Aibofobia

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Titolo: Aibofobia

Autore: Mariachiara Moscoloni

Editore: I sognatori

Anno: 2016

Pagine: 145

Prezzo: 12,90 euro per il formato cartaceo – 5,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 6/7

SINOSSI:

Raffaele Amaldi è un tranquillo libraio che un giorno viene accusato di aver commesso un orribile omicidio, consumato all’interno di un convento. A suo dire, però, è solamente colpevole di essersi addormentato in macchina – nei pressi della scena del crimine – poco prima che agisse il killer. A prendere le sue difese ci saranno Alfonso Galilei, avvocato col pallino dell’investigazione, e la sua segretaria Agata, introversa ragazza dal passato burrascoso. Nel momento in cui un secondo cadavere viene rinvenuto in un altro luogo sacro, le indagini prendono una piega ancora più inquietante…

LA RECE DELLA KATE:

C’è del disagio. Ovunque.

C’è del disagio nel potenziale omicida, un libraio che trova donnine sulle chat erotiche per passare qualche ora in loro compagnia in mezza campagna.

C’è del disagio in Agata, che inquieta il lettore come una raccomandata dell’Agenzia delle Entrate anche solo per lo sguardo vagamente apatico che deve avere, poverina.

C’è del disagio nell’avvocato Galilei, che pare un pochino insipido, non fosse altro per quella sua voglia di andare sempre a fondo delle cose senza fermarsi mai al suo ruolo di avvocato.

È che si trovano a dover lavorare insieme, uno per tentare di salvarsi la pelle, l’altro per occupare il tempo e grattare i suoi pruriti, l’altra perché ha evidentemente bisogno di soldi senza essere, tutto sommato, poi così presa dalla faccenda (ma la capisco, è una segretaria, che deve fare?).

Fatto è che questo delitto pare essere collegato ad altri. Ma con quale logica? Perché? E, soprattutto, da chi?

Scoprirlo è l’unico modo per salvare la reputazione e la libertà del libraio, e la velocità, in questi casi, è tutto. La comparsa, in questa vicenda, di un possibile interessamento templare non contribuirà a risolvere le idee a nessuno, facendo in modo, anzi, che esoterismo, legge e morte vadano a intrecciarsi senza nessuna traccia di una soluzione che risulti quantomeno percorribile.

Perché gli ho dato 6/7?

Che non è un voto basso, ma nemmeno alto come avrei voluto.

Il fatto è che ancora una volta ho pensato: “Poteva fare ancora di più, accidenti!

Mi capita spesso, con gli esordienti. Come se avessero una spinta insita in loro che li fa partire ai 500 all’ora per poi perdere entusiasmo e coraggio lungo la strada. Questa è la sensazione, il che non significa che le cose siano andate davvero così, sia ben chiaro.

Ma sì, la sensazione è che ci fossero i presupposti per farne un romanzo più corposo, più strutturato, con personaggi più “tondi” e meno stilizzati. Un momento li capivi, questi personaggi, il momento dopo ti sembrava di saperne troppo, troppo poco.

Agata è meravigliosa, diamine!

E voi, miei cari amici, quando trovate in un romanzo qualcuno che vi piace, cosa vorreste? Non vorreste sapere tutto? Certo, qualcosa di Agata, soprattutto verso la fine, ci viene detto. Ma io sono una curiosa, e soprattutto sono una che ha sempre sete. Sempre! Dammi più informazioni; non sbrodolarmele addosso (400 pagine di thriller no, vi supplico, ne ho letto uno da poco e la voglia di trattenere il fiato fino a svenire è stata grande) ma nemmeno sii così stitico, autore. Essere stitici di informazioni sicuramente rende più snello il lavoro permettendo quindi una lettura più efficace e più concentrata, ma dall’altro lato non permette alla fantasia di galoppare libera e felice, no? Eppure questo stile asciutto (si dice così mamma mia) pare andare molto di moda. Sarà che la gente ha meno tempo di leggere e quindi i libri devono adattarsi al tempo che scorre veloce?

Comunque.

Anche Galilei, l’avvocato, risulta essere un personaggio principale piuttosto interessante. Non bello, non particolarmente indimenticabile, ma comunque d’effetto. Sarebbe interessante ritrovarlo in altre avventure, ha una bella verve che andrebbe sfruttata e un passato che, a mio parere, andrebbe approfondito.

La chiusa è molto bella, la risoluzione dell’enigma e la scoperta dell’assassino lasciano a bocca aperta e le ultime pagine del romanzo sono godibili e piene di una atmosfera d’altri tempi che certamente in tanti apprezzeranno, a metà tra il seppia e il bianco e nero, con quell’odore di nebbia e di roba lasciata lì, quel sottofondo di abbandono e di ricordi brutti.

La prosa è abbastanza scorrevole senza essere banale, è la scrittura di chi sa scrivere, lo ha già fatto e conoscere i ritmi del mestiere, ma a tratti risente forse di un linguaggio un pochettino troppo aulico che, a mio parere, male si accompagna con il genere che – sempre a mio parere – avrebbe bisogno di immediatezza e velocità per tenere alta la tensione.

Aibofobia (per i curiosi: il termine – palindromo – indica una ipotetica fobia per le parole palindrome) è quindi un thriller psicologico (ricordate sempre cosa state leggendo, mentre leggete) breve ma, nel complesso, riuscito.

Io non vedo l’ora di leggere un altro lavoro di questa autrice per godere ancora della sua capacità linguistica e per vedere se l’accelerazione presa avrà modo di trovare strade adatte e bastevolmente ampie  😉

Buona lettura a tutti,

K.

Un delitto quasi perfetto

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Titolo: Un delitto quasi perfetto

Autore: Jane Shemilt

Editore: Newton Compton

Anno: 2016

Pagine: 317

Prezzo: 9,90 euro per il formato cartaceo – 2,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 6

SINOSSI:

Emma e Adam Jordan sono due medici all’apice della carriera, così quando viene loro offerta l’opportunità di trascorrere un anno in Africa, con i tre figli, per collaborare a un progetto di ricerca, accettano con entusiasmo, convinti sia l’occasione che aspettano da sempre. E sarà di certo un’esperienza che non dimenticheranno, ma non per le ragioni che i Jordan immaginano. Quando una sera Emma torna a casa e trova vuota la culla del piccolo Sam, il più piccolo dei loro figli, la famiglia capisce che il sogno si è trasformato nel peggiore degli incubi. Un anno dopo, a migliaia di chilometri di distanza, Emma è ancora ossessionata dall’immagine di quella culla vuota, e continua a isolarsi sempre di più dal resto della famiglia. Che ne è stato di Sam? È ancora vivo? Si è trattato di un rapimento o di qualcosa di più inquietante? Cos’è successo davvero quella notte?

LA RECE DELLA KATE:

Per un medico che voglia fare carriera il tempo è tutto.

Bisogna battere il ferro fino a quando è ancora caldo e, se necessario, sacrificare tutto. Vale questa regola anche per Emma e Adam: ore in ospedale, turni pesantissimi e il sogno di comparire sulle più famose riviste internazionali.

Quando ad Adam viene proposto un incarico per un progetto di ricerca in Africa, però, la tensione sale. In Africa? Con due bambine ancora piccole? Emma ha paura, ma è anche arrabbiata. Come può Adam dirglielo così, come se fosse la cosa più normale ed entusiasmante al mondo? Lei ha il suo lavoro, le sue ricerche, i suoi studi; perché dovrebbe rinunciare a tutto per seguirlo?

Chi l’ha deciso?

Chi ha deciso che il suo lavoro di ricercatore è più importante e nobile del suo?

