Un passo oltre

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Titolo: Un passo oltre

Autore: Olga Gnecchi – Gianluca Ingaramo

Editore: Delos Digital

Anno: 2017

Pagine: 43

Genere: Horror

Prezzo: 1,99 euro – disponibile in formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Antonio è legato alla moglie da un sentimento indissolubile. Loretta adesso è molto cambiata ma, riprendendone le parole, “l’amore è doloroso: ti abbatte, ti fa strisciare, ma è in questo modo che fa girare il mondo e rimette a posto ogni cosa”. Per difenderlo è disposto a tutto.

LA RECE DELLA KATE:

A volte si vedono. Sempre meno spesso, ma si vedono. Sono anziani, a volte così curvi da sfidare le leggi della gravità. Camminano per mano in silenzio, senza dir nulla, perché tutto è stato detto e ripetuto. Non c’è bisogno di parole che colmino vuoti, non più. Immagino che a un certo punto della vita, anzi, quel silenzio sia come un nettare prezioso, una culla deliziosa nella quale lasciarsi andare. Che cosa meravigliosa essersi detti tutto ciò che era importante! Che cosa meravigliosa essere sereni e tranquilli che, nel corso degli anni, l’amore sia stato urlato, sussurrato, ansimato e graffiato e che adesso non resti altro che farsi compagnia, dolcemente, amabilmente, sottilmente. Quando li vedo sorrido triste. Triste perché? Non lo so. Ma li invidio anche di un’invidia buona e senza rancore, perché hanno avuto la fortuna più grande: trovare l’Amore.

Io li vedo Antonio e Loretta.

Li vedo come se li avessi qui davanti.

Lei che sorride civettuola, lui che non perde il piacere di carezzarle un fianco o baciarle il collo non più morbido e teso, lei che finge di arrabbiarsi e gli tira addosso una presina. Vedo anche i loro bisticci, sempre per le stesse cose da tanti anni, da quando si sono sposati. Antonio che fa il caffè e poi lascia tutto in giro, lei che dimentica di staccare la presa del ferro da stiro, lui che non si pulisce bene le suole delle scarpe prima di entrare in casa. Piccole, innocenti scaramucce da innamorati che svaporano in un battito di ciglia.

E adesso? Adesso Loretta è a letto. Sola. Legata. Antonio deve legarla, non può fare diversamente. E deve sedarla. Loretta ha bisogno di farmaci, di cure, di amore. Antonio non smette di amarla, anche se ormai della sua amata poco è rimasto. La pelle grigia, l’odore di malattia che impregna ogni centimetro della camera… tutto gli ricorda che ciò che è stato non tornerà mai più.

Ma pare ci sia una cura. Costosa, ma c’è. E Antonio è disposto davvero a tutto pur di provarci, tentare, fare quello che è in suo potere per salvare il suo amore, la sua Loretta. Anche uccidere.

Perché gli ho dato 8?

Ho dato 8 a questo racconto perché è un BELLISSIMO racconto che, per quanto mi riguarda, come spesso dico, poteva benissimo diventare un racconto lungo o un romanzo breve. Io non so cos’abbiano ‘sti scrittori che hanno fretta di pubblicare e liquidano così dei plot che invece sono tanto interessanti. Non so davvero cos’abbiano. Che fretta c’era, maledetta primavera???

Vabbè.

Comunque.

Prima di tutto: non avevo assolutamente capito fosse un horror.

Non è che non l’avessi capito: non me ne importava niente. Ho visto il racconto pubblicizzato su Facebook e ho messo a disposizione il mio blog, perché lo sapete, se c’è della roba bella in giro IO LA VOGLIO. Per me e per voi che leggete!

Conoscendo gli autori non è che mi sia posta il problema, sapevo che non potevo sbagliare di molto, quindi l’ho preso e basta, senza andare a leggere recensioni e sinossi e bla bla bla.

E… che sorpresa!

Ok. Della trama non posso parlare: svelerei troppo.

Sappiate solo che è un bellissimo racconto horror che si legge in pochissimo tempo, dalla bellissima cover, dal prezzo secondo me un filo esagerato (si legge davvero in mezz’ora) e caratterizzato da un senso del ritmo molto buono e – cosa ancora più importante – molto efficace. Il ritmo sinusoidale (lento-veloce-lento) si è mostrato adattissimo per questo tipo di storia, una storia che, prima di tutto, parla d’amore. Il lettore sarà quindi felice di seguire l’andamento della scrittura adattandosi perfettamente alle sue regole in un crescendo di emozioni che poi, sul finire, vanno a svanire dolcemente; quasi come addormentarsi, quasi come morire.

Assolutamente consigliato.

