Creepypasta

 

creepypasta

Titolo: Creepypasta

Autore: AAVV

Editore: Nero Press

Anno: 2017

Pagine: 67

Prezzo: Disponibile solo in formato digitale a 0,99 euro.

Il voto della Kate: 7/8

SINOSSI:

In questa raccolta digitale, diversi autori si cimentano nella riproposizione romanzata di alcune delle più famose creepypasta, altri, invece, propongono delle proprie creazioni, mantenendosi però aderenti agli archetipi del genere. Canzoni maledette, apparizioni, stazioni fantasma, case nel bosco e altre leggende vi introdurranno nell’inquietante mondo delle creepypasta. Inoltre,  nello speciale che precede i racconti, Biancamaria Massaro spiega le origini delle Creepypasta, raffrontandole con le moderne narrazioni digitali. Molto spesso, scoprirete, non c’è grande differenza tra leggende metropolitane e notizie reali manipolate dei media a scopo sensazionalistico.

LA RECE DELLA KATE (e perché gli ho dato 7/8):

Il bello della casa editrice Nero Press è che nei “momenti forti” (termine rubato al mondo scout) dell’anno fanno uscire certe raccoltine di racconti succose succosissime. Brevi, simpatiche, con delle cover letteralmente pazzesche e tutto sommato ben fatte. So che partono non con larghissimo anticipo nella ricerca degli autori e dei racconti giusti, dunque il risultato finale (molto spesso più che buono) diviene ancora più apprezzabile. Dalla sua, Nero Press ha un parco autori di tutto rispetto che spesso di prestano a scrivere delle vere e proprie chicche di pochissime pagine che però rendono l’idea e del loro stile di scrittura (dando quindi la possibilità di andare a ripescare in rete altre cose che hanno scritto) e dello stile della stessa Casa Editrice che fa dell’orrore un orgoglio e una bandiera.

Entrando nel dettaglio, possiamo notare che questa non è una raccolta di racconti qualsiasi. Se mi sono gettata a capofitto nella lettura e nella conseguente recensione di questo lavoro, è perché è stato scelto per tutti non il classico tema “Halloween” ma un vero e proprio filone narrativo che mi ha sempre incuriosito e che conosco ben poco: il creepypasta.

Il termine Creepypasta deriva da “Copypasta” (a sua volta derivante da “Copy and Paste”, il nostro Copia e Incolla), un neologismo inglese che indicava un blocco di testo copiato e incollato più e più volte di sito in sito. Una Creepypasta è un racconto breve e originale che nasce per terrorizzare e provocare shock nel lettore; è una tendenza piuttosto recente scaturita proprio dal web

Un esempio fra tutti: l’esperimento russo del sonno. Non lo conoscete? Andate a digitarlo su Google e avrete un’idea chiarissima di cosa sia un creepypasta. Da p a u r a. Io AMO queste cose. Alla follia.

Secondo me non tutti i racconti di questa raccolta sono centratissimi; alcuni sembrano “semplicemente” racconti dell’orrore. Il che non toglie bravura e impegno e dedizione all’autore, ma toglie forse qualcosa al prodotto finale.

Tra tutti, degni di nota sono La stazione fantasma di Beppe Roncari; Dopo la guerra di Flavia Imperi e I ritratti di T.S.Mellony (mamma che brividi m’ha fatto venire!).

La raccolta si apre, poi, con lo speciale dal titolo: “Narrazioni digitali: leggende metropolitane, Creepypasta e il fenomeno Blue Whale tra realtà e finzione” scritto in maniera chiara, concisa e magistrale dalla bravissima Biancamaria Massaro.  Debbo dire che queste prime pagine da sole valgono di gran lunga il prezzo dell’ebook e probabilmente andrebbero lette da tutti tutti tutti. Davvero molto chiaro, esaustivo e ben scritto. Una boccata d’aria fresca. Brava Biancamaria!

Insomma, pollice decisamente alzato per questo nuovo prodottino edito dagli amici di Nero Press. Ottimo!

 

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“V” – il cortometraggio

Ben ritrovati, amici lettori!

Poiché non di soli libri e McDonald’s vive l’uomo, oggi vi lascio un linkino preso da Youtube.

Si tratta di “V”, un cortometraggio BELLISSIMO realizzato ormai qualche tempo fa da Piernicola Arena, abile regista, con la collaborazione di Luca Toni (per la musica), Massimiliano Belloi (per gli effetti speciali) e Claudio Vergnani (per la sceneggiatura).

Il cortometraggio che vedrete (io ve lo consiglio CALDAMENTE) è liberamente ispirato al primo libro della trilogia vampirica scritta da Claudio Vergnani, Il 18° vampiro, libro che ha stregato, fin dalla sua prima uscita, lettori provenienti da tutta Italia.

Buona visione e buon divertimento,

K.

“V” – IL CORTOMETRAGGIO

 

Altrisogni Vol.3

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Titolo: Altrisogni Vol.3

Autori: AA.VV.

