Seduttore dell’ordine (Non è il mio tipo vol. 1)

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Titolo: Seduttore dell’ordine

Autori: Pamela Boiocchi e Michela Piazza

Editore: Self

Anno: 2017

Pagine: 115

Genere: Romance / Chick lit

Prezzo: 0,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Priscilla non ha più certezze: il brillante fidanzato l’ha tradita e la professione di fotografa la fa sentire poco apprezzata.
L’unica cosa di cui è sicura è di non voler avere niente a che fare con Bjorn: un uomo troppo attraente per potersene fidare, con l’aspetto di un vichingo, la spavalderia di un pirata e – per di più – tutore dell’ordine. 

Ma nella magica e selvaggia natura di Lanzarote, ogni regola perde di significato…
E se l’isola le sussurra di seguire il proprio cuore, Priscilla avrà il coraggio di ascoltare?

LA RECE DELLA KATE:

Lanzarote accoglie il cuore in frantumi della povera Priscilla, giovane fotografa vittima di tradimento da parte del suo convivente. Ma non sarà solo la bellissima isola ad accogliere la ragazza, ma anche Bjorn, meraviglioso e scultoreo tutore dell’ordine (ed ecco il gioco di parole del titolo che, nonostante tutto, non mi piace) che si occuperà in molti modi (!!!) della sua anima ferita.

Priscilla ha un ego piccolo come la capocchia di uno spillo e il morale a terra; come è stato possibile? Perché il suo fidanzato non le ha parlato? E’ vero, lei lavora molto e forse mette l’apparecchiatura fotografica al primo posto ma… davvero l’unica soluzione è trovarsi un’altra donna?

Il passo successivo è presto fatto: tentare di darsi la colpa per ciò che è successo.

Ma le amiche storiche di Priscilla (le zingare) non glielo permetteranno di certo, ed ecco infatti che la caricano sopra a un aereo e la trascinano nella casa di famiglia di una di loro. Natura, relax, tanto buon cibo e un po’ di drink riusciranno a sciogliere le sue resistenze e rigidità, trasformandola in breve tempo in un’isolana sensuale e perfetta!

Perché gli ho dato 7?

Che le due amiche Michela e Pamela abbiano una sana passione per i romance piccantini non è una novità; le loro menti brillanti e le loro penne hanno dato vita a cose molto carine e godibili che io ho letto e già recensito per voi. In particolare mi piace ricordare uno dei primi esperimenti, se non proprio il primo: Napoli-New York un amore al peperoncino un romanzo breve che mi ha conquistata, come spesso accade quando il cibo viene inserito tra le righe e funge da sexy-accompagnamento alla lettura. Datemi del cibo e io sarò felice, insomma. Al di là dei miei gusti personali e provando a guardare la cosa con un occhio esterno e distaccato, quello è REALMENTE un buon chick lit. Io credo, infatti, che ogni romanzo debba essere valutato sulla base del suo progetto di appartenenza. Un romance breve è un romance breve. Non sarà mai un classico della letteratura moderna e nemmeno un saggio a sfondo storico. E’ intrattenimento e divertimento. E Michela e Pamela questo fanno: divertono e intrattengono.

Questo ultimo lavoro non fa eccezione: Seduttore dell’ordine combina alcuni elementi sempre vincenti (tradimento-fuga-gran bel figo) con un ambiente da favola (Lanzarote) che rimanda alla mente della lettrice (o del lettore, why not?) posti incantevoli, pelle abbronzata, odore di olio al cocco e sapore di drink un po’ troppo carichi. Se poi, come ciliegina finale, ci piazziamo sopra una divisa da poliziotto, io credo che il gioco sia presto fatto, soprattutto per un certo target di lettrici (che, diciamolo, sono anche le uniche che leggono ancora qualcosa, in Italia).

Le due autrici sono state quindi sicuramente abili nel ricercare ancora una volta (dopo il cibo e Napoli) altri stereotipi (o, se vogliamo, archetipi) che fanno centro nel lettore.

IN CONCLUSIONE:

Se volete passare due o tre ore in buona compagnia, divertirvi, rilassarvi e leggere qualcosa che stuzzichi la vostra fantasia, scaricate immediatamente questo ebook. Non attendete nemmeno un secondo.

E’ scritto con cura, presenta pochissimi refusi (si contano sulle dite di una mano… capita) ed è scritto con divertimento e amore. Di questo sono più che certa.

Buona lettura piccantina  😉

Uhm… la cover non mi piace affatto. Ma questi sono affari miei e solo miei. Mi piace invece Bjorn… si potrebbe avere?