 

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A ogni costo

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Titolo: A ogni costo

Autore: Davide Schito

Editore: Nero Press

Anno: 2017

Pagine: 37

Genere: Thriller

Prezzo: 0,99 euro solo in formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

«Cosa saresti disposto a fare per poter stare con me per sempre?» 
È questa la domanda che darà inizio a tutto.
L’amore, si sa, è la forza più potente dell’universo, ma fin dove può spingersi un uomo innamorato?
Simone è sempre stato un duro, un lupo solitario. Solo avventure, zero sentimenti. Poi è arrivata Laura, e tutto è cambiato. Laura che dice di amarlo, che però è sposata con un uomo violento, ossessionato da lei, dal quale non riesce a liberarsi. E allora nella mente di Simone si fa largo un piano. Un piano folle, pericoloso, ma che potrebbe anche funzionare… perché per lei non c’è nulla che non farebbe. 

LA RECE DELLA KATE:

Su un palcoscenico molto piccolo si danno il cambio tre personaggi complessi e problematici. Il risultato è che, alla fine dei giochi, non si sa più a chi dare la colpa.

A Laura, ossessiva e opprimente?

A Simone, accecato dall’amore e succube di qualcuno che, tutto sommato, è solo una donna come tante altre?

Al marito di Laura, che sembra si diverta a riempire di lividi la giovane e bellissima moglie?

Chi è che, prima di tutti gli altri, va accusato?

Il marito, dite?

Probabilmente sì. È l’uomo-risposta all’eterno quesito “Prima l’uovo o prima la gallina?” che, tra parentesi, mi ha sempre fatto impazzire dall’ansia e dalla rabbia. Non lo so chi viene prima, ok? Ok? Ok? Non lo so. Lasciatemi stare. Per me è l’uovo. Credo.

Il nostro uomo-uovo è quindi lui, lui che scatena le domande di Laura, che scatena la sua voglia di riscatto, che scatena in particolare quella domanda fatidica, quella domanda che pare provocare nel cervello di Simone un cortocircuito: Cosa saresti disposto a fare per poter stare con me per sempre?

Basta un click e Simone diventa vittima e carnefice. Carnefice certamente, ma anche vittima di sé stesso e di una donna che, subdolamente, pare aver dato la stura a una coraggiosa e sconsiderata prova d’amore.

Perché gli ho dato 7?

Intanto vorrei partire da una considerazione che forse rischia di essere un pippone ma che cercherò di racchiudere in pochissime righe.

Basta racconti.

Sai scrivere, scrivi.

Non tu, DavideSchito.

Tu in generale.

Sai scrivere?

Se no, sarebbe meglio salutarci qui (e invece in quanti continuano a riempire pagine su pagine, poveri noi!!!).

Se sì, scrivilo un benedetto romanzo. Non dico mica un tomo infartuale da 400 pagine, per la carità, ma scrivilo un libro.

Vedo gente pure bravina che tira innanzi a racconti da 0,99 euro. E scrivi, perdinci!

I racconti – se non sono d’autore pluripremiato – mi danno sempre l’idea di un coito interrotto. Di qualcuno che, preso da paura, rallenta invece di accelerare. Spingi su quel pedale, spingi, che se spingi la curva ti viene pure meglio!

Oh. Sia chiaro. Il mio blog è fatto di racconti. Ho vinto un concorso di scrittura con un racconto. Non è che io sono qui a scrivere saggi su saggi, eh? Predico e razzolo male. Però, ecco… io sono io. Vorrei che gli altri si buttassero un pochino di più.

Che poi molto meglio scrivere racconti carini piuttosto che incaponirsi e scrivere romanzi merdosi. Questo è lampante.

Coooooooooooooooomunque.

Mi ricompongo e vi parlo del racconto (!!!) in questione che sì, un po’ coito interrotto lo è. Il plot è quello di un thriller psicologico classico, ma lo stile è quello del Bignami di un Bignami. Veloce, veloce, velocissimo. Non c’è tempo, non c’è tempo, non c’è tempo nemmeno per leggere. Via che si va. Si legge in pochissimi minuti, accendete il Kindle e già lo spegnete, manco la doccia riesce a farsi vostra moglie che voi avete già finito di leggere. Sorrido, sia chiaro. Ma anche qui… è un peccato! L’idea c’è, il plot è classico ma buono, i personaggi sono interessanti! E allora perché mi congedi in un pugno di pagine? Parliamone!

Il racconto, comunque, nonostante la prosa non sia sempre all’altezza (certe frasi mi hanno fatto storcere il naso – “Fa meno paura del latrato di un cucciolo di labrador” solo per fare un esempio – e, a parer mio, se sistemate, avrebbero reso il tutto vagamente più fluido) è buono.

