Avvento – La promessa (Vol. 1)

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Titolo: Avvento – La promessa – Vol. 1

Autore: Debora Spatola

Editore: Nero Press

Anno: 2015

Pagine: 204

Genere: Fantasy

Prezzo: I volumi in formato digitale sono in totale 4. Il primo ha un costo di 1,99 euro, i restanti tre di 2,99 euro.

Da Giugno 2017 è possibile acquistare l’intera saga in formato cartaceo a euro 17,00

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Il suo vero nome non è Lua. Niente nella sua vita precedente era vero. Strappata alla madre naturale il giorno stesso della sua nascita, diciotto anni prima, è stata cresciuta in una famiglia fittizia, al riparo dalla verità. Quel giorno tre strani uomini la prelevano da casa: lei è una Promessa. Poi un incidente, una sparatoria, dei “Guardiani” la portano in salvo nonostante tutto sia molto confuso. Lua rimane con loro quanto basta per scoprire che esistono gli Ibridi, che esiste una Matrice che secondo la profezia satanica genererà un Anticristo duemila anni dopo il Messia, necessario a mantenere l’equilibrio cosmico tra bene e male. E scopre che i Guardiani che l’hanno salvata – e che continuano a proteggerla sacrificandosi in prima persona – sono in realtà Nephilim. Loro fanno parte del famoso gruppo di Lincoln, Guardiani della Luce destinati, secondo la predizione di Hellson – un Ibrido convertito al Sommo Bene e divenuto profeta – a ritrovare la Matrice prima che l’Avvento abbia compimento. Il sentimento per uno di loro, tuttavia, s’intreccerà così tanto con la Missione da mettere in pericolo la sopravvivenza stessa della razza umana. Perché Lua non è soltanto una promessa sacrificale strappata a un altare nero, ma ha un segreto che nessuno conosce, neanche lei.

LA RECE DELLA KATE:

Adrean, Manolo, Lincoln, Lorean.

I loro corpi sono perfetti e statuari, la loro pelle fatta come di seta, i loro capelli luccicano al sole, i loro sorrisi sono capaci di illuminare un’intera stanza, le loro voci suonano come musica, i loro occhi sono capaci di infondere la pace più completa o di sprigionare l’odio e la ferocia più veri.

Loro sono i Guardiani.

Loro sono Nephilim.

Loro discendono direttamente dagli angeli e sono sulla terra per difendere l’umanità dagli ibridi, esseri metà umani e metà demoniaci.

Lua invece ha diciotto anni ed è spaventata a morte: tutta la sua vita è stata messa in discussione da un momento all’altro; ha dovuto abbandonare casa sua, è stata poi rapita, lei è stato detto che quelli non erano i suoi genitori. Tutto, nella sua vita, era una messinscena. Ora nella sua vita ci sono solo loro, altissimi e bellissimi, ironici e taglienti, pungenti e protettivi. Le fanno da madre e da padre, da fratelli e da sorelle. Saranno il suo inizio e la sua fine, perché lei è una Promessa e va protetta dagli Ibridi, che la vogliono; va protetta anche a costo della vita; va protetta perché loro sono Guardiani, e sono venuti a salvare.

Ma Lua… Lua è solo una adolescente spaventata e confusa. Spaventata da sogni generati direttamente dalle fiamme degli Inferi e confusa da quei quattro uomini così attraenti, divertenti e pericolosi. Il cuore di Lua sobbalza, la sua mente galoppa. E’ solo una giovane donna, come darle torto?

Loro però sono alla ricerca della Matrice che, secondo una profezia, dovrà dare alla luce l’Anticristo; la devono trovare e giudicare, spazzarla via dal mondo e contrastare l’inizio di una nuova era di terrore, distruzione e morte. Per un Guardiano non c’è tempo per l’amore. C’è solo il tempo della battaglia.

Perché gli ho dato 7?

Credo di aver letto le prime pagine di Avvento molto tempo fa; me le fece leggere la casa editrice chiedendomi un parere: angeli e demoni… tiravano ancora? Non ricordo di preciso cosa risposi, sono sincera. Ma so che anche due anni fa di angeli e demoni si parlava pochino, il loro tempo era compiuto. Probabilmente risposi che non era scritto male e che di base funzionava ma che era rischioso perché, appunto, era un argomento superato. Forse aggiunsi anche un “Grazie a Dio” (per rimanere in tema).

Diciamo che venivamo da annate dedicate interamente all’argomento e la mia personale biblioteca mentale era molto più che esausta, insieme alla mia pazienza.

MA.

Non solo Avvento ha visto la luce (!!!) ma anche tutti gli altri tre volumi e, da poco, anche il volume cartaceo con la saga completa.

La cara Debora (che ho conosciuto solo virtualmente e che posso considerare proprio “cara”) ha fatto centro, sembrerebbe.

Ci sono alcune verità da dire:

  1. Fosse uscito sette anni fa, secondo me avrebbe spaccato tutto: ha un po’ di ritardo sulla tabella di marcia e sulla tabella moda-del-momento
  2. E’ una saga fantasy young adult, quindi va giudicata per quello che è, non per quello che NON è.
  3. Per essere una saga fantasy pubblicata quando ormai di angeli non se ne parlava più da un pezzo è una BUONISSIMA saga. Ma proprio buonissima, eh?
  4. Ho riconosciuto molto della saga di Fallen e anche qualcosa della saga di Twilight (dove alcuni vampiri avevano poteri particolari e influssi particolari sulle persone). E’ quindi un tentativo di dire qualcosa di bello e personale attingendo da fonti già conosciute che, in qualche modo, hanno “attirato” l’autrice.
  5. Poiché di angeli e demoni se ne è tanto parlato, dire qualcosa di DAVVERO nuovo è quasi impossibile.
  6. Poiché di angeli e demoni se ne è tanto parlato e sempre allo stesso modo, è molto probabile che di quegli stereotipi letterari NESSUNO voglia fare a meno. Proprio nessuno. Né le scrittrici, che quindi viaggiano in una comfort zone, né le lettrici che possono ritrovare, romanzo dopo romanzo, tutte le cose che amano (uomini bellissimi, fisicatissimi, altissimi, simpaticissimi, almeno uno bello e dannato – in senso letterale – almeno uno dolce, almeno uno che tiene la testa sulle spalle e una protagonista che non capisce una fava e appena muove un passo rischia di far saltare la testa a nientepopodimenoche un angelo.

Sono stata prolissa?

Forse, ma dovevo spiegare.

IN CONCLUSIONE:

Il primo volume della saga di Avvento è un fantasy YA di buona fattura che rispetta i canoni del genere letterario suddetto e che il più delle volte non fa rimpiangere in nessun modo saghe analoghe giunte a noi da oltreoceano.

L’editing non sempre preciso lascia sfuggire qualche refuso e qualche termine (come “i BUCHETTI della serranda” che, personalmente, mi fa accapponare la pelle) che andrebbero sistemati e resi più “adulti” e più strutturati.

Cover bellissima, standard dei personaggi principali rispettati.

Come sempre vorrei una protagonista femminile diversa, ma so già che non potrò mai averla. Nei fantasy ya e in generale in tutti gli ya, le donne sono delle teste calde che, nonostante qualcuno le voglia aiutare, decidono che sono più intelligenti e fanno di tutto per rompere le palle al prossimo agendo con i piedi invece che usare il cervello.

Poi ci lamentiamo se nei film horror la ragazza sola in casa di notte in mezzo al bosco con la tempesta che infuria e un serial killer appena scappato dal riformatorio apre la porta o se mentre scappa inciampa SUL NULLA.

Gli stereotipi di genere ci piacciono.

Ammettiamolo.

Cioè a me no, fanno schifo.

Ma in generale, secondo me, piacciono.

Io e Avvento abbiamo un conto in sospeso, anzi, tre libri in sospeso. Concludere la lettura al primo volume è del tutto IMPOSSIBILE.

Luaaaaaaa! Aspettamiiiiii! Arrivooooo!

Loeran! Che nome che hai, aò! Aspettami pure tu, pezzo di manzo! Arrivoooooo!

Nessuno come noi

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Titolo: Nessuno come noi

Autore: Luca Bianchini

Editore: Mondadori

Anno: 2017

Pagine: 250

Prezzo: 18,00 euro per il formato cartaceo acquistabile qui – 9,99 euro per il formato digitale acquistabile qui

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Torino, 1987. Vincenzo, per gli amici Vince, aspirante paninaro e aspirante diciassettenne, è innamorato di Caterina, detta Cate, la sua compagna di banco di terza liceo, che invece si innamora di tutti tranne che di lui. Senza rendersene conto, lei lo fa soffrire chiedendogli di continuo consigli amorosi sotto gli occhi perplessi di Spagna, la dark della scuola, capelli neri e lingua pungente.

In classe Vince, Cate e Spagna vengono chiamati “Tre cuori in affitto”, come il terzetto inseparabile della loro sit-com preferita.

L’equilibrio di questo allegro trio viene stravolto, in pieno anno scolastico, dall’arrivo di Romeo Fioravanti, bello, viziato e un po’ arrogante, che è stato già bocciato un anno e rischia di perderne un altro. Romeo sta per compiere diciotto anni, incarna il cliché degli anni Ottanta e crede di sapere tutto solo perché è di buona famiglia. Ma Vince e Cate, senza volerlo, metteranno in discussione le sue certezze.

