Fuga da Villa del Lieto Tramonto

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Titolo: Fuga da Villa del Lieto Tramonto

Autore: Minna Lindgren

Editore: Sonzogno

Anno: 2016

Pagine: 352

Prezzo: 17,50 euro per la versione cartacea – 9,99 euro per la versione digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Pareti abbattute, tubature divelte e trapani che spaccano i timpani. Villa del Lieto Tramonto, la tranquilla residenza per anziani nella periferia di Helsinki, è sottosopra per massicci lavori di ristrutturazione, e alle inseparabili Siiri e Irma non resta che cercare un modo per fuggire. E alla svelta: loschi individui – sono davvero muratori? – si aggirano nell’edificio, e il portagioie della loro compagna Anna-Liisa è scomparso. Tutto sotto gli occhi della direzione della struttura. Perché allora non affittare un appartamento in centro, lontano da disagi, furti e calcinacci? Meglio però allargare l’invito agli amici della canasta: la puntigliosa, cara Anna-Liisa e l’ambasciatore, il suo distinto consorte, oltre all’infelice Margit alle prese con la grave malattia del marito. La convivenza nello stravagante alloggio raso rosso alle pareti, un letto rotondo e un improbabile palo da lap-dance in soggiorno – in uno dei palazzi più antichi della capitale finlandese, è per il gruppo di anziani un avventuroso nuovo inizio: la spesa al pittoresco mercato coperto, il bucato, i pasti da cucinare, amicizie inaspettate e giri in tram tra vecchi ricordi e scoperte entusiasmanti. Eppure, qualcosa non quadra. Per il fiuto investigativo di Siiri e Irma, la ristrutturazione nasconde ben altre, criminose attività, e quando il mistero comincerà a dipanarsi tra comici passi falsi, inattesi colpi di scena e irriverenti quanto umane opinioni sulla morte.

LA RECE DELLA KATE:

Per una persona ansiosa che, come me, ama dormire, prendere sonno velocemente e senza sforzo non è solo importante ma è una vera benedizione. Nel tempo, quindi, ho settato il mio orologio interno alla perfezione e, alla perfezione, so regolare il mio ritmo sonno-veglia: non dormo un minuto di più, non dormo un minuto di meno. Poi, però, ci sono le giornate no. E davanti a una giornata no, vi garantisco, poco resta da fare. Personalmente cerco di stendermi a letto con un libro sciocco, qualcosa che mi porti via, che mi distragga, qualcosa – come dico sempre – “a neurone zero”. A volte nemmeno quello può fare qualcosa, e i pensieri (quasi sempre terrifici) prendono il timone della mia mente, portandomi troppo lontano dal mio porto sicuro e regalandomi ore di indiscussa maniacale tristezza. Gli argomenti? Oh, uno a caso. Pensate alle cose più tristi che vi vengono in mente e… voilà. Ma, se devo dire la verità, i miei pensieri tristi preferiti sono due: la morte dei miei gatti e la mia vecchiaia. La mia mente partorisce immagini lugubri dipingendo un futuro pieno di solitudine, malattia e (non so perché) sporcizia. Una logora poltrona, una televisione spenta, un odore malato e persistente e dita troppo artritiche e nodose per prendere in mano un telefono e scambiare due chiacchiere con qualcuno che, nel migliore dei casi, è comunque già morto molto prima di me. Simpatica scenetta, nevvero?

Adesso capite perché, talvolta, fatico a prendere sonno?

E adesso capite perché amo in maniera così viscerale Minna Lindgren?

Dopo Mistero a Villa del Lieto Tramonto (che ho recensito qui) torna l’autrice finlandese che ha fatto innamorare mezzo mondo con la sua banda di scatenati e vivacissimi ultranovantenni. Sono passati circa due anni dalle avventure del primo volume e troviamo Villa del Lieto Tramonto in preda al delirio più totale: una grossa, enorme ristrutturazione sta scombussolando pesantemente le tranquille vite degli ospiti della nostra casa di riposo preferita. Un grosso telo ricoprire l’intero edificio sigillandolo completamente e azzerando di conseguenza ogni possibilità di prendere respiro in un’estate a dir poco bollente. Muratori di ogni razza ed etnia cominciano a urlare e martellare ancora prima dell’alba. Cumuli di polvere si ammonticchiano negli angoli e sopra e sotto le cose. Pareti divisorie vengono erroneamente abbattute. Il frastuono è annichilente. La mensa nemmeno funziona. Convocata una riunione assolutamente straordinaria nel salone comune, l’ingegnere della ditta che si sta occupando di questa ristrutturazione farnetica di escalation, rating e plan davanti a una piccola folla di ottuagenari ascoltatori interdetti. Non c’è che dire: un inizio a dir poco scoppiettante! Nonostante ingegnere e direttrice assicurino che nulla hanno da temere e che tutto andrà incredibilmente bene, poco a poco tutti gli ospiti della villa cominciano a fare fagotto. Troppa confusione, troppa polvere, nessuna possibilità di riposo. Pagheranno comunque la retta mensile (questi sono gli ordini perentori che provengono dall’amministrazione) ma, se non altro, potranno ricominciare a vivere, potranno aprire i rubinetti, potranno andare in bagno con la certezza che nessuno abbatterà il muro alle loro spalle. E poi quei muratori mica la raccontano giusta; sono troppo loschi, nessuno parla la loro lingua e continuano ad aggirarsi furtivi tra gli appartamenti dei poveretti che hanno dovuto abbandonare la barca. Per non parlare del portagoie di Anna-Liisa, misteriosamente scomparso.

