Ricettario amoroso di una pasticciera in fuga

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Titolo: Ricettario amoroso di una pasticciera in fuga

Autore: Louise Miller

Editore: Sonzogno

Anno: 2016

Pagine: 320

Prezzo: 17,50 euro per il formato cartaceo – 9,99 euro per la versione digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI: 

Gli chef, si sa, hanno un brutto carattere. E non tutte le ciambelle riescono col buco. Eppure Olivia Rawlings, rinomata pasticciera del più esclusivo club di Boston, sembra fare eccezione: con le sue forme abbondanti e i capelli tinti di viola, colleziona un successo dietro l’altro, concedendosi a servizi giornalistici e apparizioni televisive, nonché a una relazione clandestina col suo datore di lavoro, padre di famiglia. Una vita dolce e piena di sapore, almeno fino al giorno della festa per i 150 anni del club, quando Olivia, sotto gli occhi di tutti, incendia non solo la torta flambé ma l’intero locale. La sua carriera è letteralmente in fumo, e le tocca abbandonare il glamour della metropoli per rifugiarsi a Guthrie, uno sperduto paesino del Vermont, patria di musiche e balli folkloristici. Immersa nella vita di provincia in compagnia del cane Salty, Olivia crede di ritrovare la tranquillità necessaria per riordinare le idee. Tanto più che la burbera Margaret la assume come pasticciera nella propria locanda. Per una cittadina come lei, la casetta con veranda, il frutteto, la fragranza dei cibi genuini e le serate danzanti con la band del luogo sono un vero idillio. E l’incontro con Martin, tornato da Seattle per accudire il padre malato, la persuade di non essere più così sola al mondo. Ben presto, però, qualcosa si incrina: nel piccolo paese i pettegolezzi cominciano a girare e la nuova arrivata, dipinta come una rovinafamiglie, ne è l’oggetto preferito.

LA RECE DELLA KATE: 

Che il mondo della cucina abbia ormai preso il controllo di molti aspetti della nostra vita non è più mistero. Dal cinema alla televisione, dai reality alla letteratura, abbiamo più cuochi che peli sulle gambe (il che, per quanto mi riguarda, è straordinario). Belli, molto belli, sfrontati, sempre con la parolaccia in bocca, sensuali come ballerini di tango, focosi come un peperoncino habanero ficcato direttamente in gola, i cuochi hanno messo una poltrona bella comoda nei sogni più proibiti di molte donne (nei miei c’è Barbieri, il piccoletto di Masterchef, tanto per essere chiari) rischiando di scalzare calciatori e compagnia bella.

In letteratura vanno forte anche gli chef di sesso femminile: di solito molto belle, molto impegnate, senza una vita privata; l’ultima che mi è capitata si innamorava di un critico gastronomico che aveva bocciato senza pietà il suo locale, mettendola nei casini (non chiedetemi il nome del romanzo, abbiate pietà). Profumi e ricette, salse e salsine rendono questo filone letterario succoso sotto molti punti di vista, rendendoli il vero must del momento.

Qui abbiamo Olivia, che io mi sono immaginata essere una specie di Sookie della famosa serie televisiva Una mamma per amica (escano dalla sala tutti coloro che non hanno mai visto una puntata di questo telefilm, grazie). Olivia è una trentaduenne taglia 46 (ci tengono a dirlo e io lo dico a voi) che ha tre passioni: i dolci, i capelli e il suo titolare, un uomo molto più vecchio di lei e molto sposato. Per i dolci nessun problema: nessuno batte Olivia, nessuno. Per i capelli… poco da fare, quintali di tinta per i capelli, sempre di colore diverso e sempre improponibile. Per il titolare… le cose stanno così. Olivia non sa che farci.

Fino a quando le cose non precipitano e si trova con una torta in mano che fa prendere fuoco a qualcosa che dà fuoco a qualcosa d’altro, che dà fuoco a qualcosa d’altro fino a quando tutto il locale – il locale del suo capo che è anche il suo amante -non prende fuoco. E lei prende la porta e se ne va. Via dalla vita di lui, via da quella puzza di fumo, via dalle prese in giro della sua brigata di cucina, via da lì e dalla direzione che di sicuro le consiglierebbe di prendersi qualche tempo di riposo, senza sapere che lei deve pagare un affitto e vivere dignitosamente.

