Il libro dei Baltimore

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Titolo: Il libro dei Baltimore

Autore: Joël Dicker

Editore: La nave di Teseo

Anno: 2016

Pagine: 592

Prezzo: 22 euro per il formato cartaceo – 9,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 9

SINOSSI:

Sino al giorno della Tragedia, c’erano due famiglie Goldman. I Goldman di Baltimore e i Goldman di Montclair. Di quest’ultimo ramo fa parte Marcus Goldman, il protagonista di La verità sul caso Harry Quebert. I Goldman di Montclair, New Jersey, sono una famiglia della classe media e abitano in un piccolo appartamento. I Goldman di Baltimore, invece, sono una famiglia ricca e vivono in una bellissima casa nel quartiere residenziale di Oak Park. A loro, alla loro prosperità, alla loro felicità, Marcus ha guardato con ammirazione sin da piccolo, quando lui e i suoi cugini, Hillel e Woody, amavano di uno stesso e intenso amore Alexandra. Otto anni dopo una misteriosa tragedia, Marcus decide di raccontare la storia della sua famiglia: torna con la memoria alla vita e al destino dei Goldman di Baltimore, alle vacanze in Florida e negli Hamptons, ai gloriosi anni di scuola.
Ma c’è qualcosa, nella sua ricostruzione, che gli sfugge. Vede scorrere gli anni, scolorire la patina scintillante dei Baltimore, incrinarsi l’amicizia che sembrava eterna con Woody, Hillel e Alexandra. Fino al giorno della Tragedia. E da quel giorno Marcus è ossessionato da una domanda: cosa è veramente accaduto ai Goldman di Baltimore? Qual è il loro inconfessabile segreto?

LA RECE DELLA KATE:

Ciao, miei cari amici.

Prima o poi doveva arrivare.

Arrivare cosa?

Il libro non recensibile, bimbi.

Lo giuro, non so da dove iniziare, ma devo farlo, devo recensirlo, ci ho messo troppo per leggerlo e mi è piaciuto troppo per abbandonare la partita ancor prima di averla giocata. Ma non so, onestamente, cosa ne verrà fuori. La mia speranza è che voi che mi conoscete saprete leggere oltre le parole, capire oltre le frasi, emozionarvi come mi sono emozionata io anche senza troppi spiegoni (come si fa a riassumere un libro lungo 600 pagine… un libro… cos?) e che poi, sfiniti, corriate a comprarlo.

Il libro dei Baltimore è una saga familiare ampia ma non complessa che viene raccontata da Marcus, uno dei tre cugini Goldman. Uno è Hillel, alto, magro, dinoccolato, ben vestito, troppo intelligente per essere compreso e assolutamente inadatto a ogni attività sportiva e ogni amicizia normale, di gruppo, infantile e giovanile. Lo potremmo definire, usando un linguaggio moderno, un nerd? Forse, sì. Il secondo è Woody, che pur non essendo un Goldman di sangue lo è diventato guadagnandosi la medaglia sul campo diventano uno di loro a tutti gli effetti, praticamente adottato da una delle famiglie più ricche, generose e ambiziose della città. Il terzo è proprio la nostra voce narrante, Marcus, il cugino lontano, quello di famiglia non ricca, quello che abita in una casa normale e non in una villa fantastica, quello che per sognare e diventare ricco almeno per un fine settimana deve spostarsi in treno e raggiungere i cugini lasciando a casa una mamma e un papà attenti e affettuosi ma… ma non Goldman di Baltimore. Marcus è solo un Goldman di Montclaire, quelli che i nonni considerano un po’ meno degni di considerazione, con la casa meno adatta ad ospitare tutti, quelli meno luccicanti, quelli che non brilleranno mai, ma che, al limite, potranno forse godere di qualche timido barlume di luce riflessa.

Sono loro gli unici e soli protagonisti della nostra storia. Tutti i riflettori sono puntati su tre bambini che diventano ragazzi e poi adulti. Tutti i riflettori splendono per loro. Tutta la vostra attenzione sarà per loro, per i delicati e profondi equilibri che tengono insieme tre personaggi meravigliosi e indimenticabili.

Per loro e per la Tragedia, con T maiuscola.

Un giorno specifico, un solo giorno, in cui la vita di tutti è cambiata, e per sempre. Cosa sia successo lo verrete scoprire presto ma, come sempre accade per i libri di Dicker, sono le ultimissime pagine che chiuderanno definitivamente e decisamente un cerchio molto ampio cominciato a pagina 1.

Perché gli ho dato 9?

Intendiamoci, 600 pagine sono tante, tantissime.

Io di solito rifuggo da libri così lunghi; ho sempre l’impressione che ci stia girando troppo attorno, che qualcuno, insomma, mi voglia infinocchiare. Se hai una cosa da dire dilla, no? Quanto dobbiamo continuare con questo giochetto sfiancante?

Non giungere mai alla fine, personalmente, mi stanca.

Sarà perché ho davvero tantissimi libri da leggere, sarà perché ho sempre una certa bramosia di arrivare alla soluzione dell’arcano e tirare le fila (sono così anche nella vita di tutti i giorni), sarà perché appunto mi sembra che chi scrive non trovi le parole giuste per spiegarsi ma sì… l’ho preso in mano varie volte senza mai comprarlo. Con varie volte intendo varissime volte. Non so quante, ma molte. Perché – ebbene sì – io faccio parte di quella schiera di lettori che ha amato Harry Quebert. Certo, lungo e lambiccoso e con una chiusa abbastanza bruttina… ma continuo ad averne un ricordo sereno e consolatorio. I libri lunghi di bello hanno quello: alla fine ti ci affezioni.

Ci si affeziona alla voce narrante, ai personaggi, alla storia. E un po’ si sbuffa perché non si conclude mai, un po’ si vorrebbe non arrivare mai all’ultima pagina.

