Harry Potter e la maledizione dell’erede (Versione brevissima)

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Titolo: Harry Potter e la maledizione dell’erede

Autore: Basato su una storia originale di J. K. Rowling

Editore: Salani

Anno: 2016

Pagine: 368

Prezzo: 19,80 euro per il formato cartaceo – 14,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 5

SINOSSI:

Basato su una storia originale di J.K. Rowling, John Tiffany e Jack Thorne, un nuovo spettacolo di Jack Thorne, Harry Potter e la Maledizione dell’Erede è l’ottava storia della serie di Harry Potter e la prima a essere rappresentata a teatro. La premiere mondiale si è tenuta nel West End di Londra il 30 luglio 2016.

È sempre stato difficile essere Harry Potter e non è molto più facile ora che è un impiegato del Ministero della Magia oberato di lavoro, marito e padre di tre figli in età scolare. Mentre Harry Potter fa i conti con un passato che si rifiuta di rimanere tale, il secondogenito Albus deve lottare con il peso dell’eredità famigliare che non ha mai voluto. Il passato e il presente si fondono minacciosamente e padre e figlio apprendono una scomoda verità: talvolta l’oscurità proviene da luoghi inaspettati.

Una nuova edizione, arricchita e definitiva, uscirà nel 2017 in data da definirsi.

LA RECE DELLA KATE:

Che Harry e Ginny si fossero sposati e avessero dei figli già lo sapevamo. E sapevamo anche che la stessa sorte era toccata ai due amici Ron ed Hermione. Già solo queste due cose avevano fatto girare le scatole a moltissimi lettori, ve lo ricordate? Vi ricordate quel senso di fosco smarrimento nell’apprendere che anche la Rowling era caduta nel tranello “facciamoli figliare”? La chiusa dell’ottavo film (la seconda parte del settimo libro, insomma) era da latte alle ginocchia già allora, figuriamoci adesso, dopo tot anni.

Ma torniamo a bomba.

Di cosa parla?

Parla, prima di tutto, di padri e di figli. Di un padre e di un figlio. Di Harry Potter – in persona – e di suo figlio. Harry è ormai quarantenne, Albus è un adolescente difficile e un tantino schizzato. Colpa sicuramente degli ormoni, ma colpa anche di suo padre. Essere figli di Harry-Potter-il-salvatore non dev’essere mica facile. Alla fine tutti si aspettano da te delle cose da pazzi mentre tu… be’, tu sei solo un ragazzino e pure un po’ nerd. Se poi il tuo caro paparino ti fa sentire utile come una sdraio a dicembre, allora il gioco è fatto. Ah no, non è fatto. Non ancora. Perché tu sei finito nei Serpeverde e il tuo migliore amico è il figlio di Draco. Insomma, un bel miscuglio di disgrazie, eh?

Comunque, giusto per fare il bastian contrario, Albus deciderà che impedire a Cedric di morire durante il torneo Tre Maghi è non solo una cosa fattibile, ma anche saggia, del resto è del tutto ingiusto che suo padre sia uscito vivo da quel gioco tra scuole e Cedric, invece, ne sia uscito morto e compianto da tutti.

Albus e Scorpius danno inizio quindi alla loro avventura attraverso il tempo alla ricerca di un modo intelligente e indolore per cambiare il corso del tempo e degli avvenimenti.

Ma chiunque abbia un grammo di sale in zucca ha ormai capito che non si può modificare il passato senza modificare anche il presente.

Perché gli ho dato 5?

Prima di tutto date un’occhiata al prezzo.

VENTI EURO.

L’ho comprato, certo.

Ho fatto il gioco delle case editrici e dell’editoria italiana. Mea culpa. Ma VENTI EURO per un libro che – tra l’altro – finisce in un soffio (colpa della struttura) non si può sentire. Soprattutto se penso che un rossetto della Mac costa 19 euro. Ma questa è una digressione assolutamente personale, che potete ignorare.

Il fattore economico (anche se non incide sulla qualità di un testo) è già abbastanza per farmi dare un voto basso.

Ma proseguiamo.

La lettura è stata faticosissima. So che non è stato così per tutti, ma io sono qui per dire la mia, e la mia è che la lettura è stata molto, molto faticosa. La struttura a copione teatrale ha messo decine e decine e decine di briglie alla mia fantasia, che pensavo invece molto elastica e allenata. Continuavo a vedere un palco, degli attori, un tecnico luci, un tecnico suoni. Non vedevo Harry, non vedevo un ragazzino con la divisa della scuola, non vedevo bacchette, non vedevo Ron e Hermione (quanto mi mancano!). Io continuavo a vedere adulti travestiti da maghi bolsi.

E che dire del carattere dei personaggi? Ron è un mezzo imbecille, Harry un padre assente, con gravi lacune e un uomo spocchioso. Non sono questi i personaggi che sono entrati nel nostro cuore. Da Harry Potter mi aspetto di più. Certo. Non ha niente di diverso da altri padri e uomini, ma lui deve avere una marcia in più. Deve averla. Perché lui ha visto la morte molte volte, perché ha sentito su di sé molti dolori. Non può cadermi sulla genitorialità come un pirla qualunque.

Il plot non mi ha entusiasmata. Senza fare troppo spoiler ci sono molti viaggi su e giù per il tempo e l’argomento tende a darmi un pochino alla testa nei romanzi normali, figuriamoci in un copione teatrale pieno di “Tizio entra e Tizia esce”, “Tizio guarda Tizia che abbraccia Caio che sospira a Tizio”.

Niente, io sono andata nel pallone più totale.

È che per quante poche aspettative avessimo, un po’ di aspettative le avevamo. Poco da fare.

E basta chiamarlo ottavo libro. Non è l’ottavo libro.

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