Il re del nulla

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Titolo: Il re del nulla

Autore: Daniele Salvato e Andrea Loreti

Editore: Self

Anno: 2017

Pagine: 135

Prezzo: 7,00 euro per la versione cartacea acquistabile qui – 1,50 euro per la versione digitale acquistabile qui

Il voto della Kate: 6

SINOSSI:

Livorno, Maggio 2018. Un virus inarrestabile ha sconvolto il mondo. Chi muore, ritorna in cerca di carne fresca. Chi sopravvive deve lottare quotidianamente per andare avanti. Per Daniele inizia una lunga avventura nella sua città ormai terra dei “decomposti”.

LA RECE DELLA KATE:

Di lui non sappiamo niente, nemmeno il nome. Non sappiamo cosa facesse prima, non sappiamo se avesse un lavoro, se è laureato, se avesse dei genitori, un cane, un gatto, un cardellino. Non sappiamo se era bravo a scuola, non sappiamo se ha un bel viso o se invece è un cesso. Non sappiamo se amava andare a mangiare la pizza con gli amici, se amasse il gelato, se gli piacesse guidare, dove amava andare in vacanza.

Sappiamo solo una cosa, probabilmente l’unica degna di nota: è un sopravvissuto.

È il 2018, ci troviamo a Livorno e questo è il suo diario.

I decomposti, come li chiama lui, hanno invaso le città, uccidendo buona parte degli esseri umani e riducendoli a morti che camminano, battono insistenti sulle porte e ululano nel buio della notte. Le scorte di cibo cominciano a scarseggiare, l’acqua è finita da un pezzo, restare in vita è una priorità. Ma tentare di uscire di casa per cercare dei generi alimentari è una sfida al concetto stesso di vita.

Questa è la sua vita, ora. Una lotta quotidiana per la sopravvivenza, per ritagliare un minuto in più, un’ora in più, un giorno in più. Per cercare di vedere l’alba di un giorno in cui qualcuno verrà a salvarlo, ucciderà tutte quelle bestie là fuori e l’umanità potrà continuare a prosperare. Si vive per la speranza, sempre. Una speranza che ti porta a unirti ad altri esseri umani, che ti porta a innamorarti, che ti porta a cercare un barlume di normalità anche in mezzo alla tragedia. È la speranza di libertà ciò che ci rende quello che siamo. E lui continua a sperare.

Perché gli ho dato 6?

Gli ho dato 6 perché a questo romanzo breve manca a volte il guizzo di vita che è necessario per distinguersi dalla massa. In un non molto recente post Facebook si cercava di rispondere all’annoso quesito: “Gli zombi hanno ancora qualcosa da dire?”. Lo ammetto, la mia risposta è stata un secco e sonoro no. La verità è che per quanto mi riguarda non solo il mercato è stra-saturo, ma sono usciti romanzi tanto belli che riuscire a dire qualcosa di nuovo e che provochi un minimo senso di stupore è praticamente impossibile.

Quindi il 6 è frutto in parte di un editing non sempre preciso e di una prosa un pochino troppo elementare, ma è anche il risultato di una MIA personalissima opinione. O mi stupisci e mi fai ribaltare dalla sedia fratturandomi il cranio oppure hai solo aggiunto l’ennesimo mattoncino alla letteratura zombi. Mattoncino del quale certamente ti siamo tutti molto grati perché la lettura è piacevole e scorrevole e divertente, ma che nulla aggiunge a ciò che negli ultimi anni di trend-zombi è stato detto. Ma – lo ripetiamo – dire qualcosa che sia davvero nuovo e inedito è SERIAMENTE difficile.

A favore di questo breve romanzo c’è una scorrevolezza piacevole che lo fa leggere in poco meno di due ore e che è quindi adatto a un approccio (che gioco di parole!) mordi-e-fuggi, quasi un fumetto più che un romanzo. Una serie di scene, di tavole, di suggestioni che, senza troppo pretendere dal lettore, riescono a tratteggiare uno scenario italiano post-apocalittico in balia di zombi che (inizialmente) sono poco più che fantocci ridicoli e abbastanza (abbastanza!) inoffensivi. Quasi un fastidio, più che un reale pericolo. Le cose (inaspettatamente e questo è un altro importante punto a favore) cambieranno e muteranno col passare del tempo e il lettore rimarrà piacevolmente stupito da quel guizzo che tanto attendeva.

I motivi per leggerlo, insomma, ci sono. Se siete appassionati del genere potrete certamente fare il vostro download in tutta serenità certi di trovare tutti gli archetipi del genere senza aspettarvi però niente di più di ciò che si propone di essere: un romanzo breve a tema zombesco.

Per il sabba sempre dritto

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Titolo: Per il sabba sempre dritto

Autore: Andrea Brando

Editore: Self

Pagine: 268

Prezzo: 0,99 euro in formato digitale

Il voto della Kate: 6

SINOSSI:

Diego Martinez, giovane agente assicurativo milanese, decide per curiosità di partecipare a una messa nera. Mal gliene incoglie, perché nel corso del satanico rito perde i sensi e, quando riprende coscienza, si trova catapultato indietro di quattro secoli, nel 1613, in piena epoca di caccia alle streghe. Convinto che siano proprio le adepte di Satana a possedere la chiave per farlo tornare nel suo tempo, Martinez diventa così un cacciatore di streghe. Il suo obiettivo è di costringerle ad aiutarlo in cambio della libertà. Tutte le sue prigioniere si rivelano però essere innocue millantatrici. Solo quando si recherà in missione a Benevento, incontrerà finalmente una vera strega in grado di riportarlo nella sua epoca. Il prezzo che dovrà pagare sarà però molto alto.

LA RECE DELLA KATE

Mi chiamo Diego Martinez e attualmente faccio il cacciatore di streghe.
Prima che alziate un sopracciglio, ci tengo a chiarire che non ho sempre svolto ’sta professione di merda. In effetti, prima facevo un mestiere ancora più di merda, l’agente assicurativo.