Curatore: Vito Di Domenico

Editore: DBooks.it

Anno: 2016

Pagine: 117

Prezzo: 2,99 euro per il formato digitale (unico disponibile)

Il voto della Kate: 8

SINOSSI: 

Altrisogni – Antologia di narrativa fantastica, Vol.3 è la terza uscita di Altrisogni, progetto nato nel 2010 in forma di rivista digitale e trasformatosi poi in una collana di antologie di racconti.
Questo terzo volume propone i migliori racconti inediti di fantasy, horror, fantascienza e weird accuratamente selezionati dalla redazione negli ultimi mesi.
L’antologia Altrisogni Vol.3, con la magica illustrazione di copertina realizzata da Paolo Lamanna, ospita sette storie mai pubblicate prima di ottimi autori italiani, che spaziano dall’epic fantasy alla fantascienza distopica, dall’horror dissacrante al weird più inquietante. Un mix di generi e suggestioni pensato per soddisfare anche i lettori di fantastico più esigenti.
Contiene i racconti:
– Figlio di canti, di Davide Camparsi
– Dietro il frigorifero, di Federica Leonardi
– Furore, di Claudio Magliulo
– Hell Express, di Matteo Pisaneschi
– Mordred, di Fernanda Romani
– La lunga notte del ladro di ricordi, di Davide Schito
e
– Veduta di Carcosa, di Alessandro Girola

LA RECE DELLA KATE: 

Da sempre – chi mi segue lo sa – la mia attività onirica è fervida e molto interessante. Seguo i miei sogni come seguirei l’ultima serie in voga su Netflix o l’ultimo film al cinema, attenta ai particolari e completamente avviluppata dalla storia che si sta svolgendo, volente o nolente e letteralmente, sotto i miei occhi. I miei sogni sono a colori, sono verosimili, niente mostri né cose strane. Spesso sono molto belli, a volte angoscianti, ma sempre abbastanza aderenti alla realtà e, dunque, secondo me ancor più coinvolgenti.

Ok, sì;  l’ultima volta ho sognato che potevo carbonizzare chiunque con il calore delle mie mani, ma questa è un’altra storia (bella, però, ve lo assicuro!).

Perché vi sto parlando della mia attività onirica, direte voi?

Perché ieri ho scoperto il motivo per cui Altrisogni si chiama Altrisogni.

Altrisogni sono i sogni che non avete mai fatto.

Altrisogni è la vostra fantasia più scatenata.

Altrisogni è magia, futuro, disperazione, divertimento.

Altrisogni è intrattenimento, come ci ricorda il curatore, ma è un intrattenimento intelligente, sano, bello, pulito.

Sapete, a volte mi ritrovo a essere molto stanca. No… non del lavoro e della vita di mamma. Stanca del mondo, delle cose, delle persone. Stiamo diventando qualcosa che non mi piace più molto. A volte temo mi si cancellino i sogni e che il mio sonno sia solo un lungo e largo buio. Ho il terrore che succeda. Ho il terrore che tutta questa confusione mi e ci trasformi in qualcosa che non voglio diventare. E badate, non sto parlando di cose strane. Sto parlando dell’umanità più basica, dei sentimenti più semplici e naturali, delle cose più normali. O che almeno dovrebbero esserlo. Abbiamo troppe cose per la testa, tutti pretendono troppo da noi, noi pretendiamo troppo dagli altri. Ci dimentichiamo anche di noi stessi. Io sento gente dire: “Non ho avuto nemmeno il tempo di pranzare.” “Non ho avuto nemmeno il tempo di andare in bagno.” Sono cose gravissime. Cose a cui bisognerebbe non abituarsi mai. Io non voglio abituarmi a questa mala-umanità.

Ma Altrisogni tiene alti i pensieri, le speranze, i sogni. Tinge la nostra mente dei tanti colori dell’arcobaleno, graffia la superficie del nostro ipotalamo e inserisce da qualche parte, laggiù in fondo, quelle immagini fantastiche e piene di idee e di cose e di sensazioni di cui abbiamo un disperato bisogno. Prendete dunque questa antologia (e le tante che troverete in giro tutte Made in Italy) come una pillola di sogni. Come una medicina, sì. Una medicina contro le brutture, la fatica, la stanchezza, gli scazzi (perdonatemi) quotidiani che vi allontanano da quello che sentite di essere veramente.

Ma parliamo dei racconti, perdiana!

Ospite d’onore dell’antologia è Alessandro Girola. Alessandro non ha bisogno di presentazioni, il suo nome è conosciutissimo e la sua penna molto, molto amata da tutti gli amanti dell’indipendente e da tutto coloro che amano leggere bene e leggere italiano. Scrittore per passione smodata, ha voluto regalarci uno dei suoi tanti sogni, una delle sue molte fantasie con Veduta di Carcosa, un racconto a tema Lovecraftiano che trae spunto dal mondo dell’arte, in particolare dalla fervida immaginazione di un grande e immortale artista del nostro tempo: De Chirico. Poiché ho da poco (molto poco) avuto modo (non vi dico dove perché non andiate a svaligiargli casa) di vedere un vero De Chirico appeso davanti al mio naso, non ho potuto che leggere rapita questo bellissimo racconto dal finale giustamente inquietante.

Davide Schito racconta di un mondo distopico nel quale il sole si è spento e l’umanità ha subito alcune trasformazioni. Chi mangia gli altri, chi sa rubare ricordi, chi sa vedere nel futuro. Un racconto dal ritmo sincopato che è riuscito a trasmettere in pieno e senza molto sforzo tutta l’angoscia di una vita passata con gli occhi sbarrati verso il buio più totale.

