Ogni quindici minuti

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Titolo: Ogni quindici minuti

Autore: Lisa Scottoline

Editore: Fanucci Timecrime

Anno: 2016

Pagine: 472

Prezzo: 14,90 euro in formato cartaceo – 1,99 euro in formato digitale

Il voto della Kate: 6 ½

SINOSSI:

Il dottor Eric Parrish dirige l’unità psichiatrica di un grande ospedale di Philadelphia. Separatosi da poco dalla moglie, vive con la figlia di sette anni e fa di tutto per essere un padre premuroso. Il lavoro sembra essere l’aspetto migliore della sua vita: il suo staff lo stima, i riconoscimenti professionali si susseguono. Ma il giorno in cui prende in cura un nuovo paziente, il suo mondo inizia a sgretolarsi. Max Jakubowski è un diciassettenne problematico, con pensieri violenti nei confronti di una ragazza da cui è attratto, Renée, e ossessionato da un rituale che deve ripetere ogni quindici minuti esatti, un lasso di tempo brevissimo che scandisce la sua giovane esistenza travagliata. La situazione precipita quando Renée viene trovata assassinata, mentre Max sembra essere sparito nel nulla. Nel contempo Eric Parrish viene accusato dal suo staff di molestie sessuali sul lavoro e si ritrova così al centro di una spirale di eventi pronti a precipitare da un momento all’altro. Ma è tutto frutto del caso o qualcuno sta tramando per distruggere la sua vita? E chi potrebbe mai essere in grado di manovrare tanti fili?

LA RECE DELLA KATE:

Eric è l’uomo della porta accanto; il vicino di casa buono, educato e impeccabile. Padre presente e primario di psichiatria, i suoi modi sono sempre pacati e gentili. La sua vita, però, sta prendendo una piega molto strana e per niente piacevole: la moglie ha chiesto il divorzio, lui riesce a vedere la figlia sempre meno e quella che poteva essere una separazione consensuale sta invece diventando una battaglia a colpi di avvocati e telefoni sbattuti in faccia. Come se non bastasse, nella vita lavorativa di Eric arriva lui, Max, un ragazzo con manie ossessivo-compulsive (da qui il titolo del romanzo) che presto farà precipitare la situazione in un enorme buco nero.

E mentre l’amato primario viene accusato di molestie sessuali ai danni di una sua sottoposta, la ragazza di cui Max è da sempre innamorato viene trovata sgozzata in un parco. E chi potrebbe essere stato, per i giudici e per la stampa, se non Max, il ragazzo disturbato e scosso dalla recente perdita della nonna? E di chi è colpa, se non di Eric Parrish, il suo psichiatra, che nemmeno vuole collaborare alle indagini avvalendosi del suo diritto al segreto professionale?

Attorno a Eric si scatena un vero inferno e, mentre il suo avvocato tenta di salvargli la pelle, lui continua a combattere per avere l’affidamento esclusivo dell’amata figlia Hannah e per convincere tutti che Max non può aver ucciso quella ragazza.

Ma chi è stato, allora?

Chi continua a muoversi attorno a Eric nel tentativo di rovinargli la vita?

Attenzione a tutti i personaggi di questo libro, non fatevi trarre in inganno.

Perché gli ho dato 6 ½?

Gli ho dato solo sei e mezzo per vari motivi.

Il primo è sicuramente la lunghezza. Se la prima metà è davvero molto avvincente e tiene il lettore incollato alle pagine, la seconda metà è prolissa e ripetitiva. Non nascondo di aver saltato parecchie pagine: il punto lo abbiamo capito, Scottoline, porca miseria.

Il secondo motivo è proprio lui, Eric Parrish. Così buono e così ligio che viene voglia di prenderlo per le spalle (che io immagino magroline e insulse) e scuoterlo fortissimo, urlandogli in faccia. Per essere un personaggio principale è davvero disturbante, umanamente insopportabile. Alla fine quasi speri che lo facciano fuori, insomma. Dai, su. Se una ragazzina di sedici o diciassette anni viene sgozzata senza pietà in un parco, tu e il tuo segreto professionale ve ne andate facilmente a quel paese, eh? No, niente. Lui non proferisce parola. Non collabora con la giustizia. E capisco quell’agente che a un certo punto perde le staffe, perché io gli avrei anzi messo le mani addosso. Le palle, il nostro amico, le tira fuori solo alla fine (fine fine fine), ma è troppo tardi perché io voglia e possa rivalutarlo. Too late, baby!

Il terzo motivo è la chiusa. Il plot di questo libro non è male, a me i thriller psicologici piacciono molto e, come dicevo, la prima metà è davvero molto, molto bella. Ma il primo colpo di scena è fiacco da morire e la prima reazione è: “Ho letto fino a qui per questo colpino di scena??? Scherzi, vero, Scottoline?”. La chiusa è altrettanto fiacca e non convincente. Non posso ovviamente dirvi il perché, farei dello spoiler gratuito, ma ho trovato tutta la questione molto insipida, sinceramente. E decisamente mooolto vista e sentita.

Perché quindi la sufficienza piena? Perché la prima metà si salva con lode, perché alcuni personaggi sono incredibili (primo tra tutti Paul, il suo avvocato. Lo amo!!!!) e perché, comunque, è impossibile smettere di leggere.

Prova non del tutto superata, per quello che mi riguarda. Continuerò quindi a considerare Deaver come il vero e unico e solo Re del thriller psicologico senza troppi sensi di colpa.

MA.

Su Amazon gli danno voti altissimi!

Dunque, amici miei, se vi ho incuriosito, provate. Ha 500 pagine e un prezzo ridicolo, male che vada avrete passato due-tre sere in compagnia di uno psichiatra insopportabile!  😉

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