I clown bianchi – 13 storie d’autore

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Titolo: I clown bianchi – 13 storie d’autore

Autore: AA. VV.

Editore: Clown bianco

Anno: 2017

Pagine: 176

Prezzo: 6,49 euro in formato digitale acquistabile qui

Il voto della Kate: 7

 

SINOSSI:

Ci sono un vecchio amico di Fellini e un killer di mafia innamorato. Due gemelle difficili e una scelta che potrebbe salvare il mondo. Bambini stregoni e tatuaggi che spaventano. E si parla di una coppia stanca, di una curva assassina e di qualcosa che vive là sotto. Tredici autori importanti si divertono a raccontarci storie dove avere paura diventa un piacere.

 

LA RECE DELLA KATE:

Quando la giovanissima casa editrice ravennate mi ha proposto questa antologia mi sono, istintivamente, leccata le labbra. Non c’è niente di più bello, soddisfacente e godurioso per un recensore come me che essere presi in considerazione per un progetto tanto bello e divertente. Al netto dell’horror, del crime e dei clown (in parte protagonisti di questa raccolta) vale la pena fare un rapido download anche solo per rendere omaggio e godersi i roboanti nomi che hanno prestato la loro arte alla casa editrice Clown bianco e che hanno quindi contribuito a dare al progetto la visibilità e lo spessore che merita.

Ed ecco, quindi, accomodatevi in poltrona, mettetevi ben comodi, prendete pure qualcosa da mangiare, se vi va. Tanto non mangerete niente, vi dimenticherete anche di bere, e di pensare e dimenticherete alfine anche di esserci. Il viaggio sarà breve, quasi un film messo a velocità doppia. Una storia, un’altra ancora, un’altra ancora in un corsa che diventa sempre meno elegante, sempre meno pensata, sempre meno controllata. Perché un racconto finisce ma voi avrete bisogno di altra adrenalina e altra ancora e altra ancora. Un’altra dose. Sono brevi e belli proprio perché minimali, perché essenziali. Sono semi di paura che vengono piantati nel cervello e germogliano pagina dopo pagina, divertendo ma anche creando atmosfere ogni volta diverse e sempre studiate ad hoc per intrattenere il lettore con misura e sapienza.

Un battito di ciglia e si è a bordo di una Fiat vecchia e puzzolente, tra curve pericolose e il veloce blaterare di una donna non più giovane e piuttosto bolsa.

Un altro battito di ciglia. Siamo piccoli, siamo al buio, siamo nelle mani di ragazzini come noi, siamo folli.

Un altro ancora. Siamo in un vicolo, la pistola in mano, il freddo morso della morte che stringe in un abbraccio il caldo pulsare di un amore sbagliato.

Un altro ancora e, nel buio della notte, appeso a un arco, la tetra figura di un uomo di nero vestito, impiccato, il corpo oscillante in balia dei venti della sera.

E poi il tentativo di combattere il male compiendo, in extremis, altro male. Un male grande per un bene ancor più grande. Quello dell’umanità.

Perché gli ho dato 7?

I clown bianchi è un’antologia molto ricca in tutti i sensi. Ricca di nomi “importanti” ma anche ricca di contenuti molto diversi, variegati e tutti – senza nessuna distinzione – moderni, freschi e agili.

Una prosa snella e senza fronzoli e uno stile pulito e minimale contribuiscono a far scorrere la lettura senza nessun intoppo, rendendo l’esperienza un vero e proprio divertimento “al minimo sforzo”. È quasi – pare – come un binge watching di puntate di una serie tv decisamente ben riuscita.

Molti di questi racconti hanno come protagonisti proprio loro, i clown. Da sempre al centro della scena horror (ne abbiamo già parlato su questo blog), il clown fornisce il perfetto archetipo per un racconto da brivido a qualunque latitudine ci troviamo, qualunque sia la nostra età. Credo di saperlo bene: odio i clown. Non che mi abbiano mai fatto niente, sia chiaro. Nessun tombino e nessun naso rosso nei miei incubi, ma insomma… non mi piacciono, mettiamola così. Quel sorriso dipinto non mi convince. Quei ciuffi di capelli rossi ancora meno. Il sudore che deve esserci sotto quel costume poi… non ne parliamo. C’è una foto che mi ritrae insieme a un clown. Non so se faccia più paura la mia pettinatura (maledetti anni Novanta), il simpatico clown o la mia faccia (quella era colpa del clown).

