Le ho mai raccontato del vento del Nord

9788807702174_quarta

Titolo: Le ho mai raccontato del vento del Nord

Autore: Daniel Glattauer

Editore: Feltrinelli

Anno: 2010

Pagine: 192

Genere: Narrativa contemporanea

Prezzo: 9,00 euro per il formato cartaceo – 5,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 9

SINOSSI:

Un’email all’indirizzo sbagliato e tra due perfetti sconosciuti scatta la scintilla. Come in una favola moderna, dopo aver superato l’impaccio iniziale, tra Emmi Rothner – 34 anni, sposa e madre irreprensibile dei due figli del marito – e Leo Leike – psicolinguista reduce dall’ennesimo fallimento sentimentale – si instaura un’amicizia giocosa, segnata dalla complicità e da stoccate di ironia reciproca, e destinata ben presto a evolvere in un sentimento ben più potente, che rischia di travolgere entrambi. Romanzo d’amore epistolare dell’era Internet, il romanzo descrive la nascita di un legame intenso, di una relazione che coppia non è, ma lo diventa virtualmente. Un rapporto di questo tipo potrà mai sopravvivere a un vero incontro?

LA RECE DELLA KATE:

Emmi ha 34 anni, due figli non suoi e un marito molto più vecchio di lei. La fitta corrispondenza che inizia con Leo dopo un suo errore (ha mandato a lui una mail che era in realtà per una rivista) riempie non solo le sue giornate ma anche la sua testa e il suo cuore. Non è più una ragazzina, è vero. Probabilmente Emmi dovrebbe tenere la testa sulle spalle e smetterla di fantasticare. Probabilmente avrebbe dovuto chiedere scusa e farla finita. Invece Emmi scrive e ancora scrive e le risposta argute, simpatiche e mai banali di Leo – un uomo pieno di cultura e quindi agli occhi di una donna assai affascinante – non fanno altro che gettare benzina su un fuoco che rischia di divampare e radere tutto al suolo. Rischia di divampare su Emmi, su Leo, sulle loro vite e sulle loro famiglie. Ma a volte la vita va così: ti innamori e poi… poi è semplicemente troppo tardi. Ti dici che tutto si sistemerà, che le cose andranno bene, che hai il controllo della situazione. Ma non è vero; non hai controllo su un bel NIENTE. Il virtuale diventa quindi rifugio e purgatorio, una terra di nessuno nella quale si può essere chi si è davvero perché dall’altra parte non ci si aspetta granché, perché l’altro non ci ha inquadrato ed etichettato (ancora). Possiamo essere chi vogliamo, quando vogliamo, con chi vogliamo. Un nuovo “noi”, nuovo di zecca. Ripulito da quello che gli altri credono che noi siamo, dai preconcetti, dagli stereotipi. Emmi smette di essere la brava moglie devota e la madre affettuosa di due figli che nemmeno sono suoi e si veste di abiti che, invece, suoi sono davvero. Ironica e pungente, intelligente e sensibile. Non è più la Emmi “di qualcuno”.

Torna Emmi. E basta.

Perché gli ho dato 9?

Perché l’ho letto in due ore, come in apnea.

Perché mi sono ritrovata in ogni pagina, in ogni emozione.

Perché mi sono innamorata di una mail molte volte.

Il romanzo, giusto per capirci, altro non è che la raccolta della fitta corrispondenza che si scambiano Emmi e Leo nel corso di alcuni mesi. Mail su mail che si susseguono una via l’altra. Data, mittente, destinatario. Data, mittente, destinatario. Gli occhi saltano da una lettera all’altra senza sosta, il respiro si mozza nei polmoni. Incontratevi, incontratevi! Vi prego, incontratevi! Poi… poi potete anche non stare insieme, non innamorarvi, non amarvi. Ma incontratevi! Queste mail vi sfiniranno! Questi giochini vi svuoteranno l’anima!

Gli si vuol bene, a questi due personaggi.

Si amano le bizze di Emmi e i silenzi di Leo. I giorni che trascorrono senza ricevere mail sembrano non passare mai e ci si chiede cos’abbia fatto Emmi nel frattempo. Avrà aggiornato la sua casella ogni cinque minuti o avrà resistito all’impulso? Lo avrà pensato? Certamente sì, ma in che termini? In che modo l’amore si è fatto strada? In che modo questo amore è diverso rispetto a un altro?

Non riesco – me ne rammarico – a rendere merito a questo romanzo che ha dello straordinario. Io credo che la difficoltà maggiore (a parte scrivere sia come una donna che come un uomo) stia nel rendere un sentimento platonico qualcosa di molto molto molto reale, quasi tangibile. E questa cosa potrà apprezzarla soprattutto chi, come me, nella vita ha sperimentato quei sentimenti.

Innamorarsi non di uno sguardo, non di una camminata, non di un sorriso, non di una fila perfetta di denti, non di un ciuffo ribelle ma di una virgola, di un verbo, di un saluto, di una frase.  L’amore che smette di essere tatto e diviene solo e soltanto udito.

