La bottega degli incanti

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Titolo: La botte degli incanti

Autore: Giulia Anna Gallo, Eleonora Della Gatta, Ornella Calcagnile

Editore: Dunwich

Anno: 2016

Pagine: 138

Prezzo: 9,90 per il formato cartaceo – 2,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 9

SINOSSI:

A pochi giorni da Natale, la piccola cittadina di Veneficio è in fermento: bancarelle, luci, colori, musica e allegria riempiono le strade… ma c’è un luogo nascosto e all’apparenza anonimo che non rientra nello sfondo natalizio. La Bottega degli Incanti è il negozio da cui tutto ha inizio per le protagoniste di questi tre racconti: Ambra è alla ricerca del proprio posto nel mondo, Giada ha sete di vendetta e Lucy ha un compito da portare a termine. Tre vite, tre destini, tre racconti che si intrecciano indissolubilmente. Giulia Anna Gallo, Eleonora Della Gatta e Ornella Calcagnile vi danno il benvenuto a Veneficio: godetevi il viaggio e buon Natale!

LA RECE DELLA KATE:

A Veneficio, paese non molto distante da Milano, sorge la Bottega degli incanti. Non un’insegna, non una tendina, niente. La bottega, vista da fuori, è molto poco interessante.

Ma è ciò che contiene al suo interno che fa della bottega ciò che è REALMENTE.

Un luogo magico.

Un luogo magico che sa di spezie e di aromi, di esotico e di proibito.

Poco illuminata e un filo impolverata, la bottega serve solo ed esclusivamente persone che appartengono al mondo della magia. Non che i non-magici non possano vederla; la vedono eccome. Ma se un umano qualunque entrasse a chiedere qualunque cosa, il burbero Elia lo caccerebbe fuori a pedate e rimbrotti. Non c’è spazio per gli esseri umani “normali”, lì.

Dal negozio passa Ambra, che vuole solo che una piccola creatura si salvi dalla morte. Dal negozio passa Giada, che ha qualche conticino da sistemare con persone brutte fuori e ancor più brutte dentro. Dal negozio passa Lucy, che non è lì per se stessa ma per aiutare una donna che ha molto bisogno di imparare le regole fondamentali per vivere una vita piena e gioiosa.

Tre storie, tre autrici, tre modi di intendere la magia, tre mondi fantastici e indimenticabili.

Perché gli ho dato 9?

Perché non gli ho dato 10, semmai, amici:-)

Non gli ho dato 10 perché io sono come quelle professoresse antipatiche che hanno il braccino corto, uno di quei recensori che il 10 lo danno al libro che devono ancora leggere, il libro perfetto, l’assoluto capolavoro. Ammesso che esista. Forse 10 lo darei solo ad alcune saghe o a libri come La storia infinita o Il giardino segreto o insomma avete capito. Libri imperituri e scolpiti nella memoria collettiva, diventati capolavori non in quanto libri vecchi, ma in quanto libri belli. Potrei annoverare, tra i possibili “voto 10” anche Il petalo bianco e il cremisi. Non fatevi spaventare dal numero di pagine, leggetelo, siate felici e leggetelo.

Oh, come mi dilung0!

Insomma. Quindi si capirà che 9 (l’ho dato ben poche volte) è un voto molto, molto alto. Potremmo dire, sorridendo di sbieco, che il 9 è il nuovo 10.

Capirete allora, adesso, che questo libro

deve

essere

letto

Sono stata abbastanza chiara?

Proseguiamo, adesso, per piacere.

Nemmeno questa volta il mio istinto ha sbagliato. Copertina, titolo… tutto gridava a gran voce LEGGIMI, KATE. Non ho esitato un solo secondo. Una volta arrivato il comunicato stampa ho accettato di recensirlo al volo. E poi l’ho scaricato e poi l’ho letto, anzi no, divorato in un paio d’ore. E ho sognato, e ho tremato, e ho sorriso.

Non ho sempre amato il Natale. Il vero senso del Natale è nato insieme a mia figlia. Grazie a lei le luci si sono accese, i sorrisi spuntati sinceri, le musichette di Natale hanno cominciato a rimbalzare lungo le pareti di casa. Adesso posso dire senza ombra di dubbio di amare il Natale. Io amo il Natale. Sì. Sì, l’ho detto. Amo il Natale. Odio chi brontola per i negozi troppo pieni, odio chi smonta il mio entusiasmo, amo camminare con il naso all’insù per guardare le lucine delle luminarie.

Essere sotto Natale e leggere libri come questo che vi sto (faticosamente direte voi) presentando, fa dire Grazie. Fa saltellare di gioia. Fa venire voglia di correre in tondo. Fa venire voglia di fermare la gente per strada e dire: “Lo legga, lo legga!”. Lo farei leggere a tutti, lo farei leggere a ognuno di voi.

C’è tutto, in questi tre racconti. C’è un po’ del mondo magico di Harry Potter, ci sono famigli e pozioni, c’è amore, c’è odio e risentimento, vendetta e passione, desiderio di cambiare e resistenza al mutamento, c’è il mondo fantastico di Dickens e licantropi affamati.

Le nostre tre amiche autrici, partendo da uno stesso luogo incantato, ci hanno permesso, con semplicità e simpatia, di compiere un viaggio bellissimo – e dunque sempre troppo breve – in un mondo stupendo nel quale, se vogliamo, possiamo credere che in ognuna delle nostre città esista una bottega degli incanti. Un mondo magico che si intreccia al nostro, fatto di maghi burberi e un po’ ruvidi, negozi che profumano di incanto e di strane pozioni, persone che, se solo lo vogliono, possono cambiare le cose e far realizzare sogni.

Questa è la bottega degli incanti, un luogo magico e meraviglioso nato dalla fantasia di tre autrici italiane molto brave che hanno creato qualcosa di godibilissimo, adatto a tutti i tipi di lettore, perfetto per questo periodo dell’anno, perfetto per tutti coloro che, come me, amano avvolgersi da capo a piedi in quella morbida e super coccolosa coperta chiamata Natale.