In conclusione:

Le atmosfere, le suggestioni e i personaggi sono tutti in linea con il genere thriller e contribuiscono attivamente per rendere il racconto di Davide Schito un buon racconto sotto moltissimi punti di vista. Il racconto non deluderà quindi gli amanti del genere!

 

 

Avvento – La promessa (Vol. 1)

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Titolo: Avvento – La promessa – Vol. 1

Autore: Debora Spatola

Editore: Nero Press

Anno: 2015

Pagine: 204

Genere: Fantasy

Prezzo: I volumi in formato digitale sono in totale 4. Il primo ha un costo di 1,99 euro, i restanti tre di 2,99 euro.

Da Giugno 2017 è possibile acquistare l’intera saga in formato cartaceo a euro 17,00

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Il suo vero nome non è Lua. Niente nella sua vita precedente era vero. Strappata alla madre naturale il giorno stesso della sua nascita, diciotto anni prima, è stata cresciuta in una famiglia fittizia, al riparo dalla verità. Quel giorno tre strani uomini la prelevano da casa: lei è una Promessa. Poi un incidente, una sparatoria, dei “Guardiani” la portano in salvo nonostante tutto sia molto confuso. Lua rimane con loro quanto basta per scoprire che esistono gli Ibridi, che esiste una Matrice che secondo la profezia satanica genererà un Anticristo duemila anni dopo il Messia, necessario a mantenere l’equilibrio cosmico tra bene e male. E scopre che i Guardiani che l’hanno salvata – e che continuano a proteggerla sacrificandosi in prima persona – sono in realtà Nephilim. Loro fanno parte del famoso gruppo di Lincoln, Guardiani della Luce destinati, secondo la predizione di Hellson – un Ibrido convertito al Sommo Bene e divenuto profeta – a ritrovare la Matrice prima che l’Avvento abbia compimento. Il sentimento per uno di loro, tuttavia, s’intreccerà così tanto con la Missione da mettere in pericolo la sopravvivenza stessa della razza umana. Perché Lua non è soltanto una promessa sacrificale strappata a un altare nero, ma ha un segreto che nessuno conosce, neanche lei.

LA RECE DELLA KATE:

Adrean, Manolo, Lincoln, Lorean.

I loro corpi sono perfetti e statuari, la loro pelle fatta come di seta, i loro capelli luccicano al sole, i loro sorrisi sono capaci di illuminare un’intera stanza, le loro voci suonano come musica, i loro occhi sono capaci di infondere la pace più completa o di sprigionare l’odio e la ferocia più veri.

Loro sono i Guardiani.

Loro sono Nephilim.

Loro discendono direttamente dagli angeli e sono sulla terra per difendere l’umanità dagli ibridi, esseri metà umani e metà demoniaci.

Lua invece ha diciotto anni ed è spaventata a morte: tutta la sua vita è stata messa in discussione da un momento all’altro; ha dovuto abbandonare casa sua, è stata poi rapita, lei è stato detto che quelli non erano i suoi genitori. Tutto, nella sua vita, era una messinscena. Ora nella sua vita ci sono solo loro, altissimi e bellissimi, ironici e taglienti, pungenti e protettivi. Le fanno da madre e da padre, da fratelli e da sorelle. Saranno il suo inizio e la sua fine, perché lei è una Promessa e va protetta dagli Ibridi, che la vogliono; va protetta anche a costo della vita; va protetta perché loro sono Guardiani, e sono venuti a salvare.

Ma Lua… Lua è solo una adolescente spaventata e confusa. Spaventata da sogni generati direttamente dalle fiamme degli Inferi e confusa da quei quattro uomini così attraenti, divertenti e pericolosi. Il cuore di Lua sobbalza, la sua mente galoppa. E’ solo una giovane donna, come darle torto?

Loro però sono alla ricerca della Matrice che, secondo una profezia, dovrà dare alla luce l’Anticristo; la devono trovare e giudicare, spazzarla via dal mondo e contrastare l’inizio di una nuova era di terrore, distruzione e morte. Per un Guardiano non c’è tempo per l’amore. C’è solo il tempo della battaglia.

Perché gli ho dato 7?

Credo di aver letto le prime pagine di Avvento molto tempo fa; me le fece leggere la casa editrice chiedendomi un parere: angeli e demoni… tiravano ancora? Non ricordo di preciso cosa risposi, sono sincera. Ma so che anche due anni fa di angeli e demoni si parlava pochino, il loro tempo era compiuto. Probabilmente risposi che non era scritto male e che di base funzionava ma che era rischioso perché, appunto, era un argomento superato. Forse aggiunsi anche un “Grazie a Dio” (per rimanere in tema).

