Crash

CRASH

Titolo: Crash

Autore: Barbara Poscolieri

Editore: Dunwich

Anno: 2017

Pagine: 200

Prezzo: 12,90 euro per il formato cartaceo acquistabile qui  – 3,99 euro per il formato digitale acquistabile qui

Il voto della Kate: 8

SINOSSI: 

Alessandro Alari è un giovane pilota romano della scuderia Speed-Y, in corsa per il titolo mondiale del Grand Race. Durante il Circuito di Roma rimane vittima di un incidente in cui perde entrambe le gambe. Il mondo dei motori è sconvolto, così come tutte le persone vicine al pilota. Solo Alessandro crede che un ritorno alle gare sia ancora possibile, con o senza gambe. Inizia quindi un percorso di accettazione e di riabilitazione, supportato dalla fidanzata Federica, dai genitori e dagli amici, con l’obiettivo di riguadagnarsi il posto che merita nella vita e in pista. Ma nel frattempo la Speed-Y ha trovato un nuovo pilota e sembra non credere nel suo recupero. La fiducia di Alessandro vacilla e anche il rapporto con Federica ne risente. Si rifugia quindi nel suo piccolo paese d’origine, dove ritrova la serenità in una vita semplice. Ma il Grand Race invoca il suo nome e, per quanto Alessandro cerchi di ignorarne il richiamo, le corse restano parte di lui.

LA RECE DELLA KATE: 

Se fossimo negli anni Novanta il poster di Alessandro Alari sarebbe sicuramente finito dentro uno o più numeri della famosa rivista per signorine Cioè. Quasi a grandezza naturale, tuta da pilota, capello spettinato, casco sotto il braccio sinistro, sorriso malandrino. Alessandro Alari è un nome. In Italia, in Francia, in Inghilterra. Sospirano le donne, esultano gli uomini, gridano il suo nome i bambini. Giovane abbastanza da essere alla mano, grande abbastanza da aver già percorso svariati chilometri e aver seminato, dietro di sé, svariati avversari, Alessandro è il nuovo mito, la promessa avverata, l’eroe dalla lucente armatura che gareggia sui circuiti più importanti del pianeta. Ma anche gli eroi, a volte, conoscono la sconfitta, il dolore e l’inganno. A ingannarlo, questa volta, proprio la sua auto, proprio la sua bella e lucente e moderna armatura che, accartocciandosi come una carta di cioccolatino, intrappola le sue gambe e non le fa uscire più. Di loro, solo un ricordo.

E il romanzo comincia così, con una doppia amputazione sotto al ginocchio, una carrozzina facilmente manovrabile, il cordoglio degli amici e l’amore della sua fidanzata di sempre, Federica.

Alessandro deve reinventarsi. Non importa come, non importa con che mezzi. Deve uscire da quell’ospedale e deve ricominciare una nuova vita. Che non sarà migliore o peggiore, ma solo… diversa.

Alessandro è giovane, non ha neppure trent’anni, e dalla sua ha una grande fiducia in sé stesso; è sicuro che le cose andranno bene e che, molto presto, tornerà in pista, tornerà a far parlare la gente, tornerà a sentirsi così terribilmente vivo, potente, libero. Non ha bisogno delle sue gambe per guidare come faceva. Michele, l’amico ingegnere, gli costruirà una macchina fatta apposta per lui; comandi al volante, maneggevolezza, velocità assoluta. Tutto tornerà come prima. Tutto!

La realtà gli si schianta addosso come se un’altra volta fosse vittima di un incidente. La realtà arriva alla velocità della luce. Crash. Crash. Non ha più le sue gambe. Le protesi fanno male. Camminare è difficilissimo. Il suo manager non è poi così sicuro che le cose andranno a posto. Federica… sì, lei è lì. Ma per quanto? Per quanto tempo può tenere legata una bella e giovane ragazza un uomo senza le gambe?

Troppo. È tutto troppo.

Alessandro lascia un biglietto a Federica e torna al suo lago, dai suoi genitori, a gustare buon cibo, lavorare nell’officina del padre, a chiacchierare con la gente del posto e dimenticare chi è. Il grande Alessandro Alari. Adesso, a casa sua, è solo Ale. Figlio, amico, carrozziere. Null’altro. Nessuno gli chiede di salire su un’auto, di gareggiare, nessuno gli può dire che non è più in grado. Chiude gli occhi, non pensa a niente, si lascia andare. Al diavolo anche la fisioterapia, al diavolo tutto. Non gareggerà più.

