Rimini beat

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Titolo: Rimini beat

Autore: Andrea Biondi

Editore: Clown bianco

Pagine: 383

Genere: Giallo

Prezzo: 17,50 euro per il formato cartaceo – 7,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 6

SINOSSI:

A Rimini c’è una cava, un luogo in cui succede sempre tutto. Gianluca, Matteo e Flavio sono tre ragazzini molto diversi tra loro, vivono nello stesso palazzo e stanno sempre insieme. Un pomeriggio d’inverno si recano alla cava per giocare e Matteo ha un incidente che cambierà le loro vite. Passano gli anni e Gianluca, che nel frattempo si era trasferito in un’altra città, torna nella casa di famiglia per smaltire la fine di una storia d’amore. Ma il suo ritorno rompe equilibri precari e sembra dare il via a una serie di omicidi. Un noir sorprendente di Andrea Biondi.

LA RECE DELLA KATE:

Quando Gianluca viene lasciato dalla sua fidanzata l’unica cosa che gli viene in mente di fare è tornare a casa, a Rimini. Lì ha lasciato tutti i suoi ricordi e quei vecchi amici che lo aiuteranno a risalire in sella dopo l’orgia di risentimento e dolore che lo hanno reso un uomo un po’ diverso. E così Gianluca ricomincia da Rimini in un’età nella quale in teoria vorresti essere sposato avere dei figli e un lavoro sicuro. Invece lui non ha niente di tutto questo; ha solo una gatta che le ha lasciato in eredità la fidanzata fedifraga, un animale che lo odia cordialmente e con il quale non c’è nessun tipo di dialogo e ancor meno di feeling. Pet therapy da escludere, insomma.

Scoprire che i suoi vicini di casa sono Alice e Matteo, poi, lo sconvolge sensibilmente. Matteo, il vecchio amico dell’infanzia. Matteo che ha smesso di parlare e si esprime a gesti e sguardi o, talvolta, con carta e penna. Matteo che non è mai più tornato sé stesso, dopo l’incidente alla cava. Ma che adesso è lì, davanti a lui; un uomo fatto e finito con un lavoro, una casa, una vita. L’opportunità di ritrovare un vecchio e caro amico è troppo ghiotta per farsela scappare: Gianluca ha bisogno di Matteo e forse anche di Alice, la sorella maggiore, bella e glaciale, avvocato rampante e issata su tacchi alti e pieni di stile, sempre di corsa, sempre di fretta, come se nessuno avesse, per lei, davvero importanza.

Quando una donna viene trovata barbaramente uccisa, Gianluca è deciso a camminare a ritroso negli anni per trovare il filo rosso che unisce quella morta a quella di altre due persone tra di loro collegate. Sono morti sospette e Gianluca ha tempo, troppo tempo per pensarci. Pensando a queste cose dimenticherà i suoi guai, quella ex fidanzata che non riesce del tutto a dimenticare, Alice che fugge, il lavoro frustrante. Tutto, pur di non pensare.

Perché gli ho dato 6?

Ho dato 6 a questo romanzo perché, pur avendo un plot interessante, tende a perdere di vista l’obiettivo.

Ho trovato che quasi quattrocento pagine per un giallo classico fossero decisamente troppe e che troppo spesso si tendesse a girare in loop sullo stesso concetto in maniera quasi meccanica, come se si dovesse per forza riempire fogli. E se spesso me la prendo (bonariamente) con chi non trova il coraggio di uscire dalla zona sicura del raccontino da trenta pagine, così – sempre bonariamente – me la prendo con chi (secondo me, sia chiaro) tende a essere inutilmente verboso. Lo sbrodolamento può essere accattivante in un romance (quanti centrini ci sono nella stanza da letto della nonna?) ma in un giallo, probabilmente, è necessario essere un filo più incisivi. Se poi dopo trecentottanta pagine mi risolvi la questione in due… eccheccaspita! Sorrido, sia chiaro. Prima di tutto perché sono una blogger buona, secondo perché il libro mi è fondamentalmente piaciuto. E voi direte: “Ammazza, pensa se non ti fosse piaciuto!”

Ma è proprio perché trovo che l’autore sappia scrivere che mi incavolo. Ha proprietà di linguaggio e anche una prosa accattivante. Sa armeggiare attorno ai personaggi, sa ingraziarsi il lettore. Ho adorato la gatta, ho adorato Alice, ho adorato il datore di lavoro e amico storico Sergio (anche se è grezzo come una trebbiatrice).