Racconti semplici adatti anche ai lettori più giovani, una prosa semplice ma ricca di atmosfera, il giusto mix tra fantasia, amore e un pizzico di horror (la presenza del racconto horror può essere, a seconda dei gusti personali, un plus o un difetto. Personalmente ne avrei forse fatto a meno preferendo – almeno questa volta – qualcosa di più soft ma ho comunque apprezzato il plot e il POV del racconto) rendono questa brevissima antologia una vera chicchina natalizia, un auto-regalo da farsi senza ombra di dubbio.

Questo libro mi ha chiamato. Sono certa che stia chiamando anche voi.

Tutto inizia da O

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Titolo: Tutto inizia da O

Autore: AA.VV.

Editore: Wild Boar – Collana Mondi Incantati

Anno: 2016

Pagine: 196

Prezzo: 10 euro per il formato cartaceo

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

“TUTTO INIZIA DA O e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni” è la quattordicesima uscita della collana Mondi Incantati, curata da sempre dall’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare. Il volume raccoglie quindici racconti di genere fantastico, premiati nei concorsi letterari di sei paesi: il Trofeo RiLL e SFIDA, per l’Italia, e poi il James White Award (Gran Bretagna), l’Aeon Award Contest (Irlanda), il premio Visiones (Spagna), il Nova Short-Story Competition (Sud Africa), la Short-Story Competition dell’Australian Horror Writers Association (Australia). Quindici storie: fantasy, horror, di fantascienza e, in generale, “al di là del reale”. Quindici racconti per esplorare la letteratura fantastica, scritti da autori italiani e stranieri. Illustrazione di copertina: Valeria De Caterini. Per ulteriori informazioni si rimanda al sito dell’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare, che ha curato il libro: http://www.rill.it

LA RECE DELLA KATE: 

Ciao amici, bentornati!

Oggi vi voglio parlare dell’ennesima antologia. Dico ennesima perché me ne stanno capitando sotto mano davvero tante, tantissime! E, lo sapete, stavo anche cercando di smettere  🙂  Ma il destino ha voluto che proprio quando ho pensato “Adesso le antologie non le prendo più, almeno per un po’.” io abbia ricevuto richieste di recensione per ottomilioni di antologie BELLISSIME. Oh, santa polpetta, al diavolo i buoni propositi e datemi questa benedetta antologia, su, su , su!

Tutto inizia da O non è un’antologia. Ma sembra essere L’antologia. Il punto zero di ogni antologia italiana del fantastico. Mi ero eccitata così solo per le due raccolte di racconti (sempre Rill, tra l’altro) di Luigi Musolino, Oscure regioni. Poco da fare: Rill c’è. Sul pezzo, moderna, oculata, precisa. Non mi sono mai e dico mai pentita di aver accettato uno dei loro libri. Mai. La scelta dei racconti è pregevole, l’armonia tra gli stessi incredibile, la qualità degli scritti stupefacente. Chiaro, qui c’è anche qualcosa che viene da fuori ma… molti dei miei preferiti sono tutti nostrani, tutti italianissimi e tutti – penso – geniali.

Si vede che mi è piaciuta? Sì, eh?

Ok, torniamo a bomba e andiamo a parlare con un pochino più di precisione di questo bel progetto.

L’antologia è divisa in tre parti. Nella prima parte (che va da pagina 13 a pagina 63) troverete i primi quattro classificati al XXII Trofeo RiLL; nella seconda parte (che va da pagina 64 a pagina 133) troverete i racconti del RiLL World Tour, racconti premiati nei concorsi letterari di sei Paesi; nella terza parte (che va da pagina 134 a pagina 185) troverete invece alcuni dei racconti che hanno partecipato a SFIDA, il concorso gratuito che RiLL riserva dal 2006 a chi è giunto, una o più volte, in finale al Trofeo RiLL.

Se vi sentite confusi niente paura: è molto più facile leggere l’antologia che cercare di comprendere i miei spiegoni ahahahaha!

I racconti, lo dice la sinossi, sono quindici. I miei preferiti in assoluto, quattro. Due italiani e due provenienti dall’estero.

Mi sono innamorata di Prova di recupero. In un mondo distopico cinico e terrifico, i ragazzi che non superano le prove di recupero scolastico vengono, semplicemente, uccisi.  Il terrore del nostro protagonista stilla dalle pagine di carta come resina velenosa e appiccicosa che afferra la gola e il cuore.

Ho perso la testa per L’arca di Pandora, una nave che viaggia nello spazio con a bordo quella che pare essere l’ultima donna vivente. Struggente fino al midollo, bello come un film, visionario come un sogno. L’ho adorato in ogni sua riga, mi sono commossa sul finale, ho la pelle d’oca anche adesso che ne scrivo. Una di quelle cose per cui penso “Quand’è che mia figlia cresce, così può leggere questo splendore???”.

Con Carta, sasso e incisivi mi sono indignata, ho esultato, ho gridato nell’arena, ho fatto il tifo per questi esseri umani mutanti obbligati a combattere per risolvere le controversie dei loro popoli. Sacrifici umani in pasto alla violenza altrui. Ho immaginato il chiasso, la polvere, le grida l’odore del sangue e della paura. Ho visto i due eroi, le loro mutazioni, la loro vita, i loro dolori. Sulla chiusa ho sorriso, beata.

Il tocco di Roscia, che arriva poco prima del finale, è la ciliegina su una torta che era già meravigliosa, buonissima e appagante di suo. Un critico enogastronico famoso in tutto il mondo, un vino cassato e un vino che sembra essere il nettare degli dei, qualcosa in grado di surclassare qualunque altro sapore, qualunque altra cosa. La rovina di un uomo.

Perché gli ho dato 8?

Non credo che servano altre spiegazioni, ve ne ho già date tante e sono stata sin troppo prolissa.

Sapete cosa sto per dirvi, vero?

Chi mi segue, lo sa.

Ditelo insieme a me.

LEGGETELO.

Zombie allo specchio (White rabbit chronicles vol. 2)

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Titolo: Zombie allo specchio

Autore: Gena Showalter

Editore: HarperCollins

Anno: 2014

Pagine: 391

Prezzo: 6,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7

Link alla recensione del primo capitolo della saga, Alice in Zombieland.