E se quindi tutti i tasselli di questo macabro puzzle sono andati al loro posto (autori, stili e temi trattati) è pur vero che io, da lettrice, ho sentito sin troppo il senso di velocità. La sensazione è che la tastiera di questi scrittori scottasse e che a un certo punto si siano tutti trovati a dover concludere la loro storia in quattro e quattro otto per portare a termine il loro lavoro e andare a mettere la punta delle dita sotto l’acqua fredda. Ed ecco spiegato il 7 invece che un bell’8 pieno.

Ovviamente amici, sia chiaro: questa è la mia personale opinione, tra l’altro dopo aver chiarito che a me, in linea generale, la fluidità e la velocità piacciono (Iddio solo sa quanto sono stanca di narrazioni-pipponi) ma, ecco, in certi casi qui mi sono sentita un pochino sopra un ottovolante.

Ah, certo. Volete sapere i miei preferiti. Allora correte subito a leggere “Dietro ogni curva” della Avanzato, “Malabimbi” di Bonazzi per il terrore cieco, “Brusco risveglio per la famiglia Buzzone” di De Marco per le stupende atmosfere notturne, “La terza via” per l’interessante quesito iniziale (e la mia risposta è sì) e “L’ultimo sorriso del clown bianc0” di Padua.

Un sentito ringraziamento agli amici della casa editrice e i miei più vivi complimenti per il progetto molto ben riuscito, dunque.

Buona lettura!

 

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Altrisogni Vol.3

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Titolo: Altrisogni Vol.3

Autori: AA.VV.

Curatore: Vito Di Domenico

Editore: DBooks.it

Anno: 2016

Pagine: 117

Prezzo: 2,99 euro per il formato digitale (unico disponibile)

Il voto della Kate: 8

SINOSSI: 

Altrisogni – Antologia di narrativa fantastica, Vol.3 è la terza uscita di Altrisogni, progetto nato nel 2010 in forma di rivista digitale e trasformatosi poi in una collana di antologie di racconti.
Questo terzo volume propone i migliori racconti inediti di fantasy, horror, fantascienza e weird accuratamente selezionati dalla redazione negli ultimi mesi.
L’antologia Altrisogni Vol.3, con la magica illustrazione di copertina realizzata da Paolo Lamanna, ospita sette storie mai pubblicate prima di ottimi autori italiani, che spaziano dall’epic fantasy alla fantascienza distopica, dall’horror dissacrante al weird più inquietante. Un mix di generi e suggestioni pensato per soddisfare anche i lettori di fantastico più esigenti.
Contiene i racconti:
– Figlio di canti, di Davide Camparsi
– Dietro il frigorifero, di Federica Leonardi
– Furore, di Claudio Magliulo
– Hell Express, di Matteo Pisaneschi
– Mordred, di Fernanda Romani
– La lunga notte del ladro di ricordi, di Davide Schito
e
– Veduta di Carcosa, di Alessandro Girola

LA RECE DELLA KATE: 

Da sempre – chi mi segue lo sa – la mia attività onirica è fervida e molto interessante. Seguo i miei sogni come seguirei l’ultima serie in voga su Netflix o l’ultimo film al cinema, attenta ai particolari e completamente avviluppata dalla storia che si sta svolgendo, volente o nolente e letteralmente, sotto i miei occhi. I miei sogni sono a colori, sono verosimili, niente mostri né cose strane. Spesso sono molto belli, a volte angoscianti, ma sempre abbastanza aderenti alla realtà e, dunque, secondo me ancor più coinvolgenti.

Ok, sì;  l’ultima volta ho sognato che potevo carbonizzare chiunque con il calore delle mie mani, ma questa è un’altra storia (bella, però, ve lo assicuro!).

Perché vi sto parlando della mia attività onirica, direte voi?

Perché ieri ho scoperto il motivo per cui Altrisogni si chiama Altrisogni.

Altrisogni sono i sogni che non avete mai fatto.

Altrisogni è la vostra fantasia più scatenata.

Altrisogni è magia, futuro, disperazione, divertimento.

Altrisogni è intrattenimento, come ci ricorda il curatore, ma è un intrattenimento intelligente, sano, bello, pulito.

