Codename Nøkken

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Titolo: Codename Nøkken

Autore: Uberto Ceretoli

Editore: Dunwich

Anno: 2016 (Disponibile dal 27 settembre 2016)

Pagine: 84

Prezzo: 0,99 euro per il formato digitale (gratis per Kindle Unlimited)

Il voto della Kate: 7 

SINOSSI:

Sir Mark Gwayn Ingwell sta riportando alla luce l’antico abitato di Vinland, a Terranova. Ciò che preme all’anziano archeologo non è dimostrare che i vichinghi colonizzarono le Americhe prima di Colombo, quanto trovare chi li ha cacciati: Nøkken, lo spirito dei fiumi, un’antica e maledetta creatura che soltanto i nativi riuscirono a sconfiggere, secoli prima degli islandesi.

LA RECE DELLA KATE:

È l’Anno del Signore 1010 e a Vinland, l’antica Terranova, i primi veri conquistatori dell’America scoprono, nel sottosuolo, quattro tombe. L’innata curiosità umana e il desiderio di scoprire cosa si celi al loro interno, spingono gli incauti vichinghi a portare alla luce uno dei quattro sarcofagi. Ciò che è contenuto tra le pareti di pietra cambierà per sempre le loro vite e la vista di quelle terribili oscenità si imprimerà per sempre nelle loro retine. Ma adesso non c’è tempo per pensarci e non bisogna indugiare: la creatura mummificata all’interno della bara va depredata degli ori che porta addosso, il coperchio richiuso saldamente e tutto dimenticato. Presto.

Nessuno verrà mai a saperlo.

Il villaggio accoglie il ritorno dei suoi uomini con grande festa. Fuochi, danze, cibo a volontà. Sono grandi, sono forti, hanno folti capelli e barbe ancor più folte. Li immagino così; con il viso scurito dall’esposizione al sole, le lunghe criniere fulve, lo sguardo risoluto e fiero, il mento alto. Sono tornati a mani colme, le donne guardano ai loro guerrieri con occhi pieni di ammirazione e di stima e, penso io, con un pizzico di voluttà. Chissà se qualcuno di loro avrà voglia di passare la notte in compagnia…

Ma, quando la notte arriva, in pochi verranno risparmiati. Il demone nøkken, lo spirito-dei-fiumi, è stato risvegliato e ora cerca vendetta. Il suo corpo ributtante, coperto di squame e avvolto dal fetore della morte e della corruzione, freme al pensiero della battaglia. Battaglia che vincerà. I corpi vengono dilaniati, ogni stilla di sangue bevuta, nessuno deve rimanere vivo, nessuno deve più respirare. Non c’è guerriero che debba essere risparmiato. Il quieto e lieto villaggio della sera non è che un vago ricordo ora soffocato da urla e puzzo di bruciato. Del quieto villaggio, nulla rimane.

1886, Terranova. Sir Mark Ingwell ha il compito di portare alla luce tutte le prove a sostegno della teoria che le Americhe non siano state scoperte da Cristoforo Colombo, ma da altri prima di lui. Ingegneri, archeologi, cacciatori; sono tutti lì per uno scopo preciso. Chi per scavare nei punti migliori, chi per governare le nuove e potenti macchine messe a disposizione da Londra, chi per verificare i reperti e chi per difendere tutti coloro che lavorano al progetto dagli abitanti del luogo, individui rozzi che, pur essendo sotto il controllo inglese, mai si sono davvero uniformati ai costumi inglesi.

Ma ci sono delle leggende, su quell’isola. Leggende che parlano di demoni, di creature, di paura. Gli esploratori vengono messi in guardia: se ne devono andare, e subito. Ma Sir Ingwell non ha nessuna intenzione di smettere di scavare e di rinunciare alle sue meravigliose scoperte. Gli scavi proseguono. I lavori devono terminare. A qualunque costo. A costo di qualunque sacrificio.

Perché gli ho dato 7?