Ex agente assicurativo ora cacciatore di streghe, Diego Martinez svolge la sua bizzarra professione nell’anno del Signore 1614.

Lì, le streghe, non mancano di certo.

E insieme a loro tutto l’ambaradan. Scope, trucchetti, magia nera, demoni e tutto quanto altro la vostra fervida fantasia vi suggerirà. Le streghe, in questo libro, sono streghe vere. Non belle gnocche con tette da paura, niente bacchette di faggio o saggina o quel cavolo che è, niente castelli incantati con soffitti che imitano un cielo stellato, nessun cappello parlante. Anzi, queste streghe tendono a essere bruttine, vecchie, molto crudeli e abbastanza puzzolenti. Insomma, niente di sexy. Cancellate ogni immagine sexy dalla vostra mente.

Ma torniamo a bomba.

Il problema di Diego è grave: dal 2013 al 1614 in un Amen. Anzi, in una messa nera. Cosa gli sia saltato in mente di partecipare a una messa nera, non lo saprà mai. O forse sì: la figa. Sempre quella. Gli avevano detto che c’erano anche molte belle donne completamente nude e lui… oh, be’, lui è pur sempre un uomo. Ma non solo l’occasione ha fatto l’uomo ladro, ma pure fesso. E pure cornuto e mazziato, tanto per entrare ancora un poco nel mood del romanzo. Sì perché l’unica cosa che è riuscito a ottenere dalla sua messa nera è stata quella di essere catapultato nel bel mezzo del Diciassettesimo secolo. Tempi bui. Niente tecnologie. Niente auto. Niente treni. Niente aerei. Niente cellulari. Niente di niente. E insomma, di qualcosa bisognerà pur vivere e se qualcosa sapeva era che le streghe pullulavano. E allora perché non il cacciatore di streghe?

Ma, tra un rogo e l’altro, il punto rimane sempre e solo uno: tornare a casa. E alla svelta. Prima però bisogna recuperare il… pisello di un amico. Sì, cioè… il suo membro. Oh, insomma, avete capito no? Una strega gliel’ha rubato e ora quello giustamente lo rivuole indietro. Sulla strada per il pisello l’incontro con la strega Apollonia (ventenne e gnocca) risulta fatale. Impudente e cattiva ma mai crudele e a tratti umana, tra i due verrà stipulato un patto. Prima il pisello, poi la liberazione delle zie della strega dal rogo e poi il ritorno al futuro. Semplice, no?

No.

Perché gli ho dato 6?

Intanto, amici, scusate l’assenza.

Quasi un mese, a dirla tutta.

Mi spiace, mi spiace davvero. Mi siete mancati, mi è mancato il blog, mi è mancato scrivere. Ma sono successe delle cose, non tutte belle. E comunque è successa la vita e la vita spesso ti tiene lontana, e di scrivere non hai nessuna voglia, e di leggere ancora meno. Capitano, periodi così. A me soprattutto in estate. Questa volta è successo ora, e per riprendere in mano il Kindle ho dovuto farmi una violenza esagerata. Ma dovevo tornare. Per voi e per me. Mi sembrava giusto. E non me ne pento!

Ma torniamo al nostro Per il sabba sempre dritto!

Gli ho dato 6 perché ho le idee molto confuse.

7 per me è un voto già altino.

5 è un voto troppo basso.

Ma troppo basso per cosa, esattamente?

Mettiamola così: ogni due pagine pensavo: “Dai, su andiamo avanti!” e sbuffavo un po’ annoiata. La pagina dopo ero totalmente presa dal racconto. Tempo dieci pagine e di nuovo sbuffavo. Tempo tre pagine ed ero di nuovo assolutamente concentrata e divertita.

Sono stata sulle montagne russe per molte ore. È stato… strano. Non capivo mai se stessi leggendo una cavolata o una genialata. Non l’ho ancora capito.

E dire che io leggo. Eccome se leggo. Ma, prima di tutto, io di streghe non me ne intendo. Poi, non leggo romanzi storici e non sono appassionata di storia, quindi non so dire se l’aspetto ambientale/culturale/paesaggistico sia stato rispettato a puntino.

I personaggi non sempre sono riprodotti in maniera lucida. Non si capisce se Martinez sia un dritto o, in definitiva, un mezzo sfigato. Siamo davanti a un eroe moderno o a un mezzo spiantato? Credo la seconda. Credo, però. Non si capisce se la strega Apollonia sia appena appena umana e vagamente buona o meno. Credo sia un po’ cattiva e un po’ buona. Credo, però. Ma Apollonia è simpatica. Irriverente. Grezza come il fango. Cattiva come una vera strega eppure affascinante come una fata. Apollonia sfugge alla mia umana (e limitata) comprensione. Mi è sgusciata via dalle mani come un pesce molto abile. Non sono riuscita, insomma, a inquadrarla in una categoria.

La domanda è: è sempre necessario farlo? Bisogna per forza inquadrare e incasellare qualcuno/qualcosa?

Probabilmente no.

Io sono un’amante delle ambientazione. Su di me fa molto più presa una bella ambientazione pennellata con cura e sapienza che mille dialoghi da fiato sospeso. Sempreché qualcuno sappia ancora scrivere dialoghi da fiato sospeso, ovviamente. Comunque ecco, qua l’ambientazione – che pure poteva essere interessante – è stata lasciata vagamente da parte per dare spazio sicuramente a molti dialoghi (alcuni dei quali simpatici e azzeccati) e ad Apollonia, la giovane strega furbetta, personaggio irrinunciabile e, almeno secondo me, geniale.

Una chiusa da strangolamento. Non si terminano i libri con quella violenza, cribbio. Non mi puoi tenere inchiodata a un libro per quattro o cinque ore e poi svaporarmi tutti i personaggi i due righe due. È da delinquenti. Ora, io non voglio l’addio alle armi con tanto di trombe e musica funeraria, ma bisogna che il lettore venga soddisfatto.

Ecco.

