Creature oniriche

 

 

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Titolo: Creature oniriche

Autore: Olga Gnecchi

Editore: Self

Anno: 2017

Pagine: 178

Genere: Horror

Prezzo: 6,90 euro per il formato cartaceo – 1,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Creature d’ombra cercano la luce, nel luogo in cui finisce la realtà e cominciano i sogni. Un uomo perde la sua ombra, un altro decide di morire, una donna si risveglia in una stanza buia, uno scrittore cerca se stesso, sogni ricorrenti si materializzano: questi sono solo alcuni dei personaggi e degli elementi contenuti in “Creature Oniriche”. Storie diverse che fanno parte di un’unica narrazione che si snoda tra circostanze che possono rivelarsi o diventare iperrealistiche, surreali o grottesche. Un percorso oscuro per scoprire cosa si nasconde nel buio, chi o che cosa sono le Creature Oniriche, e cosa accade quando esse entrano in contatto con il mondo reale.

LA RECE DELLA KATE: 

Io.

Io sono una creatura d’ombra che cerca un poco di luce.

Io, probabilmente, come loro, sono una creatura onirica.

Descrivere questa raccolta di racconti non è semplicissimo proprio per la natura intrinseca della narrazione: evanescente come il respiro, leggera come l’aria, vaneggiante come un ubriaco eppure solida come una roccia. Olga si diverte con le parole e, probabilmente, con i suoi stessi pensieri che, talvolta, sembrano spuntare qui e lì in mezzo alle pagine, curiosi e malandrini. Giovani pensieri di una giovane donna che ha dato vita a una serie di racconti particolari e indescrivibili, ipnotici e davvero onirici che danno quella sensazione come tra il sonno e la veglia; quei pensieri che arrivano balordi mentre stai quasi per addormentarti e ti sembra di cadere nel vuoto e allora fai un balzo sul letto. Così.

Otto racconti che sembrano otto mondi diversi e che poi si scoprono essere parte di uno stesso universo, di uno stesso giorno, di una stessa realtà. Una realtà che a questo punto sembra meno reale e meno tridimensionale e che probabilmente andrebbe pensata come la pensa l’autrice. Probabilmente davvero noi ci perdiamo un sacco di cose. Probabilmente davvero i nostri antenati, che credevano agli spiriti, alle divinità e alle forze del bene e del male avevano ragione. Probabilmente davvero dovremmo essere più accorti, meno sicuri di noi stessi.

Forse non dovremmo dare per scontato le nostre ombre, non dovremmo prendere sottogamba un brutto sogno, non dovremmo prestare così poca attenzione al prossimo.

Perché gli ho dato 7?

Prima di tutto, lo sapete, non amo le antologie e le raccolte. Insomma, faccio volentieri altro. MA il titolo di questa raccolta mi ha catturata, Olga la “conosco” e ho pensato di potermi fidare.

Insomma, per farla breve, ho fatto bene.

Creature oniriche, pur appartenendo a un genere per me troppo astratto (onirico!!!) (io, per carattere, abbisogno di una scrittura più… come posso dire… pragmatica) è riuscito a catturare la mia attenzione – anche se non continuamente, ma è normale che sia così, per stile e per gusto personale – con una prosa garbata e asciutta nella quale nessuna parola era veramente di troppo. Racconti brevi e solo apparentemente autoconclusivi che, sul finire, intrecciano le loro radici per tornare a essere una sola (appunto) creatura.

Forse siamo tutti così: devoti al buio ma portati per sopravvivenza alla luce: una luce che rischiara l’anima, che ci tiene in vita, che fa di noi quello che siamo, che ci trascina, ogni giorno, verso un concetto universale di bene.

E se voi, per carattere, non siete portati alla luce, vi invito a farlo. Guardate in faccia la luce. Gli occhi dolgono, ma il cuore pulsa di vita nuova.

Ah.

Occhio alla vostra ombra.

Come?

Il mio racconto preferito?

Oh… il primo. Proprio perché io sono devota alla Luce. Al ripensamento. Alla Vita in ogni sua sfumatura. Anche io, come il protagonista, spesso sono tentata di abbracciare il buio. Ombrosa e sempre seccata, sempre scocciata, talvolta penso: “Vita di merda!”. Poi, però, ogni giorno, mi scopro innamorata pazza di tutto e di tutti.

Seduttore dell’ordine (Non è il mio tipo vol. 1)

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Titolo: Seduttore dell’ordine

Autori: Pamela Boiocchi e Michela Piazza

Editore: Self

Anno: 2017

Pagine: 115

Genere: Romance / Chick lit

Prezzo: 0,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Priscilla non ha più certezze: il brillante fidanzato l’ha tradita e la professione di fotografa la fa sentire poco apprezzata.
L’unica cosa di cui è sicura è di non voler avere niente a che fare con Bjorn: un uomo troppo attraente per potersene fidare, con l’aspetto di un vichingo, la spavalderia di un pirata e – per di più – tutore dell’ordine. 

Ma nella magica e selvaggia natura di Lanzarote, ogni regola perde di significato…
E se l’isola le sussurra di seguire il proprio cuore, Priscilla avrà il coraggio di ascoltare?