Con Codename nøkken Ceretoli dà ancora una volta buona prova della sua passione per la storia e per le storie. Le storie raccontate davanti al fuoco e che fino a non molto tempo fa venivano tramandate di padre in figlio. Streghe, mostri, demoni. Diversi volti, diversi luoghi, diverse caratteristiche ma sempre moniti per le nuove generazioni e vero patrimonio culturale. La passione di Ceretoli si respira in ogni pagina, riga dopo riga, parola dopo parola. Accuratezza ma anche voglia di innovazione e di scoperta… proprio come un novello Sir Ingwell, insomma.  🙂

E se bisogna dire che il plot non è propriamente dei più originali (di demoni risvegliati dai loro sonni comatosi ne abbiamo letti ancora), è doveroso menzionare l’autore (tra l’altro non nuovo all’argomento “dio che si risveglia”) che, creatore di atmosfere complicate e suggestive, riesce sempre a incantare e intrattenere pur inserendosi in un ambito di estrema brevità come il racconto o la novella.

Sono fresca fresca di lettura, eppure mi sembra di essere stata “via”… altrove… per molto, molto tempo. E forse è proprio così. Accompagnata nel dodicesimo secolo da valorosi vichinghi e poi sbalzata come d’incanto su una nave proveniente da Londra, a fine ottocento, ho valicato confini nuovi ed emozionanti al fianco di personaggi fuori dal comune; alcuni di passaggio e appena tratteggiati (probabilmente per necessità di brevità), e due grandi eroi che rimarranno senza nessun dubbio anche nel vostro cuore.

È stato un viaggio temporalmente breve ma di grande emozione e, come dicevo poco sopra, di grande suggestione visiva. Ceretoli crea piccoli mondi molto reali, spaccature nel tessuto spazio-tempo, ci fa saggiare con mano la sua passione e ci fa godere delle cose che lui ama usando un linguaggio semplice e conciso che non conosce “sbrodolature” o inutilità.

Consigliato sicuramente a tutti coloro che amano le atmosfere lovecraftiane e agli amanti dei viaggi, del mistero e del brivido.

LA CITAZIONE:

“Su questa terra, prima dei vostri cuccioli e prima dei nostri, correvano i cuccioli del popolo di Thule e prima di essi i cuccioli del popolo di Dorset. Ma, prima ancora, questa terra ha visto correre esseri potenti e malvagi che venivano dal mare. Essi erano i figli di Aich-mud-yim, il demone nero, e i più puri di loro avevano cinque corna sul capo e indossavano armature scintillanti e brandivano fulmini. Fu il popolo di Dorset che li affrontò e li sconfisse. […] Non tutti i demoni tornarono l mare o furono uccisi. Alcuni di loro, i più forti, sembravano immortali. Loro erano i più vicini ad Aich-mud-Yim, quello-con-la-faccia-di-polpo. Loro vennero rinchiusi dentro tombe di pietra affinché non tornassero.”

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Codex Innsmouth

CodexInnsmouth

Titolo: Codex Innsmouth

Autore: Uberto Ceretoli

Editore: Dunwich

Anno: 2016

Pagine: 135

Prezzo: 2,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Toro Seduto, Buffalo Bill, Annie Oakley, Whipple Van Buren Phillips: quattro individui straordinari che il Bureau Of Investigation invia a Innsmouth, Massachusetts, per far luce sulla sparizione di due agenti del governo. Quando lo scoveranno, il Male che ha incancrenito il villaggio e i suoi abitanti terrà testa alla potenza del vapore, alla forza dell’acciaio e alla magia dei nativi.

LA RECE DELLA KATE:

Io non lo so perché nell’ultimo anno mi sono ritrovata più spesso a parlare di Lovecraft che di mia figlia. Giuro, non lo so. Fatto sta che le ambientazioni lovecraftiane ormai non si contano più e Innsmouth ormai non ha segreti nemmeno per l’ultimo sprovveduto lettore. Ma questo, se posso dirlo, è un bene. È un bene perché non si smette di parlare di un certo tipo di letteratura non proprio moderna che, fosse anche solo per curiosità, magari viene riscoperta e ( sia mai!) tirata giù dagli scaffali; ed è un bene perché a forza di leggere e rileggere novelle e romanzi e racconti ambientati nell’umida Innsmouth, stando molto molto attenti, si riesce a capire chi davvero ha idee, chi davvero ha qualcosa da dire e chi davvero può farlo con talento e innovazione, stupendo e divertendo.