Per quanto si sforzino di far passare le giornate, è chiaro che anche per Irma e Siiri è giunto il momento di abbandonare le speranze: hanno bisogno di un rifugio. E perché non fare come quella ragazza del tram, quella con i capelli tutti colorati, e andare a vivere… insieme? Come si chiamano? Comuni, sì! Ma meglio dire convivenza, fa meno illegalità. Certo non avevano idea che gli appartamenti costassero così tanto, ecco. Per fortuna però l’ambasciatore non solo è un amico, non solo è diventato il marito di Anna-Liisa, ma è anche molto, molto, molto ricco e si dà il caso che abbia vari appartamenti, di cui uno proprio nel centro della città. Un grande appartamento lussuoso, ammobiliato e parecchio strano. Letti rotondi, pali piazzati in mezzo alle camere, curiose tazze e curiosi capi d’abbigliamento (il grembiule con la scritta “Queen of fucking” vince davvero tutto, amici!), vasche idromassaggio e tanta tecnologia rendono la loro nuova casa quantomeno bizzarra. Non molto adatta a dei simpatici ultra novantenni ma se non altro molto alla moda.

Irma, Siiri, Margit, Anna-Liisa e l’ambasciatore cominciano quindi una nuova (ennesima) fase della loro vita tra l’allegra confusione del centro città, improbabili infermiere a domicilio, le visite al marito di Margit (ossessionata dal tema dell’eutanasia e perennemente nuda), i drink di fine cena preparati dall’unico uomo di casa e il mistero che avvolge, giorno dopo giorno, quel famoso portagioie di Anna-Liisa che continua a sparire e ricomparire qui e là e che sembra non avere requie.

Fuga da Villa del Lieto Tramonto è la seconda prova (se mai ne avessimo avuto bisogno) della bravura della Lindgren, autrice che mostra, senza sfoggiarlo, un talento incredibile, una capacità di osservazione fuori dagli schemi e un’intelligenza viva e vivace. Quello, insomma, che dovremmo sempre trovare sfogliando un libro. I sei protagonisti, ben consci della loro età e delle loro precarie condizioni di salute, non hanno nessun dubbio però su come si debba vivere la vita: al massimo. Poco importa se le gambe non reggono più e se le parole non si capiscono proprio sempre tutte. La vita va vissuta su e giù dai tram, salendo su una metropolitana, scegliendo i migliori prodotti al mercato, facendosi amici bizzarri, cucinando con un grembiule al limite del pornografico addosso, facendosi lunghi bagni rilassanti e gironzolando nudi per casa.

Andrebbe fatto sempre, ma a novantasei anni è ancora meglio.

I nostri amici sono irriverenti, pieni di vita, auto ironici, curiosi e soprattutto si vogliono un gran bene. La loro “comune” è la famiglia più meravigliosa che io abbia mai incontrato e i loro dialoghi sulla morte tra i più illuminanti che io abbia mai letto. Morte che smette di essere un pensiero o un’idea e comincia a diventare appuntamento a cui presentarsi, possibilmente, con dignità e partecipazione. Che smette di essere tabù e diventa argomento qualunque da trattare con cura ma senza eccessiva serietà. Una morte indolore, serena, da condividere con i propri cari, sullo stesso letto, mano nella mano. Una morte che sembra essere davvero un Arrivederci e mai più un Addio.

Scatenato, pieno di senso dell’umorismo ma a tratti anche commovente, questo romanzo è consigliato proprio a tutti, anche a chi non ha letto il primo   🙂

Amici miei, leggetelo e poi consigliatelo a chi amate. Io credo che Irma, Siiri e tutta l’allegra combriccola debbano essere conosciuti. A tutti i costi.

Ringrazio la CE Sonzogno per avermi dato la possibilità di leggere anche questo secondo volume, con la speranza di poter leggere presto anche il terzo e ultimo volume della saga.

Ciao!

LA CITAZIONE:

“Dev’esserci in ballo qualcosa di molto grosso. Il mio portagioie sarà anche un dettaglio, ma è comunque il simbolo di un enigma assai più complesso. la chiave del mistero della ristrutturazione di Villa del Lieto Tramonto.”

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2 pensieri su “Fuga da Villa del Lieto Tramonto

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