Ma mi è mancata immensamente Rimini. La location di questo libro, per una persona che di Rimini non è, poteva essere Bologna, Modena, Noto. E’ poco caratterizzata (a parte da una topografia incomprensibile a tutti coloro che riminesi non sono) e questo si sente, manca, se ne sentiva il bisogno e sarebbe stato, magari, vincente. Una Rimini invernale e grigia e fosca contrapposta a quella che in tanti conosciamo, odorosa di monoi e tiarè e luccicante di sudore, avrebbe dato un’impronta al romanzo ancora più soggettiva, più intima.

In conclusione: 

Secondo me si potrebbe riassumere così: un bel romanzo in sé e per sé. Un romanzo giallo al quale manca qualcosa.

Cover bella ma non centratissima e correzione bozza non sempre precisa.

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10 libri per avere sempre l’estate dentro

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Questo post avrei dovuto farlo a luglio, ma a luglio non ho avuto tempo, altrimenti l’avrei fatto e voi sareste andati in vacanza con i consigli della Kate, che sarei io. Ma insomma, davvero non ho avuto modo, perché queste son sempre cose delicate, non è che ti puoi improvvisare e io in estate per la maggior parte del tempo faccio la mamma e quando faccio la mamma non riesco proprio a mettermi al piccì a scrivere cose che debbono sembrare intelligenti.

 

(Avevo scritto un cacchio di papiro, ma mi rendo conto che è meglio farla finita e arrivare al sodo.)

Allora cosa si fa quando si è in ritardo col blog di quei due mesetti?

Be’, si consigliano dieci libri dieci (i migliori letti nell’ultimo anno) che vi aiuteranno a lasciarvi alle spalle la bellissima estate che avete passato e vi accompagneranno verso l’autunno grigio che sta per arrivare avendo il sole dentro!

Perché l’estate non è una stagione, ma un modo di essere!

Seguitemi!

(Cliccando sopra al titolo sarete indirizzati alla recensione sul mio blog)

La sposa scomparsa

Un giallo tutto italiano che coniuga atmosfere avvincenti e personaggi indimenticabili.

Vincerò – l’ultima partita con Luciano Pavarotti

A dieci anni dalla morte, un libro inchiesta dai tratti irriverenti per raccontare la vita privata del più grande tenore di tutti i tempi.

Lei che ama solo me

Un thriller psicologico mozzafiato, un romanzo che ha fatto infiammare Amazon.

Il libro dei Baltimore

Il prequel di La verità sul caso Harry Quebert. Una saga familiare e il racconto di una vita che rileggerei ogni mese. Un altro thriller indimenticabile.

I misteri di Chalk Hill

Un po’ Jane Eire, un po’ Il giro di vite di Henry James, I misteri di Chalk Hill è un irrinunciabile per tutti coloro che vogliono atmosfere e mistero. Da pelle d’oca.

A volte si muore

In un’Italia distopica che fa paura, i due eroi Vergy e Claudio (già famosi per la trilogia vampirica de Il 18° vampiro, Il 36° giusto e L’ora più buia) devono loro malgrado combattere contro un nemico invisibile: il bisbiglio. Action, ma anche humor e qualche spietata considerazione sulla vita in un romanzo indispensabile.

Contaminati

Un po’ fantasy, un po’ thriller, Contaminati è stata la rivelazione dell’anno. Due giovani scrittrici italiane hanno dato vita a una cosa che, oltreoceano, avrebbe sbancato.

Nightcrawlers

Horror ad altissimi livelli. Creature del buio che ghermiscono e terrorizzano. Incredibilmente bello.

A disabilandia si tromba

Per parlare di disabilità in maniera scanzonata, senza prendersi troppo sul serio ma senza nemmeno buttare tutto in vacca. Una lettura intelligente e divertentissima per sensibilizzare e far conoscere.

La piccola casa dei ricordi perduti

Un romance classico che vi farà sognare trasportandovi nel sud della Francia, in una piccola locanda caratteristica e molto, molto dolce, tra i profumi della terra e quelli di cibi sapientemente preparati. Un amore lieve ma una passione incontrollabile per una terra che non lascia scampo.

Bonus track:

Il bambino bugiardo

Un altro thriller psicologico. Lo metto alla fine di tutto perché il finale è molto deludente ma tutto il resto del libro è BELLISSIMO. Leggetelo lo stesso, dai.