La sinossi di questo romanzo breve mi ha immediatamente catturata. Potevo io resistere al connubio Lovecraft-Toro Seduto-Buffalo Bill-Annie Oakley-Phillips?

Ok, ok. Un attimo. Gli ultimi due nomi ho dovuto digitarli sulla barra di ricerca Google, lo ammetto. E voi? Voi sapete chi sono? Proprio tutti-tutti?

Tranquilli… ci sono io!  😉

Intanto Toro Seduto sarebbe un bisonte, non un toro. Voglio dire che il suo vero nome sarebbe Bisonte Seduto, non Toro Seduto. In secondo luogo è famoso per la battaglia di Little Big Horne, che vinse a discapito del generale Custer.

Buffalo Bill si chiamava William Cody ed era un soldato, un cacciatore, un attore. Divenne famoso dopo aver guidato come civile l’esercito statunitense e ricevette, per questo, la medaglia d’onore al Congresso. Tanta roba, insomma.

Annie Oakley fu la prima donna con le palle della storia, presumo. Tiratrice infallibile, ottenne un posto nel famoso spettacolo itinerante di Buffalo Bill, ruolo che la fece assurgere a vera diva.

Van Burren Phillips era invece un uomo d’affari americano noto alle cronache per aver ispirato e portato alla scrittura il suo amato nipotino. H.P. Lovecraft.

Signori e signore… lettori e lettrici… amici e amiche… ecco a voi i quattro indimenticabili protagonisti di questo romanzo.

Ci troviamo nel 1881, epoca guidata dal vapore e da incredibili innovazioni tecnologiche, quando due agenti del governo spariscono nel nulla inghiottiti da una spettrale Innsmouth. Il BOI (l’antica FBI) chiama a investigare sull’accaduto proprio loro, i nostri incredibili eroi. Diversi per estrazione sociale, storia e vissuto, hanno un solo compito: andare a Innsmouth e capire, una volta per tutte, cosa accada in quella strana cittadina.

Il clima si fa subito rovente, l’action non tarda ad arrivare, il terrore li attende dietro l’angolo.

Le due coppie di eroi si trovano a fronteggiare un esercito terrificante. Un esercito come non ne avevano mai visti. È qualcosa di nuovo, spaventoso. Prende i sensi, prende le viscere, prende la capacità di ragionare e agire per il meglio. Non importa chi tu sia, non importa chi sia la tua gente, non importa quanto tu sia conosciuto, non importa che tu sappia sparare. Sei solo, a Innsmouth.

Ma Ceretoli ci insegna, ancora una volta, che chiunque abbia un amico non è mai davvero solo. I nostri quattro eroi “a vapore” non hanno mai letto Lovecraft (nascerà solo alcuni dopo), non hanno mai letto citazioni tratte dai suoi racconti, non conoscono le sue divinità, ma una cosa la sanno bene: nessuno viene lasciato indietro.

GLI HO DATO 8 PERCHÉ … (sezione novità!):

Ho dato 8 a Codex Innsmouth perché l’idea di sfruttare le “star” dell’epoca mi ha divertita moltissimo e perché la scrittura è pulita, ordinata, molto lucida. Il clima della cittadina è reso alla perfezione, gli abitanti di Innsmouth, le loro fattezze e movenze sono incredibilmente centrate, l’afflato steam del romanzo è appena accennato e non potrebbe dare in alcun modo noia a tutti coloro che non amano il genere steampunk. Ho adorato i dialoghi, mai insistiti o fuori luogo, il ritmo sempre sostenuto e ben calibrato e ho potuto avere l’illusione di combattere insieme a loro, tra quelle mura, quei vicoli, incoraggiata dalle parole del saggio Bisonte Seduto. Non li ha certamente creati Ceretoli, questi quattro bellissimi personaggi. Ma lui è riuscito a riportarli alla nostra memoria e a renderli molto umani, vicini e soprattutto incredibilmente moderni senza mai cadere nel ridicolo, senza mai farli diventare delle macchiette. Non credo che sia stata una cosa semplicissima, a dire la verità. Li ha resi senza età, senza tempo, immortali una volta ancora.