SINOSSI:

In un attimo ho perso tutto ciò che conta. Il rispetto degli amici. La mia nuova casa. Il senso della vita. L’orgoglio. Il mio ragazzo. Ed è tutta colpa mia. Mia e di nessun altro. Sono stata io a permettere all’oscurità di entrare…

Alice Bell è convinta che peggio di così la sua vita non possa andare, ma si sbaglia. Dopo l’ennesimo attacco degli zombie iniziano a verificarsi fatti mostruosi e inquietanti. Vede strane cose negli specchi, sente le voci dei non-morti, ma soprattutto avverte dentro di sé una presenza oscura che la costringe a compiere azioni terribili. Mai come ora ha bisogno dei suoi amici cacciatori e del sostegno di Cole, il suo ragazzo, eppure lui tutto a un tratto la respinge e si allontana, lasciandola sola a combattere contro gli zombie e contro l’oscurità che avanza. Per fortuna ci sono Kat e Reeve, le sue grandi amiche, a darle la forza di andare avanti. Perché l’orologio corre, e se Ali dovesse fallire sarebbero tutti condannati.

LA RECE DELLA KATE:

Le cose hanno preso una brutta piega. Una brutta, bruttissima piega. Da quando – nel corso dell’ultima battaglia – è stata morsa da Justin (a sua volta morso da uno zombie) qualcosa, in Alice, non va. E se con il ragazzo l’antidoto ha immediatamente funzionato, con lei qualcosa, invece, sta andando storto; è sempre stanca, non riesce ad allenarsi, non si sente e non è abbastanza forte per combattere insieme al resto dei giovani cacciatori e, come se non bastasse, Cole pare allontanarsi sempre di più da lei, spezzandole il cuore e rendendola furiosa.

Ma se i dolori di cuore, dello spirito e del corpo non dovessero bastare, ecco allora che si aggiunge un’altra inquietante questione: Ali si specchia e ciò che vede non è ciò che si aspetterebbe di vedere. Il riflesso che lo specchio le rimanda non le appartiene. O meglio: certo… è lei ma… non è lei; il riflesso appartiene a una ragazza del tutto simile a lei ma con un ghigno sardonico sul volto, gli occhi segnati e grosse macchie scure come di putrefazione che via via si allargano in quel corpo al di là dello specchio.

Cosa ha provocato quel morso? Perché Justin è completamente guarito mentre la sua vita, invece, è completamente cambiata? È chiaro, no? Quel riflesso, quell’altra Alice bionda ma spenta, cattiva e provata, con quelle macchie che continuano ad allargarsi sul suo corpo è la parte della sua anima sdoppiata dal morso, un’anima malata e bramosa di sangue umano, fresco e pulsante. La voce dell’altra Alice urla dentro alla sua testa, ha fame, sempre più fame. Gli attacchi diventano sempre più frequenti e sempre più pericolosi, i suoi denti schioccano alla velocità della luce, le sue pupille diventano rosse come fuoco, la sua sete è inarrestabile. L’antidoto trovato riesce a placarla per tempi sempre più brevi e la sua vita, adesso, è seriamente in pericolo.

Intanto, nell’ombra, le tute dell’Anima Industries continuano le loro malefatte per portare a termine il loro terrificante obiettivo: catturare gli zombie e usarli come armi. Non vogliono distruggerli, non vogliono liberare il mondo da quelle bestie immonde, ma vogliono sfruttarli per fare altro male, per sommare male al male, dolore al dolore.

PERCHÉ GLI HO DATO 7:

Il secondo volume della saga è un libro molto corposo che, rispetto al primo, offre spunti e atmosfere molto più creepy, più oscure, più adulte.

Alice, davanti al dolore fisico e morale è costretta a crescere e a fare un lavoro introspettivo che porta molta dell’attenzione – del lettore ma anche dei suoi compagni di fiction – verso di lei. Lo sforzo che deve fare per sopire la sua parte zombie e per non permettere al suo lato oscuro di ferire o uccidere i suoi amici è quanto di più difficile lei sia mai stata portata a fare ed è ben reso. Il risultato è un’azione sulla psicologia del personaggio principale molto buona.

Alice è quindi, volente o nolente, molto sola. Se accanto a lei ci sono la nonna (direi il mio personaggio preferito, accipicchia!), il bellissimo Cole e le amiche del cuore, è anche vero, però, che nessuno può fare molto per lei se non tentare di farla sentire amata e protetta nonostante il suo animo zombie tenti di emergere più spesso di quanto nessuno vorrebbe.

Starle accanto o salvarsi la pelle e abbandonarla? C’è ancora una piccola parte della bella e bionda cacciatrice, da qualche parte? Quanto di lei è rimasto? Cosa saranno costretti a fare quando le cose saranno tragicamente al loro culmine? Chi sarà pronto a ucciderla guardandola negli occhi, trattandola come uno schifoso zombie  qualunque?

Ali risulta una specie di one-man-show e a lei è data tutta la responsabilità della buona riuscita narrativa del libro che, senza dubbio, risulta essere tutto sommato buona.

Certamente, ragazze, l’ho trovato di una lunghezza esasperante.

Molti concetti sono detti, ridetti, e stradetti in un gioco di parole a rincorrersi che talvolta risulta davvero frustrante e che spesso mi ha fatto venire voglia di cliccare avanti-avanti-avanti sul mio Kindle per passare al concetto o all’azione successivi e uscire quindi da una impasse narrativa vagamente infastidente. Sarà perché i romanzi troppo lunghi cominciano a non piacermi più moltissimo (riesco a tenere l’attenzione in maniera molto vaga), sarà perché se si tratta di letteratura YA trovo le lungaggini ancora meno utili, sarà perché (da editor) avrei tolto almeno (almeno!) cinquanta pagine, ma mi sono sentita io stessa molto di frequente preda di una sorta di frenesia zombie   🙂

Detto questo, è sicuramente vero che l’ho letto, l’ho letto tutto, l’ho letto in pochissime sere (tre) e l’ho letto con puro piacere e rilassamento.