Le ho mai raccontato del vento del Nord mette sul tavolo un argomento che, da sempre, viene ritenuto ostico e misterioso: l’amore ai tempi del virtuale.

Che siate uomini o donne, giovani o meno giovani, leggete questo romanzo senza remore. Non ve ne pentirete mai.

Annunci

“V” – il cortometraggio

Ben ritrovati, amici lettori!

Poiché non di soli libri e McDonald’s vive l’uomo, oggi vi lascio un linkino preso da Youtube.

Si tratta di “V”, un cortometraggio BELLISSIMO realizzato ormai qualche tempo fa da Piernicola Arena, abile regista, con la collaborazione di Luca Toni (per la musica), Massimiliano Belloi (per gli effetti speciali) e Claudio Vergnani (per la sceneggiatura).

Il cortometraggio che vedrete (io ve lo consiglio CALDAMENTE) è liberamente ispirato al primo libro della trilogia vampirica scritta da Claudio Vergnani, Il 18° vampiro, libro che ha stregato, fin dalla sua prima uscita, lettori provenienti da tutta Italia.

Buona visione e buon divertimento,

K.

“V” – IL CORTOMETRAGGIO

 

10 libri per avere sempre l’estate dentro

libri-autunno-2015

Questo post avrei dovuto farlo a luglio, ma a luglio non ho avuto tempo, altrimenti l’avrei fatto e voi sareste andati in vacanza con i consigli della Kate, che sarei io. Ma insomma, davvero non ho avuto modo, perché queste son sempre cose delicate, non è che ti puoi improvvisare e io in estate per la maggior parte del tempo faccio la mamma e quando faccio la mamma non riesco proprio a mettermi al piccì a scrivere cose che debbono sembrare intelligenti.

 

(Avevo scritto un cacchio di papiro, ma mi rendo conto che è meglio farla finita e arrivare al sodo.)

Allora cosa si fa quando si è in ritardo col blog di quei due mesetti?

Be’, si consigliano dieci libri dieci (i migliori letti nell’ultimo anno) che vi aiuteranno a lasciarvi alle spalle la bellissima estate che avete passato e vi accompagneranno verso l’autunno grigio che sta per arrivare avendo il sole dentro!

Perché l’estate non è una stagione, ma un modo di essere!

Seguitemi!

(Cliccando sopra al titolo sarete indirizzati alla recensione sul mio blog)

La sposa scomparsa

Un giallo tutto italiano che coniuga atmosfere avvincenti e personaggi indimenticabili.

Vincerò – l’ultima partita con Luciano Pavarotti

A dieci anni dalla morte, un libro inchiesta dai tratti irriverenti per raccontare la vita privata del più grande tenore di tutti i tempi.

Lei che ama solo me

Un thriller psicologico mozzafiato, un romanzo che ha fatto infiammare Amazon.

Il libro dei Baltimore

Il prequel di La verità sul caso Harry Quebert. Una saga familiare e il racconto di una vita che rileggerei ogni mese. Un altro thriller indimenticabile.

I misteri di Chalk Hill

Un po’ Jane Eire, un po’ Il giro di vite di Henry James, I misteri di Chalk Hill è un irrinunciabile per tutti coloro che vogliono atmosfere e mistero. Da pelle d’oca.

A volte si muore

In un’Italia distopica che fa paura, i due eroi Vergy e Claudio (già famosi per la trilogia vampirica de Il 18° vampiro, Il 36° giusto e L’ora più buia) devono loro malgrado combattere contro un nemico invisibile: il bisbiglio. Action, ma anche humor e qualche spietata considerazione sulla vita in un romanzo indispensabile.

Contaminati

Un po’ fantasy, un po’ thriller, Contaminati è stata la rivelazione dell’anno. Due giovani scrittrici italiane hanno dato vita a una cosa che, oltreoceano, avrebbe sbancato.

Nightcrawlers

Horror ad altissimi livelli. Creature del buio che ghermiscono e terrorizzano. Incredibilmente bello.

A disabilandia si tromba

Per parlare di disabilità in maniera scanzonata, senza prendersi troppo sul serio ma senza nemmeno buttare tutto in vacca. Una lettura intelligente e divertentissima per sensibilizzare e far conoscere.

La piccola casa dei ricordi perduti

Un romance classico che vi farà sognare trasportandovi nel sud della Francia, in una piccola locanda caratteristica e molto, molto dolce, tra i profumi della terra e quelli di cibi sapientemente preparati. Un amore lieve ma una passione incontrollabile per una terra che non lascia scampo.

Bonus track:

Il bambino bugiardo

Un altro thriller psicologico. Lo metto alla fine di tutto perché il finale è molto deludente ma tutto il resto del libro è BELLISSIMO. Leggetelo lo stesso, dai.