A vigilare su di loro ci sarà sempre Betty Bottone, l’appassionata insegnante di italiano, che li sgrida in francese e fa esercizi di danza moderna mentre spiega Dante. Anche lei cadrà nella trappola dell’adolescenza e inizierà un viaggio per il quale nessuno ti prepara mai abbastanza: quello dell’amore imprevisto, che fa battere il cuore anche quando “non dovrebbe”.

In un liceo statale dove si incontrano i ricchi della collina e i meno privilegiati della periferia torinese, Vince, Cate, Romeo e Spagna partiranno per un viaggio alla scoperta di se stessi senza avere a disposizione un computer o uno smartphone che gli indichi la via, chiedendo, andando a sbattere, scrivendosi bigliettini e pregando un telefono fisso perché suoni quando sono a casa. E, soprattutto, capendo quanto sia importante non avere paura delle proprie debolezze.

LA RECE DELLA KATE:

Vince, Cate e Spagna sono i “Tre cuori in affitto”. Amici sin dal primo momento della prima Liceo hanno quel genere di amicizia a pelle e sentimento che accomuna molti dei ragazzi di ogni età e generazione. Vieni dalle medie, sei solo e magari impaurito; tutto sembra più grande, più impegnativo, più definitivo. In corridoio vedi passare delle persone che sembrano già degli adulti, già proiettati molto in avanti, no? E tu pensi “adesso scappo, adesso torno a casa, comincio a lavorare, non m’importa, in qualche modo la sfangherò” mentre ti tremano un pochino le gambe. Non importa che tu sia maschio o femmina: quel terrore lì c’è, è ben presente. È una fase della vita assolutamente nuova, piuttosto lunga, a ben vedere difficile. Durerà cinque lunghissimi anni e tu sei solo all’inizio. Il primo giorno del primo anno di scuola superiore. Dev’essere stato sicuramente così anche per i nostri tre protagonisti che poi, con uno sguardo, si sono scelti e mai più lasciati. Da allora la loro vita trascorre come quella di ogni ragazzino dell’hinterland torinese a metà degli anni Ottanta: scuola, compiti, qualche gelato in gelateria, il bisogno impellente di avere un paio di jeans Levi’s, l’urgenza di una borsetta Naj Oleari, la necessità di una felpa col cappuccio. Impossibile essere diversi, impossibile non uniformarsi, impossibile non desiderare. Allora come ora.

Quando a scuola arriva Romeo, rampollo di una ricca famiglia torinese che non si prende nemmeno il disturbo di abitare in città ma preferisce respirare l’aria più salubre e pulita della collina, le cose cominciano a diventare strane. Gli equilibri si spezzano, i caratteri cambiano, le necessità diventano altre. E se è pur vero che Cate e Vince sono fatti per stare insieme e che Vince lo vorrebbe davvero davvero tanto, la vita ha altro in serbo per loro. Per Cate relazioni sbagliate con ragazzi sbagliati che, com’è giusto che sia, in testa hanno cose ben diverse dall’amore. Per Vince l’amicizia con quel Romeo, quel ragazzo ricco figlio di un professore universitario. Per Spagna un tira e molla col suo fidanzato storico di cui lei non si fiderà  mai e poi mai (e viceversa).

E in questa Torino del 1987 trovano spazio anche gli adulti: donne e uomini sull’orlo di una crisi di nervi in un’Italia sicuramente più florida di ora ma ugualmente incasinata e fatta di desideri inespressi, voglie soffocate, amori repressi, e ancora vita, vita, vita, vita. Perché se è vero che i giovani si sentono gli unici degni di essere al mondo e non contemplano i bisogni degli adulti (allora come ora), è pur vero che ci sono anche loro; madri, padri, insegnanti che gravitano attorno a questi ragazzi cercando un piccolo spazio anche per loro stessi, per non affogare, per non ingrigire, per non soffocare nelle tetra quotidianità.

Sei, sette personaggi al massimo danno vita a un romanzo ambientato nel 1987 dal sapore dunque si vagamente (e piacevolmente) rétro, ma anche molto attuale.

Perché gli ho dato 7?

Ciao amici lettori! Bentrovati!

Facciamo un gioco? Dai!

Contate insieme a me!

E uno… e due… e tre… oplà! Vedo prevedo e stravedo che prima di arrivare al dieci, di questo romanzo avranno fatto una sceneggiatura cinematografica. Scommettiamo una cena?   🙂

Che dire, allora, di Nessuno come noi?

Secondo me non è che si possa dire poi tantissimo. Tutto quello che ci sarebbe da dire è racchiuso nella lunga e dettagliata sinossi che manca solo sveli pure l’assassino (tranquilli, nessun assassino, era per dire).

Nessuno come noi si rifà a tutto un filone italiano soprattutto cinematografico, appunto, a cui siamo abituati da un pochino di tempo. I personaggi, l’ambientazione, le figure degli adulti, nevrotici come sono, non fanno altro che riportarci ad attori come Bentivoglio e la Buy, non fanno altro che farci risuonare nella testa titoli come Tre metri sopra il cielo, Notte prima degli esami, Manuale d’amore, Ricordati di me. Che sia voluto o meno questo m’importa meno e non è nemmeno detto che sia un demerito, sia chiaro. Ma non posso non notare le solite rassomiglianze con altre mille cose che abbiamo letto e/o visto in questo ultimo decennio.

La parabola è quindi sempre più o meno la stessa: ragazzi della classe media del tutto normali che conducono una vita normale, quasi noiosa, anzi certamente noiosa sui quali si abbatte una disgrazia che li fa crescere e maturare e che segna quindi il loro ingresso in età adulta.

Finisce tutto, senza che niente si sia davvero risolto, a tarallucci e vino. Possibilmente tutti insieme. Possibilmente in vacanza dopo la maturità. Possibilmente in riva al mare. Possibilmente giurandosi amicizia e amore eterni.

Amen.

E torniamo quindi alla domanda iniziale: è un male?

Certamente e indubbiamente no. Primo, perché ha recensioni molto positive. Secondo: perché è uno scrittore appassionato. Terzo: perché ne faranno un film. Credetemi. Quindi, voglio dire, ha ragione lui. Lui tocca le corde giuste dell’anima. E se siete amanti di un certo cinema all’italiana, se conoscete i film che ho citato, se piangete spesso insieme alla Buy – che tanto piange sempre – allora non potrete di innamorarvi anche di questo romanzo. Quindi, acquistatelo senza remore e senza nemmeno pensarci un secondo.

L’altra conditio sine qua non, secondo me, è avere almeno quarant’anni. Sì perché entra in gioco tutta una serie di elementi che poco hanno a che fare con la storia narrata e molto ha a che fare con la memoria storica, la nostalgia, il ricordo. Leggere un libro in cui non compaiano i social, i cellulari, gli scooter fracassoni e altre diavolerie moderne… rilassa. Riporta indietro nel tempo, fa fare un certo numero di sorrisi spontanei e distacca un momento della realtà.

Un romanzo, insomma, davvero furbo, che s’inchina e si presta alla disperazione e al rammarico per una vita che non c’è più di tutta una generazione che, certamente, trarrà giovamento dalla lettura di questo romanzo a cui però non mi sento di dare più un sette anche abbastanza regalato. A me è sembrato elementare, banalotto, facilone. Mi sembra un goal fatto a campo vuoto, insomma.

MA.

Ma funziona.

Sta funzionando e funzionerà.

Così come a suo tempo ha funzionato Tre metri sopra al cielo che, pur non raccontando NIENTE, si prestava a essere affresco di una certa generazione, di un certo ceto sociale e una certa fetta della società. Fotografia a imperitura (ahinoi) memoria.

Contaminati

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Titolo: Contaminati

Autore: Erica Gatti e Sofia Guevara

Editore: Centauria (serie Talent)

Anno: 2016

Pagine: 392

Prezzo: 9,90 euro per il formato cartaceo acquistabile qui – 4,99 euro per il formato digitale acquistabile qui

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Sono passati dodici anni da quando Adela, Queen, Evan e Viper sono stati sequestrati da uno psicopatico, rinchiusi in una grande casa nelle campagne russe e infine liberati – unici sopravvissuti tra i tanti bambini scomparsi – da un’ardita operazione di polizia. Non ricordano nulla di quei mesi atroci ma ciascuno porta impresso nella mente un trauma, che ha fatto di loro ciò che sono: quattro giovani dotati di capacità inquietanti, ognuno a modo suo un «esperimento riuscito». Ora il loro carnefice è evaso di prigione, deciso a perseguitarli ma anche – pare – a rivelare i suoi segreti. Messi al sicuro in una casa controllata dalla polizia, i quattro stringono un patto insidioso: si conoscono appena, non si piacciono granché, ma scapperanno insieme alla ricerca dell’uomo che ha segnato il loro passato. E che li sta aspettando.
Per le strade di San Pietroburgo e nelle vaste nebbie della Russia, nella loro corsa a ostacoli Adela, Queen, Evan e Viper scavalcano assassini e poliziotti, spacciatori e traditori, per tacere delle loro stesse ombre, forse le più mortali di tutte. Chi incalza chi, in questo gioco di inseguimenti e inganni? Il loro obiettivo è scoprire la verità, consumare una vendetta, o porre fine una volta per tutte alla loro vita ormai «contaminata»? Quattro eroi sbagliati danno vita a un thriller capace di unire avventura e atmosfera, ritmo forsennato e scavo psicologico. Ricordandoci che la prova finale, in cui saremo soli di fronte a ciò che siamo diventati, attende tutti noi.