LA RECE DELLA KATE:

Lanzarote accoglie il cuore in frantumi della povera Priscilla, giovane fotografa vittima di tradimento da parte del suo convivente. Ma non sarà solo la bellissima isola ad accogliere la ragazza, ma anche Bjorn, meraviglioso e scultoreo tutore dell’ordine (ed ecco il gioco di parole del titolo che, nonostante tutto, non mi piace) che si occuperà in molti modi (!!!) della sua anima ferita.

Priscilla ha un ego piccolo come la capocchia di uno spillo e il morale a terra; come è stato possibile? Perché il suo fidanzato non le ha parlato? E’ vero, lei lavora molto e forse mette l’apparecchiatura fotografica al primo posto ma… davvero l’unica soluzione è trovarsi un’altra donna?

Il passo successivo è presto fatto: tentare di darsi la colpa per ciò che è successo.

Ma le amiche storiche di Priscilla (le zingare) non glielo permetteranno di certo, ed ecco infatti che la caricano sopra a un aereo e la trascinano nella casa di famiglia di una di loro. Natura, relax, tanto buon cibo e un po’ di drink riusciranno a sciogliere le sue resistenze e rigidità, trasformandola in breve tempo in un’isolana sensuale e perfetta!

Perché gli ho dato 7?

Che le due amiche Michela e Pamela abbiano una sana passione per i romance piccantini non è una novità; le loro menti brillanti e le loro penne hanno dato vita a cose molto carine e godibili che io ho letto e già recensito per voi. In particolare mi piace ricordare uno dei primi esperimenti, se non proprio il primo: Napoli-New York un amore al peperoncino un romanzo breve che mi ha conquistata, come spesso accade quando il cibo viene inserito tra le righe e funge da sexy-accompagnamento alla lettura. Datemi del cibo e io sarò felice, insomma. Al di là dei miei gusti personali e provando a guardare la cosa con un occhio esterno e distaccato, quello è REALMENTE un buon chick lit. Io credo, infatti, che ogni romanzo debba essere valutato sulla base del suo progetto di appartenenza. Un romance breve è un romance breve. Non sarà mai un classico della letteratura moderna e nemmeno un saggio a sfondo storico. E’ intrattenimento e divertimento. E Michela e Pamela questo fanno: divertono e intrattengono.

Questo ultimo lavoro non fa eccezione: Seduttore dell’ordine combina alcuni elementi sempre vincenti (tradimento-fuga-gran bel figo) con un ambiente da favola (Lanzarote) che rimanda alla mente della lettrice (o del lettore, why not?) posti incantevoli, pelle abbronzata, odore di olio al cocco e sapore di drink un po’ troppo carichi. Se poi, come ciliegina finale, ci piazziamo sopra una divisa da poliziotto, io credo che il gioco sia presto fatto, soprattutto per un certo target di lettrici (che, diciamolo, sono anche le uniche che leggono ancora qualcosa, in Italia).

Le due autrici sono state quindi sicuramente abili nel ricercare ancora una volta (dopo il cibo e Napoli) altri stereotipi (o, se vogliamo, archetipi) che fanno centro nel lettore.

IN CONCLUSIONE:

Se volete passare due o tre ore in buona compagnia, divertirvi, rilassarvi e leggere qualcosa che stuzzichi la vostra fantasia, scaricate immediatamente questo ebook. Non attendete nemmeno un secondo.

E’ scritto con cura, presenta pochissimi refusi (si contano sulle dite di una mano… capita) ed è scritto con divertimento e amore. Di questo sono più che certa.

Buona lettura piccantina  😉

Uhm… la cover non mi piace affatto. Ma questi sono affari miei e solo miei. Mi piace invece Bjorn… si potrebbe avere?

Il re del nulla

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Titolo: Il re del nulla

Autore: Daniele Salvato e Andrea Loreti

Editore: Self

Anno: 2017

Pagine: 135

Prezzo: 7,00 euro per la versione cartacea acquistabile qui – 1,50 euro per la versione digitale acquistabile qui

Il voto della Kate: 6

SINOSSI:

Livorno, Maggio 2018. Un virus inarrestabile ha sconvolto il mondo. Chi muore, ritorna in cerca di carne fresca. Chi sopravvive deve lottare quotidianamente per andare avanti. Per Daniele inizia una lunga avventura nella sua città ormai terra dei “decomposti”.

LA RECE DELLA KATE:

Di lui non sappiamo niente, nemmeno il nome. Non sappiamo cosa facesse prima, non sappiamo se avesse un lavoro, se è laureato, se avesse dei genitori, un cane, un gatto, un cardellino. Non sappiamo se era bravo a scuola, non sappiamo se ha un bel viso o se invece è un cesso. Non sappiamo se amava andare a mangiare la pizza con gli amici, se amasse il gelato, se gli piacesse guidare, dove amava andare in vacanza.

Sappiamo solo una cosa, probabilmente l’unica degna di nota: è un sopravvissuto.

È il 2018, ci troviamo a Livorno e questo è il suo diario.

I decomposti, come li chiama lui, hanno invaso le città, uccidendo buona parte degli esseri umani e riducendoli a morti che camminano, battono insistenti sulle porte e ululano nel buio della notte. Le scorte di cibo cominciano a scarseggiare, l’acqua è finita da un pezzo, restare in vita è una priorità. Ma tentare di uscire di casa per cercare dei generi alimentari è una sfida al concetto stesso di vita.

