Seduttore dell’ordine (Non è il mio tipo vol. 1)

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Titolo: Seduttore dell’ordine

Autori: Pamela Boiocchi e Michela Piazza

Editore: Self

Anno: 2017

Pagine: 115

Genere: Romance / Chick lit

Prezzo: 0,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Priscilla non ha più certezze: il brillante fidanzato l’ha tradita e la professione di fotografa la fa sentire poco apprezzata.
L’unica cosa di cui è sicura è di non voler avere niente a che fare con Bjorn: un uomo troppo attraente per potersene fidare, con l’aspetto di un vichingo, la spavalderia di un pirata e – per di più – tutore dell’ordine. 

Ma nella magica e selvaggia natura di Lanzarote, ogni regola perde di significato…
E se l’isola le sussurra di seguire il proprio cuore, Priscilla avrà il coraggio di ascoltare?

LA RECE DELLA KATE:

Lanzarote accoglie il cuore in frantumi della povera Priscilla, giovane fotografa vittima di tradimento da parte del suo convivente. Ma non sarà solo la bellissima isola ad accogliere la ragazza, ma anche Bjorn, meraviglioso e scultoreo tutore dell’ordine (ed ecco il gioco di parole del titolo che, nonostante tutto, non mi piace) che si occuperà in molti modi (!!!) della sua anima ferita.

Priscilla ha un ego piccolo come la capocchia di uno spillo e il morale a terra; come è stato possibile? Perché il suo fidanzato non le ha parlato? E’ vero, lei lavora molto e forse mette l’apparecchiatura fotografica al primo posto ma… davvero l’unica soluzione è trovarsi un’altra donna?

Il passo successivo è presto fatto: tentare di darsi la colpa per ciò che è successo.

Ma le amiche storiche di Priscilla (le zingare) non glielo permetteranno di certo, ed ecco infatti che la caricano sopra a un aereo e la trascinano nella casa di famiglia di una di loro. Natura, relax, tanto buon cibo e un po’ di drink riusciranno a sciogliere le sue resistenze e rigidità, trasformandola in breve tempo in un’isolana sensuale e perfetta!

Perché gli ho dato 7?

Che le due amiche Michela e Pamela abbiano una sana passione per i romance piccantini non è una novità; le loro menti brillanti e le loro penne hanno dato vita a cose molto carine e godibili che io ho letto e già recensito per voi. In particolare mi piace ricordare uno dei primi esperimenti, se non proprio il primo: Napoli-New York un amore al peperoncino un romanzo breve che mi ha conquistata, come spesso accade quando il cibo viene inserito tra le righe e funge da sexy-accompagnamento alla lettura. Datemi del cibo e io sarò felice, insomma. Al di là dei miei gusti personali e provando a guardare la cosa con un occhio esterno e distaccato, quello è REALMENTE un buon chick lit. Io credo, infatti, che ogni romanzo debba essere valutato sulla base del suo progetto di appartenenza. Un romance breve è un romance breve. Non sarà mai un classico della letteratura moderna e nemmeno un saggio a sfondo storico. E’ intrattenimento e divertimento. E Michela e Pamela questo fanno: divertono e intrattengono.

Questo ultimo lavoro non fa eccezione: Seduttore dell’ordine combina alcuni elementi sempre vincenti (tradimento-fuga-gran bel figo) con un ambiente da favola (Lanzarote) che rimanda alla mente della lettrice (o del lettore, why not?) posti incantevoli, pelle abbronzata, odore di olio al cocco e sapore di drink un po’ troppo carichi. Se poi, come ciliegina finale, ci piazziamo sopra una divisa da poliziotto, io credo che il gioco sia presto fatto, soprattutto per un certo target di lettrici (che, diciamolo, sono anche le uniche che leggono ancora qualcosa, in Italia).

Le due autrici sono state quindi sicuramente abili nel ricercare ancora una volta (dopo il cibo e Napoli) altri stereotipi (o, se vogliamo, archetipi) che fanno centro nel lettore.

IN CONCLUSIONE:

Se volete passare due o tre ore in buona compagnia, divertirvi, rilassarvi e leggere qualcosa che stuzzichi la vostra fantasia, scaricate immediatamente questo ebook. Non attendete nemmeno un secondo.

E’ scritto con cura, presenta pochissimi refusi (si contano sulle dite di una mano… capita) ed è scritto con divertimento e amore. Di questo sono più che certa.

Buona lettura piccantina  😉

Uhm… la cover non mi piace affatto. Ma questi sono affari miei e solo miei. Mi piace invece Bjorn… si potrebbe avere?