Li amerete come li ho amati io, riuscirete ancora a provare quel brivido di paura che noi lettori tanto amiamo, riuscirete ancora una volta a farvi catturare dalla storia, a far cadere quel velo di incredulità che viene alzato sul nostro viso quando una storia non è convincente.

Buona lettura, amici!

LA CITAZIONE:

“Il Buffalo Bill Wild West Show è in città. Accorrete numerosi. Accorrete festanti. Accorrete e basta.”

Vincolo di sangue (Once Upon a Steam Vol. 4)

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Titolo: Vincolo di sangue

Autore: Alessia Coppola

Editore: Dunwich

Anno: 2016

Pagine: 106

Prezzo: 0,99 euro solo in formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Una mantella rossa si aggira per gli oscuri meandri della Foresta di Steamwood. Rossa come il sangue versato in una battaglia tra il Clan dei Lupi e i Cacciatori. Cappuccetto Rosso è cresciuta ed è divenuta una combattente, erede di una stirpe di cacciatori e portatrice di un segreto.
Tra lotte, inganni, sortilegi, scelte difficili e infine amore, Beatrix compirà il suo destino e quello dei lupi, designando una nuova era.

LA RECE DELLA KATE:

Buongiorno, amici lettori, e benvenuti alla quarta puntata della serie Once upon a steam, saga a tema steampunk grazie alla quale, guidati dalle brave scrittrici della scuderia Dunwich, abbiamo la possibilità di rivivere alcune tra le favole più famose, riportarle alla memoria e… farcele piacevolmente stravolgere davanti ai nostri attoniti occhioni! Dopo Biancaneve, la Bella Addormentata e Belle, questa è la volta di? Cover rossa, lupo al centro… Cappuccetto rosso, esatto! La attendevo con ansia, lo confesso. Attendevo con ansia Cappuccetto rosso e attendevo con ansia la Coppola, che so essere capace di imprese molto buone. Ho spento il cellulare, mi sono accomodata in poltrona, ho incrociato le gambe e mi sono lasciata scivolare giù, tra la prosa accattivante di un’abile narratrice.

Beatrix – per gli amici anziani, Cappuccetto rosso – vive con Dresna, la madre di sua madre. Dresna e Beatrix sono due figure femminili forti, due equilibri stabili, due caratteri dominanti e sono unite dalla stessa pericolosa e mortale missione: uccidere quanti più licantropi possibile. Dresna, a capo di una corposa squadra di cacciatori muniti di armi in argento, nasconde però un segreto che non ha mai rivelato alla giovane nipote. Un segreto che è destinato a cambiare per sempre la vita di Beatrix, curiosa di natura e decisa a inseguire la sua libertà, come tutte le giovani donne. Non le importa essere la nipote di Dresna, non le importa avere un ruolo, non le importa dover essere di esempio a tutti gli altri, e quando uno di quei licantropi, un beta, viene fatto prigioniero, Beatrix è più che decisa a intrufolarsi nelle prigioni. Vuole vederlo con i suoi occhi. Vuole capire. E una volta che vedrà, niente potrà più tornare come prima e il suo sangue ribollirà al suono di un vecchio richiamo, quel vincolo che dà il nome alla novella e che dà poi tutto il senso alla storia.

Dimenticate quindi la piccola e tenera Cappuccetto rosso che saltella ignara e un po’ ebete tra i poderosi tronchi del suo vecchio bosco.