Questa è la sua vita, ora. Una lotta quotidiana per la sopravvivenza, per ritagliare un minuto in più, un’ora in più, un giorno in più. Per cercare di vedere l’alba di un giorno in cui qualcuno verrà a salvarlo, ucciderà tutte quelle bestie là fuori e l’umanità potrà continuare a prosperare. Si vive per la speranza, sempre. Una speranza che ti porta a unirti ad altri esseri umani, che ti porta a innamorarti, che ti porta a cercare un barlume di normalità anche in mezzo alla tragedia. È la speranza di libertà ciò che ci rende quello che siamo. E lui continua a sperare.

Perché gli ho dato 6?

Gli ho dato 6 perché a questo romanzo breve manca a volte il guizzo di vita che è necessario per distinguersi dalla massa. In un non molto recente post Facebook si cercava di rispondere all’annoso quesito: “Gli zombi hanno ancora qualcosa da dire?”. Lo ammetto, la mia risposta è stata un secco e sonoro no. La verità è che per quanto mi riguarda non solo il mercato è stra-saturo, ma sono usciti romanzi tanto belli che riuscire a dire qualcosa di nuovo e che provochi un minimo senso di stupore è praticamente impossibile.

Quindi il 6 è frutto in parte di un editing non sempre preciso e di una prosa un pochino troppo elementare, ma è anche il risultato di una MIA personalissima opinione. O mi stupisci e mi fai ribaltare dalla sedia fratturandomi il cranio oppure hai solo aggiunto l’ennesimo mattoncino alla letteratura zombi. Mattoncino del quale certamente ti siamo tutti molto grati perché la lettura è piacevole e scorrevole e divertente, ma che nulla aggiunge a ciò che negli ultimi anni di trend-zombi è stato detto. Ma – lo ripetiamo – dire qualcosa che sia davvero nuovo e inedito è SERIAMENTE difficile.

A favore di questo breve romanzo c’è una scorrevolezza piacevole che lo fa leggere in poco meno di due ore e che è quindi adatto a un approccio (che gioco di parole!) mordi-e-fuggi, quasi un fumetto più che un romanzo. Una serie di scene, di tavole, di suggestioni che, senza troppo pretendere dal lettore, riescono a tratteggiare uno scenario italiano post-apocalittico in balia di zombi che (inizialmente) sono poco più che fantocci ridicoli e abbastanza (abbastanza!) inoffensivi. Quasi un fastidio, più che un reale pericolo. Le cose (inaspettatamente e questo è un altro importante punto a favore) cambieranno e muteranno col passare del tempo e il lettore rimarrà piacevolmente stupito da quel guizzo che tanto attendeva.

I motivi per leggerlo, insomma, ci sono. Se siete appassionati del genere potrete certamente fare il vostro download in tutta serenità certi di trovare tutti gli archetipi del genere senza aspettarvi però niente di più di ciò che si propone di essere: un romanzo breve a tema zombesco.

Per il sabba sempre dritto

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Titolo: Per il sabba sempre dritto

Autore: Andrea Brando

Editore: Self

Pagine: 268

Prezzo: 0,99 euro in formato digitale

Il voto della Kate: 6

SINOSSI:

Diego Martinez, giovane agente assicurativo milanese, decide per curiosità di partecipare a una messa nera. Mal gliene incoglie, perché nel corso del satanico rito perde i sensi e, quando riprende coscienza, si trova catapultato indietro di quattro secoli, nel 1613, in piena epoca di caccia alle streghe. Convinto che siano proprio le adepte di Satana a possedere la chiave per farlo tornare nel suo tempo, Martinez diventa così un cacciatore di streghe. Il suo obiettivo è di costringerle ad aiutarlo in cambio della libertà. Tutte le sue prigioniere si rivelano però essere innocue millantatrici. Solo quando si recherà in missione a Benevento, incontrerà finalmente una vera strega in grado di riportarlo nella sua epoca. Il prezzo che dovrà pagare sarà però molto alto.

LA RECE DELLA KATE

Mi chiamo Diego Martinez e attualmente faccio il cacciatore di streghe.
Prima che alziate un sopracciglio, ci tengo a chiarire che non ho sempre svolto ’sta professione di merda. In effetti, prima facevo un mestiere ancora più di merda, l’agente assicurativo.

Ex agente assicurativo ora cacciatore di streghe, Diego Martinez svolge la sua bizzarra professione nell’anno del Signore 1614.

Lì, le streghe, non mancano di certo.

E insieme a loro tutto l’ambaradan. Scope, trucchetti, magia nera, demoni e tutto quanto altro la vostra fervida fantasia vi suggerirà. Le streghe, in questo libro, sono streghe vere. Non belle gnocche con tette da paura, niente bacchette di faggio o saggina o quel cavolo che è, niente castelli incantati con soffitti che imitano un cielo stellato, nessun cappello parlante. Anzi, queste streghe tendono a essere bruttine, vecchie, molto crudeli e abbastanza puzzolenti. Insomma, niente di sexy. Cancellate ogni immagine sexy dalla vostra mente.

Ma torniamo a bomba.