Dieci e lode

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Titolo: Dieci e lode

Autore: Sveva Casati Modignani

Editore: Sperling&Kupfer

Anno: 2016

Pagine: 510

Prezzo: 19,90 euro per il formato cartaceo – 9,99 euro per il formato digitale acquistabile qui

Il voto della Kate: 7

SINOSSI: 

Passiamo tanto tempo a inseguire sogni che ci sfuggono di mano, una felicità che non si lascia catturare. E poi capita che il meglio della vita si sveli in un attimo, magari nella magia di un incontro inatteso. Come quello tra Lorenzo e Fiamma, sorpresi da un amore che nemmeno loro, forse, credevano più possibile. Lorenzo Perego, uomo di grande fascino e cultura, insegna geografia economica in una scuola professionale di Milano. Avrebbe potuto scegliere un istituto più prestigioso, ma l’insegnamento è la sua passione e aiutare i ragazzi di talento in una realtà difficile e spesso desolante è una sfida che lo entusiasma e lo arricchisce. Non ha una famiglia tutta sua, ma, come ama ripetere, i suoi studenti sono come figli. Fiamma Morino ha poco più di quarant’anni, è madre di due bambine che adora, frutto di un matrimonio sbagliato, e direttore editoriale di una piccola e florida casa editrice che lei stessa ha fondato insieme al suo più grande amico, purtroppo venuto a mancare. Ora che la casa editrice sta per subire un drastico cambiamento di gestione, che Fiamma non condivide, è disposta a tutto pur di difenderla e di continuare a garantire la cura e l’amore con cui da sempre si dedica ai suoi autori. Lorenzo e Fiamma: il professore e la donna dei libri. Attraverso la loro esperienza, vediamo uno spaccato dell’Italia di oggi, quella della crisi della scuola e dell’economia, ma anche quella fatta di persone intraprendenti, pronte a rimboccarsi le maniche e decise a non arrendersi.

LA RECE DELLA KATE:

Quarantadue anni, quella classe innata che solo poche donne hanno, il mento alto, il sorriso dolce e intelligente e quei suoi capelli rosso fuoco, Fiamma trova pace solo in mezzo ai libri, nella sua casa editrice. La vita, Fiamma, se l’è dovuta guadagnare passettino dopo passettino, aiutata da nessuno se non da sé stessa e dall’amore di quel papà affettuoso che l’ha dovuta difendere sin dall’inizio dalla ruvidezza di una madre che mai le ha dimostrato un briciolo di affetto e che l’ha sempre e solo giudicata, l’ha sempre e solo guardata con dispetto e riprovazione come se fosse tutta sbagliata, come se fosse sbagliato anche il solo fatto che lei ci fosse.

Lorenzo invece è un professore. Ma non uno normale, no. Uno dei quegli insegnanti che crede ancora nel suo lavoro e crede con tutta la sua forza nel potere dei giovani. Studioso appassionato, uomo affascinante, compagno superlativo della sua Fiamma, Lorenzo è l’emblema di una classe insegnante che può e che deve cambiare, che può fare la differenza, che può non solo insegnare, ma anche formare gli adulti di domani.

Ma quando Bianca annuncia a Fiamma che Il meleto verrà ceduto a un grosso gruppo editoriale Fiamma sente il suo bellissimo mondo crollarle addosso. Perché Bianca non ha cercato un’altra soluzione? Perché Bianca non gliene ha parlato prima? Perché la sua meravigliosa e florida casa editrice deve finire tra le mani di gente che i libri non sa nemmeno cosa siano? Il meleto verrà stravolto, le scelte editoriale ribaltate e Fiamma…. Fiamma è distrutta, perché Il meleto fa parte di lei, del suo passato, di tutto ciò in cui ha sempre creduto. Il meleto è lei. Il meleto è il caro amico Alberto.

E mentre Fiamma, lancia in resta, si prepara ad affrontare i nuovi capi, Lorenzo si trova a dover sostenere una prova umanamente molto difficile quando una delle sue alunne, una ragazza musulmana, rimane incinta di un ragazzo italiano rischiando così di essere letteralmente linciata dalla sua famiglia di origine.

Come accade in moltissimi romanzi firmati dalla Casati Modignani, presente e passato si intrecciano e, grazie ai numerosi flash back sparsi qui e lì in mezzo al libro, al lettore viene permesso di conoscere in modo abbastanza preciso la vita di Fiamma, di Lorenzo, di Bianca e di Alberto arrivando quindi a poter delineare con sufficiente precisione non solo le loro vite ma anche i loro caratteri e le loro scelte.

Protagonisti assoluti e indiscussi, ovviamente, Fiamma e Lorenzo, attorno ai quali, come satelliti, orbitano adolescenti in difficoltà, autori con manie di protagonismo, scomodi amori passati e meravigliosi amori romantici.

Dagli anni Ottanta sino a un oggi l’affresco di un’epoca e un grande caleidoscopio umano.

Perché gli ho dato 7?

Sveva Casati Modignani è la mia coperta di Linus. Uno dei pochi scrittori che so di poter prendere in mano quando sono in crisi. Non esiste, per me, crisi di lettura che non possa essere superata grazie alla Svevona nazionale. Sveva Casati Modignani è la regina indiscussa di quel romance all’italiana che non si vergogna di esserlo (ma che a volte ci si vergogna di leggere). Anche perché – diggggggiamolo – la Svevona con i suoi librini romance ci ha fatto i milioni quindi, libri leggeri per libri leggeri, mi pare ovvio che qualcosina, questa donna, sappia effettivamente produrre.

Poi, come dicevo nel mio breve video su Instagram (se non mi seguite ancora, seguitemi!) da lei avrai una cosa ben precisa. Niente di più. Ma nemmeno (e non è mica poco di questi tempi) niente di meno. E sapete cosa vi dico? È proprio QUELLO che fa di Sveva Casati Modignani ciò che è.