Eppure partiranno. Nonostante tutto Emma accetterà di stravolgere la sua vita e trasferirsi in Africa, in mezzo al niente, lontana da alberghi e negozi, ospedali degni di essere chiamati tali e amici. Sceglierà di partire nonostante Sam, nato da poco e concepito proprio nel mezzo della loro battaglia rimaniamo a casa/andiamo in Africa. Solo loro cinque per ripartire da lì, da quella terra arsa dal sole. O almeno questo è quello che credeva Emma. La verità è che attorno a loro graviteranno molte persone (tutte utili ai fini di un thriller, ovviamente): un anziano giardiniere, una bambinaia, un insegnante privato… la casa è molto più affollata di quanto non avessero voluto e creduto, ma tutto sommato la vita scorre, le bambine sembrano felici e Sam cresce sereno, anche se Emma, quel bambino, proprio non riesca ad amarlo del tutto. Sarà per quello che rappresenta, sarà per quella terribile voglia rossa che ha su tutto un lato del viso, ma Emma si sente madre a metà.

Ma una madre, per quanto a metà sia, sarà sempre una madre.

La culla vuota e i vetri infranti fanno crollare le fondamenta della famiglia: Sam è sparito. Qualcuno lo ha preso. Qualcuno lo ha voluto e lo ha preso. Qualcuno ha strappato un bambino dalle braccia della sua mamma e del suo papà. In Africa. Potrebbero averlo già ucciso. Potrebbero averlo ucciso per vendere i suoi organi. Potrebbero averlo venduto. Adozioni a pagamento. Un bambino bello e bianco fa tanta gola a chiunque. Le indagini vanno al rallentatore, tra Emma e Adam si forma un solco sempre più profondo e difficile da superare. Tutto sta andando a rotoli. Niente sarà più come prima.

Ma una madre, per quanto a metà sia, sarà sempre una madre.

Emma deve trovare Sam. A ogni costo.

Perché gli ho dato 6?

Gli ho dato 6 perché il titolo non ha niente a che vedere con la trama del romanzo.

Gli ho dato 6 perché è inutilmente prolisso.

Gli ho dato 6 perché alla fine tutto sembra finire in una partita di Cluedo alla viva il prete. Come se ci fosse una lista di persone e si stesse tutto il tempo a tracciare linee orizzontali sopra ai nomi. Allora… il pediatra… vai, non può essere lui, ciao. La governante… non può essere lei, ciao. La parrucchiera… cancella pure, ha l’alibi di ferro. Sarà il maggiordomo, è sempre il maggiordomo.

Sembra un compitino delle elementari svolto nemmeno poi così bene. A me come sempre è piaciuta molto di più la prima parte, pre-partenza per l’Africa. Ho trovato molta più suspance lì che non dopo, a crimine commesso. Peccato anche per le atmosfere africane rese non benissimo: potevano essere una buonissima arma per rendere il romanzo molto, molto più interessante. Invece di blaterare sulla macchia di tuo figlio, fammi sapere cosa hai attorno a casa, dimmi del caldo che fa (quello lo dice, ogni tanto), dimmi come sono vestiti, dimmi cosa mangiano… quello sì che poteva dare un’aura diversa e particolare al thriller.

Siamo sempre lì: al lettore scafato la soluzione arriverà dritta in fronte molto presto. Per tutti gli altri potrebbe anche esserci il fatidico colpo di teatro, invece.

Ma avendo appena fatto da lettrice beta e, in parte, da editor a un romanzo giallo, e avendo quindi da poco avuto l’occasione di confrontarmi con lo scrittore sui metodi per sviare l’attenzione del pubblico, devo dire che questa volta nemmeno io ero del tutto impreparata.

Non gli ho dato una insufficienza perché la prima metà a me è piaciuta molto (grazie alla presenza di un personaggio) e perché faccio fatica a dare dei 5. Sarei stata una professoressa, come si dice, di manica molto larga  😉

In conclusione? Da leggere se siete molto amanti dei thriller ma solo se torna ancora in offerta a 0,99 euro.

Codename Nøkken

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Titolo: Codename Nøkken

Autore: Uberto Ceretoli

Editore: Dunwich

Anno: 2016 (Disponibile dal 27 settembre 2016)

Pagine: 84

Prezzo: 0,99 euro per il formato digitale (gratis per Kindle Unlimited)

Il voto della Kate: 7 

SINOSSI:

Sir Mark Gwayn Ingwell sta riportando alla luce l’antico abitato di Vinland, a Terranova. Ciò che preme all’anziano archeologo non è dimostrare che i vichinghi colonizzarono le Americhe prima di Colombo, quanto trovare chi li ha cacciati: Nøkken, lo spirito dei fiumi, un’antica e maledetta creatura che soltanto i nativi riuscirono a sconfiggere, secoli prima degli islandesi.

LA RECE DELLA KATE:

È l’Anno del Signore 1010 e a Vinland, l’antica Terranova, i primi veri conquistatori dell’America scoprono, nel sottosuolo, quattro tombe. L’innata curiosità umana e il desiderio di scoprire cosa si celi al loro interno, spingono gli incauti vichinghi a portare alla luce uno dei quattro sarcofagi. Ciò che è contenuto tra le pareti di pietra cambierà per sempre le loro vite e la vista di quelle terribili oscenità si imprimerà per sempre nelle loro retine. Ma adesso non c’è tempo per pensarci e non bisogna indugiare: la creatura mummificata all’interno della bara va depredata degli ori che porta addosso, il coperchio richiuso saldamente e tutto dimenticato. Presto.

Nessuno verrà mai a saperlo.

Il villaggio accoglie il ritorno dei suoi uomini con grande festa. Fuochi, danze, cibo a volontà. Sono grandi, sono forti, hanno folti capelli e barbe ancor più folte. Li immagino così; con il viso scurito dall’esposizione al sole, le lunghe criniere fulve, lo sguardo risoluto e fiero, il mento alto. Sono tornati a mani colme, le donne guardano ai loro guerrieri con occhi pieni di ammirazione e di stima e, penso io, con un pizzico di voluttà. Chissà se qualcuno di loro avrà voglia di passare la notte in compagnia…

Ma, quando la notte arriva, in pochi verranno risparmiati. Il demone nøkken, lo spirito-dei-fiumi, è stato risvegliato e ora cerca vendetta. Il suo corpo ributtante, coperto di squame e avvolto dal fetore della morte e della corruzione, freme al pensiero della battaglia. Battaglia che vincerà. I corpi vengono dilaniati, ogni stilla di sangue bevuta, nessuno deve rimanere vivo, nessuno deve più respirare. Non c’è guerriero che debba essere risparmiato. Il quieto e lieto villaggio della sera non è che un vago ricordo ora soffocato da urla e puzzo di bruciato. Del quieto villaggio, nulla rimane.

1886, Terranova. Sir Mark Ingwell ha il compito di portare alla luce tutte le prove a sostegno della teoria che le Americhe non siano state scoperte da Cristoforo Colombo, ma da altri prima di lui. Ingegneri, archeologi, cacciatori; sono tutti lì per uno scopo preciso. Chi per scavare nei punti migliori, chi per governare le nuove e potenti macchine messe a disposizione da Londra, chi per verificare i reperti e chi per difendere tutti coloro che lavorano al progetto dagli abitanti del luogo, individui rozzi che, pur essendo sotto il controllo inglese, mai si sono davvero uniformati ai costumi inglesi.

Ma ci sono delle leggende, su quell’isola. Leggende che parlano di demoni, di creature, di paura. Gli esploratori vengono messi in guardia: se ne devono andare, e subito. Ma Sir Ingwell non ha nessuna intenzione di smettere di scavare e di rinunciare alle sue meravigliose scoperte. Gli scavi proseguono. I lavori devono terminare. A qualunque costo. A costo di qualunque sacrificio.

Perché gli ho dato 7?

