Nyctophobia: Mondo senza luce

Nyctokindle

Titolo: Nyctophobia – Mondo senza luce

Autore: Carlo Vicenzi

Editore: Dunwich

Anno: 2016

Pagine: 282

Prezzo: 2,99 euro in formato digitale

Voto: 8

SINOSSI:

Le porte della città si sono chiuse alle spalle di Eliana, sul suo capo una sentenza di esilio che ha lo stesso sapore di una condanna a morte.
Nessuna luce. Il Buio ha nascosto il sole agli occhi degli uomini e ora il mondo è immerso nell’oscurità. In un futuro distopico gli esseri umani si sono rinchiusi nelle città, dove possono tenere a bada le Tenebre con il fuoco e l’elettricità. Ma l’ignoto ha sempre esercitato un ambiguo fascino sull’uomo e l’Oscurità sembra diffondere un irresistibile richiamo per coloro che le prestano orecchio. Gli sguardi si rivolgono all’esterno, là dove il Buio ha nascosto il mondo e lo ha plasmato a sua immagine: esseri privi di occhi strisciano dove la luce non arriva, creature sconosciute pronte a ghermire chiunque sia abbastanza pazzo da allontanarsi dalle zone illuminate.
Come può Eliana sopravvivere in quella nera realtà dove lo spegnersi della fiaccola significa morte certa? E, soprattutto, saprà resistere alla tentazione del Buio?

LA RECE DELLA KATE:

Ciao ragazzi!

A volte vi chiedo di chiudere gli occhi per meglio capire quello che la vostra fantasia vi suggerisce.

Lo chiedo anche questa volta. Chiudete i vostri occhi.

Non riapriteli più.

C’è buio, vero? Un buio nero e spaventoso, che diventa meno terrificante solo perché sapete con assoluta certezza che, una volta che li avrete riaperti, troverete il vostro computer, il vostro gatto, vostra moglie, il pavimento, il cielo e gli alberi. Chiudere gli occhi è un atto transitorio ma non meno disturbante. Non per niente tanti bambini hanno difficoltà a prendere sonno: il sonno è assenza di materia e di controllo. Spariscono mamma e papà, i pupazzi, spariscono i ricordi della giornata e si sparisce a propria volta. Chiudere gli occhi è morte apparente.

Ora immaginate che questo buio e questo nero entrino per sempre nella vostra vita. Di aprire gli occhi e non vedere nemmeno la vostra mano posta davanti agli occhi spalancati nell’oscurità. Immaginate di non vedere strade, monumenti, di non vedere il lucore dei marmi della Fontana di Trevi, della chiesa principale della vostra città, il vostro bel giardino, la vostra automobile. Poi amplificate questa sensazione orrenda in un tempo che va da qui all’infinito. Non riuscite a immaginare una vita senza luce, vero? Non riuscite proprio.

Ci ha pensato Carlo Vicenzi per voi, e vi ha regalato un romanzo IRRESISTIBILE. Lo vedete che gli ho dato un 8 pieno, no? Del mondo di Nyctophobia non riuscirete più a fare a meno, perché il Buio vi sorprenderà e vi ghermirà.

Sono passati circa sessant’anni da quando il sole è sparito, inghiottito dal Buio. Da allora molte cose sono cambiate. Un’involuzione planetaria ha preso il posto della gretta e pericolosa ondata di tecnologia degli anni che hanno preceduto l’arrivo del Buio. Le città si sono fortificate per proteggere i loro cittadini dai tremendi predatori che hanno fatto dell’oscurità la loro casa. Là fuori, fuori dalle città, nel buio più nero e meno affrontabile, gli animali hanno subito repentine mutazioni genetiche per sopravvivere in un mondo senza luce; hanno occhi giganteschi, denti come sciabole, proporzioni abnormi, propaggini luminose che spuntano dai corpi gibbosi e chitinosi. Sono esseri che si sono aggrappati alla vita e che per sopravvivere devono uccidere. A tutti i costi. Così come gli animali, anche le piante sono mutate. E anche gli esseri umani stessi. Li chiamano Scuoiatori. Hanno perso la parola e la loro umanità. Sono bestie senza freni, assetate di sangue. Vogliono ferire, uccidere, devastare. Attaccano carovane, viandanti, città. Nessuno, a meno che non sia molto coraggioso o molto fortunato, sopravvive a un attacco degli Scuoiatori. Ma è proprio in quel buio popolato da creature mostruose e bizzarre che si trova Eliana, tredici anni. Cacciata da Bologna, la sua città, Eliana dovrà trovare il modo di salvarsi la pelle e di mantenere intatta la sua dignità. Dovrà crescere in fretta, costruirsi a sua volta una corazza, mutare anche lei, come gli animali e le piante. Dovrà affrontare non solo i demoni reali che si nascondono nell’assenza di luce, ma anche i propri. Per fortuna, però, il Buio non ha inghiottito proprio tutto. Per fortuna qualcuno che ha conservato la luce ancora esiste. Si chiamano Glauco, Giona, Manno… sono tutti coloro che sono rimasti umani nonostante tutto, preservando il loro cuore, il loro coraggio, l’essenza stessa della loro anima. E mentre Eliana cerca di sopravvivere a tutto quel buio c’è qualcuno che non si arrende e che lotta per riavere il sole, perché Sole significa luce, luce significa vita e speranza, vita e speranza significano umanità e ripresa. Gli esseri umani non possono essere destinati a quella follia.

