Zombie allo specchio (White rabbit chronicles vol. 2)

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Titolo: Zombie allo specchio

Autore: Gena Showalter

Editore: HarperCollins

Anno: 2014

Pagine: 391

Prezzo: 6,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7

Link alla recensione del primo capitolo della saga, Alice in Zombieland.

SINOSSI:

In un attimo ho perso tutto ciò che conta. Il rispetto degli amici. La mia nuova casa. Il senso della vita. L’orgoglio. Il mio ragazzo. Ed è tutta colpa mia. Mia e di nessun altro. Sono stata io a permettere all’oscurità di entrare…

Alice Bell è convinta che peggio di così la sua vita non possa andare, ma si sbaglia. Dopo l’ennesimo attacco degli zombie iniziano a verificarsi fatti mostruosi e inquietanti. Vede strane cose negli specchi, sente le voci dei non-morti, ma soprattutto avverte dentro di sé una presenza oscura che la costringe a compiere azioni terribili. Mai come ora ha bisogno dei suoi amici cacciatori e del sostegno di Cole, il suo ragazzo, eppure lui tutto a un tratto la respinge e si allontana, lasciandola sola a combattere contro gli zombie e contro l’oscurità che avanza. Per fortuna ci sono Kat e Reeve, le sue grandi amiche, a darle la forza di andare avanti. Perché l’orologio corre, e se Ali dovesse fallire sarebbero tutti condannati.

LA RECE DELLA KATE:

Le cose hanno preso una brutta piega. Una brutta, bruttissima piega. Da quando – nel corso dell’ultima battaglia – è stata morsa da Justin (a sua volta morso da uno zombie) qualcosa, in Alice, non va. E se con il ragazzo l’antidoto ha immediatamente funzionato, con lei qualcosa, invece, sta andando storto; è sempre stanca, non riesce ad allenarsi, non si sente e non è abbastanza forte per combattere insieme al resto dei giovani cacciatori e, come se non bastasse, Cole pare allontanarsi sempre di più da lei, spezzandole il cuore e rendendola furiosa.

Ma se i dolori di cuore, dello spirito e del corpo non dovessero bastare, ecco allora che si aggiunge un’altra inquietante questione: Ali si specchia e ciò che vede non è ciò che si aspetterebbe di vedere. Il riflesso che lo specchio le rimanda non le appartiene. O meglio: certo… è lei ma… non è lei; il riflesso appartiene a una ragazza del tutto simile a lei ma con un ghigno sardonico sul volto, gli occhi segnati e grosse macchie scure come di putrefazione che via via si allargano in quel corpo al di là dello specchio.

Cosa ha provocato quel morso? Perché Justin è completamente guarito mentre la sua vita, invece, è completamente cambiata? È chiaro, no? Quel riflesso, quell’altra Alice bionda ma spenta, cattiva e provata, con quelle macchie che continuano ad allargarsi sul suo corpo è la parte della sua anima sdoppiata dal morso, un’anima malata e bramosa di sangue umano, fresco e pulsante. La voce dell’altra Alice urla dentro alla sua testa, ha fame, sempre più fame. Gli attacchi diventano sempre più frequenti e sempre più pericolosi, i suoi denti schioccano alla velocità della luce, le sue pupille diventano rosse come fuoco, la sua sete è inarrestabile. L’antidoto trovato riesce a placarla per tempi sempre più brevi e la sua vita, adesso, è seriamente in pericolo.

Intanto, nell’ombra, le tute dell’Anima Industries continuano le loro malefatte per portare a termine il loro terrificante obiettivo: catturare gli zombie e usarli come armi. Non vogliono distruggerli, non vogliono liberare il mondo da quelle bestie immonde, ma vogliono sfruttarli per fare altro male, per sommare male al male, dolore al dolore.

PERCHÉ GLI HO DATO 7:

Il secondo volume della saga è un libro molto corposo che, rispetto al primo, offre spunti e atmosfere molto più creepy, più oscure, più adulte.