Non c’è gusto senza te

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Titolo: Non c’è gusto senza te

Autore: Gloria Brolatti, Edy Tassi

Editore: Harper Collins

Anno: 2016

Pagine: 426

Prezzo: 14,90 euro per la versione cartacea – 6,99 euro per la versione digitale

Il voto della Kate: 6

SINOSSI:

Cos’hanno in comune una pasta alla Norma destrutturata e delle frittelle di zucchine? Un’ostia di polpo e un biscotto al cioccolato? Niente. Proprio come lo chef Massimiliano Vialardi e la foodblogger Caterina Malena. Lui propone una cucina dal forte impatto estetico, estremamente raffinata e algida. Lei dispensa ricette e consigli ereditati dalla nonna pugliese, pensati per donne che non hanno tempo di trascorrere mezza giornata in cucina “per rendere sferico il fumetto di pesce”. Eppure Caterina e Massimiliano dovranno imparare a collaborare per realizzare un progetto top secret, che potrebbe rappresentare la soluzione ai loro problemi. Caterina, infatti, ha perso il lavoro, ma la sua famiglia non lo sa e non lo deve sapere. Massimiliano, invece, ha bisogno di nuovi locali perché la madre ha deciso di trasformare il suo ristorante in una galleria d’arte temporanea. Così, anche se è l’ultima cosa che vorrebbero fare, i due si ritrovano a cucinare insieme, chiusi in una villa dove andare d’accordo sembra impossibile. Tra Milano, Cisternino di Brindisi e l’Oltrepò Pavese; tra programmi televisivi, battibecchi, tradimenti e impreviste riappacifciazioni, la schermaglia, nata dosando ingredienti e sguardi davanti alle telecamere si trasforma fra le mura della villa in una storia che cuoce a fuoco lento, profuma di cacao, ha un lato dolce tutto da scoprire… e lascia in bocca il gusto persistente dell’amore.

LA RECE DELLA KATE:

Una sinossi prolissa e logorroica per un romanzo prolisso e logorroico. A volte la sinossi la scrive l’editore; in questo caso, probabilmente, l’hanno scritta le autrici. Peccato.

Io vi farò un breve riassunto sin troppo dettagliato.

Lui è un cuoco 34enne molto figo (cito, eh).

Lei è una foodblogger 30enne che ovviamente non si sente figa ma lo è (una via di mezzo tra la Cucinotta e la Parodi. Non la Parodi senior, quella Junior, quella della cucina.)

Lui ovviamente ama fare piatti complessi e ridicoli, lei è, appunto, la Parodi. Tipo fare la crostata con la pasta frolla della Buitoni, ecco. Così.

Chiaramente tra i due prima nasce l’odio poi nasce l’amore e quando si trovano chiusi insieme in una villa per due lunghe settimane, se ne vedranno delle belle.

Fine.

Perché gli ho dato 6?

Gli ho dato 6 perché sono una ragazza molto buona e una litblogger di manica larga.

No, a parte gli scherzi.

È un libercolo (lo chiamo così per la sua struttura, non per le sue dimensioni; le dimensioni sono ciclopiche se si pensa che si parla del nulla per 400 pagine), un chick lit, un romance nemmeno dei migliori. E io di romance ne ho letti, ragazze mie. E li amo. Non sono una di quelle persone (che aborro) che pensano che solo perché nella cover c’è del rosa allora il libro sarà una chiavica totale. Non è così. Chiaramente, santo cielo, un romance non concorrerà mai a un premio importante. Sono libri spesso scritti in poco tempo, a volte per puro divertimento, ma caspita… vengono letti. Anzi, direi che siano gli unici – mannaggia – a venire ancora letti. Un romance può essere anche bello. A volte molto bello. Un romance può divertire, può commuovere. Ma deve essere scritto bene, diamine. Deve giungere al punto senza fare troppi voli pindarici. Deve coinvolgere.

Questo… nnnnnnì.

Intanto tante, troppe ricette.

Fermi tutti, l’idea può essere carina, ma mettimele alla fine, se proprio vuoi sentirti alternativa. Io non cucino manco un caffè, le ricette non mi interesseranno mai, ma a qualcuno può piacere l’idea, ci metto la mano sul… fuoco. Ma alla fine di tutto, come appendice, non sparse qui e là. Che noia! L’idea era quella di fondere libro e blog della protagonista, Caterina, con tanto di commenti degli utenti sotto ogni post. Inutile come una sdraio a dicembre, oserei dire. Svolazzi, oserei dire.

I personaggi? Carini, lo devo ammettere, anche se per niente originali. Lui è bello e scorbutico, il classico uomo irrisolto che, visto che si sente una nullità, tratta gli altri come nullità. Il classico che sbaglia a chiamare la cameriera che lavora lì da un sacco di tempo. Pfff… visto e rivisto. Lei è bella, intelligente e dalla lingua lunga. Indovinate chi sarà l’unica a tenere testa al bel cuoco schizoide? Bravissssssssssssssimi.

I dialoghi? Mi stavo segnando quelli più imbarazzanti. Ho dovuto smettere, ero sempre lì a sottolineare. Tipo che lui la bacia e sente qualcosa che si risveglia sotto la cintura. Daiiiiiiiiiii!!! Su!!! Mamma mia che pochezza!!! E poi: possibile che la bocca altrui sappia sempre di cioccolato e altre amenità? Ma davvero quando baciate qualcuno sentite sapore di cioccolato? Allora sono sempre stata molto sfigata, perché non mi è mai capitato di dare la lingua a qualcuno (pardonez) e sentire il sapore avvolgente di una bella cioccolata in tazza Cameo. Mai. Giuro. Ma loro sì, continuamente. Un po’ come la storia (che qui almeno non viene usata) degli occhi viola. Mai incontrato nessuno con gli occhi viola, ma scriverlo in un romance è il top. Tutte le belle gnocche hanno profondi occhi viola.

