L’imperfetta meraviglia

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Titolo: L’imperfetta meraviglia

Autore: Andrea De Carlo

Editore: Giunti

Anno: 2016

Pagine: 271

Prezzo: 18,00 euro per il formato cartaceo – 9,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 5

SINOSSI:

Succede in Provenza, d’autunno, stagione che mescola le prime umide nebbie con un lungo strascico di calore quasi estivo. I borghi e le ville si stanno vuotando di abitanti e turisti.
Ancora un grande evento però si prepara. Quasi a sorpresa, sul locale campo di aviazione, si terrà il concerto di una celebre band inglese, i Bebonkers, un po’ per fini umanitari un po’ per celebrare il terzo matrimonio di Nick Cruickshank, vocalist del gruppo e carismatico leader. I preparativi fervono, tutti organizzati dal piglio fermo di Aileen, futura moglie di Nick.
In paese c’è una gelateria gestita da Milena Migliari, una giovane donna italiana che i gelati li crea, li pensa, li esperimenta con tensione d’artista. Un rovello continuo che ruota attorno all’equilibrio instabile del gelato, alla sua meraviglia imperfetta perché concepita per essere consumata o per liquefarsi, per non durare. Milena ha detto addio agli uomini e convive da qualche anno con Viviane. Un rapporto solido, quasi a compensare l’evanescenza dei gelati, l’appoggio di una donna stabile e forte, al punto che, tra qualche giorno, Milena si sottoporrà alla fecondazione assistita. Eppure, in fondo, Milena non ha voglia di farlo davvero questo passo che forse non ha proprio deciso. Incerta senza confessarselo, Milena. Come Nick, che si domanda da quando il suo rapporto con Aileen ha perso l’incanto dei primi tempi. Così, una rockstar inglese e una ragazza italiana incrociano i loro destini e nel giro di tre giorni, dal mercoledì al venerdì, tutto accelera e precipita in un vortice inevitabile ed esilarante.

LA RECE DELLA DELLA KATE: 

Lui è la voce di un famoso gruppo rock. Lo sapete, io di musica non ne so assolutamente niente, ma possiamo dire che sia una specie di Bono degli U2. Forse meno. Ok, un po’ più affascinante di Bono e un po’ meno famoso di Bono. Poi fatevi voi la vostra idea perché io, davvero, non ce l’ho. Però sì, è gente che deve camuffarsi per sfuggire all’assalto dei fans, gente che viene riconosciuta per strada, gente che può avere ville sparse a destra e a sinistra, alpaca che girano liberi per un immenso giardino e donne molto belle, molto intelligenti e molto capaci.

Lei è è una gelataia, è italiana ed è – non da moltissimo – lesbica. Lo dico non per puntualizzare, ma perché è uno dei fulcri della storia, sempreché ce ne sia uno o più di uno, di fulcri.

Insomma, Nick è in Provenza per due ragioni: la prima è che deve sposarsi, la seconda è che lui e il suo gruppo faranno un grande concerto. La loro villa immersa nel verde è immersa nei preparativi e occupata da alcuni membri della band. Il tempo sembra non passare mai e i suoi ospiti (che pure conosce da anni) gli sembrano sempre più gretti e maleducati.

Lei, invece, è in Provenza perché ha provato ad aprire la sua gelateria – L’imperfetta meraviglia, appunto – proprio lì. Il suo gelato è chiacchierato e osannato in egual misura: più che un gelato, un’esperienza sensoriale. In questo momento storico, la vita della gelataia Milena è a un bivio; da una parte la sua innata voglia di libertà e di libertà di espressione, dall’altra l’amore per Viviane e il desiderio di Viviane di diventare madre. Il primo colloquio con il ginecologo francese per iniziare le procedure di fecondazione gettano un’ombra sull’imperfetta serenità di Milena.

I due si incontrano nel modo più banale possibile: Milena porta del gelato alla villa di Nick. Il gelato non lo ha assolutamente ordinato lui, ma poco importa. Si incontrano e qualcosa accade. Accade che il gelato è buonissimo, il gelato più buono che Nick abbia mai sentito. Accade che lui è molto più reale di quanto non ci si potrebbe immaginare, molto meno vip e molto meno rock di quanto lei avrebbe voluto. Non è per niente scostante, anzi. Ha una luce bella che gli viene da dentro e che attira Milena come mai le era accaduto per un uomo.

E mentre le cose alla villa si fanno sempre più ottuse e complicate, il rapporto tra Milena e Viviane si deteriora e quello tra Aileen e Nick si scioglie come gelato, tra la rockstar e la gelataia nasce qualcosa di simile a una meraviglia perfetta.

Perché gli ho dato 5?