Il problema di Diego è grave: dal 2013 al 1614 in un Amen. Anzi, in una messa nera. Cosa gli sia saltato in mente di partecipare a una messa nera, non lo saprà mai. O forse sì: la figa. Sempre quella. Gli avevano detto che c’erano anche molte belle donne completamente nude e lui… oh, be’, lui è pur sempre un uomo. Ma non solo l’occasione ha fatto l’uomo ladro, ma pure fesso. E pure cornuto e mazziato, tanto per entrare ancora un poco nel mood del romanzo. Sì perché l’unica cosa che è riuscito a ottenere dalla sua messa nera è stata quella di essere catapultato nel bel mezzo del Diciassettesimo secolo. Tempi bui. Niente tecnologie. Niente auto. Niente treni. Niente aerei. Niente cellulari. Niente di niente. E insomma, di qualcosa bisognerà pur vivere e se qualcosa sapeva era che le streghe pullulavano. E allora perché non il cacciatore di streghe?

Ma, tra un rogo e l’altro, il punto rimane sempre e solo uno: tornare a casa. E alla svelta. Prima però bisogna recuperare il… pisello di un amico. Sì, cioè… il suo membro. Oh, insomma, avete capito no? Una strega gliel’ha rubato e ora quello giustamente lo rivuole indietro. Sulla strada per il pisello l’incontro con la strega Apollonia (ventenne e gnocca) risulta fatale. Impudente e cattiva ma mai crudele e a tratti umana, tra i due verrà stipulato un patto. Prima il pisello, poi la liberazione delle zie della strega dal rogo e poi il ritorno al futuro. Semplice, no?

No.

Perché gli ho dato 6?

Intanto, amici, scusate l’assenza.

Quasi un mese, a dirla tutta.

Mi spiace, mi spiace davvero. Mi siete mancati, mi è mancato il blog, mi è mancato scrivere. Ma sono successe delle cose, non tutte belle. E comunque è successa la vita e la vita spesso ti tiene lontana, e di scrivere non hai nessuna voglia, e di leggere ancora meno. Capitano, periodi così. A me soprattutto in estate. Questa volta è successo ora, e per riprendere in mano il Kindle ho dovuto farmi una violenza esagerata. Ma dovevo tornare. Per voi e per me. Mi sembrava giusto. E non me ne pento!

Ma torniamo al nostro Per il sabba sempre dritto!

Gli ho dato 6 perché ho le idee molto confuse.

7 per me è un voto già altino.

5 è un voto troppo basso.

Ma troppo basso per cosa, esattamente?

Mettiamola così: ogni due pagine pensavo: “Dai, su andiamo avanti!” e sbuffavo un po’ annoiata. La pagina dopo ero totalmente presa dal racconto. Tempo dieci pagine e di nuovo sbuffavo. Tempo tre pagine ed ero di nuovo assolutamente concentrata e divertita.

Sono stata sulle montagne russe per molte ore. È stato… strano. Non capivo mai se stessi leggendo una cavolata o una genialata. Non l’ho ancora capito.

E dire che io leggo. Eccome se leggo. Ma, prima di tutto, io di streghe non me ne intendo. Poi, non leggo romanzi storici e non sono appassionata di storia, quindi non so dire se l’aspetto ambientale/culturale/paesaggistico sia stato rispettato a puntino.

I personaggi non sempre sono riprodotti in maniera lucida. Non si capisce se Martinez sia un dritto o, in definitiva, un mezzo sfigato. Siamo davanti a un eroe moderno o a un mezzo spiantato? Credo la seconda. Credo, però. Non si capisce se la strega Apollonia sia appena appena umana e vagamente buona o meno. Credo sia un po’ cattiva e un po’ buona. Credo, però. Ma Apollonia è simpatica. Irriverente. Grezza come il fango. Cattiva come una vera strega eppure affascinante come una fata. Apollonia sfugge alla mia umana (e limitata) comprensione. Mi è sgusciata via dalle mani come un pesce molto abile. Non sono riuscita, insomma, a inquadrarla in una categoria.

La domanda è: è sempre necessario farlo? Bisogna per forza inquadrare e incasellare qualcuno/qualcosa?

Probabilmente no.

Io sono un’amante delle ambientazione. Su di me fa molto più presa una bella ambientazione pennellata con cura e sapienza che mille dialoghi da fiato sospeso. Sempreché qualcuno sappia ancora scrivere dialoghi da fiato sospeso, ovviamente. Comunque ecco, qua l’ambientazione – che pure poteva essere interessante – è stata lasciata vagamente da parte per dare spazio sicuramente a molti dialoghi (alcuni dei quali simpatici e azzeccati) e ad Apollonia, la giovane strega furbetta, personaggio irrinunciabile e, almeno secondo me, geniale.

Una chiusa da strangolamento. Non si terminano i libri con quella violenza, cribbio. Non mi puoi tenere inchiodata a un libro per quattro o cinque ore e poi svaporarmi tutti i personaggi i due righe due. È da delinquenti. Ora, io non voglio l’addio alle armi con tanto di trombe e musica funeraria, ma bisogna che il lettore venga soddisfatto.

Ecco.

