere cose che debbono sembrare intelligenti.

 

(Avevo scritto un cacchio di papiro, ma mi rendo conto che è meglio farla finita e arrivare al sodo.)

Allora cosa si fa quando si è in ritardo col blog di quei due mesetti?

Be’, si consigliano dieci libri dieci (i migliori letti nell’ultimo anno) che vi aiuteranno a lasciarvi alle spalle la bellissima estate che avete passato e vi accompagneranno verso l’autunno grigio che sta per arrivare avendo il sole dentro!

Perché l’estate non è una stagione, ma un modo di essere!

Seguitemi!

(Cliccando sopra al titolo sarete indirizzati alla recensione sul mio blog)

La sposa scomparsa

Un giallo tutto italiano che coniuga atmosfere avvincenti e personaggi indimenticabili.

Vincerò – l’ultima partita con Luciano Pavarotti

A dieci anni dalla morte, un libro inchiesta dai tratti irriverenti per raccontare la vita privata del più grande tenore di tutti i tempi.

Lei che ama solo me

Un thriller psicologico mozzafiato, un romanzo che ha fatto infiammare Amazon.

Il libro dei Baltimore

Il prequel di La verità sul caso Harry Quebert. Una saga familiare e il racconto di una vita che rileggerei ogni mese. Un altro thriller indimenticabile.

I misteri di Chalk Hill

Un po’ Jane Eire, un po’ Il giro di vite di Henry James, I misteri di Chalk Hill è un irrinunciabile per tutti coloro che vogliono atmosfere e mistero. Da pelle d’oca.

A volte si muore

In un’Italia distopica che fa paura, i due eroi Vergy e Claudio (già famosi per la trilogia vampirica de Il 18° vampiro, Il 36° giusto e L’ora più buia) devono loro malgrado combattere contro un nemico invisibile: il bisbiglio. Action, ma anche humor e qualche spietata considerazione sulla vita in un romanzo indispensabile.

Contaminati

Un po’ fantasy, un po’ thriller, Contaminati è stata la rivelazione dell’anno. Due giovani scrittrici italiane hanno dato vita a una cosa che, oltreoceano, avrebbe sbancato.

Nightcrawlers

Horror ad altissimi livelli. Creature del buio che ghermiscono e terrorizzano. Incredibilmente bello.

A disabilandia si tromba

Per parlare di disabilità in maniera scanzonata, senza prendersi troppo sul serio ma senza nemmeno buttare tutto in vacca. Una lettura intelligente e divertentissima per sensibilizzare e far conoscere.

La piccola casa dei ricordi perduti

Un romance classico che vi farà sognare trasportandovi nel sud della Francia, in una piccola locanda caratteristica e molto, molto dolce, tra i profumi della terra e quelli di cibi sapientemente preparati. Un amore lieve ma una passione incontrollabile per una terra che non lascia scampo.

Bonus track:

Il bambino bugiardo

Un altro thriller psicologico. Lo metto alla fine di tutto perché il finale è molto deludente ma tutto il resto del libro è BELLISSIMO. Leggetelo lo stesso, dai.

 

Il bambino bugiardo

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Titolo: Il bambino bugiardo

Autore: S. K. Tremayne

Editore: Garzanti

Anno: 2017

Pagine: 294

Genere: Thriller

Prezzo: 16,90 euro per il formato cartaceo – 9,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7/8

SINOSSI:

La vetrata del grande salone si affaccia sul mare della Cornovaglia. Mentre osserva le onde infrangersi sulla scogliera, Rachel si guarda intorno. Stenta ancora a credere che quella sala e l’intera tenuta di Carnhallow siano sue. Si è finalmente gettata alle spalle la sua vita tormentata grazie al matrimonio con David, un ricco avvocato, e al rapporto speciale che ha con il figlio di lui, Jamie, un bambino timido e silenzioso, segnato dalla tragedia della morte della madre, due anni prima. La donna è rimasta vittima di un terribile incidente nelle miniere sotterranee su cui si erge Carnhallow e il suo corpo non è mai stato ritrovato. Rachel si affeziona al piccolo come se fosse suo. Ma improvvisamente il comportamento del bambino diventa molto strano. Comincia a fare sogni premonitori e dice di sentire la voce della madre che lo chiama dal labirinto di cunicoli sotterranei. Finché un freddo pomeriggio d’autunno, mentre lui e Rachel sono soli sulle scogliere, le rivela: «Tu morirai il giorno di Natale». Un tarlo comincia a scavare nella mente di Rachel. Cosa è successo due anni prima? La madre di Jamie è davvero morta? Perché David si rifiuta di parlarne con lei? È possibile che il marito di cui è tanto innamorata le nasconda qualcosa? Dicembre si avvicina e Rachel sa che deve scoprire la verità, e in fretta, perché ogni angolo della sua nuova casa nasconde un pericolo mortale. 