Dimenticate quella nonna con la vestaglia e la cuffia da notte.

Dimenticate cestini della merenda e focaccine tenere.

Dimenticate lupi affamati e furbetti che tendono tranelli a bambine un poco sprovvedute.

Non sarà affatto difficile dimenticare, anzi. Vi chiederete perché nessuno ci ha mai pensato prima, vi chiederete perché la fiaba non sia nata così, perché ci abbiano torturato per anni e anni, recita dopo recita, libro dopo libro, racconto dopo racconto con una storia che, tutto sommato, molto interessante non è. Da ora in poi, per me e per voi, non esisterà nessuna altra Cappuccetto che non si chiami Beatrix, che non vesta steampunk e che non abbia buffi animaletti meccanici a tirarla fuori dai guai. Non riuscirete a dimenticare le atmosfere fantasy sì, ma anche piuttosto creepy di questa novella e, non appena l’avrete terminata, già vi mancheranno i suoi personaggi, quell’odore di polvere e vapore, quel sapore di antico e di nuovo che si mescolano e si mixano sapientemente per creare qualcosa di assolutamente inedito e sorprendente.

La verità, miei cari, è che tutto fila. Non c’è niente che faccia storcere il naso, niente che faccia rimpiangere la fiaba originale, niente che faccia pensare “Ehi, ma cosa sto leggendo?!”. La novella è pensata con amore e scritta con armonia. Ha buonissimi equilibri di ritmo tra dialoghi e descrizioni, tra action e romance, tra antico e nuovo. E, dovendo sbilanciarmi (e lo farò) credo proprio che sia, tra le quattro e per ora, la novella più riuscita e credibile, la più “matura” ed elegante. Ed è per questo che il mio è otto, perché credo che si distingua in maniera abbastanza netta rispetto alle altre della stessa saga. Ho voluto (e dovuto) premiare l’idea e lo stile, sicuro e mai impacciato.

Un progetto che continua a sembrarmi divertente e molto giusto per un certo e interessante target di lettrici, e che magari chissà, potremo avere nella nostra libreria in formato full size e cartaceo, pronto da regalare alle amiche più romantiche e più tradizionaliste, per convincerle che tradizione non è sempre sinonimo di garanzia   🙂

Consigliato.

Rosa meccanica (Once Upon a Steam Vol. 3)

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Titolo: Rosa meccanica (Once upon a steam vol. 3)

Autore: Giulia Anna Gallo

Editore: Dunwich

Anno: 2016

Pagine: 90

Prezzo: 0,99 in formato digitale

Voto: 7

SINOSSI:

In una terra da favola in cui Bene e Male paiono poli opposti privi di sfumature intermedie, Bestia è sempre stato etichettato al primo sguardo come Cattivo, in parte per via delle sue origini e in parte per via dell’aspetto rozzo e minaccioso. Nessuno considera l’ipotesi che possa decidere di assecondare il suo lato umano e non c’è modo che la brava gente di Steamwood lo tratti come qualcosa di diverso da un mostro. L’unica capace di vedere oltre le apparenze e giudicarlo in base alle sue azioni sembra essere la giovane Bella, la prima fanciulla ad avvicinarglisi senza riserve e a fargli accelerare i battiti del cuore.

Peccato che per redimersi agli occhi del mondo non abbia altra scelta se non tradirla.

LA RECE DELLA KATE:

Ed eccomi giunta, grazie agli amici della Dunwich, al terzo e penultimo volume della collana fantasy-steam “Once upon a steam”, che si prefigge di riscrivere le favole più famose in chiave steam (ma dai?!), dando ai personaggi da noi tanto amati un’aura lievemente più (come piace dire a me) “rock”. E se nel primo episodio abbiamo incontrato Biancaneve e la sua figliola di pelle vestita, nel secondo episodio una Bella Addormentata innamorata e romantica, il terzo episodio, affidato alla scrittrice Giulia Anna Gallo, ci vede fare la conoscenza con la famosa e coraggiosa Bella. Eh sì, proprio quella che, nel nostro immaginario comune, balla con una sexisissima seppur irsutissima Bestia sopra alle note di “Ti sorprenderààà, come il sole ad Eeeestttt, quando sale su e spalanca il blu, dell’immensitààà“.

