Un cuore per un cuore (Once Upon a Steam Vol.1)

un cuore per un cuore

Titolo: Un cuore per un cuore

Autore: Ornella Calcagnile

Editore: Dunwich

Anno: 2015

Pagine: 63

Prezzo: 0,99 euro in formato digitale

SINOSSI:

A Steamwood, nel piccolo regno di Enchanted Forest, Biancaneve e il suo principe hanno conseguito il tanto meritato lieto fine dando persino alla luce una bambina, riflesso della madre: Biancabrina.
Una felicità raggiunta a discapito però della “povera” Grimilde che, sopravvissuta, si è nascosta nella cittadina di Steamgrow e ha ordito una tremenda vendetta a danno della figliastra, lanciando nel momento più opportuno una maledizione sul regno, un sortilegio a cui, per sua sfortuna, Biancabrina è riuscita a sottrarsi.
Tra elementi della fiaba classica e quelli innovativi dello steampunk, una nuova improbabile principessa tenterà di riconquistare il regno che le spetta di diritto e apporre la parola fine sulla sua “nonnastra”. Nell’impresa non sarà sola, ma accompagnata dal fidato amico Dopey e i suoi mecha-nani.
Biancabrina riuscirà a guadagnarsi il lieto fine e portare a compimento la sua vendetta o sarà ostacolata dalle creature di Steamwood e dal Narratante, sommo signore di quelle terre?
Tra ferro e vapore, magie e pozioni, ottone e marchingegni, tutto ha inizio con… Once Upon a Steam.

LA RECE DELLA KATE:

Se c’è una cosa che non tollero sono le blogger vagamente sdlinquite che parlano di un romanzo limitandosi a saltellare da un aggettivo stucchevole all’altro passando obbligatoriamente da decine e decine di punti esclamativi.

Ma solo gli stupidi non cambiano idea, quindi…

MA CHE CARIIIIIINA CHE È QUESTA NOVELLA!!!

Uh… Ok, ok, mi sono ripresa. Sono pronta a parlarne da competente e matura lit-blogger.

Il nostro c’era una volta comincia a Enchanted Forest.

Qui scopriamo che la Principessa delle favole per eccellenza, la signorina dal caschetto perfetto, dal cerchietto onnipresente, dalla pelle candida come la neve, dalle labbra rosse come il sangue e bla bla bla non solo riuscì davvero a convolare a nozze col suo favoloso (!) Principe Azzurro, non solo adesso è, insieme a lui, sovrana di un regno che vive nella più totale armonia, ma è anche mamma di una deliziosa Principessina che deduciamo essere circa adolescente: Biancabrina. La ragazza è bella come la madre, ma i tempi sono cambiati e nemmeno le principesse sono più quelle di una volta. Addio agli ampi e scomodi abiti intessuti da chissà quale animaletto del bosco, addio alle scomode ballerine che scorticano i piedini delicati, addio ai lunghi capelli che necessitano di tempo e cure che sarebbe meglio dedicare altrove; Biancabrina indossa pelle, lacci, gonne corte, bustini. Una vera e indomita donna steampunk. I capelli corti le tolgono forse regalità, ma sono simbolo di una donna che non ha più bisogno di un uomo che la venga a salvare, e che non ha più bisogno di fingersi delicata come un cristallo per essere guardata. Biancabrina è il futuro. Forse simile, in effetti, anche alle nuove principesse dei cartoni animati che sempre più spesso vediamo al cinema (si pensi solo alla simpaticissima Fiona di Shrek).

Biancabrina è nuova e moderna anche nel carattere: non è più l’eroina senza macchia, la “buona a prescindere”, e non canta con gli usignoli, anzi, potendo li impallinerebbe tutti. È scontrosa e piuttosto arrogante e il suo cuore non è propriamente… puro. Ma proprio per questo motivo sarà lei l’unica a salvarsi da un terribile incantesimo e solo lei potrà quindi salvare il suo regno.

La favola per eccellenza viene plasmata come fosse creta e ricostruita pezzo dopo pezzo davanti ai nostri occhi senza perdere la magia e il fascino delle grandi favole antiche.

L’elemento steam è fondamentale per ammantare tutta la favola di una nuova e incredibile magia, di vapore e di meccanismi, di uomini fatti di carne e muscoli ma anche di rotelle e stantuffi, di suoni e di colori che noi amanti del genere siamo pronti ad accogliere sempre e comunque, anche se in mezzo ci sono le principesse delle favole.

Nonostante la prosa non sia sempre scorrevole (a tratti sembra scritto da due mani diverse) e a tratti un pochino ingenua, questa novella riesce a incantare anche chi, come me, possiede un’anima assolutamente conservatrice. Se è vero che certe cose, semplicemente, non si toccano, è anche vero che talvolta l’innovazione (se fatta a dovere) porta stupore e meraviglia.

Mi auguro con tutto il cuore che ci sia un seguito, anche. E di corsa. Perché non può finire così.

Va bene che siamo principesse 3.0, ma abbiamo pur sempre bisogno di un lieto fine, no?

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