Terreno di sepoltura

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Titolo: Terreno di sepoltura

Autore: Davide Camparsi

Editore: Nero Press

Anno: 2016

Pagine: 59

Prezzo: 1,49 per il formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Una terra maledetta, un segreto che affonda le radici in un orrore antico come il mondo.
Harold lo sa bene e suo è il compito di proteggere questo segreto. Ma fino a che punto è lecito compiere il male a favore di un bene più grande? O sacrificare degli innocenti per salvare i propri cari?
Sono queste le domande che affliggono Harold mentre impugna la vanga contro il profilo tenebroso del Corno Nero. Interrogativi che ben presto tormenteranno anche suo figlio, Piccolo Jack, perché quello sotto la montagna è un dio volubile, primordiale e soprattutto affamato.
E qualcuno lo deve nutrire.

LA RECE DELLA KATE:

Lei è morta.

Lei. Sua moglie. La sua compagna. Tutto ciò che amava. L’ha vista con i suoi occhi. Divorata dai ratti, dilaniata dai loro denti, mangiata pezzo per pezzo. Ha sentito le sue grida troppo tardi, Harold. Ha trovato solo miseri e terribili resti, ha continuato a pronunciare il suo nome per minuti interi, cullandone il corpo maciullato e smangiucchiato senza pietà.

Lei. Sua madre. Il suo unico rifugio in un mondo troppo duro e troppo oscuro. Non ha visto, ma non conta. Il suo cuore SA. Sa che c’è una bestia, là sotto, appena sotto il punto di sepoltura. Sa quella bestia, quel loro dio personale e terribile ha bisogno di cibo, di carne fresca, ancora viva, dal sangue ancora pulsante. Sa che quel dio volubile e capriccioso non si accontenta mai, che non accetta mai un no come risposta, che non ama attendere troppo a lungo.

Quello è il loro destino, quello è il destino della loro stirpe maledetta dagli dei. Là sotto, sotto agli strati di terra, proprio dove loro posano i loro stanchi piedi, abita un essere disgustoso e così cattivo, ma così cattivo, da far impallidire ogni altro cattivo, da far impallidire la cattiveria stessa. Il punto è che… be’, ha bisogno di cibarsi. E non può esattamente farlo da solo. Non può certo uscire dalle profondità della terra e andare a mangiare qualcosa. No, non funziona così. È Harold a doverlo nutrire, è harold la madre riottosa e schifata, piena di dolore e di rabbia e di paura. Già, la paura. Perché lui ogni tanto ci ha provato a sottrarsi a tutto quel terrore. Ci ha provato a non portare carne fresca al dio là sotto; ma sono successe cose terribili. Terribili. Per una vita risparmiata, centinaia di vite spazzate via. No, così non può andare. Non può andare assolutamente.

Lo sa Harold, lo sa Piccolo Jack, quel bambino cresciuto troppo in fretta a latte e terrore. E il terrore cosa può fare a un essere umano? O lo annienta, o lo forgia.

Se cresci forgiato dal dolore, tu sarai un grumo di rabbia. Avrai vendetta liquida nelle vene al posto del sangue. Diventerai qualcuno che mai avresti voluto diventare perché avrai visto cose che mai avresti voluto vedere.

Perché gli ho dato 8?

Come dite? Sto diventando troppo buona?

🙂

Nah…

È che davvero mi stanno arrivando sotto le mani bei lavori, lavori fatti bene e fatti col cuore, con la voglia di raccontare, raccontarsi, emozionare e trasmettere sensazioni.

Terreno di sepoltura, che strizza l’occhio a un certo mondo Lovecraftiano, non deluderà nessuno di voi; che siate voi cultori di una certa letteratura o che siate invece totalmente ignoranti in materia.

Questo dio (potete immaginarlo come volete, per me sta in mezzo tra talpa, leone, orso e qualche altro animale. Grande come un tir, più o meno) vi spaventerà a morte. E più la vostra immaginazione sarà in grado di galoppare senza freni, più le permetterete di costruire questo dio così come i vostri incubi lo rappresenterebbero, tanto più darete modo all’autore di compiere ciò che si era – immaginiamo – prefissato: terrorizzare i vostri cuori e le vostre menti. Non ha molto tempo, è solo un racconto. Ha un pugno di pagine, che scorrono via senza lasciare nemmeno il tempo di prendere fiato. Ha un ritmo serratissimo, Camparsi, così come deve essere, così come vogliamo quando il tempo è poco. Chi ha tempo non aspetti tempo, noi vogliamo tremare sotto le coltri, noi vogliamo sapere e ancora sapere.

Noi vogliamo vendetta.

Camparsi costruisce un racconto breve ma molto intenso e molto oscuro (dai  che mai conosce la luce del sole, ma solo l’odore fitto della bruma e quello muschiato del sangue e della morte.

Non ci farà mancare niente, nemmeno qualche breve ma molto efficace incursione zombi, andando a pescare un altro simbolo horror per eccellenza, dando quindi modo proprio a ognuno di noi di trovare il nostro “feticcio” preferito.

Io, il mio, l’ho trovato in questo mostrone un po’ depresso e vagamente schizoide che si nasconde sotto metri di terra, capriccioso e volubile come una donna e senza pietà come il più terribile degli assassini. Chissà, forse cieco ma di certo non sordo, questo dio terrifico e spaventevole – pensiamo – ghigna sepolto nel suo terreno al pensiero della nostra sfrenata paura. Si ciba, di paura. E sì, ovviamente anche di essere umani vivi. Ma a quello ci pensa Harold.

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