Jericho

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Titolo: Jericho

Autore: Marcello Gagliani Caputo

Editore: Delos Digital

Anno: 2017

Genere: Horror

Pagine: 44

Prezzo: 1,99 euro – disponibile solo in formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

La vita di Jericho, killer della malavita romana, viene stravolta dall’apparizione di una mostruosa creatura che si cela sotto le spoglie della sua ultima vittima. Chi sarà? E perché è alla ricerca di una misteriosa e antica scatola di legno che Jericho ha consegnato al suo capo?

LA RECE DELLA KATE:

C’è stato un tempo – forse nemmeno tanto lontano – in cui il nome Jericho provocava brividi di terrore e faceva deglutire a vuoto anche coloro i quali non conoscevano il significato della parola paura.

Oppure no.

La realtà (a volte scomoda) è che nulla sappiamo, se non ciò che vediamo (che ci fa vedere l’autore). Per quello che ci riguarda Jericho è il rimasuglio di un uomo a cui deve essere successo qualcosa di non bellissimo. Beve. Sta perdendo la fiducia del capo. Fors’anche di sé stesso. Vedere il fantasma di un uomo morto non aiuta la sua fragile psiche, il suo umore traballante e il suo ego distrutto.

Eppure accade. E accade ancora.

Colangelo, quello è il nome dell’uomo che lui stesso ha ucciso e che adesso riposa diversi metri sotto terra.

Eppure è lì.

E, Iddio lo salvi, vuole qualcosa.

La stretta della sua mano gelida sul polso di Jericho è stritolante e agghiacciante. Il sangue si ferma nelle vene. Un killer è pronto a tutto, anche a morire.

Soprattutto a morire.

Ma se morire per mano di un altro uomo è accettabile e onorevole, così non è se a ucciderti è un uomo morto dentro una bara.

I cenobiti sono sulla terra, e la loro missione è recuperare il cubo e chiudere la frattura che unisce il loro mondo al nostro.

Jericho è il loro tramite.

Perché gli ho dato 7?

Intanto facciamo ordine. Scopro solo ora che il racconto ideato da Gagliani Caputo per Delos prende origine e si offre come omaggio ai film Hellraiser tratti dai libri di Clive Barker.  Se così non fosse, però, mi scuso. Io l’ho scoperto facendo una breve e concisa ricerca sul web.

Questo per dire che magari sarebbe stato opportuno fare una premessa iniziale per i lettori “ignoranti” come me, facendo quindi comprendere e inquadrare la genesi di questo bel racconto.

Ma torniamo sul pezzo: Jericho è un racconto breve (su Amazon un altro utente lo definisce racconto lungo; per me è breve) a tema demoniaco che per quanto mi riguarda trova il suo punto di forza non tanto nei personaggi (in linea con il genere e non nuovi), non tanto nel contesto ambientale (anche quello piuttosto classico e descritto non ampiamente) quanto nei dialoghi.

I dialoghi creati dall’autore fanno essi stessi da ambientazione ideale, cullando la storia tra braccia sicure e accompagnando il lettore in un mondo “altro” a prescindere dal contesto ambientale-paesaggistico (anche questa volta Gagliani Caputo sceglie Roma) che comunque non necessita di essere tirato in ballo.

In conclusione: poco meno di un’ora di lettura per questo nuovo lavoro dell’autore che sceglie di farci conoscere i Cenobiti e il loro magico cubo. Certamente horror, sono d’accordo, ma anche molto altro. Un genere, insomma, che piacerà anche a chi con l’horror non va poi così d’accordo.

Buon lunedì, amici miei!

 

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Spettri di ghiaccio

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Titolo: Spettri di ghiaccio

Autore: Maico Morellini

Editore: Vincent Books

Anno: 2016

Pagine: 36

Prezzo: 4,90 euro per il formato cartaceo acquistabile a questo link o direttamente presso la sede della Miskatonic University di Reggio Emilia