La prosa? Come dicevo, elementare. L’unica cosa che lo distingue da un tema delle elementari è che un bimbo delle elementari non potrebbe mai scrivere 400 pagine. Avrebbe già detto tutto quello che c’era da dire in una ventina.

Molte ingenuità e una storia allungata come un brodo per un romance che sì tiene compagnia, per l’amor del cielo, ma che fa saltare anche molte, molte pagine.

Per cosa vale la pena leggerlo? Al prezzo attuale, per niente al mondo. Se lo trovate in offerta (come è successo a me) allora può valere la pena leggerlo se siete appassionate di cioccolato e di cucina per le ricette, se siete appassionate di personaggi maschili per lui, Massimiliano, il Cracco della situazione.

Ah. La cover. La cover è bella. A me piace un sacco. Semplice, golosa, sensuale. Così come avrebbe dovuto essere il romanzo. Semplice.

Buona (?) lettura, bimbe!

Tutta la pioggia del cielo

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Titolo: Tutta la pioggia del cielo

Autore: Angela Contini

Editore: Newton Compton

Anno: 2016

Pagine: 231

Prezzo: 6,90 euro per il formato cartaceo – 3,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7½

SINOSSI:

Lui odia le scemenze, è vegano e innamorato della natura. Lei odia le rane, ha paura degli animali e quando si mette in testa una cosa non c’è verso di farle cambiare idea. Victoria è una scrittrice di successo in crisi creativa. Il suo agente, per aiutarla a superare l’impasse, la spedisce da Chicago in una tranquilla fattoria nel Vermont, dove il silenzio è l’unica cosa che non manca. Nath è di una bellezza selvaggia, ma burbero e scostante fino alla maleducazione. Ha deciso di rinunciare a un lavoro prestigioso per dedicarsi alla vecchia fattoria del padre, anche se è sempre più schiacciato dai debiti. Perciò la sorella Susan gli propone di affittare una stanza a una ragazza di città con il blocco dello scrittore che, assicura, non gli darà alcun fastidio. E invece i guai, sotto forma di un viso pieno di lentiggini e inappropriati tacchi alti, stanno per arrivare…

LA RECE DELLA KATE:

Nath è tutto quello che voglio. Bello, fisicato, ama la natura, ama gli animali, ha sempre la battuta pronta, è un vero stronzo, odia le donne e i bambini vanno bene ma a casa degli altri. Ha un solo difetto: è vegano. Massantoddio, ma basta con ‘sta mania. Ma basta! Nath, almeno tu! Non si può leggere un uomo così vigoroso e macho che beve latte di soia, dai. Non fatemi cadere le… braccia, vi prego! Probabilmente l’autrice è vegana. Probabilmente. Magari no, magari pasteggia a costine pranzo e cena, che ne so io. Ma qualcosa mi dice che abbia contaminato il mio Nath con le sue manie alimentari. Sono polemica? Sono polemica.

Ad ogni modo. Torniamo a noi.

Nath, dicevamo, è tutto quello che io sogno. Anche se è un filo troppo giovane, credo di essermi innamorata di Nath. Vedo i suoi muscoli guizzare davanti ai miei occhi ogni volta che li sbatto. Insomma, mi sono presa una cotta letteraria!!!

Victoria è una specie di diva della carta stampata, la regina delle vendite di libri, la dea delle classifiche, una specie di Sveva Casati Modignani ma giovane e gnocca, credo. Una tipa da romance scala-vendite un po’ ruvida e molto sicura di sé stessa, almeno fino a quando l’ispirazione va a farsi una vacanza e a lei non viene messo un po’ di pepe al culo. Ha pochissimo tempo per scrivere l’ennesimo best seller e, tanto per non farsi mancare niente, deve pure esserci del sesso. Il sesso vende, si sa. E così la ragazza si trova in un bel pasticcio. Se non scrive, perde il posto in scuderia, e se perde il posto perde i soldi, e se perde i soldi e perde la fama… addio successo e addio bella vita.

Ma una soluzione c’è, seppur non comodissima: un tizio nel Vermont ha bisogno di soldi, soldi che gli può dare lei affittando una camera nella sua deliziosa fattoria, un luogo ameno nel quale lei potrà riprendere contatto con la natura e con la parte più intima di sé. Riacciuffare l’ispirazione, insomma!

La convivenza tra i due è disastrosa. Burbero e scontroso lui, acida e viziata lei, non mancheranno litigi epocali e porte sbattute in faccia. Sullo sfondo ma nemmeno tanto, un Vermont affascinante, verde e lussureggiante (uh, la rima) colmo di colori, suoni e profumi. Victoria, ma anche il lettore, si farà catturare senza rimedio da tanta bellezza e se  l’ispirazione tornerà a far capolino nella testa della bella scrittrice, non mancherà, ovviamente, un amore appassionato e struggente che non potrete non seguire riga dopo riga con il fiato sospeso, tifando per quell’uomo insopportabile e maleducato ma bello e dolcissimo.

Perché gli ho dato 7½?

Gli ho dato sette e mezzo perché è un romance molto carino, scorrevolissimo e con due personaggi vivaci e frizzanti. Niente frasi smelense, niente banalità da romance, niente scene di sesso da far accapponare la pelle.