Zombie allo specchio perde in action (per recuperare – ovviamente – sul finale) ma guadagna in dialoghi e costruzione del personaggio principale, riuscendo quindi a coprire alcune lacune presenti qui e lì tra le quali voglio ricordare – ancora una volta – la presenza di questi assurdi e improbabili messaggini che si scambiano i protagonisti principali. (Signora Gena, mi venga un colpaccio secco, nessun diciottenne scrive in quella maniera idiota! A meno che non si sia fermato alla terza elementare e non venga dal Bronx. Credo. Comunque nessun ragazzo di quell’età che conosco scrive SMS così beoti. Non si può parlare di ragazzi che hanno diciassette o diciotto anni belli come dei greci, pieni di tatuaggi, unti come modelli di Dolce e Gabbana e poi farli scrivere come bambini delle elementari. Dai! Ci ammazzi l’ormone, Gena!).

Atmosfere oscure, antagonisti davvero cattivissimi (e per questo interessanti), una sottile linea di paura e il nauseante odore della Morte rendono questo secondo capitolo della saga un libro valido e molto diverso rispetto al primo.

Ehi ma… non crederete mica che non si parli d’ammmmore, vero?!

C’è un sacco di amore! Anche un pochino bollente (finalmente!)  😉

Buona lettura, fanatiche degli zombie!

 

LA CITAZIONE:

“Cole si mise a sedere con una smorfia di dolore. «I tuoi occhi sono diventati rossi, Ali, come quelli degli zombie» disse senza guardarmi in faccia. «I mostri sono arrivati e ti hanno ignorata, ti trattavano come se fossi una di loro. Hai bruciato gli alberi…»

Rivalità (Le stelle di Noss Head Vol. 2)

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Titolo: Rivalità

Autore: Sophie Jomain

Editore: LainYa (Fazi Editore)

Anno: 2016

Pagine: 341

Prezzo: 13,50 euro per la versione cartacea, 5,99 euro in formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Hannah ha finalmente iniziato il primo anno di Storia all’Università di St Andrews. Insieme al suo bellissimo ragazzo Leith, che oltre a essere la sua anima gemella è anche un lupo mannaro, fra lezioni e nuovi amici le giornate scorrono piacevoli e meravigliose. Tuttavia, all’interno del piccolo universo di St Andrews, la confraternita del Cerchio – frequentata da studenti affascinanti e pericolosamente misteriosi – attira subito l’attenzione della ragazza, che ben presto verrà travolta da una rivelazione sconvolgente: i lupi mannari non sono le uniche creature leggendarie ad aver oltrepassato i confini del mito per entrare nella realtà. E così, la storia d’amore di Hannah e Leith, oltre a dover fronteggiare i pregiudizi del Branco, che ritiene di cattivo gusto l’unione di un lupo mannaro con un essere umano, sarà anche minacciata da una vera e propria guerra che sta per scoppiare con altre fazioni, infiammata da contrasti che si trascinano da centinaia di anni.

LA RECE DELLA KATE:

Le saghe.

Il 3.0 dell’editoria per giovani adulti.

“Sia lode alle saghe”, dicono gli editori.

“Iddio le maledica tutte”, dicono i lettori.

Le saghe dividono più delle squadre di calcio, della politica, del cibo (se me lo rubi dal piatto ti divido eccome, credimi). Le saghe… sì. Quelle che cominciano e non sai bene se e quando finiranno. Quelle che il primo volume esce a febbraio 2005 e il secondo volume a novembre 2013 (ricordate la trilogia de L’atlante di smeraldo? Uscito il secondo non ti ricordavi nemmeno di aver comprato il primo, figuriamoci se ci si poteva ricordare di cosa diamine parlasse!). Insomma, si capirà bene che io non sono (più) una grande fan delle saghe, ma la realtà è una e una sola: vanno a gonfie vele e difficilmente il trend subirà cambiamenti importanti, quindi tanto vale farsene una ragione, pazientare e pregare di avere buona (buonissima!) memoria (argh).

Ma qui, ragazzi, ci troviamo di fronte a una incredibile e piacevolissima eccezione: Vertigine (da me recensito, grazie alla CE, qui) è uscito da pochissimi mesi e già possiamo leggere il secondo capitolo della serie. Figo, vero? Fighissimo!

… Ma insomma, dove eravamo rimasti?

Tra le braccia di Leith, un ragazzone bello e impossibile dalla pelle calda come una stufa e dagli occhi magnetici come una calamita, ecco dove eravamo rimaste. Tutte. Bavina alla bocca compresa, certo.

Le cose non sono cambiate molto. Hannah e Leith si amano ancora (del resto, mia cara Hannah, noi ti comprendiamo perfettamente) mentre la loro vita è preda di furiose novità. Hannah ha infatti deciso di non tornare in Francia: rimarrà a St. Andrews (mia cara Hannah, ti comprendiamo perfettamente anche in questo caso) accanto al suo amato e fascinoso lupo per iniziare lì il primo anno di università. Nuova vita, nuova scuola, nuovo appartamento, nuova compagna di stanza e tante, tantissime emozioni! Ad attendere Hannah dietro l’angolo non sono infatti solo i meravigliosi e scultorei pettorali del suo fidanzato, ma alcune sorprese ben meno piacevoli e molto, molto pericolose.

La ragazza scoprirà presto che a St. Andrews non ci sono solo gli amici del Branco di Leith, ma anche i loro più antichi e acerrimi nemici, quelli del Cerchio. Sono uniti, sono tanti, sono freddi. Si mischiano ai mortali senza esserlo. Vivono in eterno e in eterno cercano solo una cosa: sangue.

Vampiri. Angeli neri. Creature meravigliose e temibili. All’apparenza ragazzi comuni, nascondono invece inquietanti verità e un odio ancestrale verso tutti quelli del Branco. La scintilla che può far scatenare una guerra tra le due fazioni è troppo vicina, e il pericolo è altissimo. Per tutti. Per loro, per i tranquilli cittadini di St. Andrews e soprattutto per lei, la bella Hannah, disposta a tutto pur di fermare una battaglia che ha tutti i presupposti per diventare mortale quando una ragazza del Cerchio viene uccisa e il Branco viene ritenuto responsabile di quella morte atroce.

