Aibofobia

13315714_240052249709386_4759472276171618834_n

Titolo: Aibofobia

Autore: Mariachiara Moscoloni

Editore: I sognatori

Anno: 2016

Pagine: 145

Prezzo: 12,90 euro per il formato cartaceo – 5,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 6/7

SINOSSI:

Raffaele Amaldi è un tranquillo libraio che un giorno viene accusato di aver commesso un orribile omicidio, consumato all’interno di un convento. A suo dire, però, è solamente colpevole di essersi addormentato in macchina – nei pressi della scena del crimine – poco prima che agisse il killer. A prendere le sue difese ci saranno Alfonso Galilei, avvocato col pallino dell’investigazione, e la sua segretaria Agata, introversa ragazza dal passato burrascoso. Nel momento in cui un secondo cadavere viene rinvenuto in un altro luogo sacro, le indagini prendono una piega ancora più inquietante…

LA RECE DELLA KATE:

C’è del disagio. Ovunque.

C’è del disagio nel potenziale omicida, un libraio che trova donnine sulle chat erotiche per passare qualche ora in loro compagnia in mezza campagna.

C’è del disagio in Agata, che inquieta il lettore come una raccomandata dell’Agenzia delle Entrate anche solo per lo sguardo vagamente apatico che deve avere, poverina.

C’è del disagio nell’avvocato Galilei, che pare un pochino insipido, non fosse altro per quella sua voglia di andare sempre a fondo delle cose senza fermarsi mai al suo ruolo di avvocato.

È che si trovano a dover lavorare insieme, uno per tentare di salvarsi la pelle, l’altro per occupare il tempo e grattare i suoi pruriti, l’altra perché ha evidentemente bisogno di soldi senza essere, tutto sommato, poi così presa dalla faccenda (ma la capisco, è una segretaria, che deve fare?).

Fatto è che questo delitto pare essere collegato ad altri. Ma con quale logica? Perché? E, soprattutto, da chi?

Scoprirlo è l’unico modo per salvare la reputazione e la libertà del libraio, e la velocità, in questi casi, è tutto. La comparsa, in questa vicenda, di un possibile interessamento templare non contribuirà a risolvere le idee a nessuno, facendo in modo, anzi, che esoterismo, legge e morte vadano a intrecciarsi senza nessuna traccia di una soluzione che risulti quantomeno percorribile.

Perché gli ho dato 6/7?

Che non è un voto basso, ma nemmeno alto come avrei voluto.

Il fatto è che ancora una volta ho pensato: “Poteva fare ancora di più, accidenti!

Mi capita spesso, con gli esordienti. Come se avessero una spinta insita in loro che li fa partire ai 500 all’ora per poi perdere entusiasmo e coraggio lungo la strada. Questa è la sensazione, il che non significa che le cose siano andate davvero così, sia ben chiaro.

Ma sì, la sensazione è che ci fossero i presupposti per farne un romanzo più corposo, più strutturato, con personaggi più “tondi” e meno stilizzati. Un momento li capivi, questi personaggi, il momento dopo ti sembrava di saperne troppo, troppo poco.

Agata è meravigliosa, diamine!

E voi, miei cari amici, quando trovate in un romanzo qualcuno che vi piace, cosa vorreste? Non vorreste sapere tutto? Certo, qualcosa di Agata, soprattutto verso la fine, ci viene detto. Ma io sono una curiosa, e soprattutto sono una che ha sempre sete. Sempre! Dammi più informazioni; non sbrodolarmele addosso (400 pagine di thriller no, vi supplico, ne ho letto uno da poco e la voglia di trattenere il fiato fino a svenire è stata grande) ma nemmeno sii così stitico, autore. Essere stitici di informazioni sicuramente rende più snello il lavoro permettendo quindi una lettura più efficace e più concentrata, ma dall’altro lato non permette alla fantasia di galoppare libera e felice, no? Eppure questo stile asciutto (si dice così mamma mia) pare andare molto di moda. Sarà che la gente ha meno tempo di leggere e quindi i libri devono adattarsi al tempo che scorre veloce?

Comunque.

Anche Galilei, l’avvocato, risulta essere un personaggio principale piuttosto interessante. Non bello, non particolarmente indimenticabile, ma comunque d’effetto. Sarebbe interessante ritrovarlo in altre avventure, ha una bella verve che andrebbe sfruttata e un passato che, a mio parere, andrebbe approfondito.

La chiusa è molto bella, la risoluzione dell’enigma e la scoperta dell’assassino lasciano a bocca aperta e le ultime pagine del romanzo sono godibili e piene di una atmosfera d’altri tempi che certamente in tanti apprezzeranno, a metà tra il seppia e il bianco e nero, con quell’odore di nebbia e di roba lasciata lì, quel sottofondo di abbandono e di ricordi brutti.

La prosa è abbastanza scorrevole senza essere banale, è la scrittura di chi sa scrivere, lo ha già fatto e conoscere i ritmi del mestiere, ma a tratti risente forse di un linguaggio un pochettino troppo aulico che, a mio parere, male si accompagna con il genere che – sempre a mio parere – avrebbe bisogno di immediatezza e velocità per tenere alta la tensione.

Aibofobia (per i curiosi: il termine – palindromo – indica una ipotetica fobia per le parole palindrome) è quindi un thriller psicologico (ricordate sempre cosa state leggendo, mentre leggete) breve ma, nel complesso, riuscito.

Io non vedo l’ora di leggere un altro lavoro di questa autrice per godere ancora della sua capacità linguistica e per vedere se l’accelerazione presa avrà modo di trovare strade adatte e bastevolmente ampie  😉

Buona lettura a tutti,

K.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...