Diciamo che venivamo da annate dedicate interamente all’argomento e la mia personale biblioteca mentale era molto più che esausta, insieme alla mia pazienza.

MA.

Non solo Avvento ha visto la luce (!!!) ma anche tutti gli altri tre volumi e, da poco, anche il volume cartaceo con la saga completa.

La cara Debora (che ho conosciuto solo virtualmente e che posso considerare proprio “cara”) ha fatto centro, sembrerebbe.

Ci sono alcune verità da dire:

  1. Fosse uscito sette anni fa, secondo me avrebbe spaccato tutto: ha un po’ di ritardo sulla tabella di marcia e sulla tabella moda-del-momento
  2. E’ una saga fantasy young adult, quindi va giudicata per quello che è, non per quello che NON è.
  3. Per essere una saga fantasy pubblicata quando ormai di angeli non se ne parlava più da un pezzo è una BUONISSIMA saga. Ma proprio buonissima, eh?
  4. Ho riconosciuto molto della saga di Fallen e anche qualcosa della saga di Twilight (dove alcuni vampiri avevano poteri particolari e influssi particolari sulle persone). E’ quindi un tentativo di dire qualcosa di bello e personale attingendo da fonti già conosciute che, in qualche modo, hanno “attirato” l’autrice.
  5. Poiché di angeli e demoni se ne è tanto parlato, dire qualcosa di DAVVERO nuovo è quasi impossibile.
  6. Poiché di angeli e demoni se ne è tanto parlato e sempre allo stesso modo, è molto probabile che di quegli stereotipi letterari NESSUNO voglia fare a meno. Proprio nessuno. Né le scrittrici, che quindi viaggiano in una comfort zone, né le lettrici che possono ritrovare, romanzo dopo romanzo, tutte le cose che amano (uomini bellissimi, fisicatissimi, altissimi, simpaticissimi, almeno uno bello e dannato – in senso letterale – almeno uno dolce, almeno uno che tiene la testa sulle spalle e una protagonista che non capisce una fava e appena muove un passo rischia di far saltare la testa a nientepopodimenoche un angelo.

Sono stata prolissa?

Forse, ma dovevo spiegare.

IN CONCLUSIONE:

Il primo volume della saga di Avvento è un fantasy YA di buona fattura che rispetta i canoni del genere letterario suddetto e che il più delle volte non fa rimpiangere in nessun modo saghe analoghe giunte a noi da oltreoceano.

L’editing non sempre preciso lascia sfuggire qualche refuso e qualche termine (come “i BUCHETTI della serranda” che, personalmente, mi fa accapponare la pelle) che andrebbero sistemati e resi più “adulti” e più strutturati.

Cover bellissima, standard dei personaggi principali rispettati.

Come sempre vorrei una protagonista femminile diversa, ma so già che non potrò mai averla. Nei fantasy ya e in generale in tutti gli ya, le donne sono delle teste calde che, nonostante qualcuno le voglia aiutare, decidono che sono più intelligenti e fanno di tutto per rompere le palle al prossimo agendo con i piedi invece che usare il cervello.

Poi ci lamentiamo se nei film horror la ragazza sola in casa di notte in mezzo al bosco con la tempesta che infuria e un serial killer appena scappato dal riformatorio apre la porta o se mentre scappa inciampa SUL NULLA.

Gli stereotipi di genere ci piacciono.

Ammettiamolo.

Cioè a me no, fanno schifo.

Ma in generale, secondo me, piacciono.

Io e Avvento abbiamo un conto in sospeso, anzi, tre libri in sospeso. Concludere la lettura al primo volume è del tutto IMPOSSIBILE.

Luaaaaaaa! Aspettamiiiiii! Arrivooooo!

Loeran! Che nome che hai, aò! Aspettami pure tu, pezzo di manzo! Arrivoooooo!

Seduttore dell’ordine (Non è il mio tipo vol. 1)

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Titolo: Seduttore dell’ordine

Autori: Pamela Boiocchi e Michela Piazza

Editore: Self

Anno: 2017

Pagine: 115

Genere: Romance / Chick lit

Prezzo: 0,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Priscilla non ha più certezze: il brillante fidanzato l’ha tradita e la professione di fotografa la fa sentire poco apprezzata.
L’unica cosa di cui è sicura è di non voler avere niente a che fare con Bjorn: un uomo troppo attraente per potersene fidare, con l’aspetto di un vichingo, la spavalderia di un pirata e – per di più – tutore dell’ordine. 

Ma nella magica e selvaggia natura di Lanzarote, ogni regola perde di significato…
E se l’isola le sussurra di seguire il proprio cuore, Priscilla avrà il coraggio di ascoltare?

