Com’è giusto che sia

Comè-giusto-che-sia-di-Marina-Di-Guardo

Titolo: Com’è giusto che sia

Autore: Marina Di Guardo

Editore: Mondadori

Anno: 2017

Pagine: 233

Prezzo: 18,00 euro per il formato cartaceo acquistabile qui – 9,99 euro per il formato digitale acquistabile qui

Il voto della Kate: 7½

SINOSSI:

Bellissima e sensibile nel fulgore dei suoi vent’anni, Dalia potrebbe possedere il mondo. Invece, la sua fiducia nell’umanità è già gravemente compromessa: abbandonata dal padre prima ancora di nascere, è stata cresciuta dalla madre in completa solitudine, rotta soltanto dalla relazione con un uomo violento, delle cui aggressioni Dalia è stata testimone fin da piccola. Tormentata da incubi ricorrenti e con l’anima annerita dai lividi, la ragazza cova un desiderio inesprimibile, una sete di riscatto e vendetta che la brillante carriera di studentessa in medicina non basta a placare. Il volontariato in un centro per donne vittime di violenza le conferma ogni giorno quanto gli uomini possano macchiarsi di atrocità rimanendo impuniti. Finché il gelo che ha dentro finalmente deflagra, e decide di vendicare, una per una, tutte le donne abusate che ha incontrato sulla propria strada, a cominciare dalla madre. Si trasforma così in un angelo sterminatore che sceglie le sue prede con metodo e somministra loro l’estremo castigo con un calcolo e una freddezza che sfidano l’ingegno dei poliziotti incaricati di indagare sugli omicidi.

E mentre la Dalia serial killer agisce indisturbata, la Dalia timida studentessa si imbatte in Alessandro, laureando in filosofia e barman introverso, che la corteggia con gesti premurosi e pensieri gentili. Tra i due si instaura una connessione profonda fatta di silenzi, slanci trattenuti, ferite condivise, che schiude una crepa nella corazza che Dalia si è cucita addosso per mettersi al riparo dall’amore. Ma ciò che non immaginerebbe mai è che, proprio adesso, dal suo passato possa tornare a braccarla il più spaventoso degli incubi.

LA RECE DELLA KATE: 

 

 

Dalia, come ogni mattina, si guarda allo specchio.

Lo fa per necessità, non per vanto.

In effetti del suo aspetto non sembra importarle molto; non adesso, almeno. Certamente si rende conto di essere parecchio più bella della media delle sue coetanee, certamente si rende conto degli sguardi degli uomini, certamente deve rendersi conto di quel suo corpo esile ma pieno di curve golose. Sorride, Dalia. E quel sorriso, che potrebbe essere scambiato per puerile vanteria, non è altro che lucida soddisfazione. La natura è stata buona con lei, le ha donato un aspetto divino, indimenticabile. Somiglia a un’attrice, Dalia. A una Madonna. A un angelo. I tratti delicati di un dipinto, gli occhi grandi e verdi, le labbra piene e turgide fanno di lei una donna di incredibile ma al medesimo tempo discreta bellezza. Pantaloni jeans, scarpe basse e comode per l’università, appena un velo di trucco per sentirsi in ordine. Questo l’armamentario di Dalia. Ma, nonostante la semplicità ricercata e studiata, spicca in mezzo alle altre donne come la luna nel cielo scuro della notte.

A volte la bellezza rende algidi, tutti protesi a non farsi troppo guardare o toccare; se è pur vero che a Dalia gli uomini non interessano, così come non le importa l’amore, trova però intima soddisfazione (ma anche profonda sofferenza) nell’aiutare le donne vittime di violenze in un centro di aiuto. Ed è proprio lì che conosce Lara, fragile e insicura, vittima di un uomo che la picchia ferocemente e dal quale – lei dice – non potrebbe mai separarsi. Manca una rete familiare, mancano i soldi, manca il coraggio. Scappare significherebbe essere braccata. Essere braccata significherebbe essere scoperta. Essere scoperta significa, con molta probabilità, essere ammazzata di botte. Dalia freme di sdegno, chiude gli occhi disgustata. Vorrebbe fare, fare, fare. Vorrebbe cambiare il mondo, vorrebbe cambiare la testa di quella donna, vorrebbe proteggerla, Ma più di ogni altra cosa, Dalia vorrebbe ucciderlo con sue mani. Ucciderlo guardandolo negli occhi, mormorando il suo nome, vedendo la vita scivolare via dal suo corpo come un sudario.

E lo fa.