Con Codename nøkken Ceretoli dà ancora una volta buona prova della sua passione per la storia e per le storie. Le storie raccontate davanti al fuoco e che fino a non molto tempo fa venivano tramandate di padre in figlio. Streghe, mostri, demoni. Diversi volti, diversi luoghi, diverse caratteristiche ma sempre moniti per le nuove generazioni e vero patrimonio culturale. La passione di Ceretoli si respira in ogni pagina, riga dopo riga, parola dopo parola. Accuratezza ma anche voglia di innovazione e di scoperta… proprio come un novello Sir Ingwell, insomma.  🙂

E se bisogna dire che il plot non è propriamente dei più originali (di demoni risvegliati dai loro sonni comatosi ne abbiamo letti ancora), è doveroso menzionare l’autore (tra l’altro non nuovo all’argomento “dio che si risveglia”) che, creatore di atmosfere complicate e suggestive, riesce sempre a incantare e intrattenere pur inserendosi in un ambito di estrema brevità come il racconto o la novella.

Sono fresca fresca di lettura, eppure mi sembra di essere stata “via”… altrove… per molto, molto tempo. E forse è proprio così. Accompagnata nel dodicesimo secolo da valorosi vichinghi e poi sbalzata come d’incanto su una nave proveniente da Londra, a fine ottocento, ho valicato confini nuovi ed emozionanti al fianco di personaggi fuori dal comune; alcuni di passaggio e appena tratteggiati (probabilmente per necessità di brevità), e due grandi eroi che rimarranno senza nessun dubbio anche nel vostro cuore.

È stato un viaggio temporalmente breve ma di grande emozione e, come dicevo poco sopra, di grande suggestione visiva. Ceretoli crea piccoli mondi molto reali, spaccature nel tessuto spazio-tempo, ci fa saggiare con mano la sua passione e ci fa godere delle cose che lui ama usando un linguaggio semplice e conciso che non conosce “sbrodolature” o inutilità.

Consigliato sicuramente a tutti coloro che amano le atmosfere lovecraftiane e agli amanti dei viaggi, del mistero e del brivido.

LA CITAZIONE:

“Su questa terra, prima dei vostri cuccioli e prima dei nostri, correvano i cuccioli del popolo di Thule e prima di essi i cuccioli del popolo di Dorset. Ma, prima ancora, questa terra ha visto correre esseri potenti e malvagi che venivano dal mare. Essi erano i figli di Aich-mud-yim, il demone nero, e i più puri di loro avevano cinque corna sul capo e indossavano armature scintillanti e brandivano fulmini. Fu il popolo di Dorset che li affrontò e li sconfisse. […] Non tutti i demoni tornarono l mare o furono uccisi. Alcuni di loro, i più forti, sembravano immortali. Loro erano i più vicini ad Aich-mud-Yim, quello-con-la-faccia-di-polpo. Loro vennero rinchiusi dentro tombe di pietra affinché non tornassero.”

Anemone al buio

 

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Titolo: Anemone al buio

Autore: Maria Silvia Avanzato

Editore: Fazi

Anno: 2016

Pagine: 287

Prezzo: 14,00 euro per il formato cartaceo – 6,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 6/7

SINOSSI:

Gloria si risveglia dopo un incidente stradale e non vede nulla. I suoi occhi non funzionano più, e anche la testa funziona male. Ha problemi di memoria e non riesce più a distinguere i sogni dalla realtà. Confusa e in preda a quelle che sembrano allucinazioni, vive una lenta convalescenza nella casa di sempre, assistita dall’amica d’infanzia Licia. Ma qualcosa non torna. Troppe cose strane attorno a lei, troppe persone che non ricorda ma di cui ora sente meglio la voce.
Quando, in questa nuova dimensione, iniziano a consumarsi drammi e persino omicidi, Gloria decide che è arrivato il momento di fare un viaggio e ripercorrere i luoghi del passato alla ricerca di sé. Man mano che la memoria comincia a tornare, restituendole frammenti perduti, gli occhi riacquistano la vista, anche se lei preferisce non farne parola con nessuno, nemmeno col fidanzato, in cerca solo della verità. All’insaputa di tutti, vedrà finalmente la realtà che la circonda e scoprirà qualcosa di sconvolgente e insieme inaspettato: un complotto minuziosamente costruito attorno alla sua infermità con risvolti a dir poco raccapriccianti.

LA RECE DELLA KATE:

Non ricorda niente, non vede niente.

Le dicono sia stata vittima di un incidente stradale, che la vista tornerà, che la sua situazione è temporanea.

Le dicono che deve riposare. Licia è lì per quello. Si è trasferita a casa sua, la sua amica di sempre, l’unica persona che le sia rimasta, l’unica persona a cui importi davvero qualcosa, l’unica persona che ha conservato ancora un minimo di amore e che, con pazienza, prova a spiegarle le cose.

Sì, deve mangiare. No, non è più fidanzata. Sì, lui non vive più in Italia. No, lei un lavoro non lo ha più. Sì, deve lavarsi, puzza. Sì, dietro tutte quelle cicatrici e quei capelli tagliati c’era, una volta, una ragazza molto bella. Sì, tutto tornerà come prima, ma adesso lei deve fidarsi e ascoltare gli altri, come se essere momentaneamente ciechi e senza memoria significasse essere stupidi o avere anche le gambe, ferme, oltre agli occhi e ai ricordi.

Il lavoro come speaker in radio non c’è più, ora c’è Alessio al suo posto. Alessio che entra in casa, si fa il caffè e si fa spiegare come funziona il suo lavoro, quali sono le cose che deve dire, come si deve comportare. Certo, è imbarazzante, ma lui deve raccogliere un testimone piuttosto pesante e non vuole sbagliare niente. Alessio che è timido e impacciato ma anche protettivo e tenero. Lei non può vedere lui, ma lui vede lei, ogni sua mossa, ogni suo sentimento. Alessio la capisce, tollera i suoi malumori, la fa ridere. Da quanto tempo non rideva? Troppo. Ha bisogno di cose normali, Gloria. Di andare fuori a cena, essere un pochino corteggiata, vestirsi e lavarsi. Ha bisogno del braccio di Alessio, del suo calore di uomo, di quella voce flautata e serena vicino all’orecchio.

Ma Gloria ha bisogno anche di capire chi era, cosa ne è stato di lei e perché, prima dell’incidente, si era rivolta a una maga. Che razza di donna può pagare una maga per fare un malocchio? Chi era davvero la vecchia Gloria? Una speaker radiofonica bella e snob o una pazza scatenata assetata di vendetta?

E mentre i ricordi di Gloria cominciano a riaffiorare come da un mare molto molto profondo anche i suoi occhi, prima inutili, ora, piano piano, guariscono. Solo ombre all’inizio, poi, lentamente, sempre di più. Una luce qui, una sagoma là. Gloria non ne fa parola con nessuno, come se fosse un sesto senso, come se avesse capito che quello che lei è, la sua interezza e la sua salute, almeno quelle, devono essere preservate.

La fine arriverà, poi ne arriverà una seconda, perché in ogni thriller che si rispetti quella che sembra la fine, fine non è.

Perché gli ho dato 6/7?

Gli ho dato un voto tendenzialmente non altissimo (secondo i miei standard) perché, nonostante io sia una grande amante del genere thriller e – tutto sommato – possa dire di averne letti parecchi e, in aggiunta, io avessi grosse aspettative, non posso dire di essermi strappata i capelli dall’incredulità e dalla gioia.

Ma perché?

Intanto, ripeto, avevo aspettative MOLTO alte, e questo credo sia sempre deleterio e nei confronti del romanzo, e di noi stessi e dell’autore.

Ma, tornando a bomba: cosa mi ha fatto scegliere di non dare un voto molto alto nonostante questo sia uno dei miei generi preferiti?

Lo stile.

E questa è una cosa meramente e tragicamente personale, state bene attenti.