LA RECE DELLA KATE:

Lanzarote accoglie il cuore in frantumi della povera Priscilla, giovane fotografa vittima di tradimento da parte del suo convivente. Ma non sarà solo la bellissima isola ad accogliere la ragazza, ma anche Bjorn, meraviglioso e scultoreo tutore dell’ordine (ed ecco il gioco di parole del titolo che, nonostante tutto, non mi piace) che si occuperà in molti modi (!!!) della sua anima ferita.

Priscilla ha un ego piccolo come la capocchia di uno spillo e il morale a terra; come è stato possibile? Perché il suo fidanzato non le ha parlato? E’ vero, lei lavora molto e forse mette l’apparecchiatura fotografica al primo posto ma… davvero l’unica soluzione è trovarsi un’altra donna?

Il passo successivo è presto fatto: tentare di darsi la colpa per ciò che è successo.

Ma le amiche storiche di Priscilla (le zingare) non glielo permetteranno di certo, ed ecco infatti che la caricano sopra a un aereo e la trascinano nella casa di famiglia di una di loro. Natura, relax, tanto buon cibo e un po’ di drink riusciranno a sciogliere le sue resistenze e rigidità, trasformandola in breve tempo in un’isolana sensuale e perfetta!

Perché gli ho dato 7?

Che le due amiche Michela e Pamela abbiano una sana passione per i romance piccantini non è una novità; le loro menti brillanti e le loro penne hanno dato vita a cose molto carine e godibili che io ho letto e già recensito per voi. In particolare mi piace ricordare uno dei primi esperimenti, se non proprio il primo: Napoli-New York un amore al peperoncino un romanzo breve che mi ha conquistata, come spesso accade quando il cibo viene inserito tra le righe e funge da sexy-accompagnamento alla lettura. Datemi del cibo e io sarò felice, insomma. Al di là dei miei gusti personali e provando a guardare la cosa con un occhio esterno e distaccato, quello è REALMENTE un buon chick lit. Io credo, infatti, che ogni romanzo debba essere valutato sulla base del suo progetto di appartenenza. Un romance breve è un romance breve. Non sarà mai un classico della letteratura moderna e nemmeno un saggio a sfondo storico. E’ intrattenimento e divertimento. E Michela e Pamela questo fanno: divertono e intrattengono.

Questo ultimo lavoro non fa eccezione: Seduttore dell’ordine combina alcuni elementi sempre vincenti (tradimento-fuga-gran bel figo) con un ambiente da favola (Lanzarote) che rimanda alla mente della lettrice (o del lettore, why not?) posti incantevoli, pelle abbronzata, odore di olio al cocco e sapore di drink un po’ troppo carichi. Se poi, come ciliegina finale, ci piazziamo sopra una divisa da poliziotto, io credo che il gioco sia presto fatto, soprattutto per un certo target di lettrici (che, diciamolo, sono anche le uniche che leggono ancora qualcosa, in Italia).

Le due autrici sono state quindi sicuramente abili nel ricercare ancora una volta (dopo il cibo e Napoli) altri stereotipi (o, se vogliamo, archetipi) che fanno centro nel lettore.

IN CONCLUSIONE:

Se volete passare due o tre ore in buona compagnia, divertirvi, rilassarvi e leggere qualcosa che stuzzichi la vostra fantasia, scaricate immediatamente questo ebook. Non attendete nemmeno un secondo.

E’ scritto con cura, presenta pochissimi refusi (si contano sulle dite di una mano… capita) ed è scritto con divertimento e amore. Di questo sono più che certa.

Buona lettura piccantina  😉

Uhm… la cover non mi piace affatto. Ma questi sono affari miei e solo miei. Mi piace invece Bjorn… si potrebbe avere?

La piccola casa dei ricordi perduti

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Titolo: La piccola casa dei ricordi perduti

Autore: Helen Pollard

Editore: Newton Compton

Anno: 2017

Pagine: 338

Prezzo: 7,90 euro per il formato cartaceo – 2,99 per il formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI: 

Emmy Jamieson arriva a La Cour des Roses, una bella pensione nella campagna francese, con l’intenzione di trascorrere due settimane di relax in compagnia di Nathan, il suo fidanzato. Tra loro c’è qualche problema, ma Emmy è certa che questa vacanza risolverà tutto. Si sbaglia… Neanche il tempo di disfare le valigie e Nathan se l’è già svignata con Gloria, la moglie di Rupert, il proprietario della pensione. L’uomo è scioccato ed Emmy, sentendosi in parte responsabile dell’accaduto, si offre di aiutarlo a gestire la pensione. Emmy ha il cuore a pezzi, ma si trova all’improvviso in una dimensione nuova, circondata da tanti amici. E anche da qualche uomo interessante: Ryan, il provocante giardiniere, e Alain, il ragazzo che si occupa dell’amministrazione, irritante ma bellissimo. Mentre Emmy si riappropria del proprio tempo e del contatto con la natura comincia a sentirsi a casa. Ma sarebbe una follia lasciare amici, famiglia e tutto ciò per cui ha sempre lavorato… O no?

