Anemone al buio

 

anemone-al-buio-light

Titolo: Anemone al buio

Autore: Maria Silvia Avanzato

Editore: Fazi

Anno: 2016

Pagine: 287

Prezzo: 14,00 euro per il formato cartaceo – 6,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 6/7

SINOSSI:

Gloria si risveglia dopo un incidente stradale e non vede nulla. I suoi occhi non funzionano più, e anche la testa funziona male. Ha problemi di memoria e non riesce più a distinguere i sogni dalla realtà. Confusa e in preda a quelle che sembrano allucinazioni, vive una lenta convalescenza nella casa di sempre, assistita dall’amica d’infanzia Licia. Ma qualcosa non torna. Troppe cose strane attorno a lei, troppe persone che non ricorda ma di cui ora sente meglio la voce.
Quando, in questa nuova dimensione, iniziano a consumarsi drammi e persino omicidi, Gloria decide che è arrivato il momento di fare un viaggio e ripercorrere i luoghi del passato alla ricerca di sé. Man mano che la memoria comincia a tornare, restituendole frammenti perduti, gli occhi riacquistano la vista, anche se lei preferisce non farne parola con nessuno, nemmeno col fidanzato, in cerca solo della verità. All’insaputa di tutti, vedrà finalmente la realtà che la circonda e scoprirà qualcosa di sconvolgente e insieme inaspettato: un complotto minuziosamente costruito attorno alla sua infermità con risvolti a dir poco raccapriccianti.

LA RECE DELLA KATE:

Non ricorda niente, non vede niente.

Le dicono sia stata vittima di un incidente stradale, che la vista tornerà, che la sua situazione è temporanea.

Le dicono che deve riposare. Licia è lì per quello. Si è trasferita a casa sua, la sua amica di sempre, l’unica persona che le sia rimasta, l’unica persona a cui importi davvero qualcosa, l’unica persona che ha conservato ancora un minimo di amore e che, con pazienza, prova a spiegarle le cose.

Sì, deve mangiare. No, non è più fidanzata. Sì, lui non vive più in Italia. No, lei un lavoro non lo ha più. Sì, deve lavarsi, puzza. Sì, dietro tutte quelle cicatrici e quei capelli tagliati c’era, una volta, una ragazza molto bella. Sì, tutto tornerà come prima, ma adesso lei deve fidarsi e ascoltare gli altri, come se essere momentaneamente ciechi e senza memoria significasse essere stupidi o avere anche le gambe, ferme, oltre agli occhi e ai ricordi.

Il lavoro come speaker in radio non c’è più, ora c’è Alessio al suo posto. Alessio che entra in casa, si fa il caffè e si fa spiegare come funziona il suo lavoro, quali sono le cose che deve dire, come si deve comportare. Certo, è imbarazzante, ma lui deve raccogliere un testimone piuttosto pesante e non vuole sbagliare niente. Alessio che è timido e impacciato ma anche protettivo e tenero. Lei non può vedere lui, ma lui vede lei, ogni sua mossa, ogni suo sentimento. Alessio la capisce, tollera i suoi malumori, la fa ridere. Da quanto tempo non rideva? Troppo. Ha bisogno di cose normali, Gloria. Di andare fuori a cena, essere un pochino corteggiata, vestirsi e lavarsi. Ha bisogno del braccio di Alessio, del suo calore di uomo, di quella voce flautata e serena vicino all’orecchio.

Ma Gloria ha bisogno anche di capire chi era, cosa ne è stato di lei e perché, prima dell’incidente, si era rivolta a una maga. Che razza di donna può pagare una maga per fare un malocchio? Chi era davvero la vecchia Gloria? Una speaker radiofonica bella e snob o una pazza scatenata assetata di vendetta?

E mentre i ricordi di Gloria cominciano a riaffiorare come da un mare molto molto profondo anche i suoi occhi, prima inutili, ora, piano piano, guariscono. Solo ombre all’inizio, poi, lentamente, sempre di più. Una luce qui, una sagoma là. Gloria non ne fa parola con nessuno, come se fosse un sesto senso, come se avesse capito che quello che lei è, la sua interezza e la sua salute, almeno quelle, devono essere preservate.

