Le ho mai raccontato del vento del Nord

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Titolo: Le ho mai raccontato del vento del Nord

Autore: Daniel Glattauer

Editore: Feltrinelli

Anno: 2010

Pagine: 192

Genere: Narrativa contemporanea

Prezzo: 9,00 euro per il formato cartaceo – 5,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 9

SINOSSI:

Un’email all’indirizzo sbagliato e tra due perfetti sconosciuti scatta la scintilla. Come in una favola moderna, dopo aver superato l’impaccio iniziale, tra Emmi Rothner – 34 anni, sposa e madre irreprensibile dei due figli del marito – e Leo Leike – psicolinguista reduce dall’ennesimo fallimento sentimentale – si instaura un’amicizia giocosa, segnata dalla complicità e da stoccate di ironia reciproca, e destinata ben presto a evolvere in un sentimento ben più potente, che rischia di travolgere entrambi. Romanzo d’amore epistolare dell’era Internet, il romanzo descrive la nascita di un legame intenso, di una relazione che coppia non è, ma lo diventa virtualmente. Un rapporto di questo tipo potrà mai sopravvivere a un vero incontro?

LA RECE DELLA KATE:

Emmi ha 34 anni, due figli non suoi e un marito molto più vecchio di lei. La fitta corrispondenza che inizia con Leo dopo un suo errore (ha mandato a lui una mail che era in realtà per una rivista) riempie non solo le sue giornate ma anche la sua testa e il suo cuore. Non è più una ragazzina, è vero. Probabilmente Emmi dovrebbe tenere la testa sulle spalle e smetterla di fantasticare. Probabilmente avrebbe dovuto chiedere scusa e farla finita. Invece Emmi scrive e ancora scrive e le risposta argute, simpatiche e mai banali di Leo – un uomo pieno di cultura e quindi agli occhi di una donna assai affascinante – non fanno altro che gettare benzina su un fuoco che rischia di divampare e radere tutto al suolo. Rischia di divampare su Emmi, su Leo, sulle loro vite e sulle loro famiglie. Ma a volte la vita va così: ti innamori e poi… poi è semplicemente troppo tardi. Ti dici che tutto si sistemerà, che le cose andranno bene, che hai il controllo della situazione. Ma non è vero; non hai controllo su un bel NIENTE. Il virtuale diventa quindi rifugio e purgatorio, una terra di nessuno nella quale si può essere chi si è davvero perché dall’altra parte non ci si aspetta granché, perché l’altro non ci ha inquadrato ed etichettato (ancora). Possiamo essere chi vogliamo, quando vogliamo, con chi vogliamo. Un nuovo “noi”, nuovo di zecca. Ripulito da quello che gli altri credono che noi siamo, dai preconcetti, dagli stereotipi. Emmi smette di essere la brava moglie devota e la madre affettuosa di due figli che nemmeno sono suoi e si veste di abiti che, invece, suoi sono davvero. Ironica e pungente, intelligente e sensibile. Non è più la Emmi “di qualcuno”.

Torna Emmi. E basta.

Perché gli ho dato 9?

Perché l’ho letto in due ore, come in apnea.

Perché mi sono ritrovata in ogni pagina, in ogni emozione.

Perché mi sono innamorata di una mail molte volte.

Il romanzo, giusto per capirci, altro non è che la raccolta della fitta corrispondenza che si scambiano Emmi e Leo nel corso di alcuni mesi. Mail su mail che si susseguono una via l’altra. Data, mittente, destinatario. Data, mittente, destinatario. Gli occhi saltano da una lettera all’altra senza sosta, il respiro si mozza nei polmoni. Incontratevi, incontratevi! Vi prego, incontratevi! Poi… poi potete anche non stare insieme, non innamorarvi, non amarvi. Ma incontratevi! Queste mail vi sfiniranno! Questi giochini vi svuoteranno l’anima!

Gli si vuol bene, a questi due personaggi.

Si amano le bizze di Emmi e i silenzi di Leo. I giorni che trascorrono senza ricevere mail sembrano non passare mai e ci si chiede cos’abbia fatto Emmi nel frattempo. Avrà aggiornato la sua casella ogni cinque minuti o avrà resistito all’impulso? Lo avrà pensato? Certamente sì, ma in che termini? In che modo l’amore si è fatto strada? In che modo questo amore è diverso rispetto a un altro?

Non riesco – me ne rammarico – a rendere merito a questo romanzo che ha dello straordinario. Io credo che la difficoltà maggiore (a parte scrivere sia come una donna che come un uomo) stia nel rendere un sentimento platonico qualcosa di molto molto molto reale, quasi tangibile. E questa cosa potrà apprezzarla soprattutto chi, come me, nella vita ha sperimentato quei sentimenti.

Innamorarsi non di uno sguardo, non di una camminata, non di un sorriso, non di una fila perfetta di denti, non di un ciuffo ribelle ma di una virgola, di un verbo, di un saluto, di una frase.  L’amore che smette di essere tatto e diviene solo e soltanto udito.

Le ho mai raccontato del vento del Nord mette sul tavolo un argomento che, da sempre, viene ritenuto ostico e misterioso: l’amore ai tempi del virtuale.

Che siate uomini o donne, giovani o meno giovani, leggete questo romanzo senza remore. Non ve ne pentirete mai.

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