Unica nota negativa, tra i capitoli del vero romanzo, anche il romanzo che Victoria scrive una volta tornata l’ispirazione. Ne avrei fatto volentieri a meno di un libro dentro al libro, anche perché è difficile pensare che Victoria sia una da classifica con un romanzetto come quello spiaccicato tra le pagine del “nostro” libro. Ma tant’è, e comunque il sacrificio è necessario per una chiusa del romanzo molto carina (anche se vagamente da latte alle ginocchia).

Ma le si perdona tutto, alla nostra autrice, perché mi ha fatta sognare per alcune ore, mi ha fatto spuntare molti sorrisi, mi ha tenuto tanta compagnia e alla sera, infilandomi il mio pigiama super peloso, già pregustavo la lettura di Tutta la pioggia del cielo. Credo che infilarsi il pigiama e non vedere l’ora di prendere in mano un libro sia una cosa bellissima e un incredibile e tangibile attestato di apprezzamento per l’autore.

La narrazione è affidata a entrambi a capitoli alterni, tecnica che non sempre mi aggrada ma che, almeno questa volta, ha reso il tutto vagamente più fluido e meno statico.

Insomma, ovviamente si parla di un romance da leggere in due-tre ore, una cosa leggera e piacevole per il fine settimana, un amore classico ma senza tempo e una location davvero molto, molto affascinante.

L’ingrediente a sorpresa

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Titolo: L’ingrediente a sorpresa

Autore: Cinzia Piantoni

Editore: Self

Anno: 2016

Pagine: 274

Prezzo: 11,34 euro per il formato cartaceo – 1,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7 ½

SINOSSI:

Cosa succede quando sei a un passo dal realizzare il tuo più grande sogno, e all’improvviso crolla tutto?

Gaia, 28 anni, ha sempre desiderato diventare una pasticciera affermata, e Big Bakery, famoso talent show dedicato ai dolci, sembrava essere la sua grande occasione.
Purtroppo però qualcosa è andato storto, costringendola a tornare nel piccolo paese in riva al lago dove è nata e cresciuta, arruolata nella pasticceria di sua zia per darle una mano durante la stagione dei matrimoni.
Sarà proprio lì, tra torte multistrato, familiari strampalati, baci rubati e ritorni inattesi, che Gaia imparerà una lezione importante: non tutte quelle che sembrano sconfitte in realtà lo sono per davvero.

LA RECE DELLA KATE:

La vita di Gaia, dopo una iniziale ascesa, è attualmente ridotta a un mucchio di fango; vero è che ha vinto l’ultima edizione di Big Bakery Italia, ma la sua storia d’amore con uno dei giudici e uno dei cuochi più famosi al mondo (fidanzatissimo e in procinto di diventare padre) ha gettato sulla sua persona e sulla sua recente vincita, un’ombra piuttosto tetra. Ora Gaia è costretta a tingersi i capelli e andare in giro coperta da capo a piedi per non farsi riconoscere e quindi facilmente linciare dai telespettatori del programma. Andarsene da Milano e dai paparazzi sarebbe, in effetti, la cosa migliore. Quando la zia, proprietaria di una pasticceria, richiede la sua presenza al paese natio, la ragazza non ci pensa due volte. Saranno solo pochi mesi, ma forse quei pochi mesi daranno modo alla gente (e a lei) di dimenticare.

E così Gaia torna a casa, coccolata dalla sua famiglia e dagli amici di un tempo, felici di riaverla tra le loro braccia e felici di poter gustare le sue dolci prelibatezze.

Ovviamente, però, i guai sono dietro l’angolo.

E il guaio, in questo caso, si chiama Alex.

Che non solo è il garzone di sua zia in pasticceria, ma è anche il bellissimo fratellino minore della sua migliore amica. Per fratellino minore, capirete, si intende comunque un marcantonio alto quasi due metri, spalle perfette, fisico perfetto, sorriso da svenire e capelli selvatici. Lo stesso che giocava con lei tutti i pomeriggi ai giochi elettronici e che la prendeva in giro. Lo stesso che lei ha visto crescere. Lo stesso che, adesso, la turba come non mai.

Resistergli sarà difficilissimo, soprattutto se di mezzo ci si mette anche Michele, ex storico che l’ha praticamente piantata sull’altare e che rappresenta ancora, per Gaia, una enorme e imbarazzante e dolorosa spina nel fianco.

Perché gli ho dato 7 ½?

Ma la domanda giusta dovrebbe essere: perché lo hai scaricato?

Oh, amici, io resisto a molte cose (non è vero) ma mai resisto ai programmi televisivi che parlano di cucina. Hell’s kitchen, Masterchef di ogni Paese et cultura, Il boss delle torte, Bake off di ogni Paese et cultura, Cucine da incubo di ogni Paese et cultura… andate avanti voi, suvvia, avete capito.

Potevo, quindi, resistere a un romanzo ambientato non solo nel mondo della cucina ma che trova il suo inizio proprio dietro le telecamere di un programma televisivo chiaramente ispirato a Bake off?

No, eh.

Ovviamente no.