Il punto è che la cover dice bene. La Avanzato travalica il genere. Il che vuol dire, in soldoni e a casa mia, che lo distorce un pochettino. E come lo fa, nel caso specifico? Di cosa sto parlando? Sto parlando (adesso arrivo al punto, tranquilli) di uno stile di scrittura vagamente… aulico. Anemone al buio non ha il ritmo serrato che ci aspettiamo da un thriller con una copertina così e con un titolo così. Ha un ritmo lento, quasi ipnotico. Il ritmo di una persona che non ci vede e che niente ricorda. Ovattata lei, ovattati noi. Il cuore non batte alla velocità della luce, non si clicca freneticamente sul bordo del Kindle per voltare pagina e scoprire cosa diamine succederà dopo.

Ci si lascia andare, come fa Gloria. Vagamente ottenebrati da questo buio e da questa assenza di ricordi e quindi di personalità, rimaniamo anche noi un po’ schiavi e vittime della situazione.

Starete pensando che non è poi così male, tutto sommato. Che non è semplicissimo passare certe sensazioni da protagonista principale a lettore come in un trasfert letterario.

Avete ragione, l’idea non è male. Poi però mi devi dare la carica, perché è un thriller e non un giallo di inizio ‘800 con i tempi dilatati portati da indagini lentissime ed elucubrazioni filosofiche. Se parliamo di un thriller (e questo lo è) io voglio azione. Colpi di scena. Tensione palpabile.

La tensione arriverà nell’ultimo quinto del romanzo, all’80% di lettura, volendo proprio essere precisi. Il ritmo aumenta, la tensione cresce, ma viene l’istinto di cercare il pedale dell’acceleratore per valorizzare ancora di più certe atmosfere, alla ricerca spasmodica di quella passione e di quella irrequietezza che io, personalmente, cerco.

Mi verrebbe da usare una parola che non ha molto senso e che va presa per quello che è: a questo romanzo manca un po’ di “zin”. Quel qualcosa in più, quella luce, quel bagliore, che ti fa chiudere il libro con un sospiro, come se si fosse appena terminata una lunga corsa.

Da non leggere, dunque?

Non direi. Da leggere senza troppe aspettative e con la voglia di imparare uno stile di scrittura nuovo.

LA CITAZIONE:

Licia sospira. «Cosa vuoi sapere? Se hai un naso, una bocca, due occhi?».

«Perché una parte del mio viso è gonfia? Ho delle bende sulle gambe e sulle braccia. Perché tutta la parte destra della mia faccia è gonfia e dura?», mi trema la voce, vorrei saperlo davvero. Non vorrei saperlo davvero.

«Perché hanno ricostruito, Gloria. Hanno ricostruito una parte della tua faccia. Chirurgia plastica. Tutto tornerà a posto.», sembra spossata, stare con me deve averle fatto perdere il sonno.

Ogni quindici minuti

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Titolo: Ogni quindici minuti

Autore: Lisa Scottoline

Editore: Fanucci Timecrime

Anno: 2016

Pagine: 472

Prezzo: 14,90 euro in formato cartaceo – 1,99 euro in formato digitale

Il voto della Kate: 6 ½

SINOSSI:

Il dottor Eric Parrish dirige l’unità psichiatrica di un grande ospedale di Philadelphia. Separatosi da poco dalla moglie, vive con la figlia di sette anni e fa di tutto per essere un padre premuroso. Il lavoro sembra essere l’aspetto migliore della sua vita: il suo staff lo stima, i riconoscimenti professionali si susseguono. Ma il giorno in cui prende in cura un nuovo paziente, il suo mondo inizia a sgretolarsi. Max Jakubowski è un diciassettenne problematico, con pensieri violenti nei confronti di una ragazza da cui è attratto, Renée, e ossessionato da un rituale che deve ripetere ogni quindici minuti esatti, un lasso di tempo brevissimo che scandisce la sua giovane esistenza travagliata. La situazione precipita quando Renée viene trovata assassinata, mentre Max sembra essere sparito nel nulla. Nel contempo Eric Parrish viene accusato dal suo staff di molestie sessuali sul lavoro e si ritrova così al centro di una spirale di eventi pronti a precipitare da un momento all’altro. Ma è tutto frutto del caso o qualcuno sta tramando per distruggere la sua vita? E chi potrebbe mai essere in grado di manovrare tanti fili?

LA RECE DELLA KATE:

Eric è l’uomo della porta accanto; il vicino di casa buono, educato e impeccabile. Padre presente e primario di psichiatria, i suoi modi sono sempre pacati e gentili. La sua vita, però, sta prendendo una piega molto strana e per niente piacevole: la moglie ha chiesto il divorzio, lui riesce a vedere la figlia sempre meno e quella che poteva essere una separazione consensuale sta invece diventando una battaglia a colpi di avvocati e telefoni sbattuti in faccia. Come se non bastasse, nella vita lavorativa di Eric arriva lui, Max, un ragazzo con manie ossessivo-compulsive (da qui il titolo del romanzo) che presto farà precipitare la situazione in un enorme buco nero.

E mentre l’amato primario viene accusato di molestie sessuali ai danni di una sua sottoposta, la ragazza di cui Max è da sempre innamorato viene trovata sgozzata in un parco. E chi potrebbe essere stato, per i giudici e per la stampa, se non Max, il ragazzo disturbato e scosso dalla recente perdita della nonna? E di chi è colpa, se non di Eric Parrish, il suo psichiatra, che nemmeno vuole collaborare alle indagini avvalendosi del suo diritto al segreto professionale?

Attorno a Eric si scatena un vero inferno e, mentre il suo avvocato tenta di salvargli la pelle, lui continua a combattere per avere l’affidamento esclusivo dell’amata figlia Hannah e per convincere tutti che Max non può aver ucciso quella ragazza.

Ma chi è stato, allora?

Chi continua a muoversi attorno a Eric nel tentativo di rovinargli la vita?

Attenzione a tutti i personaggi di questo libro, non fatevi trarre in inganno.

Perché gli ho dato 6 ½?

Gli ho dato solo sei e mezzo per vari motivi.

Il primo è sicuramente la lunghezza. Se la prima metà è davvero molto avvincente e tiene il lettore incollato alle pagine, la seconda metà è prolissa e ripetitiva. Non nascondo di aver saltato parecchie pagine: il punto lo abbiamo capito, Scottoline, porca miseria.

Il secondo motivo è proprio lui, Eric Parrish. Così buono e così ligio che viene voglia di prenderlo per le spalle (che io immagino magroline e insulse) e scuoterlo fortissimo, urlandogli in faccia. Per essere un personaggio principale è davvero disturbante, umanamente insopportabile. Alla fine quasi speri che lo facciano fuori, insomma. Dai, su. Se una ragazzina di sedici o diciassette anni viene sgozzata senza pietà in un parco, tu e il tuo segreto professionale ve ne andate facilmente a quel paese, eh? No, niente. Lui non proferisce parola. Non collabora con la giustizia. E capisco quell’agente che a un certo punto perde le staffe, perché io gli avrei anzi messo le mani addosso. Le palle, il nostro amico, le tira fuori solo alla fine (fine fine fine), ma è troppo tardi perché io voglia e possa rivalutarlo. Too late, baby!

Il terzo motivo è la chiusa. Il plot di questo libro non è male, a me i thriller psicologici piacciono molto e, come dicevo, la prima metà è davvero molto, molto bella. Ma il primo colpo di scena è fiacco da morire e la prima reazione è: “Ho letto fino a qui per questo colpino di scena??? Scherzi, vero, Scottoline?”. La chiusa è altrettanto fiacca e non convincente. Non posso ovviamente dirvi il perché, farei dello spoiler gratuito, ma ho trovato tutta la questione molto insipida, sinceramente. E decisamente mooolto vista e sentita.