A volte mi è sembrato che non si scrivesse per un lettore, ma per sé. Che l’autore, insomma, scrivesse per puro esercizio ginnico. E cavolo, è vero che bisogna fare le cose che ci rendono felici perché ci rendono felici, è verissimo! Guai se non fosse così! Ma uno scrittore che vuole scrivere e che pubblica (sia pure in self, porca miseria) deve tenere conto che qualcuno (fosse anche la moglie e la suocera) lo leggeranno. E queste due lettrici esigono e devono ottenere il MASSIMO.

Nel complesso?

Assolutamente da leggere se amate le streghe e tutto quello che gira loro attorno.

Talvolta un filo confusivo e non sempre centratissimo, riesce però a divertire e a catturare l’attenzione del lettore grazie ai due personaggi principali divertenti e totalmente a fuoco.

Solo l’amore

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Titolo: Solo l’amore

Autore: Francesca Lesnoni

Editore: Self

Anno: 2016

Pagine: 155

Prezzo: 2,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 6/7

SINOSSI:

Lucia è scomparsa… nessuno sa che fine abbia fatto la dolce sorella di Carlo, unico indizio un biglietto:
“Non preoccupatevi, sto bene. Vado dove ho sempre desiderato essere, da che ho memoria…”
Nessuno però si preoccupa realmente della sparizione di Lucia tranne Pier che, innamorato da sempre di lei, decide di prendersi un anno sabbatico per dedicarsi alla misteriosa ricerca.
Per sua fortuna Pier potrà contare sull’aiuto di alcune persone, come i signori Dardi, due amabili vecchietti, che gli consegneranno dei bigliettini scritti da Lucia; o Luigi, un sapiente tappezziere con la passione per la lettura, che lo aiuterà a mettere ordine nei suoi taccuini pieni di appunti e divagazioni; o l’amatissimo padre che, al momento opportuno, saprà cogliere una traccia importante…
Ma, prima di trovare Lucia, Pier dovrà confrontarsi con una diversa percezione di sé e degli altri, rivisitare la propria vita, comprendere qual è il suo vero sogno…
Grazie al suo intelligente umorismo e piccoli colpi di scena, Pier si ritroverà su un aereo diretto a Parigi.
Sarà lì che finalmente rincontrerà Lucia?

LA RECE DELLA KATE:

La notizia della scomparsa improvvisa di Lucia lascia tutti senza fiato. Come si può abbandonare tutto e tutti senza una parola facendo trovare solo un biglietto misero e abbastanza criptico? Come si può lasciare i propri genitori, il proprio lavoro, i propri amici? Come si può essere così decisi da organizzare persino, dopo qualche giorno, una donazione di massa? Lasciare tutto ciò che si possiede e andarsene… come si può? Nessuno lo sa e Pier meno che meno. L’uomo che da sempre è innamorato di lei, sin da quando, bambini, giocavano insieme e sognavano sogni simili, ormai cinquantenne, decide di dover fare qualcosa, di dover combattere almeno per sapere, per capire, per non farsela sfuggire ancora una volta, quella donna così diversa dalle altre, eterna bambina, con gli occhi sempre rivolti all’immensità e a un concetto di gioia per lui difficile da comprendere sino in fondo. Ma adesso è ora di trovarla, di mettere finalmente lei al primo posto. Pier non trova altra soluzione che prendersi un anno sabbatico per trovare la sua Lucia, scusarsi con i collaboratori del suo studio e tentare in tutti i modi possibili, con tutti gli aiuti possibili di ritrovare la ragazza, ora donna, che – ora più che mai – disperatamente ama.

Un quadro scovato per caso, due teneri vecchietti novantenni e un amico riusciranno a compiere molti miracoli: avvicinarlo a Lucia, avvicinarlo a suo padre e avvicinarlo di molto a un concetto sempre più limpido di verità e amore.

Perché gli ho dato 6/7?

Ero certa fosse un romance. Ero certa si trattasse di ragazzi, ok? Ero certa di trovare una storia d’amore come tante, certa anche che – andasse come andasse – mi sarei trastullata con una storia poco impegnativa e poi tanti saluti.

Ma questo libro non solo non parla di ragazzi, ma nemmeno è un romance. L’impatto è abbastanza spiazzante. Pier è un uomo single e di successo in cerca della sua Lucia, una donna dall’animo puro e missionario che poco ha a che fare con la vita materiale e frenetica di questo mondo.

Non sappiamo niente di Lucia. Lucia è un nome, qualche ricordo, una manciata di biglietti. Un taglio di capelli, anche. Ma Lucia non esiste davvero, per noi. Sfuggente e poco reale, poco tridimensionale, sembra assurgere a ruolo mistico, un po’ santone, un po’ ragazzina dispettosa che scompare a suo piacimento. No. Lucia non mi è simpatica. Personalmente sarei stata molto felice di lasciarla là dove avrebbe sempre voluto stare, credetemi. Sarei stata proprio l’amica che avrebbe detto al caro e pipparolo Pier “Ma lassala stà, annamo a farci n’amatriciana!”. Avrei remato contro, lo ammetto. Ma io credo che il problema di Lucia sia il troppo ascetismo. Va bene essere un poco distaccati dal mondo, per la carità. Va bene non dipendere dalle cose, per amor di Dio. Va bene anche prendere le distanze da tutto quello che ci fanno credere essere indispensabile. Ma tu nel mondo ci sei e bisogna che ti adatti. I biglietti che i vecchi coniugi fanno leggere a Pier fanno digrignare i denti per la rabbia. Si permette di fare la paternale, per iscritto, a una donna che ha il doppio dei suoi anni. Ma chi sei? Ma cosa vuoi?