Ma torniamo – santa pace – al nostro libro.

Gli ho dato 9. Mi è piaciuto, questo è chiaro no? Mi è piaciuto nonostante le lungaggini, mi è piaciuto nonostante il finale sia un filo telefonato, mi è piaciuto anche se non ho amato tutti i personaggi allo stesso modo. Marcus sembra (credo volutamente) scomparire davanti a figure ben più possenti come quelle di Hiller e Woody. Alexandra (la ragazza che minaccerà di dividere il fantastico trio) è insopportabile, spocchiosa, egocentrica ed egoriferita; al suo personaggio non mi sono minimamente affezionata. Hillel e Woody sono due figure magnifiche, di una poesia e di una tridimensionalità tali che stenterete a capire se li avete conosciuti davvero oppure no. Esistono? Non esistono? Alzi la mano chi non vorrà, poi, due amici come loro. Alzi la mano chi potrà dire di aver avuto, almeno una volta nella vita, degli amici come loro. Non vedrò nessuna mano alzata. Woody e Hillel, con i loro difetti e le loro idiosincrasie, sono tutto quello che vorrete e vi accorgerete di non aver mai avuto.

Marcus, che si trova nel tempo presente, è uno scrittore di successo. I suoi ricordi, i ricordi della sua infanzia e della sua adolescenza ci permettono di rivivere tutto quello che lui ha già vissuto, Tragedia compresa. Nonostante ben si sappia in cosa consiste questa tragedia, l’impulso a leggere e ancora leggere e ancora leggere è irresistibile. Avanti, avanti, avanti. Fino a che gli occhi non si chiudono, fino a che non entrano anche nei sogni, fino a che tutto, un poco, si confonde.

Ma di cosa parla, insomma?

Non parla di niente, parla di tutto. Parla di una famiglia uguale a tante altre, più fortunata per alcuni versi, più sfortunata per altri. Parla dell’amicizia speciale e irripetibile di tre ragazzi, parla della smania di successo, parla della voglia di riscatto, parla di amore, parla di vendetta e di odio.

Detta così, sembra un libro come tanti altri, me ne rendo conto. Ve lo avevo detto che non sarei stata in grado. Non sono in grado.

Ma credetemi, credetemi! Hillel, Woody e Marcus vi terranno incollati dalla prima all’ultima pagina. Se i salti temporali a volte vi lasceranno perplessi subito vi renderete conto che tutto fila come l’olio. Se qualcosa non vi è chiaro, vi sarà spiegato. Se qualcosa vi puzzerà, probabilmente avrete ragione.

È un romanzo triste?

Sì, un pochino sì. Ma nel complesso non lo è. Lo è e non lo è. Lo è come triste può e sa essere la vita. Succedono delle cose belle, succedono delle cose brutte. Dice bene Zio Saul (anche lui un personaggio meraviglioso):

Ci sono state delle tragedia, e ce ne saranno altre – e bisognerà continuare a vivere, nonostante tutto. Le tragedie sono inevitabili. In fondo, non hanno molta importanza. Ciò che conta è riuscire a superarle.

Ed è così che Saul ha dato una grossa lezione anche a me: le cose brutte succedono. Non può andare diversamente. Bisogna andare avanti. Abbiamo il dovere, anzi, di andare avanti e viverla davvero, questa vita, senza restare continuamente ancorati al passato. Senza continuare a voltare il viso indietro. Indietro non c’è niente. Ci sono i ricordi, che però sono come le sirene: ci richiamano con il loro canto magico e ci impediscono di proseguire il nostro cammino.

Insomma, che dire?

Leggetelo.

Ma solo se le lungaggini non vi danno noia, solo se non siete di fretta, solo se amate le saghe familiari.

Ciao, bimbi!

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Dimmi tre segreti

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Titolo: Dimmi tre segreti

Autore: Julie Buxbaum

Editore: De Agostini

Anno: 2016

Pagine: 261

Prezzo: 14,90 per il formato cartaceo – 6,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

E se la persona che ti conosce meglio al mondo fosse l’unica che non hai mai incontrato?

Jessie ha sedici anni e una vita da schifo. O almeno così le sembra il giorno in cui lascia Chicago per frequentare il liceo più snob di Los Angeles. Ma proprio quando le cose si mettono male, riceve una mail misteriosa. Una mail in cui Un Perfetto Sconosciuto si offre di aiutarla a orientarsi nella giungla della nuova scuola, mantenendo però l’anonimato. Jessie è perplessa: si tratta di uno scherzo di cattivo gusto o qualcuno vuole davvero darle una mano? Il punto è che lei non è nelle condizioni di rifiutare un aiuto tanto generoso: sua madre è morta ormai da un paio di anni, e suo padre si è risposato, costringendola a trasferirsi dall’altra parte del Paese, in un posto che odia con un fratellastro che odia ancora di più. Ecco perché Jessie non può fare altro che fidarsi: presto, Un Perfetto Sconosciuto diventa il suo migliore amico, e lei decide che è arrivato il momento di incontrarlo. Ma, si sa, ci sono segreti che è meglio non svelare mai…

LA RECE DELLA KATE:

Se l’unica persona al mondo che senti di amare davvero, tua madre, muore e tuo padre non trova di meglio da fare che farti spostare armi e bagagli a casa di una donna scandalosamente ricca che ti tratta come l’ospite di un albergo… allora sei davvero fregata.

Questa è Jessie.

Sedici anni, tutti i vecchi amici lasciati a Chicago e una nuova schifosa vita nella patinatissima, calda e assolata Los Angeles, dove nessuno è sfigato e nessuno ha una macchina poco meno che lussuosa.

Vero, parte con molti pregiudizi. Ma lei, in quella città e in quella scuola non ci vuole stare. Nuova arrivata e non abbastanza glam, Jessie diventa subito bersaglio per alcune ragazze della scuola che trovano il modo, senza fare molto sforzo, di rovinarle la vita.

