Mendicanti d’autunno

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Titolo: Mendicanti d’autunno

Autore: Luigi Pellini

Editore: DBooks

Anno: 2014

Pagine: 251

Prezzo: 15,00 euro per il formato cartaceo – 3,90 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 6/7

SINOSSI:

La stagione dei colori che si attenuano, del crepuscolo che irrompe quando il giorno sembra ancora promettere il meglio, della malinconia che ti abbraccia, del buio che ti avvolge mentre cammini e del freddo che ti sorprende, facendoti rabbrividire: è l’autunno, che riempie il tempo e lo spazio di questa raccolta di storie brevi, lunghe, tristi, ironiche, paurose, delicate, romantiche e ciniche. Storie di ultimi addii, di favole senza consolazione finale, di abbandoni vendicati, di bambine e di elfi di saggina, di morti che camminano e di anime prigioniere. Storie raccontate a volte in un sussurro, a volte gridate, ma che è impossibile non ascoltare. Sono le storie dei Mendicanti d’autunno, racconti fantastici che portano la firma di un autore che sa spaventare con il sorriso triste della stagione del commiato.

LA RECE DELLA KATE:

Un bosco di notte. Tutto ha inizio da un bosco di notte.

Alessandro ha scelto proprio lui, proprio Riccardo.

Nel bosco di notte, quella notte, arrivano ancora i mendicanti d’autunno. Riccardo deve vedere. Riccardo deve sentire. Riccardo deve sapere.

Riccardo che però dovrebbe mentire ai suoi genitori, dovrebbe uscire di casa alle sei del pomeriggio e non tornare, non tornare per la notte. Sono cose serie, mica cose sulle quali scherzare ma… i mendicanti d’autunno raccontano delle storie… delle storie incredibili, perché loro viaggiano il mondo e e quello che raccontano ti fa battere il cuore e ti lascia senza respiro. Una cosa così ti fa diventare speciale per osmosi – dice Alessandro – perché tutto quello che vedi e ascolti è speciale. Alessandro ammalia Riccardo, e Riccardo, alla fine, accetta. Andrà a conoscere i mendicanti, andrà ad ascoltare le loro storie che sono come magia ma ancora meglio. Meglio del circo. Meglio della televisione. Meglio di tutto. E presto sono nel bosco, presto attorno a loro piccole luci simili a fuochi fatui, ombre allungate e nere come la pece, un uomo molto magro, una donna dalla pelle scura, un vecchio curvo e nodoso. Le luci attorno a loro non servono per far illuminare la notte, ma per rendere più scure le stesse ombre. Per confondersi meglio nella notte, con quei loro cappucci e quei volti indefiniti.

E la magia – una magia obnubilante e terrifica – ha inizio.

Non crediate che i mendicanti d’autunno raccontino storie di un autunno colorato e dalle foglie crocchianti. Non crediate che l’autunno da cui provengono sia un autunno dolce, giallo e arancione. Il loro autunno è marrone, scivoloso, grigio. La peggiore delle giornate, cielo grigio fumo e pioggia ghiacciata che entra dalla giacca e si insinua lungo la schiena. Vi sentirete afferrati alla base del collo, guardati da uno sguardo affatto benevolo, giudicati e non voluti, minacciati da qualcosa che nemmeno comprendete e che mai comprenderete.

I mendicanti d’autunno esigono il loro tributo.

Perché gli ho dato 6/7?

Due considerazioni, del tutto personali, come sempre, ché io non sono un critico letterario ma solo un’umile serva dei libri che mi vengono affidati.

La prima considerazione è che, secondo me, anche la raccolta di racconti più figa e spaziale dell’intero pianeta non può essere molto lunga. Già (lo sapete) le raccolte – che siano di autori vari o di un solo autore – non hanno più tutto quell’appeal su di me, se poi sono molto corpose l’entusiasmo arriva al lumicino.

La seconda considerazione è che, in questo caso specifico, non tutti i racconti sono indimenticabili e secondo me non tutti andavano inseriti nella raccolta. Ma tant’è.

Credo che questo libro abbia un incipit pazzesco, molto teatrale, molto d’atmosfera.

Se è vero che la combo ragazzini/bosco non è nuova al genere e mai sarà una novità, è anche vero che l’autore si è rivelato particolarmente bravo a creare un mondo-dentro-al-mondo-dentro-al-mondo (il nostro mondo di lettori-il mondo dei due ragazzini nel bosco-il mondo immaginifico dei mendicanti) che ricorda un po’ i vecchi telefilm anni ’80, con certe atmosfere tutte particolari e vagamente inquietanti create da ragazzini inquieti, curiosi e sprezzanti del pericolo.

Dicevo che non tutti i racconti sono centrati, puntuali e arrivano al lettore. Alcuni – credo – si perdono nel tentativo di dare, dare e dare con sempre più parole, sempre più immagini, sempre più dialoghi quando invece, nella maggior parte dei casi, sono proprio i racconti più brevi quelli che spiazzano e creano quell’effetto “pelle d’oca” che a noi lettori piace.

Tra i tanti, mi piace menzionare Prâna, Nozze d’oro, Raccolta alimentare, Non è amore, Pensieri, Il ristorante del morti.

Ma io sono certa, anzi certissima, che ognuno di voi troverà i suoi racconti preferiti, le sue atmosfere perfette, le sue idee migliori, pagine da piegare, segnalibri da apporre, occhi da sgranare.

Le oscure fantasie di Pellini accenderanno la vostra mente, faranno palpitare i vostri cuori e certe idee, certe trovate, vi saranno d’aiuto per sviluppare un certo vostro ideale fantastico, perché qui davvero ne abbiamo per tutti i gusti.

Da leggere tutto in un fiato o piano piano, racconto dopo racconto, per terminare la serata con un sorriso un po’ incerto, non sicurissimi, al fin fine, di riuscire a dormire sonni tranquilli.

I mendicanti d’autunno amano viaggiare, del resto.

Se la prossima tappa fosse casa vostra?

Una citazione a parte va fatta alla cover. Più che bella, meravigliosa. Ci fosse la possibilità,  comprerei sicuramente la stampa.

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5 pensieri su “Mendicanti d’autunno

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