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Lyubov Orlova era una famosissima cantante ed attrice sovietica, un’autentica star nei paesi dell’ex Patto di Varsavia e a lei venne dedicata un’imponente nave da crociera, costruita per solcare i mari più freddi del pianeta. Dopo numerosi anni di servizio e in seguito al fallimento della compagnia alla quale apparteneva però, la Lyubov Orlova venne destinata allo smantellamento. Ma proprio durante quello che doveva essere il suo ultimo viaggio, accade qualcosa di strano e di totalmente inspiegabile e questo colosso dell’acqua va alla deriva, sparendo completamente dai radar. Nascono così terribili leggende che passano di bocca in bocca, da porto a porto, e trasformano immediatamente la nave russa nel classico vascello fantasma di tanti racconti dell’orrore. C’è addirittura chi giura di avervi visto a bordo un’infernale orda di ratti giganti mangiauomini… Ma c’è qualcosa di vero sul conto della Lyubov Orlova o si tratta solo di “bufale” marinare? E infine, perché all’improvviso c’è qualcuno disposto a tutto pur di recuperarla?

LA RECE DELLA KATE:

Millhan è un uomo di poche parole, un capitano giusto e appassionato. Il mare è il suo mondo e la Antares la sua casa, da sempre. Il suo equipaggio – ragazzi un po’ rudi ma efficaci lavoratori – la sua famiglia. Ha un carattere spiccio e pragmatico, lui che viene dal mare e che è abituato a dare poche e semplici direttive per far funzionare e far navigare al meglio la sua favolosa nave. Per questo poco capisce gli arzigogoli creativi del dottor Lindholm, un docente universitario con, all’attivo, molte pubblicazioni riguardanti clima, scioglimento dei ghiacci polari e altre amenità. Non capisce perché stanno perdendo tempo attorno a quelle questioni, non capisce perché tante domande. Poi, un nome.

Lyubov Orlova.

Classe 1902.

Attrice russa dagli occhi magnetici e dal fascino indiscutibile.

E.

E una nave russa costruita negli anni settanta e impiegata per crociere in Antartide. Robusta, intorno ai trecento piedi di lunghezza, pensata per sopravvivere a condizioni estreme e capace di muoversi nei mari ghiacciati.

In attività fino al 2010, nel 2012 avrebbe dovuto raggiungere il porto di Santo Domingo per essere smantellata ma… non vi arrivò mai.

La Orlova finì alla deriva, e lì rimase, abbandonata a sé stessa, in balia delle onde e di quel mare che ormai le faceva da culla, libera di navigare per i mari, ormai schiava di nessun padrone, poiché nessun padrone più la voleva sotto il suo dominio.

Popolata da ratti cannibali, si dice.

Una nave stregata, si dice.

E ora, quell’uomo, quell’accademico, dice di sapere dove si trova. Dice che bisogna trainarla. Dice che ha bisogno di una cosa che è dentro la nave e che poi, lo giura, non vorrà più nulla. In cambio cederà tutta la rendita (assai cospicua) dello smantellamento nella Orlova al capitano e al suo equipaggio.

Vero che quella storia sembra una follia, ma vero anche che tutti quei dollari farebbero gola a chiunque, anche a un pazzo. E il capitano Millahn non è un pazzo.

Perché gli ho dato 8?

Perché non amo l’acqua e non amo il mare ma amo le storie di mare.

Perché Maico è un abile narratore e prima ancora di farti paura, ti avvince, ti fa suo schiavo. La prende alla larga, la prende dolce come certe onde del mare, ti culla in un abbraccio seducente, allarga l’inquadratura e tu senti l’odore del mare, l’odore della pelle del capitano, annusi il suo coraggio e il suo amore per l’avventura. Le tocchi, tutte quelle cose lì. E se anche fino a poco fa nulla ti sarebbe interessato di una nave da crociera (realmente esistita) chiamata come una famosa attrice russa bellissima, adesso non potrai fare a meno di voler sapere ogni cosa. Vorrai vederla, vorrai scorgerla tra i flutti, lei, solitaria com’è, misteriosa com’è.

C’è odore di salsedine ma anche di qualcosa di molto meno terreno e terrestre.

C’è odore di paura e di straniero.

C’è odore di imbroglio e di perfidia.

“Scappa, capitano, scappa!”

Ma non scapperà. Guarderà la sua vita andare in pezzi, guarderà ogni certezza sbriciolarsi e affondare davanti ai suoi occhi, affronterà la paura più grande, quella della perdita del coraggio e noi saremo lì, con lui, fino alla fine.

Spettri di ghiaccio è un brevissimo ma immenso racconto di mare.

Immenso perché avvincente come un film ma breve come un trailer. Ci vuole bravura, non trovate, per mettere in atto questo tipo di magia? Ci vogliono le giuste parole, la giusta terminologia, i personaggi più scaltri, il mare più insidioso, le leggende più succulente.

