Il gioco della bottiglia

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Titolo: Il gioco della bottiglia

Autore: Pietro Gandolfi

Editore: Vincent Books

Collana: Miskatonic

Anno: 2016

Pagine: 33

Prezzo: 4,90 euro per il formato cartaceo acquistabile a questo link o direttamente presso la sede della Miskatonic University di Reggio Emilia

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Ogni cittadina, anche la più insignificante, ha la propria, piccola leggenda. Molte volte, questa leggenda fa paura. Ma a Serenity la paura non è sufficiente per tenere lontani dei ragazzi annoiati dalla casa di Alice Hill, conosciuta anche come “la strega”. E non è solo la noia a guidare le loro azioni, ma anche un futuro privo di prospettive e le pulsioni dei loro giovani corpi. Il sesso. Quella è sempre una buona ragione. Ma quali segreti nasconde la casa sulla collina? Abbastanza per dare un senso a una vuota notte d’estate? O forse un’intera esistenza? Delle giovani vite verranno messe di fronte a tremende realtà, talvolta inspiegabili, tutto per partecipare a uno stupido gioco. Fate girare la bottiglia, ragazzi. A chi tocca?

LA RECE DELLA KATE:

Io lo so com’è la vita di provincia.

Io so cosa succede in certi paesini.

Io, in uno di quei paesini, ci vivo.

Uno di quei paesini che voi superate in auto per andare in qualche città più famosa, magari Bologna, magari Ferrara o Ravenna. Uscite dall’autostrada perché c’è troppo traffico, fate le strade basse, passate attraverso questi paesini e storcete la bocca. Chi mai, buon Dio, potrebbe vivere qui?

Io. Io ci vivo. Nonostante anche questi micropaesi ai margini delle città si stiano ingrandendo (i ricchi ci vengono a fare le case di campagna, qui) il senso di soffocamento generico non accenna a svanire. Pensare che quindici chilometri più in là c’è la città con le strade, le auto, i bus grandi, una stazione dei treni, una piazza Unesco e la vera vita un po’ fa incazzare. Ma tant’è.

Il senso era che io so che vita si fa a Serenity. Una non-vita per la quale l’unico rimedio sono alcool e droga. Rimedi effimeri per una vita effimera che genera nemmeno ribelli, che la ribellione almeno sarebbe inventiva e voglia di vivere,

ma solo il nauseato prodotto di una società stanca, anch’essa priva di prospettive.

Serenity è un altro buco di culo, l’ennesimo luogo non-luogo nel quale i ragazzi finiscono per affogare e nel quale, irrimediabilmente, ogni sogno svanisce per sempre lasciando spazio a noia, abbandono e rabbia.

E questa sera, che si fa?

Questa sera Eric e la sua banda di scalcagnati giovanotti vanno a visitare la casa di Alice Hill. La casa infestata. La casa della strega. Alice Hill la strega, Alice Hill cacciata dal paese perché diventata troppo strana, Alice Hill forse uccisa dagli stessi abitanti di Serenity. Sì, andranno a visitarla, e ci andranno pure dentro, a giocare.

A cosa?

Alzi la mano chi, negli anni novanta, non ha mai giocato al gioco della bottiglia.

Nah, non guardate me, per carità. Io ero brutta e grassa, io ero come Matt, la sfigata, quella che se la bottiglia si ferma e indica lei, proprio lei, gli occhi di tutti si volgono verso l’alto. Ci siamo capiti. Quindi no, non guardate me, che pure ci ho giocato ma senza divertirmi molto. Guardate invece Christina, la bella del gruppo. Un seno da perderci la testa, una pelle morbida come velluto, curve da calendario. Lei è la donna del boss, la donna del capo. Quella, insomma, che ci va a letto.

E così sono nella casa, una casa da ricchi, da persone agiate. Un bel pianoforte, un bell’orologio. Una casa grande che mai, nonostante l’abbandono, è stata depredata. Strano, no?

E il gioco comincia, nel buio della casa. Gli occhi si chiudono. I respiri si mozzano “Con lui no… con tutti tranne che con lui… tipregotipregotiprego!“. Invece è proprio lui, Matt. Quello senza fisico, quello che nessuno vuole, quello che alla sera si guarderebbe anche un bel film seduto sul divano di casa, ecco.

Invece no.

Invece è lì.

Ha scelto, Matt, di essere lì.

Perché non ha detto “No”? Perché non si rifiuta di mettere in scena ogni sera quella commedia? Perché, anche se trova tutto abbastanza squallido? Matt non è una vittima, guardate me. Concentratevi su di me. Matt ha compiuto la sua scelta.

E così ora si trova lì, con la sventola del gruppo. Dovrebbero… be’, sì, in teoria dovrebbero fare sesso, in quella stanza. La bottiglia si è fermata prima su di lui e poi su di lei. Si sono alzati e sono usciti per appartarsi. Ma chiaro, lei mica vuole davvero fare sesso con lui. Non scherziamo. Ma Matt, adesso, qualcosa pretende. Almeno nuda. Almeno una sega. Qualcosa vuole, se non tutto. Tutto non può avere, è troppo brutto e sfigato, ma almeno il minimo sindacale, caspita, quello sì. Glielo deve. Il corpo di Christine è una meraviglia.

Finché è ancora tutto intero.

Perché gli ho dato 8?

Gandolfi, signori, è un f o l l e.

Gandolfi prende l’horror e ne fa polpette.

Lo trita, lo strizza, lo macera, lo plasma.

Gli piacciono certe ambientazioni americane classiche, certi paesini sperduti e piccini con questi giovani annoiati e depressi, con la coscienza ridotta a un flebile lumicino e le palle rotte dal non far nulla.

Gli basta la base, le prime pennellate, il primo colpo d’occhio.

Da lì in poi è tutta in discesa. Tanto sesso, un pizzico di splatter, il sangue che non è quello che si vede ma quello che si annusa, la cattiveria e l’avidità umana, che quella è ancor più temibile di ogni mostro e quel vedo-non-vedo tanto caro a noi amanti dell’horror.

Dov’è il mostro, Gandolfi?

Dove ce lo stai nascondendo?

C’è… c’è.

È lì, nell’ombra, proprio dietro di voi. Grande grande, immobilizza gli arti, ghiaccia il cuore, fa tremare tutto.

È lì, nell’ombra, splendido alleato, incredibile divoratore di gioia e di speranza e di futuro.

Il gioco della bottiglia è un omaggio a tutti i fedelissimi di Gandolfi che troveranno, in questo piccolo e breve gioiello, ancora una volta il mondo, il loro mondo, quello che amano, fatto di durezza e crudeltà, di un horror senza compromesso e senza parafrasi.

Buona lettura, bimbi.

E ricordatevi di non bullizzare mai nessuno.

Non è saggio.

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4 pensieri su “Il gioco della bottiglia

  1. Sembra interessante, ma 5 euro per una trentina di pagine mi sembrano davvero troppi.
    Vivo anche io in un piccolo paesino, e adirla tutta ci sto anche bene, sarà che sono strano io ma lo preferisco al fraffico della città che ho comunque e 15 km da casa e che quindi posso raggiungere quando voglio. Buon Anno Kate e grazie per tutti gli spunti di lettura.

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      1. Hai ragione Kate. Diciamo che io avrei preferito (per il cartaceo) che avessero raccolto in un singolo volume 3-4 racconti, per poi far pagare la raccolta 10-12 euro. Ma è un’opinione personale, è ovvio e giusto che la casa editrice segua le politiche di vendita che ritiene più opportune.

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