Perché quindi la sufficienza piena? Perché la prima metà si salva con lode, perché alcuni personaggi sono incredibili (primo tra tutti Paul, il suo avvocato. Lo amo!!!!) e perché, comunque, è impossibile smettere di leggere.

Prova non del tutto superata, per quello che mi riguarda. Continuerò quindi a considerare Deaver come il vero e unico e solo Re del thriller psicologico senza troppi sensi di colpa.

MA.

Su Amazon gli danno voti altissimi!

Dunque, amici miei, se vi ho incuriosito, provate. Ha 500 pagine e un prezzo ridicolo, male che vada avrete passato due-tre sere in compagnia di uno psichiatra insopportabile!  😉

L’ingrediente a sorpresa

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Titolo: L’ingrediente a sorpresa

Autore: Cinzia Piantoni

Editore: Self

Anno: 2016

Pagine: 274

Prezzo: 11,34 euro per il formato cartaceo – 1,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7 ½

SINOSSI:

Cosa succede quando sei a un passo dal realizzare il tuo più grande sogno, e all’improvviso crolla tutto?

Gaia, 28 anni, ha sempre desiderato diventare una pasticciera affermata, e Big Bakery, famoso talent show dedicato ai dolci, sembrava essere la sua grande occasione.
Purtroppo però qualcosa è andato storto, costringendola a tornare nel piccolo paese in riva al lago dove è nata e cresciuta, arruolata nella pasticceria di sua zia per darle una mano durante la stagione dei matrimoni.
Sarà proprio lì, tra torte multistrato, familiari strampalati, baci rubati e ritorni inattesi, che Gaia imparerà una lezione importante: non tutte quelle che sembrano sconfitte in realtà lo sono per davvero.

LA RECE DELLA KATE:

La vita di Gaia, dopo una iniziale ascesa, è attualmente ridotta a un mucchio di fango; vero è che ha vinto l’ultima edizione di Big Bakery Italia, ma la sua storia d’amore con uno dei giudici e uno dei cuochi più famosi al mondo (fidanzatissimo e in procinto di diventare padre) ha gettato sulla sua persona e sulla sua recente vincita, un’ombra piuttosto tetra. Ora Gaia è costretta a tingersi i capelli e andare in giro coperta da capo a piedi per non farsi riconoscere e quindi facilmente linciare dai telespettatori del programma. Andarsene da Milano e dai paparazzi sarebbe, in effetti, la cosa migliore. Quando la zia, proprietaria di una pasticceria, richiede la sua presenza al paese natio, la ragazza non ci pensa due volte. Saranno solo pochi mesi, ma forse quei pochi mesi daranno modo alla gente (e a lei) di dimenticare.

E così Gaia torna a casa, coccolata dalla sua famiglia e dagli amici di un tempo, felici di riaverla tra le loro braccia e felici di poter gustare le sue dolci prelibatezze.

Ovviamente, però, i guai sono dietro l’angolo.

E il guaio, in questo caso, si chiama Alex.

Che non solo è il garzone di sua zia in pasticceria, ma è anche il bellissimo fratellino minore della sua migliore amica. Per fratellino minore, capirete, si intende comunque un marcantonio alto quasi due metri, spalle perfette, fisico perfetto, sorriso da svenire e capelli selvatici. Lo stesso che giocava con lei tutti i pomeriggi ai giochi elettronici e che la prendeva in giro. Lo stesso che lei ha visto crescere. Lo stesso che, adesso, la turba come non mai.

Resistergli sarà difficilissimo, soprattutto se di mezzo ci si mette anche Michele, ex storico che l’ha praticamente piantata sull’altare e che rappresenta ancora, per Gaia, una enorme e imbarazzante e dolorosa spina nel fianco.

Perché gli ho dato 7 ½?

Ma la domanda giusta dovrebbe essere: perché lo hai scaricato?

Oh, amici, io resisto a molte cose (non è vero) ma mai resisto ai programmi televisivi che parlano di cucina. Hell’s kitchen, Masterchef di ogni Paese et cultura, Il boss delle torte, Bake off di ogni Paese et cultura, Cucine da incubo di ogni Paese et cultura… andate avanti voi, suvvia, avete capito.

Potevo, quindi, resistere a un romanzo ambientato non solo nel mondo della cucina ma che trova il suo inizio proprio dietro le telecamere di un programma televisivo chiaramente ispirato a Bake off?

No, eh.

Ovviamente no.

L’ingrediente a sorpresa è un self senza pretese, non adatto ai puristi, agli snob, o a tutti coloro che “No, per me il self non va scaricato, letto e nemmeno scritto”. E se è vero per alcune tipologie di self, devo ammettere che in questo marasma di scrittori dell’ultimo momento, la categoria romance e chick lit ne esce decisamente bene. Sarà perché forse i lettori di questa categoria sono meno pretenziosi, sarà perché è un genere che presuppone mero divertimento e le pulci, insomma, si fanno un pochino meno, sarà perché (ti amo nanananaa sempre più in alto si va… ehm) servono un pochino meno conoscenze tecniche, ma prendo molte meno cantonate con i self della categoria romance che con altre.

Stiamo parlando di capolavori? Ovviamente no, amici. Stiamo parlando di intrattenimento e divertimento. Un romanzo che mi ha tenuto buona compagnia nel fine settimana e che mi ha fatto dimenticare la mia emicrania almeno per qualche ora (ho anche un dente che fa i capricci, a dire tutta la verità).

Stiamo parlando di una scrittura semplice e pulita, nessun refuso (anche se ho letto senza farci troppo caso) e personaggi stereotipati ma mai noiosi. Il finale è chiaramente telefonato (ma lo è sempre), i dialoghi sono talvolta banali, ma nel complesso, miei cari… nel complesso io mi sono sinceramente divertita! Ecco.

Fosse stato per me lo avrei ambientato proprio tutto davanti e dietro le telecamere del programma, ma anche Gradare si è rivelato essere una buonissima location. Io, amante dei laghi, ho sentito sotto al naso quell’odore salmastro e sulla pelle l’arietta freschina della sera.

Ah. Disclaimer per le patite del sesso: non ne troverete. Niente dettagli scabrosi, pochissima pelle esposta, molti baci e poco altro.

Consigliato a tutte le amanti dei dolci e degli zuccheri, a tutte coloro che amano sognare e a tutte le non-snob della letteratura   😉

(Menzione d’onore per la cover, molto bella e molto simile alle cover di romanzi ben più “blasonati”.)

Vampiro tossico

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Titolo: Vampiro tossico

Autore: Stefano Tevini

Editore: La Ponga

Anno: 2013

Pagine: 114

Prezzo: 9,00 euro per il formato cartaceo – 2,49 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7/8

SINOSSI:

Qual è il prezzo per una bruciante sete di vita? Chi sei quando non esisti più per nessuno? Chiedetelo a Nico, a Celeste, a Bindi e a Cesarino, che hanno pagato la sciocchezza di una sera con il bisogno di nutrirsi di sangue per vivere, una dipendenza stringente che li porterà lontano da tutto e da tutti, vomitati in un cesso di quella sbornia allucinata che è stata l’Italia degli anni ’80.

LA RECE DELLA KATE:

Sono quattro ragazzi troppo giovani e vagamente esaltati da un’estate magica, dalla libertà e da quella voglia di provare emozioni nuove che, prima o poi, colpisce tutti. E poi c’è Mario, che se lo paghi bene ti fa provare l’ebbrezza della trasgressione, quella vera, quella che ti fa sballare. Dai, lo fanno tutti, ormai non c’è quasi più niente di male! Dai figli di papà agli ultimi tra gli ultimi, ormai in tanti pagano per farsi mordere da quelli-che-bevono-sangue. La sensazione è quella di una sniffata di coca o di una pera di ero, ma (se tutto andasse bene) è un filo meno pericolosa. Basta trovare uno di loro e farsi mordere. Piano piano, con delicatezza. Pare che sia la loro saliva la vera responsabile di quello sballo fuori dal comune, di quell’ottenebramento dei sensi, di quella sensazione di benessere diffusa che ti fa rilassare e poi ridere e poi ballare e poi sorridere come se non si avesse un problema al mondo.