Con Mordred la Romani ci fa fare un bel salto all’indietro e, molto presto, torniamo ai tempi della famosa Tavola Rotonda. Artù e suoi cavalieri ci faranno assaggiare, ancora una volta, il clangore delle spade e il sapore metallico del sangue versato.

Furore credo sia il mio preferito. Distopico anch’esso, racconta di un mondo nel quale le emozioni non esistono più, sono state spazzate via da non si sa bene chi o cosa. Al loro posto, comode pillole da assumere giornalmente per dosare i livelli di Odio, Amore e Passione. Un mondo terribile ma… wow… decisamente affascinante!!! Affascinante come un film.

L’amico Matteo Pisaneschi ha immaginato una Route 66 diretta all’inferno, una strada in mezzo al nulla nel quale un uomo, un uomo come tanti altri, ha scelto di trasportare non cose, non animali ma anime dannate. Dirette all’inferno. Ma io lo dico sempre: l’amore, alla fine, vince.

Dietro il frigorifero è terribile e fa accapponare la pelle. Io non so se riuscirò più ad avvicinarmi moltissimo al mio elettrodomestico di fiducia. La Leonardi mi ha fatto cambiare un tantinello la mia visione della cosa. Per quanto mi riguarda, lì dietro, non ci spolvero più.

Figlio di canti è un racconto a tema fantasy nel quale compaiono draghi e cavalieri, sangue e oppressione, dolore e morte e il desiderio unico e solo di tenere in vita un bambino troppo importante per essere sacrificato. Un bambino che ha un compito ben preciso, necessario a tutta l’umanità.

Perché le ho dato 8?

Mi sembra di essere stata abbastanza chiara e di aver scritto un incipit così lungo a questa recensione che ormai starete pensando: “Per l’amor del cielo, zittati, menestrello dei nostri stivali!”

Ma una cosa voglio dirla. Anzi due.

Partendo dal presupposto che, parlando di fantastico, io mi sento più adatta e più tranquilla se si parla di fantascienza futuristica (infatti il mio racconto preferito è Furore!), credo che questo sia il numero di Altrisogni più bello di tutti.

Breve ma non brevissimo, semplice da leggere (volendo farlo) anche in un sol colpo in una di queste lunghe sere autunnali, pieno di suggestioni diverse tra di loro che si fondono tra passato a presente creando una tavolozza di colori e un’immagine frammentata ma non disomogenea.

Chissà se riesco a spiegarmi…

Ok. Adoro il make-up, forse qualcuno di voi lo sa. La cosa che più amo sono le palette, scatoline che contengono molti ombretti. Diciamo che si può già chiamare palette una scatolina con 4 ombretti diversi ma si può arrivare (e chiamare sempre palette) anche una scatolina con 80 cialdine e dunque 80 colori diversi. Una palette con 12 colori, ad esempio, avrà 12 colori ovviamente diversi. Ma i 12 colori sono studiati in maniera tale da poter essere messi sull’occhio tutti in coppia o in trio senza mai risultare disturbanti. Colori diversi ma che, insieme, stanno bene e creano armonia.

Questa cosa è Altrisogni.

Diversità e armonia.

E, come mi piace dire sempre, amore per ciò che si fa mettendosi a servizio del lettore, vero padrone.

Leggetela.

 

Tutto inizia da O

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Titolo: Tutto inizia da O

Autore: AA.VV.

Editore: Wild Boar – Collana Mondi Incantati

Anno: 2016

Pagine: 196

Prezzo: 10 euro per il formato cartaceo

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

“TUTTO INIZIA DA O e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni” è la quattordicesima uscita della collana Mondi Incantati, curata da sempre dall’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare. Il volume raccoglie quindici racconti di genere fantastico, premiati nei concorsi letterari di sei paesi: il Trofeo RiLL e SFIDA, per l’Italia, e poi il James White Award (Gran Bretagna), l’Aeon Award Contest (Irlanda), il premio Visiones (Spagna), il Nova Short-Story Competition (Sud Africa), la Short-Story Competition dell’Australian Horror Writers Association (Australia). Quindici storie: fantasy, horror, di fantascienza e, in generale, “al di là del reale”. Quindici racconti per esplorare la letteratura fantastica, scritti da autori italiani e stranieri. Illustrazione di copertina: Valeria De Caterini. Per ulteriori informazioni si rimanda al sito dell’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare, che ha curato il libro: http://www.rill.it

LA RECE DELLA KATE: 

Ciao amici, bentornati!

Oggi vi voglio parlare dell’ennesima antologia. Dico ennesima perché me ne stanno capitando sotto mano davvero tante, tantissime! E, lo sapete, stavo anche cercando di smettere  🙂  Ma il destino ha voluto che proprio quando ho pensato “Adesso le antologie non le prendo più, almeno per un po’.” io abbia ricevuto richieste di recensione per ottomilioni di antologie BELLISSIME. Oh, santa polpetta, al diavolo i buoni propositi e datemi questa benedetta antologia, su, su , su!

Tutto inizia da O non è un’antologia. Ma sembra essere L’antologia. Il punto zero di ogni antologia italiana del fantastico. Mi ero eccitata così solo per le due raccolte di racconti (sempre Rill, tra l’altro) di Luigi Musolino, Oscure regioni. Poco da fare: Rill c’è. Sul pezzo, moderna, oculata, precisa. Non mi sono mai e dico mai pentita di aver accettato uno dei loro libri. Mai. La scelta dei racconti è pregevole, l’armonia tra gli stessi incredibile, la qualità degli scritti stupefacente. Chiaro, qui c’è anche qualcosa che viene da fuori ma… molti dei miei preferiti sono tutti nostrani, tutti italianissimi e tutti – penso – geniali.