Il protagonista maschile, Pier, è borderline tra simpatia e antipatia. Molto a rischio, il ragazzone, perché se da una parte si ammira il suo amore, dall’altra una bella capata in testa ogni volta che parte per la tangente non gliela leverebbe nessuno. Io, comunque, sarei la prima a prendere la rincorsa. Ma è tutto sommato un personaggio positivo e interessante, così attento a quello che lo circonda, così nel mondo, così lucido a volte. Poi dev’essere un bell’omarin, e agli uomini belli noi diciamo sempre sì. Ah, e deve avere qualche soldo da spendere, anche. Quindi insomma, stima.

Ma se un problema ha questo romanzo, sono i dialoghi. Se è vero che i dialoghi in letteratura mai potranno essere come quelli reali, è anche vero che rendere i dialoghi troppo ingessati “scolla” il lettore dalla storia. Nessun padre usa quel tono pomposo con il figlio cinquantenne. Nessuno pensa, tra sé e sé, come una specie di poeta depresso. I nostri pensieri sono frammentari, brevi, elementari. Spesso solo delle immagini. Pier pensa come un uomo con la passione per la poesia di inizio ‘900, e questo non fa bene alla narrazione e all’empatia. Il lettore si distacca da ciò che legge, esce dalla storia e si ricorda di stare leggendo.

Io, mentre leggo, voglio dimenticarmi di ogni cosa.

Ogni cosa, capite?

Del mio nome, di cosa faccio; tutto.

Ma Solo l’amore, che ogni tanto smette di essere un romanzo e diventa quasi poesia, è un grande inno all’amore in ogni sua forma. Non è la chiusa, ciò che importa. Non è la meta, ma il viaggio, se capite cosa intendo. Un viaggio verso la consapevolezza, un dialogo – perché questo sembra – interiore che porta a consapevolezze e idee.

In questo senso Solo l’amore fa centro. Totalmente centro. Porta e distribuisce amore. Ma non quello dei romance. Dimenticatevi i romance. Sarà comunque un bel viaggio.

L’ingrediente a sorpresa

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Titolo: L’ingrediente a sorpresa

Autore: Cinzia Piantoni

Editore: Self

Anno: 2016

Pagine: 274

Prezzo: 11,34 euro per il formato cartaceo – 1,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7 ½

SINOSSI:

Cosa succede quando sei a un passo dal realizzare il tuo più grande sogno, e all’improvviso crolla tutto?

Gaia, 28 anni, ha sempre desiderato diventare una pasticciera affermata, e Big Bakery, famoso talent show dedicato ai dolci, sembrava essere la sua grande occasione.
Purtroppo però qualcosa è andato storto, costringendola a tornare nel piccolo paese in riva al lago dove è nata e cresciuta, arruolata nella pasticceria di sua zia per darle una mano durante la stagione dei matrimoni.
Sarà proprio lì, tra torte multistrato, familiari strampalati, baci rubati e ritorni inattesi, che Gaia imparerà una lezione importante: non tutte quelle che sembrano sconfitte in realtà lo sono per davvero.

LA RECE DELLA KATE:

La vita di Gaia, dopo una iniziale ascesa, è attualmente ridotta a un mucchio di fango; vero è che ha vinto l’ultima edizione di Big Bakery Italia, ma la sua storia d’amore con uno dei giudici e uno dei cuochi più famosi al mondo (fidanzatissimo e in procinto di diventare padre) ha gettato sulla sua persona e sulla sua recente vincita, un’ombra piuttosto tetra. Ora Gaia è costretta a tingersi i capelli e andare in giro coperta da capo a piedi per non farsi riconoscere e quindi facilmente linciare dai telespettatori del programma. Andarsene da Milano e dai paparazzi sarebbe, in effetti, la cosa migliore. Quando la zia, proprietaria di una pasticceria, richiede la sua presenza al paese natio, la ragazza non ci pensa due volte. Saranno solo pochi mesi, ma forse quei pochi mesi daranno modo alla gente (e a lei) di dimenticare.

E così Gaia torna a casa, coccolata dalla sua famiglia e dagli amici di un tempo, felici di riaverla tra le loro braccia e felici di poter gustare le sue dolci prelibatezze.

Ovviamente, però, i guai sono dietro l’angolo.

E il guaio, in questo caso, si chiama Alex.

Che non solo è il garzone di sua zia in pasticceria, ma è anche il bellissimo fratellino minore della sua migliore amica. Per fratellino minore, capirete, si intende comunque un marcantonio alto quasi due metri, spalle perfette, fisico perfetto, sorriso da svenire e capelli selvatici. Lo stesso che giocava con lei tutti i pomeriggi ai giochi elettronici e che la prendeva in giro. Lo stesso che lei ha visto crescere. Lo stesso che, adesso, la turba come non mai.

Resistergli sarà difficilissimo, soprattutto se di mezzo ci si mette anche Michele, ex storico che l’ha praticamente piantata sull’altare e che rappresenta ancora, per Gaia, una enorme e imbarazzante e dolorosa spina nel fianco.

Perché gli ho dato 7 ½?