Sapete, a volte mi ritrovo a essere molto stanca. No… non del lavoro e della vita di mamma. Stanca del mondo, delle cose, delle persone. Stiamo diventando qualcosa che non mi piace più molto. A volte temo mi si cancellino i sogni e che il mio sonno sia solo un lungo e largo buio. Ho il terrore che succeda. Ho il terrore che tutta questa confusione mi e ci trasformi in qualcosa che non voglio diventare. E badate, non sto parlando di cose strane. Sto parlando dell’umanità più basica, dei sentimenti più semplici e naturali, delle cose più normali. O che almeno dovrebbero esserlo. Abbiamo troppe cose per la testa, tutti pretendono troppo da noi, noi pretendiamo troppo dagli altri. Ci dimentichiamo anche di noi stessi. Io sento gente dire: “Non ho avuto nemmeno il tempo di pranzare.” “Non ho avuto nemmeno il tempo di andare in bagno.” Sono cose gravissime. Cose a cui bisognerebbe non abituarsi mai. Io non voglio abituarmi a questa mala-umanità.

Ma Altrisogni tiene alti i pensieri, le speranze, i sogni. Tinge la nostra mente dei tanti colori dell’arcobaleno, graffia la superficie del nostro ipotalamo e inserisce da qualche parte, laggiù in fondo, quelle immagini fantastiche e piene di idee e di cose e di sensazioni di cui abbiamo un disperato bisogno. Prendete dunque questa antologia (e le tante che troverete in giro tutte Made in Italy) come una pillola di sogni. Come una medicina, sì. Una medicina contro le brutture, la fatica, la stanchezza, gli scazzi (perdonatemi) quotidiani che vi allontanano da quello che sentite di essere veramente.

Ma parliamo dei racconti, perdiana!

Ospite d’onore dell’antologia è Alessandro Girola. Alessandro non ha bisogno di presentazioni, il suo nome è conosciutissimo e la sua penna molto, molto amata da tutti gli amanti dell’indipendente e da tutto coloro che amano leggere bene e leggere italiano. Scrittore per passione smodata, ha voluto regalarci uno dei suoi tanti sogni, una delle sue molte fantasie con Veduta di Carcosa, un racconto a tema Lovecraftiano che trae spunto dal mondo dell’arte, in particolare dalla fervida immaginazione di un grande e immortale artista del nostro tempo: De Chirico. Poiché ho da poco (molto poco) avuto modo (non vi dico dove perché non andiate a svaligiargli casa) di vedere un vero De Chirico appeso davanti al mio naso, non ho potuto che leggere rapita questo bellissimo racconto dal finale giustamente inquietante.

Davide Schito racconta di un mondo distopico nel quale il sole si è spento e l’umanità ha subito alcune trasformazioni. Chi mangia gli altri, chi sa rubare ricordi, chi sa vedere nel futuro. Un racconto dal ritmo sincopato che è riuscito a trasmettere in pieno e senza molto sforzo tutta l’angoscia di una vita passata con gli occhi sbarrati verso il buio più totale.

Con Mordred la Romani ci fa fare un bel salto all’indietro e, molto presto, torniamo ai tempi della famosa Tavola Rotonda. Artù e suoi cavalieri ci faranno assaggiare, ancora una volta, il clangore delle spade e il sapore metallico del sangue versato.

Furore credo sia il mio preferito. Distopico anch’esso, racconta di un mondo nel quale le emozioni non esistono più, sono state spazzate via da non si sa bene chi o cosa. Al loro posto, comode pillole da assumere giornalmente per dosare i livelli di Odio, Amore e Passione. Un mondo terribile ma… wow… decisamente affascinante!!! Affascinante come un film.

L’amico Matteo Pisaneschi ha immaginato una Route 66 diretta all’inferno, una strada in mezzo al nulla nel quale un uomo, un uomo come tanti altri, ha scelto di trasportare non cose, non animali ma anime dannate. Dirette all’inferno. Ma io lo dico sempre: l’amore, alla fine, vince.

Dietro il frigorifero è terribile e fa accapponare la pelle. Io non so se riuscirò più ad avvicinarmi moltissimo al mio elettrodomestico di fiducia. La Leonardi mi ha fatto cambiare un tantinello la mia visione della cosa. Per quanto mi riguarda, lì dietro, non ci spolvero più.