Le cose cambiano sensibilmente quando arriva una mail firmata Perfetto Sconosciuto. Perfetto sconosciuto è, in effetti, sconosciuto. E tale vuole rimanere. Un amico dall’identità segreta che veglia su di lei come un novello e moderno angelo custode che ha, come missione, quella di renderla il più felice possibile dandole alcune dritte fondamentali per sopravvivere in quella giungla chiamata L.A.

Ma chi sarà Perfetto Sconosciuto? Il bellissimo e contesissimo Liam? Ethan? Caleb?

La resa dei conti è vicina e a Jessie non resta altro che cercare di scoprire in fretta chi sta cominciando a farla innamorare come mai prima.

Perché gli ho dato 8?

Perché è straromanticoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!

Ragazze… ragazze… questo è un young adult davvero moooooooooooooooooooolto molto love.

Aspettate: niente paura. Molto love ma niente miele.

Niente frasi stucchevoli che fanno venir voglia di schiantare il reader a terra.

Niente considerazioni sull’amore che fanno venir voglia di darsi fuoco.

Niente scene di finto-sesso che fanno venir voglia di chiudersi in convento e gettare la chiave lontanissima.

Niente di tutto questo.

Dimmi tre segreti è pulito, divertente, sexy senza essere mai piccante. Sexy perché, allora, direte voi? Perché ciò che non viene palesato è sempre sensuale. Perfetto Sconosciuto è sensualità. Anche quando scherza, anche quando dimostra l’età che ha. Vorrete sapere immediatamente chi è, ma allo stesso vorrete continuare il gioco per sempre. Vorrete che Jessie lo incontri, ma vorrete anche continuare a leggere i suoi sms misteriosi. Vorrete il bacio ma allo stesso tempo non lo vorrete, per seguitare ancora nella magia di quel rapporto tutto speciale che si è venuto a creare fra i due.

Vorrete i tre segreti che ogni mattina PS lascia a Jessie, perché sono segreti bellissimi.

Vorrete sentire il suono della sua voce, vorrete immaginare i suoi lineamenti.

Vorrete un Perfetto Sconosciuto nella vostra vita.

Ah, sì. Anche se tecnicamente potrebbe essere vostro figlio, se avete la mia età ahahaha!

Oh, dai. Quasi mai sono entusiasta degli YA, che ormai si somigliano tutti (anche questo ha delle caratteristiche comuni, ad esempio il trasferimento di lei in una città nuova e con usi e costumi molto diversi dalla sua di origine), ma quando incappo in qualcosa di davvero carino e che tiene davvero compagnia, non resisto alla tentazione di farvelo conoscere, lo sapete.

Questo è uno YA validissimo.

Certo, vi sono molte ingenuità e la chiusa è davvero frettolosa (eccheccaspita), ma le virtù compensano i difetti, credo.

Dimenticate, lo sapete, i Nobel per la letteratura, gli Strega e i Bancarella, eh? Ormai lo sapete che per me ogni libro va contestualizzato e inserito in un genere. Gli ho dato 8, certo, ma inserendolo nel suo contesto di letteratura per giovani adulti.

Ma poi… che importa?

Ciò che importa è che io mi sia divertita, che io lo abbia letto nel tempo di uno starnuto e che, alla fin fine, io abbia avuto la possibilità di sognare un pochettino insieme a Jessie e al suo amico virtuale.

Buona lettura, amiche romantiche.

 

Tutto inizia da O

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Titolo: Tutto inizia da O

Autore: AA.VV.

Editore: Wild Boar – Collana Mondi Incantati

Anno: 2016

Pagine: 196

Prezzo: 10 euro per il formato cartaceo

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

“TUTTO INIZIA DA O e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni” è la quattordicesima uscita della collana Mondi Incantati, curata da sempre dall’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare. Il volume raccoglie quindici racconti di genere fantastico, premiati nei concorsi letterari di sei paesi: il Trofeo RiLL e SFIDA, per l’Italia, e poi il James White Award (Gran Bretagna), l’Aeon Award Contest (Irlanda), il premio Visiones (Spagna), il Nova Short-Story Competition (Sud Africa), la Short-Story Competition dell’Australian Horror Writers Association (Australia). Quindici storie: fantasy, horror, di fantascienza e, in generale, “al di là del reale”. Quindici racconti per esplorare la letteratura fantastica, scritti da autori italiani e stranieri. Illustrazione di copertina: Valeria De Caterini. Per ulteriori informazioni si rimanda al sito dell’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare, che ha curato il libro: http://www.rill.it

LA RECE DELLA KATE: 

Ciao amici, bentornati!

Oggi vi voglio parlare dell’ennesima antologia. Dico ennesima perché me ne stanno capitando sotto mano davvero tante, tantissime! E, lo sapete, stavo anche cercando di smettere  🙂  Ma il destino ha voluto che proprio quando ho pensato “Adesso le antologie non le prendo più, almeno per un po’.” io abbia ricevuto richieste di recensione per ottomilioni di antologie BELLISSIME. Oh, santa polpetta, al diavolo i buoni propositi e datemi questa benedetta antologia, su, su , su!

Tutto inizia da O non è un’antologia. Ma sembra essere L’antologia. Il punto zero di ogni antologia italiana del fantastico. Mi ero eccitata così solo per le due raccolte di racconti (sempre Rill, tra l’altro) di Luigi Musolino, Oscure regioni. Poco da fare: Rill c’è. Sul pezzo, moderna, oculata, precisa. Non mi sono mai e dico mai pentita di aver accettato uno dei loro libri. Mai. La scelta dei racconti è pregevole, l’armonia tra gli stessi incredibile, la qualità degli scritti stupefacente. Chiaro, qui c’è anche qualcosa che viene da fuori ma… molti dei miei preferiti sono tutti nostrani, tutti italianissimi e tutti – penso – geniali.