Alice, davanti al dolore fisico e morale è costretta a crescere e a fare un lavoro introspettivo che porta molta dell’attenzione – del lettore ma anche dei suoi compagni di fiction – verso di lei. Lo sforzo che deve fare per sopire la sua parte zombie e per non permettere al suo lato oscuro di ferire o uccidere i suoi amici è quanto di più difficile lei sia mai stata portata a fare ed è ben reso. Il risultato è un’azione sulla psicologia del personaggio principale molto buona.

Alice è quindi, volente o nolente, molto sola. Se accanto a lei ci sono la nonna (direi il mio personaggio preferito, accipicchia!), il bellissimo Cole e le amiche del cuore, è anche vero, però, che nessuno può fare molto per lei se non tentare di farla sentire amata e protetta nonostante il suo animo zombie tenti di emergere più spesso di quanto nessuno vorrebbe.

Starle accanto o salvarsi la pelle e abbandonarla? C’è ancora una piccola parte della bella e bionda cacciatrice, da qualche parte? Quanto di lei è rimasto? Cosa saranno costretti a fare quando le cose saranno tragicamente al loro culmine? Chi sarà pronto a ucciderla guardandola negli occhi, trattandola come uno schifoso zombie  qualunque?

Ali risulta una specie di one-man-show e a lei è data tutta la responsabilità della buona riuscita narrativa del libro che, senza dubbio, risulta essere tutto sommato buona.

Certamente, ragazze, l’ho trovato di una lunghezza esasperante.

Molti concetti sono detti, ridetti, e stradetti in un gioco di parole a rincorrersi che talvolta risulta davvero frustrante e che spesso mi ha fatto venire voglia di cliccare avanti-avanti-avanti sul mio Kindle per passare al concetto o all’azione successivi e uscire quindi da una impasse narrativa vagamente infastidente. Sarà perché i romanzi troppo lunghi cominciano a non piacermi più moltissimo (riesco a tenere l’attenzione in maniera molto vaga), sarà perché se si tratta di letteratura YA trovo le lungaggini ancora meno utili, sarà perché (da editor) avrei tolto almeno (almeno!) cinquanta pagine, ma mi sono sentita io stessa molto di frequente preda di una sorta di frenesia zombie   🙂

Detto questo, è sicuramente vero che l’ho letto, l’ho letto tutto, l’ho letto in pochissime sere (tre) e l’ho letto con puro piacere e rilassamento.

Zombie allo specchio perde in action (per recuperare – ovviamente – sul finale) ma guadagna in dialoghi e costruzione del personaggio principale, riuscendo quindi a coprire alcune lacune presenti qui e lì tra le quali voglio ricordare – ancora una volta – la presenza di questi assurdi e improbabili messaggini che si scambiano i protagonisti principali. (Signora Gena, mi venga un colpaccio secco, nessun diciottenne scrive in quella maniera idiota! A meno che non si sia fermato alla terza elementare e non venga dal Bronx. Credo. Comunque nessun ragazzo di quell’età che conosco scrive SMS così beoti. Non si può parlare di ragazzi che hanno diciassette o diciotto anni belli come dei greci, pieni di tatuaggi, unti come modelli di Dolce e Gabbana e poi farli scrivere come bambini delle elementari. Dai! Ci ammazzi l’ormone, Gena!).

Atmosfere oscure, antagonisti davvero cattivissimi (e per questo interessanti), una sottile linea di paura e il nauseante odore della Morte rendono questo secondo capitolo della saga un libro valido e molto diverso rispetto al primo.

Ehi ma… non crederete mica che non si parli d’ammmmore, vero?!

C’è un sacco di amore! Anche un pochino bollente (finalmente!)  😉

Buona lettura, fanatiche degli zombie!

 

LA CITAZIONE:

“Cole si mise a sedere con una smorfia di dolore. «I tuoi occhi sono diventati rossi, Ali, come quelli degli zombie» disse senza guardarmi in faccia. «I mostri sono arrivati e ti hanno ignorata, ti trattavano come se fossi una di loro. Hai bruciato gli alberi…»

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