A volte mi è sembrato che non si scrivesse per un lettore, ma per sé. Che l’autore, insomma, scrivesse per puro esercizio ginnico. E cavolo, è vero che bisogna fare le cose che ci rendono felici perché ci rendono felici, è verissimo! Guai se non fosse così! Ma uno scrittore che vuole scrivere e che pubblica (sia pure in self, porca miseria) deve tenere conto che qualcuno (fosse anche la moglie e la suocera) lo leggeranno. E queste due lettrici esigono e devono ottenere il MASSIMO.

Nel complesso?

Assolutamente da leggere se amate le streghe e tutto quello che gira loro attorno.

Talvolta un filo confusivo e non sempre centratissimo, riesce però a divertire e a catturare l’attenzione del lettore grazie ai due personaggi principali divertenti e totalmente a fuoco.

Solo l’amore

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Titolo: Solo l’amore

Autore: Francesca Lesnoni

Editore: Self

Anno: 2016

Pagine: 155

Prezzo: 2,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 6/7

SINOSSI:

Lucia è scomparsa… nessuno sa che fine abbia fatto la dolce sorella di Carlo, unico indizio un biglietto:
“Non preoccupatevi, sto bene. Vado dove ho sempre desiderato essere, da che ho memoria…”
Nessuno però si preoccupa realmente della sparizione di Lucia tranne Pier che, innamorato da sempre di lei, decide di prendersi un anno sabbatico per dedicarsi alla misteriosa ricerca.
Per sua fortuna Pier potrà contare sull’aiuto di alcune persone, come i signori Dardi, due amabili vecchietti, che gli consegneranno dei bigliettini scritti da Lucia; o Luigi, un sapiente tappezziere con la passione per la lettura, che lo aiuterà a mettere ordine nei suoi taccuini pieni di appunti e divagazioni; o l’amatissimo padre che, al momento opportuno, saprà cogliere una traccia importante…
Ma, prima di trovare Lucia, Pier dovrà confrontarsi con una diversa percezione di sé e degli altri, rivisitare la propria vita, comprendere qual è il suo vero sogno…
Grazie al suo intelligente umorismo e piccoli colpi di scena, Pier si ritroverà su un aereo diretto a Parigi.
Sarà lì che finalmente rincontrerà Lucia?

LA RECE DELLA KATE:

La notizia della scomparsa improvvisa di Lucia lascia tutti senza fiato. Come si può abbandonare tutto e tutti senza una parola facendo trovare solo un biglietto misero e abbastanza criptico? Come si può lasciare i propri genitori, il proprio lavoro, i propri amici? Come si può essere così decisi da organizzare persino, dopo qualche giorno, una donazione di massa? Lasciare tutto ciò che si possiede e andarsene… come si può? Nessuno lo sa e Pier meno che meno. L’uomo che da sempre è innamorato di lei, sin da quando, bambini, giocavano insieme e sognavano sogni simili, ormai cinquantenne, decide di dover fare qualcosa, di dover combattere almeno per sapere, per capire, per non farsela sfuggire ancora una volta, quella donna così diversa dalle altre, eterna bambina, con gli occhi sempre rivolti all’immensità e a un concetto di gioia per lui difficile da comprendere sino in fondo. Ma adesso è ora di trovarla, di mettere finalmente lei al primo posto. Pier non trova altra soluzione che prendersi un anno sabbatico per trovare la sua Lucia, scusarsi con i collaboratori del suo studio e tentare in tutti i modi possibili, con tutti gli aiuti possibili di ritrovare la ragazza, ora donna, che – ora più che mai – disperatamente ama.

Un quadro scovato per caso, due teneri vecchietti novantenni e un amico riusciranno a compiere molti miracoli: avvicinarlo a Lucia, avvicinarlo a suo padre e avvicinarlo di molto a un concetto sempre più limpido di verità e amore.

Perché gli ho dato 6/7?

Ero certa fosse un romance. Ero certa si trattasse di ragazzi, ok? Ero certa di trovare una storia d’amore come tante, certa anche che – andasse come andasse – mi sarei trastullata con una storia poco impegnativa e poi tanti saluti.

Ma questo libro non solo non parla di ragazzi, ma nemmeno è un romance. L’impatto è abbastanza spiazzante. Pier è un uomo single e di successo in cerca della sua Lucia, una donna dall’animo puro e missionario che poco ha a che fare con la vita materiale e frenetica di questo mondo.

Non sappiamo niente di Lucia. Lucia è un nome, qualche ricordo, una manciata di biglietti. Un taglio di capelli, anche. Ma Lucia non esiste davvero, per noi. Sfuggente e poco reale, poco tridimensionale, sembra assurgere a ruolo mistico, un po’ santone, un po’ ragazzina dispettosa che scompare a suo piacimento. No. Lucia non mi è simpatica. Personalmente sarei stata molto felice di lasciarla là dove avrebbe sempre voluto stare, credetemi. Sarei stata proprio l’amica che avrebbe detto al caro e pipparolo Pier “Ma lassala stà, annamo a farci n’amatriciana!”. Avrei remato contro, lo ammetto. Ma io credo che il problema di Lucia sia il troppo ascetismo. Va bene essere un poco distaccati dal mondo, per la carità. Va bene non dipendere dalle cose, per amor di Dio. Va bene anche prendere le distanze da tutto quello che ci fanno credere essere indispensabile. Ma tu nel mondo ci sei e bisogna che ti adatti. I biglietti che i vecchi coniugi fanno leggere a Pier fanno digrignare i denti per la rabbia. Si permette di fare la paternale, per iscritto, a una donna che ha il doppio dei suoi anni. Ma chi sei? Ma cosa vuoi?

Il protagonista maschile, Pier, è borderline tra simpatia e antipatia. Molto a rischio, il ragazzone, perché se da una parte si ammira il suo amore, dall’altra una bella capata in testa ogni volta che parte per la tangente non gliela leverebbe nessuno. Io, comunque, sarei la prima a prendere la rincorsa. Ma è tutto sommato un personaggio positivo e interessante, così attento a quello che lo circonda, così nel mondo, così lucido a volte. Poi dev’essere un bell’omarin, e agli uomini belli noi diciamo sempre sì. Ah, e deve avere qualche soldo da spendere, anche. Quindi insomma, stima.