Il filo conduttore di tutti i suoi libri è formato da una decina di semplicissimi elementi che si ripetono, stabili, da molti anni:

  1. Almeno una donna tanto bella da sembrare finta
  2. Almeno una donna ricca da far schifo
  3. Almeno una (ma meglio due) case enormi di quelle che quando le vedi inchiodi la macchina e sbavi un po’ sul volante
  4. Una manciata di uomini bellissimi. Di solito uno è bello e scemo mentre gli altri sono belli e intelligenti
  5. Gli uomini sono tutti dolcissimi e chiamano le loro compagni/mogli/amanti “Tesoro mio” “Amore caro” “Piccola principessa”. Roba che ti chiedi da dove cazzo sia venuto fuori tuo marito, porco cane.
  6. Miele che cola da ogni pagina. Tanto miele. Un sacco di miele. La stucchevolezza più assoluta e sfacciata. Tipo lei che rientra e lui che la accoglie con i due calici di vino e un bacio tra collo e clavicola (roba che se lo fai a me butto il bicchiere per terra e ti picchio fino a cambiarti i connotati)
  7. Almeno uno stronzo che gira, se sono di più è anche meglio
  8. Flash back come se piovessero
  9. Dialoghi improbabilissimi
  10. Un lieto fine da spaccare tutto pim pum pam (spoiler: molto spesso lei, a sorpresa, scopre di essere incinta e se non c’è traccia del padre chissenefrega, le donne della Modignani hanno due palle così)

Ma è una cosa poi così strana, quella di ripetere ossessivamente alcuni elementi?

Assolutamente no.

Scordatevi che sia una cosa strana e/o riprovevole.

Tutti i generi hanno i loro capisaldi, tutti i generi hanno bisogno di alcune “colonne” a reggere la storia. Il romance non fa differenza. E sapete un’altra cosa? I lettori, quelle cose lì, LE VOGLIONO. Provate a comprare un libro della Modignani e a trovarci dentro armi da fuoco, prostitute e… che ne so, i sobborghi di Bari. Vedete come sbattete il libro dentro al camino acceso. Se compro un libro della Modignani io voglio quelle dieci cose che ho elencato poco sopra. Non ci sono cavoli, le discussioni stanno a zero.

E queste storie che si ripetono all’infinito e nelle quali, alla fine dei conti, cambiano solo i nomi e a volte (ma non sempre) le location, piacciono. Piacciono le storie (quindi i plot), ma piace anche la stessa autrice che non smette mai (nonostante siano passati secoli) di usare quel tono vagamente snob, decisamente vintage, sempre autorevole e distaccato da vecchia signora. Cosa che è, tra l’altro.

Ricordo che la vidi in una puntata di uno dei tanti programmi di Benedetta Parodi, in cucina, con twinset di cachemire e filo di perle addosso. Era a suo agio come una lontra davanti alla televisione, più o meno. Fuori contesto, fuori target, fuori completamente, non fece un sorriso che fosse uno e si muoveva tra i fornelli come se, potenzialmente, potessero esploderle addosso riducendola a un ammasso di carne.

La Svevona è così, rigida e impostata.

E noi la amiamo così, rigida e impostata.

Gli ho dato 7 perché siamo ben lontani dai primi libri che scriveva col marito. Perché tutto sommato una botta di vita ogni tanto potrebbe darla. Perché il finale non mi è piaciuto.

Ma ho letto – scopro adesso – 500 pagine in cinque ore.

Poco da fare: la magia si è compiuta ancora.

Brava Svevona.

Tutta la pioggia del cielo

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Titolo: Tutta la pioggia del cielo

Autore: Angela Contini

Editore: Newton Compton

Anno: 2016

Pagine: 231

Prezzo: 6,90 euro per il formato cartaceo – 3,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7½

SINOSSI:

Lui odia le scemenze, è vegano e innamorato della natura. Lei odia le rane, ha paura degli animali e quando si mette in testa una cosa non c’è verso di farle cambiare idea. Victoria è una scrittrice di successo in crisi creativa. Il suo agente, per aiutarla a superare l’impasse, la spedisce da Chicago in una tranquilla fattoria nel Vermont, dove il silenzio è l’unica cosa che non manca. Nath è di una bellezza selvaggia, ma burbero e scostante fino alla maleducazione. Ha deciso di rinunciare a un lavoro prestigioso per dedicarsi alla vecchia fattoria del padre, anche se è sempre più schiacciato dai debiti. Perciò la sorella Susan gli propone di affittare una stanza a una ragazza di città con il blocco dello scrittore che, assicura, non gli darà alcun fastidio. E invece i guai, sotto forma di un viso pieno di lentiggini e inappropriati tacchi alti, stanno per arrivare…

LA RECE DELLA KATE:

Nath è tutto quello che voglio. Bello, fisicato, ama la natura, ama gli animali, ha sempre la battuta pronta, è un vero stronzo, odia le donne e i bambini vanno bene ma a casa degli altri. Ha un solo difetto: è vegano. Massantoddio, ma basta con ‘sta mania. Ma basta! Nath, almeno tu! Non si può leggere un uomo così vigoroso e macho che beve latte di soia, dai. Non fatemi cadere le… braccia, vi prego! Probabilmente l’autrice è vegana. Probabilmente. Magari no, magari pasteggia a costine pranzo e cena, che ne so io. Ma qualcosa mi dice che abbia contaminato il mio Nath con le sue manie alimentari. Sono polemica? Sono polemica.