Altri due personaggi uguali a tutti gli altri. Altre due anime belle e perfette che si incontrano. Altri due esseri umani diversi dagli altri, a spiegarti che il modo giusto di vivere è quello lì, e che se non sei così sei un po’ inferiore, un po’ poco interessante, hai poco colore e la tua vita è un po’ spenta. E se per certi personaggi (soprattutto protagonisti dei suoi romanzi più vecchi) poteva anche essere affascinante e poteva anche indurre a un certo tipo di riflessione, dopo un pochino non funziona più. Anche perché, sinceramente, Nick e Milena mi sono sembrati gustosi come due ernie del disco.

Lui che giudica tutto e tutti, lei la contessina del gelato, che il suo sembra fatto di oro e non di latte. Ma che è? Ma da dove venite? Ma cosa volete? Questa che vuole che il suo gelato venga mangiato in un certo modo, con una certa ratio, con certi strumenti, che deve avere una certa temperatura e bla bla bla. Dev’essere una donna noiosa da morire, maniacale ed egoriferita fino all’osso. Lui che si crede chissà chi quando invece, con molta probabilità, è perfettamente uguale a tutti gli altri. Cinque figli sparsi per il mondo e chissà quante pippate di cocaina. E tu vorresti giudicare quelli che ti sono accanto? Davvero? Mio caro Nick, ma ciao proprio, eh?

Lui è uno che gira per strada, vede dei ragazzi e pensa che probabilmente verrà picchiato. Magari perché è famoso. Dagli al vip.

Uno che vede della gente di colore e già pensa che verrà ucciso o rapito o chissà cosa. Un medioman terrificante, come mai se ne sono visti.

De Carlo ce la mette tutta per farci odiare questi due personaggi, così chiusi in loro stessi da risultare due figurine Panini, così uguali a tutti gli altri suoi personaggi già scritti, così stereotipati e resi ancor più infastidenti perché gli unici a essere chiamati per nome e cognome. Sempre. Dall’inizio alla fine. Aileen è sempre Aileen, Viviene è sempre Viviene. Ma niente, lui è sempre Nick Cruickshank (un cognome più leggibile no?) e lei è sempre Milena Migliari (sempre i suoi nomi non-nomi italiani). Da nervi a fior di pelle, proprio.

I due incappano nei difetti più macroscopici, non so se voluti o meno. Lei che critica l’essere uomo, il suo passato da eterosessuale, il modo che hanno gli uomini di sovrastarti (ma quando, poi?) e di essere padroni (mia cara Milena, hai conosciuto quelli sbagliati) per poi però, tornare alla braga (scusate il gergo da camionista). Ma sì, perché poi alla cara Milena di fare la fecondazione in vitro o quello che è frega una mazza. Non gliene frega più molto di essere lesbica, non gliene frega più molto della prevaricazione degli uomini, non gliene frega più molto delle coccole tra donne. Le basta un bacio sulla fronte e un abbraccio nella notte (un club degli abbracci in piena Provenza in una piazzetta di un paese sperduto, sì) per capitolare e decidere che ok, ok, forse è meglio essere etero. A proposito di banalità e di coerenza, eh.

Il romanzo è composto per il cinquanta percento da dialoghi infiniti e inutili e per il cinquanta percento da pipponi filosofici infiniti e inutili.

Il risultato è un romanzo spocchioso che nemmeno sembra un esercizio di stile ma un modo per essere diverso a tutti i costi ma finire, inevitabilmente, per essere diverso sì, ma nel modo sbagliato.

La chiusa è talmente troncata da risultare scioccante. Non si capisce se non avesse più voglia, più tempo, più carta, più batteria del pc o più idee. O se, Dio non voglia, se voglia scrivere un seguito.

Era partito da leader positivo, De Carlo. Sta terminando da leader negativo.

E lo dico da fan sfegatata, perché io l’ho molto amato e in parte lo amo ancora. Ma è snob, pieno di sé e troppo sicuro di quello che fa. Si ama, si ama da impazzire. Non metterebbe mai in discussione il suo tipo di scrittura. Ed è un peccato, perché dalla sua testolina di marmo sono usciti quattro o cinque romanzi che… wow. A parte i primissimi, sui quali direi che siamo tutti molto d’accordo, Villa Metaphora per me è qualcosa di unico nel suo genere. Pagine su pagine di un tomo che non finisce più che scorrono via come se fosse un libercolo da una novantina di pagine. Pura magia, proprio.

Qui, la magia, sta nel finire il libro senza saltare mazzetti di pagine.

Cosa che io ho fatto.

Scusate, ma a tutto c’è un limite. E dire che avrebbe potuto sfruttare il tema della musica per parlare un po’ più di sé stesso e del suo amore per la musica. Farsi conoscere un filino di più.

Peccato.

Averlo comprato, averlo letto, essere rimasta tanto delusa.

Unica nota positiva?

Anzi, facciamo due!

  1. Gelato, gelato, gelato ovunque.
  2. La location. Toccatemi tutto, ma non la Provenza. Protagonista del mio viaggio di nozze, non la dimenticherò mai.
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