Nightcrawlers

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Titolo: Nightcrawlers

Autore: Tim Curran

Editore: Dunwich

Anno: 2017

Pagine: 211

Prezzo: 12,90 euro per il formato cartaceo acquistabile qui – 3,99 euro per il formato digitale acquistabile qui

Il voto della Kate: 8½

SINOSSI:

Duecento anni fa, il villaggio di Clavitt Fields fu raso al suolo. Si sperò che i suoi abitanti fossero periti nel fuoco. Ma non morirono. Andarono sottoterra…

Per generazioni, hanno vissuto e si sono riprodotti nell’oscurità, adattandosi a un’esistenza sotterranea. Ora stanno tornando in superficie e ciò che sono diventati è un orrore al di là di ogni comprensione, un incubo strisciante di malvagità e violenza votato alla distruzione.

La notte è viva… e appartiene a loro.

LA RECE DELLA KATE:

Elena Blasden ha novantaquattro anni, una sola figlia in vita, nessun amico sopravvissuto con cui poter chiacchierare, spettegolare o ridere, una casa abbastanza confortevole, una gradevole vista sulla tipica campagna del Wisconsin e una marea di ricordi, non tutti belli. Ogni famiglia ha le sue tradizioni e anche Elena ha le sue, così come le aveva sua madre e, prima di lei, la madre di sua madre. Ogni sera, da tutta la vita, Elena raccoglie un sacco pieno di avanzi, se lo carica addosso e lo lascia fuori di casa, abbastanza lontano – si suppone – da non correre pericoli. Elena, che sua figlia (e prima di lei suo figlio) lo voglia oppure no, li nutre. Nutre quelle cose che, di notte, vagolano su quelle terre desolate e sconsolate. Nutre quelle cose che escono dal terreno come larve rivoltanti. Elena si assicura, da anni, che il loro vomitevole stomaco flaccido sia pieno. Se hanno lo stomaco pieno – ha sempre pensato – non le procureranno noie. Lo ha sempre fatto e lo farà fino al suo ultimo respiro, perché le cose devono andare così, perché quello è l’ordine prestabilito, l’equilibrio sopra a una follia senza pari che, da sempre, aleggia sopra alla cittadina di Haymarket.

Un equilibrio che ora è stato irrimediabilmente spezzato. Per sempre.

Il terreno degli Ezren non doveva essere toccato.

Qualcuno doveva fare qualcosa.

E ora è decisamente troppo tardi, ora ci sono degli agenti di polizia scomparsi, ora bisogna ritrovarli, ora bisogna fare qualcosa perché due agenti di polizia non spariscono nel nulla, come inghiottiti dalla notte e dalla nebbia. Una nebbia pazzesca, viscida come muschio, potente come un faro; un fango melmoso e vischioso che ti si appiccica ovunque, che rallenta il passo, che fa battere più forte il cuore. Le ricerche continuano: bisogna salvarli. Ma in quel posto, in mezzo alle ceneri di una città dimenticata che sorge dentro la foresta, gli agenti non sono soli. Rumori, squittii, sciaguattii e figure molto veloci che si muovono, pallide come spettri, nell’oscurità. VOOOOWM, un soffio e un altro agente sparisce. VOOOWM, un altro soffio ed ecco che ancora un altro sparisce. Al loro posto, solo lo spazio occupato dalla paura, dal terrore, dall’incredulità. Ciò che compare come dal nulla e che sembra prendersi di gioco di loro non sembra essere un animale ma nemmeno… diavolo, nemmeno un uomo. Ciò che sembra di captare è qualcosa di terribile, aberrante, spaventoso. Qualcosa che fa rizzare i peli di tutto il corpo e ghiacciare il sangue nelle vene. Qualcosa che spaventa a morte.

Chi sopravvive a quella notte del terrore ha come unica opzione quella di parlare con Elena, proprio quella vecchia un po’ stramba che sembra sapere molte cose sulla cittadina e sui suoi immondi segreti.

Ma bisogna tornare indietro di due secoli, conoscere un predicatore folle di nome Corben, assistere allo schianto di un meteorite. E poi, solo poi, le tessere di questo puzzle allucinogeno andranno al loro posto.

Come può andare al suo posto il terrore, se non altro.

Perché gli ho dato 8½

Chi mi segue su Instagram sa che ho paragonato questo romanzo al famosissimo I vermi conquistatori (se non lo avete letto, per l’amor del cielo, leggetelo). Certamente non per la trama (qui non si parla affatto di vermi), quanto per le atmosfere vagamente putride e vischiose, per quell’atmosfera che, anche presa da sola, sa mettere addosso al lettore una paura del diavolo.

La verità che la pelle d’oca non se ne va via dal primo strato di pelle.

Questa è la verità.

Nightcrawlers è la corsa a perdifiato di chi è braccato, il respiro accelerato di chi annusa l’odore greve della morte, il sudore ghiacciato del terrore più puro, gli occhi sbarrati nel buio.

Nulla in questo romanzo è stilisticamente sbagliato. Forse i dialoghi non sono indimenticabili ma nessuno ha pensato che i dialoghi dovessero essere indimenticabili. Sarebbe come pretendere una trama impegnata da un film porno, immagino, no?

Il ritmo è serratissimo, quasi claustrofobico. Le fila sono tirate in modo molto abile, pagina dopo pagina, al solo scopo di non perdere nemmeno un lettore per strada; quindi se non capite subito tutto, calma: ogni cosa verrà spiegata. Ed ecco che arriviamo al punto focale della questione: io (da lettrice e da recensore) credo che la chiarezza di un plot sia fondamentale. Nessuno deve rimanere indietro. Certo, l’operazione deve avvenire con un certo stile. Deve avvenire, quindi, ciò che in gergo tecnico si chiama “Show don’t tell“, tanto per capirci. Ciò che non amo moltissimo (nonostante metta in moto la fantasia del lettore) sono quei finali vagamente aperti, spiegati e non spiegati. Mi sembra, a dirla tutta, una paraculata. La chiusa di un romanzo, insieme al suo incipit (qui l’incipit non è fortissimo a mio avviso) costituiscono la colonna vertebrale del lavoro. Una chiusa frettolosa o lasciata al caso, per quanto mi riguarda, toglie al libro molta della sua credibilità. Alcuni romanzi, chiudendoli, mi fanno mormorare: “Ah…”, altri mi fanno esclamare: “Ahhhhhh…”. C’è una bella differenza, no? Il lettore deve essere soddisfatto. Appagato. Si merita una conclusione.

Curran non solo dona al lettore la sensazione di essere sempre sul pezzo, ma gli regala anche un finale degno del migliore degli Urania. A meno che voi non siate disperatamente appassionati di happy end. Ecco. In quel caso potreste rimanere delusi. Ma… ehi… è un horror, baby.

Questo libro è horror dalla prima parola all’ultima. Horror puro condito da un pizzico di fantascienza vecchia maniera che a sua volta è condita da varie contaminazioni letterarie e cinematografiche.

Questo è un libro da tenere in bella vista nella libreria, da regalare agli amici, da conservare per i figli quando saranno abbastanza grandi da poter aver una paura così sconvolgente.

Buona lettura, amici.

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4 pensieri su “Nightcrawlers

  1. Milena

    Ogni tanto seguo i tuoi consigli sui generi horror, thriller, fantasy.
    I romance no, non sono il mio genere.
    Finora non ne hai sbagliato uno ;-p, quindi avendomi convinta ho scaricato questo ieri sera e iniziato a leggere i primi capitoli.
    E sono caduta nel vortice.

    Mi piace

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