La sposa scomparsa

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Titolo: La sposa scomparsa

Autore: Rosa Teruzzi

Editore: Sonzogno

Anno: 2016

Pagine: 171

Prezzo: 14,00 euro per il formato cartaceo – 9,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Dentro Milano esistono tante città, e quasi inavvertitamente si passa dall’una all’altra. C’è poi chi sceglie le zone di confine, come i Navigli, a cavallo tra i locali della movida e il quartiere popolare del Giambellino. Proprio da quelle parti Libera quarantasei anni portati magnificamente ha trasformato un vecchio casello ferroviario in una casa-bottega, dove si mantiene creando bouquet di nozze. È lì che vive con la figlia Vittoria, giovane agente di polizia, un po’ bacchettona, e la settantenne madre Iole, hippie esuberante, seguace dell’amore libero. In una piovosa giornata di luglio, alla loro porta bussa una donna vestita di nero: indossa un lutto antico per la figlia misteriosamente scomparsa e cerca giustizia. Il caso risale a tanti anni prima e, poiché è rimasto a lungo senza risposta, è stato archiviato. Eppure la vecchia signora non si dà per vinta: all’epoca alcune piste, dice, sono state trascurate, e se si è spinta fino a quel casello è perché spera che la signorina poliziotta possa fare riaprire l’inchiesta. Vittoria, irrigidita nella sua divisa, è piuttosto riluttante, ma sia Libera che Iole hanno molte buone ragioni per gettarsi a capofitto nell’impresa. E così, nel generale scetticismo delle autorità, una singolare équipe di improvvisate investigatrici a dispetto delle stridenti diversità generazionali e dei molti bisticci che ne seguono riuscirà a trovare, in modo originale, il bandolo della matassa.

LA RECE DELLA KATE:

Sono giornate strane, queste: dovrebbe essere estate, ma l’estate tarda ad arrivare. Si sta ancora con il golf addosso, in questa Milano uggiosa e un po’ preoccupata; la gente, nei bar, comincia a dire che la situazione è insolita e che l’estate è già arrivata ovunque, tranne che lì, a Milano. Non è normale, proprio no.

Ma se questo clima strano e inusuale mette di cattivo umore un po’ tutti, certamente è però sottofondo ideale per il nostro romanzo, un giallo classico che trova rifugio nella più classica delle città italiane. Grigia com’è, indaffarata com’è, popolata com’è; l’ideale per nascondere cose e idee, persone e segreti. È in quella Milano che ha trovato la morte, ormai molti anni fa, il marito di Libera, il papà di Vittoria. Lo hanno trovato ucciso e del colpevole nessuna traccia. Ma cosa doveva fare, Libera, con una figlia piccola da crescere e una vita da vivere? Ha dovuto arrendersi, lasciarsi portare, chinare la testa e lavorare, giorno dopo giorno, prima come libraia e ora, dopo anni, come fioraia. Una delle più famose di Milano, a dire la verità, dopo che una VIP ne ha parlato sui giornali. “I suoi bouquet della fortuna” li ha chiamati. E insomma, un po’ di notorietà gliel’ha regalata. Le sposine vanno da lei e, con il naso all’insù, a volte pretendono cose davvero assurde. Ma Libera non si scoraggia e, con pazienza e amore, dà vita a vere e proprie opere d’arte nelle quali i fiori parlano e raccontano storie e incantano tutti.

Libera ha solo quello: i suoi fiori e il suo laboratorio, culla dei suoi pensieri e delle sue preoccupazioni per quella sua figlia, Vittoria, troppo seria e troppo silenziosa, troppo – soprattutto – lontana da lei. La verità è che Vittoria non ha mai sopportato l’atteggiamento remissivo della madre, e la incolpa di essersi arresa troppo presto alla morte del marito. Vittoria è una combattente, una poliziotta senza se e senza ma, una donna, prima ancora, integerrima con se stessa e con gli altri. Non ammette sbavature, brutture di nessun tipo. Per Vittoria esistono il bianco e il nero, il giusto e lo sbagliato. Per fortuna, in mezzo a tutti questi dispiaceri c’è lei, Iole, la capostipite. Mamma di Libera e nonna di Vittoria, Iole è linfa vitale e della famiglia e del romanzo che, grazie a lei, decolla per non scendere mai più a terra. Iole è vitalità pura, pura vita, pura gioia, pura musica. Predicatrice dell’amore libero, non rifiuta mai una canna e allo sferruzzare dei ferri da maglia preferisce lo yoga.