Figlio di canti è un racconto a tema fantasy nel quale compaiono draghi e cavalieri, sangue e oppressione, dolore e morte e il desiderio unico e solo di tenere in vita un bambino troppo importante per essere sacrificato. Un bambino che ha un compito ben preciso, necessario a tutta l’umanità.

Perché le ho dato 8?

Mi sembra di essere stata abbastanza chiara e di aver scritto un incipit così lungo a questa recensione che ormai starete pensando: “Per l’amor del cielo, zittati, menestrello dei nostri stivali!”

Ma una cosa voglio dirla. Anzi due.

Partendo dal presupposto che, parlando di fantastico, io mi sento più adatta e più tranquilla se si parla di fantascienza futuristica (infatti il mio racconto preferito è Furore!), credo che questo sia il numero di Altrisogni più bello di tutti.

Breve ma non brevissimo, semplice da leggere (volendo farlo) anche in un sol colpo in una di queste lunghe sere autunnali, pieno di suggestioni diverse tra di loro che si fondono tra passato a presente creando una tavolozza di colori e un’immagine frammentata ma non disomogenea.

Chissà se riesco a spiegarmi…

Ok. Adoro il make-up, forse qualcuno di voi lo sa. La cosa che più amo sono le palette, scatoline che contengono molti ombretti. Diciamo che si può già chiamare palette una scatolina con 4 ombretti diversi ma si può arrivare (e chiamare sempre palette) anche una scatolina con 80 cialdine e dunque 80 colori diversi. Una palette con 12 colori, ad esempio, avrà 12 colori ovviamente diversi. Ma i 12 colori sono studiati in maniera tale da poter essere messi sull’occhio tutti in coppia o in trio senza mai risultare disturbanti. Colori diversi ma che, insieme, stanno bene e creano armonia.

Questa cosa è Altrisogni.

Diversità e armonia.

E, come mi piace dire sempre, amore per ciò che si fa mettendosi a servizio del lettore, vero padrone.

Leggetela.

 

Tutto inizia da O

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Titolo: Tutto inizia da O

Autore: AA.VV.

Editore: Wild Boar – Collana Mondi Incantati

Anno: 2016

Pagine: 196

Prezzo: 10 euro per il formato cartaceo

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

“TUTTO INIZIA DA O e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni” è la quattordicesima uscita della collana Mondi Incantati, curata da sempre dall’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare. Il volume raccoglie quindici racconti di genere fantastico, premiati nei concorsi letterari di sei paesi: il Trofeo RiLL e SFIDA, per l’Italia, e poi il James White Award (Gran Bretagna), l’Aeon Award Contest (Irlanda), il premio Visiones (Spagna), il Nova Short-Story Competition (Sud Africa), la Short-Story Competition dell’Australian Horror Writers Association (Australia). Quindici storie: fantasy, horror, di fantascienza e, in generale, “al di là del reale”. Quindici racconti per esplorare la letteratura fantastica, scritti da autori italiani e stranieri. Illustrazione di copertina: Valeria De Caterini. Per ulteriori informazioni si rimanda al sito dell’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare, che ha curato il libro: http://www.rill.it

LA RECE DELLA KATE: 

Ciao amici, bentornati!

Oggi vi voglio parlare dell’ennesima antologia. Dico ennesima perché me ne stanno capitando sotto mano davvero tante, tantissime! E, lo sapete, stavo anche cercando di smettere  🙂  Ma il destino ha voluto che proprio quando ho pensato “Adesso le antologie non le prendo più, almeno per un po’.” io abbia ricevuto richieste di recensione per ottomilioni di antologie BELLISSIME. Oh, santa polpetta, al diavolo i buoni propositi e datemi questa benedetta antologia, su, su , su!

Tutto inizia da O non è un’antologia. Ma sembra essere L’antologia. Il punto zero di ogni antologia italiana del fantastico. Mi ero eccitata così solo per le due raccolte di racconti (sempre Rill, tra l’altro) di Luigi Musolino, Oscure regioni. Poco da fare: Rill c’è. Sul pezzo, moderna, oculata, precisa. Non mi sono mai e dico mai pentita di aver accettato uno dei loro libri. Mai. La scelta dei racconti è pregevole, l’armonia tra gli stessi incredibile, la qualità degli scritti stupefacente. Chiaro, qui c’è anche qualcosa che viene da fuori ma… molti dei miei preferiti sono tutti nostrani, tutti italianissimi e tutti – penso – geniali.