LA RECE DELLA KATE:

Ogni anno, in tutto il mondo, spariscono milioni di persone. Solo in Italia, giusto per parlare di numeri, dagli anni Settanta a oggi sono sparite più di ventisettemila persone. Ventisettemila anime scomparse nel nulla. Molti di questi sono bambini (circa dodicimila solo in Italia) e molti di questi non fanno mai più ritorno nelle loro case, spogliandole per sempre di amore e gioia. Di loro rimane poi ben poco di tangibile. A volte delle camerette lasciate lì, come “congelate” a imperitura memoria, a volte solo il pupazzo preferito, a volte nemmeno una fotografia, nel tentativo di cancellare tutto, di dimenticare l’orrore. Plotoni di famiglie private per sempre di uno dei loro membri più cari e schiacciate per sempre dal senso di colpa: non essere riusciti a proteggerli.

Adela, Queen, Evan e Viper sono quattro di quei bambini.

Ma loro sono tornati.

Rapiti e tenuti prigionieri dal serial killer che ha terrorizzato la Russia molti anni prima, adesso sono quattro adolescenti problematici e decisamente fuori dal comune. Quando la notizia che il loro carnefice è evaso di prigione arriva alle orecchie dei servizi segreti, i quattro vengono prelevati e portati in un luogo sicuro assieme alle loro famiglie. Ma loro, lo abbiamo detto, non sono adolescenti normali. Non sono spaventati. Non gridano, non fissano nel vuoto, non cercano riparo dal terrore che dovrebbe avvolgere le loro viscere. Si ri-conoscono come appartenenti alla stessa specie umana, quella dei sopravvissuti, e formano una famiglia – bizzarra – ma pur sempre una famiglia. E come tutte le famiglie ha bisogno di operare per un bene comune, di auto-conservarsi e di proteggere i suoi membri. Loro non sono quattro ragazzi come tutti gli altri. Loro non fuggiranno. Se il loro aguzzino li vuole (e li vuole, certo che li vuole) loro gli andranno incontro.

Comincia quindi, per i quattro giovani protagonisti, una fuga al contrario; non una fuga dal carnefice ma una fuga dalle autorità. No, nessuno capisce cosa stanno provando. Nessuno capirebbe cosa significa avere un padrone che diventa anche padre che diventa unica figura maschile nell’infanzia che ha i tratti dell’uomo nero ma che si lega indissolubilmente a te. Un uomo che li ha resi quello che sono, degli esseri speciali. Un uomo che ha cambiato le loro vite, che li ha trattati come materiali da plasmare e che, alla fine dei giochi, quello ha fatto: li ha plasmati, modificati,

La loro fuga è reale e fisica ma è anche assolutamente simbolica. Fuggono da tutto quello che sono stati, dal loro passato, dal loro essere “diversi”, dagli sguardi pietosi o infastiditi dei loro genitori, dall’odio dei compagni di classe, dalla necessità di essere altro da loro. E non si riesce mai a capire bene quanto loro vorrebbero essere diversi da quello che sono. Non si capisce mai bene quanto potrebbero essere davvero felici senza le loro peculiarità, senza essere quello che quel pazzo ha fatto di loro.

Complici ma non amici, protetti e protettori dell’altrui incolumità ma anche viaggiatori solitari, i quattro ragazzi compiranno un percorso difficile e pericoloso sul filo di un rasoio affilatissimo sul quale camminano virtù e debolezza, odio e speranza, bontà e malvagità. Vittime o carnefici a loro volta? Quanto è sottile la linea che ci separa dall’essere o dal diventare abominio per noi stessi e per gli altri? Cosa ci tiene ancorati alla legalità? Cosa siamo in grado di fare (o di diventare) in nome di un ideale?

Perché gli ho dato 8?

Perché è un libro molto, molto, molto intelligente.

Va tanto di moda assumere nomi d’arte, e se loro si fossero chiamate, checcacchioneso, Sophie ed Ery (magari qualcosa di un pelo più figo, eh?) nessuno, ma proprio nessuno, avrebbe capito che si trattava di un romanzo italiano.

Oh, su, ne abbiamo già parlato, non fate quelle facce smorte.

Gli italiani certe cose non sanno scriverle, amen. Sappiamo scrivere alcune cose, ma non tutte. Certi tipi di fantasy YA, ad esempio, è difficile che nascano da una penna italiana. Idem certi thrilleroni con certe atmosfere. Non ho mica detto che non sappiamo scrivere, cavolo. Ho detto che certe cose non ci vengono poi benissimo. Questo è uno di quei libri che o li scrivi bene o è meglio se ti vai a fare una pizza, già che siete in due. Probabilmente la pizza se la sono pure mangiata, le nostre due amiche Sofia ed Erica, ma dopo la pizza hanno anche creato un thriller che gioca a fare il paranormal che gioca a fare lo YA (young adult. Non lo dico più, eh?). Capirete quindi che questo romanzo ha un target ampissimo che non ha nessuna intenzione di ricadere unicamente sulla categoria “ragazzi”. Io, comunque, una ragazza non sono. E mi sono divertita da IMPAZZIRE.

A propormi di recensirlo è stata la mia collega blogger Erika Zini, del blog Wonderful Monster. Erika si occupa di letteratura romance e YA molto più di me che, come sapete, volente o nolente bazzico molto più nell’horror. Ho pensato di non avere i lettori giusti, ho pensato di lasciar perdere, ho pensato che no, lo avrei recensito.

E Dio… come non mi sono pentita.

Vi piacerà amici, vi piacerà. Ve lo giuro. Vi prego, fidatevi.

Probabilmente il riassunto che vi ho fatto del romanzo vi ha incasinato un attimo le idee: in che senso sono speciali? Hanno dei poteri? Che fanno, volano? Come fa a essere un thriller se questi volano?

Calma, nessuno vola.

Ed è un thriller, sì. Un thriller a sfondo psicologico che va a tastare ripetutamente nella mente umana e nella mente di chi, a pochi anni di vita, ha subito le atrocità peggiori. Un thriller che gioca con l’ambiguità e che si diverte a farlo. Un thriller che sembra concluso quando il Kindle segna l’80% e tu ti chiedi cosa mai debba ancora succedere. E poi succede ancora altra roba.

Oh, certo. Ha delle ingenuità. Ed è comunque un romanzo di fantasia. Nella vita reale nulla di tutto questo succederebbe, per quanto la mente umana sia ancora per buona parte inesplorata.E ha un titolo secondo me sbagliatissimo: io non lo avrei MAI scaricato. E non mi piace nemmeno la cover, anche se amo le cover minimaliste. Insomma sì, dei difetti ne ha, compreso un editing a volte non perfetto.

Ma porco cane, questo libro è un centro.

E io spero avrà il successo che merita, perché è tutto italiano, perché è un azzardo, perché è coraggioso, perché è ben congegnato, perché ha un’idea buona alla base.

Ah, a proposito: ricordiamo tutti, no, la credenza (è solo una credenza) secondo la quale noi umani usiamo solo il 10% del nostro cervello? Ricordatevelo, vi servirà. Nonostante sia solo una storiella rimane interessante ed affascinante la teoria secondo la quale saremmo in grado di fare grandi cose. A me piace pensarlo, anche se non è vero. A me, tra l’altro, basterebbe arrivare al 10% che avete voi. Credo di sfruttare il 2% del mio cervello. Sono una da risparmio energetico, io.

Contaminati ha il titolo sbagliato, la cover sbagliata e tutte le idee giuste. Non sempre i personaggi sono a fuoco e i dialoghi efficaci sono ridotti al lumicino (probabilmente non sono il loro forte) ma io devo valutarlo nel suo complesso.

E nel suo complesso è da 8.

Questo romanzo intrattiene con leggerezza ma necessita concentrazione. Ha un sacco di pagine (sapete che odio i mappazzoni infiniti) ma si fa leggere in un soffio (io l’ho letto in sei ore circa), ha dei ragazzi come protagonisti ma non è banalotto o per ragazzine svenevoli. Un libro da grandi, ecco cos’è.

Io ve l’ho detto: leggetelo. E buon viaggio.

Dimmi tre segreti

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Titolo: Dimmi tre segreti

Autore: Julie Buxbaum

Editore: De Agostini

Anno: 2016

Pagine: 261

Prezzo: 14,90 per il formato cartaceo – 6,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

E se la persona che ti conosce meglio al mondo fosse l’unica che non hai mai incontrato?

Jessie ha sedici anni e una vita da schifo. O almeno così le sembra il giorno in cui lascia Chicago per frequentare il liceo più snob di Los Angeles. Ma proprio quando le cose si mettono male, riceve una mail misteriosa. Una mail in cui Un Perfetto Sconosciuto si offre di aiutarla a orientarsi nella giungla della nuova scuola, mantenendo però l’anonimato. Jessie è perplessa: si tratta di uno scherzo di cattivo gusto o qualcuno vuole davvero darle una mano? Il punto è che lei non è nelle condizioni di rifiutare un aiuto tanto generoso: sua madre è morta ormai da un paio di anni, e suo padre si è risposato, costringendola a trasferirsi dall’altra parte del Paese, in un posto che odia con un fratellastro che odia ancora di più. Ecco perché Jessie non può fare altro che fidarsi: presto, Un Perfetto Sconosciuto diventa il suo migliore amico, e lei decide che è arrivato il momento di incontrarlo. Ma, si sa, ci sono segreti che è meglio non svelare mai…

LA RECE DELLA KATE:

Se l’unica persona al mondo che senti di amare davvero, tua madre, muore e tuo padre non trova di meglio da fare che farti spostare armi e bagagli a casa di una donna scandalosamente ricca che ti tratta come l’ospite di un albergo… allora sei davvero fregata.