LA RECE DELLA KATE:

Lei, proprio lei, la signora di Carnhallow.

Lei, proprio lei, moglie di uno dei più famosi e apprezzati avvocati di Londra.

Lei, proprio lei, immersa nel cuore più meraviglioso e tenebroso della Cornovaglia.

La sua vecchia e cupa vita? Solo un ricordo. Doloroso, certo, ma solo un ricordo. Adesso Rachel è qui, insieme a David e Jamie, il suo nuovo figlio. Figliastro. Figliastro rimasto orfano di madre dopo che lei – bellissima, dolcissima, perfettissima Nina – è morta cadendo nel pozzo di una delle tantissime miniere della Cornovaglia. Ma niente paura, Rachel sarà all’altezza; saprà essere una matrigna inserita nel suo ruolo, una padrona di casa efficiente e una moglie premurosa. Ce la farà.

E ce la mette tutta, la nostra Rachel; giorno dopo giorno dopo giorno, su quelle strade strette e tortuose, tra le curve e le rocce, tra il freddo e la pioggia, tra la nebbia e quella grande casa che sembra scacciarla più che accoglierla, ce la mette davvero tutta per non sentire quelle voci, per non dare peso a Jamie e ai suoi farneticamenti, per non vedere Nina ovunque. Nina è morta, Rachel. Nina è morta. Se lo ripete, Rachel. Eppure qualcosa non quadra, Jamie è sempre più preda delle sue ossessioni e lei rischia di scivolare in qualcosa di oscuro e pericoloso che si perde tra le pieghe del passato e tra le pieghe di un matrimonio forse solo apparentemente felice.

Perché gli ho dato 7/8?

Il libro, ragazzi, è bellissimo.

Fino alla fine.

Poi la fine rovina tutto.

Amen.

E allora perché gli ho dato 7/8?

Vabbè, perché tutto il resto era molto molto figo, no?

Non posso fare finta di niente, non io. 300 pagine in due sere non posso lasciarle andare con un’alzata di spalle. Questo thriller è quello che io cerco per una calda serata estiva. Voglio questo, e l’ho trovato. Vedo adesso che costa un botto, spero di non averlo pagato così ma non credo. Credo fosse in offerta da qualche parte. No, dieci euro non li vale, probabilmente. La prossima volta scrive poi un finale diverso.

Ma l’ambientazione!

L’ambientazione!

Questa Cornovaglia è cupa, terrificante, piena di vento, di rumori. C’è odore di mare, di polvere, di metallo. E la villa, la villa! Grande, silenziosa, scura, immersa nel bosco, matrigna. Una casa scura e priva di luce, troppo grande per i suoi pochi occupanti. Si sentono i passi rimbombare, le voci perdersi dietro l’angolo, le luci si spengono all’improvviso, il vento ulula.

Rachel e Jamie sono INSUPERABILI, la tensione a tratti è quasi insopportabile.

Io ho trovato questo romanzo – escluse le ultime boh… cinquanta pagine – davvero una genialata pazzesca. Era da tempo che non leggevo così furiosamente e che non sentivo quel friccicorio al cuore. Era da tempo che non sentivo quel senso di completezza e di vero contatto con il libro.

Oh.

Io ve lo dico: talvolta con i thriller psicologici io sono un po’ “grezza”; so che a volte mi piace della roba che per gli altri è spazzatura. Quindi leggete bene la sinossi, scaricate – se potete – l’anteprima e via che si va.

Ma davvero… io mi sono divertita da matti.

