Un delitto quasi perfetto

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Titolo: Un delitto quasi perfetto

Autore: Jane Shemilt

Editore: Newton Compton

Anno: 2016

Pagine: 317

Prezzo: 9,90 euro per il formato cartaceo – 2,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 6

SINOSSI:

Emma e Adam Jordan sono due medici all’apice della carriera, così quando viene loro offerta l’opportunità di trascorrere un anno in Africa, con i tre figli, per collaborare a un progetto di ricerca, accettano con entusiasmo, convinti sia l’occasione che aspettano da sempre. E sarà di certo un’esperienza che non dimenticheranno, ma non per le ragioni che i Jordan immaginano. Quando una sera Emma torna a casa e trova vuota la culla del piccolo Sam, il più piccolo dei loro figli, la famiglia capisce che il sogno si è trasformato nel peggiore degli incubi. Un anno dopo, a migliaia di chilometri di distanza, Emma è ancora ossessionata dall’immagine di quella culla vuota, e continua a isolarsi sempre di più dal resto della famiglia. Che ne è stato di Sam? È ancora vivo? Si è trattato di un rapimento o di qualcosa di più inquietante? Cos’è successo davvero quella notte?

LA RECE DELLA KATE:

Per un medico che voglia fare carriera il tempo è tutto.

Bisogna battere il ferro fino a quando è ancora caldo e, se necessario, sacrificare tutto. Vale questa regola anche per Emma e Adam: ore in ospedale, turni pesantissimi e il sogno di comparire sulle più famose riviste internazionali.

Quando ad Adam viene proposto un incarico per un progetto di ricerca in Africa, però, la tensione sale. In Africa? Con due bambine ancora piccole? Emma ha paura, ma è anche arrabbiata. Come può Adam dirglielo così, come se fosse la cosa più normale ed entusiasmante al mondo? Lei ha il suo lavoro, le sue ricerche, i suoi studi; perché dovrebbe rinunciare a tutto per seguirlo?

Chi l’ha deciso?

Chi ha deciso che il suo lavoro di ricercatore è più importante e nobile del suo?

Eppure partiranno. Nonostante tutto Emma accetterà di stravolgere la sua vita e trasferirsi in Africa, in mezzo al niente, lontana da alberghi e negozi, ospedali degni di essere chiamati tali e amici. Sceglierà di partire nonostante Sam, nato da poco e concepito proprio nel mezzo della loro battaglia rimaniamo a casa/andiamo in Africa. Solo loro cinque per ripartire da lì, da quella terra arsa dal sole. O almeno questo è quello che credeva Emma. La verità è che attorno a loro graviteranno molte persone (tutte utili ai fini di un thriller, ovviamente): un anziano giardiniere, una bambinaia, un insegnante privato… la casa è molto più affollata di quanto non avessero voluto e creduto, ma tutto sommato la vita scorre, le bambine sembrano felici e Sam cresce sereno, anche se Emma, quel bambino, proprio non riesca ad amarlo del tutto. Sarà per quello che rappresenta, sarà per quella terribile voglia rossa che ha su tutto un lato del viso, ma Emma si sente madre a metà.

Ma una madre, per quanto a metà sia, sarà sempre una madre.

La culla vuota e i vetri infranti fanno crollare le fondamenta della famiglia: Sam è sparito. Qualcuno lo ha preso. Qualcuno lo ha voluto e lo ha preso. Qualcuno ha strappato un bambino dalle braccia della sua mamma e del suo papà. In Africa. Potrebbero averlo già ucciso. Potrebbero averlo ucciso per vendere i suoi organi. Potrebbero averlo venduto. Adozioni a pagamento. Un bambino bello e bianco fa tanta gola a chiunque. Le indagini vanno al rallentatore, tra Emma e Adam si forma un solco sempre più profondo e difficile da superare. Tutto sta andando a rotoli. Niente sarà più come prima.

Ma una madre, per quanto a metà sia, sarà sempre una madre.

Emma deve trovare Sam. A ogni costo.

Perché gli ho dato 6?

Gli ho dato 6 perché il titolo non ha niente a che vedere con la trama del romanzo.

Gli ho dato 6 perché è inutilmente prolisso.

Gli ho dato 6 perché alla fine tutto sembra finire in una partita di Cluedo alla viva il prete. Come se ci fosse una lista di persone e si stesse tutto il tempo a tracciare linee orizzontali sopra ai nomi. Allora… il pediatra… vai, non può essere lui, ciao. La governante… non può essere lei, ciao. La parrucchiera… cancella pure, ha l’alibi di ferro. Sarà il maggiordomo, è sempre il maggiordomo.

Sembra un compitino delle elementari svolto nemmeno poi così bene. A me come sempre è piaciuta molto di più la prima parte, pre-partenza per l’Africa. Ho trovato molta più suspance lì che non dopo, a crimine commesso. Peccato anche per le atmosfere africane rese non benissimo: potevano essere una buonissima arma per rendere il romanzo molto, molto più interessante. Invece di blaterare sulla macchia di tuo figlio, fammi sapere cosa hai attorno a casa, dimmi del caldo che fa (quello lo dice, ogni tanto), dimmi come sono vestiti, dimmi cosa mangiano… quello sì che poteva dare un’aura diversa e particolare al thriller.

Siamo sempre lì: al lettore scafato la soluzione arriverà dritta in fronte molto presto. Per tutti gli altri potrebbe anche esserci il fatidico colpo di teatro, invece.

Ma avendo appena fatto da lettrice beta e, in parte, da editor a un romanzo giallo, e avendo quindi da poco avuto l’occasione di confrontarmi con lo scrittore sui metodi per sviare l’attenzione del pubblico, devo dire che questa volta nemmeno io ero del tutto impreparata.

Non gli ho dato una insufficienza perché la prima metà a me è piaciuta molto (grazie alla presenza di un personaggio) e perché faccio fatica a dare dei 5. Sarei stata una professoressa, come si dice, di manica molto larga  😉

In conclusione? Da leggere se siete molto amanti dei thriller ma solo se torna ancora in offerta a 0,99 euro.

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4 pensieri su “Un delitto quasi perfetto

  1. Ciao Kate,
    a leggere la recensione sembra che il libro sia lontano dalla sufficienza, eppure gli dai 6. Secondo me hai il mio stesso difetto: fai fatica a dare un voto sotto il 6 a un libro che hai letto, anche quando lo meriterebbe 😉
    In effetti da quando seguo le tue recensioni ho sempre notato questo spostamento dei voti verso l’alto. In ogni caso, grazie per le tue recensioni, mi hai permesso di conoscere vari libri che non avrei mai letto altrimenti.

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    1. In parte è vero, ma tieni conto che tanti libri li leggo e non li recensisco. Oppure, se fanno davvero pietà, li metto solo sulla pagina FB e non sul blog. Insomma, in questo caso è un sei davvero. Una sufficienza risicata, ecco. Ho letto di molto peggio, ma anche di molto meglio 😉

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