 

A ogni costo

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Titolo: A ogni costo

Autore: Davide Schito

Editore: Nero Press

Anno: 2017

Pagine: 37

Genere: Thriller

Prezzo: 0,99 euro solo in formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

«Cosa saresti disposto a fare per poter stare con me per sempre?» 
È questa la domanda che darà inizio a tutto.
L’amore, si sa, è la forza più potente dell’universo, ma fin dove può spingersi un uomo innamorato?
Simone è sempre stato un duro, un lupo solitario. Solo avventure, zero sentimenti. Poi è arrivata Laura, e tutto è cambiato. Laura che dice di amarlo, che però è sposata con un uomo violento, ossessionato da lei, dal quale non riesce a liberarsi. E allora nella mente di Simone si fa largo un piano. Un piano folle, pericoloso, ma che potrebbe anche funzionare… perché per lei non c’è nulla che non farebbe. 

LA RECE DELLA KATE:

Su un palcoscenico molto piccolo si danno il cambio tre personaggi complessi e problematici. Il risultato è che, alla fine dei giochi, non si sa più a chi dare la colpa.

A Laura, ossessiva e opprimente?

A Simone, accecato dall’amore e succube di qualcuno che, tutto sommato, è solo una donna come tante altre?

Al marito di Laura, che sembra si diverta a riempire di lividi la giovane e bellissima moglie?

Chi è che, prima di tutti gli altri, va accusato?

Il marito, dite?

Probabilmente sì. È l’uomo-risposta all’eterno quesito “Prima l’uovo o prima la gallina?” che, tra parentesi, mi ha sempre fatto impazzire dall’ansia e dalla rabbia. Non lo so chi viene prima, ok? Ok? Ok? Non lo so. Lasciatemi stare. Per me è l’uovo. Credo.

Il nostro uomo-uovo è quindi lui, lui che scatena le domande di Laura, che scatena la sua voglia di riscatto, che scatena in particolare quella domanda fatidica, quella domanda che pare provocare nel cervello di Simone un cortocircuito: Cosa saresti disposto a fare per poter stare con me per sempre?

Basta un click e Simone diventa vittima e carnefice. Carnefice certamente, ma anche vittima di sé stesso e di una donna che, subdolamente, pare aver dato la stura a una coraggiosa e sconsiderata prova d’amore.

Perché gli ho dato 7?

Intanto vorrei partire da una considerazione che forse rischia di essere un pippone ma che cercherò di racchiudere in pochissime righe.

Basta racconti.

Sai scrivere, scrivi.

Non tu, DavideSchito.

Tu in generale.

Sai scrivere?

Se no, sarebbe meglio salutarci qui (e invece in quanti continuano a riempire pagine su pagine, poveri noi!!!).

Se sì, scrivilo un benedetto romanzo. Non dico mica un tomo infartuale da 400 pagine, per la carità, ma scrivilo un libro.

Vedo gente pure bravina che tira innanzi a racconti da 0,99 euro. E scrivi, perdinci!

I racconti – se non sono d’autore pluripremiato – mi danno sempre l’idea di un coito interrotto. Di qualcuno che, preso da paura, rallenta invece di accelerare. Spingi su quel pedale, spingi, che se spingi la curva ti viene pure meglio!

Oh. Sia chiaro. Il mio blog è fatto di racconti. Ho vinto un concorso di scrittura con un racconto. Non è che io sono qui a scrivere saggi su saggi, eh? Predico e razzolo male. Però, ecco… io sono io. Vorrei che gli altri si buttassero un pochino di più.

Che poi molto meglio scrivere racconti carini piuttosto che incaponirsi e scrivere romanzi merdosi. Questo è lampante.

Coooooooooooooooomunque.

Mi ricompongo e vi parlo del racconto (!!!) in questione che sì, un po’ coito interrotto lo è. Il plot è quello di un thriller psicologico classico, ma lo stile è quello del Bignami di un Bignami. Veloce, veloce, velocissimo. Non c’è tempo, non c’è tempo, non c’è tempo nemmeno per leggere. Via che si va. Si legge in pochissimi minuti, accendete il Kindle e già lo spegnete, manco la doccia riesce a farsi vostra moglie che voi avete già finito di leggere. Sorrido, sia chiaro. Ma anche qui… è un peccato! L’idea c’è, il plot è classico ma buono, i personaggi sono interessanti! E allora perché mi congedi in un pugno di pagine? Parliamone!

Il racconto, comunque, nonostante la prosa non sia sempre all’altezza (certe frasi mi hanno fatto storcere il naso – “Fa meno paura del latrato di un cucciolo di labrador” solo per fare un esempio – e, a parer mio, se sistemate, avrebbero reso il tutto vagamente più fluido) è buono.