IN CONCLUSIONE:

Ambientazione molto furba e molto studiata, adattissima a un thriller psicologico di questo stampo e personaggi principali molto ben strutturati, particolarmente la protagonista femminile (Rachel) e il figliastro (Jamie).

Finale molto banale e molto deludente che fa lo stesso effetto di qualcuno che ti stacca la spina della televisione mentre stai guardando l’ultima puntata della tua serie preferita. Una specie di coito interrotto dell’hype, per intenderci.

Del resto (ve lo devo dire?) è un thriller psicologico e non un horror, quindi… insomma, vi sto già dicendo tanto.

Se vi ho un pochino incuriosito e amate un certo genere di ambientazioni, andate a dargli un occhio. Io credo che sia davvero il top per queste serate!

La piccola casa dei ricordi perduti

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Titolo: La piccola casa dei ricordi perduti

Autore: Helen Pollard

Editore: Newton Compton

Anno: 2017

Pagine: 338

Prezzo: 7,90 euro per il formato cartaceo – 2,99 per il formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI: 

Emmy Jamieson arriva a La Cour des Roses, una bella pensione nella campagna francese, con l’intenzione di trascorrere due settimane di relax in compagnia di Nathan, il suo fidanzato. Tra loro c’è qualche problema, ma Emmy è certa che questa vacanza risolverà tutto. Si sbaglia… Neanche il tempo di disfare le valigie e Nathan se l’è già svignata con Gloria, la moglie di Rupert, il proprietario della pensione. L’uomo è scioccato ed Emmy, sentendosi in parte responsabile dell’accaduto, si offre di aiutarlo a gestire la pensione. Emmy ha il cuore a pezzi, ma si trova all’improvviso in una dimensione nuova, circondata da tanti amici. E anche da qualche uomo interessante: Ryan, il provocante giardiniere, e Alain, il ragazzo che si occupa dell’amministrazione, irritante ma bellissimo. Mentre Emmy si riappropria del proprio tempo e del contatto con la natura comincia a sentirsi a casa. Ma sarebbe una follia lasciare amici, famiglia e tutto ciò per cui ha sempre lavorato… O no?

Perché gli ho dato 7?

Sì, lo so. Sto correndo. Il punto è che ci troviamo davanti a un romance molto leggero, molto frivolo e molto estivo che non ha bisogno poi di MOLTISSIME parole. La sinossi dice già tutto quello che c’è da sapere e voi non avete bisogno di sapere altro se non che questo romanzo è sì frivolo, viene sì da una casa editrice che non cura molto il prodotto finale, ma viene anche da una scrittrice che in qualche modo il fatto suo lo sa, perché descrive in maniera così dolce e perfetta il paesaggio francese che sembra di essere lì, accanto a lei, a osservare i prati molto verdi, bere te fresco. Sembra di sentire le cicale e quel calore sulla pelle che non fa sudare ma che profuma di estate e di libertà e di crema solare. Sarà perché amo la Francia – me ne sono innamorata molto tempo fa e l’ho anche scelta come meta (on the road) per il mio viaggio di nozze – ma questo romanzo mi ci ha fatto tornare. Profumi, accenti, sorrisi, tutto. La corte delle rose, la pensione nella campagna francese nella quale arrivano Emmy e il suo fedifrago fidanzato, è così ben dipinta che sognerete di poterla prenotare su Airbnb; ve lo giuro, croce sul cuore. Ho sentito il profumo del caffè, la croccantezza del pane caldo, ho sentito l’acquolina in bocca per i piatti di Rupert. Ho sorriso, anche. Molto.

E’ vero ciò che viene detto in copertina; è vero che leggere questo libro è come fare un viaggio in un posto nel quale si è sempre voluti andare. E’ esattamente così. Ne esistono di posti così? Se sì, voglio andarci. Adesso. Ora.

Voglio il mio Rupert, voglio incontrare Emmy. Voglio essere loro amica. Voglio cenare con loro e litigare con Rupert. Voglio svegliarmi alla mattina e sentirmi a casa. Voglio essere felice come Emmy.

Certo, ci scappa un po’ di sesso qui e lì ma sempre descritto con grazia e senza risultare scabroso.

Il tutto risulta invece brioso, allegro, molto estivo, molto romantico.

Ve lo dico?

