Vincerò – L’ultima partita con Luciano Pavarotti

file_0.106318001469477829

Titolo: Vincerò – L’ultima partita con Luciano Pavarotti

Autore: Rocco Mastrobuono

Editore: Artestampa

Anno: 2016

Pagine: 151

Prezzo: 17,00 per il formato cartaceo

Il voto della Kate: 8/9

SINOSSI:

Cosa succederebbe se uno scrittore disperato in cerca di una storia di successo si imbattesse per caso in quattro vecchietti che giocano a carte in un bar e scoprisse che sono gli “amici della briscola” di Luciano Pavarotti? È ciò che accade a Rocco Mastrobuono, quarantenne ormai rassegnato al precariato, che si ritrova per le mani la storia che tutti vorrebbero raccontare: il dietro le quinte della vita di uno dei più grandi tenori di tutti i tempi, una star che ha calcato i più prestigiosi palcoscenici del mondo, un personaggio che ha riempito non solo i teatri ma anche i rotocalchi con la sua movimentata e controversa vita sentimentale. Mastrobuono per la prima volta si sente baciato dalla fortuna. Finalmente anche a lui si schiuderanno le porte delle librerie, dei milioni di copie, delle ribalte televisive. Basta offrire un ammazzacaffè ai placidi vecchietti, raccogliere un po’ di notizie di prima mano, trovare un editore e il gioco è fatto. Così comincia la storia di “Vincerò”, e così cominciano anche i problemi di Mastrobuono. La sua impresa, infatti, si rivela ben presto in tutta la sua difficoltà: il fatto è che gli amici di infanzia di “Lucianino” non si sognano neppure di venderlo per un Fernet al primo che passa. Fedeli compagni nella vita, sono ora gelosi custodi di innumerevoli segreti…

LA RECE DELLA KATE:

Nome: Rocco Mastrobuono.

Anni: quaranta.

Professione: Siam già fermi… non si sa bene. Giornalista. Scrittore. Basta che ci sia qualcosa da fare di decente e lui la farebbe, se ci fosse l’occasione. Solo come un cane, senza un lavoro, senza una famiglia, Mastrobuono si trova a Modena per caso e senza molta spinta. Il colloquio di lavoro è andato male e lui è pronto per tornare al sud, proporsi per l’ennesima biografia e tentare di andare avanti così, come si dice a Modena “tra il les e il frust“, tra il leso e il frusto, tra il rovinato e lo spacciato, ecco.

Guidato dall’istinto che è proprio degli animali e dei disperati Mastrobuono si trova a bere l’ultimo caffè in una delle tante polisportive della città. Sono tutte uguali; un po’ tristi, molto desuete, popolate da decine di anziani che passano la giornata in compagnia giocando a briscola o a bocce. Probabilmente queste cose qui succedono anche in altre città Italiane, ma noi modenesi, le nostre polisportive, le abbiamo nel cuore. E lui capita alla Polisportiva Invicta San Faustino, da non confondersi con l’altra, la San Faustino e basta, da un’altra parte di Modena.

E tutto, ma proprio tutto, comincia qui, alla polisportiva.

Nel tavolo a fianco, quei quattro vecchietti, quelli che giocano a briscola concentrati e serissimi, stanno proprio parlando di lui. E ci vorrebbe la elle maiuscola per parlare di quel lui, che non è Dio ma che qui a Modena è quasi come se lo fosse. Il Maestro. Il più grande cantate di tutti i tempi. Il Nessun dorma più potente e famoso di ogni epoca. Lui, Luciano Pavarotti. Ma vuoi vedere che questi quattro qui lo conoscevano? Mastrobuono sente odore di occasione, di opportunità, di scrittura… di soldi! Dai che ci viene fuori una bella biografia un po’ nuova, di quelle un po’ intimistiche e da sfregamento di mani, dai!