Ma se un problema ha questo romanzo, sono i dialoghi. Se è vero che i dialoghi in letteratura mai potranno essere come quelli reali, è anche vero che rendere i dialoghi troppo ingessati “scolla” il lettore dalla storia. Nessun padre usa quel tono pomposo con il figlio cinquantenne. Nessuno pensa, tra sé e sé, come una specie di poeta depresso. I nostri pensieri sono frammentari, brevi, elementari. Spesso solo delle immagini. Pier pensa come un uomo con la passione per la poesia di inizio ‘900, e questo non fa bene alla narrazione e all’empatia. Il lettore si distacca da ciò che legge, esce dalla storia e si ricorda di stare leggendo.

Io, mentre leggo, voglio dimenticarmi di ogni cosa.

Ogni cosa, capite?

Del mio nome, di cosa faccio; tutto.

Ma Solo l’amore, che ogni tanto smette di essere un romanzo e diventa quasi poesia, è un grande inno all’amore in ogni sua forma. Non è la chiusa, ciò che importa. Non è la meta, ma il viaggio, se capite cosa intendo. Un viaggio verso la consapevolezza, un dialogo – perché questo sembra – interiore che porta a consapevolezze e idee.

In questo senso Solo l’amore fa centro. Totalmente centro. Porta e distribuisce amore. Ma non quello dei romance. Dimenticatevi i romance. Sarà comunque un bel viaggio.

L’ingrediente a sorpresa

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Titolo: L’ingrediente a sorpresa

Autore: Cinzia Piantoni

Editore: Self

Anno: 2016

Pagine: 274

Prezzo: 11,34 euro per il formato cartaceo – 1,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7 ½

SINOSSI:

Cosa succede quando sei a un passo dal realizzare il tuo più grande sogno, e all’improvviso crolla tutto?

Gaia, 28 anni, ha sempre desiderato diventare una pasticciera affermata, e Big Bakery, famoso talent show dedicato ai dolci, sembrava essere la sua grande occasione.
Purtroppo però qualcosa è andato storto, costringendola a tornare nel piccolo paese in riva al lago dove è nata e cresciuta, arruolata nella pasticceria di sua zia per darle una mano durante la stagione dei matrimoni.
Sarà proprio lì, tra torte multistrato, familiari strampalati, baci rubati e ritorni inattesi, che Gaia imparerà una lezione importante: non tutte quelle che sembrano sconfitte in realtà lo sono per davvero.

LA RECE DELLA KATE:

La vita di Gaia, dopo una iniziale ascesa, è attualmente ridotta a un mucchio di fango; vero è che ha vinto l’ultima edizione di Big Bakery Italia, ma la sua storia d’amore con uno dei giudici e uno dei cuochi più famosi al mondo (fidanzatissimo e in procinto di diventare padre) ha gettato sulla sua persona e sulla sua recente vincita, un’ombra piuttosto tetra. Ora Gaia è costretta a tingersi i capelli e andare in giro coperta da capo a piedi per non farsi riconoscere e quindi facilmente linciare dai telespettatori del programma. Andarsene da Milano e dai paparazzi sarebbe, in effetti, la cosa migliore. Quando la zia, proprietaria di una pasticceria, richiede la sua presenza al paese natio, la ragazza non ci pensa due volte. Saranno solo pochi mesi, ma forse quei pochi mesi daranno modo alla gente (e a lei) di dimenticare.

E così Gaia torna a casa, coccolata dalla sua famiglia e dagli amici di un tempo, felici di riaverla tra le loro braccia e felici di poter gustare le sue dolci prelibatezze.

Ovviamente, però, i guai sono dietro l’angolo.

E il guaio, in questo caso, si chiama Alex.

Che non solo è il garzone di sua zia in pasticceria, ma è anche il bellissimo fratellino minore della sua migliore amica. Per fratellino minore, capirete, si intende comunque un marcantonio alto quasi due metri, spalle perfette, fisico perfetto, sorriso da svenire e capelli selvatici. Lo stesso che giocava con lei tutti i pomeriggi ai giochi elettronici e che la prendeva in giro. Lo stesso che lei ha visto crescere. Lo stesso che, adesso, la turba come non mai.

Resistergli sarà difficilissimo, soprattutto se di mezzo ci si mette anche Michele, ex storico che l’ha praticamente piantata sull’altare e che rappresenta ancora, per Gaia, una enorme e imbarazzante e dolorosa spina nel fianco.

Perché gli ho dato 7 ½?

Ma la domanda giusta dovrebbe essere: perché lo hai scaricato?

Oh, amici, io resisto a molte cose (non è vero) ma mai resisto ai programmi televisivi che parlano di cucina. Hell’s kitchen, Masterchef di ogni Paese et cultura, Il boss delle torte, Bake off di ogni Paese et cultura, Cucine da incubo di ogni Paese et cultura… andate avanti voi, suvvia, avete capito.

Potevo, quindi, resistere a un romanzo ambientato non solo nel mondo della cucina ma che trova il suo inizio proprio dietro le telecamere di un programma televisivo chiaramente ispirato a Bake off?

No, eh.

Ovviamente no.

L’ingrediente a sorpresa è un self senza pretese, non adatto ai puristi, agli snob, o a tutti coloro che “No, per me il self non va scaricato, letto e nemmeno scritto”. E se è vero per alcune tipologie di self, devo ammettere che in questo marasma di scrittori dell’ultimo momento, la categoria romance e chick lit ne esce decisamente bene. Sarà perché forse i lettori di questa categoria sono meno pretenziosi, sarà perché è un genere che presuppone mero divertimento e le pulci, insomma, si fanno un pochino meno, sarà perché (ti amo nanananaa sempre più in alto si va… ehm) servono un pochino meno conoscenze tecniche, ma prendo molte meno cantonate con i self della categoria romance che con altre.