Io ho già prenotato su Kindle il seguito, che uscirà a fine mese. Lo dico un po’ vergognosa ma… devo vergognarmi? Ma no, no. Leggetelo anche voi, se avete voglia di Francia, di odori, di buona cucina, di amicizie vere e di riscatto. Io ve lo consiglio di cuore, è davvero ideale per questo momento dell’anno.

Provate, mi saprete dire!

The gift

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Titolo: The gift

Autore: Rebecca Daniels

Editore: Dunwich

Anno: 2017

Pagine: 226

Prezzo: 12,90 euro per il formato cartaceo – 3,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Katie Corfield ha un dono: riesce a entrare nella mente delle persone in coma, a guidarle in sogno e infine a riportarle in vita. Con l’aiuto di Matt O’Brien, suo amico e assistente, è riuscita a salvare molte persone. La fama è però un’arma a doppio taglio e Katie lo scopre sulla sua pelle quando viene rapita dal boss Alexander Mancini. L’uomo, incurante delle guerre tra clan che stanno dividendo Boston, ha il solo obiettivo di salvare il figlio Daniel, caduto in coma dopo un tentato omicidio. Mentre Katie è costretta a intervenire da sola in una situazione in cui fallire equivale a morire, Matt cercherà in tutti i modi di raggiungerla nel disperato tentativo di salvarle la vita. Rischiando di perdere se stessa nei violenti ricordi di Daniel Mancini, Katie scoprirà che l’aggressore del giovane è molto più vicino di quanto creda.

LA RECE DELLA KATE:

Dal giorno dell’incidente niente per Katie più è stato come prima. Probabilmente il suo carattere è cambiato drasticamente, trasformandola in una donna rigida e poco incline al contatto fisico, seriosa e timida. Ma Katie, proprio grazie a quell’incidente stradale, ha sviluppato un dono a dir poco incredibile: riesce a risvegliare le persone dal coma. Come ci riesca non lo sa nemmeno lei, ma ci riesce. Si mette a fianco della persona addormentata, chiude gli occhi e… si addormenta di botto. Entra nei sogni del malato e tenta di riportarlo in superficie, tenta di riportarlo indietro. La percentuale di successi è del 100%. Katie è conosciuta da molte persone e tollerata dai medici che, pur non capendoci proprio niente (da bravi scienziati) non possono però che alzare le mani davanti a quella serie di risvegli inspiegabili ma molto più che reali.

E il romanzo comincia proprio in medias res, con Katie e l’amico Matt (un tostissimo e credo bellissimo irlandese) dentro ai sogni di una ragazza molto giovane vittima di un incidente stradale. Un altro successo. Ma se Katie non chiede tributi, la sua mente ne chiede molti, moltissimi. Katie è stanca, spenta, i suoi sogni sono sempre più brutti, le sue notti sempre più agitate. Salvare il prossimo è sempre un dispendio di energie al di sopra delle sue possibilità. Ma per fortuna c’è Matt, amico fedele e collaboratore instancabile che ha come compito quello di accompagnare Katie nei sogni e tenerla “legata” al mondo esterno, al mondo vero, per impedire che la ragazza venga fagocitata dai sogni e dai mondi altrui.

Un dono del genere fa gola a molti. Sicuramente fa gola a Mancini, boss mafioso potente e senza scrupoli che rapisce Katie e la porta in un rifugio segreto ai margini della città. Suo figlio è in coma. Katie deve a tutti i costi riportarlo in vita. Se non lo farà, morirà.

Una corsa contro il tempo, una lotta contro il suo fisico e la sua mente. Un viaggio incredibile dentro la psiche umana.

Perché gli ho dato 8?

Gli ho dato 8 perché, nonostante alcuni difetti (io l’ho trovato eccessivamente verboso) The gift è un romanzo in bilico tra thriller e paranormal che mi ha inchiodato alle sue pagine.

Come dicevo sulla pagina Facebook del blog (l’avete piacizzata? No??? Vi muovete???) molto prima di rendermene conto ero già arrivata al 40%. Poi, in un altro boccone, ero all’80%. Poi, a malincuore, ho dovuto leggere le ultime pagine.