Ad ogni modo. Torniamo a noi.

Nath, dicevamo, è tutto quello che io sogno. Anche se è un filo troppo giovane, credo di essermi innamorata di Nath. Vedo i suoi muscoli guizzare davanti ai miei occhi ogni volta che li sbatto. Insomma, mi sono presa una cotta letteraria!!!

Victoria è una specie di diva della carta stampata, la regina delle vendite di libri, la dea delle classifiche, una specie di Sveva Casati Modignani ma giovane e gnocca, credo. Una tipa da romance scala-vendite un po’ ruvida e molto sicura di sé stessa, almeno fino a quando l’ispirazione va a farsi una vacanza e a lei non viene messo un po’ di pepe al culo. Ha pochissimo tempo per scrivere l’ennesimo best seller e, tanto per non farsi mancare niente, deve pure esserci del sesso. Il sesso vende, si sa. E così la ragazza si trova in un bel pasticcio. Se non scrive, perde il posto in scuderia, e se perde il posto perde i soldi, e se perde i soldi e perde la fama… addio successo e addio bella vita.

Ma una soluzione c’è, seppur non comodissima: un tizio nel Vermont ha bisogno di soldi, soldi che gli può dare lei affittando una camera nella sua deliziosa fattoria, un luogo ameno nel quale lei potrà riprendere contatto con la natura e con la parte più intima di sé. Riacciuffare l’ispirazione, insomma!

La convivenza tra i due è disastrosa. Burbero e scontroso lui, acida e viziata lei, non mancheranno litigi epocali e porte sbattute in faccia. Sullo sfondo ma nemmeno tanto, un Vermont affascinante, verde e lussureggiante (uh, la rima) colmo di colori, suoni e profumi. Victoria, ma anche il lettore, si farà catturare senza rimedio da tanta bellezza e se  l’ispirazione tornerà a far capolino nella testa della bella scrittrice, non mancherà, ovviamente, un amore appassionato e struggente che non potrete non seguire riga dopo riga con il fiato sospeso, tifando per quell’uomo insopportabile e maleducato ma bello e dolcissimo.

Perché gli ho dato 7½?

Gli ho dato sette e mezzo perché è un romance molto carino, scorrevolissimo e con due personaggi vivaci e frizzanti. Niente frasi smelense, niente banalità da romance, niente scene di sesso da far accapponare la pelle.

Unica nota negativa, tra i capitoli del vero romanzo, anche il romanzo che Victoria scrive una volta tornata l’ispirazione. Ne avrei fatto volentieri a meno di un libro dentro al libro, anche perché è difficile pensare che Victoria sia una da classifica con un romanzetto come quello spiaccicato tra le pagine del “nostro” libro. Ma tant’è, e comunque il sacrificio è necessario per una chiusa del romanzo molto carina (anche se vagamente da latte alle ginocchia).

Ma le si perdona tutto, alla nostra autrice, perché mi ha fatta sognare per alcune ore, mi ha fatto spuntare molti sorrisi, mi ha tenuto tanta compagnia e alla sera, infilandomi il mio pigiama super peloso, già pregustavo la lettura di Tutta la pioggia del cielo. Credo che infilarsi il pigiama e non vedere l’ora di prendere in mano un libro sia una cosa bellissima e un incredibile e tangibile attestato di apprezzamento per l’autore.

La narrazione è affidata a entrambi a capitoli alterni, tecnica che non sempre mi aggrada ma che, almeno questa volta, ha reso il tutto vagamente più fluido e meno statico.

Insomma, ovviamente si parla di un romance da leggere in due-tre ore, una cosa leggera e piacevole per il fine settimana, un amore classico ma senza tempo e una location davvero molto, molto affascinante.

Una segretaria per milord

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Titolo: Una segretaria per milord

Autori: Federica Soprani e Vittoria Corella

Editore: Harper Collins

Anno: 2016

Pagine: 135

Prezzo: 3,49 euro solo in formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Londra, 1912 – Al grido di: Il voto alle donne, Emy White si è incatenata davanti ai cancelli del Parlamento di Londra. Non è la prima volta che ha la sfacciataggine di portare avanti in maniera tanto spudorata le richieste del Circolo del Voto di cui fa parte, ma di certo è la prima volta che qualcuno osa metterle le mani addosso. E non si tratta di un poliziotto… Il terribile affronto le arriva dal Conte di Reavley, deciso a por fine alla sua pantomima con la forza. Accecata dall’insulto, Emy lo schiaffeggia, salvo pentirsi amaramente di quel gesto, e solo perché lei disdegna la violenza. Pronta a chieder perdono, si presenta alla porta di milord che, però, non ha intenzione di scusarla tanto facilmente. Sarà sufficiente un mese come segretaria al suo servizio per far dimenticare alla bella suffragetta ogni velleità di parità sessuale? O forse, in quel periodo di tempo, l’impeccabile gentiluomo vedrà crollare ogni sua sicurezza?