 

The gift

the gift

Titolo: The gift

Autore: Rebecca Daniels

Editore: Dunwich

Anno: 2017

Pagine: 226

Prezzo: 12,90 euro per il formato cartaceo – 3,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Katie Corfield ha un dono: riesce a entrare nella mente delle persone in coma, a guidarle in sogno e infine a riportarle in vita. Con l’aiuto di Matt O’Brien, suo amico e assistente, è riuscita a salvare molte persone. La fama è però un’arma a doppio taglio e Katie lo scopre sulla sua pelle quando viene rapita dal boss Alexander Mancini. L’uomo, incurante delle guerre tra clan che stanno dividendo Boston, ha il solo obiettivo di salvare il figlio Daniel, caduto in coma dopo un tentato omicidio. Mentre Katie è costretta a intervenire da sola in una situazione in cui fallire equivale a morire, Matt cercherà in tutti i modi di raggiungerla nel disperato tentativo di salvarle la vita. Rischiando di perdere se stessa nei violenti ricordi di Daniel Mancini, Katie scoprirà che l’aggressore del giovane è molto più vicino di quanto creda.

LA RECE DELLA KATE:

Dal giorno dell’incidente niente per Katie più è stato come prima. Probabilmente il suo carattere è cambiato drasticamente, trasformandola in una donna rigida e poco incline al contatto fisico, seriosa e timida. Ma Katie, proprio grazie a quell’incidente stradale, ha sviluppato un dono a dir poco incredibile: riesce a risvegliare le persone dal coma. Come ci riesca non lo sa nemmeno lei, ma ci riesce. Si mette a fianco della persona addormentata, chiude gli occhi e… si addormenta di botto. Entra nei sogni del malato e tenta di riportarlo in superficie, tenta di riportarlo indietro. La percentuale di successi è del 100%. Katie è conosciuta da molte persone e tollerata dai medici che, pur non capendoci proprio niente (da bravi scienziati) non possono però che alzare le mani davanti a quella serie di risvegli inspiegabili ma molto più che reali.

E il romanzo comincia proprio in medias res, con Katie e l’amico Matt (un tostissimo e credo bellissimo irlandese) dentro ai sogni di una ragazza molto giovane vittima di un incidente stradale. Un altro successo. Ma se Katie non chiede tributi, la sua mente ne chiede molti, moltissimi. Katie è stanca, spenta, i suoi sogni sono sempre più brutti, le sue notti sempre più agitate. Salvare il prossimo è sempre un dispendio di energie al di sopra delle sue possibilità. Ma per fortuna c’è Matt, amico fedele e collaboratore instancabile che ha come compito quello di accompagnare Katie nei sogni e tenerla “legata” al mondo esterno, al mondo vero, per impedire che la ragazza venga fagocitata dai sogni e dai mondi altrui.

Un dono del genere fa gola a molti. Sicuramente fa gola a Mancini, boss mafioso potente e senza scrupoli che rapisce Katie e la porta in un rifugio segreto ai margini della città. Suo figlio è in coma. Katie deve a tutti i costi riportarlo in vita. Se non lo farà, morirà.

Una corsa contro il tempo, una lotta contro il suo fisico e la sua mente. Un viaggio incredibile dentro la psiche umana.

Perché gli ho dato 8?

Gli ho dato 8 perché, nonostante alcuni difetti (io l’ho trovato eccessivamente verboso) The gift è un romanzo in bilico tra thriller e paranormal che mi ha inchiodato alle sue pagine.

Come dicevo sulla pagina Facebook del blog (l’avete piacizzata? No??? Vi muovete???) molto prima di rendermene conto ero già arrivata al 40%. Poi, in un altro boccone, ero all’80%. Poi, a malincuore, ho dovuto leggere le ultime pagine.

Katie non è certo di una simpatia travolgente, ammettiamolo. Ombrosa e tristanzuola, non molto ricettiva verso il bel Matt, non è proprio una fucina di battute scoppiettanti e dialoghi brillanti. A fare il possibile ci prova Matt, ma soprattutto il pericoloso boss Mancini che, non si sa bene come, alla fine riesce a risultare più simpatico degli stessi protagonisti. Proprio lui, il villain di turno. Ma forse non c’è molto di cui stupirsi. Spesso i cattivi si trovano ad avere più fascino dei buoni, a essere più tridimensionali.

Probabilmente avrei fatto a meno di qualche passaggio e di qualche personaggio, ma sono piccole cose che non vanno assolutamente a inficiare una storia che è comunque molto coinvolgente. The gift si legge in un fiato, pagina dopo pagina, anche quando si è ormai stanchi, anche quando l’ora della sveglia si avvicina, anche quando gli occhi minacciano di chiudersi. E’ un viaggio dentro la mente umana, un curioso trattato di parapsicologia, una storia di amicizia, un thriller piuttosto serrato. Se la descrizione degli ambienti e alcuni dialoghi non risultano proprio indimenticabili, i personaggi (anche quelli molto secondari come la mamma di Matt) sono però sempre a loro modo azzeccati e funzionali (anche se gli amici di Matt… insomma… anche di loro avremmo forse fatto a meno pur comprendendo la loro funzione nel contesto).

Se amate il thriller e non disdegnate il paranormal… leggetelo.

In ogni caso, però, leggetelo.

Anche se non vi piace il paranormal. Il thriller vi piace, ne sono sicura. Magari pensate che sia una cosa troppo astrusa per voi. Ripensateci. Scaricate l’anteprima e dategli una possibilità.