La fine arriverà, poi ne arriverà una seconda, perché in ogni thriller che si rispetti quella che sembra la fine, fine non è.

Perché gli ho dato 6/7?

Gli ho dato un voto tendenzialmente non altissimo (secondo i miei standard) perché, nonostante io sia una grande amante del genere thriller e – tutto sommato – possa dire di averne letti parecchi e, in aggiunta, io avessi grosse aspettative, non posso dire di essermi strappata i capelli dall’incredulità e dalla gioia.

Ma perché?

Intanto, ripeto, avevo aspettative MOLTO alte, e questo credo sia sempre deleterio e nei confronti del romanzo, e di noi stessi e dell’autore.

Ma, tornando a bomba: cosa mi ha fatto scegliere di non dare un voto molto alto nonostante questo sia uno dei miei generi preferiti?

Lo stile.

E questa è una cosa meramente e tragicamente personale, state bene attenti.

Il punto è che la cover dice bene. La Avanzato travalica il genere. Il che vuol dire, in soldoni e a casa mia, che lo distorce un pochettino. E come lo fa, nel caso specifico? Di cosa sto parlando? Sto parlando (adesso arrivo al punto, tranquilli) di uno stile di scrittura vagamente… aulico. Anemone al buio non ha il ritmo serrato che ci aspettiamo da un thriller con una copertina così e con un titolo così. Ha un ritmo lento, quasi ipnotico. Il ritmo di una persona che non ci vede e che niente ricorda. Ovattata lei, ovattati noi. Il cuore non batte alla velocità della luce, non si clicca freneticamente sul bordo del Kindle per voltare pagina e scoprire cosa diamine succederà dopo.

Ci si lascia andare, come fa Gloria. Vagamente ottenebrati da questo buio e da questa assenza di ricordi e quindi di personalità, rimaniamo anche noi un po’ schiavi e vittime della situazione.

Starete pensando che non è poi così male, tutto sommato. Che non è semplicissimo passare certe sensazioni da protagonista principale a lettore come in un trasfert letterario.

Avete ragione, l’idea non è male. Poi però mi devi dare la carica, perché è un thriller e non un giallo di inizio ‘800 con i tempi dilatati portati da indagini lentissime ed elucubrazioni filosofiche. Se parliamo di un thriller (e questo lo è) io voglio azione. Colpi di scena. Tensione palpabile.

La tensione arriverà nell’ultimo quinto del romanzo, all’80% di lettura, volendo proprio essere precisi. Il ritmo aumenta, la tensione cresce, ma viene l’istinto di cercare il pedale dell’acceleratore per valorizzare ancora di più certe atmosfere, alla ricerca spasmodica di quella passione e di quella irrequietezza che io, personalmente, cerco.

Mi verrebbe da usare una parola che non ha molto senso e che va presa per quello che è: a questo romanzo manca un po’ di “zin”. Quel qualcosa in più, quella luce, quel bagliore, che ti fa chiudere il libro con un sospiro, come se si fosse appena terminata una lunga corsa.

Da non leggere, dunque?

Non direi. Da leggere senza troppe aspettative e con la voglia di imparare uno stile di scrittura nuovo.

LA CITAZIONE:

Licia sospira. «Cosa vuoi sapere? Se hai un naso, una bocca, due occhi?».

«Perché una parte del mio viso è gonfia? Ho delle bende sulle gambe e sulle braccia. Perché tutta la parte destra della mia faccia è gonfia e dura?», mi trema la voce, vorrei saperlo davvero. Non vorrei saperlo davvero.

«Perché hanno ricostruito, Gloria. Hanno ricostruito una parte della tua faccia. Chirurgia plastica. Tutto tornerà a posto.», sembra spossata, stare con me deve averle fatto perdere il sonno.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...