Katie non è certo di una simpatia travolgente, ammettiamolo. Ombrosa e tristanzuola, non molto ricettiva verso il bel Matt, non è proprio una fucina di battute scoppiettanti e dialoghi brillanti. A fare il possibile ci prova Matt, ma soprattutto il pericoloso boss Mancini che, non si sa bene come, alla fine riesce a risultare più simpatico degli stessi protagonisti. Proprio lui, il villain di turno. Ma forse non c’è molto di cui stupirsi. Spesso i cattivi si trovano ad avere più fascino dei buoni, a essere più tridimensionali.

Probabilmente avrei fatto a meno di qualche passaggio e di qualche personaggio, ma sono piccole cose che non vanno assolutamente a inficiare una storia che è comunque molto coinvolgente. The gift si legge in un fiato, pagina dopo pagina, anche quando si è ormai stanchi, anche quando l’ora della sveglia si avvicina, anche quando gli occhi minacciano di chiudersi. E’ un viaggio dentro la mente umana, un curioso trattato di parapsicologia, una storia di amicizia, un thriller piuttosto serrato. Se la descrizione degli ambienti e alcuni dialoghi non risultano proprio indimenticabili, i personaggi (anche quelli molto secondari come la mamma di Matt) sono però sempre a loro modo azzeccati e funzionali (anche se gli amici di Matt… insomma… anche di loro avremmo forse fatto a meno pur comprendendo la loro funzione nel contesto).

Se amate il thriller e non disdegnate il paranormal… leggetelo.

In ogni caso, però, leggetelo.

Anche se non vi piace il paranormal. Il thriller vi piace, ne sono sicura. Magari pensate che sia una cosa troppo astrusa per voi. Ripensateci. Scaricate l’anteprima e dategli una possibilità.

E poi… ehi… non vi fidate di me?

😉

Nightcrawlers

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Titolo: Nightcrawlers

Autore: Tim Curran

Editore: Dunwich

Anno: 2017

Pagine: 211

Prezzo: 12,90 euro per il formato cartaceo acquistabile qui – 3,99 euro per il formato digitale acquistabile qui

Il voto della Kate: 8½

SINOSSI:

Duecento anni fa, il villaggio di Clavitt Fields fu raso al suolo. Si sperò che i suoi abitanti fossero periti nel fuoco. Ma non morirono. Andarono sottoterra…

Per generazioni, hanno vissuto e si sono riprodotti nell’oscurità, adattandosi a un’esistenza sotterranea. Ora stanno tornando in superficie e ciò che sono diventati è un orrore al di là di ogni comprensione, un incubo strisciante di malvagità e violenza votato alla distruzione.

La notte è viva… e appartiene a loro.

LA RECE DELLA KATE:

Elena Blasden ha novantaquattro anni, una sola figlia in vita, nessun amico sopravvissuto con cui poter chiacchierare, spettegolare o ridere, una casa abbastanza confortevole, una gradevole vista sulla tipica campagna del Wisconsin e una marea di ricordi, non tutti belli. Ogni famiglia ha le sue tradizioni e anche Elena ha le sue, così come le aveva sua madre e, prima di lei, la madre di sua madre. Ogni sera, da tutta la vita, Elena raccoglie un sacco pieno di avanzi, se lo carica addosso e lo lascia fuori di casa, abbastanza lontano – si suppone – da non correre pericoli. Elena, che sua figlia (e prima di lei suo figlio) lo voglia oppure no, li nutre. Nutre quelle cose che, di notte, vagolano su quelle terre desolate e sconsolate. Nutre quelle cose che escono dal terreno come larve rivoltanti. Elena si assicura, da anni, che il loro vomitevole stomaco flaccido sia pieno. Se hanno lo stomaco pieno – ha sempre pensato – non le procureranno noie. Lo ha sempre fatto e lo farà fino al suo ultimo respiro, perché le cose devono andare così, perché quello è l’ordine prestabilito, l’equilibrio sopra a una follia senza pari che, da sempre, aleggia sopra alla cittadina di Haymarket.

Un equilibrio che ora è stato irrimediabilmente spezzato. Per sempre.

Il terreno degli Ezren non doveva essere toccato.

Qualcuno doveva fare qualcosa.

