Altrisogni Vol.3

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Titolo: Altrisogni Vol.3

Autori: AA.VV.

Curatore: Vito Di Domenico

Editore: DBooks.it

Anno: 2016

Pagine: 117

Prezzo: 2,99 euro per il formato digitale (unico disponibile)

Il voto della Kate: 8

SINOSSI: 

Altrisogni – Antologia di narrativa fantastica, Vol.3 è la terza uscita di Altrisogni, progetto nato nel 2010 in forma di rivista digitale e trasformatosi poi in una collana di antologie di racconti.
Questo terzo volume propone i migliori racconti inediti di fantasy, horror, fantascienza e weird accuratamente selezionati dalla redazione negli ultimi mesi.
L’antologia Altrisogni Vol.3, con la magica illustrazione di copertina realizzata da Paolo Lamanna, ospita sette storie mai pubblicate prima di ottimi autori italiani, che spaziano dall’epic fantasy alla fantascienza distopica, dall’horror dissacrante al weird più inquietante. Un mix di generi e suggestioni pensato per soddisfare anche i lettori di fantastico più esigenti.
Contiene i racconti:
– Figlio di canti, di Davide Camparsi
– Dietro il frigorifero, di Federica Leonardi
– Furore, di Claudio Magliulo
– Hell Express, di Matteo Pisaneschi
– Mordred, di Fernanda Romani
– La lunga notte del ladro di ricordi, di Davide Schito
e
– Veduta di Carcosa, di Alessandro Girola

LA RECE DELLA KATE: 

Da sempre – chi mi segue lo sa – la mia attività onirica è fervida e molto interessante. Seguo i miei sogni come seguirei l’ultima serie in voga su Netflix o l’ultimo film al cinema, attenta ai particolari e completamente avviluppata dalla storia che si sta svolgendo, volente o nolente e letteralmente, sotto i miei occhi. I miei sogni sono a colori, sono verosimili, niente mostri né cose strane. Spesso sono molto belli, a volte angoscianti, ma sempre abbastanza aderenti alla realtà e, dunque, secondo me ancor più coinvolgenti.

Ok, sì;  l’ultima volta ho sognato che potevo carbonizzare chiunque con il calore delle mie mani, ma questa è un’altra storia (bella, però, ve lo assicuro!).

Perché vi sto parlando della mia attività onirica, direte voi?

Perché ieri ho scoperto il motivo per cui Altrisogni si chiama Altrisogni.

Altrisogni sono i sogni che non avete mai fatto.

Altrisogni è la vostra fantasia più scatenata.

Altrisogni è magia, futuro, disperazione, divertimento.

Altrisogni è intrattenimento, come ci ricorda il curatore, ma è un intrattenimento intelligente, sano, bello, pulito.

Sapete, a volte mi ritrovo a essere molto stanca. No… non del lavoro e della vita di mamma. Stanca del mondo, delle cose, delle persone. Stiamo diventando qualcosa che non mi piace più molto. A volte temo mi si cancellino i sogni e che il mio sonno sia solo un lungo e largo buio. Ho il terrore che succeda. Ho il terrore che tutta questa confusione mi e ci trasformi in qualcosa che non voglio diventare. E badate, non sto parlando di cose strane. Sto parlando dell’umanità più basica, dei sentimenti più semplici e naturali, delle cose più normali. O che almeno dovrebbero esserlo. Abbiamo troppe cose per la testa, tutti pretendono troppo da noi, noi pretendiamo troppo dagli altri. Ci dimentichiamo anche di noi stessi. Io sento gente dire: “Non ho avuto nemmeno il tempo di pranzare.” “Non ho avuto nemmeno il tempo di andare in bagno.” Sono cose gravissime. Cose a cui bisognerebbe non abituarsi mai. Io non voglio abituarmi a questa mala-umanità.

Ma Altrisogni tiene alti i pensieri, le speranze, i sogni. Tinge la nostra mente dei tanti colori dell’arcobaleno, graffia la superficie del nostro ipotalamo e inserisce da qualche parte, laggiù in fondo, quelle immagini fantastiche e piene di idee e di cose e di sensazioni di cui abbiamo un disperato bisogno. Prendete dunque questa antologia (e le tante che troverete in giro tutte Made in Italy) come una pillola di sogni. Come una medicina, sì. Una medicina contro le brutture, la fatica, la stanchezza, gli scazzi (perdonatemi) quotidiani che vi allontanano da quello che sentite di essere veramente.

Ma parliamo dei racconti, perdiana!