L’ingrediente a sorpresa è un self senza pretese, non adatto ai puristi, agli snob, o a tutti coloro che “No, per me il self non va scaricato, letto e nemmeno scritto”. E se è vero per alcune tipologie di self, devo ammettere che in questo marasma di scrittori dell’ultimo momento, la categoria romance e chick lit ne esce decisamente bene. Sarà perché forse i lettori di questa categoria sono meno pretenziosi, sarà perché è un genere che presuppone mero divertimento e le pulci, insomma, si fanno un pochino meno, sarà perché (ti amo nanananaa sempre più in alto si va… ehm) servono un pochino meno conoscenze tecniche, ma prendo molte meno cantonate con i self della categoria romance che con altre.

Stiamo parlando di capolavori? Ovviamente no, amici. Stiamo parlando di intrattenimento e divertimento. Un romanzo che mi ha tenuto buona compagnia nel fine settimana e che mi ha fatto dimenticare la mia emicrania almeno per qualche ora (ho anche un dente che fa i capricci, a dire tutta la verità).

Stiamo parlando di una scrittura semplice e pulita, nessun refuso (anche se ho letto senza farci troppo caso) e personaggi stereotipati ma mai noiosi. Il finale è chiaramente telefonato (ma lo è sempre), i dialoghi sono talvolta banali, ma nel complesso, miei cari… nel complesso io mi sono sinceramente divertita! Ecco.

Fosse stato per me lo avrei ambientato proprio tutto davanti e dietro le telecamere del programma, ma anche Gradare si è rivelato essere una buonissima location. Io, amante dei laghi, ho sentito sotto al naso quell’odore salmastro e sulla pelle l’arietta freschina della sera.

Ah. Disclaimer per le patite del sesso: non ne troverete. Niente dettagli scabrosi, pochissima pelle esposta, molti baci e poco altro.

Consigliato a tutte le amanti dei dolci e degli zuccheri, a tutte coloro che amano sognare e a tutte le non-snob della letteratura   😉

(Menzione d’onore per la cover, molto bella e molto simile alle cover di romanzi ben più “blasonati”.)

I love shopping a Las Vegas

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Titolo: I love shopping a Las Vegas

Autore: Sophie Kinsella

Editore: Mondadori

Anno: 2016

Pagine: 305

Prezzo: 20 euro per il formato cartaceo – 9,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 6

SINOSSI:

Becky Bloomwood, da poco trasferitasi a Los Angeles con Luke e la piccola Minnie, viene raggiunta negli Stati Uniti dall’amica del cuore Suze e da suo marito Tarquin, nonché dai genitori e dalla loro vicina di casa Janice. Quando all’improvviso suo padre scompare nel nulla insieme a Tarquin, Becky decide di intraprendere con gli altri un viaggio avventuroso sulle loro tracce a bordo di un camper che li porterà fino a Las Vegas. Ma dove sono finiti suo padre e Tarquin? Perché se ne sono andati in fretta e furia senza dare spiegazioni a nessuno? L’atmosfera sul camper è molto tesa perché Suze, che sembra essere sempre più legata ad Alicia, la famigerata “Stronza dalle Gambe Lunghe”, le ha chiesto di unirsi al gruppo e la madre di Becky, comprensibilmente scossa per l’assenza ingiustificata del marito, decide di coinvolgere anche la temibile consuocera Elinor… Guai in vista! Sullo sfondo di luoghi desertici e paesaggi mozzafiato ha così inizio una vera e propria “missione di soccorso” capitanata dalla nostra indomita protagonista, che si troverà di fronte a non pochi ostacoli ma inventerà mille strampalati stratagemmi per ritrovare suo padre e Tarquin e scoprire cosa si nasconde dietro il loro viaggio misterioso. Con I love shopping a Las Vegas Sophie Kinsella scrive con l’immancabile stile e arguzia un nuovo capitolo della vita di Becky, che si cimenta in un esilarante viaggio on the road nel selvaggio West americano, regalandoci momenti di pura spensieratezza.

LA RECE DELLA KATE:

Oh, santo cielo, io odio le saghe!

Un libro esce a gennaio 2010, il secondo a maggio 2014 e il terzo a settembre 2016. E loro, gli editori, pretendono pure che noi lettori ci ricordiamo tutto ciò che è successo nel libro precedente! Mi è capitato con L’atlante di fuoco e mi capiterà tra poco con il seguito de La quinta onda, un distopico fantasy a tema alieni.

Editori, dico sul serio: per quanto uno possa essere appassionato di lettura, la vita va avanti. Ci sono i figli, la scuola, il lavoro, la famiglia, gli amici, gli animali domestici, il bollo, l’assicurazione, la spesa del sabato, le pulizie della domenica e soprattutto tanti, tanti, tanti e ancora tanti altri libri da leggere. Se in un anno leggo all’incirca 150 libri, in due anni ne leggo 300. E dopo 300 libri io DAVVERO dovrei ricordarmi cos’è successo nel primo o secondo libro della saga???

No, ma dico, scherziamo?

Il caso di I love shopping è appena diverso. Pur facendo parte di una collana unica, le avventure di Rebecca sono slegate le une dalle altre, e ogni libro è da considerarsi quasi autoconclusivo. Quasi. Basti sapere che è sposata con un uomo molto bello e molto ricco che lavora nell’ambito della finanza internazionale (una roba del genere), che ha una figlia che si chiama Minnie, che ha una dipendenza dallo shopping (ma va?!), che ha una migliore amica che ha sposato un ragazzo un po’ imbranato ma ricchissimo e molto dolce, che ha un migliore amico che è uno stilista affermato e altre due o tre cosine. Il gioco è fatto e la saga I love shopping viene letta, random, da ormai (fatemi guardare) … urca, da ormai quindici anni, signori e signore!

