Avvento – La promessa (Vol. 1)

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Titolo: Avvento – La promessa – Vol. 1

Autore: Debora Spatola

Editore: Nero Press

Anno: 2015

Pagine: 204

Genere: Fantasy

Prezzo: I volumi in formato digitale sono in totale 4. Il primo ha un costo di 1,99 euro, i restanti tre di 2,99 euro.

Da Giugno 2017 è possibile acquistare l’intera saga in formato cartaceo a euro 17,00

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Il suo vero nome non è Lua. Niente nella sua vita precedente era vero. Strappata alla madre naturale il giorno stesso della sua nascita, diciotto anni prima, è stata cresciuta in una famiglia fittizia, al riparo dalla verità. Quel giorno tre strani uomini la prelevano da casa: lei è una Promessa. Poi un incidente, una sparatoria, dei “Guardiani” la portano in salvo nonostante tutto sia molto confuso. Lua rimane con loro quanto basta per scoprire che esistono gli Ibridi, che esiste una Matrice che secondo la profezia satanica genererà un Anticristo duemila anni dopo il Messia, necessario a mantenere l’equilibrio cosmico tra bene e male. E scopre che i Guardiani che l’hanno salvata – e che continuano a proteggerla sacrificandosi in prima persona – sono in realtà Nephilim. Loro fanno parte del famoso gruppo di Lincoln, Guardiani della Luce destinati, secondo la predizione di Hellson – un Ibrido convertito al Sommo Bene e divenuto profeta – a ritrovare la Matrice prima che l’Avvento abbia compimento. Il sentimento per uno di loro, tuttavia, s’intreccerà così tanto con la Missione da mettere in pericolo la sopravvivenza stessa della razza umana. Perché Lua non è soltanto una promessa sacrificale strappata a un altare nero, ma ha un segreto che nessuno conosce, neanche lei.

LA RECE DELLA KATE:

Adrean, Manolo, Lincoln, Lorean.

I loro corpi sono perfetti e statuari, la loro pelle fatta come di seta, i loro capelli luccicano al sole, i loro sorrisi sono capaci di illuminare un’intera stanza, le loro voci suonano come musica, i loro occhi sono capaci di infondere la pace più completa o di sprigionare l’odio e la ferocia più veri.

Loro sono i Guardiani.

Loro sono Nephilim.

Loro discendono direttamente dagli angeli e sono sulla terra per difendere l’umanità dagli ibridi, esseri metà umani e metà demoniaci.

Lua invece ha diciotto anni ed è spaventata a morte: tutta la sua vita è stata messa in discussione da un momento all’altro; ha dovuto abbandonare casa sua, è stata poi rapita, lei è stato detto che quelli non erano i suoi genitori. Tutto, nella sua vita, era una messinscena. Ora nella sua vita ci sono solo loro, altissimi e bellissimi, ironici e taglienti, pungenti e protettivi. Le fanno da madre e da padre, da fratelli e da sorelle. Saranno il suo inizio e la sua fine, perché lei è una Promessa e va protetta dagli Ibridi, che la vogliono; va protetta anche a costo della vita; va protetta perché loro sono Guardiani, e sono venuti a salvare.

Ma Lua… Lua è solo una adolescente spaventata e confusa. Spaventata da sogni generati direttamente dalle fiamme degli Inferi e confusa da quei quattro uomini così attraenti, divertenti e pericolosi. Il cuore di Lua sobbalza, la sua mente galoppa. E’ solo una giovane donna, come darle torto?

Loro però sono alla ricerca della Matrice che, secondo una profezia, dovrà dare alla luce l’Anticristo; la devono trovare e giudicare, spazzarla via dal mondo e contrastare l’inizio di una nuova era di terrore, distruzione e morte. Per un Guardiano non c’è tempo per l’amore. C’è solo il tempo della battaglia.

Perché gli ho dato 7?

Credo di aver letto le prime pagine di Avvento molto tempo fa; me le fece leggere la casa editrice chiedendomi un parere: angeli e demoni… tiravano ancora? Non ricordo di preciso cosa risposi, sono sincera. Ma so che anche due anni fa di angeli e demoni si parlava pochino, il loro tempo era compiuto. Probabilmente risposi che non era scritto male e che di base funzionava ma che era rischioso perché, appunto, era un argomento superato. Forse aggiunsi anche un “Grazie a Dio” (per rimanere in tema).