Si vede che mi è piaciuta? Sì, eh?

Ok, torniamo a bomba e andiamo a parlare con un pochino più di precisione di questo bel progetto.

L’antologia è divisa in tre parti. Nella prima parte (che va da pagina 13 a pagina 63) troverete i primi quattro classificati al XXII Trofeo RiLL; nella seconda parte (che va da pagina 64 a pagina 133) troverete i racconti del RiLL World Tour, racconti premiati nei concorsi letterari di sei Paesi; nella terza parte (che va da pagina 134 a pagina 185) troverete invece alcuni dei racconti che hanno partecipato a SFIDA, il concorso gratuito che RiLL riserva dal 2006 a chi è giunto, una o più volte, in finale al Trofeo RiLL.

Se vi sentite confusi niente paura: è molto più facile leggere l’antologia che cercare di comprendere i miei spiegoni ahahahaha!

I racconti, lo dice la sinossi, sono quindici. I miei preferiti in assoluto, quattro. Due italiani e due provenienti dall’estero.

Mi sono innamorata di Prova di recupero. In un mondo distopico cinico e terrifico, i ragazzi che non superano le prove di recupero scolastico vengono, semplicemente, uccisi.  Il terrore del nostro protagonista stilla dalle pagine di carta come resina velenosa e appiccicosa che afferra la gola e il cuore.

Ho perso la testa per L’arca di Pandora, una nave che viaggia nello spazio con a bordo quella che pare essere l’ultima donna vivente. Struggente fino al midollo, bello come un film, visionario come un sogno. L’ho adorato in ogni sua riga, mi sono commossa sul finale, ho la pelle d’oca anche adesso che ne scrivo. Una di quelle cose per cui penso “Quand’è che mia figlia cresce, così può leggere questo splendore???”.

Con Carta, sasso e incisivi mi sono indignata, ho esultato, ho gridato nell’arena, ho fatto il tifo per questi esseri umani mutanti obbligati a combattere per risolvere le controversie dei loro popoli. Sacrifici umani in pasto alla violenza altrui. Ho immaginato il chiasso, la polvere, le grida l’odore del sangue e della paura. Ho visto i due eroi, le loro mutazioni, la loro vita, i loro dolori. Sulla chiusa ho sorriso, beata.

Il tocco di Roscia, che arriva poco prima del finale, è la ciliegina su una torta che era già meravigliosa, buonissima e appagante di suo. Un critico enogastronico famoso in tutto il mondo, un vino cassato e un vino che sembra essere il nettare degli dei, qualcosa in grado di surclassare qualunque altro sapore, qualunque altra cosa. La rovina di un uomo.

Perché gli ho dato 8?

Non credo che servano altre spiegazioni, ve ne ho già date tante e sono stata sin troppo prolissa.

Sapete cosa sto per dirvi, vero?

Chi mi segue, lo sa.

Ditelo insieme a me.

LEGGETELO.

Lei che ama solo me

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Titolo: Lei che ama solo me

Autore: Mark Edwards

Editore: Amazon Crossing

Anno: 2015

Pagine: 382

Prezzo: 9,99 per il formato cartaceo – 4,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Quando Andrew Sumner incontra la bella e indomita Charlie, pensa che finalmente le cose stiano cominciando a girare per il verso giusto per lui.

La loro è una relazione intensa e passionale, ma presto Andrew inizia a chiedersi se per caso non stia perdendo la lucidità. Alcune cose spariscono dal suo appartamento. Ha la sensazione che qualcuno lo stia seguendo. E quando la sfortuna e la tragedia colpiscono i suoi amici e i suoi cari, Andrew è costretto ad affrontare un’inquietante verità…

Charlie è la ragazza dei suoi sogni o il suo peggiore incubo?

LA RECE DELLA KATE: 

Andrew incontra Charlie dopo un lungo periodo di degenza dovuto a un distacco della retina, e subito gli sembra straordinaria sotto moltissimi punti di vista: è molto bella, con quei lunghi capelli rossi, ma è anche forte e dolce allo stesso tempo. Charlie – che in realtà si chiama Charlotte – si abbandona a lui come un cucciolo di gatto e come una mamma tigre lo tiene legato a sé fin da subito. Arrendevole, sensuale, divertente, affettuosa, protettiva; Charlie sembra davvero essere la risposta in carne e ossa al sogno di ogni uomo dotato di un cervello e di un organo riproduttivo. I due si conoscono da pochi giorni, ma già la vita dell’uomo sembra essere cambiata da cima a fondo: la ragazza ha preso possesso della sua casa e la cosa sembra stupirlo e rassicurarlo al medesimo tempo. Non importa se ha già trovato dei suoi effetti personali dentro l’armadietto del bagno; certo, forse è un po’ presto… ma è Charlie, no? Charlie che si arrabbia ma che poi si sdraia sopra di lui tutta nuda, Charlie che si fa fare ogni cosa, Charlie che vuole fare sesso dentro il laghetto ghiacciato, di notte, in inverno. In qualche raro momento di lucidità Andrew si rende conto che di lei non sa niente, che non ha mai visto casa sua, che non ha mai parlato del suo passato, che non conosce nessuna amica, che sfugge alle domande come un animale in fuga. Ma sono rari momenti di lucidità presto ottenebrati e resi molto meno lucidi da litri di vino rosso e dal corpo caldo e morbido della sua Charlie che, giorno dopo giorno, comincia a scoprire le sue carte: un carattere iroso, una tendenza all’aggressività sopra le righe, una gelosia patologica nei confronti di qualunque donna entri nel raggio d’azione del suo uomo. Charlie è quasi totalmente fuori controllo senza che Andrew abbia il coraggio di fare davvero qualcosa.