Ma quella notte qualcosa va storto: Mario, il loro contatto, non smette di succhiare. E di succhiare. E di succhiare. Quel morso che doveva essere il morso dello sballo diventa il morso della morte e la vita dei quattro ragazzi cambierà drasticamente, tragicamente e per sempre.

Non possono esporsi alla luce del sole e hanno tanta, tanta sete. Le sacche di sangue rubate agli ospedali sono la soluzione migliore, ma le forze dell’ordine stanno loro con il fiato sul collo. La vita, per un emodipendente, è durissima. Furti e furtarelli, lavori in nero per procurarsi una bottiglia di sangue umano mischiato a sangue di vacca, e la città che sempre di più lascia loro il vuoto attorno. Sono emarginati, sono sporchi, sono un abominio. Drogati ma non solo: drogati di sangue. Sangue che sempre più spesso viene tagliato e allungato con le cose più schifose e pericolose, le strade della città che sempre più spesso, di notte, si popolano di ombre caracollanti e smunte, timide ombre di ciò che erano un tempo, prima del morso.

L’unico modo per sopravvivere, quando la famiglia ti abbandona e la società ti volta le spalle, è restare uniti.

Nico, Celeste, Bindi e Cesarino ce la metteranno tutta, ma proprio tutta, per resistere. Insieme.

Perché gli ho dato 7/8:

Non è che io abbia letto la sinossi molto bene, prima di cominciare il romanzo; pensavo, a dirla tutta, che fosse una cosina un ciccinin più scanzonata, una sorta di presa in giro del vampiro moderno, ecco. Oppure ho voluto leggere nella sinossi qualcosa che non c’era. Oppure il titolo mi ha tratta in inganno. Non saprei, amici. Fatto è che ho preso una cantonata epocale.

Vampiro tossico è un romanzo che sfrutta il tema del vampirismo per parlare di una cosa affatto fantasy e affatto romanzata. Vampiro tossico e i suoi emodipendenti sono estremamente realistici, grotteschi, dolorosi. Una piaga moderna dai tratti ancor più terribili perché lascia tracce di sangue, quello vero. Lascia un odore inconfondibile, una solitudine infinita. E tra sangue e cocaina ormai non c’è più differenza. Vai a rota, vieni spedito al Ser.T., vieni disintossicato, vieni seguito da un team di medici e psicologi, ci ricadi, vai di nuovo a rota, di nuovo rubi, di nuovo ti prostituisci per una sacca di sangue marcio e puzzolente. Se torni a casa, trovi le porte chiuse. Se cerchi lavoro, non lo trovi. L’asticella della decenza crolla verso il basso e tu rimani solo un mucchietto di stracci che rifugge la luce del sole, che è vita e crescita. Ma a te non importa più vivere, per quello è troppo tardi.

Il romanzo risente purtroppo di un editing impreciso (come mi piacerebbe metterci le mani!) ma è e rimane un romanzo molto interessante, un esperimento ben riuscito con un’idea di base davvero centrata e, purtroppo, sempre moderna. Le atmosfere che si fanno via via più cupe rimandano a un’Italia devastata e impreparata, a una gioventù abbandonata completamente a se stessa e un problema troppo grande da gestire per tutti. Qualcuno tende una mano con i mezzi che ha. A tutti gli altri non resta che voltarsi e fingere di non vedere.

Una buona prosa arricchita da una buonissima capacità descrittiva e la voglia di dire qualcosa fanno di Vampiro tossico un nuovo e inedito Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino.

Buona lettura a tutti!

K.

La coppia perfetta

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Titolo: La coppia perfetta

Autore: B.A. Paris

Editore: Nord

Anno: 2016 (Dal 1 settembre 2016)

Pagine: 406

Prezzo: 16,90 euro per il formato cartaceo – 9,99 per il formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Chiunque avesse l’occasione di conoscere Jack e Grace Angel penserebbe che sono la coppia perfetta. Lui un avvocato di successo, affascinante, spiritoso. Lei una donna elegante e una padrona di casa impeccabile. Chiunque allora vorrebbe conoscere meglio Grace, diventare sua amica, scoprendo però che è quasi impossibile anche solo prendere un caffè con lei: non ha un cellulare né un indirizzo email, e comunque non esce mai senza Jack al proprio fianco. Chiunque penserebbe che in fondo è il classico comportamento degli sposi novelli, che non vogliono passare nemmeno un minuto separati. Eppure, alla fine, qualcuno potrebbe sospettare che ci sia qualcosa di strano nel rapporto fra Grace e Jack. E chiedersi per esempio perché, subito dopo il matrimonio, Grace ha lasciato un ottimo lavoro sebbene ancora non abbia figli, perché non risponde mai nemmeno al telefono di casa, perché ci sono delle sbarre alle finestre della camera da letto. E a quel qualcuno potrebbe venire il dubbio che, forse, la coppia perfetta in realtà è la bugia perfetta…

LA RECE DELLA KATE:

Grace ha trentacinque anni, Jack ha superato da poco la quarantina.

Grace è la donna della porta accanto; non bella, non ricca, non particolarmente dotata.

Jack, invece, è il classico uomo-copertina; bello e affascinante, è un avvocato di successo il cui nome compare da sempre a fianco dei casi di cronaca più famosi e più conosciuti. Jack non ha mai perso una causa, mai. È solido, affidabile, sicuro di quello che fa e di come lo fa. Si occupa, per dovere morale (così parrebbe) dei più crudeli ed efferati casi di violenza domestica. I suoi occhi e la sua mente sono pieni di immagini terrificanti; lividi, tagli, occhi pesti, lacrime silenziose. Ma Jack è un uomo che non perde smalto, savoire faire, eleganza. Si muove per il mondo come se il mondo fosse la sua personale passerella, sa farsi ascoltare da una giuria e dall’ultimo dei garzoni, il suo sorriso farebbe sciogliere come neve al sole anche la donna più algida. Ma, soprattutto, Jack ama Grace. La ama da quando, un paio di anni prima, l’ha notata in un parco con Millie, la sua sorella minore, purtroppo affetta dalla sindrome di Down. Millie e Grace sono legatissime e Jack ha presto compreso che per arrivare al cuore di Grace doveva prima arrivare al cuore di Millie, allegra, vivace e piena di vita.

E così ha fatto. Jack si è prostrato ai piedi delle due sorelle offrendo tempo, denaro, attenzioni e tanto, tanto amore.

Piombiamo nelle vite di Jack e Grace in medias res, e li troviamo nel pieno di una cena tra amici. Respiriamo aria di ricchezza ovunque. Grace è ben vestita, i suoi movimenti sono eleganti e misurati, il dialogo è vagamente affettato, di quell’educazione che si confà a una certa categoria di persone. Niente barbecue e birra, insomma, ma solo le carni migliori e i migliori vini, in casa Angel. I vini migliori, le carni migliori, la moglie migliore, il marito migliore. Fanno vacanze da sogno in luoghi costosi, dalla casa al giardino tutto rispecchia buongusto e finezza, nulla è ostentato, tutto è naturale e sciolto. Tutto, ma proprio tutto è perfetto in casa Angel. Santo cielo, anche il cognome pare essergli cucito addosso! Jack Angel: chi non darebbe la sua libertà e la sua vita in mano a quest’uomo stupendo, innamorato, ricco e gentile? Solo un pazzo, no?