E poi… ehi… non vi fidate di me?

😉

I clown bianchi – 13 storie d’autore

cover

Titolo: I clown bianchi – 13 storie d’autore

Autore: AA. VV.

Editore: Clown bianco

Anno: 2017

Pagine: 176

Prezzo: 6,49 euro in formato digitale acquistabile qui

Il voto della Kate: 7

 

SINOSSI:

Ci sono un vecchio amico di Fellini e un killer di mafia innamorato. Due gemelle difficili e una scelta che potrebbe salvare il mondo. Bambini stregoni e tatuaggi che spaventano. E si parla di una coppia stanca, di una curva assassina e di qualcosa che vive là sotto. Tredici autori importanti si divertono a raccontarci storie dove avere paura diventa un piacere.

 

LA RECE DELLA KATE:

Quando la giovanissima casa editrice ravennate mi ha proposto questa antologia mi sono, istintivamente, leccata le labbra. Non c’è niente di più bello, soddisfacente e godurioso per un recensore come me che essere presi in considerazione per un progetto tanto bello e divertente. Al netto dell’horror, del crime e dei clown (in parte protagonisti di questa raccolta) vale la pena fare un rapido download anche solo per rendere omaggio e godersi i roboanti nomi che hanno prestato la loro arte alla casa editrice Clown bianco e che hanno quindi contribuito a dare al progetto la visibilità e lo spessore che merita.

Ed ecco, quindi, accomodatevi in poltrona, mettetevi ben comodi, prendete pure qualcosa da mangiare, se vi va. Tanto non mangerete niente, vi dimenticherete anche di bere, e di pensare e dimenticherete alfine anche di esserci. Il viaggio sarà breve, quasi un film messo a velocità doppia. Una storia, un’altra ancora, un’altra ancora in un corsa che diventa sempre meno elegante, sempre meno pensata, sempre meno controllata. Perché un racconto finisce ma voi avrete bisogno di altra adrenalina e altra ancora e altra ancora. Un’altra dose. Sono brevi e belli proprio perché minimali, perché essenziali. Sono semi di paura che vengono piantati nel cervello e germogliano pagina dopo pagina, divertendo ma anche creando atmosfere ogni volta diverse e sempre studiate ad hoc per intrattenere il lettore con misura e sapienza.

Un battito di ciglia e si è a bordo di una Fiat vecchia e puzzolente, tra curve pericolose e il veloce blaterare di una donna non più giovane e piuttosto bolsa.

Un altro battito di ciglia. Siamo piccoli, siamo al buio, siamo nelle mani di ragazzini come noi, siamo folli.

Un altro ancora. Siamo in un vicolo, la pistola in mano, il freddo morso della morte che stringe in un abbraccio il caldo pulsare di un amore sbagliato.

Un altro ancora e, nel buio della notte, appeso a un arco, la tetra figura di un uomo di nero vestito, impiccato, il corpo oscillante in balia dei venti della sera.

E poi il tentativo di combattere il male compiendo, in extremis, altro male. Un male grande per un bene ancor più grande. Quello dell’umanità.

Perché gli ho dato 7?

I clown bianchi è un’antologia molto ricca in tutti i sensi. Ricca di nomi “importanti” ma anche ricca di contenuti molto diversi, variegati e tutti – senza nessuna distinzione – moderni, freschi e agili.

Una prosa snella e senza fronzoli e uno stile pulito e minimale contribuiscono a far scorrere la lettura senza nessun intoppo, rendendo l’esperienza un vero e proprio divertimento “al minimo sforzo”. È quasi – pare – come un binge watching di puntate di una serie tv decisamente ben riuscita.

Molti di questi racconti hanno come protagonisti proprio loro, i clown. Da sempre al centro della scena horror (ne abbiamo già parlato su questo blog), il clown fornisce il perfetto archetipo per un racconto da brivido a qualunque latitudine ci troviamo, qualunque sia la nostra età. Credo di saperlo bene: odio i clown. Non che mi abbiano mai fatto niente, sia chiaro. Nessun tombino e nessun naso rosso nei miei incubi, ma insomma… non mi piacciono, mettiamola così. Quel sorriso dipinto non mi convince. Quei ciuffi di capelli rossi ancora meno. Il sudore che deve esserci sotto quel costume poi… non ne parliamo. C’è una foto che mi ritrae insieme a un clown. Non so se faccia più paura la mia pettinatura (maledetti anni Novanta), il simpatico clown o la mia faccia (quella era colpa del clown).

E se quindi tutti i tasselli di questo macabro puzzle sono andati al loro posto (autori, stili e temi trattati) è pur vero che io, da lettrice, ho sentito sin troppo il senso di velocità. La sensazione è che la tastiera di questi scrittori scottasse e che a un certo punto si siano tutti trovati a dover concludere la loro storia in quattro e quattro otto per portare a termine il loro lavoro e andare a mettere la punta delle dita sotto l’acqua fredda. Ed ecco spiegato il 7 invece che un bell’8 pieno.