Ehm.

Dicevamo.

Facciamo così: se io dico fantasy, voi a cosa pensate?

Vi dico a cosa penso io, intanto, ok? Se chiudo gli occhi e penso al fantasy io vedo grandi pianure, un fiume molto blu e un bosco enorme pieno di alberi fronzuti; alzo gli occhi al cielo e, sopra alla mia testa, grandi draghi volteggiano leggeri giocando tra di loro riflettendo, sulla loro pelle, tutti i colori del mondo. Poco lontano da me, un castello. Non mi ci vorrà molto, saranno circa quattro ore di cammino. Mi affretto.

La Gallo mi ha regalato il mio fantasy.

C’era una volta Bestia, metà mostro metà umano, alto poco meno di tre metri, additato e da tutti tenuto alla larga. C’era una volta un castello abitato da un drago pericoloso e mortale, che custodiva un tesoro di proporzioni gigantesche. C’era una volta il grande amore tra una strega e un cavaliere, una neonata lasciata sola troppo presto. C’era una volta una tregua tra gli umani e il drago. Ma la tregua, dopo molti anni, sta per essere rotta. Bestia, accompagnato da altri tre uomini, ha un obiettivo: entrare nel castello, sconfiggere il drago una volta per tutte e impossessarsi del suo tesoro. La città sarà libera e così la fanciulla che è prigioniera del drago e del castello, Bella. Capelli neri e lucenti come le ali di un corvo, Bella e la sua dolcezza faranno presto breccia nel cuore indurito di Bestia, che riscoprirà la sua parte umana e la potenza dell’amore.

Non vi basta quello che vi ho raccontato? Volete conoscere Bestia e Bella? Volete sapere cos’è la rosa meccanica che dà il nome alla novella e che campeggia, stupenda, sulla cover di questo ebook? Non vi resta che fare subito il vostro download e farvi trascinare in questo mondo steam che la Gallo ha costruito per me e per voi. Lo ha fatto bene, credetemi. Un centinaio di pagine le sono state sufficienti per farci sognare e farci tornare bambini almeno un po’, per far trionfare l’amore (questo posso dirlo senza timore di fare spoiler: che fiaba sarebbe senza l’amore?) e per un colpo di scena davvero magistrale, che strizza l’occhio ai fantasy più famosi e che fa rimpiangere il fatto che ci si trovi davanti a una novella e non a un romanzo.

Per quanto mi riguarda una buonissima prova di scrittura (buonissimo il ritmo, a volte non brillantissimi i dialoghi) e di fantasia per l’autrice, della quale a questo punto non mi resta che leggere altro.

Il sogno e il piacere, dunque, durano meno di quanto si vorrebbe, ma Once upon a steam continua, quindi… alla prossima puntata!

Il tesoro del drago… be’, da solo vale il biglietto, ragazze!

Petali di luna (Once Upon a Steam Vol. 2)

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Titolo: Petali di luna

Autore: R. M. Stuart

Editore: Dunwich

Anno: 2015

Pagine: 92

Prezzo: 0,99 in formato digitale su Amazon Kindle

SINOSSI:

In una Londra dalle sfumature gotiche, sospesa nel tempo, un amore tormentato sboccia come un fiore lunare nel cuore della notte. Lei principessa, lui antieroe, un’unione ambigua ma tanto forte che nemmeno la magia può spezzare. Rose e Tristan, cresciuti assieme in una (ir)realtà umana, si amano, si desiderano, finché la vita chiede loro un dazio da pagare. Infatti una maledizione aleggia su Rose, una maledizione fatta di rancore e antichità, anche se Tristan veglia su di lei con incondizionata devozione. Tuttavia l’amore non è una favola, forse è una tragedia. Tristan lo scopre a sue spese, così perfino la fiera Rose che – senza speranza, senza più lacrime, senza aspettative – è vittima del sonno eterno diventando quindi “la bella addormentata”, proprio come Malefica le aveva predetto alla nascita. Sarà la morte più potente della sorte? Passione, sortilegi, viaggi inter dimensionali: un vortice di musica e sensazioni che avrà inizio e fine a Steamwood.