Da quel giorno, ogni giorno, Mastrobuono tornerà in polisportiva per tentare di estorcere informazioni a due di quei quattro ottantenni. Una si chiama Colonnello, l’altro Bola. Soprannomi, ovviamente. Ma poco importa, perché loro SANNO. Certo… bisogna poi vedere se dicono tutto quello che sanno, se tutto quello che dicono è verità, se hanno voglia di parlare, se non si divertiranno a prenderlo per il culo ma… una cosa è certa: loro sanno qualcosa.

Perché gli ho dato 8?

Intanto partiamo da una premessa: credo fosse mia madre l’appassionata di Pavarotti. E credo che in casa mia si ascoltasse spesso e volentieri, intervallando il Nessun dorma con Andavo ai cento all’ora di Morandi. Insomma, se sono cresciuta confusa un motivo ci sarà. Ad ogni buon conto, quello che volevo dire è che non so con esattezza da dove nasca la mia simpatia per Luciano Pavarotti, ma deve avere le sue radici (e anche piuttosto profonde) da qualche parte, là, nel mio passato. Ad Artestampa, la casa editrice di questo romanzo, io avevo anche mandato il mio CV, nella speranza che un po’ di editing… magari anche un ruolo minore… magari anche per pulire i cessi… niente, non hanno bisogno. Ma siamo rimasti amici, almeno su Facebook. E qualche giorno fa, sulla loro pagina, hanno linkato l’intervista ai due signori di cui ho parlato prima, i co-protagonisti di questa storia. Le loro lacrime di commozione al ricordo del loro Lucianino e le loro voci limpide e così spiccatamente modenesi mi hanno spinta immediatamente in libreria. Dovevo avere quel libro, che è poi questo. L’ho letto in due ore, forse qualcosa di meno, bevendo le parole dell’autore come fosse nettare divino.

Mastrobuono riesce in un miracolo. Riesce, in pochissime pagine, a raccontarsi, a raccontare una città, a raccontare una popolazione e a raccontare il più grande tenore di tutti i tempi con una chiarezza, una lucidità e una simpatia da lasciare a bocca aperta.

Lui, giornalista disperato del sud, ha visto in Modena tutto quello che c’era da vedere; ha respirato ogni sanpietrino, ha compreso molto del passato e tanto del presente, ha sorriso bonariamente delle nostre idiosincrasie, si è fatto prendere in giro incassando da vero giocatore.

Mi sto dilungando, è vero? Mi viene spontaneo, quando parlo di qualcosa che mi ha appassionato, mi perdonerete.

Vincerò è una biografia ma è anche qualcosa di più, qualcosa che travalica il genere e arriva là dove certe cose non arrivano perché sporcate dalla rigidità e dal “si è sempre fatto così”. Mastrobuono ha trovato il modo di arrivare al lettore, a qualunque lettore, e di incantarlo. Ha trovato il modo di dire, ma senza dire troppo. Ha trovato il modo di raccontare senza “sparlare”. Gli è andato tanto vicino che più vicino di così forse non si potrebbe, senza sporcarsi da capo a piedi. Perché poi mettere le mani nelle vite di certi grandi significa quasi sempre uscirne sporchi di cacca. Perché certa gente ci gode, a nuotare nel torbido. Quello altrui, certo.

Vincerò, in primis, diverte. Poi insegna. Poi commuove.

Leggetelo.

LA CITAZIONE:

“Pensa mò che tra un tempo e l’altro dovevamo correre in camerino. C’era sempre una tavola apparecchiata e un tavolo da gioco con le carte pronte. Quando stavamo facendo una mano di gioco interessante, lui non riusciva a staccarsi, allora il personale di scena lo veniva a chiamare: “meno cinque”, “meno quattro”, “in scena, in scena” allora eravamo noi che gli dicevamo: dai, movet, vai a cantare, finiamo dopo, allora lui ci diceva: a  m’arcmand, non toccate mica le carte, lasciate tutto così; si alzava e andava in scena, e in due secondi passava dalla briscola alla ribalta.”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...