PERCHÉ GLI HO DATO 8:

Partiamo da una prima (ma fondamentale) considerazione: non è sempre sempre sempre così, ma spesso i primi capitoli sono i migliori (il caso di Hunger games valga per tutti e per tutti faccia eccezione Harry Potter) mentre tutti quelli che seguono sono pallide e stentate imitazioni che tengono compagnia e chiudono il cerchio ma raramente si avvicinano al primo come sensazioni, qualità di scrittura, prosa ed emozioni regalate. Questo, se non altro, vale per me.

Rivalità… Rivalità è diverso. È migliore.

Dalla trama al ritmo, dai dialoghi ai personaggi, ogni aspetto del romanzo ha subito fortissimi miglioramenti rispetto al primo capitolo che, pur essendo sicuramente godibile e carino, aveva il difetto di perdere – talvolta – un poco di mordente.

Certamente la somiglianza (talvolta eccessiva) con il più famoso Twilight non può essere ignorata e certamente indispettirà più di qualcuno. Gli elementi in comune sono infatti moltissimi, ed è a mio parere inutile stare ad elencarli, perché chiunque abbia letto Twilight (esiste qualcuno che non l’ha fatto, in sala?) sa bene di cosa sto parlando e sa quindi cosa ritroverà (con gioia o disappunto) in questo romanzo.

I punti di forza, del resto, sono fondamentalmente tre: un antagonista maschile molto interessante (molto “uomo”, molto fascinoso, molto carismatico; a volte più interessante dello stesso Leith, che dovrebbe risultare il testa alla classifica, in teoria); delle ambientazioni meravigliose (l’umida e magica Scozia) e una chiusa spettacolare con un’impennata di adrenalina paurosa che mi ha lasciata senza fiato!

Rivalità è quindi un classico fantasy YA a tema “mannari Vs vampiri” dalla prosa leggera e fluida, un romanzo che si lascia leggere in poche ore e che non presenta particolari problemi sul piano strutturale.

(Quello che non ho capito è se certi editing “sbarazzini” siano il frutto di un lavoro fatto alla “viva il parroco” o siano invece frutto di una precisa scelta editoriale.)

LA CITAZIONE:

“Gli angeli demoniaci sono delle creature soprannaturali completamente a parte. Sono circondati da leggende straordinarie, a un punto tale che non si è nemmeno certi della loro vera origine. La storia più diffusa racconta che siano per metà vampiri e per metà strigi […], incantatrici. Hanno una voce armoniosa capace di sedurre chiunque abbia l’imprudenza di ascoltare i loro canti. Colui che le sente dimentica tutti: padre, madre, figli. Diventa una preda facile, sottomessa. Le strigi sono crudeli, pericolose, astute, rapide e assetate di sangue.”

Imbalance (Imbalance saga Vol. 1)

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Titolo: Imbalance

Autore: Maria Luisa Scrofani e Valeria Diurno

Editore: Self

Anno: 2016

Pagine: 274

Prezzo: 0,99 euro in formato digitale

Il voto della Kate: 7-

SINOSSI:

Aylin ha ventidue anni, è bella, brillante e, seguendo le orme del padre, studia alla Columbia University di New York per diventare un architetto di successo. Katy e Stephanie sono le sue migliori amiche. La prima studia al college mentre la seconda gestisce un bar a San Francisco, dove tutte e tre sono cresciute.

L’estate è alle porte e, dopo mesi di studio lontana da casa, Aylin torna in città. Il suo programma per l’estate prevede tanto divertimento con le amiche ma anche una buona dose di lavoro. Deve infatti portare a termine un progetto per l’università insieme a Samuel, un affascinante compagno di studi che passerà con lei parte delle vacanze estive. Quello che Aylin non sa è che la sua vita sta per cambiare, svelando un enorme segreto legato alla sua nascita e alla sua vera natura ma anche alla verità sul nostro mondo, creato e regolato dalle forze sovrannaturali di creature misteriose: i Seraphim e i Nephilim.

LA RECE DELLA KATE:

La letteratura, come la moda, come i locali, come la musica, va a ondate. Temi che fino all’altro ieri nessuno si cagava manco per sbaglio, oggi diventano non solo realtà, ma tragico tormentone. Ed ecco l’era dei vampiri, degli zombie, dei licantropi, degli erotici, dei cuochi e bla bla bla. Ogni filone letterario fa capolino sugli scaffali, vi resta qualche mese (a volte molti, molti, MOLTI mesi) e poi… adieu vampiri, adieu licantropi, adieu a tutti! Spremuti fino al midollo, senza più nulla da dire, si ritirano a vita privata, ormai ebbri di soldi e di notorietà. A dire la verità, ecco, pensavo che gli angeli si fossero uniti alla schiera dei protagonisti letterari morti e sepolti (con rispetto parlando). Me li immaginavo in una villa strafiga del paese di Bestsellerandia, abbronzati e con un drink in mano a brindare alla facciaccia nostra insieme ai vampiri sbrilluccicosi di Twilight, ecco. Invece, miei cari, mi sbagliavo. E di grosso, a quanto pare. Probabilmente si trovavano davvero a bordo piscina con Bella ed Edward, ali ripiegate e fisici statuari, ma qualcuno deve averli richiamati a gran voce. M’immagino le loro faccine, guardate. La Mondadori ha appena fatto uscire “Engel”, bel tomone da trecento e fischia pagine e dalla cover acchiappante che fa l’occhiolino al nostro amico Dan Brown e sotto le mie irrequiete manine è appena passato questo self tutto italico.

Gli angeli, insomma, sono tornati.