LA RECE DELLA KATE:

Lei è una principessa (della favole, certamente), lui un famiglio (da uomo bellissimo a lupo affascinante). Sono legati da sempre e per sempre, perché lui ha il compito di difendere la principessa a costo della propria vita.

Ma c’è molto di più e molto di altro, perché se è pur vero che di fatto lui non è un umano e che lei ha sangue blu che le scorre nelle minuscole e regali vene, è anche vero che al cuore e agli ormoni non si comanda e tra i due ragazzi – anche se la cosa pare abominevole alle zie di Rose – scorrono fiumi di miele e d’amore.

Rose e Tristan fanno parte del mondo incantato di Steamwood, quello che abbiamo già conosciuto leggendo il primo volume della serie; un mondo popolato da regine e streghe delle fiabe ma anche di complessi meccanismi, vapori che fuoriescono dal terreno, macchine e aggeggi che producono rumori di ferraglia, nani e bianconigli e tutto il resto che ben sappiamo. Purtroppo, però, sono confinati nell’Irrealtà, un mondo lontano dal loro che però tiene in vita Rose, vittima dalla nascita dell’incantesimo di Malefica. Solo nell’Irrealtà Rose può permettersi di vivere e di non cadere addormentata per sempre.

Ma è vittima di terribili sogni e di sonni lunghissimi dai quali Tristan cerca, per amore e per obbligo, di salvarla. Ma alla fine solo un enorme sacrificio potrà salvare la bellissima principessa.

Dopo Biancaneve, la Stuart ci porta nel mondo incantato della Bella Addormentata e ci fa conoscere l’amore, quello romantico e senza tempo, quello delle favole che talvolta diventano realtà, quello che non conosce confini o provenienza, quello che non importa chi tu sia, io ti salverò e avrò cura di te. È il racconto di un amore sospeso nel tempo che ricorda da vicino, per i dialoghi e per il linguaggio usato, i romance più famosi, quelli classici e imperituri. Purtroppo, dando così tanto spazio all’amore (immaginiamo sia un marchio di fabbrica dell’autrice) e al rapporto tra i due protagonisti, si viene a perdere un pochino l’afflato steampunk che invece era ben presente e chiaro nel primo capitolo della serie e che dava poi un senso preciso a tutto questo divertente progetto della Dunwich.

È un degno seguito del primo volume adatto sì a tutte le amanti delle favole classiche, ma adatto anche alle amanti del romance più spietato. Non mancano amore, passione e struggimenti del cuore. Un racconto perfetto per le fredde serate autunnali.

Un cuore per un cuore (Once Upon a Steam Vol.1)

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Titolo: Un cuore per un cuore

Autore: Ornella Calcagnile

Editore: Dunwich

Anno: 2015

Pagine: 63

Prezzo: 0,99 euro in formato digitale

SINOSSI:

A Steamwood, nel piccolo regno di Enchanted Forest, Biancaneve e il suo principe hanno conseguito il tanto meritato lieto fine dando persino alla luce una bambina, riflesso della madre: Biancabrina.
Una felicità raggiunta a discapito però della “povera” Grimilde che, sopravvissuta, si è nascosta nella cittadina di Steamgrow e ha ordito una tremenda vendetta a danno della figliastra, lanciando nel momento più opportuno una maledizione sul regno, un sortilegio a cui, per sua sfortuna, Biancabrina è riuscita a sottrarsi.
Tra elementi della fiaba classica e quelli innovativi dello steampunk, una nuova improbabile principessa tenterà di riconquistare il regno che le spetta di diritto e apporre la parola fine sulla sua “nonnastra”. Nell’impresa non sarà sola, ma accompagnata dal fidato amico Dopey e i suoi mecha-nani.
Biancabrina riuscirà a guadagnarsi il lieto fine e portare a compimento la sua vendetta o sarà ostacolata dalle creature di Steamwood e dal Narratante, sommo signore di quelle terre?
Tra ferro e vapore, magie e pozioni, ottone e marchingegni, tutto ha inizio con… Once Upon a Steam.