Si vede che mi è piaciuta? Sì, eh?

Ok, torniamo a bomba e andiamo a parlare con un pochino più di precisione di questo bel progetto.

L’antologia è divisa in tre parti. Nella prima parte (che va da pagina 13 a pagina 63) troverete i primi quattro classificati al XXII Trofeo RiLL; nella seconda parte (che va da pagina 64 a pagina 133) troverete i racconti del RiLL World Tour, racconti premiati nei concorsi letterari di sei Paesi; nella terza parte (che va da pagina 134 a pagina 185) troverete invece alcuni dei racconti che hanno partecipato a SFIDA, il concorso gratuito che RiLL riserva dal 2006 a chi è giunto, una o più volte, in finale al Trofeo RiLL.

Se vi sentite confusi niente paura: è molto più facile leggere l’antologia che cercare di comprendere i miei spiegoni ahahahaha!

I racconti, lo dice la sinossi, sono quindici. I miei preferiti in assoluto, quattro. Due italiani e due provenienti dall’estero.

Mi sono innamorata di Prova di recupero. In un mondo distopico cinico e terrifico, i ragazzi che non superano le prove di recupero scolastico vengono, semplicemente, uccisi.  Il terrore del nostro protagonista stilla dalle pagine di carta come resina velenosa e appiccicosa che afferra la gola e il cuore.

Ho perso la testa per L’arca di Pandora, una nave che viaggia nello spazio con a bordo quella che pare essere l’ultima donna vivente. Struggente fino al midollo, bello come un film, visionario come un sogno. L’ho adorato in ogni sua riga, mi sono commossa sul finale, ho la pelle d’oca anche adesso che ne scrivo. Una di quelle cose per cui penso “Quand’è che mia figlia cresce, così può leggere questo splendore???”.

Con Carta, sasso e incisivi mi sono indignata, ho esultato, ho gridato nell’arena, ho fatto il tifo per questi esseri umani mutanti obbligati a combattere per risolvere le controversie dei loro popoli. Sacrifici umani in pasto alla violenza altrui. Ho immaginato il chiasso, la polvere, le grida l’odore del sangue e della paura. Ho visto i due eroi, le loro mutazioni, la loro vita, i loro dolori. Sulla chiusa ho sorriso, beata.

Il tocco di Roscia, che arriva poco prima del finale, è la ciliegina su una torta che era già meravigliosa, buonissima e appagante di suo. Un critico enogastronico famoso in tutto il mondo, un vino cassato e un vino che sembra essere il nettare degli dei, qualcosa in grado di surclassare qualunque altro sapore, qualunque altra cosa. La rovina di un uomo.

Perché gli ho dato 8?

Non credo che servano altre spiegazioni, ve ne ho già date tante e sono stata sin troppo prolissa.

Sapete cosa sto per dirvi, vero?

Chi mi segue, lo sa.

Ditelo insieme a me.

LEGGETELO.

Codename Nøkken

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Titolo: Codename Nøkken

Autore: Uberto Ceretoli

Editore: Dunwich

Anno: 2016 (Disponibile dal 27 settembre 2016)

Pagine: 84

Prezzo: 0,99 euro per il formato digitale (gratis per Kindle Unlimited)

Il voto della Kate: 7 

SINOSSI:

Sir Mark Gwayn Ingwell sta riportando alla luce l’antico abitato di Vinland, a Terranova. Ciò che preme all’anziano archeologo non è dimostrare che i vichinghi colonizzarono le Americhe prima di Colombo, quanto trovare chi li ha cacciati: Nøkken, lo spirito dei fiumi, un’antica e maledetta creatura che soltanto i nativi riuscirono a sconfiggere, secoli prima degli islandesi.

LA RECE DELLA KATE:

È l’Anno del Signore 1010 e a Vinland, l’antica Terranova, i primi veri conquistatori dell’America scoprono, nel sottosuolo, quattro tombe. L’innata curiosità umana e il desiderio di scoprire cosa si celi al loro interno, spingono gli incauti vichinghi a portare alla luce uno dei quattro sarcofagi. Ciò che è contenuto tra le pareti di pietra cambierà per sempre le loro vite e la vista di quelle terribili oscenità si imprimerà per sempre nelle loro retine. Ma adesso non c’è tempo per pensarci e non bisogna indugiare: la creatura mummificata all’interno della bara va depredata degli ori che porta addosso, il coperchio richiuso saldamente e tutto dimenticato. Presto.

Nessuno verrà mai a saperlo.

