Ladre di felicità

Ladre-di-felicita

Titolo: Ladre di felicità

Autore: Costagliola Milena

Editore: Fernandel

Anno: 2017

Pagine: 162

Prezzo: 15,00 euro per il formato cartaceo acquistabile qui – 6,49 euro per il formato digitale acquistabile qui

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Due donne si incontrano per caso: Giulia abita nella periferia degradata di Napoli, è sposata e ha tre figli. Angela vive in centro, è libera e indipendente. Due mondi diversi, eppure basta un incontro, poche parole, a far vacillare le certezze di Giulia. Affiora in lei un sentimento di piacere e di imbarazzo a cui non sa dare un nome, ma che la costringerà ad abbandonarsi alla sua forza dirompente. A muovere le due donne è un amore fatto di passione e desiderio, una storia alimentata da mille sotterfugi che Giulia è costretta ad inventarsi, e che la fanno costantemente sentire in colpa. La fanno sentire una ladra di felicità, perché il loro è un amore proibito. Un giorno tutti i pregiudizi e l’arretratezza del quartiere in cui vive prendono corpo: Giulia e Angela vengono scoperte, e Giulia si troverà a dover scegliere tra i figli e l’amore…

La rece della Kate:

Non potrebbero essere più diverse, Giulia e Angela. Laddove la vita di una si trascina tra figli, casa, faccende domestiche, scuola, marito e pranzi da preparare, la vita dell’altra s’infiamma nel centro di Napoli tra gli alti palazzi, lo stile barocco, il cielo sempre blu, le amicizie più glam, un lavoro affascinante e un tenore di vita abbastanza alto da non doversi preoccupare del giorno che verrà. Le loro diversità si incontrano al parco grazie a Lupo, il cane di Angela. Niente, poi, sarà più lo stesso. Giulia continua a pensare a quello sguardo, poi scuote il capo… cosa sta facendo? Sta pensando a una donna? Lei, madre di famiglia? Cosa le sta succedendo? Ora basta scherzare, ora basta pensare a queste cose; è ora di cena, è ora di fare la donna, è ora di smettere di fantasticare!

Ma non è facile.

Qualcosa di Angela si è incastrato sotto la pelle di Giulia. Un odore, quello sguardo che le ha letto dentro, quel sorriso aperto e sincero, quella sua voce dolce e pulita.

A una prima telefonata ne seguiranno molte altre. E poi un’estate dolce e fresca come certe sere sulla spiaggia spiaggia.

E poi il dolore dell’abbandono, perché la vita chiama, le responsabilità chiedono conferme, i figli chiedono presenza.

L’amore, per certe persone, deve attendere. A volte per sempre.

Perché gli ho dato 8?

Gli ho dato 8 perché nonostante abbia dei macrodifetti (primo dei quali una prosa che talvolta rischia di scivolare pesantemente nel romance dimenticandosi di NON essere un romance), Ladre di felicità è un buon libro.

Se del romance ha certe frasi e certi dialoghi che mi hanno fatto arricciare il naso e che poco hanno a che vedere con la vita vera, del romance non ha però la voluta leggerezza. Questo è un romanzo studiato e amato. Non è solo la storia di due donne che scoprono di amarsi nonostante i figli, nonostante un matrimonio e nonostante le diversità; ma è soprattutto la storia di due donne normali alle prese con le loro fragilità, le loro insicurezze, i loro piccoli grandi gesti di coraggio che le trasforma, in un battito di ciglia, in due fiere leonesse.

Non sono una femminista. Non sono una di quelle che sventola il reggiseno e pensa che gli uomini in confronto alle donne siano nullità. Non sono una di quelle che pensano che senza gli uomini si starebbe meglio. Io, gli uomini, li amo. A dirla tutta sopporto molto meno le donne, proprio perché a volte si chiudono nel ruolo di “poverine” e “vittime del sistema”, ruolo nel quale mi si sono sempre ritrovata pochino. Mi piacciono gli uomini perché sono più liberi, perché sanno sbattersene, perché sanno ridere della vita, perché hanno amicizie più salde, perché soffrono (forse) un tantino meno di noi donne.

Senza voler quindi generalizzare, tendo a stimare di più gli uomini, ecco.

Ma questa è una bella storia d’amore.

D’amore romantico ma anche di amore verso sé stesse.

Perché diciamolo, a volte noi donne non ci vogliamo per niente bene.

Ci lamentiamo dei nostri mariti, dei nostri lavori, dei nostri figli e non muoviamo un solo dito per cambiare le cose. Continuiamo a raccogliere panni sporchi da terra, digitare bovinamente su una tastiera, dire sì sì e ancora sì per poi commiserarci nel fango della nostra vita grama senza fare cose concrete per essere felici. Forse dobbiamo ancora capire che la vita è una sola. Che non si torna indietro. Che nessuno, alla fine, ci dirà: “Ok, si rifà. Questa è la bella.” No.

Giulia e Angela, le due eroine della nostra storia, ci insegnano (con una bella favola) che vivere davvero e non sopravvivere è possibile.

Che la nostra vita è nelle nostre mani, solo nelle nostre.

Che si può essere felici senza rendere infelici il prossimo.

Che si può sorridere senza sentirsi egoisti.

Consigliato a tutte le donne che per carattere sono portate a sentirsi un po’ vittime, a tutte quelle donne che per non scontentare nessuno si dimenticano di avere delle esigenze, a tutte quelle donne che dicono sempre sì.

Buona lettura, amiche.

(Cover molto migliorabile. La cartolina da Napoli anni Novanta non mi entusiasma per niente, Giulia e Angela si sarebbero meritate di più.)

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