E ora è decisamente troppo tardi, ora ci sono degli agenti di polizia scomparsi, ora bisogna ritrovarli, ora bisogna fare qualcosa perché due agenti di polizia non spariscono nel nulla, come inghiottiti dalla notte e dalla nebbia. Una nebbia pazzesca, viscida come muschio, potente come un faro; un fango melmoso e vischioso che ti si appiccica ovunque, che rallenta il passo, che fa battere più forte il cuore. Le ricerche continuano: bisogna salvarli. Ma in quel posto, in mezzo alle ceneri di una città dimenticata che sorge dentro la foresta, gli agenti non sono soli. Rumori, squittii, sciaguattii e figure molto veloci che si muovono, pallide come spettri, nell’oscurità. VOOOOWM, un soffio e un altro agente sparisce. VOOOWM, un altro soffio ed ecco che ancora un altro sparisce. Al loro posto, solo lo spazio occupato dalla paura, dal terrore, dall’incredulità. Ciò che compare come dal nulla e che sembra prendersi di gioco di loro non sembra essere un animale ma nemmeno… diavolo, nemmeno un uomo. Ciò che sembra di captare è qualcosa di terribile, aberrante, spaventoso. Qualcosa che fa rizzare i peli di tutto il corpo e ghiacciare il sangue nelle vene. Qualcosa che spaventa a morte.

Chi sopravvive a quella notte del terrore ha come unica opzione quella di parlare con Elena, proprio quella vecchia un po’ stramba che sembra sapere molte cose sulla cittadina e sui suoi immondi segreti.

Ma bisogna tornare indietro di due secoli, conoscere un predicatore folle di nome Corben, assistere allo schianto di un meteorite. E poi, solo poi, le tessere di questo puzzle allucinogeno andranno al loro posto.

Come può andare al suo posto il terrore, se non altro.

Perché gli ho dato 8½

Chi mi segue su Instagram sa che ho paragonato questo romanzo al famosissimo I vermi conquistatori (se non lo avete letto, per l’amor del cielo, leggetelo). Certamente non per la trama (qui non si parla affatto di vermi), quanto per le atmosfere vagamente putride e vischiose, per quell’atmosfera che, anche presa da sola, sa mettere addosso al lettore una paura del diavolo.

La verità che la pelle d’oca non se ne va via dal primo strato di pelle.

Questa è la verità.

Nightcrawlers è la corsa a perdifiato di chi è braccato, il respiro accelerato di chi annusa l’odore greve della morte, il sudore ghiacciato del terrore più puro, gli occhi sbarrati nel buio.

Nulla in questo romanzo è stilisticamente sbagliato. Forse i dialoghi non sono indimenticabili ma nessuno ha pensato che i dialoghi dovessero essere indimenticabili. Sarebbe come pretendere una trama impegnata da un film porno, immagino, no?

Il ritmo è serratissimo, quasi claustrofobico. Le fila sono tirate in modo molto abile, pagina dopo pagina, al solo scopo di non perdere nemmeno un lettore per strada; quindi se non capite subito tutto, calma: ogni cosa verrà spiegata. Ed ecco che arriviamo al punto focale della questione: io (da lettrice e da recensore) credo che la chiarezza di un plot sia fondamentale. Nessuno deve rimanere indietro. Certo, l’operazione deve avvenire con un certo stile. Deve avvenire, quindi, ciò che in gergo tecnico si chiama “Show don’t tell“, tanto per capirci. Ciò che non amo moltissimo (nonostante metta in moto la fantasia del lettore) sono quei finali vagamente aperti, spiegati e non spiegati. Mi sembra, a dirla tutta, una paraculata. La chiusa di un romanzo, insieme al suo incipit (qui l’incipit non è fortissimo a mio avviso) costituiscono la colonna vertebrale del lavoro. Una chiusa frettolosa o lasciata al caso, per quanto mi riguarda, toglie al libro molta della sua credibilità. Alcuni romanzi, chiudendoli, mi fanno mormorare: “Ah…”, altri mi fanno esclamare: “Ahhhhhh…”. C’è una bella differenza, no? Il lettore deve essere soddisfatto. Appagato. Si merita una conclusione.

Curran non solo dona al lettore la sensazione di essere sempre sul pezzo, ma gli regala anche un finale degno del migliore degli Urania. A meno che voi non siate disperatamente appassionati di happy end. Ecco. In quel caso potreste rimanere delusi. Ma… ehi… è un horror, baby.