LA RECE DELLA KATE:

Mancano pochi giorni a una delle feste più stucchevoli e commercializzate dell’anno, e non avrei potuto scegliere lettura migliore per celebrare degnamente quell’otto marzo che ogni anno entra prepotentemente nelle nostre femminili esistenze munito di mazzolini mosci,  gialli, polverosi e nemmeno così profumati.

Ed è così che grazie alla casa editrice Harper Collins ho potuto farmi il regalo migliore: un romanzo scritto da donne, per le donne, che parla di donne.

E toglietevi dalla testa quelle rincretinite da eros moderno, quelle che se-mi-guardi-te-la-mollo. Emerald, la nostra protagonista femminile, è diversa. E credo sia diversa non perché nata un secolo prima della vogliosa e multi-orgasmica Anastasia delle sfumature di grigionerorosso o grigiorossonero (non saprei); io credo che Emy sia diversa di suo, a prescindere, se capite cosa intendo. Emy sarebbe diversa anche se un autore bizzarro ed estroso la gettasse di peso dentro al mondo delle cinquanta sfumature (mondo dal quale fuggirebbe a gambe levate, immagino). Mi capite?

Il primo incontro con Emy non è, però, dei più convenienti. Ci troviamo nei primi anni del Novecento ed Emy è a tutti gli effetti una onesta donna londinese. Certo, non è titolata, ma è e rimane una signora rispettabile di quella Londra che si incammina verso la modernità ma che ancora non tollera che qualcuno – una donna poi! – possa improvvisare certe mattane. Il problema non è di Emy, comunque, che rimane a terra, incatenata davanti al Parlamento. Non ha nulla di cui vergognarsi, l’orgoglio e la sfida minacciano di uscirle dal petto, le fiamme del suo sguardo inceneriscono gli astanti. L’imbarazzo è enorme. Il poliziotto cincischia, tenta di far la voce grossa ma senza successo, la gente è indignata, Emy decisa a non muovere un muscolo e a seguitare la sua battaglia per il voto alle donne.

Ma se c’è un uomo capace di riportare le cose in ordine, con le buone o con le cattive, quello è  il Conte di Reavley, Nigel, un giovane uomo di potere, affascinante (non credo si possa considerare universalmente bello, credo piuttosto che abbia qualcosa di irresistibile, probabilmente quel suo sguardo sempre un pochino triste e preoccupato che tanto attira un certo tipo di donna) e deciso che però, nel compiere la sua opera ai danni della bella suffragetta, guadagna un grosso sfregio sulla guancia. L’onta e il danno sono da riparare, poco ma sicuro. Ed è così che la riottosa creatura si ritrova  a casa di milord negli improbabili panni di una novella segretaria parte contrita parte troppo orgogliosa per ammetterlo.

Gli eventi si susseguono sin troppo in fretta, per noi vecchie ciabatte romantiche: impossibile, per i due, fermare le loro fantasie, impossibile non sentire l’odore che si spande dalla pelle di lei, impossibile resistere a quello sguardo triste e malinconico di chi troppo ha visto e vissuto che campeggia sul bel volto dell’uomo. E se il nostro desiderio sarebbe quello di vedere i nostri due beniamini avvolti in un piumone, accaldati e spettinati, be’… no, le cose non andranno così. Emy non è una donna di potere, non è una lady, non ha titoli, non ha nulla se non una casa umile e piccolissima che divide con il padre, uomo buono e mite. Emy ha un passato, come lo abbiamo tutti, e dal passato della ragazza spunta, come dal nulla, l’avvocato Kelly, il buon caro Patrick che molti anni prima aveva condiviso con lei parte della sua infanzia. Un giovane deciso ad aiutare, mediante la sua professione, gli indifendibili, coloro i quali per natali e per sfortuna, non vengono messi nelle condizioni di potersi degnamente difendere. Più di un Pari d’Inghilterra non sembrerebbe l’avvocato Kelly a dover rubare il cuore della ragazza piena di ideali che abbiamo conosciuto davanti al Parlamento? Non sembrerebbe proprio lui la tessera mancante del puzzle di Emerald? Non sembrerebbe lui, pieno come lei di sogni e di speranze, di voglia di fare qualcosa per il prossimo, per i più deboli, per i più bisognosi a doverle stare accanto? I nostri e i vostri dubbi sono anche quelli della giovane Emy che si troverà di fronte a una decisione terribile.