Nyctophobia è una distopia bellissima, scritta con maestria, coinvolgimento, amore, passione.

Nyctophobia fa accapponare la pelle. Come il dracco. Come le falene vampiro.

Nyctophobia è Buio che si materializza.

Nyctophobia è fantascienza, fantasy, horror tutto in un solo romanzo.

Ha ritmo, eccome se ne ha. Ha le parole giuste al momento giusto. Ha la speranza e la gioia ma non ha paura di dire alcune scomode (scomodissime) verità.

Vicenzi ha superato se stesso e il suo precedente lavoro, sempre di casa Dunwich, Ultima – La città delle contrade. Ha aggiunto molti tasselli in più alla sua bravura e gli auguro di cuore di avere il successo e il ritorno che merita, perché questo romanzo ha molto poco da invidiare a quelli di colleghi americani o inglesi.

Si dice sempre (io lo dico, e ci credo pure) che purtroppo i romanzi italiani ambientati in Italia non hanno lo stesso fascino di romanzi simili (o uguali) ambientati chessò io… in America. Una distopia ambientata a New York, insomma, è più figa. C’è poco da fare. Una certa filmografia e una certa letteratura ci hanno abituato a scenari post-apocalittici tra le enormi strade della Grande Mela, tra i su e giù di San Francisco, tra gli altissimi grattacieli di città enormi tragicamente svuotate, e adesso vogliamo quello.

Ok, facciamo un esempio pratico con un film che in tanti hanno visto.

28 giorni dopo. Ci siete?

Avrebbe lo stesso impatto, quel famoso frame, se alle spalle del protagonista non ci fosse una Londra evacuata ma non so… Pavia?

Siate sinceri.

La risposta è no. Non avrebbe lo stesso impatto.

Anche in questo caso leggere nomi (e avere queste città bene in mente) come Bologna, Modena, Reggio, Parma fa forse calare un poco la tensione. Ma porca miseria, ve lo giuro. Si dimentica tutto. E si legge. E basta.

Fatemi un piacere: scaricate questo ebook.

Lo sapete: in questo periodo rompo le palle con i titoli dei libri. Io avrei lasciato Nyctophobia e basta. Probabilmente esistevano altri romanzi con questo titolo e non si è potuto, ma per me è e rimarrà sempre e solo Nyctophobia.

Mira dritto al cuore

Mira dritto al cuore - copertina

Titolo: Mira dritto al cuore

Autore: Amneris Di Cesare

Editore: Runa

Anno: 2014

Pagine: 352

Prezzo: 15,00 euro in versione cartacea – 4,99 euro in versione digitale

SINOSSI:

Una vacanza studio in America svanita sul più bello, un soggiorno di ripiego in un villaggio vacanze. Inizia così l’estate di Sarah, adolescente insoddisfatta e perennemente imbronciata. “Gli amori estivi non durano” dice sempre sua madre, ma la la profezia si incrina dopo l’incontro con due animatori, Thomas burbero aspirante archeologo di origini britanniche e Rudy seduttore dalla simpatia irresistibile. Sotto l’ombra di un pino marittimo, su uno spicchio di spiaggia candida, davanti al mare di Sicilia, Sarah vivrà i palpiti di una passione che non vorrà saperne di passare per semplice amicizia. Il desiderio sopito cavalcherà gli anni e condizionerà le sue scelte di donna nel bene e nel male.

LA RECE DELLA KATE:

Non molto tempo fa, sulla mia frequentatissima pagina Facebook, ho lanciato un appello accorato: “Vi prego, basta horror, datemi qualcosa di romantico da leggere!”.

Ebbene sì, nonostante molta della mia passione come blogger sia nata proprio sotto al segno dell’horror, sono pur sempre una ragazza (?) che scrive e che parla d’ammmore molto più di quanto non si direbbe e tutto quel sangue e tutti quei disastri stavano cominciando a provocarmi qualche scompenso, soprattutto la notte.

Da terribili attacchi zombie a orribili disastri naturali, i miei sogni erano popolati da paura e lacrime. Era ora di darci un taglio, insomma. E poiché sono più che convinta che siano i libri a scegliere noi e non il contrario, ho lasciato che il caso facesse la sua parte e ho fatto in modo che la voce si spargesse tra le varie bacheche.