Il villaggio accoglie il ritorno dei suoi uomini con grande festa. Fuochi, danze, cibo a volontà. Sono grandi, sono forti, hanno folti capelli e barbe ancor più folte. Li immagino così; con il viso scurito dall’esposizione al sole, le lunghe criniere fulve, lo sguardo risoluto e fiero, il mento alto. Sono tornati a mani colme, le donne guardano ai loro guerrieri con occhi pieni di ammirazione e di stima e, penso io, con un pizzico di voluttà. Chissà se qualcuno di loro avrà voglia di passare la notte in compagnia…

Ma, quando la notte arriva, in pochi verranno risparmiati. Il demone nøkken, lo spirito-dei-fiumi, è stato risvegliato e ora cerca vendetta. Il suo corpo ributtante, coperto di squame e avvolto dal fetore della morte e della corruzione, freme al pensiero della battaglia. Battaglia che vincerà. I corpi vengono dilaniati, ogni stilla di sangue bevuta, nessuno deve rimanere vivo, nessuno deve più respirare. Non c’è guerriero che debba essere risparmiato. Il quieto e lieto villaggio della sera non è che un vago ricordo ora soffocato da urla e puzzo di bruciato. Del quieto villaggio, nulla rimane.

1886, Terranova. Sir Mark Ingwell ha il compito di portare alla luce tutte le prove a sostegno della teoria che le Americhe non siano state scoperte da Cristoforo Colombo, ma da altri prima di lui. Ingegneri, archeologi, cacciatori; sono tutti lì per uno scopo preciso. Chi per scavare nei punti migliori, chi per governare le nuove e potenti macchine messe a disposizione da Londra, chi per verificare i reperti e chi per difendere tutti coloro che lavorano al progetto dagli abitanti del luogo, individui rozzi che, pur essendo sotto il controllo inglese, mai si sono davvero uniformati ai costumi inglesi.

Ma ci sono delle leggende, su quell’isola. Leggende che parlano di demoni, di creature, di paura. Gli esploratori vengono messi in guardia: se ne devono andare, e subito. Ma Sir Ingwell non ha nessuna intenzione di smettere di scavare e di rinunciare alle sue meravigliose scoperte. Gli scavi proseguono. I lavori devono terminare. A qualunque costo. A costo di qualunque sacrificio.

Perché gli ho dato 7?

Con Codename nøkken Ceretoli dà ancora una volta buona prova della sua passione per la storia e per le storie. Le storie raccontate davanti al fuoco e che fino a non molto tempo fa venivano tramandate di padre in figlio. Streghe, mostri, demoni. Diversi volti, diversi luoghi, diverse caratteristiche ma sempre moniti per le nuove generazioni e vero patrimonio culturale. La passione di Ceretoli si respira in ogni pagina, riga dopo riga, parola dopo parola. Accuratezza ma anche voglia di innovazione e di scoperta… proprio come un novello Sir Ingwell, insomma.  🙂

E se bisogna dire che il plot non è propriamente dei più originali (di demoni risvegliati dai loro sonni comatosi ne abbiamo letti ancora), è doveroso menzionare l’autore (tra l’altro non nuovo all’argomento “dio che si risveglia”) che, creatore di atmosfere complicate e suggestive, riesce sempre a incantare e intrattenere pur inserendosi in un ambito di estrema brevità come il racconto o la novella.

Sono fresca fresca di lettura, eppure mi sembra di essere stata “via”… altrove… per molto, molto tempo. E forse è proprio così. Accompagnata nel dodicesimo secolo da valorosi vichinghi e poi sbalzata come d’incanto su una nave proveniente da Londra, a fine ottocento, ho valicato confini nuovi ed emozionanti al fianco di personaggi fuori dal comune; alcuni di passaggio e appena tratteggiati (probabilmente per necessità di brevità), e due grandi eroi che rimarranno senza nessun dubbio anche nel vostro cuore.

È stato un viaggio temporalmente breve ma di grande emozione e, come dicevo poco sopra, di grande suggestione visiva. Ceretoli crea piccoli mondi molto reali, spaccature nel tessuto spazio-tempo, ci fa saggiare con mano la sua passione e ci fa godere delle cose che lui ama usando un linguaggio semplice e conciso che non conosce “sbrodolature” o inutilità.

Consigliato sicuramente a tutti coloro che amano le atmosfere lovecraftiane e agli amanti dei viaggi, del mistero e del brivido.

LA CITAZIONE:

“Su questa terra, prima dei vostri cuccioli e prima dei nostri, correvano i cuccioli del popolo di Thule e prima di essi i cuccioli del popolo di Dorset. Ma, prima ancora, questa terra ha visto correre esseri potenti e malvagi che venivano dal mare. Essi erano i figli di Aich-mud-yim, il demone nero, e i più puri di loro avevano cinque corna sul capo e indossavano armature scintillanti e brandivano fulmini. Fu il popolo di Dorset che li affrontò e li sconfisse. […] Non tutti i demoni tornarono l mare o furono uccisi. Alcuni di loro, i più forti, sembravano immortali. Loro erano i più vicini ad Aich-mud-Yim, quello-con-la-faccia-di-polpo. Loro vennero rinchiusi dentro tombe di pietra affinché non tornassero.”

La casa sulle sabbie mobili

la casa sulle sabbie mobili

Titolo: La casa sulle sabbie mobili

Autore: Carlton Mellick III

Editore: Antonio Tombolini Editore (collana Vaporteppa)

Anno: 2016

Pagine: 244

Prezzo: 4,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 9

SINOSSI:

Tick e Polly non hanno mai incontrato i loro genitori. Sono confinati nell’appartamento dei bambini dove crescono sotto le cure dell’anziana Tata Warbourogh, nell’attesa di poter incontrare mamma e papà e andare a vivere nel resto della casa. Dopo anni di attesa ormai Polly è diventata troppo grande per i vestiti che ha nell’armadio e dei genitori non c’è ancora nessuna traccia.

