Non volevo morire vergine

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Titolo: Non volevo morire vergine

Autore: Barbara Garlaschelli

Editore: Piemme (Voci)

Anno: 2017

Pagine: 199

Prezzo: 17,00 euro in formato cartaceo acquistabile qui – 9,99 euro in formato digitale acquistabile qui

Il voto della Kate: 8

Sinossi:

La vita di Barbara è cambiata all’improvviso a poco più di quindici anni, quando per un tuffo in acqua troppo bassa è rimasta tetraplegica. Quindici anni è l’età delle prime cotte, delle prime schermaglie, dei batticuori. E del sesso. Di tutte le perdite che l’incidente ha portato con sé, la più insopportabile è proprio il pensiero di restare vergine per sempre. Vergine non solo nel corpo, ma di esperienze, di vita, di sbagli, di successi, di fallimenti, di viaggi, di sole.
Armata di coraggio, ironia e molta curiosità, Barbara affronterà tutte le rivoluzioni imposte dalla nuova condizione, fino a ritrovare se stessa in un corpo nuovo. In una girandola di situazioni tragicomiche e di ragazzi e uomini impacciati, generosi, a volte teneri, a volte crudeli, Barbara compie la sua iniziazione al sesso e all’amore. Con gli stessi slanci, le delusioni, gli entusiasmi che tutte le donne, anche quelle con le gambe, conoscono molto bene.

La rece della Kate:

3 agosto 1981.

Barbara, sedici anni, è al mare insieme agli amici. Giochi, scherzi, risate. Barbara prende la rincorsa e si tuffa.

L’acqua è troppo bassa.

Barbara rimane tetraplegica.

Dopo dieci mesi di ospedale riuscirà a recuperare solo l’uso del collo e delle braccia. Nel resto del corpo la sensibilità si diffonde a macchia. In un punto preciso ha sensibilità, un centimetro più in là non ha più sensibilità. Un centimetro a destra sente, un centimetro ancora verso destra e non sente più nulla.

Questa è la sua storia, una storia che parte da quel 3 agosto e che arriva sino ai giorni nostri, sino a una affascinante cinquantunenne che ha imparato ad amarsi, ad amare e a farsi amare. Una cinquantenne che si è rifiutata di morire vergine in tutti i sensi e che ha sfruttato il tempo che aveva per vivere davvero e nonostante tutto.

Perché gli ho dato 8:

Gli ho dato 8 perché è una lettura – nonostante il tema tragico – molto divertente e lieve. Perché la Garlaschelli (scrittrice di razza) ha saputo trasformare la sua sfortuna in una opportunità senza finzioni. No, essere tetraplegici non insegna a essere migliori. No, la malattia non è una fortuna. Essere malati fa davvero molto, molto schifo. Come dice lei, la lista delle cose che non si riescono più a fare è drammaticamente lunga e imbarazzante. La lista delle cose che si riescono a fare, anche dopo più di trent’anni, rimane sempre più corta. Ma se la malattia fa schifo è la vita a essere una opportunità, e non bisogna lasciarsela scappare. Non voleva morire vergine, Barbara. Troppo giovane per non conoscere l’amore, il sesso, il godimento, le mani di un uomo attorno al suo prosperoso seno. Troppo giovane per non sentire più le labbra di un uomo attorno alle sue. Barbara a un certo punto decide: quella sedia con le ruote non sarà il suo decubito. Sarà solo un suo prolungamento. Se le gambe sono immobili lei allora punterà tutto su seno, viso, mani. Sarà sexy, sarà sensuale, sarà irrimediabilmente donna.

E la verginità da perdere non sarà solo fisica, ma anche mentale. Barbara non vuole morire vergine di Vita, di esperienze, di gioia, di amore.

Questo sarà il suo mantra. Questo sarà il suo obiettivo.

Il linguaggio è colloquiale, il tono sempre pacato di chi ha fatto pace con le circostanze, la prosa alimentata da un senso dell’umorismo graffiante e dissacrante nei confronti di una malattia che non perdona quasi mai. L’incontinenza e la necessità di pannoloni sono solo un breve excursus che si sente di fare ma sul quale non insiste: la vita non è un pannolone, lei non è un pannolone. La sua vita è stata ed è amore, scrittura, parole, sorrisi e risate.

Io lo consiglio a tutti coloro i quali a volte si sentono un po’ sfigatelli, a chi come me per un raffreddore vanno in paranoia e a chi fatica a prendersi un po’ per i fondelli.

Parola d’ordine: vivere.

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2 pensieri su “Non volevo morire vergine

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