Una segretaria per milord è un romance storico che mi sono imposta di centellinare, leggendo poche pagine per volta nel tentativo di protrarre il più a lungo possibile quella sensazione di caldo piacere e dolce rilassatezza che mi accarezzava durante la lettura. Ho sorriso davanti alla sfrontatezza di Emy, ho sospirato davanti agli occhi tristi di Nigel, ho riso conoscendo Amory, migliore amico di Nigel e personaggio strepitoso (qui vorremmo uno spin-off della storia con questo personaggio, eh?). Poche pagine sono bastate a trascinarmi in una Londra antica e seppiata che mi ha conquistato dalle prime righe con la forza di una scrittura sicura e competente, uno stile fluido e leggero ma mai banale o superficiale, pochi personaggi tutti ugualmente ben tratteggiati, curati, coccolati oserei dire. Un libro che forse è nato per gioco ma che è finito per essere un gioco molto serio, un gioco da grandi, un gioco nel quale due amiche scrivono una storia d’amore e fanno nascere un affresco di un’epoca e un concetto chiaro e preciso: cosa ci rende uomini d’onore? Cosa rende una donna, una vera donna? Cosa rende, di un uomo, qualcuno da poter guardare negli occhi senza ch’egli abbassi lo sguardo?

Bando alle signorine allegre dei romanzi moderni, quelle che si fanno vanto di non dover chiedere mai, quelle che per rivendicare una parità di sesso si comportano in maniera spregevole e leggera, abbassando sempre di più l’asticella della femminilità (e del femminismo); è giunta l’ora di conoscere Emerald.

Vincolo di sangue (Once Upon a Steam Vol. 4)

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Titolo: Vincolo di sangue

Autore: Alessia Coppola

Editore: Dunwich

Anno: 2016

Pagine: 106

Prezzo: 0,99 euro solo in formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Una mantella rossa si aggira per gli oscuri meandri della Foresta di Steamwood. Rossa come il sangue versato in una battaglia tra il Clan dei Lupi e i Cacciatori. Cappuccetto Rosso è cresciuta ed è divenuta una combattente, erede di una stirpe di cacciatori e portatrice di un segreto.
Tra lotte, inganni, sortilegi, scelte difficili e infine amore, Beatrix compirà il suo destino e quello dei lupi, designando una nuova era.

LA RECE DELLA KATE:

Buongiorno, amici lettori, e benvenuti alla quarta puntata della serie Once upon a steam, saga a tema steampunk grazie alla quale, guidati dalle brave scrittrici della scuderia Dunwich, abbiamo la possibilità di rivivere alcune tra le favole più famose, riportarle alla memoria e… farcele piacevolmente stravolgere davanti ai nostri attoniti occhioni! Dopo Biancaneve, la Bella Addormentata e Belle, questa è la volta di? Cover rossa, lupo al centro… Cappuccetto rosso, esatto! La attendevo con ansia, lo confesso. Attendevo con ansia Cappuccetto rosso e attendevo con ansia la Coppola, che so essere capace di imprese molto buone. Ho spento il cellulare, mi sono accomodata in poltrona, ho incrociato le gambe e mi sono lasciata scivolare giù, tra la prosa accattivante di un’abile narratrice.

Beatrix – per gli amici anziani, Cappuccetto rosso – vive con Dresna, la madre di sua madre. Dresna e Beatrix sono due figure femminili forti, due equilibri stabili, due caratteri dominanti e sono unite dalla stessa pericolosa e mortale missione: uccidere quanti più licantropi possibile. Dresna, a capo di una corposa squadra di cacciatori muniti di armi in argento, nasconde però un segreto che non ha mai rivelato alla giovane nipote. Un segreto che è destinato a cambiare per sempre la vita di Beatrix, curiosa di natura e decisa a inseguire la sua libertà, come tutte le giovani donne. Non le importa essere la nipote di Dresna, non le importa avere un ruolo, non le importa dover essere di esempio a tutti gli altri, e quando uno di quei licantropi, un beta, viene fatto prigioniero, Beatrix è più che decisa a intrufolarsi nelle prigioni. Vuole vederlo con i suoi occhi. Vuole capire. E una volta che vedrà, niente potrà più tornare come prima e il suo sangue ribollirà al suono di un vecchio richiamo, quel vincolo che dà il nome alla novella e che dà poi tutto il senso alla storia.

Dimenticate quindi la piccola e tenera Cappuccetto rosso che saltella ignara e un po’ ebete tra i poderosi tronchi del suo vecchio bosco.

Dimenticate quella nonna con la vestaglia e la cuffia da notte.

Dimenticate cestini della merenda e focaccine tenere.

Dimenticate lupi affamati e furbetti che tendono tranelli a bambine un poco sprovvedute.

Non sarà affatto difficile dimenticare, anzi. Vi chiederete perché nessuno ci ha mai pensato prima, vi chiederete perché la fiaba non sia nata così, perché ci abbiano torturato per anni e anni, recita dopo recita, libro dopo libro, racconto dopo racconto con una storia che, tutto sommato, molto interessante non è. Da ora in poi, per me e per voi, non esisterà nessuna altra Cappuccetto che non si chiami Beatrix, che non vesta steampunk e che non abbia buffi animaletti meccanici a tirarla fuori dai guai. Non riuscirete a dimenticare le atmosfere fantasy sì, ma anche piuttosto creepy di questa novella e, non appena l’avrete terminata, già vi mancheranno i suoi personaggi, quell’odore di polvere e vapore, quel sapore di antico e di nuovo che si mescolano e si mixano sapientemente per creare qualcosa di assolutamente inedito e sorprendente.