Quando i macchinari che rendono autosufficiente l’appartamento iniziano a guastarsi, Polly e Tick sono obbligati ad affrontare il resto della casa. Li aspetta un labirinto di stanze e corridoi in rovina, abitato da creature mostruose che cacciano nelle ombre. La ricerca dei genitori diventa una battaglia per la sopravvivenza, nella disperata speranza di trovarli prima di morire di fame. Il mondo fuori dalle poche stanze in cui sono cresciuti è molto diverso da quello che pensavano di trovare, e più attraversano la casa e più svelano misteri che non avrebbero mai voluto scoprire.

LA RECE DELLA KATE:

Mi sento di iniziare questa recensione mettendo in chiaro tre punti essenziali e imprescindibili:

  1. MA QUANTO SPACCA QUESTA COVER?
  2. QUESTO ROMANZO È UNA FIGATA
  3. LEGGETELO, VI PREGO

Bene. Ehm.

Dopo aver gettato le prime e fondamentali basi per arrivare a una più profonda conoscenza del romanzo, possiamo cominciare.

Anzi no. Prima apro una parentesi per dire due cose.

Sarò breve, giuro!

(La prima cosa è che ho scaricato questo romanzo senza volere. Ho cliccato su ACQUISTA invece che su SCARICA ESTRATTO. Mi sono morsa le mani per cinque minuti, poi ho pensato che doveva essere un segno del destino: non mi ero mai sbagliata, prima. La seconda cosa è che ormai ho capito che recensire libri che mi sono piaciuti moltissimo è infinitamente più difficile che recensire libri che mi sono piaciuti moderatamente. Quindi, ecco, abbiate pazienza.)

Tick ha dieci anni, Polly quindici. Polly comincia a diventare un’adulta e tutto le sta piccino. I vestiti, le scarpe, le sedie sulle quali vorrebbe sedersi. Sembra una specie di gigante in una casa delle bambole, invece è solo una ragazzina dai capelli verdi e dagli enormi palchi in una casa tanto grande da non avere confini. Non è che non abbiano genitori, li hanno. Semplicemente… non sono fisicamente presenti, ecco. Sono da qualche parte, nella casa. Vai tu a sapere dove. E raggiungerli è impossibile, perché l’intera sterminata casa è assediata dai creeper, terribili esseri mostruosi che feriscono e uccidono e producono terribili rumori con i loro palchi duri e spessi come i rami di una quercia. Unico adulto in questo mondo-dentro-il-mondo, la Tata. Tata si occupa di loro, li manda a scuola, manutiene la macchina che produce il cibo, li mette a letto e si assicura che abbiano una crescita serena ed equilibrata. Sarebbe una mamma perfetta, a dire la verità. Ma Tata non si può abbracciare, non si può stringere, e non le si può dire Ti voglio bene. Tata è solo una tata, un essere creato per curarsi di loro, nulla più. Una macchina che a un certo punto, come tutte le macchine, si guasta. E se la macchina che aggiusta le macchine si guasta… chi la aggiusterà? Non di certo un bimbo e una ragazzina dai grossi palchi e dalle crisi ormonali ancora più enormi. Soli con se stessi e decisi ormai a trovare i genitori, i due fratelli (e una curiosa terza sorella-larva) abbandonano l’appartamento dei bambini dando inizio al viaggio più importante e pericoloso della loro intera esistenza guidati da una sola regola: mai stare al buio. I creeper sono lì. Riempiono spazi, prendono i vestiti, cercano di afferrare, graffiare, mordere, uccidere. Serve luce, serve più luce. Servono mamma e papà, servono le mappe. Ma quando le mappe vengono trovate il mondo crolla. Non sono mappe di case diverse, ma ogni mappa (immensa) è relativa a un piano della casa. Chilometri e chilometri di corridoio bui e assediati dai mostri. Chilometri e chilometri di scale, porte chiuse, assenza di luce e assenza di cibo. Tick e Polly sono solo due bambini in cerca della mamma e del papà, in effetti. Che colpa ne hanno loro? Vogliono solo poter mangiare, poter vivere, poter uscire da quella casa-labirinto che sempre più diventa grande e spaventosa e maligna, onirica nell’aspetto ma terribilmente reale negli effetti che provoca.

PERCHÉ GLI HO DATO 9:

Perché gli ho dato 9?!

Ma perché è stratosfericamente meraviglioso, amici.

E voi dovete leggerlo, dovete. Promettetemelo! Non importa che non abbiate mai letto niente che appartenga al genere bizarro fiction, non importa che l’idea vi faccia storcere il naso, non importa che non vi fidiate poi moltissimo: provateci! Provateci se siete amanti del fantasy, se l’horror vi fa impazzire, se la fantascienza vi ha sempre affascinato, se siete cresciuti leggendo Urania, se sognate creature fantastiche e se ancora adesso fantasticate di mondi lontani sognando di esplorarli tutti.