Si vede che mi è piaciuta? Sì, eh?

Ok, torniamo a bomba e andiamo a parlare con un pochino più di precisione di questo bel progetto.

L’antologia è divisa in tre parti. Nella prima parte (che va da pagina 13 a pagina 63) troverete i primi quattro classificati al XXII Trofeo RiLL; nella seconda parte (che va da pagina 64 a pagina 133) troverete i racconti del RiLL World Tour, racconti premiati nei concorsi letterari di sei Paesi; nella terza parte (che va da pagina 134 a pagina 185) troverete invece alcuni dei racconti che hanno partecipato a SFIDA, il concorso gratuito che RiLL riserva dal 2006 a chi è giunto, una o più volte, in finale al Trofeo RiLL.

Se vi sentite confusi niente paura: è molto più facile leggere l’antologia che cercare di comprendere i miei spiegoni ahahahaha!

I racconti, lo dice la sinossi, sono quindici. I miei preferiti in assoluto, quattro. Due italiani e due provenienti dall’estero.

Mi sono innamorata di Prova di recupero. In un mondo distopico cinico e terrifico, i ragazzi che non superano le prove di recupero scolastico vengono, semplicemente, uccisi.  Il terrore del nostro protagonista stilla dalle pagine di carta come resina velenosa e appiccicosa che afferra la gola e il cuore.

Ho perso la testa per L’arca di Pandora, una nave che viaggia nello spazio con a bordo quella che pare essere l’ultima donna vivente. Struggente fino al midollo, bello come un film, visionario come un sogno. L’ho adorato in ogni sua riga, mi sono commossa sul finale, ho la pelle d’oca anche adesso che ne scrivo. Una di quelle cose per cui penso “Quand’è che mia figlia cresce, così può leggere questo splendore???”.

Con Carta, sasso e incisivi mi sono indignata, ho esultato, ho gridato nell’arena, ho fatto il tifo per questi esseri umani mutanti obbligati a combattere per risolvere le controversie dei loro popoli. Sacrifici umani in pasto alla violenza altrui. Ho immaginato il chiasso, la polvere, le grida l’odore del sangue e della paura. Ho visto i due eroi, le loro mutazioni, la loro vita, i loro dolori. Sulla chiusa ho sorriso, beata.

Il tocco di Roscia, che arriva poco prima del finale, è la ciliegina su una torta che era già meravigliosa, buonissima e appagante di suo. Un critico enogastronico famoso in tutto il mondo, un vino cassato e un vino che sembra essere il nettare degli dei, qualcosa in grado di surclassare qualunque altro sapore, qualunque altra cosa. La rovina di un uomo.

Perché gli ho dato 8?

Non credo che servano altre spiegazioni, ve ne ho già date tante e sono stata sin troppo prolissa.

Sapete cosa sto per dirvi, vero?

Chi mi segue, lo sa.

Ditelo insieme a me.

LEGGETELO.

Mendicanti d’autunno

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Titolo: Mendicanti d’autunno

Autore: Luigi Pellini

Editore: DBooks

Anno: 2014

Pagine: 251

Prezzo: 15,00 euro per il formato cartaceo – 3,90 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 6/7

SINOSSI:

La stagione dei colori che si attenuano, del crepuscolo che irrompe quando il giorno sembra ancora promettere il meglio, della malinconia che ti abbraccia, del buio che ti avvolge mentre cammini e del freddo che ti sorprende, facendoti rabbrividire: è l’autunno, che riempie il tempo e lo spazio di questa raccolta di storie brevi, lunghe, tristi, ironiche, paurose, delicate, romantiche e ciniche. Storie di ultimi addii, di favole senza consolazione finale, di abbandoni vendicati, di bambine e di elfi di saggina, di morti che camminano e di anime prigioniere. Storie raccontate a volte in un sussurro, a volte gridate, ma che è impossibile non ascoltare. Sono le storie dei Mendicanti d’autunno, racconti fantastici che portano la firma di un autore che sa spaventare con il sorriso triste della stagione del commiato.

LA RECE DELLA KATE:

Un bosco di notte. Tutto ha inizio da un bosco di notte.

Alessandro ha scelto proprio lui, proprio Riccardo.

Nel bosco di notte, quella notte, arrivano ancora i mendicanti d’autunno. Riccardo deve vedere. Riccardo deve sentire. Riccardo deve sapere.