E qui sono tornati in grande spolvero, belli e impossibili, algidi e fieri, potenti e magnanimi verso quegli umani che, così pare, loro stessi hanno creato e verso i quali provano, si può supporre, ciò che un padre può provare per un figlio ribelle, un po’ testone, non così intelligente ma molto amato. Seraphim e Nephilim sono le due forze che governano e reggono gli equilibri della natura. Mai in lotta tra di loro, coesistono e collaborano per il bene del pianeta e degli esseri che lo popolano. Il perfetto equilibrio e le perfette forze che permettono alla Terra di auto-alimentarsi e auto-governarsi. Ed è così che se da una parte sarà d’uopo scatenare un tornado per ristabilire le giuste energie, dall’altra sarà assolutamente scontato far arrivare alle popolazioni colpite aerei con rifornimenti di cibo e medicinali per i feriti. Degli dei fermi e decisi ma anche materni e protettivi, quindi. E se le mie reminiscenze letterarie mi parlavano di Seraphim buoni e Nephilim cattivi, in questo romanzo (per licenza letteraria?!) le cose non stanno proprio così.

I Seraphim appartenevano al Sole e ne gestivano la forza, i loro poteri scaturivano nel fuoco e nella terra, mentre i Nephilim appartenevano alla Luna e controllavano le acque e i venti.

Al centro della vicenda c’è Aylin, una ragazza speciale e un essere mai visto: metà Seraphim e metà Nephilim nata dall’unione di due di loro, Aylin deve essere assolutamente protetta e custodita. Il suo corpo e la sua mente racchiudono poteri sconosciuti e potenzialmente devastanti per il pianeta intero. Data in affido a una coppia di umani, Aylin è cresciuta come ogni altra ragazza: amici, scuola, famiglia, carriera, fidanzati. Nessuno potrebbe mai immaginare la sua vera natura.

I Generali, alla nascita della bambina, permisero che lei potesse vivere ma stabilirono una condizione irrevocabile: nel monento stesso in cui si fosse rivelata una minaccia concreta, sarebbe stata eliminata.

Già.

Aylin poté sopravvivere, a patto però che nessuno la scoprisse mai e che i suoi poteri fossero tenuti costantemente sotto controllo. Guardiano e custode della ragazza Samuel, Nephilim dalla bellezza mozzafiato e dal cuore angelico catturato dalla dolcezza di Aylin, permette però alla vera madre di Aylin di entrare in contatto con lei facendo emergere le due dirompenti e distruttive nature della ragazza. L’energia sprigionata violentemente e a stento ristabilita da Samuel non passa inosservata agli occhi dei Nephilim, che sono decisi a scovare il colpevole. E a eliminarlo.

Aylin va protetta.

Aylin non deve essere uccisa, distrutta, annientata.

Va protetta dai Nephilim.

Imbalance è un fantasy-non-proprio-fantasy. Un fantasy che, a sprazzi, depone le armi a favore del romance. E noi amiamo anche i romance, sia chiaro. Ma se all’inizio del romanzo gli equilibri fantasy-romance sono pressoché stabili, verso la fine l’elemento fantasy viene messo apparentemente in un angolo per poi saltare fuori, all’improvviso e con violenza, per porre fine a questo primo volume della saga. Una chiusa insomma vagamente affrettata per quanto mi riguarda, che mi ha fatto pensare a un impegno inderogabile delle autrici che hanno quindi dovuto chiudere il lavoro in quattro e quattr’otto per pubblicarlo su Amazon. Pur detto in tono scherzoso e assolutamente amichevole, per quanto riguarda me i difetti principali rimangono quindi due: troppo spazio alle sfumature romance (che non disdegnano puntatine frettolose all’eros) e una chiusa improvvisa.

Ma posso supporre faccia parte del gioco e che sia assolutamente voluto.

Il resto del romanzo è però godibilissimo, attenzione.

I personaggi femminili sono vincenti, forti, sicuri. I personaggi maschili (nonostante angelici), di contro, quasi in svantaggio rispetto a queste donne volitive e, perdonerete, “cazzute”. L’afflato new adult fa sognare, porta qualche brivido l’accenno erotico sparso qui e lì ma è l’elemento fantasy – per quello che riguarda me – che fa e che DEVE FARE la parte del leone e che consiglierei alle autrici di portare in risalto nel secondo volume e in quelli che seguiranno.

Di romance/erotici/YA/NA ne abbiamo a bizzeffe. Facciamo vedere che anche noi italiani sappiamo scrivere fantasy!  😉

Buona lettura, bimbi!

P.S. -> Perché sette MENO? Il meno è dovuto a qualche errore del testo (posizionamento delle virgole in primis) che ostacola la lettura. Ma il romanzo verrà sicuramente rivisto e corretto dalle autrici, ne sono sicura!

P.P.S. -> Sulla cover fumettosa ho poco da dire, se non che mi perplime molto.

Il circo dell’invisibile

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Titolo: Il circo dell’invisibile

Autore: Camilla Morgan Davis

Editore: Dunwich

Anno: 2016

Pagine: 192

Prezzo: 2,99 euro per la versione digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Clio è una ragazza di quindici anni, da un anno è scappata dalla sua famiglia e vive a Edimburgo in un vecchio spaccio del pesce, ormai abbandonato. Trova nel misterioso Circo dell’Invisibile la possibilità per cambiare nuovamente la sua vita, trasformandosi nella Ballerina Sirena.
Clio crede di vivere in un sogno che oscilla fra duri allenamenti, emozionanti spettacoli, strane amicizie e un dolce amore, ma il sogno nasconde una faccia oscura.
Quali misteri si celano sotto i tendoni dorati e turchesi che ha imparato a considerare la sua casa?
Clio proverà a scoprirlo sfidando la meraviglia con l’inganno dei suoi stessi desideri.