Diciamo che venivamo da annate dedicate interamente all’argomento e la mia personale biblioteca mentale era molto più che esausta, insieme alla mia pazienza.

MA.

Non solo Avvento ha visto la luce (!!!) ma anche tutti gli altri tre volumi e, da poco, anche il volume cartaceo con la saga completa.

La cara Debora (che ho conosciuto solo virtualmente e che posso considerare proprio “cara”) ha fatto centro, sembrerebbe.

Ci sono alcune verità da dire:

  1. Fosse uscito sette anni fa, secondo me avrebbe spaccato tutto: ha un po’ di ritardo sulla tabella di marcia e sulla tabella moda-del-momento
  2. E’ una saga fantasy young adult, quindi va giudicata per quello che è, non per quello che NON è.
  3. Per essere una saga fantasy pubblicata quando ormai di angeli non se ne parlava più da un pezzo è una BUONISSIMA saga. Ma proprio buonissima, eh?
  4. Ho riconosciuto molto della saga di Fallen e anche qualcosa della saga di Twilight (dove alcuni vampiri avevano poteri particolari e influssi particolari sulle persone). E’ quindi un tentativo di dire qualcosa di bello e personale attingendo da fonti già conosciute che, in qualche modo, hanno “attirato” l’autrice.
  5. Poiché di angeli e demoni se ne è tanto parlato, dire qualcosa di DAVVERO nuovo è quasi impossibile.
  6. Poiché di angeli e demoni se ne è tanto parlato e sempre allo stesso modo, è molto probabile che di quegli stereotipi letterari NESSUNO voglia fare a meno. Proprio nessuno. Né le scrittrici, che quindi viaggiano in una comfort zone, né le lettrici che possono ritrovare, romanzo dopo romanzo, tutte le cose che amano (uomini bellissimi, fisicatissimi, altissimi, simpaticissimi, almeno uno bello e dannato – in senso letterale – almeno uno dolce, almeno uno che tiene la testa sulle spalle e una protagonista che non capisce una fava e appena muove un passo rischia di far saltare la testa a nientepopodimenoche un angelo.

Sono stata prolissa?

Forse, ma dovevo spiegare.

IN CONCLUSIONE:

Il primo volume della saga di Avvento è un fantasy YA di buona fattura che rispetta i canoni del genere letterario suddetto e che il più delle volte non fa rimpiangere in nessun modo saghe analoghe giunte a noi da oltreoceano.

L’editing non sempre preciso lascia sfuggire qualche refuso e qualche termine (come “i BUCHETTI della serranda” che, personalmente, mi fa accapponare la pelle) che andrebbero sistemati e resi più “adulti” e più strutturati.

Cover bellissima, standard dei personaggi principali rispettati.

Come sempre vorrei una protagonista femminile diversa, ma so già che non potrò mai averla. Nei fantasy ya e in generale in tutti gli ya, le donne sono delle teste calde che, nonostante qualcuno le voglia aiutare, decidono che sono più intelligenti e fanno di tutto per rompere le palle al prossimo agendo con i piedi invece che usare il cervello.

Poi ci lamentiamo se nei film horror la ragazza sola in casa di notte in mezzo al bosco con la tempesta che infuria e un serial killer appena scappato dal riformatorio apre la porta o se mentre scappa inciampa SUL NULLA.

Gli stereotipi di genere ci piacciono.

Ammettiamolo.

Cioè a me no, fanno schifo.

Ma in generale, secondo me, piacciono.

Io e Avvento abbiamo un conto in sospeso, anzi, tre libri in sospeso. Concludere la lettura al primo volume è del tutto IMPOSSIBILE.

Luaaaaaaa! Aspettamiiiiii! Arrivooooo!

Loeran! Che nome che hai, aò! Aspettami pure tu, pezzo di manzo! Arrivoooooo!