Il caso di I love shopping a Las Vegas è, però, appena diverso perché è il seguito de I love shopping a Hollywood, il precedente romanzo della Kinsella. E ne è così taaanto il seguito che l’impressione è quella che fosse un libro unico. Ma potrei sbagliarmi.

Insomma, la farò breve.

Mentre sono negli Stati Uniti, il padre di Rebecca scompare insieme al marito di Suze, la migliore amica di Rebecca. Ovviamente questa scomparsa dà la stura a tutta una serie di eventi che si rivelerà un can-can di personaggi e situazioni che si danno il cambio come se si trovassero su una giostra impazzita. Rebecca, suo marito, sua madre, la vicina di casa di sua madre, la migliore amica Suze e la perfida Alicia si troveranno a viaggiare su un camper lungo le polverose strade americane alla ricerca di un indizio che li possa mettere sulle tracce del padre di Becky. Tutto sembra riportare a una vecchissima storia accaduta molti anni prima (e accennata, appunto, in I love shopping a Hollywood) tra il padre di Rebecca e i suoi amici. Giovani e pieni di speranze inventarono una molla. Sì, una molla. Nato come una specie di scherzo, la molla venne però brevettata e, come ogni idea geniale, fruttò dei soldi. Soldi che, di diritto, sarebbero dovuti spettare a tutti gli amici. In un mondo perfetto. Ma non nel mondo piuttosto incasinato di Rebecca.

Non sono una detrattrice dei chick-lit, trovo che a piccole dosi siano divertenti e utili a un certo tipo di rilassamento mentale.

Ma questo, mia cara Kinsella, è un flop.

Becky, che di solito tira (giustamente) le fila di tutti i romanzi, in questo è completamente assente. Presente fisicamente sul camper e in giro per l’America, è però totalmente assente moralmente. La sua migliore amica pare preferire Alicia e un altro dolore la affligge. Il risultato è che è quasi sempre lamentosa, piagnucolosa o arrabbiata. E soprattutto: non fa shopping. Il clima generale del libro è troppo ansiogeno, spesso iroso, molto teso. E per un chick-lit non è che sia proprio il massimo…

Insomma, una recensione scialba per un romanzo piuttosto scialbo che è riuscito nell’intento di deludere anche le pochissime aspettative che avevo.

Comincerò questa sera a leggere l’ultimo romanzo scritto utilizzando il suo pseudonimo, Vacanze in villa. Speriamo di riuscire a farne una recensione appena appena migliore!

Nel frattempo non mi sento, in tutta onestà, di consigliare questo I love shopping a Las Vegas a qualcuno, nemmeno a chi, come me, ha seguito tutta la saga. Penso si possa passare senza nessun problema al libro successivo.

Buona giornata, amici!

Anche perché, attenzione! Non dimentichiamoci che si tratta sempre di 20 euro per il cartaceo e 10 per il formato digitale. Sono molti soldi. Moltissimi, di questi tempi. E vale la pena leggere cose, se non bellissime, almeno passabili e divertenti.

Sei bella come sei

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Titolo: Sei bella come sei

Autore: Clio Zammatteo

Editore: Rizzoli

Anno: 2015

Pagine: 285

Euro: 17,00 euro in versione cartacea – 7,99 euro in versione digitale

Voto: 7

SINOSSI:

Quando Clio atterra a New York ha in tasca tanti sogni e già dal primo giorno si accorge che la vita in America è un’avventura imprevedibile! Si trova catapultata in un nuovo mondo, ricco di piccole e grandi sfide: Giorgia, l’amica con cui ha sempre condiviso ogni cosa, è come sparita nel nulla con un ragazzo appena conosciuto, quando compare il nuovo vicino di casa, che tra uno scherzo e qualche risata riesce a colorare anche i momenti più bui. Clio, infatti, è cotta dell’inarrivabile di turno: ha occhi solo per Lui, che invece non la degna nemmeno di uno sguardo. E, come se non bastasse, c’è da conquistare quel posto da make-up artist alla New York Fashion Week! La Grande Mela si rivela soprattutto il luogo delle opportunità e degli imprevisti: la città perfetta per sentirsi liberi, per imparare a essere se stessi e seguire la propria passione. A migliaia di chilometri da casa – dove è rimasta l’amatissima nonna, sempre pronta a darle un consiglio e un incoraggiamento via Skype – Clio inizierà a riconoscere cosa (e soprattutto chi) vuole al suo fianco per il futuro, riuscirà a fare pace con il passato e a innamorarsi delle parti di sé di cui finora ha sempre avuto paura. E se incontrare un ragazzo che ti ripeta “sei bella come sei” non è semplice, è ancora più difficile arrivare a crederci davvero. Perché i sogni si inseguono, ma per raggiungerli non bisogna arrendersi mai!

LA RECE DELLA KATE:

Mi piacciono i profumi poi però, appena li sento sulla mia pelle, vengo presa dalla voglia irresistibile e irrefrenabile di una doccia. Una lunga doccia che mi tolga di dosso quell’odore estraneo e chimico. Nella mia vita ho riempito tavolini da bagno su tavolini da bagno con le migliori e più famose fragranze in commercio ma tempo pochi mesi e li ho buttati, usati come deodoranti per il bagno, per le stanze, per la casa, finanche per il giardino; oppure li ho regalati ad amiche e parenti. Cartier, Dior, Armani… tutti andati.