Ma che qualcosa non vada lo si capisce fin dall’inizio. Qualcosa suona sinistro, in casa Angel. Nelle orecchie dei lettori trilla, insistente, un campanello di allarme. Va tutto troppo, troppo bene. E Grace è troppo, troppo strana. E perché Jack continua a seguirla, perché pare pilotare i discorsi a tavola? Perché pare proprio metterle le parole in bocca?

Cosa c’è che non va in casa Angel?

Chi sono, davvero, Jack e Grace?

PERCHÉ GLI HO DATO 8:

Quando la CE Nord mi ha mandato il comunicato stampa relativo a questo romanzo che uscirà il 1 settembre ho risposto di impulso, dicendomi interessata a recensirlo. Dalla sinossi alla cover, sino ad arrivare al titolo, tutto urlava “LEGGIMI!”.

Grazie alla CE Nord (che quindi ringrazio di tutto cuore) ho potuto leggere e quindi recensire per voi, amici lettori del mio cuore, questo incredibile (e direi stranissimo) thriller.

La coppia perfetta è un thriller decisamente anomalo e fuori dagli schemi, probabilmente il primo thriller del genere che io abbia mai letto nella mia vita… anche se, a causa della mia memoria da pesce rosso non posso esserne certa al cento percento. Rimane il fatto che credo sia un caso più unico che raro.

Il punto focale dei thriller classici è che la trama, il plot, si sviluppa molto piano, fino ad arrivare al suo culmine, al punto massimo della parabola, verso la fine. Solo allora tutti i nodi cominciano a venire al pettine, riusciamo a capire perché al capitolo dodici la protagonista ha fatto quelle determinata cosa, perché al capitolo due il tizio ne ha fatta un’altra, eccetera eccetera. No? Non è così?

Mi viene in mente un’altra coppia celebre, quella di L’amore bugiardo, acclamatissimo libro e ancor più acclamato film (lasciate perdere il film e leggetevi il libro, ve lo ordino!) nel quale lo scioglimento della trama è anch’esso anomalo ma comunque appena più classico di questo caso di cui stiamo parlando.

Dove voglio arrivare?

Voglio arrivare a dire che qui tutti sappiamo che Jack e Grace NON sono AFFATTO perfetti. Lo so io, lo sapete voi. Altrimenti il libro NON si chiamerebbe La coppia perfetta.

Fino a qui ci siamo?

Molto bene.

Ma cosa li rende particolari? Cosa fa di questo libro un thriller? Questa domanda, in un libro “normale” troverebbe risposta a tre quarti della sua lunghezza. Facendoci mormorare: “Vabbè, lo sapevo…”.

Ma a B.A. Paris non importa nulla del pathos iniziale tanto caro ai giallisti e ai thrilleristi. A B.A. Paris importa tenere alta la tensione SEMPRE. Dalla prima pagina (proprio dalla prima) fino all’ultima riga (proprio l’ultima, l’ultima battuta). Questo importa. Importa farmi leggere 400 pagine in boh… tre ore? Tre ore e mezzo? Click, click, click. Il mio dito continuava a pigiare sul bordo del Kindle senza sosta, fino alle due di notte, fino a non poterne più, fino a che non si chiudevano gli occhi, fino ad arrivare al 97% di lettura e pensare: “No. No, la fine domattina”.

Continuavo a pensare che fosse strano aver saputo tutto subito, continuavo a pensare che non so se poi, alla fin fine, questa cosa mi piacesse o meno, ma continuavo a leggere, leggere, leggere. E non riuscivo a smettere in nessun modo, perché DOVEVO SAPERE. A tutti i costi.

Era sete di giustizia, di vendetta, di verità.

Dovevo spegnere il Kindle e cancellare il libro con un sospiro di sollievo. Dovevo avere ciò che volevo.

L’ho avuto?

In parte amici, solo in parte.

Fosse per me Jack sarebbe prima stato torturato a sangue per giorni e giorni e poi, solo poi, messo in galera con millanta ergastoli addosso.

Ad ogni buon conto, se anche altre blogger hanno parlato di questo romanzo in termini ben più chiari e precisi, dando ai loro followers tutte le informazioni del caso, io scelgo invece di tenervi in sospeso e di non raccontarvi proprio tutto-tutto-tutto. Non mi pare, sinceramente, il caso. Tanto non vi preoccupate, tutto vi verrà svelato poche pagine dopo aver iniziato a leggere, giuro! E la scoperta vi farà rabbrividire.

Credo che La coppia perfetta ci possa far riflettere molto su ciò che i nostri occhi vedono, possono vedere o vogliono vedere. Guardiamo davvero chi ci sta vicino? Riusciamo a scorgere, nel nostro prossimo, il segno del dolore interiore? Riusciamo e vogliamo vedere la sofferenza altrui? E qualora la vedessimo, saremmo capaci di fare davvero qualcosa?

Ma ancora: cosa vogliamo far vedere, di noi stessi, agli altri? Davvero vogliamo far credere a tutti di non avere nessun problema al mondo? Mi capita di conoscere gente che non fa che lamentarsi tutto il santo giorno, anche del, come si dice a Modena, brodo grasso. Lamentarsi quindi di situazioni che viste dal di fuori sono affatto terribili. Ma mi è capitato anche la situazione opposta: gente che nasconde agli altri ogni dolore, ogni problema. Per riservatezza, timidezza oppure, cosa più grave, per rimandare al mondo un’immagine perfetta. Il mio matrimonio è perfetto. La mia famiglia è perfetta. I miei amici sono perfetti. La mia intera vita è perfetta. Guardatemi.

Ma noi, sappiamo vedere al di là del muro?

Gli avevo già dato 7. Ho cambiato poco fa, ho messo un 8.

Mi sono resa conto che, nonostante il plot sia anomalo, questo romanzo mi è piaciuto molto. E che sì, mi mancherà. Mi sono resa conto che ha una buona chiusa, non telefonata. Mi sono resa conto che se anche tutto viene chiarito fin dall’inizio i restanti fatti (suddivisi in capitoli alternati tra presente e passato) vengono concessi al lettore con maestria. Mi sono resa conto che se pure la prosa è elementare, il romanzo non perde di ritmo. Mi sono resa conto, insomma, che tutto sommato lo consiglierei.

Buona lettura, amici miei, e bentornati!

I LIBRI PER L’ESTATE!!!

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Amici del blog, ciao!

Finalmente è scoppiato il caldo e, con lui, la voglia di mare, di vacanza, di sole e di tanto, tantissimo relax! Avete presente la meravigliosa accoppiata ombrellone&dopopranzo? Oh, sì… un bel telo profumato di salsedine sotto la schiena, la spiaggia meno affollata e noi, lì, proprio lì, con un romanzo irresistibile, sensuale, avventuroso o terrorizzante.

Vi piace l’idea, eh?

Ma le librerie sono stracolme di titoli, voi avete poco tempo e poca voglia di scartabellare e il piacere di un nuovo libro rischia di trasformarsi in uno stress epocale, non è così?

E allora cerco di darvi una mano, sono qui apposta!  😉

Ho selezionato alcuni titoli dall’ultimo anno di blog (circa), e ho cercato di segnalarvi quelli che, secondo me, sono davvero IMPERDIBILI (e adatti a un periodo di vacanza)!!!

Armatevi di carta e penna e cominciamo. Avanti marsch!

  1. La ragazza del treno
  2. Raccontami di un giorno perfetto
  3. L’ultima settimana di settembre
  4. Florence Gordon
  5. Reykjavik Cafè
  6. Lovecraft’s Innosmouth
  7. Nyctophobia
  8. La corrispondenza
  9. Chirù
  10. Ricordami così
  11. La tristezza ha il sonno leggero
  12. La casa sulle sabbie mobili
  13. La torre delle ombre
  14. Una segretaria per milord
  15. Il club delle cattive ragazze
  16. L’amore è eterno finché non risponde
  17. Profumo d’amore a New York
  18. New York – Napoli (Amori al peperoncino vol. 1)
  19. Sposami a Sugar Land (Amori al peperoncino vol. 2)
  20. Mostri di Londra
  21. Chi perde paga
  22. Straziami ma di tofu saziami
  23. Brew

Allora, avete preso nota?