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Imbalance (Imbalance saga Vol. 1)

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Titolo: Imbalance

Autore: Maria Luisa Scrofani e Valeria Diurno

Editore: Self

Anno: 2016

Pagine: 274

Prezzo: 0,99 euro in formato digitale

Il voto della Kate: 7-

SINOSSI:

Aylin ha ventidue anni, è bella, brillante e, seguendo le orme del padre, studia alla Columbia University di New York per diventare un architetto di successo. Katy e Stephanie sono le sue migliori amiche. La prima studia al college mentre la seconda gestisce un bar a San Francisco, dove tutte e tre sono cresciute.

L’estate è alle porte e, dopo mesi di studio lontana da casa, Aylin torna in città. Il suo programma per l’estate prevede tanto divertimento con le amiche ma anche una buona dose di lavoro. Deve infatti portare a termine un progetto per l’università insieme a Samuel, un affascinante compagno di studi che passerà con lei parte delle vacanze estive. Quello che Aylin non sa è che la sua vita sta per cambiare, svelando un enorme segreto legato alla sua nascita e alla sua vera natura ma anche alla verità sul nostro mondo, creato e regolato dalle forze sovrannaturali di creature misteriose: i Seraphim e i Nephilim.

LA RECE DELLA KATE:

La letteratura, come la moda, come i locali, come la musica, va a ondate. Temi che fino all’altro ieri nessuno si cagava manco per sbaglio, oggi diventano non solo realtà, ma tragico tormentone. Ed ecco l’era dei vampiri, degli zombie, dei licantropi, degli erotici, dei cuochi e bla bla bla. Ogni filone letterario fa capolino sugli scaffali, vi resta qualche mese (a volte molti, molti, MOLTI mesi) e poi… adieu vampiri, adieu licantropi, adieu a tutti! Spremuti fino al midollo, senza più nulla da dire, si ritirano a vita privata, ormai ebbri di soldi e di notorietà. A dire la verità, ecco, pensavo che gli angeli si fossero uniti alla schiera dei protagonisti letterari morti e sepolti (con rispetto parlando). Me li immaginavo in una villa strafiga del paese di Bestsellerandia, abbronzati e con un drink in mano a brindare alla facciaccia nostra insieme ai vampiri sbrilluccicosi di Twilight, ecco. Invece, miei cari, mi sbagliavo. E di grosso, a quanto pare. Probabilmente si trovavano davvero a bordo piscina con Bella ed Edward, ali ripiegate e fisici statuari, ma qualcuno deve averli richiamati a gran voce. M’immagino le loro faccine, guardate. La Mondadori ha appena fatto uscire “Engel”, bel tomone da trecento e fischia pagine e dalla cover acchiappante che fa l’occhiolino al nostro amico Dan Brown e sotto le mie irrequiete manine è appena passato questo self tutto italico.

Gli angeli, insomma, sono tornati.

E qui sono tornati in grande spolvero, belli e impossibili, algidi e fieri, potenti e magnanimi verso quegli umani che, così pare, loro stessi hanno creato e verso i quali provano, si può supporre, ciò che un padre può provare per un figlio ribelle, un po’ testone, non così intelligente ma molto amato. Seraphim e Nephilim sono le due forze che governano e reggono gli equilibri della natura. Mai in lotta tra di loro, coesistono e collaborano per il bene del pianeta e degli esseri che lo popolano. Il perfetto equilibrio e le perfette forze che permettono alla Terra di auto-alimentarsi e auto-governarsi. Ed è così che se da una parte sarà d’uopo scatenare un tornado per ristabilire le giuste energie, dall’altra sarà assolutamente scontato far arrivare alle popolazioni colpite aerei con rifornimenti di cibo e medicinali per i feriti. Degli dei fermi e decisi ma anche materni e protettivi, quindi. E se le mie reminiscenze letterarie mi parlavano di Seraphim buoni e Nephilim cattivi, in questo romanzo (per licenza letteraria?!) le cose non stanno proprio così.

I Seraphim appartenevano al Sole e ne gestivano la forza, i loro poteri scaturivano nel fuoco e nella terra, mentre i Nephilim appartenevano alla Luna e controllavano le acque e i venti.