E mentre la gelosia e gli scatti d’ira di Charlie peggiorano, peggiora sensibilmente anche la situazione: la donna delle pulizie viene aggredita e sfregiata con dell’acido; Andrew viene spinto dalle scale da uno sconosciuto; una sua ex amante viene trovata morta. Andrew comincia ad aprire gli occhi.

Chi è davvero la sua Charlotte? Chi è Charlie? Potrebbe aver ucciso una persona? Quali possono essere gli effetti straordinari della gelosia? E lui, è al sicuro? Ed è al sicuro sua sorella Tilly?

Si può amare una persona e, al contempo, averne paura?

Perché gli ho dato 8?

Intanto è bene dire che questo ebook mi è stato regalato da Amazon in quanto cliente delle Offerte Lampo Kindle. Avevo la possibilità di scegliere tra tre titoli e ho deciso di scegliere proprio questo attirata dalla cover che trovo a dir poco spettacolare e d’effetto, ma non certissima, però, di leggerlo. Invece l’ho aperto quasi immediatamente e, quasi immediatamente, l’ho terminato.

Vengo da un periodo di blocco del lettore nel quale sono stata più impegnata a guardare video poco impegnativi su Youtube che a leggere; ci sono periodi così, e tendo a non tirare la corda, a non forzare le cose. Sono periodi e, come tutti i periodi, passano così come sono arrivati.

Grazie a questo romanzo ho dimenticato Youtube.

Ho letto senza sosta per due sere di fila, dimenticando tutto e tutti. Non ho guardato il display del cellulare, non ho acceso la televisione, avevo sonno ma non avrei mai spento il Kindle senza sapere.

Lei che ama solo me mi ha catturata e non mi ha dato scampo.

Capiamoci: è un thriller come tanti altri, niente di più e niente di meno. Tra l’altro sembra tutto abbastanza chiaro e telefonato, grosse sorprese paiono non esserci e il lettore si sente piuttosto sicuro di quello che sta leggendo, non c’è un colpo di scena dietro l’altro, ecco. Eppure la stile di scrittura pulito e scorrevole, personaggi molto interessanti e dialoghi brillanti hanno trasformato un banale thriller in qualcosa di molto, molto godibile.

Certo, molto ha a che vedere con quelle testa vuota di Andrew. Una rabbia, una rabbia. Andrew, porca miseria, ma non ti rendi conto che è una pazza? Perché stai con lei? Per il sesso? Ma ci rendiamo conto? Svegliati, bello! Non lo vedi che ti sta facendo terra bruciata attorno? Eh? Eh? Eh???? Insomma, sì. Io tendo a immedesimarmi moltissimo e questo libro permette al lettore di entrare alla grande dentro la storia. Vediamo se riesco a spiegarmi… è come se il protagonista avesse una telecamerina montata sopra la testa e noi potessimo vedere tutto ciò che gli accade in tempo reale. La vediamo, questa Charlotte. Accidenti, possiamo vedere quanto è bella e strana e sexy. Vediamo le sue mani sopra di lui, il suo sorriso innocente, possiamo sentire il suo miagolio insistente. Come una gatta gli si insinua in mezzo alle gambe, gli cammina sopra al cuore, si prende centimetro dopo centimetro della sua vita fino al primo e ultimo e spettacolare colpo di scena che, seppur forse un pochino tirato per i capelli, fa il suo sporco dovere.

Lei che ama solo me è un thriller psicologico secondo me molto buono e concordo con tutti i lettori che, su Amazon, gli hanno donato quattro stelle.

Ve l’ho detto: siamo lontani dal Nobel ma siamo vicini a qualcosa che intrattiene alla perfezione dosando personaggi (sempre coerenti), dialoghi (sempre credibili) e atmosfere (davvero claustrofobiche, anche quando le scene si svolgono all’aria aperta).

Se tu riesci a farmi sembrare un normale appartamento di città la peggiore delle prigioni e a farmi sembrare un grande spazio aperto londinese il peggior buco, credo che tu abbia fatto centro.

Il finale? Non all’altezza, purtroppo.

O forse è colpa mia: mi aspetto sempre troppo dal prossimo. Anche dai personaggi di un libro.

Dopo di te

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Titolo: Dopo di te

Autore: Jojo Moyes

Editore: Mondadori

Anno: 2016

Pagine: 296

Prezzo: 18 euro in formato cartaceo – 9,99 euro in formato digitale

Il voto della Kate: 6

SINOSSI:

Quando finisce una storia, ne inizia un’altra.

Come si fa ad andare avanti dopo aver perso chi si ama? Come si può ricostruire la propria vita, voltare pagina?

Per Louisa Clark, detta Lou, come per tutti, ricominciare è molto difficile. Dopo la morte di Will Traynor, di cui si è perdutamente innamorata, si sente persa, svuotata.

È passato un anno e mezzo ormai, e Lou non è più quella di prima. I sei mesi intensi trascorsi con Will l’hanno completamente trasformata, ma ora è come se fosse tornata al punto di partenza e lei sente di dover dare una nuova svolta alla sua vita.

A ventinove anni si ritrova quasi per caso a lavorare nello squallido bar di un aeroporto di Londra in cui guarda sconsolata il viavai della gente. Vive in un appartamento anonimo dove non le piace stare e recupera il rapporto con la sua famiglia senza avere delle reali prospettive. Soprattutto si domanda ogni giorno se mai riuscirà a superare il dolore che la soffoca. Ma tutto sta per cambiare.

Quando una sera una persona sconosciuta si presenta sulla soglia di casa, Lou deve prendere in fretta una decisione. Se chiude la porta, la sua vita continuerà così com’è: semplice, ordinaria, rassegnata. Se la apre, rischierà tutto. Ma lei ha promesso a se stessa e a Will di vivere, e se vuole mantenere la promessa deve lasciar entrare ciò che è nuovo.