LA RECE DELLA KATE:

Posso resistere a quasi tutto (non è vero, non resisto a niente, non credetemi) fuorché a una cover come questa, con questi colori rétro e questa atmosfera leggera e seppiata. Vero è che spesso mi sono imbattuta in copertine molto brutte che celavano al loro interno storie belle e ben scritte, ma una buona cover è il biglietto da visita e della casa editrice e dell’autore; prescindere da una cover è quasi (quasi) impossibile, soprattutto per chi, come me, si vede passare sotto gli occhi e le mani decine e decine di libri alla settimana e necessita di un minimo e banale appiglio. Ho voluto leggere questo romanzo proprio partendo dalla cover: ero curiosa di capire. Si trattava di un caso di tutto-fumo-niente-arrosto? Andiamo a scoprirlo, venghino siori e siore!  😉

La Casa dei Pescatori, a Edimburgo, è una stamberga sporca e fatiscente che accoglie giovani vagabondi, ragazzi senza casa né famiglia che cercano riparo e rifugio dai lunghi e freddi inverni della capitale scozzese. La prossimità fisica, la povertà, la fame e il freddo rendono questo luogo poco meno inospitale di quello che c’è fuori: un vento gelido e una pioggia sferzante. Clio ha solo quindici anni e, per fortuna, non è sola: accanto a lei, l’amica Lilli, poco più grande, povera come lei, sola come lei ma, diversamente da lei, molto più cinica e disincantata. Sa bene che in un mondo come quello, con una vita come quella, avere dei legami è impossibile e l’amicizia e la vicinanza sono necessarie solamente per garantirsi la sopravvivenza. Insieme si può rubacchiare più facilmente in mezzo alle trafficate strade di Edimburgo, o fare accattonaggio e dividersi i pochi spiccioli per recuperare almeno un panino e qualcosa da bere. Questa è la loro vita: una estenuante e continua lotta.

Fino a quando, un giorno, accade qualcosa che cambierà tutto.

Il circo dell’Invisibile è arrivato in città. Prima gli operai, poi i carrozzoni, gli animali, gli artisti. Lilli è inquieta, ansiosa, sembra preda di una paura che le serra i fianchi e il respiro e quando la scimmietta del circo le consegna una lettera, la ragazza corre via dal circo, da Edimburgo e da Clio. Non ci sono legami, non c’è salvezza, non c’è amicizia: se il circo chiama, qualcuno morirà, e Lilli non vuole morire. Deve fuggire.

Quando la Casa dei Pescatori viene fatta sgomberare, a Clio non rimane altra scelta che afferrare la lettera e rispondere alla chiamata del circo fingendosi l’amica. Il suo è un disperato tentativo di salvarsi la pelle, ma non solo; quel circo la attira, la chiama, le promette un futuro splendente e la famiglia che ha perduto. È chiassoso, rumoroso, odoroso; ognuno ha il suo ruolo, la sua arte e il suo passato. Entrare in un circo è come entrare in una grande famiglia e, allo stesso modo, presenta non poche difficoltà. Bisogna imparare a tollerare, a fare silenzio ma anche a farsi rispettare. Clio, grazie alla sua abilità da nuotatrice, viene ingaggiata come Ballerina Sirena: ogni sera indossa il suo bellissimo costume e nuota leggera e senza peso nell’acqua, fluttuando davanti agli incantati spettatori del circo. Applausi, e ancora applausi, ovazioni e sorrisi; la gente la ama, la vuole e Clio si sente felice, realizzata, necessaria. Per la prima volta nella sua vita qualcuno ha davvero bisogno di lei e la ragazza sente di avere finalmente uno scopo e, soprattutto, un posto da poter chiamare casa. Ma Lilli aveva ragione: il circo è vivo, pulsante, ma i suoi fili dorati sono tirati da una presenza oscura e inquietante, nera come la notte e capace di spargere terrore. L’uomo a tre teste, anche questa volta, esige il suo tributo. Un nome, una morte, e il circo vivrà. Dovrà essere Clio a dargli quel nome. Un solo nome, una sola morte e il circo potrà continuare il suo eterno viaggio nella fantasia.

Leggendo questo romanzo mi è tornata alla mente una bellissima trilogia, Everlost di Neil Shusterman. Esattamente come Everlost, Il circo dell’Invisibile è una favola dai toni cupi e molto, molto creepy nella quale realtà e fantasia vanno a confondere i loro contorni per creare una terza dimensione in bilico tra bene e male e tra buio e luce. Sono proprio le atmosfere così creepy a dare a questo romanzo quel tocco in più di cui un lettore adulto non può fare a meno e senza le quali la narrazione rimarrebbe senza dubbio orfana di quel quid che segna il confine tra infanzia ed età adulta. E sono sempre le atmosfere, mai artefatte e faticose, che mi hanno fatto dare al romanzo della Davis un 8 pieno, convinto e tutto sommato molto soddisfatto.

Risente talvolta di qualche ingenuità (soprattutto nella prima metà del romanzo) ma riesce comunque, nonostante qualche breve difetto stilistico, a proseguire a testa alta gettando una efficacissima malia sul lettore che, trasportato dal racconto, dimentica molte cose. Io ho dimenticato che la Edimburgo di cui si parla è la Edimburgo dei giorni nostri, e non una Edimburgo in bianco e nero attraversata da rumorose carrozze; ho dimenticato che si trattava di ragazzini, poco più di bambini; ho dimenticato il mio odio per il mondo circense. Ho dimenticato tutto, tuffandomi insieme a Clio.

Nero elfico

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Titolo: Nero elfico

Autore: Daniele Picciuti

Editore: Watson

Anno: 2015

Pagine: 278

Prezzo: 10,00 euro per il formato cartaceo – 1,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Ponte Spaccato è un villaggio sperduto di quattrocentocinquanta abitanti, un paese di fabbri, muratori, contadini, falegnami e artigiani, gente semplice che conduce una vita tranquilla. Finché non fa la sua apparizione Lacero, un mezz’elfo feroce e astuto, che nel giro di poco tempo riesce a diventare sceriffo. Lui e Violata, la sua donna, una spietata assassina, si trovano presto al centro di una serie di macabri e sanguinosi avvenimenti che sconvolgono la cittadina. Il Male stesso, nelle vesti di alcuni personaggi diabolici e perversi – il demone Scribacchio, la contessa Bianca, il mago Grimorio, il nano Toro-Dai, il Negromante – si abbatte su quella povera gente che, suo malgrado, dovrà fare affidamento, per la propria sopravvivenza, al “male minore” costituito dalla scanzonata coppia di criminali. Della partita saranno le terribili gemelle Coro, il Castigatore muto, il grosso Melmone e sua madre Poiana, e numerosi altri personaggi uno più improbabile dell’altro, fino a scomodare nientemeno che dei viaggiatori stellari. Presto, tutti comprenderanno che l’ago della bilancia in questo scontro è il Trono d’ossa, un antico artefatto che dà, a chi vi siede, il dominio sui morti.

