A ogni costo

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Titolo: A ogni costo

Autore: Davide Schito

Editore: Nero Press

Anno: 2017

Pagine: 37

Genere: Thriller

Prezzo: 0,99 euro solo in formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

«Cosa saresti disposto a fare per poter stare con me per sempre?» 
È questa la domanda che darà inizio a tutto.
L’amore, si sa, è la forza più potente dell’universo, ma fin dove può spingersi un uomo innamorato?
Simone è sempre stato un duro, un lupo solitario. Solo avventure, zero sentimenti. Poi è arrivata Laura, e tutto è cambiato. Laura che dice di amarlo, che però è sposata con un uomo violento, ossessionato da lei, dal quale non riesce a liberarsi. E allora nella mente di Simone si fa largo un piano. Un piano folle, pericoloso, ma che potrebbe anche funzionare… perché per lei non c’è nulla che non farebbe. 

LA RECE DELLA KATE:

Su un palcoscenico molto piccolo si danno il cambio tre personaggi complessi e problematici. Il risultato è che, alla fine dei giochi, non si sa più a chi dare la colpa.

A Laura, ossessiva e opprimente?

A Simone, accecato dall’amore e succube di qualcuno che, tutto sommato, è solo una donna come tante altre?

Al marito di Laura, che sembra si diverta a riempire di lividi la giovane e bellissima moglie?

Chi è che, prima di tutti gli altri, va accusato?

Il marito, dite?

Probabilmente sì. È l’uomo-risposta all’eterno quesito “Prima l’uovo o prima la gallina?” che, tra parentesi, mi ha sempre fatto impazzire dall’ansia e dalla rabbia. Non lo so chi viene prima, ok? Ok? Ok? Non lo so. Lasciatemi stare. Per me è l’uovo. Credo.

Il nostro uomo-uovo è quindi lui, lui che scatena le domande di Laura, che scatena la sua voglia di riscatto, che scatena in particolare quella domanda fatidica, quella domanda che pare provocare nel cervello di Simone un cortocircuito: Cosa saresti disposto a fare per poter stare con me per sempre?

Basta un click e Simone diventa vittima e carnefice. Carnefice certamente, ma anche vittima di sé stesso e di una donna che, subdolamente, pare aver dato la stura a una coraggiosa e sconsiderata prova d’amore.

Perché gli ho dato 7?

Intanto vorrei partire da una considerazione che forse rischia di essere un pippone ma che cercherò di racchiudere in pochissime righe.

Basta racconti.

Sai scrivere, scrivi.

Non tu, DavideSchito.

Tu in generale.

Sai scrivere?

Se no, sarebbe meglio salutarci qui (e invece in quanti continuano a riempire pagine su pagine, poveri noi!!!).

Se sì, scrivilo un benedetto romanzo. Non dico mica un tomo infartuale da 400 pagine, per la carità, ma scrivilo un libro.

Vedo gente pure bravina che tira innanzi a racconti da 0,99 euro. E scrivi, perdinci!

I racconti – se non sono d’autore pluripremiato – mi danno sempre l’idea di un coito interrotto. Di qualcuno che, preso da paura, rallenta invece di accelerare. Spingi su quel pedale, spingi, che se spingi la curva ti viene pure meglio!

Oh. Sia chiaro. Il mio blog è fatto di racconti. Ho vinto un concorso di scrittura con un racconto. Non è che io sono qui a scrivere saggi su saggi, eh? Predico e razzolo male. Però, ecco… io sono io. Vorrei che gli altri si buttassero un pochino di più.

Che poi molto meglio scrivere racconti carini piuttosto che incaponirsi e scrivere romanzi merdosi. Questo è lampante.

Coooooooooooooooomunque.

Mi ricompongo e vi parlo del racconto (!!!) in questione che sì, un po’ coito interrotto lo è. Il plot è quello di un thriller psicologico classico, ma lo stile è quello del Bignami di un Bignami. Veloce, veloce, velocissimo. Non c’è tempo, non c’è tempo, non c’è tempo nemmeno per leggere. Via che si va. Si legge in pochissimi minuti, accendete il Kindle e già lo spegnete, manco la doccia riesce a farsi vostra moglie che voi avete già finito di leggere. Sorrido, sia chiaro. Ma anche qui… è un peccato! L’idea c’è, il plot è classico ma buono, i personaggi sono interessanti! E allora perché mi congedi in un pugno di pagine? Parliamone!

Il racconto, comunque, nonostante la prosa non sia sempre all’altezza (certe frasi mi hanno fatto storcere il naso – “Fa meno paura del latrato di un cucciolo di labrador” solo per fare un esempio – e, a parer mio, se sistemate, avrebbero reso il tutto vagamente più fluido) è buono.

In conclusione:

Le atmosfere, le suggestioni e i personaggi sono tutti in linea con il genere thriller e contribuiscono attivamente per rendere il racconto di Davide Schito un buon racconto sotto moltissimi punti di vista. Il racconto non deluderà quindi gli amanti del genere!

 

 

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