LA RECE DELLA KATE:

Will è morto, e la sua morte ha portato ben più di qualche lutto; ha portato dolore e vergogna a tanti. Ai genitori di Lou, che hanno dovuto smettere di andare al circolo. Ai genitori di Will, che si sono separati. A Lou, che ha mollato le redini della sua vita e le ha permesso di vagare senza freni. Ha abitato per un po’ a Parigi, ma anche Parigi, a un certo punto, le è sembrata non così adatta. Allora è tornata a casa e a casa si è abbandonata al sesso occasionale e a molti bicchieri di vino. La verità è che è allo sbando più completo. Perdendo Will, Lou ha perso ogni punto di riferimento. E forse è anche il modo, in cui l’ha perso. Sono i ricordi, sono le ultime frasi, sono i sorrisi che lui le regalava. Della vecchia Lou, nessuna traccia. Nessuna traccia dei suoi abiti buffi e colorati, nessuna traccia di quella gioia contagiosa che faceva di Lou… semplicemente Lou.

Cadere da un tetto pare essere una buona idea per cambiare qualcosa nella propria vita e in effetti, da quel punto in avanti, tutto cambierà. Convalescente e acciaccata, Lou corre il rischio di crogiolarsi ancora di più nella sua solitudine e nel suo dolore, ma la vita ha in serbo per lei almeno due sorprese: uno è Sam, il paramedico che l’ha soccorsa quella notte, dopo la caduta. E l’altra sorpresa è… oh, non posso dirvelo. Non posso proprio. Sarebbe uno spoiler gigante.

Vi basti sapere che Lou sarà costretta dagli eventi a tornare a vivere, giorno dopo giorno e passo dopo passo. E si renderà conto, cosa ancora più importante, che tornare a vivere non significa dimenticare Will, non significa ballare sulla sua tomba, non significa fingere che nulla sia accaduto. Tornare a vivere è proprio quello che lui voleva per lei, per la sua Clark.

E Clark vivrà.

Perché gli ho dato 6?

La Moyes non aveva nessuna intenzione di scrivere un seguito a Io prima di te ma, visto che i lettori e i fans le hanno tartassato le palle a ripetizione e che probabilmente il suo agente si stava fregando le mani fino a consumarle, ha deciso che ok, poteva anche scriverlo, quel seguito, nessun problema.

Ma le cose fatte controvoglia, come dico sempre a mia figlia Rachele, vengono sgamate immediatamente da chiunque abbia due occhi per vedere.

Il plot ha la stessa consistenza del budino della Cameo: molle e fiappo.

Chi ha fatto la differenza in Io prima di te a mio parere era proprio Will, che poi è morto, ovviamente, quindi non è che adesso, in questo libro, possa dare il suo apporto. E rimane lei, Louisa. Senza il suo carattere scoppiettante e senza i suoi vestiti da isterica rimane solo una ragazza piuttosto scialba e poco interessante. Ora: io capisco che lei abbia assistito alla morte del suo ragazzo (un gran figo, tra l’altro), io capisco tutto, lo giuro. Ma Lou… ascolta la zia Kate: non hai nemmeno trent’anni e già stai ridotta così? Lui ti lascia un patrimonio e tu cosa fai? Ti compri un appartamentino che manco arredi? Io mi sarei aperta subito un negozio, subito! Falli fruttare, quei soldini lì, no? Vabbè, insomma, ognuno con i propri soldi ci fa quello che gli pare, ci mancherebbe altro, avete ragione. Ma la verità è che questa Louisa mi ha dato terribilmente ai nervi. Ma tanto, tanto, tanto. Sam è un uomo meraviglioso e lei cosa fa? Lo allontana! Ma come sei messa?

Allucinante la sorella di lei, Treena. Ha fatto un figlio che tra un po’ non era manco alle medie, si è rimessa a studiare vivendo sulle spalle dei suoi genitori e ha il coraggio di fare la ramanzina a Lou? Ma levati da davanti, vai! Ma chi sei? Ma cosa vuoi? Ma ti metterai nei panni di tua sorella, o no? Ma riuscirai a stare zitta ogni tanto, o no? No. Parla, parla, parla. Giudica, giudica, giudica. Ho appena giudicato anche io, ma io posso. Io sono una lettrice. Tu, come sorella, devi offrire supporto. E basta. E guardare anche un pochino alla trave che sta piazzata nel tuo occhio, cara Treena.

I genitori di Will… si commentano poco anche loro. Il padre (che nel film è affascinante da paura) si è completamente rincoglionito e la madre vive in stato catatonico. Ma loro, insomma, loro si possono forse capire. Certo, lui mi ha delusa ma…

Le gioie dei miei occhi? I genitori di Lou, come sempre. Fuori dalle righe, spontanei, divertenti, veri, reali, umani. Io voglio un libro su di loro, se si può, cara Jojo. Basta con ‘sta lagna di Will, voglio un prequel tutto su di loro. Subito, se possibile. Grazie.

In conclusione?

In conclusione questo romanzo è scorrevole, distrae e in alcuni punti diverte ma:

  • non è assolutamente all’altezza di quello che lo ha preceduto e che tanto ha avuto successo
  • mette troppa carne al fuoco, affronta troppi temi diversi, vi sono troppi problemi diversi tra di loro
  • i personaggi che abbiamo amato sono troppo diversi rispetto al passato
  • si sorride troppo poco, è troppo serioso
  • ovviamente è da latte alle ginocchia, ma questo glielo si perdona, perché se non si vuole il latte a fiotti dalle ginocchia non si acquista un romance.

Ma gli ho dato 6 e non 5 perché mi ha distratta da impazzire dalle mie preoccupazioni e perché Sam è da urlo e perché i genitori di Lou sono fantastici. Ma davvero, non più di 6. Leggetelo solo se è in offerta e solo se non potete fare a meno di sapere cosa è accaduto a Lou dopo la morte di Will.

