La società degli spiriti (Victorian solstice vol. 1)

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Titolo: La società degli spiriti

Autore: Vittoria Corella e Federica Soprani

Editore: Lite editions

Anno: 2013

Pagine: 53

Prezzo: 1,99 euro in formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Jericho è un Medium dei bei salotti. Jonas un investigatore che non crede nel paranormale. Quando Lord Kynaston viene trovato fatto a brandelli nel suo studio chiuso dall’interno, il Medium che parla con i morti e il poliziotto più scettico di Scotland Yard sono costretti a lavorare insieme loro malgrado. Dai bordelli per ricchi annoiati fino alla casa del vizio più pericolosa del West End, una detective story vittoriana oscura e sensuale.

LA RECE DELLA KATE:

La sera mi trova spesso pronta a leggere, entusiasta e curiosa. Talvolta però (può succedere) mi coglie annoiata e insicura, preda di libri non sempre gradevolissimi o in linea con il mood del momento. Per le mani ne ho uno che proprio non riesco a finire (non dirò mai il titolo, scordatevelo) e che langue nel mio reader da mesi e mesi, senza che io trovi uno straccio di soluzione. Dovrei prendere il toro per le corna e affrontarlo oppure, semplicemente, sventolare bandiera bianca e ammettere che no, non è nelle mie corde e che no, non voglio leggerlo. Ma non lo faccio. Leggo qualche pagina e cincischio su Pinterest. Qualche altra pagina e cincischio su Facebook. Qualche altra pagina e accendo la televisione. Insomma, una specie di morte lentissima e agonizzante. E proprio agonizzante ero ieri sera, tra le lenzuola del mio letto, indecisa se dormire e darci un taglio o se, invece, continuare a saltellare da una bacheca Facebook all’altra in cerca di un’idea, un’illuminazione, una distrazione qualsiasi. E Facebook, ancora una volta, è giunto in mio aiuto. Più che Facebook, la Corella. Il suo link Amazon alla saga Victorian Solstice era quello che mi serviva in quel momento: una distrazione. Un motivo valido per smettere di leggere quel famoso libro-toro-da-prendere-per-le-corna. Ho fatto click, lo ammetto, immediatamente. Sul mio Kindle, però. Lo sapete… Londra, l’ottocento, spiriti… e chi resiste?! Io no di certo.

Ed eccomi nella lussuosa dimora di Lady Hornfield, padrona di casa e organizzatrice, a beneficio delle più annoiate gentildonne di Londra, di una serata tutta brividi con un ospite davvero stupefacente e affascinante: Jericho Marmaduke Shelmardine. Un medium. Anzi, il medium più famoso della città, oscuro e pieno di mistero. Gli occhi talmente chiari da sembrare bianchi incantano ancor più dell’aura di incomprensibile che lo attornia come un mantello pesante. Ma la serata volge al termine e gli ospiti, satolli di emozione e divertimento, lasciano la dimora, appagati come dopo un’orgia. Tutti, tranne uno. Lui si chiama Jonas Marlowe, investigatore di Scotland Yard e scettico di professione. Se Marlowe si trova lì è solo per tentare di screditare la figura dell’uomo, sin troppo famoso e apprezzato in quella Londra credulona e affascinata dal mistero. Il fatto è, per dirla tutta, che un uomo è stato trovato ucciso. In una camera chiusa. Dall’interno. Non solo lui, ma anche tutto il personale di servizio. Tutti tragicamente e inspiegabilmente deceduti. Il fatto che abbiano chiamato prima Jericho-il-famoso-medium e solo dopo (tragicamente dopo!) la Yard, ha sicuramente reso le acque molto più agitate del dovuto. Jericho deve lasciare le indagini e la Yard deve recuperare la fiducia dei cittadini. Velocemente.

Il problema è che Jericho pare sapere davvero cosa fare e dove andare. Mentre a Jonas pare invece non rimanere altra scelta che seguirlo alla ricerca di una sirena tentando, se possibile, di non perdersi per sempre.

Il Casino del Cielo Riflesso è un  immenso luogo di perdizione e il suo Re, Re Belial, è il capo di un esercito di perduti, vivace maestro d’oppio, anfitrione e anima stessa di un luogo al di là del bene e del male, al di là, parrebbe, della stessa realtà. Il Casino del Cielo Riflesso è una dimora nella dimora, una matrioska di piaceri e nefandezze d’ogni tipo nella quale piacere, sesso e droga si mischiano senza troppi colpi di teatro con illegalità e stranezze d’ogni tipo. Belial è il Lucignolo di Londra, un uomo depravato e senza alcuna regola che attira a sé gente di ogni tipo, ceto, desiderio. È il padrone di un paese dei balocchi che incanta e irretisce, che fa perdere conoscenza e senno. È unico realizzatore di un girone infernale senza fine che si avviluppa su se stesso, indifferente alle mode, alle regole, alle imposizioni di quel mondo esterno che pare non avere più nessun peso non appena si varca la soglia del Casino. E proprio là deve trovarsi Euphrosine Morris, pupilla del deceduto Lord Kynaston, l’unica ma scomparsa sopravvissuta a quella che pare essere una specie di terribile e inspiegabile mattanza.

Che fine ha fatto la signorina Morris?

La troveranno?

In che condizioni?

Che ne sarà stato di lei?

Dopo aver letto il bellissimo e divertentissimo romance “Una segretaria per Milord“, torno a leggere le due bravissimi autrici Soprani e Corella alle prese, questa volta, con una serie dalle forti sfumature gialle che non mi ha delusa nonostante io e il giallo non si vada poi così d’accordo. Ma qui, a farla da padrone, non è tanto questa sfumatura gialla pur presente e centrata, quanto l’abilità narrativa delle due autrici che non si smentiscono e continuano a regalare qualche ora di totale straniamento dalla realtà sfruttando in maniera impeccabile l’idea di due personaggi maschili che, pagina dopo pagina, riescono a diventare decisamente tridimensionali, molto umani e molto comprensibili. Che riescono quindi a suscitare quel senso di empatia necessario e indispensabile per accogliere con gratitudine tutto ciò che il racconto avrà da offrire. E il racconto sembra sprofondare sempre più in basso, sempre più in basso, laddove tutto ha inizio, nelle pieghe più oscure dell’uomo, quelle dove nessuno vorrebbe mai arrivare, là dove nessuno vorrebbe mai guardare. Lo fa lentamente, con dolcezza, con eleganza, anche. Ma lo fa. E va a scavare non solo nel cuore di quella Londra sempre meno fascinosa e sempre più creepy, ma anche nell’animo di quei due protagonisti così irresistibili da lasciare un segno molto profondo nella nostra fantasia. Un racconto breve (che è solo l’inizio di una serie, vi ricordo) che non risparmia niente, nemmeno quel sottile e accennato eros, quella tensione sessuale talmente leggera da essere soltanto un occhio strizzato, quasi un’allucinazione.

Ancora un buon lavoro di coppia. Peccato per la cover e, mi pare, anche per quelle successive. Fanno passare la voglia. Ma voi non fatevela passare e leggete, fidatevi.

LA CITAZIONE:

“Il maggiordomo che ha scoperto il corpo, o i pezzi del medesimo, se preferite, ha chiamato la polizia. Solo quando ci si è resi conto che la Yard non ne avrebbe cavato un ragno dal buco i legali della famiglia hanno chiamato me. Mi passereste la salsa, per cortesia?”

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2 pensieri su “La società degli spiriti (Victorian solstice vol. 1)

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