LA RECE DELLA KATE:

Se c’è una cosa che non tollero sono le blogger vagamente sdlinquite che parlano di un romanzo limitandosi a saltellare da un aggettivo stucchevole all’altro passando obbligatoriamente da decine e decine di punti esclamativi.

Ma solo gli stupidi non cambiano idea, quindi…

MA CHE CARIIIIIINA CHE È QUESTA NOVELLA!!!

Uh… Ok, ok, mi sono ripresa. Sono pronta a parlarne da competente e matura lit-blogger.

Il nostro c’era una volta comincia a Enchanted Forest.

Qui scopriamo che la Principessa delle favole per eccellenza, la signorina dal caschetto perfetto, dal cerchietto onnipresente, dalla pelle candida come la neve, dalle labbra rosse come il sangue e bla bla bla non solo riuscì davvero a convolare a nozze col suo favoloso (!) Principe Azzurro, non solo adesso è, insieme a lui, sovrana di un regno che vive nella più totale armonia, ma è anche mamma di una deliziosa Principessina che deduciamo essere circa adolescente: Biancabrina. La ragazza è bella come la madre, ma i tempi sono cambiati e nemmeno le principesse sono più quelle di una volta. Addio agli ampi e scomodi abiti intessuti da chissà quale animaletto del bosco, addio alle scomode ballerine che scorticano i piedini delicati, addio ai lunghi capelli che necessitano di tempo e cure che sarebbe meglio dedicare altrove; Biancabrina indossa pelle, lacci, gonne corte, bustini. Una vera e indomita donna steampunk. I capelli corti le tolgono forse regalità, ma sono simbolo di una donna che non ha più bisogno di un uomo che la venga a salvare, e che non ha più bisogno di fingersi delicata come un cristallo per essere guardata. Biancabrina è il futuro. Forse simile, in effetti, anche alle nuove principesse dei cartoni animati che sempre più spesso vediamo al cinema (si pensi solo alla simpaticissima Fiona di Shrek).

Biancabrina è nuova e moderna anche nel carattere: non è più l’eroina senza macchia, la “buona a prescindere”, e non canta con gli usignoli, anzi, potendo li impallinerebbe tutti. È scontrosa e piuttosto arrogante e il suo cuore non è propriamente… puro. Ma proprio per questo motivo sarà lei l’unica a salvarsi da un terribile incantesimo e solo lei potrà quindi salvare il suo regno.

La favola per eccellenza viene plasmata come fosse creta e ricostruita pezzo dopo pezzo davanti ai nostri occhi senza perdere la magia e il fascino delle grandi favole antiche.

L’elemento steam è fondamentale per ammantare tutta la favola di una nuova e incredibile magia, di vapore e di meccanismi, di uomini fatti di carne e muscoli ma anche di rotelle e stantuffi, di suoni e di colori che noi amanti del genere siamo pronti ad accogliere sempre e comunque, anche se in mezzo ci sono le principesse delle favole.

Nonostante la prosa non sia sempre scorrevole (a tratti sembra scritto da due mani diverse) e a tratti un pochino ingenua, questa novella riesce a incantare anche chi, come me, possiede un’anima assolutamente conservatrice. Se è vero che certe cose, semplicemente, non si toccano, è anche vero che talvolta l’innovazione (se fatta a dovere) porta stupore e meraviglia.

Mi auguro con tutto il cuore che ci sia un seguito, anche. E di corsa. Perché non può finire così.

Va bene che siamo principesse 3.0, ma abbiamo pur sempre bisogno di un lieto fine, no?