Al centro della vicenda c’è Aylin, una ragazza speciale e un essere mai visto: metà Seraphim e metà Nephilim nata dall’unione di due di loro, Aylin deve essere assolutamente protetta e custodita. Il suo corpo e la sua mente racchiudono poteri sconosciuti e potenzialmente devastanti per il pianeta intero. Data in affido a una coppia di umani, Aylin è cresciuta come ogni altra ragazza: amici, scuola, famiglia, carriera, fidanzati. Nessuno potrebbe mai immaginare la sua vera natura.

I Generali, alla nascita della bambina, permisero che lei potesse vivere ma stabilirono una condizione irrevocabile: nel monento stesso in cui si fosse rivelata una minaccia concreta, sarebbe stata eliminata.

Già.

Aylin poté sopravvivere, a patto però che nessuno la scoprisse mai e che i suoi poteri fossero tenuti costantemente sotto controllo. Guardiano e custode della ragazza Samuel, Nephilim dalla bellezza mozzafiato e dal cuore angelico catturato dalla dolcezza di Aylin, permette però alla vera madre di Aylin di entrare in contatto con lei facendo emergere le due dirompenti e distruttive nature della ragazza. L’energia sprigionata violentemente e a stento ristabilita da Samuel non passa inosservata agli occhi dei Nephilim, che sono decisi a scovare il colpevole. E a eliminarlo.

Aylin va protetta.

Aylin non deve essere uccisa, distrutta, annientata.

Va protetta dai Nephilim.

Imbalance è un fantasy-non-proprio-fantasy. Un fantasy che, a sprazzi, depone le armi a favore del romance. E noi amiamo anche i romance, sia chiaro. Ma se all’inizio del romanzo gli equilibri fantasy-romance sono pressoché stabili, verso la fine l’elemento fantasy viene messo apparentemente in un angolo per poi saltare fuori, all’improvviso e con violenza, per porre fine a questo primo volume della saga. Una chiusa insomma vagamente affrettata per quanto mi riguarda, che mi ha fatto pensare a un impegno inderogabile delle autrici che hanno quindi dovuto chiudere il lavoro in quattro e quattr’otto per pubblicarlo su Amazon. Pur detto in tono scherzoso e assolutamente amichevole, per quanto riguarda me i difetti principali rimangono quindi due: troppo spazio alle sfumature romance (che non disdegnano puntatine frettolose all’eros) e una chiusa improvvisa.

Ma posso supporre faccia parte del gioco e che sia assolutamente voluto.

Il resto del romanzo è però godibilissimo, attenzione.

I personaggi femminili sono vincenti, forti, sicuri. I personaggi maschili (nonostante angelici), di contro, quasi in svantaggio rispetto a queste donne volitive e, perdonerete, “cazzute”. L’afflato new adult fa sognare, porta qualche brivido l’accenno erotico sparso qui e lì ma è l’elemento fantasy – per quello che riguarda me – che fa e che DEVE FARE la parte del leone e che consiglierei alle autrici di portare in risalto nel secondo volume e in quelli che seguiranno.

Di romance/erotici/YA/NA ne abbiamo a bizzeffe. Facciamo vedere che anche noi italiani sappiamo scrivere fantasy!  😉

Buona lettura, bimbi!

P.S. -> Perché sette MENO? Il meno è dovuto a qualche errore del testo (posizionamento delle virgole in primis) che ostacola la lettura. Ma il romanzo verrà sicuramente rivisto e corretto dalle autrici, ne sono sicura!

P.P.S. -> Sulla cover fumettosa ho poco da dire, se non che mi perplime molto.

L’amore non è mai una cosa semplice

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Titolo: L’amore non è mai una cosa semplice

Autore: Anna Premoli

Editore: Newton Compton

Anno: 2015

Pagine: 314

Prezzo: 9,90 euro in formato cartaceo – 4,99 euro in formato digitale

Voto: 7 (Non posso dare un 8 a un chick lit, ho un’anima anche io!!!)