In conclusione:

Le atmosfere, le suggestioni e i personaggi sono tutti in linea con il genere thriller e contribuiscono attivamente per rendere il racconto di Davide Schito un buon racconto sotto moltissimi punti di vista. Il racconto non deluderà quindi gli amanti del genere!

 

 

Avvento – La promessa (Vol. 1)

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Titolo: Avvento – La promessa – Vol. 1

Autore: Debora Spatola

Editore: Nero Press

Anno: 2015

Pagine: 204

Genere: Fantasy

Prezzo: I volumi in formato digitale sono in totale 4. Il primo ha un costo di 1,99 euro, i restanti tre di 2,99 euro.

Da Giugno 2017 è possibile acquistare l’intera saga in formato cartaceo a euro 17,00

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Il suo vero nome non è Lua. Niente nella sua vita precedente era vero. Strappata alla madre naturale il giorno stesso della sua nascita, diciotto anni prima, è stata cresciuta in una famiglia fittizia, al riparo dalla verità. Quel giorno tre strani uomini la prelevano da casa: lei è una Promessa. Poi un incidente, una sparatoria, dei “Guardiani” la portano in salvo nonostante tutto sia molto confuso. Lua rimane con loro quanto basta per scoprire che esistono gli Ibridi, che esiste una Matrice che secondo la profezia satanica genererà un Anticristo duemila anni dopo il Messia, necessario a mantenere l’equilibrio cosmico tra bene e male. E scopre che i Guardiani che l’hanno salvata – e che continuano a proteggerla sacrificandosi in prima persona – sono in realtà Nephilim. Loro fanno parte del famoso gruppo di Lincoln, Guardiani della Luce destinati, secondo la predizione di Hellson – un Ibrido convertito al Sommo Bene e divenuto profeta – a ritrovare la Matrice prima che l’Avvento abbia compimento. Il sentimento per uno di loro, tuttavia, s’intreccerà così tanto con la Missione da mettere in pericolo la sopravvivenza stessa della razza umana. Perché Lua non è soltanto una promessa sacrificale strappata a un altare nero, ma ha un segreto che nessuno conosce, neanche lei.

LA RECE DELLA KATE:

Adrean, Manolo, Lincoln, Lorean.

I loro corpi sono perfetti e statuari, la loro pelle fatta come di seta, i loro capelli luccicano al sole, i loro sorrisi sono capaci di illuminare un’intera stanza, le loro voci suonano come musica, i loro occhi sono capaci di infondere la pace più completa o di sprigionare l’odio e la ferocia più veri.

Loro sono i Guardiani.

Loro sono Nephilim.

Loro discendono direttamente dagli angeli e sono sulla terra per difendere l’umanità dagli ibridi, esseri metà umani e metà demoniaci.

Lua invece ha diciotto anni ed è spaventata a morte: tutta la sua vita è stata messa in discussione da un momento all’altro; ha dovuto abbandonare casa sua, è stata poi rapita, lei è stato detto che quelli non erano i suoi genitori. Tutto, nella sua vita, era una messinscena. Ora nella sua vita ci sono solo loro, altissimi e bellissimi, ironici e taglienti, pungenti e protettivi. Le fanno da madre e da padre, da fratelli e da sorelle. Saranno il suo inizio e la sua fine, perché lei è una Promessa e va protetta dagli Ibridi, che la vogliono; va protetta anche a costo della vita; va protetta perché loro sono Guardiani, e sono venuti a salvare.

Ma Lua… Lua è solo una adolescente spaventata e confusa. Spaventata da sogni generati direttamente dalle fiamme degli Inferi e confusa da quei quattro uomini così attraenti, divertenti e pericolosi. Il cuore di Lua sobbalza, la sua mente galoppa. E’ solo una giovane donna, come darle torto?

Loro però sono alla ricerca della Matrice che, secondo una profezia, dovrà dare alla luce l’Anticristo; la devono trovare e giudicare, spazzarla via dal mondo e contrastare l’inizio di una nuova era di terrore, distruzione e morte. Per un Guardiano non c’è tempo per l’amore. C’è solo il tempo della battaglia.

Perché gli ho dato 7?

Credo di aver letto le prime pagine di Avvento molto tempo fa; me le fece leggere la casa editrice chiedendomi un parere: angeli e demoni… tiravano ancora? Non ricordo di preciso cosa risposi, sono sincera. Ma so che anche due anni fa di angeli e demoni si parlava pochino, il loro tempo era compiuto. Probabilmente risposi che non era scritto male e che di base funzionava ma che era rischioso perché, appunto, era un argomento superato. Forse aggiunsi anche un “Grazie a Dio” (per rimanere in tema).