E allora si parte, si lascia la città e si corre da una vecchia amica che vive nel posto meno cittadino e meno glamour del pianeta: Guthrie, Vermont.

A Guthrie ci sono molti boschi, pochi negozi, tanta gente che si conosce da sempre. Poco altro. Niente traffico, niente negozi chic, niente ristorantini etnici, niente di niente. Zero possibilità di essere cercata e riconosciuta… soprattutto se spegne il cellulare e finge di essere morta. E per continuare a stare lì e tentare di farsi dimenticare da chi è rimasto a Boston, l’unica è rifarsi una vita. E per rifarsi una vita bisogna lavorare. Olivia comincia a produrre dolci per Margaret, una settantenne burbera, orgogliosa e con una carattere spigoloso come un tavolino Ikea.

La morbida e colorata cuoca è ben decisa a non lasciarsi abbindolare: dopo l’esperienza di Boston non ha intenzione di affezionarsi a nessuno. Lei è lì per lavorare e per guadagnarsi da vivere e tutto sommato la vita in quel piccolo paese nel mezzo del nulla fa bene al suo cuore. Le serate placide e i cieli stellati guariscono, con dolcezza, le sue ferite.

Ma il ritorno di Martin (uno dei figli della migliore amica di Margaret) in città complica – come sempre accade – le cose, e Olivia si troverà a fare i conti con l’amore, la responsabilità e la sua idea di futuro in mezzo a quintali di farina e dozzine di uova.

Perché gli ho dato 7?

Ricettario amoroso di una pasticciera in fuga è un romance tipicissimo che mi ha sbalordito.

No, aspettate.

Non mi ha sbalordito per il plot, ho appena detto che è tipicissimo!

Mi ha sbalordito trovarlo edito da Sonzogno, semmai.

Un romanzo così leggero e spensierato, così poco impegnativo e così spiccatamente “femminile” me lo aspetto da altre case editrici. Dalla Newton, dalla Giunti… ma non dalla Sonzogno. Eppure. Così è. Non che sia un male, sia chiaro. Solo curioso.

Ma perché, allora, gli ho dato 7?

Gli ho dato 7 perché avrei voluto dargli 6, ma poi non me la sono sentita. 6, pur essendo una sufficienza, suona come un “mmmhhh…”. Una specie di pacca sulla spalla, no? Una specie di contentino. 8, invece, sarebbe stato esagerato, assolutamente non proporzionato. 7 è il voto giusto per questo romanzo che, pur essendo letto e riletto in mille salse (per restare in tema) riesce a intrattenere per un numero di pagine considerevole (320 ma scritte piiiiccole piiiiccole) senza annoiare quasi mai. Certo, fossi stata io la editor avrei proposto molti tagli, ma non essendolo, ho comunque goduto di alcuni personaggi molto riusciti (Margaret in primis seguita a ruota da Martin) e di una location affascinante come poche.

La trovata “scappo dalla città e vado a rifugiarmi lontano da tutti” non è nuova. Ma funziona sempre, accidenti. Funziona se si tratta di una fashion blogger tutta pelle e tacco 12, funziona se si tratta di una ricca ereditiera abituata agli agi della villa a quindicimila piani in città, funziona anche con questa chef burrosa e senza più speranze nell’amore. Ma soprattutto: funziona per chi legge. La dicotomia penso da cittadina/vado a vivere in campagna esercita da sempre un fascino particolare. Qui, poi, abbiamo case in legno, fienili, banjo, musica folk, stivaloni e boschi illuminati solo dalla luce della luna. Ehi, amiche… tutte ci caschiamo, poche storie  🙂

Non troverete niente di più e niente di meno di ciò che viene promesso sin dalla copertina: tanto colore, tanto cibo, tanto zucchero, tanto sentimento, qualche colpo di scena. Perché la vita sa essere tanto dolce quanto amara, tanto prevedibile quanto ricca di sorprese. Ed è meravigliosa così. Olivia se ne accorgerà presto, molto presto.

Assolutamente consigliato alle amanti dei dolci e della cucina e dei romance più classici  🙂

Buona lettura, amici!

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