Riccardo che però dovrebbe mentire ai suoi genitori, dovrebbe uscire di casa alle sei del pomeriggio e non tornare, non tornare per la notte. Sono cose serie, mica cose sulle quali scherzare ma… i mendicanti d’autunno raccontano delle storie… delle storie incredibili, perché loro viaggiano il mondo e e quello che raccontano ti fa battere il cuore e ti lascia senza respiro. Una cosa così ti fa diventare speciale per osmosi – dice Alessandro – perché tutto quello che vedi e ascolti è speciale. Alessandro ammalia Riccardo, e Riccardo, alla fine, accetta. Andrà a conoscere i mendicanti, andrà ad ascoltare le loro storie che sono come magia ma ancora meglio. Meglio del circo. Meglio della televisione. Meglio di tutto. E presto sono nel bosco, presto attorno a loro piccole luci simili a fuochi fatui, ombre allungate e nere come la pece, un uomo molto magro, una donna dalla pelle scura, un vecchio curvo e nodoso. Le luci attorno a loro non servono per far illuminare la notte, ma per rendere più scure le stesse ombre. Per confondersi meglio nella notte, con quei loro cappucci e quei volti indefiniti.

E la magia – una magia obnubilante e terrifica – ha inizio.

Non crediate che i mendicanti d’autunno raccontino storie di un autunno colorato e dalle foglie crocchianti. Non crediate che l’autunno da cui provengono sia un autunno dolce, giallo e arancione. Il loro autunno è marrone, scivoloso, grigio. La peggiore delle giornate, cielo grigio fumo e pioggia ghiacciata che entra dalla giacca e si insinua lungo la schiena. Vi sentirete afferrati alla base del collo, guardati da uno sguardo affatto benevolo, giudicati e non voluti, minacciati da qualcosa che nemmeno comprendete e che mai comprenderete.

I mendicanti d’autunno esigono il loro tributo.

Perché gli ho dato 6/7?

Due considerazioni, del tutto personali, come sempre, ché io non sono un critico letterario ma solo un’umile serva dei libri che mi vengono affidati.

La prima considerazione è che, secondo me, anche la raccolta di racconti più figa e spaziale dell’intero pianeta non può essere molto lunga. Già (lo sapete) le raccolte – che siano di autori vari o di un solo autore – non hanno più tutto quell’appeal su di me, se poi sono molto corpose l’entusiasmo arriva al lumicino.

La seconda considerazione è che, in questo caso specifico, non tutti i racconti sono indimenticabili e secondo me non tutti andavano inseriti nella raccolta. Ma tant’è.

Credo che questo libro abbia un incipit pazzesco, molto teatrale, molto d’atmosfera.

Se è vero che la combo ragazzini/bosco non è nuova al genere e mai sarà una novità, è anche vero che l’autore si è rivelato particolarmente bravo a creare un mondo-dentro-al-mondo-dentro-al-mondo (il nostro mondo di lettori-il mondo dei due ragazzini nel bosco-il mondo immaginifico dei mendicanti) che ricorda un po’ i vecchi telefilm anni ’80, con certe atmosfere tutte particolari e vagamente inquietanti create da ragazzini inquieti, curiosi e sprezzanti del pericolo.

Dicevo che non tutti i racconti sono centrati, puntuali e arrivano al lettore. Alcuni – credo – si perdono nel tentativo di dare, dare e dare con sempre più parole, sempre più immagini, sempre più dialoghi quando invece, nella maggior parte dei casi, sono proprio i racconti più brevi quelli che spiazzano e creano quell’effetto “pelle d’oca” che a noi lettori piace.

Tra i tanti, mi piace menzionare Prâna, Nozze d’oro, Raccolta alimentare, Non è amore, Pensieri, Il ristorante del morti.

Ma io sono certa, anzi certissima, che ognuno di voi troverà i suoi racconti preferiti, le sue atmosfere perfette, le sue idee migliori, pagine da piegare, segnalibri da apporre, occhi da sgranare.

Le oscure fantasie di Pellini accenderanno la vostra mente, faranno palpitare i vostri cuori e certe idee, certe trovate, vi saranno d’aiuto per sviluppare un certo vostro ideale fantastico, perché qui davvero ne abbiamo per tutti i gusti.