Ma la domanda giusta dovrebbe essere: perché lo hai scaricato?

Oh, amici, io resisto a molte cose (non è vero) ma mai resisto ai programmi televisivi che parlano di cucina. Hell’s kitchen, Masterchef di ogni Paese et cultura, Il boss delle torte, Bake off di ogni Paese et cultura, Cucine da incubo di ogni Paese et cultura… andate avanti voi, suvvia, avete capito.

Potevo, quindi, resistere a un romanzo ambientato non solo nel mondo della cucina ma che trova il suo inizio proprio dietro le telecamere di un programma televisivo chiaramente ispirato a Bake off?

No, eh.

Ovviamente no.

L’ingrediente a sorpresa è un self senza pretese, non adatto ai puristi, agli snob, o a tutti coloro che “No, per me il self non va scaricato, letto e nemmeno scritto”. E se è vero per alcune tipologie di self, devo ammettere che in questo marasma di scrittori dell’ultimo momento, la categoria romance e chick lit ne esce decisamente bene. Sarà perché forse i lettori di questa categoria sono meno pretenziosi, sarà perché è un genere che presuppone mero divertimento e le pulci, insomma, si fanno un pochino meno, sarà perché (ti amo nanananaa sempre più in alto si va… ehm) servono un pochino meno conoscenze tecniche, ma prendo molte meno cantonate con i self della categoria romance che con altre.

Stiamo parlando di capolavori? Ovviamente no, amici. Stiamo parlando di intrattenimento e divertimento. Un romanzo che mi ha tenuto buona compagnia nel fine settimana e che mi ha fatto dimenticare la mia emicrania almeno per qualche ora (ho anche un dente che fa i capricci, a dire tutta la verità).

Stiamo parlando di una scrittura semplice e pulita, nessun refuso (anche se ho letto senza farci troppo caso) e personaggi stereotipati ma mai noiosi. Il finale è chiaramente telefonato (ma lo è sempre), i dialoghi sono talvolta banali, ma nel complesso, miei cari… nel complesso io mi sono sinceramente divertita! Ecco.

Fosse stato per me lo avrei ambientato proprio tutto davanti e dietro le telecamere del programma, ma anche Gradare si è rivelato essere una buonissima location. Io, amante dei laghi, ho sentito sotto al naso quell’odore salmastro e sulla pelle l’arietta freschina della sera.

Ah. Disclaimer per le patite del sesso: non ne troverete. Niente dettagli scabrosi, pochissima pelle esposta, molti baci e poco altro.

Consigliato a tutte le amanti dei dolci e degli zuccheri, a tutte coloro che amano sognare e a tutte le non-snob della letteratura   😉

(Menzione d’onore per la cover, molto bella e molto simile alle cover di romanzi ben più “blasonati”.)

Zombie mutation

Zombie Mutation (Giorgio Borroni)

Titolo: Zombie mutation

Autore: Giorgio Borroni

Editore: self per Il Narratore Audiolibri

Anno: 2016

Pagine: 75

Prezzo: 7,99 euro per l’audiolibro (file Mp3 della durata di due ore e venti minuti) e il formato digitale (formato ePub)

Link di acquisto: Il Narratore

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Il virus che trasforma gli uomini in morti viventi ha avuto il sopravvento. Una setta di fanatici religiosi, gli Opliti di Cristo, ha preso il potere e tiene in pugno le istituzioni facendo rivivere una sorta di Medioevo. Nelle campagne del Distretto Sud, Brian Crane, un vecchio bonificatore  sulla via del tramonto, deve vedersela con un ennesimo focolaio, e, come se non bastasse, deve istruire un novellino, Jedediah Braddock, fresco di caserma ma totalmente inesperto. Su uno sfondo post apocalittico e rurale, Zombie Mutation narra una giornata tipo di un cacciatore di zombie che dovrà vedersela con la gretta superstizione dei colleghi, una situazione fuori controllo e si troverà costretto a porre tutta la sua fiducia sulla giovane recluta se vorrà completare la missione.

LA RECE DELLA KATE:

Quando mi è stato inviato il file di questo libro non avevo idea di quante pagine avesse. Un centinaio circa, supponevo. Ho cominciato a leggere pensando di arrivare sin circa al 50% e di lasciare il restante 50 per la sera. Click dopo click, però, mi sono resa conto che le pagine dovevano essere ben meno di cento e che la mia lettura stava proseguendo troppo, troppo velocemente. Ero al 45% e non avevo proprio nessunissima voglia di spegnere il reader e adempiere così al progetto che avevo in mente all’inizio della lettura. 50%… 55%… 60%… 70%… inutile, non riuscivo a staccarmi.

Il problema è squisitamente logistico: non riesco a finire un libro e a iniziarne un altro subito dopo. Voglio che la mente sia tutta concentrata su un libro solo per poter fare una buona recensione e avere le idee chiare e la mente piena delle sue atmosfere, personaggi e idee.

Al 75% mi sono resa conto che lo avrei finito. All’85% mi sono imposta di piantarla e spegnere tutto. Al 90% ho spento e sono andata via. Ma sono andata via con il passo di una novella dead man walking, spalle basse e piedi che strisciavano sul parquet. Mi sono sentita un po’ imbecille, dico la verità. Sorridevo sotto i baffi per quella che sembrava una specie di punizione, ma anche per il piacere nemmeno troppo sottile che provavo al pensiero di essermi tenuta le ultime pagine per la sera. Il pensiero di avere qualcosa di bello che stava aspettando proprio me.