Ovviamente amici, sia chiaro: questa è la mia personale opinione, tra l’altro dopo aver chiarito che a me, in linea generale, la fluidità e la velocità piacciono (Iddio solo sa quanto sono stanca di narrazioni-pipponi) ma, ecco, in certi casi qui mi sono sentita un pochino sopra un ottovolante.

Ah, certo. Volete sapere i miei preferiti. Allora correte subito a leggere “Dietro ogni curva” della Avanzato, “Malabimbi” di Bonazzi per il terrore cieco, “Brusco risveglio per la famiglia Buzzone” di De Marco per le stupende atmosfere notturne, “La terza via” per l’interessante quesito iniziale (e la mia risposta è sì) e “L’ultimo sorriso del clown bianc0” di Padua.

Un sentito ringraziamento agli amici della casa editrice e i miei più vivi complimenti per il progetto molto ben riuscito, dunque.

Buona lettura!

 

Dieci e lode

069978882006HIG_1

Titolo: Dieci e lode

Autore: Sveva Casati Modignani

Editore: Sperling&Kupfer

Anno: 2016

Pagine: 510

Prezzo: 19,90 euro per il formato cartaceo – 9,99 euro per il formato digitale acquistabile qui

Il voto della Kate: 7

SINOSSI: 

Passiamo tanto tempo a inseguire sogni che ci sfuggono di mano, una felicità che non si lascia catturare. E poi capita che il meglio della vita si sveli in un attimo, magari nella magia di un incontro inatteso. Come quello tra Lorenzo e Fiamma, sorpresi da un amore che nemmeno loro, forse, credevano più possibile. Lorenzo Perego, uomo di grande fascino e cultura, insegna geografia economica in una scuola professionale di Milano. Avrebbe potuto scegliere un istituto più prestigioso, ma l’insegnamento è la sua passione e aiutare i ragazzi di talento in una realtà difficile e spesso desolante è una sfida che lo entusiasma e lo arricchisce. Non ha una famiglia tutta sua, ma, come ama ripetere, i suoi studenti sono come figli. Fiamma Morino ha poco più di quarant’anni, è madre di due bambine che adora, frutto di un matrimonio sbagliato, e direttore editoriale di una piccola e florida casa editrice che lei stessa ha fondato insieme al suo più grande amico, purtroppo venuto a mancare. Ora che la casa editrice sta per subire un drastico cambiamento di gestione, che Fiamma non condivide, è disposta a tutto pur di difenderla e di continuare a garantire la cura e l’amore con cui da sempre si dedica ai suoi autori. Lorenzo e Fiamma: il professore e la donna dei libri. Attraverso la loro esperienza, vediamo uno spaccato dell’Italia di oggi, quella della crisi della scuola e dell’economia, ma anche quella fatta di persone intraprendenti, pronte a rimboccarsi le maniche e decise a non arrendersi.

LA RECE DELLA KATE:

Quarantadue anni, quella classe innata che solo poche donne hanno, il mento alto, il sorriso dolce e intelligente e quei suoi capelli rosso fuoco, Fiamma trova pace solo in mezzo ai libri, nella sua casa editrice. La vita, Fiamma, se l’è dovuta guadagnare passettino dopo passettino, aiutata da nessuno se non da sé stessa e dall’amore di quel papà affettuoso che l’ha dovuta difendere sin dall’inizio dalla ruvidezza di una madre che mai le ha dimostrato un briciolo di affetto e che l’ha sempre e solo giudicata, l’ha sempre e solo guardata con dispetto e riprovazione come se fosse tutta sbagliata, come se fosse sbagliato anche il solo fatto che lei ci fosse.

Lorenzo invece è un professore. Ma non uno normale, no. Uno dei quegli insegnanti che crede ancora nel suo lavoro e crede con tutta la sua forza nel potere dei giovani. Studioso appassionato, uomo affascinante, compagno superlativo della sua Fiamma, Lorenzo è l’emblema di una classe insegnante che può e che deve cambiare, che può fare la differenza, che può non solo insegnare, ma anche formare gli adulti di domani.

Ma quando Bianca annuncia a Fiamma che Il meleto verrà ceduto a un grosso gruppo editoriale Fiamma sente il suo bellissimo mondo crollarle addosso. Perché Bianca non ha cercato un’altra soluzione? Perché Bianca non gliene ha parlato prima? Perché la sua meravigliosa e florida casa editrice deve finire tra le mani di gente che i libri non sa nemmeno cosa siano? Il meleto verrà stravolto, le scelte editoriale ribaltate e Fiamma…. Fiamma è distrutta, perché Il meleto fa parte di lei, del suo passato, di tutto ciò in cui ha sempre creduto. Il meleto è lei. Il meleto è il caro amico Alberto.

E mentre Fiamma, lancia in resta, si prepara ad affrontare i nuovi capi, Lorenzo si trova a dover sostenere una prova umanamente molto difficile quando una delle sue alunne, una ragazza musulmana, rimane incinta di un ragazzo italiano rischiando così di essere letteralmente linciata dalla sua famiglia di origine.