Questa è Jessie.

Sedici anni, tutti i vecchi amici lasciati a Chicago e una nuova schifosa vita nella patinatissima, calda e assolata Los Angeles, dove nessuno è sfigato e nessuno ha una macchina poco meno che lussuosa.

Vero, parte con molti pregiudizi. Ma lei, in quella città e in quella scuola non ci vuole stare. Nuova arrivata e non abbastanza glam, Jessie diventa subito bersaglio per alcune ragazze della scuola che trovano il modo, senza fare molto sforzo, di rovinarle la vita.

Le cose cambiano sensibilmente quando arriva una mail firmata Perfetto Sconosciuto. Perfetto sconosciuto è, in effetti, sconosciuto. E tale vuole rimanere. Un amico dall’identità segreta che veglia su di lei come un novello e moderno angelo custode che ha, come missione, quella di renderla il più felice possibile dandole alcune dritte fondamentali per sopravvivere in quella giungla chiamata L.A.

Ma chi sarà Perfetto Sconosciuto? Il bellissimo e contesissimo Liam? Ethan? Caleb?

La resa dei conti è vicina e a Jessie non resta altro che cercare di scoprire in fretta chi sta cominciando a farla innamorare come mai prima.

Perché gli ho dato 8?

Perché è straromanticoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!

Ragazze… ragazze… questo è un young adult davvero moooooooooooooooooooolto molto love.

Aspettate: niente paura. Molto love ma niente miele.

Niente frasi stucchevoli che fanno venir voglia di schiantare il reader a terra.

Niente considerazioni sull’amore che fanno venir voglia di darsi fuoco.

Niente scene di finto-sesso che fanno venir voglia di chiudersi in convento e gettare la chiave lontanissima.

Niente di tutto questo.

Dimmi tre segreti è pulito, divertente, sexy senza essere mai piccante. Sexy perché, allora, direte voi? Perché ciò che non viene palesato è sempre sensuale. Perfetto Sconosciuto è sensualità. Anche quando scherza, anche quando dimostra l’età che ha. Vorrete sapere immediatamente chi è, ma allo stesso vorrete continuare il gioco per sempre. Vorrete che Jessie lo incontri, ma vorrete anche continuare a leggere i suoi sms misteriosi. Vorrete il bacio ma allo stesso tempo non lo vorrete, per seguitare ancora nella magia di quel rapporto tutto speciale che si è venuto a creare fra i due.

Vorrete i tre segreti che ogni mattina PS lascia a Jessie, perché sono segreti bellissimi.

Vorrete sentire il suono della sua voce, vorrete immaginare i suoi lineamenti.

Vorrete un Perfetto Sconosciuto nella vostra vita.

Ah, sì. Anche se tecnicamente potrebbe essere vostro figlio, se avete la mia età ahahaha!

Oh, dai. Quasi mai sono entusiasta degli YA, che ormai si somigliano tutti (anche questo ha delle caratteristiche comuni, ad esempio il trasferimento di lei in una città nuova e con usi e costumi molto diversi dalla sua di origine), ma quando incappo in qualcosa di davvero carino e che tiene davvero compagnia, non resisto alla tentazione di farvelo conoscere, lo sapete.

Questo è uno YA validissimo.

Certo, vi sono molte ingenuità e la chiusa è davvero frettolosa (eccheccaspita), ma le virtù compensano i difetti, credo.

Dimenticate, lo sapete, i Nobel per la letteratura, gli Strega e i Bancarella, eh? Ormai lo sapete che per me ogni libro va contestualizzato e inserito in un genere. Gli ho dato 8, certo, ma inserendolo nel suo contesto di letteratura per giovani adulti.

Ma poi… che importa?

Ciò che importa è che io mi sia divertita, che io lo abbia letto nel tempo di uno starnuto e che, alla fin fine, io abbia avuto la possibilità di sognare un pochettino insieme a Jessie e al suo amico virtuale.

Buona lettura, amiche romantiche.

 

Zombie allo specchio (White rabbit chronicles vol. 2)

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Titolo: Zombie allo specchio

Autore: Gena Showalter

Editore: HarperCollins

Anno: 2014

Pagine: 391

Prezzo: 6,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7

Link alla recensione del primo capitolo della saga, Alice in Zombieland.

SINOSSI:

In un attimo ho perso tutto ciò che conta. Il rispetto degli amici. La mia nuova casa. Il senso della vita. L’orgoglio. Il mio ragazzo. Ed è tutta colpa mia. Mia e di nessun altro. Sono stata io a permettere all’oscurità di entrare…

Alice Bell è convinta che peggio di così la sua vita non possa andare, ma si sbaglia. Dopo l’ennesimo attacco degli zombie iniziano a verificarsi fatti mostruosi e inquietanti. Vede strane cose negli specchi, sente le voci dei non-morti, ma soprattutto avverte dentro di sé una presenza oscura che la costringe a compiere azioni terribili. Mai come ora ha bisogno dei suoi amici cacciatori e del sostegno di Cole, il suo ragazzo, eppure lui tutto a un tratto la respinge e si allontana, lasciandola sola a combattere contro gli zombie e contro l’oscurità che avanza. Per fortuna ci sono Kat e Reeve, le sue grandi amiche, a darle la forza di andare avanti. Perché l’orologio corre, e se Ali dovesse fallire sarebbero tutti condannati.

LA RECE DELLA KATE:

Le cose hanno preso una brutta piega. Una brutta, bruttissima piega. Da quando – nel corso dell’ultima battaglia – è stata morsa da Justin (a sua volta morso da uno zombie) qualcosa, in Alice, non va. E se con il ragazzo l’antidoto ha immediatamente funzionato, con lei qualcosa, invece, sta andando storto; è sempre stanca, non riesce ad allenarsi, non si sente e non è abbastanza forte per combattere insieme al resto dei giovani cacciatori e, come se non bastasse, Cole pare allontanarsi sempre di più da lei, spezzandole il cuore e rendendola furiosa.

Ma se i dolori di cuore, dello spirito e del corpo non dovessero bastare, ecco allora che si aggiunge un’altra inquietante questione: Ali si specchia e ciò che vede non è ciò che si aspetterebbe di vedere. Il riflesso che lo specchio le rimanda non le appartiene. O meglio: certo… è lei ma… non è lei; il riflesso appartiene a una ragazza del tutto simile a lei ma con un ghigno sardonico sul volto, gli occhi segnati e grosse macchie scure come di putrefazione che via via si allargano in quel corpo al di là dello specchio.

Cosa ha provocato quel morso? Perché Justin è completamente guarito mentre la sua vita, invece, è completamente cambiata? È chiaro, no? Quel riflesso, quell’altra Alice bionda ma spenta, cattiva e provata, con quelle macchie che continuano ad allargarsi sul suo corpo è la parte della sua anima sdoppiata dal morso, un’anima malata e bramosa di sangue umano, fresco e pulsante. La voce dell’altra Alice urla dentro alla sua testa, ha fame, sempre più fame. Gli attacchi diventano sempre più frequenti e sempre più pericolosi, i suoi denti schioccano alla velocità della luce, le sue pupille diventano rosse come fuoco, la sua sete è inarrestabile. L’antidoto trovato riesce a placarla per tempi sempre più brevi e la sua vita, adesso, è seriamente in pericolo.

Intanto, nell’ombra, le tute dell’Anima Industries continuano le loro malefatte per portare a termine il loro terrificante obiettivo: catturare gli zombie e usarli come armi. Non vogliono distruggerli, non vogliono liberare il mondo da quelle bestie immonde, ma vogliono sfruttarli per fare altro male, per sommare male al male, dolore al dolore.

PERCHÉ GLI HO DATO 7:

Il secondo volume della saga è un libro molto corposo che, rispetto al primo, offre spunti e atmosfere molto più creepy, più oscure, più adulte.

Alice, davanti al dolore fisico e morale è costretta a crescere e a fare un lavoro introspettivo che porta molta dell’attenzione – del lettore ma anche dei suoi compagni di fiction – verso di lei. Lo sforzo che deve fare per sopire la sua parte zombie e per non permettere al suo lato oscuro di ferire o uccidere i suoi amici è quanto di più difficile lei sia mai stata portata a fare ed è ben reso. Il risultato è un’azione sulla psicologia del personaggio principale molto buona.

Alice è quindi, volente o nolente, molto sola. Se accanto a lei ci sono la nonna (direi il mio personaggio preferito, accipicchia!), il bellissimo Cole e le amiche del cuore, è anche vero, però, che nessuno può fare molto per lei se non tentare di farla sentire amata e protetta nonostante il suo animo zombie tenti di emergere più spesso di quanto nessuno vorrebbe.

Starle accanto o salvarsi la pelle e abbandonarla? C’è ancora una piccola parte della bella e bionda cacciatrice, da qualche parte? Quanto di lei è rimasto? Cosa saranno costretti a fare quando le cose saranno tragicamente al loro culmine? Chi sarà pronto a ucciderla guardandola negli occhi, trattandola come uno schifoso zombie  qualunque?

Ali risulta una specie di one-man-show e a lei è data tutta la responsabilità della buona riuscita narrativa del libro che, senza dubbio, risulta essere tutto sommato buona.