Insomma, mi capita più spesso di quanto vorrei di essere innamorata di un concetto ma di non riuscire, poi, a trasferire questo concetto nella mia vita.

Il trucco è uno di questi tanti (troppi…) concetti.

Le mie sorelle hanno rispettivamente sei e sette anni più di me, e questo significa che quando le due sgarzoline erano nel clou della loro vita in società, diciamo tra i quindici e i diciotto anni, io ero poco più che spannolinata, quella terribile età di mezzo nella quale si è piccoli ma non più molto teneri e nessuno, bene o male, ti considera granché.

Insomma, il momento più eccitante della mia giornata (fatevi voi le vostre idee) era andare in bagno, farmi piccola piccola, fino a rendermi quasi invisibile. In un angolo buio e stretto attendevo con ansia che cominciassero a truccarsi. Erano i ruggenti anni ’80, gli anni delle lacche spray, delle anelle alle orecchie, delle frange gonfie e improbabili. Sotto le narici, se chiudo gli occhi, ho ancora l’odore della cipria in polvere che usava mia sorella maggiore.

Non sono cambiata molto: venticinque anni dopo, non potendo (e volendo ahahah!) guardare le mie sorelle, mi chiudo nel silenzio del mio studio e guardo lei, la reginetta di Youtube italia: Clio Zammatteo.

No, io non mi trucco. Non capisco nulla di colori, cromie, accostamenti, non so truccarmi e se ci provo succedono delle cose molto brutte. Mi limito a una skincare mediocre, un fondo, un po’ di blush, molto mascara. Stop.

Ma guardare Clio, per me, non ha nulla a che vedere col make up. Si tratta di relax, di sana invidia, di azzeramento neuronale. In una parola: mi piace. Mi piace lei, il suo accento, il suo blog, il suo sorriso, mi piacciono i suoi video a spasso per New York, mi piace tutto. Mi ero ripromessa di sfruttare le ferie natalizie per leggere solo e soltanto libri scelti da me e… ta-dan! Ho scelto (anche) lei!

Clio è una ragazza semplice che mischia dialetto veneto-italiano corretto-inglese. Per questo immagino che Elisa Gioia (scrittrice romance) sia poi la persona che si è occupata di rendere leggibili i racconti (molto spassosi) di Clio.

La storia è semplice e non particolarmente originale: Clio decide, con un’amica, di abbandonare l’Italia e cercare fortuna nella Grande Mela come MUA (acronimo, mie care caprette, di Make Up Artist). Scuola di make up, scuola d’inglese, una grande città, le difficoltà legate all’integrazione, alla lingua diversa e ostile e quel ragazzo vicino di casa che si ostina a volerle ronzare attorno. Ed è così che la vera vita americana di Clio, grazie a Elisa Gioia, si trasforma nel tempo di un Amen in un chick lit dei più classici, sospeso a metà tra realtà e un pizzico di finzione che rende tutto molto, molto più romantico e affascinante. A farla da padrone sono una New York che sempre più mi attira e mi ammalia, e la bellissima storia d’amore tra lei e Claudio, suo attuale marito e compagno di lavoro (lui ha mollato la sua carriera per seguire lei, i canali YouTube e i blog… non è rooooooooomanticisssssimo???).

Che dire?

Pur non essendo destinato a un Bancarella, mi sono genuinamente divertita. La storia vera “tagliata” a chick lit mi ha fatto passare qualche ora spensierata e mi sono trovata, anzi, a centellinare la lettura per non finire subito il romanzo  🙂

Consigliato a tutte le amanti e le appassionate di make up e a tutte le fans di Clio. Buona lettura!

L’amore non è mai una cosa semplice

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Titolo: L’amore non è mai una cosa semplice

Autore: Anna Premoli

Editore: Newton Compton

Anno: 2015

Pagine: 314

Prezzo: 9,90 euro in formato cartaceo – 4,99 euro in formato digitale

Voto: 7 (Non posso dare un 8 a un chick lit, ho un’anima anche io!!!)

SINOSSI:

E se per ottenere un buon voto all’università dovessi fare amicizia con qualcuno che proprio non ti piace? Lavinia pensava che nella vita avrebbe insegnato e invece, dopo la maturità, si è lasciata convincere dai genitori a iscriversi a Economia. E ormai al suo quinto anno alla Bocconi, quando si trova coinvolta in un insolito progetto: uno scambio con degli ingegneri informatici del Politecnico. Lo scopo? Creare una squadra con uno studente mai visto prima, proprio come potrebbe capitare in un ambiente di lavoro. Peccato che Lavinia non abbia alcun interesse per il progetto. E che, per sua sfortuna, si trovi a far coppia con un certo Sebastiano, ancor meno intenzionato di lei a partecipare all’iniziativa. E così, quando la fase operativa ha inizio e le sue amiche cominciano a lavorare in tandem, Lavinia è sola. Ma come si permette quel tipo assurdo – a detta di tutti un fuoriclasse dell’informatica – di piantarla in asso, per giunta senza spiegazioni? Lavinia non ha scelta: non lo sopporta proprio, ma se vuole ottenere i suoi crediti all’esame, dovrà inventarsi un modo per convincerlo a collaborare… Ma quale?