Come accade in moltissimi romanzi firmati dalla Casati Modignani, presente e passato si intrecciano e, grazie ai numerosi flash back sparsi qui e lì in mezzo al libro, al lettore viene permesso di conoscere in modo abbastanza preciso la vita di Fiamma, di Lorenzo, di Bianca e di Alberto arrivando quindi a poter delineare con sufficiente precisione non solo le loro vite ma anche i loro caratteri e le loro scelte.

Protagonisti assoluti e indiscussi, ovviamente, Fiamma e Lorenzo, attorno ai quali, come satelliti, orbitano adolescenti in difficoltà, autori con manie di protagonismo, scomodi amori passati e meravigliosi amori romantici.

Dagli anni Ottanta sino a un oggi l’affresco di un’epoca e un grande caleidoscopio umano.

Perché gli ho dato 7?

Sveva Casati Modignani è la mia coperta di Linus. Uno dei pochi scrittori che so di poter prendere in mano quando sono in crisi. Non esiste, per me, crisi di lettura che non possa essere superata grazie alla Svevona nazionale. Sveva Casati Modignani è la regina indiscussa di quel romance all’italiana che non si vergogna di esserlo (ma che a volte ci si vergogna di leggere). Anche perché – diggggggiamolo – la Svevona con i suoi librini romance ci ha fatto i milioni quindi, libri leggeri per libri leggeri, mi pare ovvio che qualcosina, questa donna, sappia effettivamente produrre.

Poi, come dicevo nel mio breve video su Instagram (se non mi seguite ancora, seguitemi!) da lei avrai una cosa ben precisa. Niente di più. Ma nemmeno (e non è mica poco di questi tempi) niente di meno. E sapete cosa vi dico? È proprio QUELLO che fa di Sveva Casati Modignani ciò che è.

Il filo conduttore di tutti i suoi libri è formato da una decina di semplicissimi elementi che si ripetono, stabili, da molti anni:

  1. Almeno una donna tanto bella da sembrare finta
  2. Almeno una donna ricca da far schifo
  3. Almeno una (ma meglio due) case enormi di quelle che quando le vedi inchiodi la macchina e sbavi un po’ sul volante
  4. Una manciata di uomini bellissimi. Di solito uno è bello e scemo mentre gli altri sono belli e intelligenti
  5. Gli uomini sono tutti dolcissimi e chiamano le loro compagni/mogli/amanti “Tesoro mio” “Amore caro” “Piccola principessa”. Roba che ti chiedi da dove cazzo sia venuto fuori tuo marito, porco cane.
  6. Miele che cola da ogni pagina. Tanto miele. Un sacco di miele. La stucchevolezza più assoluta e sfacciata. Tipo lei che rientra e lui che la accoglie con i due calici di vino e un bacio tra collo e clavicola (roba che se lo fai a me butto il bicchiere per terra e ti picchio fino a cambiarti i connotati)
  7. Almeno uno stronzo che gira, se sono di più è anche meglio
  8. Flash back come se piovessero
  9. Dialoghi improbabilissimi
  10. Un lieto fine da spaccare tutto pim pum pam (spoiler: molto spesso lei, a sorpresa, scopre di essere incinta e se non c’è traccia del padre chissenefrega, le donne della Modignani hanno due palle così)

Ma è una cosa poi così strana, quella di ripetere ossessivamente alcuni elementi?

Assolutamente no.

Scordatevi che sia una cosa strana e/o riprovevole.

Tutti i generi hanno i loro capisaldi, tutti i generi hanno bisogno di alcune “colonne” a reggere la storia. Il romance non fa differenza. E sapete un’altra cosa? I lettori, quelle cose lì, LE VOGLIONO. Provate a comprare un libro della Modignani e a trovarci dentro armi da fuoco, prostitute e… che ne so, i sobborghi di Bari. Vedete come sbattete il libro dentro al camino acceso. Se compro un libro della Modignani io voglio quelle dieci cose che ho elencato poco sopra. Non ci sono cavoli, le discussioni stanno a zero.

E queste storie che si ripetono all’infinito e nelle quali, alla fine dei conti, cambiano solo i nomi e a volte (ma non sempre) le location, piacciono. Piacciono le storie (quindi i plot), ma piace anche la stessa autrice che non smette mai (nonostante siano passati secoli) di usare quel tono vagamente snob, decisamente vintage, sempre autorevole e distaccato da vecchia signora. Cosa che è, tra l’altro.

Ricordo che la vidi in una puntata di uno dei tanti programmi di Benedetta Parodi, in cucina, con twinset di cachemire e filo di perle addosso. Era a suo agio come una lontra davanti alla televisione, più o meno. Fuori contesto, fuori target, fuori completamente, non fece un sorriso che fosse uno e si muoveva tra i fornelli come se, potenzialmente, potessero esploderle addosso riducendola a un ammasso di carne.

La Svevona è così, rigida e impostata.

E noi la amiamo così, rigida e impostata.

Gli ho dato 7 perché siamo ben lontani dai primi libri che scriveva col marito. Perché tutto sommato una botta di vita ogni tanto potrebbe darla. Perché il finale non mi è piaciuto.

Ma ho letto – scopro adesso – 500 pagine in cinque ore.

