Spettri di ghiaccio

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Titolo: Spettri di ghiaccio

Autore: Maico Morellini

Editore: Vincent Books

Anno: 2016

Pagine: 36

Prezzo: 4,90 euro per il formato cartaceo acquistabile a questo link o direttamente presso la sede della Miskatonic University di Reggio Emilia

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Lyubov Orlova era una famosissima cantante ed attrice sovietica, un’autentica star nei paesi dell’ex Patto di Varsavia e a lei venne dedicata un’imponente nave da crociera, costruita per solcare i mari più freddi del pianeta. Dopo numerosi anni di servizio e in seguito al fallimento della compagnia alla quale apparteneva però, la Lyubov Orlova venne destinata allo smantellamento. Ma proprio durante quello che doveva essere il suo ultimo viaggio, accade qualcosa di strano e di totalmente inspiegabile e questo colosso dell’acqua va alla deriva, sparendo completamente dai radar. Nascono così terribili leggende che passano di bocca in bocca, da porto a porto, e trasformano immediatamente la nave russa nel classico vascello fantasma di tanti racconti dell’orrore. C’è addirittura chi giura di avervi visto a bordo un’infernale orda di ratti giganti mangiauomini… Ma c’è qualcosa di vero sul conto della Lyubov Orlova o si tratta solo di “bufale” marinare? E infine, perché all’improvviso c’è qualcuno disposto a tutto pur di recuperarla?

LA RECE DELLA KATE:

Millhan è un uomo di poche parole, un capitano giusto e appassionato. Il mare è il suo mondo e la Antares la sua casa, da sempre. Il suo equipaggio – ragazzi un po’ rudi ma efficaci lavoratori – la sua famiglia. Ha un carattere spiccio e pragmatico, lui che viene dal mare e che è abituato a dare poche e semplici direttive per far funzionare e far navigare al meglio la sua favolosa nave. Per questo poco capisce gli arzigogoli creativi del dottor Lindholm, un docente universitario con, all’attivo, molte pubblicazioni riguardanti clima, scioglimento dei ghiacci polari e altre amenità. Non capisce perché stanno perdendo tempo attorno a quelle questioni, non capisce perché tante domande. Poi, un nome.

Lyubov Orlova.

Classe 1902.

Attrice russa dagli occhi magnetici e dal fascino indiscutibile.

E.

E una nave russa costruita negli anni settanta e impiegata per crociere in Antartide. Robusta, intorno ai trecento piedi di lunghezza, pensata per sopravvivere a condizioni estreme e capace di muoversi nei mari ghiacciati.

In attività fino al 2010, nel 2012 avrebbe dovuto raggiungere il porto di Santo Domingo per essere smantellata ma… non vi arrivò mai.

La Orlova finì alla deriva, e lì rimase, abbandonata a sé stessa, in balia delle onde e di quel mare che ormai le faceva da culla, libera di navigare per i mari, ormai schiava di nessun padrone, poiché nessun padrone più la voleva sotto il suo dominio.

Popolata da ratti cannibali, si dice.

Una nave stregata, si dice.

E ora, quell’uomo, quell’accademico, dice di sapere dove si trova. Dice che bisogna trainarla. Dice che ha bisogno di una cosa che è dentro la nave e che poi, lo giura, non vorrà più nulla. In cambio cederà tutta la rendita (assai cospicua) dello smantellamento nella Orlova al capitano e al suo equipaggio.

Vero che quella storia sembra una follia, ma vero anche che tutti quei dollari farebbero gola a chiunque, anche a un pazzo. E il capitano Millahn non è un pazzo.

Perché gli ho dato 8?

Perché non amo l’acqua e non amo il mare ma amo le storie di mare.

Perché Maico è un abile narratore e prima ancora di farti paura, ti avvince, ti fa suo schiavo. La prende alla larga, la prende dolce come certe onde del mare, ti culla in un abbraccio seducente, allarga l’inquadratura e tu senti l’odore del mare, l’odore della pelle del capitano, annusi il suo coraggio e il suo amore per l’avventura. Le tocchi, tutte quelle cose lì. E se anche fino a poco fa nulla ti sarebbe interessato di una nave da crociera (realmente esistita) chiamata come una famosa attrice russa bellissima, adesso non potrai fare a meno di voler sapere ogni cosa. Vorrai vederla, vorrai scorgerla tra i flutti, lei, solitaria com’è, misteriosa com’è.

C’è odore di salsedine ma anche di qualcosa di molto meno terreno e terrestre.

C’è odore di paura e di straniero.

C’è odore di imbroglio e di perfidia.

“Scappa, capitano, scappa!”

Ma non scapperà. Guarderà la sua vita andare in pezzi, guarderà ogni certezza sbriciolarsi e affondare davanti ai suoi occhi, affronterà la paura più grande, quella della perdita del coraggio e noi saremo lì, con lui, fino alla fine.

Spettri di ghiaccio è un brevissimo ma immenso racconto di mare.

Immenso perché avvincente come un film ma breve come un trailer. Ci vuole bravura, non trovate, per mettere in atto questo tipo di magia? Ci vogliono le giuste parole, la giusta terminologia, i personaggi più scaltri, il mare più insidioso, le leggende più succulente.

Ci vuole cu-rio-si-tà.

E Dio solo sa quanto amo le persone curiose. Le persone che vengono a conoscenza di una storia e, su quella storia, ne inventano una loro, tutta loro.

E Dio solo sa quanto amo le persone che sanno raccontare delle storie. Non le storie che si ascoltano e basta, ma quelle che si vedono con gli occhi del cuore e della mente.

Da questo racconto io esco piena di salsedine. E con un piccolo ma efficace brivido di dispiace e di raccapriccio che, dalla base della schiena, si arrampica lungo la mia spina dorsale.

Buona lettura, amici.

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