La verità, miei cari, è che tutto fila. Non c’è niente che faccia storcere il naso, niente che faccia rimpiangere la fiaba originale, niente che faccia pensare “Ehi, ma cosa sto leggendo?!”. La novella è pensata con amore e scritta con armonia. Ha buonissimi equilibri di ritmo tra dialoghi e descrizioni, tra action e romance, tra antico e nuovo. E, dovendo sbilanciarmi (e lo farò) credo proprio che sia, tra le quattro e per ora, la novella più riuscita e credibile, la più “matura” ed elegante. Ed è per questo che il mio è otto, perché credo che si distingua in maniera abbastanza netta rispetto alle altre della stessa saga. Ho voluto (e dovuto) premiare l’idea e lo stile, sicuro e mai impacciato.

Un progetto che continua a sembrarmi divertente e molto giusto per un certo e interessante target di lettrici, e che magari chissà, potremo avere nella nostra libreria in formato full size e cartaceo, pronto da regalare alle amiche più romantiche e più tradizionaliste, per convincerle che tradizione non è sempre sinonimo di garanzia   🙂

Consigliato.

Rosa meccanica (Once Upon a Steam Vol. 3)

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Titolo: Rosa meccanica (Once upon a steam vol. 3)

Autore: Giulia Anna Gallo

Editore: Dunwich

Anno: 2016

Pagine: 90

Prezzo: 0,99 in formato digitale

Voto: 7

SINOSSI:

In una terra da favola in cui Bene e Male paiono poli opposti privi di sfumature intermedie, Bestia è sempre stato etichettato al primo sguardo come Cattivo, in parte per via delle sue origini e in parte per via dell’aspetto rozzo e minaccioso. Nessuno considera l’ipotesi che possa decidere di assecondare il suo lato umano e non c’è modo che la brava gente di Steamwood lo tratti come qualcosa di diverso da un mostro. L’unica capace di vedere oltre le apparenze e giudicarlo in base alle sue azioni sembra essere la giovane Bella, la prima fanciulla ad avvicinarglisi senza riserve e a fargli accelerare i battiti del cuore.

Peccato che per redimersi agli occhi del mondo non abbia altra scelta se non tradirla.

LA RECE DELLA KATE:

Ed eccomi giunta, grazie agli amici della Dunwich, al terzo e penultimo volume della collana fantasy-steam “Once upon a steam”, che si prefigge di riscrivere le favole più famose in chiave steam (ma dai?!), dando ai personaggi da noi tanto amati un’aura lievemente più (come piace dire a me) “rock”. E se nel primo episodio abbiamo incontrato Biancaneve e la sua figliola di pelle vestita, nel secondo episodio una Bella Addormentata innamorata e romantica, il terzo episodio, affidato alla scrittrice Giulia Anna Gallo, ci vede fare la conoscenza con la famosa e coraggiosa Bella. Eh sì, proprio quella che, nel nostro immaginario comune, balla con una sexisissima seppur irsutissima Bestia sopra alle note di “Ti sorprenderààà, come il sole ad Eeeestttt, quando sale su e spalanca il blu, dell’immensitààà“.

Ehm.

Dicevamo.

Facciamo così: se io dico fantasy, voi a cosa pensate?

Vi dico a cosa penso io, intanto, ok? Se chiudo gli occhi e penso al fantasy io vedo grandi pianure, un fiume molto blu e un bosco enorme pieno di alberi fronzuti; alzo gli occhi al cielo e, sopra alla mia testa, grandi draghi volteggiano leggeri giocando tra di loro riflettendo, sulla loro pelle, tutti i colori del mondo. Poco lontano da me, un castello. Non mi ci vorrà molto, saranno circa quattro ore di cammino. Mi affretto.

La Gallo mi ha regalato il mio fantasy.

C’era una volta Bestia, metà mostro metà umano, alto poco meno di tre metri, additato e da tutti tenuto alla larga. C’era una volta un castello abitato da un drago pericoloso e mortale, che custodiva un tesoro di proporzioni gigantesche. C’era una volta il grande amore tra una strega e un cavaliere, una neonata lasciata sola troppo presto. C’era una volta una tregua tra gli umani e il drago. Ma la tregua, dopo molti anni, sta per essere rotta. Bestia, accompagnato da altri tre uomini, ha un obiettivo: entrare nel castello, sconfiggere il drago una volta per tutte e impossessarsi del suo tesoro. La città sarà libera e così la fanciulla che è prigioniera del drago e del castello, Bella. Capelli neri e lucenti come le ali di un corvo, Bella e la sua dolcezza faranno presto breccia nel cuore indurito di Bestia, che riscoprirà la sua parte umana e la potenza dell’amore.

Non vi basta quello che vi ho raccontato? Volete conoscere Bestia e Bella? Volete sapere cos’è la rosa meccanica che dà il nome alla novella e che campeggia, stupenda, sulla cover di questo ebook? Non vi resta che fare subito il vostro download e farvi trascinare in questo mondo steam che la Gallo ha costruito per me e per voi. Lo ha fatto bene, credetemi. Un centinaio di pagine le sono state sufficienti per farci sognare e farci tornare bambini almeno un po’, per far trionfare l’amore (questo posso dirlo senza timore di fare spoiler: che fiaba sarebbe senza l’amore?) e per un colpo di scena davvero magistrale, che strizza l’occhio ai fantasy più famosi e che fa rimpiangere il fatto che ci si trovi davanti a una novella e non a un romanzo.