Certamente, ragazze, l’ho trovato di una lunghezza esasperante.

Molti concetti sono detti, ridetti, e stradetti in un gioco di parole a rincorrersi che talvolta risulta davvero frustrante e che spesso mi ha fatto venire voglia di cliccare avanti-avanti-avanti sul mio Kindle per passare al concetto o all’azione successivi e uscire quindi da una impasse narrativa vagamente infastidente. Sarà perché i romanzi troppo lunghi cominciano a non piacermi più moltissimo (riesco a tenere l’attenzione in maniera molto vaga), sarà perché se si tratta di letteratura YA trovo le lungaggini ancora meno utili, sarà perché (da editor) avrei tolto almeno (almeno!) cinquanta pagine, ma mi sono sentita io stessa molto di frequente preda di una sorta di frenesia zombie   🙂

Detto questo, è sicuramente vero che l’ho letto, l’ho letto tutto, l’ho letto in pochissime sere (tre) e l’ho letto con puro piacere e rilassamento.

Zombie allo specchio perde in action (per recuperare – ovviamente – sul finale) ma guadagna in dialoghi e costruzione del personaggio principale, riuscendo quindi a coprire alcune lacune presenti qui e lì tra le quali voglio ricordare – ancora una volta – la presenza di questi assurdi e improbabili messaggini che si scambiano i protagonisti principali. (Signora Gena, mi venga un colpaccio secco, nessun diciottenne scrive in quella maniera idiota! A meno che non si sia fermato alla terza elementare e non venga dal Bronx. Credo. Comunque nessun ragazzo di quell’età che conosco scrive SMS così beoti. Non si può parlare di ragazzi che hanno diciassette o diciotto anni belli come dei greci, pieni di tatuaggi, unti come modelli di Dolce e Gabbana e poi farli scrivere come bambini delle elementari. Dai! Ci ammazzi l’ormone, Gena!).

Atmosfere oscure, antagonisti davvero cattivissimi (e per questo interessanti), una sottile linea di paura e il nauseante odore della Morte rendono questo secondo capitolo della saga un libro valido e molto diverso rispetto al primo.

Ehi ma… non crederete mica che non si parli d’ammmmore, vero?!

C’è un sacco di amore! Anche un pochino bollente (finalmente!)  😉

Buona lettura, fanatiche degli zombie!

 

LA CITAZIONE:

“Cole si mise a sedere con una smorfia di dolore. «I tuoi occhi sono diventati rossi, Ali, come quelli degli zombie» disse senza guardarmi in faccia. «I mostri sono arrivati e ti hanno ignorata, ti trattavano come se fossi una di loro. Hai bruciato gli alberi…»

La notte in cui ci siamo ascoltati

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LA NOTTE IN CUI CI SIAMO ASCOLTATI

Titolo: La notte in cui ci siamo ascoltati

Autore: Albert Espinosa

Editore: Salani

Anno: 2016

Pagine: 103

Prezzo: 12,90 in formato cartaceo – 9,99 euro in formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Dani sta per compiere diciotto anni e parte con la scuola per la Repubblica Dominicana. Intuisce, anzi vuole che quel viaggio sia importante, ma ancora non sa perché. Forse è l’occasione giusta per farsi ammettere, finalmente, nel gruppo dei ragazzi più popolari e ammirati della scuola, capeggiati da David, il Numero uno, l’irraggiungibile. Forse.
Con la voce di Dani, Albert Espinosa dimostra ancora una volta la sua inarrivabile capacità di dire nel modo più semplice le cose più profonde; di raccontare con sensibilità, umorismo e – perché no – senza peli sulla lingua l’educazione sentimentale di un adolescente, il suo viaggio alla ricerca di se stesso, della propria identità sessuale e dell’autenticità delle emozioni.

LA RECE DELLA KATE: 

Ricordate l’ultima gita scolastica delle scuole superiori? Ricordate quel senso di inesplorato e di infinite possibilità? Quel senso di sottilissima angoscia al pensiero di ciò che sarebbe accaduto dopo?

Io sì. Eccome. Non sapevo assolutamente cosa ne sarebbe stato di me dopo tutto l’ambaradan del Liceo. Probabilmente non lo so nemmeno adesso. Ho dei sogni, come li hanno tutti; ma che io sappia cosa “farò da grande”… no, quello ancora no.

Ma se c’è una cosa meravigliosa dei diciotto anni (a trentacinque la storia cambia) è la limpida spensieratezza con la quale si affronta la vita. Un passo alla volta. Con curiosità e incoscienza.

Anche Dani è un curioso. Ma, soprattutto, ha dei sogni. E i suoi sogni urlano più forte della madre, lo spingono più lontano delle sberle che gli dà in aeroporto, davanti a tutti. Perché certi adulti sono così, pensano che se urli e spintoni e magari dai qualche schiaffo i ragazzi ti ascoltano e comunque è tuo diritto urlare, perché sei un genitore e i genitori urlano. Punto e stop. Ma Dani dentro ha una tempesta, e sorride. Non gli importa di nulla, vuole solo salire su quell’aereo con i suoi amici, volare in Repubblica Dominicana e accarezzare l’idea di essere visto dalle persone giuste, da quei ragazzi popolari che (come sempre) si siedono in fondo, fanno chiasso e vengono guardati dalle ragazze.

David è uno di loro. Bello, sportivo, simpatico, pieno di amici e di ragazze. Praticamente inarrivabile per uno come Dani che sparisce in mezzo alla folla e che non è mai riuscito a conquistarsi la simpatia di quelli “giusti”.

Ma in quel Paese caldo e lento, molle come certe serate estive, Dani scoprirà che le emozioni si nascondono nei posti più impensati, che crescere si può anche lontani da casa, anche senza sberle, anche senza urla.

Dani, insieme a David, scoprirà che certe cose sono impossibili ma che altre, semplicemente, non lo sono. Sono lì, attendono solo di essere viste, comprese, afferrate, godute.

PERCHÉ GLI HO DATO 8:

Ebbene sì, sono una fan sfegatata di Braccialetti rossi, la fortunata e lacrimevole serie televisiva targata RAI basata sui romanzi di Espinosa che però, colpevolmente, ammetto di non avere ancora letto (ma lo farò!).

Grazie alla casa editrice Salani (che ringrazio di cuore) ho però avuto l’opportunità di leggere questo romanzo, l’ultimo. E l’ho fatto in un fiato, in nemmeno due ore, click dopo click dopo click, stupendomi di come la storia scorresse leggera, di come Dani, il nostro narratore, riuscisse ad attirare l’attenzione anche di un adulto come me pur usando un lessico assolutamente in linea con la sua età. Risulta veloce e scorrevole, giovane e fresco senza però essere stucchevole e troppo “young”. Parla d’amore ma anche di un tema ben meno comodo e popolare: l’omosessualità.

L’omosessualità del protagonista viene mostrata e non descritta. Un caso perfetto di “show dont’ tell” spontaneo e divertente, proprio come lui, come Dani. Ed è Dani l’unico narratore possibile, l’unico che riesce a dare a tutta la questione (vagamente delicata) quella fluidità indifferente di chi ha preso atto della cosa per poi, con serenità, accettarsi definitivamente.

La serenità che permette di archiviare l’argomento e proseguire oltre.

Si percepiscono tutta una serie di cose, dietro le parole e in mezzo alle pagine. Il caldo di un Paese lontano ed esotico, l’amicizia, la complicità, la sensazione che si prova a essere sempre un pochino diversi dalla massa, l’emozione che nasce da un nuovo e inaspettato amore, la consapevolezza che crescere significa un milione di cose e che crescere significa anche dover scegliere. Senza se e senza ma. Ma è proprio la possibilità di scegliere che fa di noi quelli che siamo: impauriti e talvolta sbalestrati ma anche coraggiosi e unici.

LA CITAZIONE:

” Sapete qual è la mia teoria? Be’, che la gente dovrebbe avere orecchie da cane; così sapremmo se uno è triste o contento. Con i cani te ne accorgi subito, se le tengono dritte vuol dire che sono molto felici, se le tengono basse sono tristi… Sarebbe perfetto se avessimo tutti le orecchie del pastore tedesco.”

Rivalità (Le stelle di Noss Head Vol. 2)

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Titolo: Rivalità

Autore: Sophie Jomain

Editore: LainYa (Fazi Editore)

Anno: 2016

Pagine: 341

Prezzo: 13,50 euro per la versione cartacea, 5,99 euro in formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Hannah ha finalmente iniziato il primo anno di Storia all’Università di St Andrews. Insieme al suo bellissimo ragazzo Leith, che oltre a essere la sua anima gemella è anche un lupo mannaro, fra lezioni e nuovi amici le giornate scorrono piacevoli e meravigliose. Tuttavia, all’interno del piccolo universo di St Andrews, la confraternita del Cerchio – frequentata da studenti affascinanti e pericolosamente misteriosi – attira subito l’attenzione della ragazza, che ben presto verrà travolta da una rivelazione sconvolgente: i lupi mannari non sono le uniche creature leggendarie ad aver oltrepassato i confini del mito per entrare nella realtà. E così, la storia d’amore di Hannah e Leith, oltre a dover fronteggiare i pregiudizi del Branco, che ritiene di cattivo gusto l’unione di un lupo mannaro con un essere umano, sarà anche minacciata da una vera e propria guerra che sta per scoppiare con altre fazioni, infiammata da contrasti che si trascinano da centinaia di anni.