SINOSSI:

E se per ottenere un buon voto all’università dovessi fare amicizia con qualcuno che proprio non ti piace? Lavinia pensava che nella vita avrebbe insegnato e invece, dopo la maturità, si è lasciata convincere dai genitori a iscriversi a Economia. E ormai al suo quinto anno alla Bocconi, quando si trova coinvolta in un insolito progetto: uno scambio con degli ingegneri informatici del Politecnico. Lo scopo? Creare una squadra con uno studente mai visto prima, proprio come potrebbe capitare in un ambiente di lavoro. Peccato che Lavinia non abbia alcun interesse per il progetto. E che, per sua sfortuna, si trovi a far coppia con un certo Sebastiano, ancor meno intenzionato di lei a partecipare all’iniziativa. E così, quando la fase operativa ha inizio e le sue amiche cominciano a lavorare in tandem, Lavinia è sola. Ma come si permette quel tipo assurdo – a detta di tutti un fuoriclasse dell’informatica – di piantarla in asso, per giunta senza spiegazioni? Lavinia non ha scelta: non lo sopporta proprio, ma se vuole ottenere i suoi crediti all’esame, dovrà inventarsi un modo per convincerlo a collaborare… Ma quale?

LA RECE DELLA KATE:

Niente.

La notte stessa in cui ho terminato di leggere questo libro io… io… be’ io… oddio, come dirvelo? Ok, respiro profondo. Adesso ve lo dico. IohosognatoSeb.

Ehm.

Lo ridico più lentamente.

Io… ho sognato… Seb.

Non era mai successo, credo. Non potrei mettere la mano sul fuoco, ma direi proprio non sia mai successo che il protagonista di un libro sia entrato nei miei sogni. Ma è successo. E sapete perché è successo? Perché della Premoli, dei chick lit, della Newton Compton si può dire quasi tutto, davvero quasi tutto, soprattutto cose non bellissime. Ma certi libri sono molto, molto carini. Bisogna saper scegliere, bisogna essere nel mood adatto, bisogna chiudere a volte un occhio a volte due su certe atrocità e su certi editing del tutto sbagliati ma… cazzo se riescono a farti passare due o tre ore col sorriso in faccia!

Era da molto tempo che non mi concedevo l’estremo lusso di fare click sulla sezione STORE del mio Kindle voyager. L’ho fatto, ed è stata una sensazione paradisiaca, quasi orgasmica. È stata come una doccia fresca dopo una giornata passata sulla spiaggia, come un piatto di tortellini fumanti, come una cucchiaiata di mascarpone. È stato bello, ragazzi. Lo sapete, io amo recensire i libri che mi arrivano, amo il mio blog, amo quello che faccio e lo faccio con una passione che non conosce orari, vincoli e soprattutto… ricompensa! Ma acquistare un libro e leggerlo solo per mio piacere è un brivido inenarrabile. Non avevo intenzione di recensire nulla sino al 7 gennaio, a dire la verità. Sarò via per buona parte del tempo e avrei voluto solo acquistare e leggere, senza dover scrivere qualcosa, senza dovermi sforzare per rendere idee e concetti, senza dover per forza stare attenta a ogni singola parola. Poi, però, mi sono imbattuta in questo nuovo romanzo della Premoli (che avevo già amato in Come inciampare nel principe azzurro) e ho pensato subito a voi. Subito. Non potevo tenere per me Seb.

I protagonisti – come nella migliore delle tradizioni – sono due.

Lei è Lavinia, Lav. È all’ultimo anno di economia alla Bocconi e ha una famiglia difficile, un rapporto simbiotico con i social, con i locali alla moda e con i selfie.

Lui è Sebastiano, Seb. È all’ultimo anno di ingegneria informatica al Politecnico ed è un nerd senza speranza.

I loro due mondi, scontatamente (eh) lontani anni luce l’uno dall’altro, entrano in collisione (e non lo scrivo a caso) quando le loro università decidono di dare vita a un progetto comune: coppie di studenti formate da un ragazzo per università lavoreranno gomito a gomito per redigere una bozza di start-up aziendale. È già tutto abbastanza noioso e difficile, ma Seb mette il carico da novanta. Non ha nessuna intenzione di collaborare con una bocconiana viziata e col sorriso finto stampato sul bel faccino truccato. Ha ben altro da fare, lui! Ma Lavinia ha troppo bisogno dei crediti che promette il professore a lavoro concluso, e dovrà convincere lo stranissimo Seb a collaborare.