Stiamo parlando di capolavori? Ovviamente no, amici. Stiamo parlando di intrattenimento e divertimento. Un romanzo che mi ha tenuto buona compagnia nel fine settimana e che mi ha fatto dimenticare la mia emicrania almeno per qualche ora (ho anche un dente che fa i capricci, a dire tutta la verità).

Stiamo parlando di una scrittura semplice e pulita, nessun refuso (anche se ho letto senza farci troppo caso) e personaggi stereotipati ma mai noiosi. Il finale è chiaramente telefonato (ma lo è sempre), i dialoghi sono talvolta banali, ma nel complesso, miei cari… nel complesso io mi sono sinceramente divertita! Ecco.

Fosse stato per me lo avrei ambientato proprio tutto davanti e dietro le telecamere del programma, ma anche Gradare si è rivelato essere una buonissima location. Io, amante dei laghi, ho sentito sotto al naso quell’odore salmastro e sulla pelle l’arietta freschina della sera.

Ah. Disclaimer per le patite del sesso: non ne troverete. Niente dettagli scabrosi, pochissima pelle esposta, molti baci e poco altro.

Consigliato a tutte le amanti dei dolci e degli zuccheri, a tutte coloro che amano sognare e a tutte le non-snob della letteratura   😉

(Menzione d’onore per la cover, molto bella e molto simile alle cover di romanzi ben più “blasonati”.)

Zombie mutation

Zombie Mutation (Giorgio Borroni)

Titolo: Zombie mutation

Autore: Giorgio Borroni

Editore: self per Il Narratore Audiolibri

Anno: 2016

Pagine: 75

Prezzo: 7,99 euro per l’audiolibro (file Mp3 della durata di due ore e venti minuti) e il formato digitale (formato ePub)

Link di acquisto: Il Narratore

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Il virus che trasforma gli uomini in morti viventi ha avuto il sopravvento. Una setta di fanatici religiosi, gli Opliti di Cristo, ha preso il potere e tiene in pugno le istituzioni facendo rivivere una sorta di Medioevo. Nelle campagne del Distretto Sud, Brian Crane, un vecchio bonificatore  sulla via del tramonto, deve vedersela con un ennesimo focolaio, e, come se non bastasse, deve istruire un novellino, Jedediah Braddock, fresco di caserma ma totalmente inesperto. Su uno sfondo post apocalittico e rurale, Zombie Mutation narra una giornata tipo di un cacciatore di zombie che dovrà vedersela con la gretta superstizione dei colleghi, una situazione fuori controllo e si troverà costretto a porre tutta la sua fiducia sulla giovane recluta se vorrà completare la missione.

LA RECE DELLA KATE:

Quando mi è stato inviato il file di questo libro non avevo idea di quante pagine avesse. Un centinaio circa, supponevo. Ho cominciato a leggere pensando di arrivare sin circa al 50% e di lasciare il restante 50 per la sera. Click dopo click, però, mi sono resa conto che le pagine dovevano essere ben meno di cento e che la mia lettura stava proseguendo troppo, troppo velocemente. Ero al 45% e non avevo proprio nessunissima voglia di spegnere il reader e adempiere così al progetto che avevo in mente all’inizio della lettura. 50%… 55%… 60%… 70%… inutile, non riuscivo a staccarmi.

Il problema è squisitamente logistico: non riesco a finire un libro e a iniziarne un altro subito dopo. Voglio che la mente sia tutta concentrata su un libro solo per poter fare una buona recensione e avere le idee chiare e la mente piena delle sue atmosfere, personaggi e idee.

Al 75% mi sono resa conto che lo avrei finito. All’85% mi sono imposta di piantarla e spegnere tutto. Al 90% ho spento e sono andata via. Ma sono andata via con il passo di una novella dead man walking, spalle basse e piedi che strisciavano sul parquet. Mi sono sentita un po’ imbecille, dico la verità. Sorridevo sotto i baffi per quella che sembrava una specie di punizione, ma anche per il piacere nemmeno troppo sottile che provavo al pensiero di essermi tenuta le ultime pagine per la sera. Il pensiero di avere qualcosa di bello che stava aspettando proprio me.

Ormai lo avrete capito: Borroni mi ha conquistata.

O meglio, Borroni, calma.

A conquistarmi è stato Crane, non tu.

Tutto ha avuto inizio dalle api. Dio solo sa (e non solo Lui) quanto le api siano importanti per gli equilibri del nostro intero ecosistema. Le api non possono proprio estinguersi. Così, gli scienziati di mezzo mondo tentarono di salvarle. E non fallirono. Le arnie si ripopolarono ma le nuove nate si mostrarono estremamente aggressive nei confronti dell’uomo. Il resto è storia: una puntura e… addio, il virus era bello che trasmesso agli esseri umani.

Possiamo immaginare che i governi siano collassati, che il sistema interno sia crollato, che la gente abbia perso la testa e si sia stabilito, senza nemmeno volerlo e senza nemmeno rendersi conto di come si sia fatto effettivamente, un nuovo ordine. Il nuovo mondo è governato dagli Opliti di Cristo, setta di invasati fanatici che blatera di punizioni divine e altre nefandezze mentre, a proteggere il genere umano, ci pensano i Bonificatori.

Militari ma non solo, i Bonificatori sono uomini addestrati per ripulire il mondo dagli zombi. E Crane… be’, Crane è semplicemente il più famoso. Il Bonificatore tra i Bonificatori. Ne ha uccisi a migliaia, tutti colpiti al centro della testa con un cha-chack del suo fucileNon più molto giovane, non più molto motivato, fuori dagli schemi e dalle regole, Crane vive isolato e solo, ormai addestratore di novellini e poco altro, diventato egli stesso leggenda di un mondo leggendario. Quando gli viene affidata l’ennesima recluta, Braddock, Crane è ben deciso a non farsi incantare e non affezionarsi al ragazzino: farà la fine di tutti gli altri. Se ne andrà o, più probabilmente, verrà ucciso. Inutile perdere tempo a costruire legami in tempi come quelli. Un momento ci sei e stai parlando, il momento dopo l’altro ti guarda con occhi gialli e appallati e zanne sporgenti. Niente da fare.