Sarà un piccolo uomo di sette anni a cambiare le cose.

Crash.

Il suono della rottura. Ma non c’è il suono per le cose che si riaggiustano. Non c’è il suono della rinascita. Un vero peccato. Bisogna inventarlo. Inventatelo voi.

Perché gli ho dato 8?

Nasce, con questo romanzo, una nuova collana per la bellissima e prolificissima casa editrice romana Dunwich: Life. Life si occuperà di tutto il genere relativo alla narrativa contemporanea e comincia il suo viaggio proprio con il romanzo vincitore del concorso, Crash. Crash ha commosso e ha stupito ed è riuscito a sbaragliare – così come il suo protagonista – tutti gli avversari che hanno gareggiato (più di cento).

E come non dare ragione agli amici della Dunwich?

Certo, non siamo abituati a leggere d’amore o di auto o di terribili incidenti stradali, quando prendiamo in mano un lavoro di questa casa editrice, quindi un minimo di senso di straniamento, in effetti, c’è. Ma lo straniamento viene presto sostituito da un senso di completo abbandono alla storia che mai tralascia particolari anche molto tecnici che, si scopre, sono frutto di una grossa passione per l’automobilismo e di una laurea in medicina sportiva.

La Poscolieri è stata quindi brava a usare le sue tante competenze per dar vita a un romanzo che è sicuramente di genere – possiamo dire – “leggero”, di narrativa, ma che non dimentica di essere molto preciso e curato.

La precisione e la cura, ricordiamolo, servono certamente per convincere il lettore e per rendere più autorevole lo scrittore, ma servono anche (e talvolta forse soprattutto) per rendere anche la storia più credibile e, dunque, più coinvolgente. Certo, non tutti siamo medici sportivi, e in pochi possono davvero dire: “Ehi, Poscolieri, hai detto una bestialità, lo sai?” Ma c’è una cosa che non va sottovalutata: il vero lettore, il lettore attento e coinvolto e dinamico, ha la capacità di riconoscere se ciò che sta leggendo è possibile o poco credibile. In questo caso tutto ciò che ho letto non solo è possibilissimo, non solo è credibilissimo ma suppongo sia anche preciso al dettaglio. Si tratta di semplice buon senso, quello che non manca mai a un buon lettore   🙂

Nonostante, grazie a tutta questa precisione e alla cura dei dettagli, abbia dato a questo romanzo un voto piuttosto alto, devo però riconoscergli un piccolo difetto stilistico, qualche scivolata di troppo in un territorio limaccioso e impervio fatto di frasi vagamente trite e molto stucchevoli che tolgono “potere” al romanzo. Penso a frasi come “Con l’universo negli occhi” e “La voce di Federica era un bisbiglio nella notte”, frasi che abbiamo letto e riletto ottomilioni di volte nella nostra vita e che, in un romanzo carino e godibile come questo avrei fatto a meno di vedere.

Ma Crash è e rimane un buon lavoro, un lavoro fatto – si vede benissimo – con cuore, anima e vera passione. Crash è la voglia di farcela, la vita che combatte la morte, la primavera dopo l’inverno, la rinascita, quella vera.

Non serve essere un campione per vivere momenti neri, vero? Non serve avere due gambe amputate per pensare “Non ce la farò mai”, vero? Quante volte lo avete pensato? Quante volte sul lavoro, a casa, in mezzo alla gente, nella vostra vita di tutti i giorni avete pensato: “Lasciatemi qui, non ce la farò mai”? Io lo penso spesso. Lo scoramento mi attanaglia la gola sul luogo di lavoro ma anche, ancor più spesso, nella mia vita di madre. Non ce la farò mai a fare di lei una brava persona, una donna responsabile, leale, competente, amabile, sincera. Troppo arduo, troppo difficile, lasciatemi qui. E poi? Poi la vita ha una cosa, di bello: va avanti anche senza di noi. E ci troviamo ancora in sella, ancora a cavalcare e alla fine facciamo tutto. Faticando, a volte piangendo, a volte sbattendo il pugno, ma facciamo tutto.

Crash non è un romanzo solo per chi ama le auto e lo sport. Crash è per chiunque si sia mai trovato a dire “Non ce la farò mai, lasciatemi qui.”

Buona lettura, amici.

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