LA RECE DELLA KATE:

Lo ammetto e mi mostro per quello che sono: non avevo mai sentito nominare, prima di questi giorni, il termine bizarro fiction (sul sito della Watson viene chiamato bizzarro fiction, con due zeta, cosicché io non so bene quante zeta ci vogliano, e voi vorrete, gentilmente, scusare la mia ignoranza), termine che viene utilizzato per definire il genere nel quale collocare questo ultimo e interessante lavoro di Daniele Picciuti, prolifico autore di genere (almeno sino a ora) horror. E poiché nulla posso e devo dare per scontato, vi dirò io, semmai non lo sappiate, di cosa si parla quando si usa la parola bizarro fiction:

Bizarro fiction è un termine, mutuato dalla lingua inglese, con il quale si indica un genere letterario i cui elementi dominanti sono l’assurdo, la satira, il grottesco e il surrealismo che si fa reale. La Bizarro fiction mischia fantasy, horror e fantascienza in proporzioni variabili a seconda dell’opera, quindi ogni romanzo può essere classificato come appartenente a un genere anziché a un altro.

Ci troviamo quindi di fronte a un romanzo che, per le sue caratteristiche peculiari e imprescindibili, ci fa viaggiare attraverso più generi che si fondono tra loro fino a rendere il romanzo lo sbalorditivo e apprezzabilissimo risultato di un melting pot letterario, cosa che, a tutti gli effetti, avviene, ma che mi è stato reso palese e comprensibile solo leggendolo e solo leggendolo tutto, sino all’ultima riga.

Quello di Picciuti è un mondo decisamente fantasy popolato da maghi, orchi, giganti, elfi e mezz’elfi, contesse e oscuri cavalli elfici. Il piccolo villaggio di Ponte Spaccato è uno dei tanti villaggi che abbiamo imparato a conoscere nelle nostre molteplici letture: piccole strade, piccole case, pochi abitanti dai nomi rassicuranti e un’esistenza fatta di quelle banali e oneste cose che rendono la vita degna di essere vissuta che tu sia un elfo, che tu sia un orco o che tu sia un mago. Se invece sei il sindaco di Ponte Spaccato e vieni brutalmente ucciso, le cose potrebbero complicarsi un pochettino. Tocca trovare un altro sindaco, e in fretta. Un torneo è quello che ci vuole e quando a vincerlo è un mezz’elfo brutale e affamato di sesso di nome Lacero, non tutti sono propriamente contenti a parte Violata, donna sensuale e pericolosissima che, infastidita dai continui tradimenti del marito, non ha esitato un secondo a fargli voltare i piedi all’uscio e che ora, accidenti, deve pure fare la parte della vedova sconsolata in quel villaggio popolato da esseri mediocri che poco hanno a che vedere con lei, quasi divina nel suo essere fatale e bellissima, tanto bella quanto mortale e che sceglie Lacero come suo nuovo compagno di avventure. La prima metà del romanzo è dedicata proprio a loro: lo scopo è quello di farceli conoscere e amare anche nella loro violenta cattiveria, nella loro sincera e disincantata voglia di sangue e il risultato è che presto ci dimentichiamo che gli assassini sono loro, che sarebbero loro (in un altro mondo) i nostri cattivi, o almeno che sono anche loro dei cattivi, una coppia che farebbe la gioia di tutte le Barbara D’Urso del regno fantasy, se esistessero (e per fortuna non esistono o, se esistono, sono state presto ridotte in cenere dalle fiammate di un plotone di draghi incazzati). Violata e Lacero festeggiano la morte altrui a colpi di sesso sfrenato, perché l’adrenalina a loro fa quell’effetto lì, e a noi piace, perché dopo tutto si amano e l’amore ce li rende più vicini e più umani, meno letali. Il che, ovviamente, è una grossa baggianata: sono molto più che letali e levare un occhio a qualcuno come se fosse null’altro che una briciola su di una tavola riesce a scatenare, tutt’al più, le loro scomposte risate. Non hanno moralità e non hanno senso del limite, ma quando i morti al villaggio un tempo tranquillo e sereno cominciano a non contarsi più, tocca che i nostri due inconsapevoli eroi si diano da fare.

Ed ecco che la bellissima cover di questo romanzo prende significato: il trono d’ossa sarà al centro di una disputa e di una lotta ben più grande di quello che Lacero avrebbe mai creduto. Il punto è che siamo parte di un disegno, ma non siamo il disegno stesso. Se ne accorgeranno presto tutti i nostri protagonisti, trascinati loro malgrado in una guerra che non ha mai avuto davvero inizio a Ponte Spaccato e che non avrà fine a Ponte Spaccato, ma che è cominciata molto tempo prima, molto lontano da lì, probabilmente più vicino a noi d quanto possiamo immaginare. Il trono d’ossa, in grado di richiamare in vita i morti, ha un potere immenso, che non conosce spazi e tempi e che è in grado di cambiare tutto il destino di quella umanità che Lacero e Violata hanno sempre considerato misera e priva di interesse.

Loro malgrado saranno costretti a essere, in mezzo a tanti antagonisti, quelli… un po’ meno antagonisti e a diventare, per una volta, quegli eroi che noi abbiamo sempre desiderato diventassero.

Nero elfico è un viaggio piuttosto psichedelico che si interrompe bruscamente davanti a un coup de theatre da applauso che farà prendere al romanzo tutt’altra piega, virando dal fantasy-horror alla fantascienza con una sterzata da rally che vi farà girare la testa e sollevare le labbra in un ghigno soddisfatto.

Veloce e sincopato, Nero elfico piacerà proprio a tutti, perché a tutti è dedicato, o se non altro a tutti coloro che non amano le banalità e che amano quella letteratura che, decisamente, non è mainstream. Ha forti tinte horror, ma anche spunti di sapiente erotismo, pennellate del fantasy più classico e della fantascienza più pura e dura, come vogliamo che sia.

È secco, è violento, è senza pudore, senza regole. Non gli importa di essere infiocchettato e colorato, vuole essere ed è nero, come la notte, come i pensieri, come il sangue.