La notte in cui ci siamo ascoltati

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LA NOTTE IN CUI CI SIAMO ASCOLTATI

Titolo: La notte in cui ci siamo ascoltati

Autore: Albert Espinosa

Editore: Salani

Anno: 2016

Pagine: 103

Prezzo: 12,90 in formato cartaceo – 9,99 euro in formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Dani sta per compiere diciotto anni e parte con la scuola per la Repubblica Dominicana. Intuisce, anzi vuole che quel viaggio sia importante, ma ancora non sa perché. Forse è l’occasione giusta per farsi ammettere, finalmente, nel gruppo dei ragazzi più popolari e ammirati della scuola, capeggiati da David, il Numero uno, l’irraggiungibile. Forse.
Con la voce di Dani, Albert Espinosa dimostra ancora una volta la sua inarrivabile capacità di dire nel modo più semplice le cose più profonde; di raccontare con sensibilità, umorismo e – perché no – senza peli sulla lingua l’educazione sentimentale di un adolescente, il suo viaggio alla ricerca di se stesso, della propria identità sessuale e dell’autenticità delle emozioni.

LA RECE DELLA KATE: 

Ricordate l’ultima gita scolastica delle scuole superiori? Ricordate quel senso di inesplorato e di infinite possibilità? Quel senso di sottilissima angoscia al pensiero di ciò che sarebbe accaduto dopo?

Io sì. Eccome. Non sapevo assolutamente cosa ne sarebbe stato di me dopo tutto l’ambaradan del Liceo. Probabilmente non lo so nemmeno adesso. Ho dei sogni, come li hanno tutti; ma che io sappia cosa “farò da grande”… no, quello ancora no.

Ma se c’è una cosa meravigliosa dei diciotto anni (a trentacinque la storia cambia) è la limpida spensieratezza con la quale si affronta la vita. Un passo alla volta. Con curiosità e incoscienza.

Anche Dani è un curioso. Ma, soprattutto, ha dei sogni. E i suoi sogni urlano più forte della madre, lo spingono più lontano delle sberle che gli dà in aeroporto, davanti a tutti. Perché certi adulti sono così, pensano che se urli e spintoni e magari dai qualche schiaffo i ragazzi ti ascoltano e comunque è tuo diritto urlare, perché sei un genitore e i genitori urlano. Punto e stop. Ma Dani dentro ha una tempesta, e sorride. Non gli importa di nulla, vuole solo salire su quell’aereo con i suoi amici, volare in Repubblica Dominicana e accarezzare l’idea di essere visto dalle persone giuste, da quei ragazzi popolari che (come sempre) si siedono in fondo, fanno chiasso e vengono guardati dalle ragazze.

David è uno di loro. Bello, sportivo, simpatico, pieno di amici e di ragazze. Praticamente inarrivabile per uno come Dani che sparisce in mezzo alla folla e che non è mai riuscito a conquistarsi la simpatia di quelli “giusti”.

Ma in quel Paese caldo e lento, molle come certe serate estive, Dani scoprirà che le emozioni si nascondono nei posti più impensati, che crescere si può anche lontani da casa, anche senza sberle, anche senza urla.

Dani, insieme a David, scoprirà che certe cose sono impossibili ma che altre, semplicemente, non lo sono. Sono lì, attendono solo di essere viste, comprese, afferrate, godute.

PERCHÉ GLI HO DATO 8:

Ebbene sì, sono una fan sfegatata di Braccialetti rossi, la fortunata e lacrimevole serie televisiva targata RAI basata sui romanzi di Espinosa che però, colpevolmente, ammetto di non avere ancora letto (ma lo farò!).

Grazie alla casa editrice Salani (che ringrazio di cuore) ho però avuto l’opportunità di leggere questo romanzo, l’ultimo. E l’ho fatto in un fiato, in nemmeno due ore, click dopo click dopo click, stupendomi di come la storia scorresse leggera, di come Dani, il nostro narratore, riuscisse ad attirare l’attenzione anche di un adulto come me pur usando un lessico assolutamente in linea con la sua età. Risulta veloce e scorrevole, giovane e fresco senza però essere stucchevole e troppo “young”. Parla d’amore ma anche di un tema ben meno comodo e popolare: l’omosessualità.

L’omosessualità del protagonista viene mostrata e non descritta. Un caso perfetto di “show dont’ tell” spontaneo e divertente, proprio come lui, come Dani. Ed è Dani l’unico narratore possibile, l’unico che riesce a dare a tutta la questione (vagamente delicata) quella fluidità indifferente di chi ha preso atto della cosa per poi, con serenità, accettarsi definitivamente.

La serenità che permette di archiviare l’argomento e proseguire oltre.

Si percepiscono tutta una serie di cose, dietro le parole e in mezzo alle pagine. Il caldo di un Paese lontano ed esotico, l’amicizia, la complicità, la sensazione che si prova a essere sempre un pochino diversi dalla massa, l’emozione che nasce da un nuovo e inaspettato amore, la consapevolezza che crescere significa un milione di cose e che crescere significa anche dover scegliere. Senza se e senza ma. Ma è proprio la possibilità di scegliere che fa di noi quelli che siamo: impauriti e talvolta sbalestrati ma anche coraggiosi e unici.

LA CITAZIONE:

” Sapete qual è la mia teoria? Be’, che la gente dovrebbe avere orecchie da cane; così sapremmo se uno è triste o contento. Con i cani te ne accorgi subito, se le tengono dritte vuol dire che sono molto felici, se le tengono basse sono tristi… Sarebbe perfetto se avessimo tutti le orecchie del pastore tedesco.”

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