 

Harry Potter e la maledizione dell’erede (Versione brevissima)

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Titolo: Harry Potter e la maledizione dell’erede

Autore: Basato su una storia originale di J. K. Rowling

Editore: Salani

Anno: 2016

Pagine: 368

Prezzo: 19,80 euro per il formato cartaceo – 14,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 5

SINOSSI:

Basato su una storia originale di J.K. Rowling, John Tiffany e Jack Thorne, un nuovo spettacolo di Jack Thorne, Harry Potter e la Maledizione dell’Erede è l’ottava storia della serie di Harry Potter e la prima a essere rappresentata a teatro. La premiere mondiale si è tenuta nel West End di Londra il 30 luglio 2016.

È sempre stato difficile essere Harry Potter e non è molto più facile ora che è un impiegato del Ministero della Magia oberato di lavoro, marito e padre di tre figli in età scolare. Mentre Harry Potter fa i conti con un passato che si rifiuta di rimanere tale, il secondogenito Albus deve lottare con il peso dell’eredità famigliare che non ha mai voluto. Il passato e il presente si fondono minacciosamente e padre e figlio apprendono una scomoda verità: talvolta l’oscurità proviene da luoghi inaspettati.

Una nuova edizione, arricchita e definitiva, uscirà nel 2017 in data da definirsi.

LA RECE DELLA KATE:

Che Harry e Ginny si fossero sposati e avessero dei figli già lo sapevamo. E sapevamo anche che la stessa sorte era toccata ai due amici Ron ed Hermione. Già solo queste due cose avevano fatto girare le scatole a moltissimi lettori, ve lo ricordate? Vi ricordate quel senso di fosco smarrimento nell’apprendere che anche la Rowling era caduta nel tranello “facciamoli figliare”? La chiusa dell’ottavo film (la seconda parte del settimo libro, insomma) era da latte alle ginocchia già allora, figuriamoci adesso, dopo tot anni.

Ma torniamo a bomba.

Di cosa parla?

Parla, prima di tutto, di padri e di figli. Di un padre e di un figlio. Di Harry Potter – in persona – e di suo figlio. Harry è ormai quarantenne, Albus è un adolescente difficile e un tantino schizzato. Colpa sicuramente degli ormoni, ma colpa anche di suo padre. Essere figli di Harry-Potter-il-salvatore non dev’essere mica facile. Alla fine tutti si aspettano da te delle cose da pazzi mentre tu… be’, tu sei solo un ragazzino e pure un po’ nerd. Se poi il tuo caro paparino ti fa sentire utile come una sdraio a dicembre, allora il gioco è fatto. Ah no, non è fatto. Non ancora. Perché tu sei finito nei Serpeverde e il tuo migliore amico è il figlio di Draco. Insomma, un bel miscuglio di disgrazie, eh?

Comunque, giusto per fare il bastian contrario, Albus deciderà che impedire a Cedric di morire durante il torneo Tre Maghi è non solo una cosa fattibile, ma anche saggia, del resto è del tutto ingiusto che suo padre sia uscito vivo da quel gioco tra scuole e Cedric, invece, ne sia uscito morto e compianto da tutti.

Albus e Scorpius danno inizio quindi alla loro avventura attraverso il tempo alla ricerca di un modo intelligente e indolore per cambiare il corso del tempo e degli avvenimenti.

Ma chiunque abbia un grammo di sale in zucca ha ormai capito che non si può modificare il passato senza modificare anche il presente.

Perché gli ho dato 5?

Prima di tutto date un’occhiata al prezzo.

VENTI EURO.

L’ho comprato, certo.

Ho fatto il gioco delle case editrici e dell’editoria italiana. Mea culpa. Ma VENTI EURO per un libro che – tra l’altro – finisce in un soffio (colpa della struttura) non si può sentire. Soprattutto se penso che un rossetto della Mac costa 19 euro. Ma questa è una digressione assolutamente personale, che potete ignorare.

Il fattore economico (anche se non incide sulla qualità di un testo) è già abbastanza per farmi dare un voto basso.

Ma proseguiamo.

La lettura è stata faticosissima. So che non è stato così per tutti, ma io sono qui per dire la mia, e la mia è che la lettura è stata molto, molto faticosa. La struttura a copione teatrale ha messo decine e decine e decine di briglie alla mia fantasia, che pensavo invece molto elastica e allenata. Continuavo a vedere un palco, degli attori, un tecnico luci, un tecnico suoni. Non vedevo Harry, non vedevo un ragazzino con la divisa della scuola, non vedevo bacchette, non vedevo Ron e Hermione (quanto mi mancano!). Io continuavo a vedere adulti travestiti da maghi bolsi.

E che dire del carattere dei personaggi? Ron è un mezzo imbecille, Harry un padre assente, con gravi lacune e un uomo spocchioso. Non sono questi i personaggi che sono entrati nel nostro cuore. Da Harry Potter mi aspetto di più. Certo. Non ha niente di diverso da altri padri e uomini, ma lui deve avere una marcia in più. Deve averla. Perché lui ha visto la morte molte volte, perché ha sentito su di sé molti dolori. Non può cadermi sulla genitorialità come un pirla qualunque.

Il plot non mi ha entusiasmata. Senza fare troppo spoiler ci sono molti viaggi su e giù per il tempo e l’argomento tende a darmi un pochino alla testa nei romanzi normali, figuriamoci in un copione teatrale pieno di “Tizio entra e Tizia esce”, “Tizio guarda Tizia che abbraccia Caio che sospira a Tizio”.

Niente, io sono andata nel pallone più totale.

È che per quante poche aspettative avessimo, un po’ di aspettative le avevamo. Poco da fare.