Poco da fare: la magia si è compiuta ancora.

Brava Svevona.

Contaminati

contaminati

Titolo: Contaminati

Autore: Erica Gatti e Sofia Guevara

Editore: Centauria (serie Talent)

Anno: 2016

Pagine: 392

Prezzo: 9,90 euro per il formato cartaceo acquistabile qui – 4,99 euro per il formato digitale acquistabile qui

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Sono passati dodici anni da quando Adela, Queen, Evan e Viper sono stati sequestrati da uno psicopatico, rinchiusi in una grande casa nelle campagne russe e infine liberati – unici sopravvissuti tra i tanti bambini scomparsi – da un’ardita operazione di polizia. Non ricordano nulla di quei mesi atroci ma ciascuno porta impresso nella mente un trauma, che ha fatto di loro ciò che sono: quattro giovani dotati di capacità inquietanti, ognuno a modo suo un «esperimento riuscito». Ora il loro carnefice è evaso di prigione, deciso a perseguitarli ma anche – pare – a rivelare i suoi segreti. Messi al sicuro in una casa controllata dalla polizia, i quattro stringono un patto insidioso: si conoscono appena, non si piacciono granché, ma scapperanno insieme alla ricerca dell’uomo che ha segnato il loro passato. E che li sta aspettando.
Per le strade di San Pietroburgo e nelle vaste nebbie della Russia, nella loro corsa a ostacoli Adela, Queen, Evan e Viper scavalcano assassini e poliziotti, spacciatori e traditori, per tacere delle loro stesse ombre, forse le più mortali di tutte. Chi incalza chi, in questo gioco di inseguimenti e inganni? Il loro obiettivo è scoprire la verità, consumare una vendetta, o porre fine una volta per tutte alla loro vita ormai «contaminata»? Quattro eroi sbagliati danno vita a un thriller capace di unire avventura e atmosfera, ritmo forsennato e scavo psicologico. Ricordandoci che la prova finale, in cui saremo soli di fronte a ciò che siamo diventati, attende tutti noi.

LA RECE DELLA KATE:

Ogni anno, in tutto il mondo, spariscono milioni di persone. Solo in Italia, giusto per parlare di numeri, dagli anni Settanta a oggi sono sparite più di ventisettemila persone. Ventisettemila anime scomparse nel nulla. Molti di questi sono bambini (circa dodicimila solo in Italia) e molti di questi non fanno mai più ritorno nelle loro case, spogliandole per sempre di amore e gioia. Di loro rimane poi ben poco di tangibile. A volte delle camerette lasciate lì, come “congelate” a imperitura memoria, a volte solo il pupazzo preferito, a volte nemmeno una fotografia, nel tentativo di cancellare tutto, di dimenticare l’orrore. Plotoni di famiglie private per sempre di uno dei loro membri più cari e schiacciate per sempre dal senso di colpa: non essere riusciti a proteggerli.

Adela, Queen, Evan e Viper sono quattro di quei bambini.

Ma loro sono tornati.

Rapiti e tenuti prigionieri dal serial killer che ha terrorizzato la Russia molti anni prima, adesso sono quattro adolescenti problematici e decisamente fuori dal comune. Quando la notizia che il loro carnefice è evaso di prigione arriva alle orecchie dei servizi segreti, i quattro vengono prelevati e portati in un luogo sicuro assieme alle loro famiglie. Ma loro, lo abbiamo detto, non sono adolescenti normali. Non sono spaventati. Non gridano, non fissano nel vuoto, non cercano riparo dal terrore che dovrebbe avvolgere le loro viscere. Si ri-conoscono come appartenenti alla stessa specie umana, quella dei sopravvissuti, e formano una famiglia – bizzarra – ma pur sempre una famiglia. E come tutte le famiglie ha bisogno di operare per un bene comune, di auto-conservarsi e di proteggere i suoi membri. Loro non sono quattro ragazzi come tutti gli altri. Loro non fuggiranno. Se il loro aguzzino li vuole (e li vuole, certo che li vuole) loro gli andranno incontro.

Comincia quindi, per i quattro giovani protagonisti, una fuga al contrario; non una fuga dal carnefice ma una fuga dalle autorità. No, nessuno capisce cosa stanno provando. Nessuno capirebbe cosa significa avere un padrone che diventa anche padre che diventa unica figura maschile nell’infanzia che ha i tratti dell’uomo nero ma che si lega indissolubilmente a te. Un uomo che li ha resi quello che sono, degli esseri speciali. Un uomo che ha cambiato le loro vite, che li ha trattati come materiali da plasmare e che, alla fine dei giochi, quello ha fatto: li ha plasmati, modificati,

La loro fuga è reale e fisica ma è anche assolutamente simbolica. Fuggono da tutto quello che sono stati, dal loro passato, dal loro essere “diversi”, dagli sguardi pietosi o infastiditi dei loro genitori, dall’odio dei compagni di classe, dalla necessità di essere altro da loro. E non si riesce mai a capire bene quanto loro vorrebbero essere diversi da quello che sono. Non si capisce mai bene quanto potrebbero essere davvero felici senza le loro peculiarità, senza essere quello che quel pazzo ha fatto di loro.