Per quanto mi riguarda una buonissima prova di scrittura (buonissimo il ritmo, a volte non brillantissimi i dialoghi) e di fantasia per l’autrice, della quale a questo punto non mi resta che leggere altro.

Il sogno e il piacere, dunque, durano meno di quanto si vorrebbe, ma Once upon a steam continua, quindi… alla prossima puntata!

Il tesoro del drago… be’, da solo vale il biglietto, ragazze!

Le tue mani mi parlano d’amore

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Titolo: Le tue mani mi parlano d’amore

Autore: Angela Castiello

Editore: Butterfly

Anno: 2015

Pagine: 174

Prezzo: 12,90 euro per la versione cartacea – 0,99 per la versione digitale

Voto: 6

SINOSSI:

William è un ragazzo attraente, circondato da amici e persone che lo amano, sempre attento alla felicità di chi vive al suo fianco. Lavora nell’agenzia pubblicitaria di un amico ma sa già che non è quello il suo posto nel mondo. Come nel lavoro, anche nella vita sentimentale non riesce a trovare un punto fermo e vaga di donna in donna, di letto in letto, senza destinazione. La verità di ogni sua incertezza riposa in un atroce dolore che ha segnato la sua infanzia: l’abbandono da parte del padre quando sua madre stava lottando per la vita. Soltanto l’incontro con Tina, dolce ragazza sorda, che gli fa scoprire l’affascinante lingua dei segni, riuscirà a sciogliere il ghiaccio che ha nel cuore e a consegnargli la chiave del perdono. Angela Castiello racconta una storia di amore e dolore, coraggio e viltà, con pennellate delicate e tenui. Perché talvolta l’amore non ha voce, ma un dolce silenzio descritto dall’armonia delle mani e dalla profondità degli sguardi.

LA RECE DELLA KATE:

Vogliamo toglierci il dente e parlare immantinente (la rima!) della trama? Sarò estremamente breve, giurin giurello.

William, non c’è alcun dubbio, oltre a essere un bravissimo pubblicitario, è anche un ragazzo molto bello. Sappiamo che è alto, asciutto, ha addominali scolpiti come nella pietra e occhi magnetici che ama posare su ogni donna che gli passa accanto. Ora… magari proprio ogni ogni donna no. Devono essere molto belle, molto sexy e sparire la mattina dopo. Soprattutto sparire. Velocemente. Ma loro, che sono donne e sono furbe, non ci pensano minimamente, anzi, tengono le lenzuola tra i denti consce di avere nel letto un manzo di quelli da non farsi scappare. Ma William non teme rivali: alle 8 del mattino è già fuori dalle loro case, seduto al bar con gli amici di sempre che scalpitano per avere i particolari più piccanti. Se William ha questo strano rapporto con l’altro sesso è perché porta nel cuore un grosso dolore: era molto piccolo quando sua madre si ammalò e suo padre li abbandonò per rifarsi una vita. Quale padre abbandona il figlio? Quale marito abbandona la moglie gravemente malata? L’amore non esiste, William ne è certo.

Fino a quando, se non altro, incontra Tina. Sguardo dolce e pelle candida, Tina è bella ma, purtroppo, sordomuta. Anzi no! Sordomuta no! Non si dice! Si dice muta. E basta. William viene subito ripreso aspramente da Tina e dalle sue più care amiche che, con molta pazienza, introdurranno William nell’incredibile e affascinante mondo del linguaggio dei segni.

Ma di cosa parla, quindi, questo romanzo? Dell’amore tra William e la bella Tina o della sordità?

Di entrambi in egual misura, direi.

Ma io, che di romance ne ho un po’ piene le tasche, preferisco sorridere per la bella idea di mettere al centro di una storia d’amore un handicap.  Bella la dolcezza e la levità, che in un altro momento avrei definito ingenuità ma che oggi, con il mal di testa pulsante che mi ritrovo, preferisco vedere nella sua accezione positiva. Bella anche l’idea di rinunciare al diritto d’autore per donarlo all’AGOP, associazione genitori oncologia pediatrica.

Peccato (mi trovo sempre più spesso a dirlo, accidenti!) per quell’editing quasi assente. E non parlo di refusi, sia chiaro, ma di dialoghi al limite del paranormale (ragazzi, davvero: non esistono più nonne che ti chiamano “figliuolo” e nipoti di trent’anni che chiamano le nonne “nonnina”, su!) o smelensi alla follia (no, i fidanzati non si chiamano, nella vita di tutti i giorni “piccola mia”) che rovinano, per forza di cose, un’atmosfera che aveva tutte le carte per essere interessante e nuova.

Un lavoro comunque tutto sommato positivo e piacevole, adatto alle inguaribili romantiche e a chi è sempre curioso.

Buona lettura!

Le cover dei romance. Possiamo parlarne? Grafici, grafiche… aiutate noi lettrici ad avere delle cover un pochino meno stereotipate e uguali a loro stesse, please!