In questo romanzo la parte del leone la fa proprio lui: Seb. Ragazze, non ve lo dimenticherete facilmente, ve lo prometto. Ha un’ironia spiazzante, un modo di fare che incanta, una timidezza che ispira protezione, uno sguardo che farebbe breccia anche nel più arido dei cuori. Seb è una bella scoperta, un personaggio maschile che mi ha catturata immediatamente. Ispira simpatia, tenerezza, fa innervosire per poi, subito dopo, strappare un sorriso. Non credo esista una persona così, nella realtà. Ma mi fa bene pensarlo. Ho bisogno di pensare che al mondo esistano persone come lui.

Il personaggio di Lavinia viene miseramente schiacciato e messo in secondo piano, ma a nessuno importa: non è lei che vogliamo conoscere meglio, non è lei quella che tiene in piedi il romanzo, non è lei quella che ci fa sorridere. Lei serve per la narrazione, tutto qui. È la spalla.

Il risultato è comunque molto piacevole, molto divertente, un libro adattissimo per i giorni di festa, un buon pretesto per estraniarsi dalla confusione e dedicarsi alla lettura di qualcosa di leggero, frivolo, scacciapensieri.

Oh, insomma. A me la Premoli piace. Mi diverte, mi sgombra la testa, tiene lontani i cattivi pensieri e questa volta ha anche dato vita a un personaggio molto, molto interessante. Probabilmente, fossi stata io la sua editor, avrei contratto maggiormente la prima parte del romanzo per dare più spazio alla chiusa, alle ultime venti-trenta pagine, ma questa è solo la mia opinione. Peraltro abbastanza inutile  🙂

Il secondo pensiero abbastanza inutile è che le cover della Newton Compton sono carine come uno schizzo di vomito sul muro.

Vi abbraccio, vi auguro buone feste e buona lettura, amici!

Tutto quello che siamo

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Titolo: Tutto quello che siamo

Autore: Federica Bosco

Editore: Mondadori

Anno: 2015

Pagine: 338

Prezzo: 18,00 euro per il formato cartaceo – 9,99 euro per il formato digitale

SINOSSI:

Marina ha 19 anni e una vita non facile. Una mamma che se n’è andata troppo presto, un padre padrone, il sogno di frequentare l’Accademia di Belle Arti lasciato nel cassetto per evitare che il fratellino venisse cresciuto dalla “matrigna”, e la scelta di andare a lavorare per non gravare sul padre pronto a rinfacciarglielo. Si sente peggio di Cenerentola: profondamente sola, incompresa e armata solo di una bella dose di ironia, ma senza nessuna Fata madrina all’orizzonte che venga a salvarla. L’amore è qualcosa a cui, ovviamente, non ha mai neanche pensato, e comunque l’unico ragazzo che le interessa, spocchioso studente del terzo anno, che vede tutte le mattine al bar dove lavora (giusto davanti all’Accademia, tanto per farsi del male!) sembra non accorgersi di lei. Fino al giorno in cui i loro sguardi si incrociano…

LA RECE DELLA KATE:

Non esiste un’età adatta per perdere la propria madre. Non c’è un modo migliore e un modo peggiore. La verità è che fa sempre molto, molto schifo. Ma perderla a sedici anni e rimanere con un padre violento e un fratellino piccolo a cui fare da sorella, da amica e da mamma è davvero dura.

Marina lo sa. Sono passati tre anni dalla morte di sua madre, tre anni nei quali ha coraggiosamente preso in mano le redini non solo della sua vita ma anche quelle della vita del suo fratellino. Tre anni a fare doppio lavoro, di mattina in un bar a servire succhi e cappuccini e di pomeriggio nell’atelier della mamma di Dario, il suo migliore amico. Non è proprio la vita adatta a una ragazza che sta crescendo e che avrebbe bisogno dei suoi spazi, di un poco di spensieratezza, di quella frivola immaturità che è poi necessaria a comporre le tessere degli adulti che si diventerà. Anche perché nessuno, una volta giunta la sera, le carezza il volto dicendole “Sei brava” o “Sono orgoglioso di te”. Il padre di Marina è un uomo burbero che ha sempre usato la violenza fisica e verbale per affermare il suo potere nel mondo e all’interno della sua famiglia. Un padre-padrone che, una volta morta la moglie, si è ancor più incattivito e ancor più chiuso, e che sfoga tutta la sua rabbia e tutta la sua frustrazione sulla figlia maggiore. Dulcis in fundo, a rendere tutto ancora più intollerabile c’è la nuova compagna del padre, donna arida e cattiva che tenta in ogni modo di mettere zizzania in quella già ferita famiglia e che non perde occasione per porre in cattiva luce Marina.