LA RECE DELLA KATE:

Le saghe.

Il 3.0 dell’editoria per giovani adulti.

“Sia lode alle saghe”, dicono gli editori.

“Iddio le maledica tutte”, dicono i lettori.

Le saghe dividono più delle squadre di calcio, della politica, del cibo (se me lo rubi dal piatto ti divido eccome, credimi). Le saghe… sì. Quelle che cominciano e non sai bene se e quando finiranno. Quelle che il primo volume esce a febbraio 2005 e il secondo volume a novembre 2013 (ricordate la trilogia de L’atlante di smeraldo? Uscito il secondo non ti ricordavi nemmeno di aver comprato il primo, figuriamoci se ci si poteva ricordare di cosa diamine parlasse!). Insomma, si capirà bene che io non sono (più) una grande fan delle saghe, ma la realtà è una e una sola: vanno a gonfie vele e difficilmente il trend subirà cambiamenti importanti, quindi tanto vale farsene una ragione, pazientare e pregare di avere buona (buonissima!) memoria (argh).

Ma qui, ragazzi, ci troviamo di fronte a una incredibile e piacevolissima eccezione: Vertigine (da me recensito, grazie alla CE, qui) è uscito da pochissimi mesi e già possiamo leggere il secondo capitolo della serie. Figo, vero? Fighissimo!

… Ma insomma, dove eravamo rimasti?

Tra le braccia di Leith, un ragazzone bello e impossibile dalla pelle calda come una stufa e dagli occhi magnetici come una calamita, ecco dove eravamo rimaste. Tutte. Bavina alla bocca compresa, certo.

Le cose non sono cambiate molto. Hannah e Leith si amano ancora (del resto, mia cara Hannah, noi ti comprendiamo perfettamente) mentre la loro vita è preda di furiose novità. Hannah ha infatti deciso di non tornare in Francia: rimarrà a St. Andrews (mia cara Hannah, ti comprendiamo perfettamente anche in questo caso) accanto al suo amato e fascinoso lupo per iniziare lì il primo anno di università. Nuova vita, nuova scuola, nuovo appartamento, nuova compagna di stanza e tante, tantissime emozioni! Ad attendere Hannah dietro l’angolo non sono infatti solo i meravigliosi e scultorei pettorali del suo fidanzato, ma alcune sorprese ben meno piacevoli e molto, molto pericolose.

La ragazza scoprirà presto che a St. Andrews non ci sono solo gli amici del Branco di Leith, ma anche i loro più antichi e acerrimi nemici, quelli del Cerchio. Sono uniti, sono tanti, sono freddi. Si mischiano ai mortali senza esserlo. Vivono in eterno e in eterno cercano solo una cosa: sangue.

Vampiri. Angeli neri. Creature meravigliose e temibili. All’apparenza ragazzi comuni, nascondono invece inquietanti verità e un odio ancestrale verso tutti quelli del Branco. La scintilla che può far scatenare una guerra tra le due fazioni è troppo vicina, e il pericolo è altissimo. Per tutti. Per loro, per i tranquilli cittadini di St. Andrews e soprattutto per lei, la bella Hannah, disposta a tutto pur di fermare una battaglia che ha tutti i presupposti per diventare mortale quando una ragazza del Cerchio viene uccisa e il Branco viene ritenuto responsabile di quella morte atroce.

PERCHÉ GLI HO DATO 8:

Partiamo da una prima (ma fondamentale) considerazione: non è sempre sempre sempre così, ma spesso i primi capitoli sono i migliori (il caso di Hunger games valga per tutti e per tutti faccia eccezione Harry Potter) mentre tutti quelli che seguono sono pallide e stentate imitazioni che tengono compagnia e chiudono il cerchio ma raramente si avvicinano al primo come sensazioni, qualità di scrittura, prosa ed emozioni regalate. Questo, se non altro, vale per me.

Rivalità… Rivalità è diverso. È migliore.

Dalla trama al ritmo, dai dialoghi ai personaggi, ogni aspetto del romanzo ha subito fortissimi miglioramenti rispetto al primo capitolo che, pur essendo sicuramente godibile e carino, aveva il difetto di perdere – talvolta – un poco di mordente.

Certamente la somiglianza (talvolta eccessiva) con il più famoso Twilight non può essere ignorata e certamente indispettirà più di qualcuno. Gli elementi in comune sono infatti moltissimi, ed è a mio parere inutile stare ad elencarli, perché chiunque abbia letto Twilight (esiste qualcuno che non l’ha fatto, in sala?) sa bene di cosa sto parlando e sa quindi cosa ritroverà (con gioia o disappunto) in questo romanzo.

I punti di forza, del resto, sono fondamentalmente tre: un antagonista maschile molto interessante (molto “uomo”, molto fascinoso, molto carismatico; a volte più interessante dello stesso Leith, che dovrebbe risultare il testa alla classifica, in teoria); delle ambientazioni meravigliose (l’umida e magica Scozia) e una chiusa spettacolare con un’impennata di adrenalina paurosa che mi ha lasciata senza fiato!

Rivalità è quindi un classico fantasy YA a tema “mannari Vs vampiri” dalla prosa leggera e fluida, un romanzo che si lascia leggere in poche ore e che non presenta particolari problemi sul piano strutturale.

(Quello che non ho capito è se certi editing “sbarazzini” siano il frutto di un lavoro fatto alla “viva il parroco” o siano invece frutto di una precisa scelta editoriale.)

LA CITAZIONE:

“Gli angeli demoniaci sono delle creature soprannaturali completamente a parte. Sono circondati da leggende straordinarie, a un punto tale che non si è nemmeno certi della loro vera origine. La storia più diffusa racconta che siano per metà vampiri e per metà strigi […], incantatrici. Hanno una voce armoniosa capace di sedurre chiunque abbia l’imprudenza di ascoltare i loro canti. Colui che le sente dimentica tutti: padre, madre, figli. Diventa una preda facile, sottomessa. Le strigi sono crudeli, pericolose, astute, rapide e assetate di sangue.”

Alice in Zombieland

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Titolo: Alice in Zombieland

Autore: Gena Showalter

Editore: HarperCollins

Anno: 2014

Pagine: 350

Prezzo: 9,90 euro per il formato cartaceo – 4,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Non avrò pace finché non avrò rispedito nella tomba tutti i morti che camminano per sempre. Se mi avessero detto che la mia vita sarebbe cambiata in un momento, sarei scoppiata a ridere. Ma è quello che è accaduto. Il tempo di un respiro e tutto ciò che amavo è sparito. Mi chiamo Alice Bell e la notte del mio sedicesimo compleanno ho perso la madre che adoravo, la mia sorellina e il padre che non ho mai capito. Quella notte ho scoperto che lui aveva ragione: gli zombie esistono. E mi hanno portato via tutto. Ora non mi resta che la vendetta… Per vendicarsi. Alice dovrà imparare a combattere contro i non-morti e fidarsi dell’inaffidabile Cole Holland. Ma lui nasconde dei segreti. Che potrebbero rivelarsi persino più pericolosi degli zombie.

LA RECE DELLA KATE:

Me lo lasciate un difetto, in mezzo a tutti i pregi che ho? (AHAHAHAHAHA!)

Io non ricordo un tubo dei libri che leggo.

Non ha nessuna importanza che passino due settimane o due anni, il punto è che non ricordo quasi niente. Posso ricordarmi la cover se è particolarmente bella e/o evocativa. Posso ricordarmi in modo assolutamente generico e vago l’argomento, ma non ricorderò mai i nomi dei protagonisti, il finale o lo svolgimento, se è lungo o corto, se ci sono molti o pochi dialoghi. Non a caso quando ero più piccola (diciamo elementari e parte delle scuole medie) rileggevo in loop roba che avevo già letto un numero incalcolabile di volte senza perdere nemmeno un grammo del piacere originario! Mettiamola così: posso andare davanti alla mia enorme libreria, prendere un volume a caso e leggerlo come fosse SEMPRE la prima volta  😉

Ma alcuni libri sono imperituri. Alcuni grandi classici, per esempio (ricordo La ragazza di Bube praticamente a memoria!), o libri che, per alcune loro caratteristiche, si sono accomodati in un angolino della mia testa e non se ne sono mai più andati.

Indovinate cosa sto per dirvi, forza.

Ma ceeerto! Alice in Zombieland è proprio uno di quei libri! Ok, ok. So che non si sta parlando di uno Strega, ma non c’è niente da fare: datemi un fantasy YA e io crollerò al suolo come una pera troppo matura. Datemi ragazzotti muscolosi, qualche problema da risolvere, qualche bacio passionale (lingua inclusa) e sarò per sempre vostra.

Ho letto per la prima volta questo romanzo anni fa, ben prima di cominciare a recensire (poveri voi!) tutto quello che mi capitava sotto le mani e chiaramente non ricordo (strano!) come venni a conoscenza del libro, ma ricordo alla perfezione che leggerlo fu un unico e indissolubile piacere, senz’altro rinnovato leggendolo per la seconda volta in questi giorni.

*sospirone*

Ah… ragazze! Se voi sapeste!

Riuscite a immaginare una casa piena di ragazzi alti, atletici, muscolosi, coperti di bellissimi tatuaggi e sudaticci? Tutti insieme, ognuno occupato nelle sue attività? E se vi dicessi che oltre a essere bellissimi sono anche molto pericolosi e che la loro pelle è cosparsa di cicatrici, ferite, tagli, abrasioni e bende? E se vi dicessi che le loro mani sono sporche di sangue? Avreste ancora voglia di stare nella loro stessa stanza?