Ci vuole cu-rio-si-tà.

E Dio solo sa quanto amo le persone curiose. Le persone che vengono a conoscenza di una storia e, su quella storia, ne inventano una loro, tutta loro.

E Dio solo sa quanto amo le persone che sanno raccontare delle storie. Non le storie che si ascoltano e basta, ma quelle che si vedono con gli occhi del cuore e della mente.

Da questo racconto io esco piena di salsedine. E con un piccolo ma efficace brivido di dispiace e di raccapriccio che, dalla base della schiena, si arrampica lungo la mia spina dorsale.

Buona lettura, amici.

I misteri di Chalk Hill

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Titolo: I misteri di Chalk Hill

Autore: Susanne Goga

Editore: Giunti

Anno: 2015

Pagine: 416

Prezzo: 6,90 euro in formato cartaceo – 4,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 9

SINOSSI:

La prima volta che Charlotte si trova davanti alla splendida tenuta di Chalk Hill, sulle verdi colline del Surrey, rimane senza fiato: l’imponente villa, sormontata da una torretta e circondata da alberi secolari, è il luogo più affascinante che abbia mai visto. Qui potrà finalmente iniziare una nuova vita, dopo aver lasciato Berlino a causa di uno scandalo che ha compromesso la sua reputazione di istitutrice. Chiamata a occuparsi della piccola Emily, Charlotte si rende subito conto che una strana atmosfera aleggia sulla casa: la quiete è quasi irreale, il papà di Emily è gelido e altezzoso, la bambina è tormentata ogni notte da terribili incubi e dice di vedere la madre, scomparsa un anno prima in circostanze misteriose. L’affetto per Emily spinge Charlotte a voler capire cosa stia succedendo a Chalk Hill, ma nessuno dei domestici osa rompere il silenzio imposto dal vedovo sulla morte di Lady Ellen. Solo con l’aiuto dell’affascinante giornalista Thomas Ashdown, Charlotte si avvicina alla verità, una verità sconvolgente, sepolta tra quelle antiche mura. Un romanzo pieno di mistero e romanticismo. Una storia che alle atmosfere di Jane Eyre unisce una suspense unica ed elettrizzante.

LA RECE DELLA KATE:

Charlotte sa che la sua vita sta per cambiare per sempre. Abbandonata la Germania, ora il suo futuro e il suo destino sono tutti da scrivere. E Charlotte è assolutamente consapevole di dover essere lei a farlo. Certo, ha paura, come è normale che sia. Non solo è una donna in terra straniera, ma la casa nella quale è stata assunta come istitutrice, Chalk Hill, è… inquietante.

Tutti, a Chalk Hill, hanno dei segreti. Tutti, a Chalk Hill, nascondono qualcosa.

Qualunque cosa sia, Charlotte è determinata a scoprirlo, e in fretta, perché la sua protetta, Emily, continua a peggiorare.

I suoi incubi si fanno ogni notte più terribili, le sue urla più agghiaccianti, i suoi occhi sempre più vacui. Emily ha solo otto anni, e nessun fanciullo di otto anni può soffrire così. E perché il personale della tenuta sembra così restio a parlare di Lady Ellen, la signora di Chalk Hill? Certo, è morta, e i morti vanno rispettati. Ma perché il suo nome, in paese, fa subito abbassare gli occhi e la voce? Chi era, davvero, Lady Ellen? Quali segreti custodiva lei stessa?

Quando gli incubi e le visioni della piccola Emily diventano non più sostenibili, viene mandato a chiamare Tom Ashdown, londinese, giornalista e indagatore dell’occulto. Tom è un giovane dalla mente pronta, dalla fantasia pressoché sconfinata e già piuttosto famoso per le sue irriverenti recensioni sugli spettacoli teatrali più in vista della City. La sua penna è più agile ancora della sua mente e il suo umorismo delizia la buona società londinese.

Personaggio eccentrico e delizioso, Tom farà il possibile e l’impossibile per liberare la piccola Emily dai suoi tormenti e per fare luce sul più grande mistero che la sua breve carriera di indagatore dell’occulto abbia mai incontrato.

Perché gli ho dato 9?