Da leggere tutto in un fiato o piano piano, racconto dopo racconto, per terminare la serata con un sorriso un po’ incerto, non sicurissimi, al fin fine, di riuscire a dormire sonni tranquilli.

I mendicanti d’autunno amano viaggiare, del resto.

Se la prossima tappa fosse casa vostra?

Una citazione a parte va fatta alla cover. Più che bella, meravigliosa. Ci fosse la possibilità,  comprerei sicuramente la stampa.

Malombre

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Titolo: Malombre

Autore: AA. VV.

Editore: Dunwich

Anno: 2015

Pagine: 225

Prezzo: 11,90 euro per la versione cartacea (disponibile a breve) – 2,99 euro per la versione digitale

SINOSSI:

Noi cam­biamo, e lo stesso fanno le nostre ombre; che però sono sempre lì, fedeli, ineludibili, a volte consolatorie, più spesso debilitanti, quando non devastanti. E se tanto ci piace rac­contarle, o ascoltare le loro voci, non è affatto per esorciz­zarle, per quanto non manchi chi continua a sostenerlo. Per ogni ombra che lascia la nostra fantasia un’altra ne prende immediatamente il posto. Deve farlo, perché a essere davvero intollerabile è il vuoto. (Nicola Lombardi)

LA RECE DELLA KATE:

Ho voglia di cominciare questa recensione facendo outing.

Ormai lo sapete: ho 34 anni, una figlia, tre gatti, un lavoro, appena posso mi occupo di questo blog, di editing e di recensioni in giro per il web. Curo la mia persona, sono fissata con la puntualità, vesto quasi solo di nero, amo i tatuaggi e… sono pigrissima. Io e il letto siamo un’unica entità, metà donna metà lattice (oddio come suona male!). Vado a letto prestissimo per leggere e spengo la luce a un orario che mi permetta di dormire almeno otto ore.

Ma mai, mai e poi ancora mai i miei deliziosi piedini penzoleranno dal bordo del materasso.

Sotto al mio letto, di giorno, c’è qualche bioccolo di polvere, un paio di Crocs rosa che, ho deciso, devono stare lì e, a volte, i miei tappi per le orecchie.

Ma di notte? Di notte chi lo sa. Io di certo non vado a vedere. I miei piedi stanno sotto al piumone, al sicuro. Se devo scendere dal letto per andare in bagno mi infilo le ciabatte alla velocità della luce e schizzo in corridoio.

Leggendo questa antologia non solo ho tenuto i piedi sotto al piumone, ma mi sono coperta fino al naso. Non ha certo contribuito alla mia emancipazione, per dirla tutta.

Gli undici racconti che compongono l’antologia sono stati scritti da nomi più o meno conosciuti dell’universo horror italiano, e la cosa che mi ha divertita di più è stato giocare a riconoscere e sottolineare i singoli stili di scrittura che, qui e lì, avevo già incontrato nella mia carriera da lettrice e recensionista (in un caso, anche da editor). È assolutamente affascinante notare quanti modi diversi ci siano per parlare di orrore, terrore e horror; quanti modi diversi esistono per spaventare; quanto la lingua italiana possa plasmarsi e farsi strumento duttile e caldo per esprimere e donare emozioni fortissime.

C’è chi lo fa sfruttando l’orrore del reale, del quotidiano; chi lo fa giocando con i grandi miti classici; chi mettendo in campo le paure più ataviche e profonde; chi parlando di musica. Non c’è limite al fantastico e non c’è limite all’arte e alla passione. Nicola Lombardi non delude nemmeno questa volta: ha formato una squadra eterogenea e forte, ha composto un’antologia degna di questo nome che riesce a dare molti brividi e tenere buona compagnia. Nomi eccellenti e mani abili per undici racconti davvero da brivido.

Il mio preferito? Non ve lo dirò mai  🙂

I racconti dell’antologia:

Le Pietre Nere di Danilo Arona
Pezzi di Andrea Biscaro
L’Autunno dei Sospiri di Luigi Boccia
La Sposa Rubata di Cristian Borghetti
Le Tenebre del Corpo di Pietro Gandolfi
Musi Gialli di Samuel Giorgi
Prigionieri di Diego Matteucci
Tutor di Alessandro Morbidelli
Matrimonio di Sangue di Daniele Picciuti
La Baita di Simonetta Santamaria
Blocco Creativo di Christian Sartirana