Diciamo che venivamo da annate dedicate interamente all’argomento e la mia personale biblioteca mentale era molto più che esausta, insieme alla mia pazienza.

MA.

Non solo Avvento ha visto la luce (!!!) ma anche tutti gli altri tre volumi e, da poco, anche il volume cartaceo con la saga completa.

La cara Debora (che ho conosciuto solo virtualmente e che posso considerare proprio “cara”) ha fatto centro, sembrerebbe.

Ci sono alcune verità da dire:

  1. Fosse uscito sette anni fa, secondo me avrebbe spaccato tutto: ha un po’ di ritardo sulla tabella di marcia e sulla tabella moda-del-momento
  2. E’ una saga fantasy young adult, quindi va giudicata per quello che è, non per quello che NON è.
  3. Per essere una saga fantasy pubblicata quando ormai di angeli non se ne parlava più da un pezzo è una BUONISSIMA saga. Ma proprio buonissima, eh?
  4. Ho riconosciuto molto della saga di Fallen e anche qualcosa della saga di Twilight (dove alcuni vampiri avevano poteri particolari e influssi particolari sulle persone). E’ quindi un tentativo di dire qualcosa di bello e personale attingendo da fonti già conosciute che, in qualche modo, hanno “attirato” l’autrice.
  5. Poiché di angeli e demoni se ne è tanto parlato, dire qualcosa di DAVVERO nuovo è quasi impossibile.
  6. Poiché di angeli e demoni se ne è tanto parlato e sempre allo stesso modo, è molto probabile che di quegli stereotipi letterari NESSUNO voglia fare a meno. Proprio nessuno. Né le scrittrici, che quindi viaggiano in una comfort zone, né le lettrici che possono ritrovare, romanzo dopo romanzo, tutte le cose che amano (uomini bellissimi, fisicatissimi, altissimi, simpaticissimi, almeno uno bello e dannato – in senso letterale – almeno uno dolce, almeno uno che tiene la testa sulle spalle e una protagonista che non capisce una fava e appena muove un passo rischia di far saltare la testa a nientepopodimenoche un angelo.

Sono stata prolissa?

Forse, ma dovevo spiegare.

IN CONCLUSIONE:

Il primo volume della saga di Avvento è un fantasy YA di buona fattura che rispetta i canoni del genere letterario suddetto e che il più delle volte non fa rimpiangere in nessun modo saghe analoghe giunte a noi da oltreoceano.

L’editing non sempre preciso lascia sfuggire qualche refuso e qualche termine (come “i BUCHETTI della serranda” che, personalmente, mi fa accapponare la pelle) che andrebbero sistemati e resi più “adulti” e più strutturati.

Cover bellissima, standard dei personaggi principali rispettati.

Come sempre vorrei una protagonista femminile diversa, ma so già che non potrò mai averla. Nei fantasy ya e in generale in tutti gli ya, le donne sono delle teste calde che, nonostante qualcuno le voglia aiutare, decidono che sono più intelligenti e fanno di tutto per rompere le palle al prossimo agendo con i piedi invece che usare il cervello.

Poi ci lamentiamo se nei film horror la ragazza sola in casa di notte in mezzo al bosco con la tempesta che infuria e un serial killer appena scappato dal riformatorio apre la porta o se mentre scappa inciampa SUL NULLA.

Gli stereotipi di genere ci piacciono.

Ammettiamolo.

Cioè a me no, fanno schifo.

Ma in generale, secondo me, piacciono.

Io e Avvento abbiamo un conto in sospeso, anzi, tre libri in sospeso. Concludere la lettura al primo volume è del tutto IMPOSSIBILE.

Luaaaaaaa! Aspettamiiiiii! Arrivooooo!

Loeran! Che nome che hai, aò! Aspettami pure tu, pezzo di manzo! Arrivoooooo!

