Il buio dentro

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Titolo: Il buio dentro

Autore: Antonio Lanzetta

Editore: La corte

Genere: Thriller

Anno: 2016

Pagine: 285

Prezzo: 16,90 euro in formato cartaceo – 7,99 in formato digitale

Il voto della Kate: 8+

SINOSSI:

Il corpo di una ragazza viene ritrovato appeso ai rami di un albero. Il filo spinato scava nei polsi e nella corteccia di un vecchio salice bianco. Le hanno tagliato la testa e l’hanno lasciata sul terreno solcato dalle radici, gli occhi vuoti ora fissano quelli di Damiano Valente. Lui è lo Sciacallo, un famoso scrittore specializzato nel ricostruire i casi di cronaca nera nelle pagine dei suoi libri. Nessuno conosce il suo aspetto, e per Damiano questa è una fortuna: il volto deturpato da cicatrici e quella gamba spezzata che si trascina dietro come un fardello non sono trofei che gli piace mettere in mostra. Lo Sciacallo è un cacciatore che insegue nella morte le tracce lasciate dall’assassino della sua amica Claudia. Un omicidio avvenuto nell’estate del 1985, quando lui era solo un ragazzino con la passione per la corsa e amici in cui credere. Un omicidio che gli ha cambiato la vita. Trentuno anni dopo, Damiano ritorna ai piedi di quel maledetto salice bianco, per dare una risposta a quella sua ossessione che come una ferita pulsante gli impedisce di andare avanti. Con lui ci sono gli amici di un tempo, le cui esistenze si intrecciano inesorabilmente nella dura e cruda scoperta della verità, portandoli a rivivere le emozioni di una folle estate che ha segnato le loro vite per sempre.

LA RECE DELLA KATE:

Questa storia comincia nel 1985, prima che Claudia venisse uccisa, prima che Damiano avesse l’incidente, prima che tutto andasse in malora. E se si dovesse per forza dire cosa di preciso ha fatto andare tutto in malora, forse non si riuscirebbe. Evento dopo evento dopo evento dopo evento. Anche tornando indietro, anche facendo piccoli passi indietro, non si riuscirebbe a scovare il bandolo della matassa.

Ma prima della fine c’è una vita, seppur breve.

Un pezzo di vita durante il quale Claudia, Damiano, Flavio e Stefano sono stati felici. Insieme. Un pezzo di vita durante il quale Damiano era felice di correre sulla sua bicicletta. Brevi pezzi di vita durante i quali Flavio si dimenticava di essere un orfano.

La caldissima campagna salernitana, secca e appiccicosa, guardava con benevolenza queste quattro giovani e impetuose vite. Accoglieva i loro passi, i loro scherzi, le loro grida, i loro pensieri. I loro segreti. E attendeva la fine.

Poi solo morte.

Stacco.

Avanti veloce.

Damiano non corre più in bicicletta. La vita ha fatto di lui un uomo molto diverso da quello che era un tempo. Ora, di lui, è rimasto solo un involucro malconcio e una mente sin troppo brillante. Scrive, Damiano, perché combattere il crimine non può, il suo corpo glielo impedisce. L’occhio lacrima continuamente, il dolore alla gamba è fortissimo e continuo, è completamente schiavo della morfina. Allora Damiano scrive, scrive e scrive.

Stacco.

Damiano alza gli occhi. Si chiama Elina.

Si chiamava Elina.

Adesso di lei è rimasto ben poco. Il corpo appeso a un ramo per i polsi, la testa staccata posata a terra. Tagli e morsi e segni. Giovanissima, denutrita. Così simile a Claudia da far girare la testa.

Il passato ritorna, la bile risale lungo la gola, bruciando tutto. Non si può dimenticare. Chi volta la testa per non vedere verrà decapitato.

Perché gli ho dato 8+?

Ho atteso di capire cosa ne fosse di questo romanzo.

Ho atteso, atteso e ancora atteso.

Poi, non ho potuto attendere di più. Le recensioni positive aumentavano, i commenti entusiasti crescevano, i fans di Lanzetta spuntavano come funghi. E io? Cosa ne sarebbe stato di me? Avrei continuato ancora a lungo a essere scettica? Ok, scettica sì, ma pazza no. Leggere è tutto ciò che fa di me quella che sono. Il mio senso critico è il mio perimetro. Dovevo leggerlo.

Faccio una premessa: non amo moltissimo i romanzi che alternano presente e passato. Ma perché? Perché bisogna farlo bene, e in pochi sanno farlo bene. Non si può confondere il lettore ma non si può nemmeno scivolare sulla banalità, altrimenti il lettore non sarà confuso, d’accordo, ma sarà annoiato; che è peggio.

Lanzetta utilizza questo espediente narrativo, passando dal 1985 al 2016 con estrema abilità avendo cura, tra l’altro, di cambiare POV (punto di vista) permettendo così al lettore di acquisire, pagina dopo pagina, tutte le nozioni che gli sono necessarie. Il narratore è sempre esterno e onniscente, ma ponendosi a fianco di due personaggi diversi a seconda del periodo storico, ci permette di avere un quadro generale della situazione piuttosto chiaro e sfaccettato.

Sono una lettrice (quasi)onnivora, vorace e piena di pretese. Ma sono anche una blogger curiosa. Io le domande me le faccio di default, leggere e basta non mi interessa. Ho concluso questo romanzo, ho socchiuso gli occhi e ho pensato: “Perché questo libro sta avendo tanto successo? Cosa fa di un libro un libro di successo? Perché verrà tradotto questo e non un altro?”

Sapete cosa? Lanzetta ha giocato in casa, ambientando il suo Il buio dentro nel sud Italia, e ha fatto bene. La profonda conoscenza del territorio e del suo popolo ha reso il romanzo e i personaggi assolutamente credibili, allontanando il rischio di creare macchiette su macchiette. Pur caratterizzando così tanto il romanzo, però, è riuscito a dargli un respiro molto ampio, molto internazionale. E’ riuscito a non tagliare fuori tutti quelli che quel territorio lo conoscono solo dai tiggì che vomitano tragedie e brutture. Mi ha ricordato un vecchio Ammanniti, talvolta. Quello che piaceva a me. E’ riuscito a fare di un thriller non solo un thriller ma un incontro di vite e di storie e di dolori e di vissuti. E’ un thriller che nella vita vorrebbe anche fare altro. Così sembra.

La GRANDE conoscenza della materia thriller, dei suoi tempi, dei suoi ritmi e delle sue regole rendono quindi questo romanzo consigliabile anche a chi pensa che un grande thriller debba per forza essere ambientato in una grande città americana. Scettici, a me.

Anzi.

A Lanzetta.

Forza.

La corte editore fa sempre delle cover carine. Questa, però, a me fa passare la voglia di leggere.

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