Eppure Braddock è diverso. Ligio alle regole, atteggiamento militare perfetto, non rinuncia però alle sue idee e alla sua moralità. È un buon soldato ma, ancora di più e ancora meglio, è un buon uomo e un buon amico.

La strana coppia Crane-Braddock è presto ingaggiata: si è acceso un nuovo focolaio e la causa è Henry Storm. O almeno quello era il suo nome da vivo, da uomo. Ex allevatore di maiali, ex giocatore di wrestling, Henry Storm (Hellstorm per gli amici) è però attualmente uno zombie enorme e molto pericoloso, che ha già infettato un’intera famiglia e i suoi braccianti agricoli. Bisogna stanarlo e ucciderlo, prima che vada in giro ad azzannare altre persone.

Il racconto di Borroni è pieno di atmosfera, di action ma anche di emozione. È un racconto zombie piuttosto tipico nella sua struttura e nei suoi personaggi (Crane è quasi l’archetipo di un cacciatore zombie), eppure riesce – nonostante nulla di nuovo venga detto – a incantare. Perché questo accada, signori, lo ignoro. Credo che il merito sia da imputare a uno stile di scrittura molto lieve ed elegante, per nulla affrettato, per nulla assetato di sangue e di voglia di scioccare. Pare piuttosto un viaggio lento e metodico in mezzo a un orrore silenzioso e terribile. Il dolore e la solitudine di Crane sporcano di grigio ogni singola riga di questo racconto. È un dolore che viene percepito come una brutta musica di sottofondo e che non può essere ignorato nemmeno dal lettore più sprovveduto. Viene voglia – giuro – di sedersi attorno a un fuoco con i due Bonificatori, lasciarsi cullare dai loro racconti e dalle loro voci in un mondo finalmente ripulito dall’orrore.

La chiusa molto frettolosa e alcune domande irrisolte mi fanno sperare in un seguito di Zombie mutation (magari Zombie mutation – la cura, chi lo sa  😉 ) ma, nel frattempo, consiglio a tutti gli appassionati del tema la lettura di questo e-book breve ma di molta compagnia e molta atmosfera. Non ho avuto modo di scaricare e ascoltare l’audiolibro, ma posso immaginare il piacere estremo di mettersi le cuffie nelle orecchie di sera, nel letto, ed essere accompagnati al sonno dalle avventure dei nostri due nuovi amici.

Consigliato.

LA CITAZIONE:

“Crane, con il fucile poggiato in spalla e il revolver infilato alla meglio nella cintura, osservava il cumulo destinato a diventare una pira.

Braddock tornò dal fuoristrada con il lanciafiamme tra le mani.

Il ragazzo provò a indossare lo zaino del combustibile, ma aveva le spalle troppo larghe, così lo tolse e regolò le bretelle.

Quando ebbe finito Crane, impaziente, gli chiese: – Cosa aspetti?

Jedediah lo guardò perplesso: – Signore, non la diciamo una preghiera?

– Amen – rispose Crane, e gli fece cenno di procedere.

Mostri di Londra (Victorian horror story Vol. 1)

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Titolo: Mostri di Londra

Autore: Mala Spina

Editore: Self

Anno: 2016

Pagine: 148

Prezzo: 4,99 euro in formato cartaceo – 0,99 in formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Nella Londra vittoriana di fine ‘800, si nasconde una realtà occulta, ignota agli occhi dei suoi abitanti.
Guinevere “Ginny” Patel sta per scoprire nel modo più spaventoso quanto siano reali le creature delle leggende e gli esseri sovrannaturali.
Ha sempre pensato che fantasmi e mostri fossero solo sciocchezze e il suo lavoro è proprio imbrogliare i creduloni. Il giorno più importante per l’avvio della sua attività di spiritista è anche quello in cui capirà quanto siano reali.
Una cosa è conoscere i segreti di questo mondo oscuro e un’altra è entrare a farne parte.
Horror Gotico e avventuroso nella Londra Vittoriana.

LA RECE DELLA KATE:

“«Miss Patel, lo so che siete un’imbrogliona.» Il respiro caldo le carezzava l’orecchio e scivolò lungo il collo. «Tuttavia, sono qui per proporvi un affare.»”

Non so resistere alle tentazioni, lo sapete, e nonostante abbia molto da leggere, se incappo in una recensione positiva su di una bacheca Facebook, scarico il libro. Subito. Soprattutto se si tratta di un self. Ebbene sì: i self buoni (buoni davvero) si contano sulle dita di una mano mozzata e tante buone recensioni significano solo una cosa: WOW, DEVO AVERLO!

Ho scaricato questo romanzo breve qualche giorno fa dopo averne letto dal duo letterario Corella&Soprani (e se non se ne intendono loro!!!) ma l’ho cominciato solo ieri sera (sono stata impegnata con un romanzo la cui recensione uscirà domani!) per terminarlo… be’, circa novanta minuti dopo. Oh, che volete? Adoro i libri brevi, quelli che puoi ficcare tra una lettura e l’altra, che non si trascinano stancamente per giorni, che cadono a fagiuolo in giornate decisamente oscene (come quella di ieri, appunto).

E se non so resistere alle tentazioni, meno che meno posso resistere a una cover del genere e a una sinossi che promette atmosfere da brivido in una Londra di fine ‘800 parecchio goth e sui generis, tra le nebbie della città e le bugie di una giovane donna disposta a tutto pur di guadagnarsi da vivere in modo (quasi) onesto.