Creature oniriche

 

 

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Titolo: Creature oniriche

Autore: Olga Gnecchi

Editore: Self

Anno: 2017

Pagine: 178

Genere: Horror

Prezzo: 6,90 euro per il formato cartaceo – 1,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Creature d’ombra cercano la luce, nel luogo in cui finisce la realtà e cominciano i sogni. Un uomo perde la sua ombra, un altro decide di morire, una donna si risveglia in una stanza buia, uno scrittore cerca se stesso, sogni ricorrenti si materializzano: questi sono solo alcuni dei personaggi e degli elementi contenuti in “Creature Oniriche”. Storie diverse che fanno parte di un’unica narrazione che si snoda tra circostanze che possono rivelarsi o diventare iperrealistiche, surreali o grottesche. Un percorso oscuro per scoprire cosa si nasconde nel buio, chi o che cosa sono le Creature Oniriche, e cosa accade quando esse entrano in contatto con il mondo reale.

LA RECE DELLA KATE: 

Io.

Io sono una creatura d’ombra che cerca un poco di luce.

Io, probabilmente, come loro, sono una creatura onirica.

Descrivere questa raccolta di racconti non è semplicissimo proprio per la natura intrinseca della narrazione: evanescente come il respiro, leggera come l’aria, vaneggiante come un ubriaco eppure solida come una roccia. Olga si diverte con le parole e, probabilmente, con i suoi stessi pensieri che, talvolta, sembrano spuntare qui e lì in mezzo alle pagine, curiosi e malandrini. Giovani pensieri di una giovane donna che ha dato vita a una serie di racconti particolari e indescrivibili, ipnotici e davvero onirici che danno quella sensazione come tra il sonno e la veglia; quei pensieri che arrivano balordi mentre stai quasi per addormentarti e ti sembra di cadere nel vuoto e allora fai un balzo sul letto. Così.

Otto racconti che sembrano otto mondi diversi e che poi si scoprono essere parte di uno stesso universo, di uno stesso giorno, di una stessa realtà. Una realtà che a questo punto sembra meno reale e meno tridimensionale e che probabilmente andrebbe pensata come la pensa l’autrice. Probabilmente davvero noi ci perdiamo un sacco di cose. Probabilmente davvero i nostri antenati, che credevano agli spiriti, alle divinità e alle forze del bene e del male avevano ragione. Probabilmente davvero dovremmo essere più accorti, meno sicuri di noi stessi.

Forse non dovremmo dare per scontato le nostre ombre, non dovremmo prendere sottogamba un brutto sogno, non dovremmo prestare così poca attenzione al prossimo.

Perché gli ho dato 7?

Prima di tutto, lo sapete, non amo le antologie e le raccolte. Insomma, faccio volentieri altro. MA il titolo di questa raccolta mi ha catturata, Olga la “conosco” e ho pensato di potermi fidare.

Insomma, per farla breve, ho fatto bene.

Creature oniriche, pur appartenendo a un genere per me troppo astratto (onirico!!!) (io, per carattere, abbisogno di una scrittura più… come posso dire… pragmatica) è riuscito a catturare la mia attenzione – anche se non continuamente, ma è normale che sia così, per stile e per gusto personale – con una prosa garbata e asciutta nella quale nessuna parola era veramente di troppo. Racconti brevi e solo apparentemente autoconclusivi che, sul finire, intrecciano le loro radici per tornare a essere una sola (appunto) creatura.

Forse siamo tutti così: devoti al buio ma portati per sopravvivenza alla luce: una luce che rischiara l’anima, che ci tiene in vita, che fa di noi quello che siamo, che ci trascina, ogni giorno, verso un concetto universale di bene.

E se voi, per carattere, non siete portati alla luce, vi invito a farlo. Guardate in faccia la luce. Gli occhi dolgono, ma il cuore pulsa di vita nuova.

Ah.

Occhio alla vostra ombra.

Come?

Il mio racconto preferito?

Oh… il primo. Proprio perché io sono devota alla Luce. Al ripensamento. Alla Vita in ogni sua sfumatura. Anche io, come il protagonista, spesso sono tentata di abbracciare il buio. Ombrosa e sempre seccata, sempre scocciata, talvolta penso: “Vita di merda!”. Poi, però, ogni giorno, mi scopro innamorata pazza di tutto e di tutti.

Seduttore dell’ordine (Non è il mio tipo vol. 1)

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Titolo: Seduttore dell’ordine

Autori: Pamela Boiocchi e Michela Piazza

Editore: Self

Anno: 2017

Pagine: 115

Genere: Romance / Chick lit

Prezzo: 0,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Priscilla non ha più certezze: il brillante fidanzato l’ha tradita e la professione di fotografa la fa sentire poco apprezzata.
L’unica cosa di cui è sicura è di non voler avere niente a che fare con Bjorn: un uomo troppo attraente per potersene fidare, con l’aspetto di un vichingo, la spavalderia di un pirata e – per di più – tutore dell’ordine. 