Ed è proprio in una di queste giornate freddine e tristi che, alla loro porta, bussa una vecchia signora tutta vestita di nero. È la madre di Carmen, una ragazza scomparsa ormai molti anni prima. Il corpo non è mai stato trovato, il presunto colpevole dell’omicidio (l’ex fidanzato) non è mai stato ritenuto davvero colpevole, nessuna traccia di lei da viva… e insomma, il caso è stato definitivamente archiviato. Ma la signora non si è mai arresa, mai. Per tutto quel tempo è rimasta fedele alla sua idea: a uccidere sua figlia è stato quel ragazzo dai modi brutali e rudi, un vero piantagrane, un vero cretino che l’ha piantata a pochi giorni dal matrimonio, facendola quasi impazzire di dolore. Da quel momento Carmen non è più stata la stessa; lo seguiva, lo voleva convincere a tornare insieme, si presentava a casa sua. Insomma, da vittima stava per diventare carnefice e magari lui, in un impeto di rabbia, l’ha ammazzata. Bisogna trovare la verità, a tutti i costi. Bisogna convincere Vittoria a riaprire il caso.

E il caso viene riaperto davvero, le cartelle tirate fuori dai loro cassetti, i testimoni riascoltati. Ma va tutto troppo lentamente e a Libera pare che non si stia facendo abbastanza. Per fortuna, però, c’è Iole. Basta una parrucca e una giacca di pelle e… voilà, le due detective in erba sono pronte a sconvolgere Milano, i suoi dintorni e sicuramente anche Vittoria, spettatrice quasi inerme davanti alle mattane di mamma e nonna.

Perché gli ho dato 8?

Sia ben chiaro che a me i gialli non piacciono.

So che non è una premessa entusiasmante, ma ho anche una bella notizia per voi: so riconoscere i bei libri! Ho un vero fiuto, io! E sono così contenta che la CE mi abbia dato la possibilità di leggere questo romanzo e recensirlo per voi!

La sposa scomparsa è un giallo molto classico con personaggi che, di classico, non hanno, però, assolutamente niente. E questo ci piace… ci piace da morire!

Certo, è Iole che fa la parte del leone. È lei la primadonna. Iole fa uscire il romanzo giallo dai suoi confini e, prendendo in giro la serietà e la rigidità della nipote Vittoria, mette in ridicolo anche tutto il genere letterario, sempre così chiuso, così legato a schemi precisi, così composto. Ciò che rimanda è, però, una sensazione di profondo rispetto. Vero è che si burla della nipote, ma mai mette in discussione il suo lavoro, così come mai metterebbe in discussione la voglia di verità della madre di Carmen. Anzi: è ben decisa, proprio lei, a mettere la parola fine a questo mistero, trovando Carmen (viva o morta) e trovando il colpevole. Lo fa per gioco, per non annoiarsi, certo. Ma lo fa anche, supponiamo, per quella sete di giustizia e verità che alberga in tutti noi.

Il romanzo prende corpo, pagina dopo pagina. E pagina dopo pagina pare prendere corpo anche Libera, quella donna un po’ mesta, un po’ stanca, vagamente disillusa. Sembra drizzare le spalle, alzare il mento, scuotere i lunghi capelli rossi al vento. Libera di nome e di fatto, verrebbe da dire, alla fine di questo romanzo. Il che è, lo ammetto, un tantino scontato. Ma vero. Verissimo.

E Vittoria? Vittoria probabilmente cambierà opinione sulla madre. Vittoria probabilmente imparerà a rispettarla e a vedere in lei la donna che c’è.

Ma Vittoria ha dei segreti.

È un romanzo che non può annoiare, questo. Ha un plot classico ma ha personaggi indimenticabili. Ha una chiusa semplice ma d’effetto. Ha una prosa scorrevole ma non troppo banale. La Teruzzi (che di gialli se ne intende) ha dato la possibilità di fruire di questo romanzo un po’ a tutti. Dal lettore abituale di gialli a quello dell’ultimo minuto. Da quello più scafato, alla casalinga inesperta. È immediato, lineare, ha appeal.

La chiusa del romanzo fa ben sperare (ma direi proprio sia così) su un seguito. Abbiamo bisogno di saperne di più sulle tre donne, su quel marito e padre ucciso per mano di qualcuno che ancora non si conosce, sul segreto che aleggia intorno a Vittoria.

Insomma, mi sa che non è finita qui. E noi aspettiamo.

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