E basta chiamarlo ottavo libro. Non è l’ottavo libro.

Ogni quindici minuti

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Titolo: Ogni quindici minuti

Autore: Lisa Scottoline

Editore: Fanucci Timecrime

Anno: 2016

Pagine: 472

Prezzo: 14,90 euro in formato cartaceo – 1,99 euro in formato digitale

Il voto della Kate: 6 ½

SINOSSI:

Il dottor Eric Parrish dirige l’unità psichiatrica di un grande ospedale di Philadelphia. Separatosi da poco dalla moglie, vive con la figlia di sette anni e fa di tutto per essere un padre premuroso. Il lavoro sembra essere l’aspetto migliore della sua vita: il suo staff lo stima, i riconoscimenti professionali si susseguono. Ma il giorno in cui prende in cura un nuovo paziente, il suo mondo inizia a sgretolarsi. Max Jakubowski è un diciassettenne problematico, con pensieri violenti nei confronti di una ragazza da cui è attratto, Renée, e ossessionato da un rituale che deve ripetere ogni quindici minuti esatti, un lasso di tempo brevissimo che scandisce la sua giovane esistenza travagliata. La situazione precipita quando Renée viene trovata assassinata, mentre Max sembra essere sparito nel nulla. Nel contempo Eric Parrish viene accusato dal suo staff di molestie sessuali sul lavoro e si ritrova così al centro di una spirale di eventi pronti a precipitare da un momento all’altro. Ma è tutto frutto del caso o qualcuno sta tramando per distruggere la sua vita? E chi potrebbe mai essere in grado di manovrare tanti fili?

LA RECE DELLA KATE:

Eric è l’uomo della porta accanto; il vicino di casa buono, educato e impeccabile. Padre presente e primario di psichiatria, i suoi modi sono sempre pacati e gentili. La sua vita, però, sta prendendo una piega molto strana e per niente piacevole: la moglie ha chiesto il divorzio, lui riesce a vedere la figlia sempre meno e quella che poteva essere una separazione consensuale sta invece diventando una battaglia a colpi di avvocati e telefoni sbattuti in faccia. Come se non bastasse, nella vita lavorativa di Eric arriva lui, Max, un ragazzo con manie ossessivo-compulsive (da qui il titolo del romanzo) che presto farà precipitare la situazione in un enorme buco nero.

E mentre l’amato primario viene accusato di molestie sessuali ai danni di una sua sottoposta, la ragazza di cui Max è da sempre innamorato viene trovata sgozzata in un parco. E chi potrebbe essere stato, per i giudici e per la stampa, se non Max, il ragazzo disturbato e scosso dalla recente perdita della nonna? E di chi è colpa, se non di Eric Parrish, il suo psichiatra, che nemmeno vuole collaborare alle indagini avvalendosi del suo diritto al segreto professionale?

Attorno a Eric si scatena un vero inferno e, mentre il suo avvocato tenta di salvargli la pelle, lui continua a combattere per avere l’affidamento esclusivo dell’amata figlia Hannah e per convincere tutti che Max non può aver ucciso quella ragazza.

Ma chi è stato, allora?

Chi continua a muoversi attorno a Eric nel tentativo di rovinargli la vita?

Attenzione a tutti i personaggi di questo libro, non fatevi trarre in inganno.

Perché gli ho dato 6 ½?

Gli ho dato solo sei e mezzo per vari motivi.

Il primo è sicuramente la lunghezza. Se la prima metà è davvero molto avvincente e tiene il lettore incollato alle pagine, la seconda metà è prolissa e ripetitiva. Non nascondo di aver saltato parecchie pagine: il punto lo abbiamo capito, Scottoline, porca miseria.

Il secondo motivo è proprio lui, Eric Parrish. Così buono e così ligio che viene voglia di prenderlo per le spalle (che io immagino magroline e insulse) e scuoterlo fortissimo, urlandogli in faccia. Per essere un personaggio principale è davvero disturbante, umanamente insopportabile. Alla fine quasi speri che lo facciano fuori, insomma. Dai, su. Se una ragazzina di sedici o diciassette anni viene sgozzata senza pietà in un parco, tu e il tuo segreto professionale ve ne andate facilmente a quel paese, eh? No, niente. Lui non proferisce parola. Non collabora con la giustizia. E capisco quell’agente che a un certo punto perde le staffe, perché io gli avrei anzi messo le mani addosso. Le palle, il nostro amico, le tira fuori solo alla fine (fine fine fine), ma è troppo tardi perché io voglia e possa rivalutarlo. Too late, baby!

Il terzo motivo è la chiusa. Il plot di questo libro non è male, a me i thriller psicologici piacciono molto e, come dicevo, la prima metà è davvero molto, molto bella. Ma il primo colpo di scena è fiacco da morire e la prima reazione è: “Ho letto fino a qui per questo colpino di scena??? Scherzi, vero, Scottoline?”. La chiusa è altrettanto fiacca e non convincente. Non posso ovviamente dirvi il perché, farei dello spoiler gratuito, ma ho trovato tutta la questione molto insipida, sinceramente. E decisamente mooolto vista e sentita.

Perché quindi la sufficienza piena? Perché la prima metà si salva con lode, perché alcuni personaggi sono incredibili (primo tra tutti Paul, il suo avvocato. Lo amo!!!!) e perché, comunque, è impossibile smettere di leggere.

Prova non del tutto superata, per quello che mi riguarda. Continuerò quindi a considerare Deaver come il vero e unico e solo Re del thriller psicologico senza troppi sensi di colpa.

MA.

Su Amazon gli danno voti altissimi!

Dunque, amici miei, se vi ho incuriosito, provate. Ha 500 pagine e un prezzo ridicolo, male che vada avrete passato due-tre sere in compagnia di uno psichiatra insopportabile!  😉