Ok. Anche io. Ahahahahah!

Ma andiamo con ordine, che come sempre mi perdo!

Questa è la storia di Alice, sedici anni, figlia di un uomo ossessionato da mostri che solo lui può vedere, che ha impedito alla sua famiglia di avere una vita notturna, che obbliga tutti a cenare alle cinque del pomeriggio così da potersi chiudere in casa ben prima che faccia buio. Un uomo nervoso, che troppo spesso affoga nell’alcool le sue paure e il suo terrore.

Un uomo che da anni vede cose che non esistono.

Quando Emma, la sorella di Alice, riesce a convincere il padre ad assistere al suo saggio di danza serale, la vita alle due sorelle sembra finalmente sorridere. Sono fuori tutti insieme, di sera, come le altre famiglie. Una boccata di normalità in un’esistenza fatta di silenzi e divieti finché, sulla strada del ritorno, in un momento il mondo si capovolge. L’auto sbanda, ci sono molte urla, molti rumori e quando Alice apre gli occhi nessuno risponde ai suoi richiami. Sua madre, suo padre e la sua adorata sorellina sono morti.

La situazione peggiora in fretta quando Alice scorge il padre attorniato da figure mostruose che sembrano cibarsi di lui, della sua stessa anima.

Insieme alla nuova amica Kat, Ali dovrà cominciare la sua nuova vita a casa dei nonni e in una nuova scuola zeppa di ragazzi che non conosce e che sembra proprio non vogliano conoscere lei, soprattutto quel gruppo di ragazzi grossi e muscolosi pieni di tatuaggi. Chi sono? Perché tutti a scuola sembrano temerli? E perché uno di loro la fissa come se volesse entrarle dentro l’anima? E perché ha quelle visioni che la vedono insieme a lui?

Ma la nostra protagonista ha un’unica e importante domanda che le ronza per la testa: chi erano quei… cosi che sembravano nutrirsi di suo padre? È possibile che l’uomo sia stato vittima di quei mostri di cui ha parlato per tutta una vita? Solo Cole, il bellissimo e pericolosissimo ragazzo della nuova scuola può aiutarla. Le visioni che entrambi hanno parlano di una connessione tra di loro che non si può ignorare e la connessione sono loro: i mostri. Zombie. Zombie affamati e in buona parte organizzati, veloci e letali, decisi a togliere dalla faccia della terra ogni parvenza di felicità e di luce, di salvezza e di vita. Gli zombie vogliono altri zombie. Vogliono sangue, morte, morsi. Vogliono tutto ciò che è ancora vivo e sono in tanti, tantissimi.

In Alice c’è qualcosa di unico e, come loro e come suo padre, adesso può vedere quei mostri, può sentire il loro nauseabondo odore ma, soprattutto, sa che può sconfiggerli. Diventerà un’incredibile macchina da guerra, una cacciatrice forte e temibile, un’arma abbastanza potente da dover essere protetta mentre, nell’ombra, quelli della Anima Industries, tramano per compiere i loro infernali progetti.

PERCHÉ GLI HO DATO 8:

Che io abbia una predilezione per il mondo vampirico e zombesco non mi pare sia una novità e che io straveda per gli YA, forse, nemmeno. Se le due categorie letterarie vanno a formare un mix pressoché perfetto è normale che io poi vada letteralmente in sollucchero, amici!

Alice in Zombieland è un’avventura straordinaria, una veloce discesa verso l’inferno mitigata da un amore da favola, un ragazzo bellissimo e baci indimenticabili che non riescono però a spazzare via l’aura assolutamente horror del romanzo che rimane quindi, nonostante l’amore che permea l’intero libro, molto ben saldo e chiaro.

Narratore d’eccezione è la stessa Alice che, grazie a incisi e commenti personali, fa quindi un occhiolino virtuale e accorcia le distanze gettando un ponte tra chi scrive e chi legge rendendo tutto ancora più fluido, scorrevole, divertente e molto, molto young.

Ma non crediate: questi zombie fanno davvero molta paura, sono fortissimi e sono cattivissimi, il dolore che provocano è lancinante e le urla dei feriti – che paiono uscire direttamente dalle pagine – arrivano al lettore come un pugno in faccia.

La Showalter è stata quindi magistrale riuscendo nel tentativo di far entrare in sintonia due generi così diversi come l’horror e il romance giovanile senza togliere dignità e presenza né all’uno né all’altro. Troviamo l’amore passionale e sfrenato tipico degli YA e troviamo action, adrenalina e quel sottile brivido di paura che ci piace provare quando si parla dei non-morti, figura letteraria sin troppo sfruttata e spesso bistrattata.

Un difettuccio? Io NON voglio credere che gli adolescenti scrivano davvero gli sms a quel modo. Mi RIFIUTO. Credo sia un eccesso di “bimbaminkizzazione” che ha voluto dare la scrittrice (o il traduttore?) per meglio rendere la giovane età dei personaggi principali ma che, a mio parere, non era affatto necessaria.

Il romanzo fa parte di una serie e – grazie alla CE HarperCollins – certamente non mancherò di recensire per voi anche tutti gli altri!

Consigliatissimo a tutti gli amanti dei nostri amici puzzosi e claudicanti non-morti.

LA CITAZIONE:

«Gli zombie… ti vogliono e faranno qualunque cosa pur di averti.»

«Perché?» le chiesi. «Tu come lo sai?»

I tratti del suo viso si distorsero per la forza delle emozioni che provava. «Alice, per favore. È già quasi troppo tardi. Non hai più tempo. Ti prego. Ti danno la caccia e io non voglio che ti prendano.»

«Parli di loro come se fossero intelligenti, organizzati, concentrati.»

Come se li conoscessi.

«Lo sono» sussurrò con una sfumatura di orrore.

Quindici minuti (The rewind agency vol. 1)

Quindici-Minuti-di-Jill-Cooper-The-Rewind-Agency-series

Titolo: Quindici minuti

Autore: Jill Cooper

Editore: Dunwich

Anno: 2016

Pagine: 209

Prezzo: 3,99 euro in formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Quindici minuti. È tutto ciò che la Rewind concede a una persona quando viaggia nel passato, ma per Lara Crane è abbastanza per trovare sua madre e impedirne l’assassinio nel corso di una rapina avvenuta dieci anni prima. Ma la storia che le è stata raccontata per tutta la vita è una menzogna. Quando Lara viene colpita dal proiettile che avrebbe dovuto uccidere sua madre, il suo futuro cambia per sempre: nuova casa, nuovi amici e nuovo ragazzo. E ora suo padre è in prigione. In una linea temporale che non riesce a comprendere, Lara sta per commettere un errore fatale e dovrà confrontarsi con un avversario che conosce molto bene… perché fa parte della sua famiglia.

LA RECE DELLA KATE:

Chiudi gli occhi e respira profondamente.

Ti sentirai confusa quando arriverai lì.

Ricorda: hai solo quindici minuti.

Immagino che la domanda delle domande, a questo punto, non possa che essere: “E tu, mia cara Kate, a quale punto della tua vita torneresti per cambiare le cose?”

Non posso che pensare a mia madre e alla malattia che ce l’ha portata via. E allora, tornando nel passato, cosa mai avrei potuto fare? Impedirle di fumare? Farle fare controlli annuali? Cambiarle medico di base? Chiedo eh, le mie sono solo supposizioni, sciocchi pensieri di chi ha appena (appenaappena) terminato un libro dall’impatto importante.

Bisogna anche non credere nel destino, tra l’altro. Perché se uno ci crede è già fregato. Se pensiamo di avere un destino, di far parte di un disegno e che questo disegno sia tracciato a linee indelebili, allora la teoria della Cooper si dissolve come un cubetto di ghiaccio in una tinozza colma d’acqua bollente.

Preferisco credere di poter cambiare le cose o che esista un sentiero tracciato e – ahinoi – ineluttabile?

Fate troppe domande, perbacco. Ed è per questo motivo che mi rimetto subito in carreggiata e vengo a compiere il mio dovere raccontandovi di Quindici minuti, una delle nuove uscite Dunwich che, grazie alla casa editrice, ho avuto modo di leggere.

Lara ha quindici anni e da dieci ha perso la madre, assassinata da un uomo senza volto. Adesso vive col padre, un uomo mite, intelligente e innamorato della figlia che si è preso cura di lei con eccezionale amore e dedizione. Ma certo, per quanto meraviglioso possa essere un padre, una madre rimane una madre e Lara, la sua, non l’ha mai dimenticata. È una ragazza acuta e brillante, dotata di un’intelligenza assai vivace che le ha permesso di non arrendersi a ciò che è accaduto alla sua bella famiglia. La ragazza ha infatti un solo e unico obiettivo: tornare indietro nel tempo e impedire l’assassinio della sua mamma.

Ma come fare?

Nel mondo di Quindici minuti è possibile grazie all’agenzia di viaggi temporali Rewind, che mette a disposizione di chi è disposto a pagare il giusto obolo la possibilità di tornare indietro nel tempo. Pochi minuti, nessun contatto col passato e una sorta di “guardare ma non toccare” che mette al sicuro il mondo intero dal rischio di cambiamenti epocali e rischiosissimi. Ormai lo sappiamo: da che mondo è mondo i viaggi nel tempo sono possibili, ma non bisogna in nessun modo interferire con il passato.