Perché gli ho dato 7?

Sì, lo so. Sto correndo. Il punto è che ci troviamo davanti a un romance molto leggero, molto frivolo e molto estivo che non ha bisogno poi di MOLTISSIME parole. La sinossi dice già tutto quello che c’è da sapere e voi non avete bisogno di sapere altro se non che questo romanzo è sì frivolo, viene sì da una casa editrice che non cura molto il prodotto finale, ma viene anche da una scrittrice che in qualche modo il fatto suo lo sa, perché descrive in maniera così dolce e perfetta il paesaggio francese che sembra di essere lì, accanto a lei, a osservare i prati molto verdi, bere te fresco. Sembra di sentire le cicale e quel calore sulla pelle che non fa sudare ma che profuma di estate e di libertà e di crema solare. Sarà perché amo la Francia – me ne sono innamorata molto tempo fa e l’ho anche scelta come meta (on the road) per il mio viaggio di nozze – ma questo romanzo mi ci ha fatto tornare. Profumi, accenti, sorrisi, tutto. La corte delle rose, la pensione nella campagna francese nella quale arrivano Emmy e il suo fedifrago fidanzato, è così ben dipinta che sognerete di poterla prenotare su Airbnb; ve lo giuro, croce sul cuore. Ho sentito il profumo del caffè, la croccantezza del pane caldo, ho sentito l’acquolina in bocca per i piatti di Rupert. Ho sorriso, anche. Molto.

E’ vero ciò che viene detto in copertina; è vero che leggere questo libro è come fare un viaggio in un posto nel quale si è sempre voluti andare. E’ esattamente così. Ne esistono di posti così? Se sì, voglio andarci. Adesso. Ora.

Voglio il mio Rupert, voglio incontrare Emmy. Voglio essere loro amica. Voglio cenare con loro e litigare con Rupert. Voglio svegliarmi alla mattina e sentirmi a casa. Voglio essere felice come Emmy.

Certo, ci scappa un po’ di sesso qui e lì ma sempre descritto con grazia e senza risultare scabroso.

Il tutto risulta invece brioso, allegro, molto estivo, molto romantico.

Ve lo dico?

Io ho già prenotato su Kindle il seguito, che uscirà a fine mese. Lo dico un po’ vergognosa ma… devo vergognarmi? Ma no, no. Leggetelo anche voi, se avete voglia di Francia, di odori, di buona cucina, di amicizie vere e di riscatto. Io ve lo consiglio di cuore, è davvero ideale per questo momento dell’anno.

Provate, mi saprete dire!

Un imprevisto chiamato amore

 

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Titolo: Un imprevisto chiamato amore

Autore: Anna Premoli

Editore: Newton Compton

Anno: 2017

Pagine: 287

Prezzo: 9,90 euro per il formato cartaceo acquistabile qui – 5,99 euro per il formato digitale acquistabile qui

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Jordan ha collezionato una serie di esperienze disastrose con gli uomini. Consapevole di avere una sola caratteristica positiva dalla sua parte, ovvero una bellezza appariscente e indiscutibile, è arrivata a New York intenzionata a darsi da fare per realizzare il suo geniale piano. Il primo vero progetto della sua vita, finora disorganizzata: sposare un medico di successo. Jordan ha studiato la questione in tutte le sue possibili sfaccettature e, preoccupata per le spese da sostenere per la madre malata, si è convinta di poter essere la perfetta terza moglie di un primario benestante piuttosto avanti con gli anni. Ma nel suo piano perfetto non era previsto di svenire, il primo giorno di lavoro nella caffetteria di fronte all’ospedale, ai piedi del dottor Rory Pittman. Ancora specializzando, per niente ricco, molto esigente e tutt’altro che adatto per raggiungere il suo obiettivo…

La rece della Kate:

Non è necessario io sprechi molte parole, perché la sinossi dice (secondo me in maniera scorretta) già tutto quello che c’è da dire. Faccio solo una doverosa premessa, che avrete comunque visto anche dal tag categoria: questo è un romance. Un romance spudorato. Gli elementi ci sono tutti: la Grande Mela, una ragazza bellissima, un ragazzo bellissimo. Un po’ Pretty woman, un po’ favola, Un imprevisto chiamato amore (un titolo più banale di così era quasi impossibile) è il classico lavoro di Anna Premoli, una italiana che da sempre ha saputo andare oltre oceano e ambientare i suoi riuscitissimi romanzi non nella nostra poco pittoresca (per i romance) Italia ma qui e là in giro per il mondo, riuscendo a confondersi e a confondere il lettore nel mare magnum di pubblicazioni romance soprattutto inglesi e americane che negli ultimi anni hanno spopolato (iniziando dalla famosa Kinsella) anche qui in Italia conquistandosi una grossa fetta del mercato letterario e vari scaffali delle librerie fisiche e virtuali.