La casa sulle sabbie mobili è realtà e fantasia, è la fantasia che si mischia in modo assolutamente coerente con il mondo reale e crea qualcosa di nuovo e strabiliante, assolutamente credibile e per niente strambo. Non vi stupirete degli enormi palchi che campeggiano sulla testa di Polly, non vi stupirete di quella nuova sorellina che per crescere ha bisogno di succhiare sangue e che cresce e si gonfia come un grosso verme, non vi stupirete del rumore di quei creeper che abitano una casa grande quanto città come Milano o Bologna. La sospensione dell’incredulità è difficilissima da ottenere, e Mellick III ha fatto un centro grosso così. Mi ha fatto dimenticare ogni cosa, anche del mio pragmatismo. Mi ha fatto spaventare, commuovere, sorridere. Quei lunghi corridoi bui, porca miseria, mi hanno fatto venire la pelle d’oca, questo mondo governato da macchine mi ha messo addosso una sensazione difficile da spiegare, a metà tra divertimento e un’angoscia così profonda da mozzare il respiro. Ecco dove sta la bizarro fiction: nella commistione di generi anche molto diversi tra di loro che si prendono per mano riuscendo a creare qualcosa di diametralmente opposto a quello che conosciamo e che riteniamo giusto, corretto o razionale. Bizarro fiction è l’irrazionale che riesce, grazie all’abilità dell’autore, a diventare razionale, possibile, totalmente coerente. Tutto viene presentato come normalità, niente come assurdità. È l’assurdo che diventa normale.

E vi dirò un’altra cosa: io ho letto e basta. Non ho cercato significati particolari, non ho cercato simbologie o collegamenti al mio mondo. Ho letto allontanandomi volontariamente dalla realtà. Potremmo certamente cercare significati nemmeno tanto reconditi in questo mondo popolato da bambini che cercano gli adulti (non credete???) ma io ho deciso di non farlo, se non in modo marginale e nemmeno troppo accurato. Ho letto per rilassarmi, divertirmi, stupirmi, sconvolgermi. Tutto qui.

Spero riuscirete a farlo anche voi, me lo auguro.

Ah. Un’altra cosa. Prima o dopo leggete anche “INTRODUZIONE ALLA BIZARRO FICTION” a cura di Chiara Gamberetta, che si trova in appendice al romanzo. Vale davvero, davvero la pena. Magari leggetelo prima, forse è meglio.

LA CITAZIONE:

“Mentre il fattore bellezza attirava gli adulti verso i bambini piccoli, al giorno d’oggi il fattore bruttezza fa l’opposto. Fa sì che gli adulti li rifiutino. I genitori non vogliono avere nulla a che fare con i bambini piccoli fino a quando non diventano grandi.”

«Aspetta un minuto…» dice Polly rimpicciolendo la mappa. «Abbiamo passato una fila di ascensori sulla nostra strada.»

«E allora?»

«Se ci sono degli ascensori questo significa che in questa casa ci sono più piani, ma c’è solo un piano disegnato sulla mappa.»

«E allora dove sono gli altri piani?» chiede lui.

Polly si gira guardandosi attorno e osservando le decine di mappe sui muri.

«Là…»

Fattore Z

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Titolo: Fattore Z

Autore: Alessandro Casalini

Editore: Sillabe di Sale

Anno: 2016

Pagine: 196

Prezzo: 15,00 euro in formato cartaceo

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Una stanza bianca, quattro insoliti personaggi ed un contatore appeso al muro da cui prende vita uno strano conto alla rovescia. Sono Padre Sandro – un prete missionario alla disperata ricerca delle risposte che solamente la fede può dare, Nick – una ex rockstar oramai fusa di testa con evidenti problemi di sesso dipendenza, Pam – uno scienziato in odore di Nobel piena di sé con misure e curve da top model, ed infine Zoe – una malata terminale di AIDS. Questi gli improbabili compagni di viaggio catapultati all’interno di un mondo monocromatico scandito dal susseguirsi di numeri apparentemente senza senso. E’ solamente un gioco, oppure un altro stupido reality show ? E se fosse un esperimento “psico-qualcosa” ?! Ne resterà solamente uno ?! Inutile continuare con domande senza risposta, così i quattro cominciano a raccontare se stessi gli uni agli altri, andando a scavare sempre più a fondo, e riportando alla luce vecchi scheletri nascosti in armadi oramai dimenticati. Il tempo passa, i ricordi affiorano, mentre i numeri marciano inesorabili verso lo zero. Con in passare delle ore qualcuno del gruppo si perde per strada. Zoe invece ha qualcosa di speciale. Lei sa vedere attraverso quell’apparente successione di numeri senza senso. Numeri Primi, Ipotesi di Riemann, congetture mai dimostrate. Forse c’è qualcosa oltre quelle pareti bianche. Zoe chiude gli occhi e vede.

LA RECE DELLA KATE:

Quando – pochi giorni dopo averlo aperto – ho aggiornato il blog e ho comunicato che accettavo anche richieste di emergenti, qualcuno si è sentito di darmi l’estrema unzione. In effetti, in questi mesi, ho ricevuto decine e decine e decine (e decine e decine!) di richieste, non tutte accettate. Non posso recensire tutti, non ho né il tempo né la competenza; inoltre, se annuso “puzza” di bruttura, dico no sin dall’inizio. Non trovo davvero il senso nell’accettare a priori un libro se so di dovergli dare un 2, un 4 o un inclassificabile. Se questa cosa ha uno scopo è quello di consigliare letture liete, carine, divertenti, autori che potrebbero fare della strada, autori che magari non rileggeremo mai più ma che, ameno una volta, ci hanno donato belle emozioni.