Ma nella magica e selvaggia natura di Lanzarote, ogni regola perde di significato…
E se l’isola le sussurra di seguire il proprio cuore, Priscilla avrà il coraggio di ascoltare?

LA RECE DELLA KATE:

Lanzarote accoglie il cuore in frantumi della povera Priscilla, giovane fotografa vittima di tradimento da parte del suo convivente. Ma non sarà solo la bellissima isola ad accogliere la ragazza, ma anche Bjorn, meraviglioso e scultoreo tutore dell’ordine (ed ecco il gioco di parole del titolo che, nonostante tutto, non mi piace) che si occuperà in molti modi (!!!) della sua anima ferita.

Priscilla ha un ego piccolo come la capocchia di uno spillo e il morale a terra; come è stato possibile? Perché il suo fidanzato non le ha parlato? E’ vero, lei lavora molto e forse mette l’apparecchiatura fotografica al primo posto ma… davvero l’unica soluzione è trovarsi un’altra donna?

Il passo successivo è presto fatto: tentare di darsi la colpa per ciò che è successo.

Ma le amiche storiche di Priscilla (le zingare) non glielo permetteranno di certo, ed ecco infatti che la caricano sopra a un aereo e la trascinano nella casa di famiglia di una di loro. Natura, relax, tanto buon cibo e un po’ di drink riusciranno a sciogliere le sue resistenze e rigidità, trasformandola in breve tempo in un’isolana sensuale e perfetta!

Perché gli ho dato 7?

Che le due amiche Michela e Pamela abbiano una sana passione per i romance piccantini non è una novità; le loro menti brillanti e le loro penne hanno dato vita a cose molto carine e godibili che io ho letto e già recensito per voi. In particolare mi piace ricordare uno dei primi esperimenti, se non proprio il primo: Napoli-New York un amore al peperoncino un romanzo breve che mi ha conquistata, come spesso accade quando il cibo viene inserito tra le righe e funge da sexy-accompagnamento alla lettura. Datemi del cibo e io sarò felice, insomma. Al di là dei miei gusti personali e provando a guardare la cosa con un occhio esterno e distaccato, quello è REALMENTE un buon chick lit. Io credo, infatti, che ogni romanzo debba essere valutato sulla base del suo progetto di appartenenza. Un romance breve è un romance breve. Non sarà mai un classico della letteratura moderna e nemmeno un saggio a sfondo storico. E’ intrattenimento e divertimento. E Michela e Pamela questo fanno: divertono e intrattengono.

Questo ultimo lavoro non fa eccezione: Seduttore dell’ordine combina alcuni elementi sempre vincenti (tradimento-fuga-gran bel figo) con un ambiente da favola (Lanzarote) che rimanda alla mente della lettrice (o del lettore, why not?) posti incantevoli, pelle abbronzata, odore di olio al cocco e sapore di drink un po’ troppo carichi. Se poi, come ciliegina finale, ci piazziamo sopra una divisa da poliziotto, io credo che il gioco sia presto fatto, soprattutto per un certo target di lettrici (che, diciamolo, sono anche le uniche che leggono ancora qualcosa, in Italia).

Le due autrici sono state quindi sicuramente abili nel ricercare ancora una volta (dopo il cibo e Napoli) altri stereotipi (o, se vogliamo, archetipi) che fanno centro nel lettore.

IN CONCLUSIONE:

Se volete passare due o tre ore in buona compagnia, divertirvi, rilassarvi e leggere qualcosa che stuzzichi la vostra fantasia, scaricate immediatamente questo ebook. Non attendete nemmeno un secondo.

E’ scritto con cura, presenta pochissimi refusi (si contano sulle dite di una mano… capita) ed è scritto con divertimento e amore. Di questo sono più che certa.

Buona lettura piccantina  😉

Uhm… la cover non mi piace affatto. Ma questi sono affari miei e solo miei. Mi piace invece Bjorn… si potrebbe avere?

L’inconsistenza del diavolo

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Titolo: L’inconsistenza del diavolo

Autore: Daniele Picciuti

Editore: Golem

Anno: 2017

Pagine: 248

Genere: Thriller

Prezzo: 9,90 euro per il formato cartaceo – 2,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Maura Allegri è una giornalista “ribelle”, vorrebbe trattare articoli importanti e di rilevanza sociale e non sottostare alle direttive del suo capo, che invece le chiede solo articoli di sicuro impatto sul pubblico. Quando, in metropolitana, Maura si imbatte in un uomo inquietante con la bocca storta e un atteggiamento che lo fa apparire come un pedofilo, decide di seguirlo fino a una fabbrica abbandonata della periferia romana. Inizia cosi una sorta di discesa agli inferi, un incubo che sembra non avere fine, dove i fantasmi del passato si intrecciano con l’orrore del presente ed emerge la consapevolezza che il “diavolo” che “una misteriosa setta” cerca di evocare non esiste, perché il diavolo è in ognuno di noi, la sua “materializzazione” non è che una scusa per poter fare del male al prossimo.

