Fattore Z

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Titolo: Fattore Z

Autore: Alessandro Casalini

Editore: Sillabe di Sale

Anno: 2016

Pagine: 196

Prezzo: 15,00 euro in formato cartaceo

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Una stanza bianca, quattro insoliti personaggi ed un contatore appeso al muro da cui prende vita uno strano conto alla rovescia. Sono Padre Sandro – un prete missionario alla disperata ricerca delle risposte che solamente la fede può dare, Nick – una ex rockstar oramai fusa di testa con evidenti problemi di sesso dipendenza, Pam – uno scienziato in odore di Nobel piena di sé con misure e curve da top model, ed infine Zoe – una malata terminale di AIDS. Questi gli improbabili compagni di viaggio catapultati all’interno di un mondo monocromatico scandito dal susseguirsi di numeri apparentemente senza senso. E’ solamente un gioco, oppure un altro stupido reality show ? E se fosse un esperimento “psico-qualcosa” ?! Ne resterà solamente uno ?! Inutile continuare con domande senza risposta, così i quattro cominciano a raccontare se stessi gli uni agli altri, andando a scavare sempre più a fondo, e riportando alla luce vecchi scheletri nascosti in armadi oramai dimenticati. Il tempo passa, i ricordi affiorano, mentre i numeri marciano inesorabili verso lo zero. Con in passare delle ore qualcuno del gruppo si perde per strada. Zoe invece ha qualcosa di speciale. Lei sa vedere attraverso quell’apparente successione di numeri senza senso. Numeri Primi, Ipotesi di Riemann, congetture mai dimostrate. Forse c’è qualcosa oltre quelle pareti bianche. Zoe chiude gli occhi e vede.

LA RECE DELLA KATE:

Quando – pochi giorni dopo averlo aperto – ho aggiornato il blog e ho comunicato che accettavo anche richieste di emergenti, qualcuno si è sentito di darmi l’estrema unzione. In effetti, in questi mesi, ho ricevuto decine e decine e decine (e decine e decine!) di richieste, non tutte accettate. Non posso recensire tutti, non ho né il tempo né la competenza; inoltre, se annuso “puzza” di bruttura, dico no sin dall’inizio. Non trovo davvero il senso nell’accettare a priori un libro se so di dovergli dare un 2, un 4 o un inclassificabile. Se questa cosa ha uno scopo è quello di consigliare letture liete, carine, divertenti, autori che potrebbero fare della strada, autori che magari non rileggeremo mai più ma che, ameno una volta, ci hanno donato belle emozioni.

Cosa mi attira al primo impatto? Quello che attira tutti noi forti lettori: la copertina.

La copertina di Fattore Z, se mi permettete un po’ di slang, spacca. Ma spacca di brutto. E richiama senza pietà non solo l’argomento, ma anche l’atmosfera del romanzo intero. Finalmente una copertina che parla del libro! Ma cosa diavolo ci vuole? Quanti libri vediamo sugli scaffali con copertine che niente hanno a che fare con il contenuto? Copertine tutte uguali (soprattutto se si parla di romance), mani intrecciate, visi di ragazzi, capelli e berretti… basta, abbiate pietà! Va da sé, quindi, che io abbia perso immediatamente la testa per Fattore Z e che lo abbia accettato senza esitazioni.

Il volume ha un formato bizzarro. Compatto, piccino, leggerissimo. Prevale il bianco, che bene si accompagna con tutto il resto. Dietro la bellissima cover, il libro inizia con un certa inusuale violenza. Non vi è nessuna forma di introduzione, di formale accoglienza. Veniamo spinti con forza dentro una stanza completamente bianca. Al suo interno, i quattro individui più incredibili (e improbabili) che abbiamo mai conosciuto.

Padre Sandro, un prete missionario.

Nick, una ex rockstar di fama internazionale.

Zoe, una malata di AIDS allo stadio terminale.

Pam, una scienziata molto sexy.

