Fuori si gela

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Titolo: Fuori si gela

Autore: Debora Omassi

Editore: Fernandel

Anno: 2016

Pagine: 160

Prezzo: 13,00 euro per il formato cartaceo – 6,49 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 5 ma anche 7

SINOSSI:

Denise, ex modella e tossicodipendente, vuole troncare il difficoltoso rapporto con l’amante. In una serata di pioggia, in cui la “Milano bene” appare per quello che è realmente, sporca, desolata, infida, la protagonista finirà per diventare complice di un delitto… Nei nove racconti di Fuori si gela il freddo di una Milano cupa e invernale si mescola al gelo interiore dei protagonisti, una sensazione d’angoscia che li tiene svegli di notte ma che ognuno custodisce come un tesoro di cui non ci si vuole liberare, che sta in quello spazio appena sopra lo stomaco e poco sotto il cuore. Esistenze alienate, personaggi che soffrono la mancanza di qualcosa, professionisti del fallimento e della solitudine. Tutti, senza eccezione, si trovano davanti a un bivio, e qui devono decidere se e come affrontare se stessi e il proprio passato, ma il mondo in cui sono immersi è crudele, meschino, impietosamente sincero. Un mondo in cui la via della redenzione è impraticabile.

LA RECE DELLA KATE:

C’è Vittorio. Una vita simile a tante altre; casa, moglie, figli, lavoro, piccole passioni, piccoli desideri, la fatica di ogni giorno resa più sopportabile dalle tante soddisfazioni e dalle piccole gioie che poi danno ci danno la possibilità di fare ancora un altro passettino, ancora un altro, ancora un altro. Fino a quando un medico frettoloso e non molto partecipativo ti dice che quella donna lì, quella che è la madre dei tuoi figli, quella che hai amato, è molto malata. Molto, molto malata. E all’improvviso non si cura, non si mette lo smalto, non si pettina, ingrassa, tenta di mangiare il telecomando e urla, urla. Urla cose terribili. E i figli che hai cresciuto se ne vanno e tu rimani lì, da solo.

C’è Fabio. Uno dei tanti ex. Uno di quelli che aveva un matrimonio e adesso non lo ha più. Uno dei tanti che aveva una moglie e adesso non l’ha più. Uno dei tanti che aveva una vita e adesso non solo l’ha più, ma tenta di cancellare anche quella altrui. Fabio è uno di quelli che chiama di notte, che minaccia il suicidio, che piange, che fa la vittima. Uno di quelli, insomma, che la vita te la rovina davvero, se vuole.

C’è Laura. Sognava una vita normale invece è andata a sbattere contro un uomo violento. Prima una sberla, poi un’altra, poi un naso rotto. Le cose funzionano così: lui paga le spese, lei sta zitta. Perché non ha una rete intorno, perché è sola, perché ha una paura fottuta. E quando la felicità bussa alla sua porta, lei si distrae troppo, brinda un calice fatale, chiude gli occhi. Si tratta di un attimo.

Sono solo alcuni dei protagonisti dei racconti che troverete in questa raccolta. Protagonisti ignari di essere seguiti, guardati, osservati e giudicati dalla penna della Omassi, che dipinge per noi alcuni scenari decisamente… da brivido.

Perché gli ho dato 5 ma anche 7?

Ma soprattutto… cosa stai dicendo, Kate?

Sto dicendo che non mi sento di dare un voto univoco a questa raccolta, pertanto ho pensato di dividere in due la recensione.

Il primo voto, il 5, si riferisce ai temi trattati.

Io non sono un’allegrona di natura. Lo ero, lo ero. Da ragazzina ero un vero tornado. Cantavo a voce altissima, ero la buffona di corte, mi facevo sbattere fuori dalla classe, facevo casino non appena potevo, ridevo a voce altissima ed ero ben lieta di organizzare ritrovi, cene, serate. Ero piena di energie. Facevo tutto senza sforzo. Poi… poi le cose sono cambiate. La vita ti cambia. Le situazioni ti cambiano. L’età ti cambia. Non sono certo una maniaca depressa, sono molto fortunata e godo di una salute quasi ottima (certo, durante gli attacchi emicranici sono molto poco spavalda) ma i tempi dei vent’anni sono decisamente cambiati. Molto più riflessiva, vagamente più introversa, decisamente più perplessa su alcuni temi. Ma sapete cosa? Per me il mondo rimane sempre e comunque un posto meraviglioso. Io indosso 24/24 e 7/7 dei magnifici occhiali rosa. Non è colpa mia, ci sono nata. Anche se tendo a fare l’orso, io vedo le cose in rosa big babol. Vedo le cose belle, ok? Non ce la faccio a fissarmi sulle brutture. Non ce la faccio a parlare di politica. Non ce la faccio a sparlare dei giovani di oggi. Non riesco proprio a pensare al mio Paese come a un Paese corrotto e incivile. Vedo che ci sono delle cose brutte, ma vedo anche tutto il bello attorno a questa pallina nera e sporca. Io sono ottimista. Io credo che il disagio espresso ad alta voce generi solo altro disagio. La visione della Omassi, quindi, mi mette in difficoltà. Omicidi, morte, malattia, violenza. Io… io so che queste cose esistono, d’accordo? Lo so. Non sono una sciocca, e lo so. Mia madre è venuta a mancare quando avevo 21 anni. So bene che il mondo NON È poi molto rosa. Ma non ho nemmeno voglia di vedermi sbattute in faccia tutte le schifezze che ci sono. E allora perché l’ho letto? Perché ero curiosa. Perché sono una blogger. Perché amo leggere. Perché amo le novità. Perché mi piace la CE in questione. Perché nonostante non sia il mio genere preferito, così “dark” e così crudo, voglio leggere, sapere, informarmi, capire. Queste, comunque, non sono storie di vita. Sono storie di solitudine, che è altra roba.

Il secondo voto, il 7, è invece un giudizio tecnico. Per come posso essere tecnica io, ovviamente.

Il racconto – l’ho già detto altre volte – è una prova non semplice. Se in un romanzo hai svariate possibilità di attirare l’attenzione del tuo lettore, in un racconto tutto si svolge nel giro di quanto? Dieci pagine? A volte meno. Dieci pagine per far innamorare. Dieci pagine per convincere. Hai dieci pagine per farmi pensare “Ok, continuo a leggere”. Un incipit via l’altro, insomma. La prova più difficile per un autore – l’incipit appunto – ripetuta “enne” volte. Wow, eh? Già. C’è chi non sa scrivere nemmeno una mail di lavoro, poi c’è chi sa scrivere nove racconti e tutti e nove credibili. Ri-wow. Fuori si gela è una buonissima prova che, temi trattati a parte, scorre via come una lama calda sul burro. Si legge, si legge, ancora si legge. Si volta pagina, vita dopo vita, con un senso di angoscia ghiacciata che sale dalle viscere fino a su, alla gola. La prosa è fluida, sicura, tenace. La Omassi tiene in pugno lettore e attenzione, suspance e ritmo con uno sforzo che sembra (basta che sembri, va bene così) assolutamente minimo. Uno sguardo acuto e interessante sulla solitudine moderna che spesso trova ostacoli anche lì dove in realtà non ce ne sono affatto. La paura della paura, la paura del fallimento, la paura della non-esistenza come armi potenti e mortali.

Un’Italia gelida, sola, arrabbiata e nebbiosa per una lettura ideale in questi lunghi e tristi pomeriggi autunnali.

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