Insomma, dicevo (mammina quanto sono prolissa quando voglio!) che in questo romance non manca niente di fondamentale. Jordan ha ventisei anni ed è molto più che bella, caratteristica che lei ha sempre sfruttato alla grandissima e in maniera sapiente per rendere la sua vita non proprio lieve un po’ più semplice da gestire. Ma adesso, a quasi trent’anni, è giunta l’ora di tirare i remi in barca e cominciare a fare due calcoli: servono soldi. Soldi sicuri e soldi per sempre. Si trasferisce a New York e trova lavoro davanti all’ospedale dove, se tutto andrà bene, conoscerà un medico pluridivorziato, molto impegnato e abbastanza vecchio da non darle noia ma darle abbastanza soldi da sopravvivere serenamente.

Peccato che sul suo cammino, anzi, sulla sua appendice, capiti Rory, un giovane specializzando bello come Derek (non sapete chi è Derek-il-medico??? Aggiornatevi, bimbe) che, con le buone e con le cattive, probabilmente cambierà il corso delle cose.

Probabilmente, ho detto?

Eddai… è un romance.

Ci siamo capite.

Perché gli ho dato 7?

Gli ho dato 7 perché è piacevole. Non bello, non bellissimo, non una roba da premio bancarella, ma piacevole. Si legge, si sogna, si parla d’amore, c’è un bell’uomo (troppo giovane e dunque non molto appetibile per me)… insomma, c’è tutto quello che volevo e che ho trovato. Capita spesso con la Premoli. Poco da fare, è brava. Certo questo è il suo campo, lei è la campionessa dei romance, gioca a mani basse. Ma è brava, e bisogna riconoscerglielo. Perché parlo così? Perché il romance viene bistrattato. Anche da me, sia chiaro.

Se dici che leggi romance lo sguardo della gente sarà misto compatimento misto schifo misto ribrezzo misto “Ho visto un cadavere”. Non si fa proprio bella figura, ecco.

Ma io lo dico e lo ridico: leggo tanto horror, tanto thriller, tanto noir. Io ho BISOGNO di leggere altro. Ho bisogno di sognare, di sorridere, di spegnere il cervello. E questo tipo di libro spegne il cervello in via quasi definitiva. Davvero un attimo dimenticarsi il proprio nome, di avere una famiglia, una figlia, delle esigenze fisiche. I romance fagocitano l’anima. O almeno… la mia.

E se non mi sento di parlarne come di un genere altissimo, altrettanto non mi sento di ghettizzarlo. Il romance è il romance e, nel suo ambito, questo è un buon romance dalle buone atmosfere. Gli ambienti interni sono molto meglio descritti di quelli esterni e non tutti i personaggi sono efficaci allo stesso modo, ma è un buon romance dal titolo osceno e banale, stucchevole e sciocchino. Se solo cominciassero a dare a questa tipologia di libro dei titoli più decenti io credo che le cose cambierebbero. Sarebbe un mondo migliore.

In definitiva: se amate i romance, avete voglia di evasione e non avete mai letto la Premoli… provate, scaricatelo, compratelo. ma se non avete mai letto la Premoli forse vale più la pena leggere Un giorno perfetto per innamorarsi o Come inciampare nel principe azzurro. 

Vi ho confuso le idee?

Ops… scusate.

🙂

Ladre di felicità

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Titolo: Ladre di felicità

Autore: Costagliola Milena

Editore: Fernandel

Anno: 2017

Pagine: 162

Prezzo: 15,00 euro per il formato cartaceo acquistabile qui – 6,49 euro per il formato digitale acquistabile qui

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Due donne si incontrano per caso: Giulia abita nella periferia degradata di Napoli, è sposata e ha tre figli. Angela vive in centro, è libera e indipendente. Due mondi diversi, eppure basta un incontro, poche parole, a far vacillare le certezze di Giulia. Affiora in lei un sentimento di piacere e di imbarazzo a cui non sa dare un nome, ma che la costringerà ad abbandonarsi alla sua forza dirompente. A muovere le due donne è un amore fatto di passione e desiderio, una storia alimentata da mille sotterfugi che Giulia è costretta ad inventarsi, e che la fanno costantemente sentire in colpa. La fanno sentire una ladra di felicità, perché il loro è un amore proibito. Un giorno tutti i pregiudizi e l’arretratezza del quartiere in cui vive prendono corpo: Giulia e Angela vengono scoperte, e Giulia si troverà a dover scegliere tra i figli e l’amore…