Ospite d’onore dell’antologia è Alessandro Girola. Alessandro non ha bisogno di presentazioni, il suo nome è conosciutissimo e la sua penna molto, molto amata da tutti gli amanti dell’indipendente e da tutto coloro che amano leggere bene e leggere italiano. Scrittore per passione smodata, ha voluto regalarci uno dei suoi tanti sogni, una delle sue molte fantasie con Veduta di Carcosa, un racconto a tema Lovecraftiano che trae spunto dal mondo dell’arte, in particolare dalla fervida immaginazione di un grande e immortale artista del nostro tempo: De Chirico. Poiché ho da poco (molto poco) avuto modo (non vi dico dove perché non andiate a svaligiargli casa) di vedere un vero De Chirico appeso davanti al mio naso, non ho potuto che leggere rapita questo bellissimo racconto dal finale giustamente inquietante.

Davide Schito racconta di un mondo distopico nel quale il sole si è spento e l’umanità ha subito alcune trasformazioni. Chi mangia gli altri, chi sa rubare ricordi, chi sa vedere nel futuro. Un racconto dal ritmo sincopato che è riuscito a trasmettere in pieno e senza molto sforzo tutta l’angoscia di una vita passata con gli occhi sbarrati verso il buio più totale.

Con Mordred la Romani ci fa fare un bel salto all’indietro e, molto presto, torniamo ai tempi della famosa Tavola Rotonda. Artù e suoi cavalieri ci faranno assaggiare, ancora una volta, il clangore delle spade e il sapore metallico del sangue versato.

Furore credo sia il mio preferito. Distopico anch’esso, racconta di un mondo nel quale le emozioni non esistono più, sono state spazzate via da non si sa bene chi o cosa. Al loro posto, comode pillole da assumere giornalmente per dosare i livelli di Odio, Amore e Passione. Un mondo terribile ma… wow… decisamente affascinante!!! Affascinante come un film.

L’amico Matteo Pisaneschi ha immaginato una Route 66 diretta all’inferno, una strada in mezzo al nulla nel quale un uomo, un uomo come tanti altri, ha scelto di trasportare non cose, non animali ma anime dannate. Dirette all’inferno. Ma io lo dico sempre: l’amore, alla fine, vince.

Dietro il frigorifero è terribile e fa accapponare la pelle. Io non so se riuscirò più ad avvicinarmi moltissimo al mio elettrodomestico di fiducia. La Leonardi mi ha fatto cambiare un tantinello la mia visione della cosa. Per quanto mi riguarda, lì dietro, non ci spolvero più.

Figlio di canti è un racconto a tema fantasy nel quale compaiono draghi e cavalieri, sangue e oppressione, dolore e morte e il desiderio unico e solo di tenere in vita un bambino troppo importante per essere sacrificato. Un bambino che ha un compito ben preciso, necessario a tutta l’umanità.

Perché le ho dato 8?

Mi sembra di essere stata abbastanza chiara e di aver scritto un incipit così lungo a questa recensione che ormai starete pensando: “Per l’amor del cielo, zittati, menestrello dei nostri stivali!”

Ma una cosa voglio dirla. Anzi due.

Partendo dal presupposto che, parlando di fantastico, io mi sento più adatta e più tranquilla se si parla di fantascienza futuristica (infatti il mio racconto preferito è Furore!), credo che questo sia il numero di Altrisogni più bello di tutti.

Breve ma non brevissimo, semplice da leggere (volendo farlo) anche in un sol colpo in una di queste lunghe sere autunnali, pieno di suggestioni diverse tra di loro che si fondono tra passato a presente creando una tavolozza di colori e un’immagine frammentata ma non disomogenea.

Chissà se riesco a spiegarmi…

Ok. Adoro il make-up, forse qualcuno di voi lo sa. La cosa che più amo sono le palette, scatoline che contengono molti ombretti. Diciamo che si può già chiamare palette una scatolina con 4 ombretti diversi ma si può arrivare (e chiamare sempre palette) anche una scatolina con 80 cialdine e dunque 80 colori diversi. Una palette con 12 colori, ad esempio, avrà 12 colori ovviamente diversi. Ma i 12 colori sono studiati in maniera tale da poter essere messi sull’occhio tutti in coppia o in trio senza mai risultare disturbanti. Colori diversi ma che, insieme, stanno bene e creano armonia.

Questa cosa è Altrisogni.

Diversità e armonia.

E, come mi piace dire sempre, amore per ciò che si fa mettendosi a servizio del lettore, vero padrone.

Leggetela.

 

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Un pensiero su “Altrisogni Vol.3

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