Ginny Patel non ha nessuna intenzione di finire come certe sue conoscenze costrette a vendere il proprio corpo tra i vicoli sozzi della città, ammalandosi e imbrattando la propria anima. Lei è una persona e una donna perbene e tale desidera rimanere. A ogni costo. Certamente se ci si potesse guadagnare da vivere con poco sforzo ricevendo la massima resa non sarebbe male, ecco. E Ginny può farlo. La ragazza ha infatti ricevuto in eredità il mestiere e la fama della sua vecchia padrona, Rosy Cox, professione spiritista ciarlatana.

È stata proprio Rosy a insegnare tutto quello che sa alla giovane donna, la quale ora si trova a dover riaprire l’attività senza avere però la faccia tosta e l’esperienza nella truffa della sua maestra. Ma santo cielo, tutto sta nell’atmosfera iniziale, nel giusto tono di voce, nei giusti effetti speciali e voilà… la gente ci casca. Sempre. La gente, anche, vede ciò che vuole vedere e uno sbuffo di fumo diventa subito lo zio scomparso pronto a parlare, laddove si trova la buonanima, con i suoi congiunti tremanti, piangenti e scioccati. Se i londinesi sono gente credulona non è di certo colpa della ragazza, che non fa che cavalcare un’onda che porta indubbiamente il denaro di cui lei ha disperatamente bisogno. Peccato che Londra non sia popolata da soli creduloni. E Miss Patel s’imbatterà, suo malgrado, proprio in uno di questi figuri, il signor Wright.

Con le buone e con le meno buone Ginny viene trascinata presso la lussuosa residenza di tal Lord Richmond, dove troverà ad attenderla Lancelot Huges, fedele servitore del Lord della casa, un uomo bellissimo e dall’apparenza molto potente. Vedendolo, il cuore di Ginny perde un battito. Alto, dall’aspetto eccentrico e dagli occhi nerissimi, sembra non venire affatto dalla grigia Londra ma, semmai, da qualche Paese esotico e lontano. La proposta dei tre uomini pare innocua e senza pericoli: la ragazza dovrà accompagnarli a una festa. Non dovrà fare nulla, solo esserci e professarsi per quella che è, una spiritista. Poco importa che non sia altro che una truffatrice. La padrona di casa non può certamente saperlo, no? A dire la verità non si tratta di una vera richiesta. O la ragazza accetta o il suo buon nome verrà senza dubbio infangato e tutti, ma proprio tutti, verranno a sapere che Guinevere Patel non è altro che una imbrogliona della peggiore categoria. Ginny, è ovvio, non può permetterlo. Gli abiti e i belletti sono già pronti. Non resta che cambiarsi e andare in scena.

Oh accidenti… mi sono dimenticata di dirvi una cosa!

Parrebbe proprio che Mr. Wright abbia il potere di comunicare con divinità e demoni… sì. E materializzarli… sì. Due cosine, insomma, da nulla. No?

Ancora sicuri di voler seguire Ginny alla corte di Lyudmila Vasiliev?

Io, fossi in voi, non mancherei. Vi volete fidare oppure no? Vi devo per forza dire quello che dico sempre quando qualcosa mi convince?

L E G G E T E L O!

Mala Spina ha una fantasia incredibile. La sua mente è culla di una fervida e non banale immaginazione che riesce a dare vita, apparentemente senza sforzo, a una scuderia di personaggi coinvolgenti e affascinanti senza privarci di una buona dose di ironia propria (o almeno così credo) di una mente talmente intelligente da sapere che chi si prende troppo sul serio è semplicemente perduto. Mi sembra che abbia insomma messo molto di se stessa (e lo dico senza conoscerla) ma anche molto delle sue passioni e delle sue conoscenze. Adoro le persone concrete, adoro chi sa qualcosa e sa metterlo a frutto. Adoro chi crea un mondo e lo mette a disposizione degli altri. Adoro chi lo fa con fanciullesca predisposizione d’animo, con quella leggerezza che non diventa mai pressapochismo ma, semplicemente, divertimento.

Insomma, dovessi trovare un difetto a questo piccolo romanzo, non potrei che risultare banale e dire: non è autoconclusivo. Ma tiriamoci su di morale, questo significa anche che la lettura non è conclusa, che l’avventura non è giunta al termine e che incontreremo Ginny molto presto. A giugno, per l’esattezza. Spero che qualcuno mi ricorderà di scaricare il secondo episodio e poi il terzo… !!!

Amiche, amici…buona lettura!

Imbalance (Imbalance saga Vol. 1)

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Titolo: Imbalance

Autore: Maria Luisa Scrofani e Valeria Diurno

Editore: Self

Anno: 2016

Pagine: 274

Prezzo: 0,99 euro in formato digitale

Il voto della Kate: 7-

SINOSSI:

Aylin ha ventidue anni, è bella, brillante e, seguendo le orme del padre, studia alla Columbia University di New York per diventare un architetto di successo. Katy e Stephanie sono le sue migliori amiche. La prima studia al college mentre la seconda gestisce un bar a San Francisco, dove tutte e tre sono cresciute.

L’estate è alle porte e, dopo mesi di studio lontana da casa, Aylin torna in città. Il suo programma per l’estate prevede tanto divertimento con le amiche ma anche una buona dose di lavoro. Deve infatti portare a termine un progetto per l’università insieme a Samuel, un affascinante compagno di studi che passerà con lei parte delle vacanze estive. Quello che Aylin non sa è che la sua vita sta per cambiare, svelando un enorme segreto legato alla sua nascita e alla sua vera natura ma anche alla verità sul nostro mondo, creato e regolato dalle forze sovrannaturali di creature misteriose: i Seraphim e i Nephilim.