Questo libro è horror dalla prima parola all’ultima. Horror puro condito da un pizzico di fantascienza vecchia maniera che a sua volta è condita da varie contaminazioni letterarie e cinematografiche.

Questo è un libro da tenere in bella vista nella libreria, da regalare agli amici, da conservare per i figli quando saranno abbastanza grandi da poter aver una paura così sconvolgente.

Buona lettura, amici.

I misteri di Chalk Hill

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Titolo: I misteri di Chalk Hill

Autore: Susanne Goga

Editore: Giunti

Anno: 2015

Pagine: 416

Prezzo: 6,90 euro in formato cartaceo – 4,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 9

SINOSSI:

La prima volta che Charlotte si trova davanti alla splendida tenuta di Chalk Hill, sulle verdi colline del Surrey, rimane senza fiato: l’imponente villa, sormontata da una torretta e circondata da alberi secolari, è il luogo più affascinante che abbia mai visto. Qui potrà finalmente iniziare una nuova vita, dopo aver lasciato Berlino a causa di uno scandalo che ha compromesso la sua reputazione di istitutrice. Chiamata a occuparsi della piccola Emily, Charlotte si rende subito conto che una strana atmosfera aleggia sulla casa: la quiete è quasi irreale, il papà di Emily è gelido e altezzoso, la bambina è tormentata ogni notte da terribili incubi e dice di vedere la madre, scomparsa un anno prima in circostanze misteriose. L’affetto per Emily spinge Charlotte a voler capire cosa stia succedendo a Chalk Hill, ma nessuno dei domestici osa rompere il silenzio imposto dal vedovo sulla morte di Lady Ellen. Solo con l’aiuto dell’affascinante giornalista Thomas Ashdown, Charlotte si avvicina alla verità, una verità sconvolgente, sepolta tra quelle antiche mura. Un romanzo pieno di mistero e romanticismo. Una storia che alle atmosfere di Jane Eyre unisce una suspense unica ed elettrizzante.

LA RECE DELLA KATE:

Charlotte sa che la sua vita sta per cambiare per sempre. Abbandonata la Germania, ora il suo futuro e il suo destino sono tutti da scrivere. E Charlotte è assolutamente consapevole di dover essere lei a farlo. Certo, ha paura, come è normale che sia. Non solo è una donna in terra straniera, ma la casa nella quale è stata assunta come istitutrice, Chalk Hill, è… inquietante.

Tutti, a Chalk Hill, hanno dei segreti. Tutti, a Chalk Hill, nascondono qualcosa.

Qualunque cosa sia, Charlotte è determinata a scoprirlo, e in fretta, perché la sua protetta, Emily, continua a peggiorare.

I suoi incubi si fanno ogni notte più terribili, le sue urla più agghiaccianti, i suoi occhi sempre più vacui. Emily ha solo otto anni, e nessun fanciullo di otto anni può soffrire così. E perché il personale della tenuta sembra così restio a parlare di Lady Ellen, la signora di Chalk Hill? Certo, è morta, e i morti vanno rispettati. Ma perché il suo nome, in paese, fa subito abbassare gli occhi e la voce? Chi era, davvero, Lady Ellen? Quali segreti custodiva lei stessa?

Quando gli incubi e le visioni della piccola Emily diventano non più sostenibili, viene mandato a chiamare Tom Ashdown, londinese, giornalista e indagatore dell’occulto. Tom è un giovane dalla mente pronta, dalla fantasia pressoché sconfinata e già piuttosto famoso per le sue irriverenti recensioni sugli spettacoli teatrali più in vista della City. La sua penna è più agile ancora della sua mente e il suo umorismo delizia la buona società londinese.

Personaggio eccentrico e delizioso, Tom farà il possibile e l’impossibile per liberare la piccola Emily dai suoi tormenti e per fare luce sul più grande mistero che la sua breve carriera di indagatore dell’occulto abbia mai incontrato.

Perché gli ho dato 9?

Ho letto in camera. Di giorno e di notte. Ho letto davanti a fornelli. Ho letto davanti alla tv. Ho dimenticato di avere una figlia e dei doveri. Ho dimenticato di essere viva e di avere dei bisogni.