Complici ma non amici, protetti e protettori dell’altrui incolumità ma anche viaggiatori solitari, i quattro ragazzi compiranno un percorso difficile e pericoloso sul filo di un rasoio affilatissimo sul quale camminano virtù e debolezza, odio e speranza, bontà e malvagità. Vittime o carnefici a loro volta? Quanto è sottile la linea che ci separa dall’essere o dal diventare abominio per noi stessi e per gli altri? Cosa ci tiene ancorati alla legalità? Cosa siamo in grado di fare (o di diventare) in nome di un ideale?

Perché gli ho dato 8?

Perché è un libro molto, molto, molto intelligente.

Va tanto di moda assumere nomi d’arte, e se loro si fossero chiamate, checcacchioneso, Sophie ed Ery (magari qualcosa di un pelo più figo, eh?) nessuno, ma proprio nessuno, avrebbe capito che si trattava di un romanzo italiano.

Oh, su, ne abbiamo già parlato, non fate quelle facce smorte.

Gli italiani certe cose non sanno scriverle, amen. Sappiamo scrivere alcune cose, ma non tutte. Certi tipi di fantasy YA, ad esempio, è difficile che nascano da una penna italiana. Idem certi thrilleroni con certe atmosfere. Non ho mica detto che non sappiamo scrivere, cavolo. Ho detto che certe cose non ci vengono poi benissimo. Questo è uno di quei libri che o li scrivi bene o è meglio se ti vai a fare una pizza, già che siete in due. Probabilmente la pizza se la sono pure mangiata, le nostre due amiche Sofia ed Erica, ma dopo la pizza hanno anche creato un thriller che gioca a fare il paranormal che gioca a fare lo YA (young adult. Non lo dico più, eh?). Capirete quindi che questo romanzo ha un target ampissimo che non ha nessuna intenzione di ricadere unicamente sulla categoria “ragazzi”. Io, comunque, una ragazza non sono. E mi sono divertita da IMPAZZIRE.

A propormi di recensirlo è stata la mia collega blogger Erika Zini, del blog Wonderful Monster. Erika si occupa di letteratura romance e YA molto più di me che, come sapete, volente o nolente bazzico molto più nell’horror. Ho pensato di non avere i lettori giusti, ho pensato di lasciar perdere, ho pensato che no, lo avrei recensito.

E Dio… come non mi sono pentita.

Vi piacerà amici, vi piacerà. Ve lo giuro. Vi prego, fidatevi.

Probabilmente il riassunto che vi ho fatto del romanzo vi ha incasinato un attimo le idee: in che senso sono speciali? Hanno dei poteri? Che fanno, volano? Come fa a essere un thriller se questi volano?

Calma, nessuno vola.

Ed è un thriller, sì. Un thriller a sfondo psicologico che va a tastare ripetutamente nella mente umana e nella mente di chi, a pochi anni di vita, ha subito le atrocità peggiori. Un thriller che gioca con l’ambiguità e che si diverte a farlo. Un thriller che sembra concluso quando il Kindle segna l’80% e tu ti chiedi cosa mai debba ancora succedere. E poi succede ancora altra roba.

Oh, certo. Ha delle ingenuità. Ed è comunque un romanzo di fantasia. Nella vita reale nulla di tutto questo succederebbe, per quanto la mente umana sia ancora per buona parte inesplorata.E ha un titolo secondo me sbagliatissimo: io non lo avrei MAI scaricato. E non mi piace nemmeno la cover, anche se amo le cover minimaliste. Insomma sì, dei difetti ne ha, compreso un editing a volte non perfetto.

Ma porco cane, questo libro è un centro.

E io spero avrà il successo che merita, perché è tutto italiano, perché è un azzardo, perché è coraggioso, perché è ben congegnato, perché ha un’idea buona alla base.

Ah, a proposito: ricordiamo tutti, no, la credenza (è solo una credenza) secondo la quale noi umani usiamo solo il 10% del nostro cervello? Ricordatevelo, vi servirà. Nonostante sia solo una storiella rimane interessante ed affascinante la teoria secondo la quale saremmo in grado di fare grandi cose. A me piace pensarlo, anche se non è vero. A me, tra l’altro, basterebbe arrivare al 10% che avete voi. Credo di sfruttare il 2% del mio cervello. Sono una da risparmio energetico, io.

Contaminati ha il titolo sbagliato, la cover sbagliata e tutte le idee giuste. Non sempre i personaggi sono a fuoco e i dialoghi efficaci sono ridotti al lumicino (probabilmente non sono il loro forte) ma io devo valutarlo nel suo complesso.

E nel suo complesso è da 8.

Questo romanzo intrattiene con leggerezza ma necessita concentrazione. Ha un sacco di pagine (sapete che odio i mappazzoni infiniti) ma si fa leggere in un soffio (io l’ho letto in sei ore circa), ha dei ragazzi come protagonisti ma non è banalotto o per ragazzine svenevoli. Un libro da grandi, ecco cos’è.

Io ve l’ho detto: leggetelo. E buon viaggio.