Amneris è stata una delle prime scrittrici romance a rispondere all’appello e, dopo qualche difficoltà tecnica, ho avuto tra le mani e dentro al reader il suo Mira dritto al cuore che, fin dalla cover, urla a gran voce il suo genere di appartenenza.

I miei primi romance sono stati quelli a firma Modignani. La Svevona nazionale è una fredda donna del nord Italia, rigida sin dalle fotografie sul retro dei suoi libri, con quel sorriso che non arriva mai agli occhi e quei pulloverini anni ’60 che hanno fatto di lei non tanto un’autrice quanto un vero e proprio marchio di fabbrica. Sveva Casati Modignani è la Eros Ramazzotti del romanzo d’amore italiano. I libri sono tutti uguali identici. Lei si limita a cambiare i nomi dei personaggi principali, il nome alla villa nella quale la protagonista andrà a vivere e, talvolta, la città nella quale si svolgono i fatti. Li ho letti tutti. O quasi. Ok, ok… tutti.

Non c’è niente di più rasserenante che leggere un libro del quale sai già tutto. Il caro vecchio “già visto” che non riserva sorprese e sconvolgimenti dell’animo, insomma.

Ma perché ho avuto l’ardire di tirare in ballo, su questo povero blog, la bella Svevona? Perché Mira dritto al cuore tanto me l’ha ricordata, e credo di conoscerne il motivo (fino a due minuti fa non ve lo avrei saputo dire, l’illuminazione mi è venuta adesso, e adesso la condivido, perché io scrivo e pubblico, non è che faccia poi molti voli pindarici, editing e revisioni delle mie recensioni. È un perenne “Buona la prima”). Il motivo è che Sarah è una delle donne tipiche della Modignani: è bella, è fiera, è forte. Te la immagini alta, morbida, con queste curve perfette e armoniose, col fare svagato di chi non sa di essere bello, con la forza di volontà di chi ha un obiettivo e vuole raggiungerlo a tutti i costi. Una donna, per dirla modernamente e senza troppi giri di parole, con le palle.

Sarah conosce Thomas e Rudy durante una vacanza estiva sul finire degli anni ’80. La immaginiamo giovane e imbronciata, la frangia e gli orecchini ad anello colorati alle orecchie, intenta a dar retta a una sorellina capricciosa e impicciona. La immaginiamo innamorata di Thomas ma stregata da Rudy e da un mare di un blu profondo e irresistibile, come irresistibile è la voglia di crescere, una volta per tutte. E certamente crescerà, come tutti fanno.

E mentre la sua famiglia resterà alle nostre spalle, davanti a noi avremo solo Sarah, la sua vita, il suo futuro e una felicità che però stenta a prendere forza e vigore. Perché Sarah senza Thomas non è nessuno, e tutti gli altri uomini sono solo goffi tentativi di rendere la sua esistenza degna di essere vissuta.

Ma sbaglia, come sbagliano tante donne che si sacrificano per i figli, per sentirsi meno sole, per paura. Ma naturalmente, in questo caso, dietro alle nubi c’è il sole. Un sole che scalda e che dà nuova speranza. Le cose, insomma, alla fine andranno bene. Come è giusto che sia, come vogliamo.

È un romanzo dalle spiccate note romance che mi sento di consigliare solo a chi davvero è molto abituato al genere e a chi lo ama. I dialoghi, talvolta sin troppo stucchevoli e costruiti, sono però necessari e fanno parte, come si suol dire, del gioco. Nonostante io sia abituata al genere e – anche se non sempre – lo ami, alcuni termini mi hanno fatto partire un brivido gelido dalla base della schiena sino alla nuca (penso solo al “cespuglio” usato per rappresentare le parti intime femminili di Sarah. Cespuglio no, vi prego!) facendomi scendere non solo la catena, ma anche qualcosina di più.

Nonostante queste piccole premesse questo è un romanzo ricco, pieno di temi molto importanti e, credo, anche abbastanza difficile da costruire, sviluppato com’è tra anni e luoghi diversi. Far crescere una protagonista dev’essere tutt’altro che facile: deve modificarsi restando comunque simile a se stessa, restando comunque fedele alla sua anima originale. Ho notato tanto passione e tanto attaccamento ai personaggi, come se l’autrice avesse cresciuto non delle figure bidimensionali ma reali e vivide. Ho letto insomma il romanzo con immenso piacere e ho apprezzato molto il personaggio di Sarah, la protagonista femminile, anche quando sbagliava platealmente. Perché, nonostante talvolta i suoi pensieri e le sue azioni risultino un po’ troppo falsi e romanzati, il suo comportamento, alla fine della fiera, temo non sia poi così estraneo alla vita reale.

Basta intendersene un minimo per capire che l’autrice sa scrivere anche cose più complesse di questa: le basi sono solide e buone.

Ha dato vita a un romance credibile che, come dico sempre (purtroppo) con un editing più puntuale, avrebbe potuto essere ancora migliore.

Buona lettura, amici!