LA RECE DELLA KATE:

La letteratura, come la moda, come i locali, come la musica, va a ondate. Temi che fino all’altro ieri nessuno si cagava manco per sbaglio, oggi diventano non solo realtà, ma tragico tormentone. Ed ecco l’era dei vampiri, degli zombie, dei licantropi, degli erotici, dei cuochi e bla bla bla. Ogni filone letterario fa capolino sugli scaffali, vi resta qualche mese (a volte molti, molti, MOLTI mesi) e poi… adieu vampiri, adieu licantropi, adieu a tutti! Spremuti fino al midollo, senza più nulla da dire, si ritirano a vita privata, ormai ebbri di soldi e di notorietà. A dire la verità, ecco, pensavo che gli angeli si fossero uniti alla schiera dei protagonisti letterari morti e sepolti (con rispetto parlando). Me li immaginavo in una villa strafiga del paese di Bestsellerandia, abbronzati e con un drink in mano a brindare alla facciaccia nostra insieme ai vampiri sbrilluccicosi di Twilight, ecco. Invece, miei cari, mi sbagliavo. E di grosso, a quanto pare. Probabilmente si trovavano davvero a bordo piscina con Bella ed Edward, ali ripiegate e fisici statuari, ma qualcuno deve averli richiamati a gran voce. M’immagino le loro faccine, guardate. La Mondadori ha appena fatto uscire “Engel”, bel tomone da trecento e fischia pagine e dalla cover acchiappante che fa l’occhiolino al nostro amico Dan Brown e sotto le mie irrequiete manine è appena passato questo self tutto italico.

Gli angeli, insomma, sono tornati.

E qui sono tornati in grande spolvero, belli e impossibili, algidi e fieri, potenti e magnanimi verso quegli umani che, così pare, loro stessi hanno creato e verso i quali provano, si può supporre, ciò che un padre può provare per un figlio ribelle, un po’ testone, non così intelligente ma molto amato. Seraphim e Nephilim sono le due forze che governano e reggono gli equilibri della natura. Mai in lotta tra di loro, coesistono e collaborano per il bene del pianeta e degli esseri che lo popolano. Il perfetto equilibrio e le perfette forze che permettono alla Terra di auto-alimentarsi e auto-governarsi. Ed è così che se da una parte sarà d’uopo scatenare un tornado per ristabilire le giuste energie, dall’altra sarà assolutamente scontato far arrivare alle popolazioni colpite aerei con rifornimenti di cibo e medicinali per i feriti. Degli dei fermi e decisi ma anche materni e protettivi, quindi. E se le mie reminiscenze letterarie mi parlavano di Seraphim buoni e Nephilim cattivi, in questo romanzo (per licenza letteraria?!) le cose non stanno proprio così.

I Seraphim appartenevano al Sole e ne gestivano la forza, i loro poteri scaturivano nel fuoco e nella terra, mentre i Nephilim appartenevano alla Luna e controllavano le acque e i venti.

Al centro della vicenda c’è Aylin, una ragazza speciale e un essere mai visto: metà Seraphim e metà Nephilim nata dall’unione di due di loro, Aylin deve essere assolutamente protetta e custodita. Il suo corpo e la sua mente racchiudono poteri sconosciuti e potenzialmente devastanti per il pianeta intero. Data in affido a una coppia di umani, Aylin è cresciuta come ogni altra ragazza: amici, scuola, famiglia, carriera, fidanzati. Nessuno potrebbe mai immaginare la sua vera natura.

I Generali, alla nascita della bambina, permisero che lei potesse vivere ma stabilirono una condizione irrevocabile: nel monento stesso in cui si fosse rivelata una minaccia concreta, sarebbe stata eliminata.

Già.

Aylin poté sopravvivere, a patto però che nessuno la scoprisse mai e che i suoi poteri fossero tenuti costantemente sotto controllo. Guardiano e custode della ragazza Samuel, Nephilim dalla bellezza mozzafiato e dal cuore angelico catturato dalla dolcezza di Aylin, permette però alla vera madre di Aylin di entrare in contatto con lei facendo emergere le due dirompenti e distruttive nature della ragazza. L’energia sprigionata violentemente e a stento ristabilita da Samuel non passa inosservata agli occhi dei Nephilim, che sono decisi a scovare il colpevole. E a eliminarlo.

Aylin va protetta.

Aylin non deve essere uccisa, distrutta, annientata.

Va protetta dai Nephilim.

Imbalance è un fantasy-non-proprio-fantasy. Un fantasy che, a sprazzi, depone le armi a favore del romance. E noi amiamo anche i romance, sia chiaro. Ma se all’inizio del romanzo gli equilibri fantasy-romance sono pressoché stabili, verso la fine l’elemento fantasy viene messo apparentemente in un angolo per poi saltare fuori, all’improvviso e con violenza, per porre fine a questo primo volume della saga. Una chiusa insomma vagamente affrettata per quanto mi riguarda, che mi ha fatto pensare a un impegno inderogabile delle autrici che hanno quindi dovuto chiudere il lavoro in quattro e quattr’otto per pubblicarlo su Amazon. Pur detto in tono scherzoso e assolutamente amichevole, per quanto riguarda me i difetti principali rimangono quindi due: troppo spazio alle sfumature romance (che non disdegnano puntatine frettolose all’eros) e una chiusa improvvisa.

Ma posso supporre faccia parte del gioco e che sia assolutamente voluto.

Il resto del romanzo è però godibilissimo, attenzione.

I personaggi femminili sono vincenti, forti, sicuri. I personaggi maschili (nonostante angelici), di contro, quasi in svantaggio rispetto a queste donne volitive e, perdonerete, “cazzute”. L’afflato new adult fa sognare, porta qualche brivido l’accenno erotico sparso qui e lì ma è l’elemento fantasy – per quello che riguarda me – che fa e che DEVE FARE la parte del leone e che consiglierei alle autrici di portare in risalto nel secondo volume e in quelli che seguiranno.

Di romance/erotici/YA/NA ne abbiamo a bizzeffe. Facciamo vedere che anche noi italiani sappiamo scrivere fantasy!  😉

Buona lettura, bimbi!

P.S. -> Perché sette MENO? Il meno è dovuto a qualche errore del testo (posizionamento delle virgole in primis) che ostacola la lettura. Ma il romanzo verrà sicuramente rivisto e corretto dalle autrici, ne sono sicura!

P.P.S. -> Sulla cover fumettosa ho poco da dire, se non che mi perplime molto.