Cosa mi attira al primo impatto? Quello che attira tutti noi forti lettori: la copertina.

La copertina di Fattore Z, se mi permettete un po’ di slang, spacca. Ma spacca di brutto. E richiama senza pietà non solo l’argomento, ma anche l’atmosfera del romanzo intero. Finalmente una copertina che parla del libro! Ma cosa diavolo ci vuole? Quanti libri vediamo sugli scaffali con copertine che niente hanno a che fare con il contenuto? Copertine tutte uguali (soprattutto se si parla di romance), mani intrecciate, visi di ragazzi, capelli e berretti… basta, abbiate pietà! Va da sé, quindi, che io abbia perso immediatamente la testa per Fattore Z e che lo abbia accettato senza esitazioni.

Il volume ha un formato bizzarro. Compatto, piccino, leggerissimo. Prevale il bianco, che bene si accompagna con tutto il resto. Dietro la bellissima cover, il libro inizia con un certa inusuale violenza. Non vi è nessuna forma di introduzione, di formale accoglienza. Veniamo spinti con forza dentro una stanza completamente bianca. Al suo interno, i quattro individui più incredibili (e improbabili) che abbiamo mai conosciuto.

Padre Sandro, un prete missionario.

Nick, una ex rockstar di fama internazionale.

Zoe, una malata di AIDS allo stadio terminale.

Pam, una scienziata molto sexy.

Sopra le loro teste, un display fa comparire numeri che si fanno via via più piccoli in una corsa lenta ma inesorabile verso lo zero.

993.907

993.893

993.887

Scorrono i minuti, scorrono i numeri.

Ai nostri quattro bizzarri protagonisti non resta che sciogliere alcuni enigmi: chi sono? Cosa ci fanno in quella stanza spoglia e dal bianco accecante? E quei numeri, cosa significano?

Ma soprattutto: chi li ha messi lì dentro?

Pagina dopo pagina, numero dopo numero, l’adrenalina sfuma in angoscia. Per loro, chiusi lì dentro, ma anche per chi legge, impossibilitato a raggiungere la soluzione dell’enigma. Il tempo, richiamato dai numeri, assume allora un significato fondamentale, perché attraverso brevi viaggi nel tempo (a cura di un narratore onniscente parecchio onniscente) riusciremo a capire molto di più dei nostri quattro amici. Non tutto quello che sapremo ci piacerà. Non tutto quello che avranno da dire sarà piacevole. Il tempo è fondamentale anche per Zoe, che continua a tossire e tossire, col sangue che sporca le sue mani e che proviene dall’interno del suo corpo. Tossisce e diventa sempre più debole, il bianco sempre più abbacinante, i numeri sempre più piccoli, il tempo sempre più stretto.

Il libro, come la stanza, diventa luogo tridimensionale nel quale si accumulano presente, passato e futuro al rintocco esasperante di campane che sembrano proprio essere presagio oscuro di morte.

Qualcuno di loro è stato chiamato lì per un motivo.

Qualcuno di loro morirà.

GLI HO DATO 7 PERCHÉ:

Mettiamo subito in chiaro una cosa, così poi non ne parliamo più: ci sono un sacco di refusi. Bisogna che le case editrici comincino a fare un lavoro più preciso, o non andiamo bene.

Ma torniamo a bomba. Ho dato 7 a questo romanzo, ma se non avesse avuto (qui e là) qualche problemino di stile, gli avrei dato 8.

Cosa significa “qualche problemino di stile”?

Note a piè di pagina delle quali non avremmo mai sentito la mancanza (ma che sembrano voler essere virtuosismi), tecnicismi matematici nei quali sinceramente mi sono persa alla seconda parola e una chiusa così frettolosa da sembrare una porta sbattuta con forza inaudita sulle tre falangette di mezzo (anche se devo ammettere che quest’ultima ha un suo perché ed è tutto sommato utile e prodromica alla buona riuscita del romanzo).

Comunque.

C’è un’idea. Una buonissima idea, anzi!!!

C’è una bella ambientazione, una bellissima atmosfera, quattro personaggi che – chi più chi meno – sanno attirare l’attenzione anche del lettore più distratto con dialoghi mai banali e con il loro passato, oscuro più che mai.

Succedono cose, tante cose. Inutile rilassarsi. Impossibile rilassarsi. Tutto ciò che sapevamo viene stravolto. Ogni volta, dopo un lungo sospiro, occorre riadattarsi.

Fattore Z ha quindi, dalla sua, una buonissima base di partenza e un colpo di scena finale davvero incredibile ed emozionante. Uno di quei colpi di scena che, per una fifona come me, significano incubi assicurati. Infatti, così fu.

Consigliato a tutti gli amanti del thriller, a tutti i curiosi, a tutti coloro che non si accontentano di leggere un solo genere letterario.

LA CITAZIONE:

“Nick e Zoe sono seduti in terra. Poco fa sono apparsi dal nulla un tavolo e quattro sedie tute rigorosamente di colore bianco. L’arredamento è letteralmente cresciuto dal pavimento cogliendo tutti di sorpresa.

«Negli ultimi trenta minuti abbiamo perso circa duemila punti…» fa notare Padre Sandro.

«Ma non abbiamo fatto nulla di male!», protesta Zoe.

«Ma neanche nulla di buono», ribatte Pam.”