E Lara lo fa. Torna a quel giorno. Torna in quel vicolo. Devia la pallottola. Sua madre è salva. Per sempre.

Ma interferire con il corso della storia, glielo avevano detto, porta conseguenze gravissime e sconvolgenti.

Al suo risveglio Lara si troverà sì viva, ma in una realtà ben diversa da quella dalla quale proviene. In questa nuova realtà sua madre è viva, è sposata con un uomo buono che si chiama Jax, ha due fratelli gemelli di sei anni, un fidanzato diverso  e suo padre, il padre della realtà dalla quale lei proviene, è chiuso in carcere da dieci anni accusato dell’omicidio della moglie. Dev’essere un incubo. La realtà è semplice: viaggiando nel tempo ha salvato la vita a sua madre ma ha condannato il padre alla prigione e ha modificato per sempre la vita di tutti. Ma Lara conosce bene quell’uomo che ora è in carcere. Lui non avrebbe mai fatto del male a sua moglie, non sarebbe mai stato capace di ingaggiare un cecchino, non avrebbe mai fatto del male alla donna che amava con tutto il cuore. Lara lo sa, ed è decisa a combattere con le sue sole forze, non solo contro il tempo ma anche e soprattutto contro uomini e donne assetati di potere disposti a tutti pur di proteggere la loro società. Tirerà fuori di prigione suo padre e cercherà di scoprire cosa c’è davvero dietro all’ambizioso progetto Rewind.

Anche a costo della sua vita.

Quindici minuti viaggia a cavallo tra distopia, sci-fi e young adult e lo fa con una maestria appena scalfita da passaggi di trama non sempre chiarissimi che necessitano di una certa qual dose di concentrazione da parte del lettore. Ma nemmeno fatevi ingannare dalla copertina di questo libro, che fa pensare a un libercolo di poco impegno destinato a un target giovanile e ingenuo: Quindici minuti è certamente un romanzo destinato soprattutto ai giovani adulti ma sono certa non deluderà nessuno di voi, giovani o meno giovani che siate, donne o uomini, appassionati o meno di fantascienza. Ciascuno di voi, amici lettori, sarà pronto a viaggiare nel tempo con la Rewind.

E se per tema può ricordare la fortunatissima trilogia di Kerstin Gier (Red, Blue e Green – edizioni Corbaccio), le somiglianze finiscono qui perché il romanzo della Cooper è decisamente più “dark” e più cattivo e dal tema dei salti nel tempo sono state grattate via tutte quelle caramellosità (necessarie per amore del cielo) incontrate (e apprezzate dal vasto pubblico) invece nella trilogia sopra citata.

La prosa semplice ma ricca di dialoghi efficaci rendono la lettura molto scorrevole e piacevole, mentre le scene di action tengono alta l’adrenalina e la voglia di proseguire la lettura, cosa sicuramente utile giacché questo è solo il primo libro di una serie  🙂

Buona lettura allora, amici miei. Siete pronti a usare  vostri quindici minuti? Ma soprattutto: siete sicuri di volerlo fare?

Il circo dell’invisibile

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Titolo: Il circo dell’invisibile

Autore: Camilla Morgan Davis

Editore: Dunwich

Anno: 2016

Pagine: 192

Prezzo: 2,99 euro per la versione digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Clio è una ragazza di quindici anni, da un anno è scappata dalla sua famiglia e vive a Edimburgo in un vecchio spaccio del pesce, ormai abbandonato. Trova nel misterioso Circo dell’Invisibile la possibilità per cambiare nuovamente la sua vita, trasformandosi nella Ballerina Sirena.
Clio crede di vivere in un sogno che oscilla fra duri allenamenti, emozionanti spettacoli, strane amicizie e un dolce amore, ma il sogno nasconde una faccia oscura.
Quali misteri si celano sotto i tendoni dorati e turchesi che ha imparato a considerare la sua casa?
Clio proverà a scoprirlo sfidando la meraviglia con l’inganno dei suoi stessi desideri.

LA RECE DELLA KATE:

Posso resistere a quasi tutto (non è vero, non resisto a niente, non credetemi) fuorché a una cover come questa, con questi colori rétro e questa atmosfera leggera e seppiata. Vero è che spesso mi sono imbattuta in copertine molto brutte che celavano al loro interno storie belle e ben scritte, ma una buona cover è il biglietto da visita e della casa editrice e dell’autore; prescindere da una cover è quasi (quasi) impossibile, soprattutto per chi, come me, si vede passare sotto gli occhi e le mani decine e decine di libri alla settimana e necessita di un minimo e banale appiglio. Ho voluto leggere questo romanzo proprio partendo dalla cover: ero curiosa di capire. Si trattava di un caso di tutto-fumo-niente-arrosto? Andiamo a scoprirlo, venghino siori e siore!  😉

La Casa dei Pescatori, a Edimburgo, è una stamberga sporca e fatiscente che accoglie giovani vagabondi, ragazzi senza casa né famiglia che cercano riparo e rifugio dai lunghi e freddi inverni della capitale scozzese. La prossimità fisica, la povertà, la fame e il freddo rendono questo luogo poco meno inospitale di quello che c’è fuori: un vento gelido e una pioggia sferzante. Clio ha solo quindici anni e, per fortuna, non è sola: accanto a lei, l’amica Lilli, poco più grande, povera come lei, sola come lei ma, diversamente da lei, molto più cinica e disincantata. Sa bene che in un mondo come quello, con una vita come quella, avere dei legami è impossibile e l’amicizia e la vicinanza sono necessarie solamente per garantirsi la sopravvivenza. Insieme si può rubacchiare più facilmente in mezzo alle trafficate strade di Edimburgo, o fare accattonaggio e dividersi i pochi spiccioli per recuperare almeno un panino e qualcosa da bere. Questa è la loro vita: una estenuante e continua lotta.

Fino a quando, un giorno, accade qualcosa che cambierà tutto.

Il circo dell’Invisibile è arrivato in città. Prima gli operai, poi i carrozzoni, gli animali, gli artisti. Lilli è inquieta, ansiosa, sembra preda di una paura che le serra i fianchi e il respiro e quando la scimmietta del circo le consegna una lettera, la ragazza corre via dal circo, da Edimburgo e da Clio. Non ci sono legami, non c’è salvezza, non c’è amicizia: se il circo chiama, qualcuno morirà, e Lilli non vuole morire. Deve fuggire.

Quando la Casa dei Pescatori viene fatta sgomberare, a Clio non rimane altra scelta che afferrare la lettera e rispondere alla chiamata del circo fingendosi l’amica. Il suo è un disperato tentativo di salvarsi la pelle, ma non solo; quel circo la attira, la chiama, le promette un futuro splendente e la famiglia che ha perduto. È chiassoso, rumoroso, odoroso; ognuno ha il suo ruolo, la sua arte e il suo passato. Entrare in un circo è come entrare in una grande famiglia e, allo stesso modo, presenta non poche difficoltà. Bisogna imparare a tollerare, a fare silenzio ma anche a farsi rispettare. Clio, grazie alla sua abilità da nuotatrice, viene ingaggiata come Ballerina Sirena: ogni sera indossa il suo bellissimo costume e nuota leggera e senza peso nell’acqua, fluttuando davanti agli incantati spettatori del circo. Applausi, e ancora applausi, ovazioni e sorrisi; la gente la ama, la vuole e Clio si sente felice, realizzata, necessaria. Per la prima volta nella sua vita qualcuno ha davvero bisogno di lei e la ragazza sente di avere finalmente uno scopo e, soprattutto, un posto da poter chiamare casa. Ma Lilli aveva ragione: il circo è vivo, pulsante, ma i suoi fili dorati sono tirati da una presenza oscura e inquietante, nera come la notte e capace di spargere terrore. L’uomo a tre teste, anche questa volta, esige il suo tributo. Un nome, una morte, e il circo vivrà. Dovrà essere Clio a dargli quel nome. Un solo nome, una sola morte e il circo potrà continuare il suo eterno viaggio nella fantasia.

Leggendo questo romanzo mi è tornata alla mente una bellissima trilogia, Everlost di Neil Shusterman. Esattamente come Everlost, Il circo dell’Invisibile è una favola dai toni cupi e molto, molto creepy nella quale realtà e fantasia vanno a confondere i loro contorni per creare una terza dimensione in bilico tra bene e male e tra buio e luce. Sono proprio le atmosfere così creepy a dare a questo romanzo quel tocco in più di cui un lettore adulto non può fare a meno e senza le quali la narrazione rimarrebbe senza dubbio orfana di quel quid che segna il confine tra infanzia ed età adulta. E sono sempre le atmosfere, mai artefatte e faticose, che mi hanno fatto dare al romanzo della Davis un 8 pieno, convinto e tutto sommato molto soddisfatto.

Risente talvolta di qualche ingenuità (soprattutto nella prima metà del romanzo) ma riesce comunque, nonostante qualche breve difetto stilistico, a proseguire a testa alta gettando una efficacissima malia sul lettore che, trasportato dal racconto, dimentica molte cose. Io ho dimenticato che la Edimburgo di cui si parla è la Edimburgo dei giorni nostri, e non una Edimburgo in bianco e nero attraversata da rumorose carrozze; ho dimenticato che si trattava di ragazzini, poco più di bambini; ho dimenticato il mio odio per il mondo circense. Ho dimenticato tutto, tuffandomi insieme a Clio.