Bella come un angelo, vendicativa come un demone, Dalia è convinta di essere l’unica in grado – anche grazie a quella sua bellezza delicata – di rendere giustizia a tutte quelle donne. Lara, Roberta, Benedetta… e Maria, sua madre. La vendetta più dolce, più succosa, più goduta sarà proprio quella, quella per la sua bella mamma ormai ridotta a una larva, lontana mille anni luce da lei, ombra tra le ombre, non più donna e non più (quanto dolore e quanta mancanza) nemmeno madre.

Ma questo bellissimo angelo vendicatore è pur sempre una giovane donna che cresce e che vive nel mondo e che, in maniera inaspettata, si innamora del suo giovane barista, Alessandro, occhi cortesi e sorriso imperfetto, sfuggente ma attento, premuroso ma pieno di dolore e di segreti. E mentre le morti si susseguono e giustizia, notte dopo notte, viene fatta, i due ragazzi cominciano a percorrere insieme un pezzettino di strada che li porterà poi – insieme – a un epilogo da mozzare il fiato.

Sarà l’ispettore Caruso (insieme al suo anziano ma vispissimo papà) a indagare su questa inquietante scia di morte e a tentare di far luce su una questione che sembra portare verso un’unica e incredibile soluzione.

Perché gli ho dato 7½?

La violenza contro le donne è fenomeno ampio e diffuso. 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri.

I partner attuali o ex commettono le violenze più gravi. Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente. Gli autori di molestie sessuali sono invece degli sconosciuti nella maggior parte dei casi (76,8%).

SEIMILIONISETTECENTOTTANTOTTOMILA.

Gli ultimi dati Istat – benché segnalino un miglioramento del fenomeno – sono e restano annichilenti.

Com’è giusto che sia, l’ultimo romanzo della scrittrice Marina Di Guardo uscito da poco sugli scaffali per la casa editrice Mondadori, “sfrutta” quindi un tema caldissimo per continuare a parlarne (smettere sarebbe anch’essa violenza) e per parlare – con l’aiuto del mezzo – a tutte quelle donne che, in questo momento, si trovano in una situazione di difficoltà.

Chiaramente, essendo un romanzo ed essendo un thriller non ha velleità altre se non quelle di intrattenere il suo pubblico, sia chiaro; come deve essere chiaro che in nessun modo si inneggia alla violenza e alla giustizia fai-da-te (o DIY, per dirla come piace ai social). Certamente questo romanzo può essere però veicolo di un certo numero di informazioni importanti, primo dei quali è: chiedere aiuto. Sempre.

Ma torniamo al romanzo!

Com’è giusto che sia è un thriller dal plot e dallo svolgimento tipici che presenta però un ritmo davvero molto sincopato, agilissimo, come… messo avanti a doppia velocità da un registratore.

E va bene così.

Le parole scorrono una via l’altra come inseguite dalla penna della scrittrice, senza pause, senza tentennamenti di sorta. La velocità di scrittura si misura (entrando in stretto contatto con essa) con l’urgenza della nostra bella protagonista, Dalia, che non attende oltre, che non ha più bisogno di prove, che non può più aspettare e che deve agire, distruggere, pulire il mondo da tutte le brutture che i suoi occhi vedono e che il suo cuore sente.

La collisione tra lo stile di scrittura e il veloce susseguirsi degli eventi ha il potere di rendere Dalia un personaggio molto tridimensionale, molto vero, poco costruito anche se, a mio parere, non molto amabile. Nonostante la ragazza faccia quello che noi tutti ci troviamo a pensare (è così) quando veniamo a conoscenza dell’ennesima tragedia ai danni di una donna, non sono riuscita ad entrare in sintonia con lei. Non muove empatia. A me? A tutti? Non devo stupirmene? È voluto? Probabilmente sì, è voluto. Perché Dalia è di questo mondo (fa volontariato, ha una mamma, mangia e dorme come tutti, va a scuola, ha delle amiche) ma allo stesso tempo a questo mondo non appartiene più, perché ha visto troppo, ha sofferto troppo, ha dovuto sopportare troppo.

Un thriller costruito nella giusta maniera che del thriller rispetta i canoni e che scopre tutte le sue carte solo nelle ultimissime pagine riuscendo sicuramente a cogliere di sorpresa anche i lettori più smaliziati (nonostante avessi annusato che qualcosa nell’aria c’era, non avevo proprio anticipato il colpo di teatro finale, accidenti!).

Una nuova buona prova per la Di Guardo, quindi, che vi consiglio chiunque voi siate. Femministe convinte, appassionati di thriller, giovani donne alla ricerca di un filo di brivido? Buona lettura a tutti, bimbi!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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