LA RECE DELLA KATE:

La Allegri non si arrende facilmente; troverà lo scoop per quel rompiscatole del suo capo. Ma forse dopo. Dopo che avrà seguito quell’uomo orribile incontrato sulla metro. Perché Maura segue uno sconosciuto? Perché ha visto il male nel suo sguardo, ecco perché. Ha visto dolore, morte, corruzione. Ha visto un porco che si eccita se si parla di bambini.

Dove vai, porco? Dove stai andando? Dov’è il tuo porcile?

Non sta a guardare, Maura, perché è una professionista, certo, ma è anche e soprattutto una donna. Qualcosa di più grande la spinge a seguirlo.

La fabbrica abbandonata alla quale arriva le dà i brividi, ma è ciò a cui assiste a toglierle definitivamente il fiato dalla gola: non è sola. C’è una giovane donna che viene violentata sotto i suoi occhi e c’è una bambina molto piccola.

Così non va bene, dove è finita? Chi è quella gente?

La notte di Maura è infinita. Il tempo diviene un concetto astratto, la luce del cielo un sogno lontano, la carezza del vento un desiderio inesprimibile. Per lei solo orrore, segreti e verità che vengono a galla da un passato torbido e lontano, doloroso come una stilettata al cuore.

In questa lunga notte la storia di semplici malviventi alla ricerca di piacere e di soldi facili si intreccia con la storia di ben altro genere di uomini; adoratori di Satana, distillati del Male, ricercatori di dolore e sofferenza.

Al centro di questo girone infernale fatto della stessa materia di cui è fatto il male, una delle reliquie più famose della storia del mondo: la Lancia del Destino.

Perché gli ho dato 8?

Doveva essere un 7. Poi niente… poi gli ho dato 8.

Il fatto è che sono abbastanza stanca di parlare di sette e di diavoli. Sarà che da credente e praticante è un argomento che mi mette sempre abbastanza di cattivo umore, sarà che davvero ne abbiamo lette di cotte e di crude in questi anni. Comunque, poi, ho deciso di tenere per me le mie valutazioni intime e personali e “premiare” comunque un lavoro che, di per sé, è molto ben fatto e che presenta secondo me solo alcune debolezze di linguaggio (alcuni termini qui e lì stonano molto inseriti nel loro contesto) e stilistiche (ho odiato la voce che lei sente nella sua testa, la classica “coscienza” che per me ha sempre poca credibilità e toglie ritmo).

L’inconsistenza del diavolo ha invece molti punti di forza, tra i quali un personaggio femminile molto ben tratteggiato (già in un’altra recensione avevo parlato dell’abilità di Picciuti nel parlare di donne, mi sembra) e un paio di colpi di teatro ben riusciti. Io, se non altro, non ci ero arrivata. E dire che di cose ne leggo. Ultimi capitoli quindi molto ben fatti che riescono a “svegliare” il lettore e a fornirgli l’ultima botta di adrenalina che serve per arrivare alla fine col giusto fiatone e per chiudere il romanzo con la giusta dose di soddisfazione. Un po’ meno incisive le ultimissime pagine (l’epilogo, insomma) che, se pure non mi hanno fatto impazzire, mi fanno sperare – se non altro – in un seguito. Io e Maura abbiamo un conticino in sospeso, spero bene non finisca qui.

IN CONCLUSIONE:

In conclusione, se pure ormai io sia stanca della troppa violenza e il tema Satana non sia più propriamente nelle mie corde, l’ultimo romanzo dell’amico Daniele offre vari spunti di riflessione sull’essenza del Male nelle nostre vite moderne e si offre al lettore come un thriller ben fatto, adrenalinico e avvincente così come dovrebbe essere.

Molto carino il formato del cartaceo, piccolo e compatto, copertina solida e pagine che non si staccano anche se il libro viene un po’ maltrattato. Immagine di copertina così così e foto dell’autore decisamente da rivedere. Diamo importanza anche alle piccole cose, suvvia!