La nostra protagonista è una diciannovenne con troppe responsabilità, troppi dolori, troppi brutti ricordi e un unico grande amore: il disegno. Disegna Marina, come un altro potrebbe fumare o bere. Disegna per disperazione, per colmare vuoti, per rappresentare la realtà grigio fumo che la avvolge. Ed ecco che la sua vita e le terribili liti col padre vengono riversate su carta e diventano ancora di salvezza imprescindibile per tentare di andare avanti.

Per fortuna però ci sono Dario e Ginevra, i suoi migliori amici. Ginevra che vive da sola, bella e affermata, già così grande, lei felice e adulta. Dario legato a doppio filo alla madre e a una vita che non sente sua, in perenne lotta conto se stesso e la sua infelicità. Entrambi colmano la vita di Marina e, insieme al fratellino Filippo, formano la sua vera famiglia.

Fino a quando l’amore non ci mette lo zampino.

Ma ormai si sa: le persone infelici non sono adatte all’amore.

Marina sarebbe disposta a tutto, pur di assaggiare un po’ di quell’amore e di quella passione che sempre le sono mancati. Ed ecco che Christo, artista rasta e impenitente donnaiolo, riesce a farsi strada nella sua vita, ad ottenere la sua fiducia e persino a farla innamorare. Ma come può amare ed essere amata una persona che, per prima, non ama se stessa? Marina si dà senza riserve, si abbandona completamente a un amore che – il lettore lo capisce sin troppo bene – è fallito e fasullo in partenza. Christo è immaturo, indeciso, frivolo e poco ancorato alla realtà; col suo fare ammaliatore, lui così bello, può permettersi di prendere la vita alla leggera, di vivere ogni cosa come un’interessante avventura.

Ma all’improvviso, in mezzo a una disgrazia, dentro a un ospedale, arriva Nic. Una specie di angelo con scompigliati capelli biondi e una visione della vita nuova e affascinante. Nic sembra appartenere a un altro mondo e, con le sue bombolette di vernice, comincia a colorare di colori vivaci quello di Marina. Le insegna che il mondo è un posto meraviglioso in cui vivere, le insegna che le cose è meglio viverle che scriverle sui social, le insegna che l’amore è una cosa diversa da quello che lei credeva fosse. Le insegna anche cos’è la fiducia, il sostegno, l’ascolto. Le porge la mano e la invito a seguirlo. Davanti a loro, una Firenze estiva e incantevole e un futuro che sembra pieno di speranza.

Ma sarà davvero l’ora del riscatto, per la nostra Marina?

Federica Bosco, autrice italiana dalla fama indiscussa, si conferma come voce autorevole e credibile e firma un romanzo che tratta temi anche molto importanti con sensibilità e fluidità. La prosa è semplice ma capace, i personaggi giovani ma ben tratteggiati, i dialoghi non sempre credibilissimi ma spigliati e centrati rispetto al target di riferimento.

Ho letto le trecentotrenta pagine in un soffio, spegnendo la luce troppo tardi e riprendendo in mano il mio Kindle non appena potevo. E questo vorrà pure dire qualcosa. La Bosco dipinge un mondo credibile anche se doloroso e ci regala un finale senza sbavature che ci fa credere, almeno per un po’, nell’unica cosa per cui vale la pena vivere: il lieto fine.

A pochi giorni dalla giornata mondiale contro la violenza sulla donne, un’opportunità in più che ci viene regalata per fermarci a riflettere.

Buona lettura!