Ormai lo avrete capito: Borroni mi ha conquistata.

O meglio, Borroni, calma.

A conquistarmi è stato Crane, non tu.

Tutto ha avuto inizio dalle api. Dio solo sa (e non solo Lui) quanto le api siano importanti per gli equilibri del nostro intero ecosistema. Le api non possono proprio estinguersi. Così, gli scienziati di mezzo mondo tentarono di salvarle. E non fallirono. Le arnie si ripopolarono ma le nuove nate si mostrarono estremamente aggressive nei confronti dell’uomo. Il resto è storia: una puntura e… addio, il virus era bello che trasmesso agli esseri umani.

Possiamo immaginare che i governi siano collassati, che il sistema interno sia crollato, che la gente abbia perso la testa e si sia stabilito, senza nemmeno volerlo e senza nemmeno rendersi conto di come si sia fatto effettivamente, un nuovo ordine. Il nuovo mondo è governato dagli Opliti di Cristo, setta di invasati fanatici che blatera di punizioni divine e altre nefandezze mentre, a proteggere il genere umano, ci pensano i Bonificatori.

Militari ma non solo, i Bonificatori sono uomini addestrati per ripulire il mondo dagli zombi. E Crane… be’, Crane è semplicemente il più famoso. Il Bonificatore tra i Bonificatori. Ne ha uccisi a migliaia, tutti colpiti al centro della testa con un cha-chack del suo fucileNon più molto giovane, non più molto motivato, fuori dagli schemi e dalle regole, Crane vive isolato e solo, ormai addestratore di novellini e poco altro, diventato egli stesso leggenda di un mondo leggendario. Quando gli viene affidata l’ennesima recluta, Braddock, Crane è ben deciso a non farsi incantare e non affezionarsi al ragazzino: farà la fine di tutti gli altri. Se ne andrà o, più probabilmente, verrà ucciso. Inutile perdere tempo a costruire legami in tempi come quelli. Un momento ci sei e stai parlando, il momento dopo l’altro ti guarda con occhi gialli e appallati e zanne sporgenti. Niente da fare.

Eppure Braddock è diverso. Ligio alle regole, atteggiamento militare perfetto, non rinuncia però alle sue idee e alla sua moralità. È un buon soldato ma, ancora di più e ancora meglio, è un buon uomo e un buon amico.

La strana coppia Crane-Braddock è presto ingaggiata: si è acceso un nuovo focolaio e la causa è Henry Storm. O almeno quello era il suo nome da vivo, da uomo. Ex allevatore di maiali, ex giocatore di wrestling, Henry Storm (Hellstorm per gli amici) è però attualmente uno zombie enorme e molto pericoloso, che ha già infettato un’intera famiglia e i suoi braccianti agricoli. Bisogna stanarlo e ucciderlo, prima che vada in giro ad azzannare altre persone.

Il racconto di Borroni è pieno di atmosfera, di action ma anche di emozione. È un racconto zombie piuttosto tipico nella sua struttura e nei suoi personaggi (Crane è quasi l’archetipo di un cacciatore zombie), eppure riesce – nonostante nulla di nuovo venga detto – a incantare. Perché questo accada, signori, lo ignoro. Credo che il merito sia da imputare a uno stile di scrittura molto lieve ed elegante, per nulla affrettato, per nulla assetato di sangue e di voglia di scioccare. Pare piuttosto un viaggio lento e metodico in mezzo a un orrore silenzioso e terribile. Il dolore e la solitudine di Crane sporcano di grigio ogni singola riga di questo racconto. È un dolore che viene percepito come una brutta musica di sottofondo e che non può essere ignorato nemmeno dal lettore più sprovveduto. Viene voglia – giuro – di sedersi attorno a un fuoco con i due Bonificatori, lasciarsi cullare dai loro racconti e dalle loro voci in un mondo finalmente ripulito dall’orrore.

La chiusa molto frettolosa e alcune domande irrisolte mi fanno sperare in un seguito di Zombie mutation (magari Zombie mutation – la cura, chi lo sa  😉 ) ma, nel frattempo, consiglio a tutti gli appassionati del tema la lettura di questo e-book breve ma di molta compagnia e molta atmosfera. Non ho avuto modo di scaricare e ascoltare l’audiolibro, ma posso immaginare il piacere estremo di mettersi le cuffie nelle orecchie di sera, nel letto, ed essere accompagnati al sonno dalle avventure dei nostri due nuovi amici.

Consigliato.

LA CITAZIONE:

“Crane, con il fucile poggiato in spalla e il revolver infilato alla meglio nella cintura, osservava il cumulo destinato a diventare una pira.

Braddock tornò dal fuoristrada con il lanciafiamme tra le mani.

Il ragazzo provò a indossare lo zaino del combustibile, ma aveva le spalle troppo larghe, così lo tolse e regolò le bretelle.

Quando ebbe finito Crane, impaziente, gli chiese: – Cosa aspetti?

Jedediah lo guardò perplesso: – Signore, non la diciamo una preghiera?

– Amen – rispose Crane, e gli fece cenno di procedere.