Sopra le loro teste, un display fa comparire numeri che si fanno via via più piccoli in una corsa lenta ma inesorabile verso lo zero.

993.907

993.893

993.887

Scorrono i minuti, scorrono i numeri.

Ai nostri quattro bizzarri protagonisti non resta che sciogliere alcuni enigmi: chi sono? Cosa ci fanno in quella stanza spoglia e dal bianco accecante? E quei numeri, cosa significano?

Ma soprattutto: chi li ha messi lì dentro?

Pagina dopo pagina, numero dopo numero, l’adrenalina sfuma in angoscia. Per loro, chiusi lì dentro, ma anche per chi legge, impossibilitato a raggiungere la soluzione dell’enigma. Il tempo, richiamato dai numeri, assume allora un significato fondamentale, perché attraverso brevi viaggi nel tempo (a cura di un narratore onniscente parecchio onniscente) riusciremo a capire molto di più dei nostri quattro amici. Non tutto quello che sapremo ci piacerà. Non tutto quello che avranno da dire sarà piacevole. Il tempo è fondamentale anche per Zoe, che continua a tossire e tossire, col sangue che sporca le sue mani e che proviene dall’interno del suo corpo. Tossisce e diventa sempre più debole, il bianco sempre più abbacinante, i numeri sempre più piccoli, il tempo sempre più stretto.

Il libro, come la stanza, diventa luogo tridimensionale nel quale si accumulano presente, passato e futuro al rintocco esasperante di campane che sembrano proprio essere presagio oscuro di morte.

Qualcuno di loro è stato chiamato lì per un motivo.

Qualcuno di loro morirà.

GLI HO DATO 7 PERCHÉ:

Mettiamo subito in chiaro una cosa, così poi non ne parliamo più: ci sono un sacco di refusi. Bisogna che le case editrici comincino a fare un lavoro più preciso, o non andiamo bene.

Ma torniamo a bomba. Ho dato 7 a questo romanzo, ma se non avesse avuto (qui e là) qualche problemino di stile, gli avrei dato 8.

Cosa significa “qualche problemino di stile”?

Note a piè di pagina delle quali non avremmo mai sentito la mancanza (ma che sembrano voler essere virtuosismi), tecnicismi matematici nei quali sinceramente mi sono persa alla seconda parola e una chiusa così frettolosa da sembrare una porta sbattuta con forza inaudita sulle tre falangette di mezzo (anche se devo ammettere che quest’ultima ha un suo perché ed è tutto sommato utile e prodromica alla buona riuscita del romanzo).

Comunque.

C’è un’idea. Una buonissima idea, anzi!!!

C’è una bella ambientazione, una bellissima atmosfera, quattro personaggi che – chi più chi meno – sanno attirare l’attenzione anche del lettore più distratto con dialoghi mai banali e con il loro passato, oscuro più che mai.

Succedono cose, tante cose. Inutile rilassarsi. Impossibile rilassarsi. Tutto ciò che sapevamo viene stravolto. Ogni volta, dopo un lungo sospiro, occorre riadattarsi.

Fattore Z ha quindi, dalla sua, una buonissima base di partenza e un colpo di scena finale davvero incredibile ed emozionante. Uno di quei colpi di scena che, per una fifona come me, significano incubi assicurati. Infatti, così fu.

Consigliato a tutti gli amanti del thriller, a tutti i curiosi, a tutti coloro che non si accontentano di leggere un solo genere letterario.

LA CITAZIONE:

“Nick e Zoe sono seduti in terra. Poco fa sono apparsi dal nulla un tavolo e quattro sedie tute rigorosamente di colore bianco. L’arredamento è letteralmente cresciuto dal pavimento cogliendo tutti di sorpresa.

«Negli ultimi trenta minuti abbiamo perso circa duemila punti…» fa notare Padre Sandro.

«Ma non abbiamo fatto nulla di male!», protesta Zoe.

«Ma neanche nulla di buono», ribatte Pam.”

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