Questi sono quelli che più mi sono rimasti impressi (sì. 23. Non 25, non 20… 23. Problemi? Ahahahaha!), che rileggerei volentieri anche ora e che consiglierei a occhi chiusi a chiunque.

C’è un po’ di tutto ma, se ancora non foste soddisfatti, potete sempre frugare nel blog, cercare per categoria e trovare quello che più fa al caso vostro, del resto io recensisco sempre e solo cose belle  🙂

Buone vacanze, amici, siate felici e divertitevi!

La Kate

Il club delle cattive ragazze

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Titolo: Il club delle cattive ragazze

Autore: Sophie Hurt

Editore: Feltrinelli

Anno: 2015

Pagine: 348

Prezzo: 9,00 euro per il formato cartaceo – 5,99 per il formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Torte di mele, brownies al cioccolato, muffin e tisane profumate… È questo il regno di Estelle, l’intraprendente proprietaria del Café Crumb. Ma gestire una piccola pasticceria non è facile. Rattristata dalla chiusura della libreria accanto al suo locale, Estelle, fervida lettrice, ha un’idea: perché non provare a risollevare le sorti del Café con un book club, affiancando ai dolci qualche buona lettura? La partenza non è delle migliori. Gli iscritti al club, oltre a Estelle, sono solo quattro: Gracie, giovane bibliotecaria femminista; Rebecca, un’insegnante trentenne sposata da poco più di un anno; la neopensionata Sue, e il timidissimo Reggie, presente solo per fare ricerche per la propria tesi. Il primo libro preso in esame non scatena alcun dibattito. Estelle decide allora di giocare il tutto per tutto aggiungendo un pizzico di pepe agli incontri. La lettura successiva verterà sul bestseller del momento: una piccante storia d’amore e sesso, condita da sculacciate e frustini. Il successo è sfrenato, tanto che il book club decide di focalizzarsi solo sulla letteratura erotica. Libro dopo libro, spaziando dai classici ai casi editoriali più recenti e peccaminosi, Gracie, Rebecca, Sue, Reggie ed Estelle lasceranno da parte inibizioni e paure, dando un salutare scossone alle loro vite. Perché, come direbbe Mae West, che senso ha resistere a una tentazione, se tanto poi ce n’è subito un’altra?

LA RECE DELLA KATE:

I problemi di Estelle continuano ad accumularsi, o così parrebbe. Il suo matrimonio è finito e, anche se i rapporti con il suo ex sono ottimi, lei rimane pur sempre una donna single mentre lui, invece, ha già trovato una degna sostituta. Una bella e giovane sostituta, tra l’altro. Di certo più giovane di lei che, anagrafe a parte, si sente già da buttare, inutile e stanchissima. Ha un bar che non va avanti nemmeno spinto e un ragazzino in piena fase adolescenziale da crescere cosa che, avendo lei il suddetto bar da mandare avanti, non le riesce granché bene o così facilmente. Il ragazzino rimane troppo spesso solo, i suoi sensi di colpa si accumulano come la polvere sui mobili e lei si sente un totale fallimento. Ma è una donna vivace e dall’intelligenza costruttiva così, quando la libreria davanti al suo locale chiude a causa della crisi, Estelle ha l’idea che le cambierà totalmente la vita: per portare vigore al suo bar, metterà in piedi un club del libro: proprio così, detto e fatto. Certo, a rispondere e a presentarsi non sono in tanti, ma è un gruppo eterogeneo e per questo assai interessante. O così pensa Estelle, agitatissima. C’è Gracie, una bibliotecaria estrosa; Rebecca, una giovane donna da poco sposata ma dal matrimonio noioso come pochi altri; Sue, una donna non più giovane in cerca di nuovi interessi post-pensionamento e poi c’è Reggie, uno studente universitario in cerca di spunti per la sua tesi.

Il primo incontro non va benissimo, e questo è ben chiaro a tutti. Il libro è desueto e noiosissimo, la conversazione stenta a decollare, l’imbarazzo minaccia di seppellirli senza pietà alcuna. C’è solo una cosa da fare: cambiare registro e voltare (letteralmente) pagina. Oh, andiamo! Sono donne, e alle donne, adesso, piace leggere erotico. Perché loro non possono farlo, allora? Solo perché si supppone che un club del libro debba considerare solo libroni seri e noiosi? Non loro, non loro! Ed ecco quindi che Ten sweet lessons, il best seller del momento (immaginiamo sia qualcosa di molto simile alle famose cinquanta sfumature) diviene il primo e vero libro del club del libro di Estelle.

Bando alla vergogna! Bando ai femminismi vari di Gracie! Bando all’imbarazzo di Reggie! Nessun pregiudizio, solo la voglia di leggere, stare insieme e magari, in mezzo a tutto questo, conoscersi, ri-conoscersi e scoprire qualcosa in più su se stessi.

È proprio quello che accadrà ai nostri cinque amici del club che, guidati dalle nuove ed eccitanti letture, dal soft porno a Lady Chatterley fino ad arrivare (con sommo disgusto delle signore) a De Sade, cominceranno, impercettibilmente ma inesorabilmente, a cambiare.

Il matrimonio di Rebecca diventerà molto più interessante e frizzante, Gracie smusserà qualche lato del suo carattere troppo femminista, Reggie getterà ogni imbarazzo, Sue capirà che si può scoprire cose nuove anche a sessant’anni ed Estelle, persa nelle pieghe colorate della soddisfazione di aver creato qualcosa di bello e conosciuto persone meravigliose, si troverà anche a dover fare i conti con un nuovo amore.

PERCHÉ GLI HO DATO 8:

Il club delle cattive ragazze è divertimento allo stato puro, pura evasione; un po’ chick lit, un po’ romance, un po’ narrativa, non gli manca niente, nemmeno cinque personaggi meravigliosi, sfaccettati, imprevedibili e molto, molto birichini  😉

Le piccole trasformazioni che subiscono tutti loro sono benissimo calibrate, così come i ritmi e i dialoghi, sempre divertenti e, talvolta, commoventi. Io mi sono affezionata a Sue, naturalmente. Non aveva idea di essersi persa così tanto dell’amore e del sesso e se certamente immaginava che avere un marito seduto sul divano tutto il giorno non fosse la normalità, mai si sarebbe immaginata che la vita sessuale e matrimoniale e personale avrebbe potuto prendere (se solo loro lo avessero saputo e voluto) una piega così… così fantasiosa.

Imbarazzi e risatine, nuove esperienze e amori impetuosi rendono questo romanzo un vero e proprio spettacolo pirotecnico fatto di sorrisini scemi, risate a scena aperta e il desiderio (improvviso) di cambiare qualcosa della propria vita. Il desiderio, insomma, di non dire mai e poi mai “Sono arrivata, mi fermo qui.”, il desiderio di scoprirsi sempre diversi e di scoprire sempre diverso anche l’altro, che sia il nostro partner o semplicemente un nuovo amico. Il desiderio, insomma, di non dare mai niente per scontato, che di scontato non c’è proprio niente e la sorpresa, lo stupore, la commozione e la gratitudine sono sempre lì, dietro l’angolo, ad aspettare proprio noi!

Questo è un altro romanzo da mettere in valigia e da leggere durante questa estate, magari sotto l’ombrellone, o di sera, mentre tutti dormono, per svegliarsi la mattina dopo con un sorriso malandrino sulle labbra. Il sorriso di chi sa di avere un bel segreto.