L’amore più giusto è quello sbagliato

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Titolo: L’amore più giusto è quello sbagliato

Autore: Chelsea Fine

Editore: Mondadori

Anno: 2015

Pagine: 286

Prezzo: 18,50 euro per il formato cartaceo – 6,99 euro per il formato digitale

SINOSSI:

Ogni singolo giorno Pixie vorrebbe solo tornare indietro e cambiare il passato. Ma non può. Spera che l’estate trascorsa a lavorare nell’albergo della zia l’aiuti a dimenticare. Ma anche questo sembra impossibile: Levi è lì. Il ragazzo che era stato suo amico, e forse qualcosa in più, fino al momento in cui tutto è cambiato, per sempre. Levi vorrebbe solo chiedere scusa, ma sa che non basterebbe, in fondo lui è il vero colpevole della tragedia che li ha colpiti. Levi sa che dovrebbe stare lontano da Pixie, sarebbe meglio per tutti e due. Ma ogni sua singola parte desidera toccarla, proteggerla, stringerla forte e baciare via tutto il dolore. Ma Pixie appare così lontana, irraggiungibile. Eppure quegli occhi verdi che Levi incontra ogni giorno gli dicono forte e chiaro che non può vivere senza di lei.

LA RECE DELLA KATE:

Nel genere New Adult poniamo tutta quella letteratura che abbraccia una fascia di età compresa tra i 18 e i 25 anni, ragazzi in bilico tra adolescenza ed età adulta che hanno sentito la necessità di avere un genere letterario dedicato.

New Adult e Young Adult spesso si intrecciano soprattutto per i temi trattati che, come abbiamo già visto, sono quelli cari a questo target di lettori (lettrici, oserei dire): dai disordini alimentari all’amore, dalla droga alla violenza, dalla morte alla malattia fino ad arrivare (non sempre) a una spolverata di erotismo soft.

Il genere in questione sta avendo un successo planetario, e gli scrittori che si cimentano in questi romanzi si moltiplicano come tanti piccoli Gremlins. Talvolta il risultato è buono. Rarissimamente molto buono (pensiamo a Green).

Per questo romanzo, che ho potuto leggere grazie alla CE Mondadori, si può parlare senza nessuna incertezza di genere New Adult.

Pixie ha 19 anni e frequenta casa di Levi da sempre. Da quando, se non altro, si è resa conto che la sua giovanissima e impreparata mamma non aveva nessuna voglia di averla tra i piedi. Essere platealmente rifiutati dalla propria madre è un vero schifo e Pixie decide di non seccarla più di tanto; casa di Levi, del resto, è molto più accogliente e soprattutto trasuda amore da ogni angolo. Profumo di cibo, risate, affetto incondizionato e lei, la sorella di Levi, la migliore amica che Pixie potrebbe avere. Ed è così che i tre ragazzi diventano inseparabili e che tra Levi e la nostra protagonista nasce un legame forte e indissolubile.

Cominciando il romanzo, però, ci si rende subito conto che le loro vite hanno subito un brusco arresto: non sappiamo in nessun modo quello che è successo (lo scopriremo solo verso la metà del libro) ma siamo certi che qualcosa, in effetti, sia accaduto. Qualcosa, supponiamo, di molto grave. Levi e Pixie si trovano entrambi nell’albergo della zia della ragazza per le vacanze estive dove, in cambio dell’alloggio, si prestano a fare qualche lavoretto. Ma il clima è molto teso, elettrico. I loro incontri sono difficili, stridenti, fanno un rumore di unghie sulla lavagna. Poi però c’è anche quell’attrazione irresistibile, come non notarla?

In un folle balletto fatto di litigi e sorrisi, di cuori spezzati e di ricordi terrificanti, Levi e Pixie riusciranno a ritrovare il loro equilibrio, volersi bene e, insieme, dimenticare?

Con un plot assolutamente classico, un linguaggio piuttosto “friendly” e un titolo (italiano) che non rende per niente l’idea, Chelsea Fine costruisce un romanzo NA dai tratti caratteristici e inconfondibili: un amore giovane e tormentato, un dolore immenso, la gioia del ritrovarsi, il riscatto.

Consigliato a tutte le amanti del romance e a chi vuole tornare a sognare.