Ho letto in camera. Di giorno e di notte. Ho letto davanti a fornelli. Ho letto davanti alla tv. Ho dimenticato di avere una figlia e dei doveri. Ho dimenticato di essere viva e di avere dei bisogni.

Ho letto e ancora letto.

E sapete che ci tengo sempre a dire questa cosa. Quando non si riesce a mollare un libro, per quanto sciocco sia , per quanto poco impegnativo sia, per quanto poco famoso sia… è comunque un segnale. Per me, un grosso, enorme segnale. Quel libro è il NOSTRO libro.

E questo è stato il MIO libro.

Non potevo iniziare meglio il 2017, decisamente.

I misteri di Chalk Hill è semplicemente A D O R A B I L E.

Per quanto io legga molto e cerchi di informarmi sempre al meglio, a volte le dritte migliori mi vengono date proprio da voi lettori! E io vi sono tanto, tanto debitrice per ogni consiglio che mi date, per ogni titolo che sottoponete alla mia attenzione. Non posso essere ovunque, non posso leggere tutto, ma quando siete voi a consigliarmi qualcosa, io smetto di fare quello che sto facendo e vi do ascolto.

Non sbaglio mai.

E non ho sbagliato nemmeno questa volta!  🙂

Questa è, prima di tutto, una ghost story. Una delle mie amate e adorate ghost story. Diviso tra The others, Jane Eyre, il famoso indagatore dell’occulto Carnacky e certe atmosfere alla Matheson, questo romanzo mi ha fatta prigioniera senza pietà.

Le atmosfere, gotiche e nebbiose.

I personaggi, sfaccettati, tridimensionali e credibilissimi.

Il linguaggio, azzeccato, mai affettato, mai costruito.

Il plot, classico ma sempiterno.

Ogni. singolo. elemento. è. meraviglioso.

Eppure Giunti non deve averlo tenuto in gran conto, per metterlo fuori a nemmeno 7 euro. Oh, certo, la gente legge i pornazzi e i chick lit da due soldi e poi magari non legge queste cosine così carine, tutto normale. E così roba assurda come quello che ho letto venerdì (Mai mettere il cuore nel ripostiglio o qualche baggianata del genere) viene letta e osannata e una ghost story con belle ambientazioni e bei personaggi non viene presa in considerazioni. Tsk tsk. Qualcosa non va.

Che dire, ancora, di questo libro?

A me sembra di aver già detto tutto quello che c’era da dire, dicendovi che l’ho letto in pochissime ore, che la mia vita si è completamente fermata per poter leggere, che ieri sera, al buio, mi è venuta la pelle d’oca. Che io adoro le storie di fantasmi e questa, pur non essendo una ghost story “firmata” da una grande penna, vale comunque la pena essere letta.

Ok, ok.

Un paio di aspetti vengono lasciati aperti. Volutamente? Non credo. Credo piuttosto sia stata una “svista” dell’autrice  😉 ma io spero spero spero che il signor Ashdown torni. Non credo succederà, a dire l’onesta verità, ma sperare non ha mai ucciso nessuno.

Tom Ashdown è un personaggio molto, molto interessante. Umano, poliedrico, ironico, intelligente. Impossibile, per me, non innamorarmene un pochino. Un eroe con macchia e con paura, Tom è un uomo che, pur non credendo, ammette che possa essere vero. Si apre al mondo, si apre alla parola FORSE, si apre alla possibilità. Non amo le persone come me. Non amo le persone rigide, focalizzate su un solo aspetto della vita. Amo chi si pone delle domande, amo chi vuole molte risposte, amo chi mette in conto l’errore. E Tom è esattamente così.

Charlotte è il personaggio principale ma forse anche quello verso il quale ho provato meno empatia in assoluto. Troppo rigida, troppo seriosa, troppo altezzosa (anche se per necessità). L’avrei preferita decisamente più femminile, più morbida e sì, anche più stereotipata. Più Jane Eyre e meno Lara Croft, insomma. Del resto in quella casa serviva qualcuno con le palle, e Charlotte era la candidata ideale.

Che dire, amici lettori?

Leggetelo se siete amanti dei romanzi storici, se amate le ghost story, se amate l’Inghilterra, se amate certe atmosfere da brivido, se adorate gli scones, se avete amato Jane Eyre, se avete apprezzato le atmosfere del film The Others, se avete scoperto Carnacky e non l’avete più mollato.

Leggetelo, e basta.