La rece della Kate:

Non potrebbero essere più diverse, Giulia e Angela. Laddove la vita di una si trascina tra figli, casa, faccende domestiche, scuola, marito e pranzi da preparare, la vita dell’altra s’infiamma nel centro di Napoli tra gli alti palazzi, lo stile barocco, il cielo sempre blu, le amicizie più glam, un lavoro affascinante e un tenore di vita abbastanza alto da non doversi preoccupare del giorno che verrà. Le loro diversità si incontrano al parco grazie a Lupo, il cane di Angela. Niente, poi, sarà più lo stesso. Giulia continua a pensare a quello sguardo, poi scuote il capo… cosa sta facendo? Sta pensando a una donna? Lei, madre di famiglia? Cosa le sta succedendo? Ora basta scherzare, ora basta pensare a queste cose; è ora di cena, è ora di fare la donna, è ora di smettere di fantasticare!

Ma non è facile.

Qualcosa di Angela si è incastrato sotto la pelle di Giulia. Un odore, quello sguardo che le ha letto dentro, quel sorriso aperto e sincero, quella sua voce dolce e pulita.

A una prima telefonata ne seguiranno molte altre. E poi un’estate dolce e fresca come certe sere sulla spiaggia spiaggia.

E poi il dolore dell’abbandono, perché la vita chiama, le responsabilità chiedono conferme, i figli chiedono presenza.

L’amore, per certe persone, deve attendere. A volte per sempre.

Perché gli ho dato 8?

Gli ho dato 8 perché nonostante abbia dei macrodifetti (primo dei quali una prosa che talvolta rischia di scivolare pesantemente nel romance dimenticandosi di NON essere un romance), Ladre di felicità è un buon libro.

Se del romance ha certe frasi e certi dialoghi che mi hanno fatto arricciare il naso e che poco hanno a che vedere con la vita vera, del romance non ha però la voluta leggerezza. Questo è un romanzo studiato e amato. Non è solo la storia di due donne che scoprono di amarsi nonostante i figli, nonostante un matrimonio e nonostante le diversità; ma è soprattutto la storia di due donne normali alle prese con le loro fragilità, le loro insicurezze, i loro piccoli grandi gesti di coraggio che le trasforma, in un battito di ciglia, in due fiere leonesse.

Non sono una femminista. Non sono una di quelle che sventola il reggiseno e pensa che gli uomini in confronto alle donne siano nullità. Non sono una di quelle che pensano che senza gli uomini si starebbe meglio. Io, gli uomini, li amo. A dirla tutta sopporto molto meno le donne, proprio perché a volte si chiudono nel ruolo di “poverine” e “vittime del sistema”, ruolo nel quale mi si sono sempre ritrovata pochino. Mi piacciono gli uomini perché sono più liberi, perché sanno sbattersene, perché sanno ridere della vita, perché hanno amicizie più salde, perché soffrono (forse) un tantino meno di noi donne.

Senza voler quindi generalizzare, tendo a stimare di più gli uomini, ecco.

Ma questa è una bella storia d’amore.

D’amore romantico ma anche di amore verso sé stesse.

Perché diciamolo, a volte noi donne non ci vogliamo per niente bene.

Ci lamentiamo dei nostri mariti, dei nostri lavori, dei nostri figli e non muoviamo un solo dito per cambiare le cose. Continuiamo a raccogliere panni sporchi da terra, digitare bovinamente su una tastiera, dire sì sì e ancora sì per poi commiserarci nel fango della nostra vita grama senza fare cose concrete per essere felici. Forse dobbiamo ancora capire che la vita è una sola. Che non si torna indietro. Che nessuno, alla fine, ci dirà: “Ok, si rifà. Questa è la bella.” No.

Giulia e Angela, le due eroine della nostra storia, ci insegnano (con una bella favola) che vivere davvero e non sopravvivere è possibile.

Che la nostra vita è nelle nostre mani, solo nelle nostre.

Che si può essere felici senza rendere infelici il prossimo.

Che si può sorridere senza sentirsi egoisti.

Consigliato a tutte le donne che per carattere sono portate a sentirsi un po’ vittime, a tutte quelle donne che per non scontentare nessuno si dimenticano di avere delle esigenze, a tutte quelle donne che dicono sempre sì.

Buona lettura, amiche.

(Cover molto migliorabile. La cartolina da Napoli anni Novanta non mi entusiasma per niente, Giulia e Angela si sarebbero meritate di più.)