LA RECE DELLA KATE:

Niente.

La notte stessa in cui ho terminato di leggere questo libro io… io… be’ io… oddio, come dirvelo? Ok, respiro profondo. Adesso ve lo dico. IohosognatoSeb.

Ehm.

Lo ridico più lentamente.

Io… ho sognato… Seb.

Non era mai successo, credo. Non potrei mettere la mano sul fuoco, ma direi proprio non sia mai successo che il protagonista di un libro sia entrato nei miei sogni. Ma è successo. E sapete perché è successo? Perché della Premoli, dei chick lit, della Newton Compton si può dire quasi tutto, davvero quasi tutto, soprattutto cose non bellissime. Ma certi libri sono molto, molto carini. Bisogna saper scegliere, bisogna essere nel mood adatto, bisogna chiudere a volte un occhio a volte due su certe atrocità e su certi editing del tutto sbagliati ma… cazzo se riescono a farti passare due o tre ore col sorriso in faccia!

Era da molto tempo che non mi concedevo l’estremo lusso di fare click sulla sezione STORE del mio Kindle voyager. L’ho fatto, ed è stata una sensazione paradisiaca, quasi orgasmica. È stata come una doccia fresca dopo una giornata passata sulla spiaggia, come un piatto di tortellini fumanti, come una cucchiaiata di mascarpone. È stato bello, ragazzi. Lo sapete, io amo recensire i libri che mi arrivano, amo il mio blog, amo quello che faccio e lo faccio con una passione che non conosce orari, vincoli e soprattutto… ricompensa! Ma acquistare un libro e leggerlo solo per mio piacere è un brivido inenarrabile. Non avevo intenzione di recensire nulla sino al 7 gennaio, a dire la verità. Sarò via per buona parte del tempo e avrei voluto solo acquistare e leggere, senza dover scrivere qualcosa, senza dovermi sforzare per rendere idee e concetti, senza dover per forza stare attenta a ogni singola parola. Poi, però, mi sono imbattuta in questo nuovo romanzo della Premoli (che avevo già amato in Come inciampare nel principe azzurro) e ho pensato subito a voi. Subito. Non potevo tenere per me Seb.

I protagonisti – come nella migliore delle tradizioni – sono due.

Lei è Lavinia, Lav. È all’ultimo anno di economia alla Bocconi e ha una famiglia difficile, un rapporto simbiotico con i social, con i locali alla moda e con i selfie.

Lui è Sebastiano, Seb. È all’ultimo anno di ingegneria informatica al Politecnico ed è un nerd senza speranza.

I loro due mondi, scontatamente (eh) lontani anni luce l’uno dall’altro, entrano in collisione (e non lo scrivo a caso) quando le loro università decidono di dare vita a un progetto comune: coppie di studenti formate da un ragazzo per università lavoreranno gomito a gomito per redigere una bozza di start-up aziendale. È già tutto abbastanza noioso e difficile, ma Seb mette il carico da novanta. Non ha nessuna intenzione di collaborare con una bocconiana viziata e col sorriso finto stampato sul bel faccino truccato. Ha ben altro da fare, lui! Ma Lavinia ha troppo bisogno dei crediti che promette il professore a lavoro concluso, e dovrà convincere lo stranissimo Seb a collaborare.

In questo romanzo la parte del leone la fa proprio lui: Seb. Ragazze, non ve lo dimenticherete facilmente, ve lo prometto. Ha un’ironia spiazzante, un modo di fare che incanta, una timidezza che ispira protezione, uno sguardo che farebbe breccia anche nel più arido dei cuori. Seb è una bella scoperta, un personaggio maschile che mi ha catturata immediatamente. Ispira simpatia, tenerezza, fa innervosire per poi, subito dopo, strappare un sorriso. Non credo esista una persona così, nella realtà. Ma mi fa bene pensarlo. Ho bisogno di pensare che al mondo esistano persone come lui.

Il personaggio di Lavinia viene miseramente schiacciato e messo in secondo piano, ma a nessuno importa: non è lei che vogliamo conoscere meglio, non è lei quella che tiene in piedi il romanzo, non è lei quella che ci fa sorridere. Lei serve per la narrazione, tutto qui. È la spalla.

Il risultato è comunque molto piacevole, molto divertente, un libro adattissimo per i giorni di festa, un buon pretesto per estraniarsi dalla confusione e dedicarsi alla lettura di qualcosa di leggero, frivolo, scacciapensieri.

Oh, insomma. A me la Premoli piace. Mi diverte, mi sgombra la testa, tiene lontani i cattivi pensieri e questa volta ha anche dato vita a un personaggio molto, molto interessante. Probabilmente, fossi stata io la sua editor, avrei contratto maggiormente la prima parte del romanzo per dare più spazio alla chiusa, alle ultime venti-trenta pagine, ma questa è solo la mia opinione. Peraltro abbastanza inutile  🙂

Il secondo pensiero abbastanza inutile è che le cover della Newton Compton sono carine come uno schizzo di vomito sul muro.

Vi abbraccio, vi auguro buone feste e buona lettura, amici!