Ho letto e ancora letto.

E sapete che ci tengo sempre a dire questa cosa. Quando non si riesce a mollare un libro, per quanto sciocco sia , per quanto poco impegnativo sia, per quanto poco famoso sia… è comunque un segnale. Per me, un grosso, enorme segnale. Quel libro è il NOSTRO libro.

E questo è stato il MIO libro.

Non potevo iniziare meglio il 2017, decisamente.

I misteri di Chalk Hill è semplicemente A D O R A B I L E.

Per quanto io legga molto e cerchi di informarmi sempre al meglio, a volte le dritte migliori mi vengono date proprio da voi lettori! E io vi sono tanto, tanto debitrice per ogni consiglio che mi date, per ogni titolo che sottoponete alla mia attenzione. Non posso essere ovunque, non posso leggere tutto, ma quando siete voi a consigliarmi qualcosa, io smetto di fare quello che sto facendo e vi do ascolto.

Non sbaglio mai.

E non ho sbagliato nemmeno questa volta!  🙂

Questa è, prima di tutto, una ghost story. Una delle mie amate e adorate ghost story. Diviso tra The others, Jane Eyre, il famoso indagatore dell’occulto Carnacky e certe atmosfere alla Matheson, questo romanzo mi ha fatta prigioniera senza pietà.

Le atmosfere, gotiche e nebbiose.

I personaggi, sfaccettati, tridimensionali e credibilissimi.

Il linguaggio, azzeccato, mai affettato, mai costruito.

Il plot, classico ma sempiterno.

Ogni. singolo. elemento. è. meraviglioso.

Eppure Giunti non deve averlo tenuto in gran conto, per metterlo fuori a nemmeno 7 euro. Oh, certo, la gente legge i pornazzi e i chick lit da due soldi e poi magari non legge queste cosine così carine, tutto normale. E così roba assurda come quello che ho letto venerdì (Mai mettere il cuore nel ripostiglio o qualche baggianata del genere) viene letta e osannata e una ghost story con belle ambientazioni e bei personaggi non viene presa in considerazioni. Tsk tsk. Qualcosa non va.

Che dire, ancora, di questo libro?

A me sembra di aver già detto tutto quello che c’era da dire, dicendovi che l’ho letto in pochissime ore, che la mia vita si è completamente fermata per poter leggere, che ieri sera, al buio, mi è venuta la pelle d’oca. Che io adoro le storie di fantasmi e questa, pur non essendo una ghost story “firmata” da una grande penna, vale comunque la pena essere letta.

Ok, ok.

Un paio di aspetti vengono lasciati aperti. Volutamente? Non credo. Credo piuttosto sia stata una “svista” dell’autrice  😉 ma io spero spero spero che il signor Ashdown torni. Non credo succederà, a dire l’onesta verità, ma sperare non ha mai ucciso nessuno.

Tom Ashdown è un personaggio molto, molto interessante. Umano, poliedrico, ironico, intelligente. Impossibile, per me, non innamorarmene un pochino. Un eroe con macchia e con paura, Tom è un uomo che, pur non credendo, ammette che possa essere vero. Si apre al mondo, si apre alla parola FORSE, si apre alla possibilità. Non amo le persone come me. Non amo le persone rigide, focalizzate su un solo aspetto della vita. Amo chi si pone delle domande, amo chi vuole molte risposte, amo chi mette in conto l’errore. E Tom è esattamente così.

Charlotte è il personaggio principale ma forse anche quello verso il quale ho provato meno empatia in assoluto. Troppo rigida, troppo seriosa, troppo altezzosa (anche se per necessità). L’avrei preferita decisamente più femminile, più morbida e sì, anche più stereotipata. Più Jane Eyre e meno Lara Croft, insomma. Del resto in quella casa serviva qualcuno con le palle, e Charlotte era la candidata ideale.

Che dire, amici lettori?

Leggetelo se siete amanti dei romanzi storici, se amate le ghost story, se amate l’Inghilterra, se amate certe atmosfere da brivido, se adorate gli scones, se avete amato Jane Eyre, se avete apprezzato le atmosfere del film The Others, se avete scoperto Carnacky e non l’avete più mollato.

Leggetelo, e basta.